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Coldiretti e cacciatori la smettano di “sparare” fesserie.


Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) ad ali aperte, poco prima di azzannare un malcapitato

Siamo alla psicosi, siamo alla follìa ormai conclamata.

Coldiretti Sardegna e Unione Cacciatori di Sardegna vorrebbero sparare ai Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) definiti “il piu’ grande disastro ambientale degli ultimi tempi”.

In più il loro guano rende sterili terreni e le acque e se si va avanti cosi’ distruggeranno il loro ambiente per poi andare via”.

Ormai periodicamente la Coldiretti Sardegna “spara” cifre a vanvera su pretese invasioni di Cervi sardi e di danni spaventosi all’agricoltura, nell’ottobre 2016 parlava di 12 mila Cervi sardi solo nell’Iglesiente, 100 milioni di euro di danni ogni anno causati all’agricoltura dalla fauna selvatica in Sardegna, quando I dati ufficiali della Regione autonoma della Sardegna (2015) indicano in 4.270 i Cervi sardi (Cervus elaphus corsicanus) presenti in tutto in territorio regionale e si stimano al massimo a 3,5 milioni di euro di danni prodotti dalla fauna selvatica all’anno, causati soprattutto dal Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)[1].

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) pronto a rubare almeno 10 angurie

Ora è la volta dei Fenicotteri e i pretesi danni all’agricoltura sono scesi a 10 milioni di euro annui.

In Sicilia, nel 2015, la Coldiretti ha denunciato l’incrocio mefistofelico fra Conigli selvatici e Gatti, con ovvi assalti famelici alle colture.

In Sardegna quando arriverà l’invasione dei Bufali cafri?

Si narra che siano ghiotti di angurie e di carciofi…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Lega per l’Abolizione della Caccia

 

__________

[1] Nel maggio 2015 è stato validato dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente il report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013), base per i piani di controllo della fauna selvatica, che devono avere il preventivo parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.).  Com’era prevedibile, i maggiori danni alle produzioni agricole risultano esser stati arrecati dal Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), seppure a macchie di leopardo, tuttavia l’ampliamento della caccia al Cinghiale (per giunta contestata da larga parte dello stesso mondo venatorio) e piani di abbattimento per gran parte dell’anno non sembrano aver risolto nulla. I danni causati dalla fauna selvatica (Cinghiale, Cornacchia grigia, Daino, Cervo sardo. Coniglio selvatico, ecc.) all’agricoltura sono stimati nell’ordine dei 900 mila euro all’anno.

Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) che scappa dopo aver rubato il gelato a un bambino

A.G.I., 11 maggio 2017

Agricoltura: Sardegna, guerra a fenicotteri; ipotesi abbattimenti.

Cagliari, 11 mag. – Nell’Oristanese e’ “guerra” ai fenicotteri che stanno devastando le risaie. Gli agricoltori, esasperati, sono arrivati ad organizzare anche delle “ronde” notturne per proteggere le loro culture di pregio “armati” di petardi e trombe da stadio. I coltivatori chiedono che la Regione intervenga per trovare una soluzione al problema senza escludere, peraltro, la possibilita’ di abbattere qualche esemplare “per scoraggiare” i volatili rosa dal lungo becco a ripresentarsi sui campi di riso. La denuncia e’ della Coldiretti regionale che stamane a Cagliari, assieme all’Unione dei cacciatori di Sardegna, ha fatto il punto sui danni provocati dalla fauna selvatica locale. Devastazione di culture e strutture provocate anche dagli splendidi fenicotteri – a tutela integrale – che in numero sempre crescente stanno arrivando nell’area del Sinis. “Il fenicottero e’ il piu’ grande disastro ambientale degli ultimi tempi: la crescita esponenziale degli esemplari sta mandando via tutti gli altri volatili anche dallo stagno cagliaritano di Molentargius”, afferma il presidente dell’Unione cacciatori Bonifacio Cuccu spiegando che “anche le altre specie andrebbero tutelate”. “Per di piu’ il loro guano rende sterili terreni e le acque e se si va avanti cosi’ distruggeranno il loro ambiente per poi andare via”, ha sottolineato Cuccu che e’ poi tornato sulla necessita’ di tutelare gli ecosistemi anche con l’abbattimento controllato. “Non ci possono essere solo indennizzi, ci vuole una soluzione organica”, ha invece evidenziato Luca Saba di Coldiretti che ha ricordato come i danni da fenicottero riguardano circa il 30 per cento dei tremila ettari di risaie dell’Oristanese.

 

L’Unione Sarda, 12 maggio 2017

 

Fenicottero rosa (Phoenicopter roseus) in attesa di scaricare i 50 chili di guano giornalieri

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. Mara
    maggio 13, 2017 alle 9:32 am

    Siamo al vaneggiamento totale! Ma i cacciatori hanno provato a spedire al capo dei fenicotteri una regolare istanza di sfratto? In carta bollata, visto che le regole servono…

    Propongo una colletta fra tutti i sardi di buona volontà: un euro a testa ogni anno e raccogliamo una congrua elemosina, da distribuire fra agricoltori-cacciatori-pescatori.

  2. raniero massoli novelli
    maggio 13, 2017 alle 9:54 am

    sembra impossibile che persone elette rappresentanti di associazioni con largo numero di soci possano esprimere opinioni così idiote.

  3. CARLO Poddi
    maggio 13, 2017 alle 10:26 am

    A parte i proclami di col diretti e associazioni venatorie rimane comunque il problema per le colture che vengono danneggiate che ha bisogno di una soluzione a prescindere.. Non sono né cacciatore ne Risocultore ma ritengo che in qualche modo una soluzione vada trovata… proprio per evitare le discussioni cavalcabili da i mali intenzionati..

    • maggio 13, 2017 alle 11:31 am

      concordo, ma ci si deve basare su dati reali e non su queste “sparate”.

      Stefano Deliperi

      • Carlo Poddi
        maggio 16, 2017 alle 9:18 am

        Il problema Stefano che la procedura dei rimborsi per i danni è a dir poco farraginosa e non rispecchia l’entità dei danni subiti… e scrivo con conoscenza della cosa.. Su questo purtroppo paghiamo il fatto che i danni spesso e volentieri non solo non vengano correttamente quantificati, ma neppure lontanamente coperti dal rimborso regionale (anche se effettuati una volta dalle provincie) che stanzia , se non erro un fondo che comprende anche i danneggiamenti stradali dovuti alla fauna selvatica…. Poi il fatto che in periodo come questo, ove la gente è esasperata permette che venga “utilizzata” a sproposito…
        Purtroppo anche “le colture a perdere” sono una pratica che sia la RAS che le Varie Associazioni di categoria si guardano bene dal portare avanti, non so se per non conoscenza oppure per altri motivi.. e in questo marasma come al solito qualcuno vi sguazza….. Però sul fatto che i danneggiamenti vi siano, questo si può facilmente verificare… Ho seguito pratiche di danneggiamenti da parte delle oche selvatiche a Pauli e Sai a Cabras negli anni 2000 e dovrei avere delle foto di come le oche selvatiche tirassero fuori le piantine di barbabietola per mangiare il bulbo sotterraneo.. Nel caso delle risaie, vero che non si nutrono del seme del riso ma ne condizionano le condizioni per la germinabilità modificando il letto di semina preparato con discrete perdite di produzione.. Comunque non è facendo muro contro muro che si risolve la “vexata questio”..
        Certo bisogna spiegare che tali specie di migratoria permettono un flusso turistico che si ripercuote anche nelle tasche dei contadini..ma qui nasce un’altra questione dove ciò che si mangia non è decisamente prodotta tutta in Sardegna….
        Buona giornata

        Carlo Poddi

      • maggio 16, 2017 alle 9:11 pm

        le colture a perdere in aree rilevanti sul piano ambientale possono esser sostenute anche da finanziamenti comunitari, così come vi sono ulteriori modi di sostegno in un settore – l’agricoltura – certamente non “povero” di sostegni pubblici a vario titolo.
        Senza dimenticare quanto fa e, soprattutto, può fare di più il turismo naturalistico tutto l’anno, se fosse decentemente promosso dalla Regione.
        Per il resto, ribadisco: il problema dei danni causati dalla fauna selvatica va affrontato in concreto, con dati realistici e con soluzioni realistiche. Su questo piano noi siamo disponibilissimi.
        Su favole, “sparate” e ossessioni non c’è possibilità di confronto. Non ci piace la corsa a chi la “spara” più grossa.

        Stefano Deliperi

  4. maggio 13, 2017 alle 1:05 pm

    da Cagliaripad, 12 maggio 2017
    Grig, denuncia shock: “Coldiretti e Cacciatori vorrebbero sparare ai Fenicotteri rosa”.
    “Coldiretti Sardegna e Unione Cacciatori di Sardegna vorrebbero sparare ai Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) definiti ‘il piu’ grande disastro ambientale degli ultimi tempi'”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=50986

    ________________

    da Sardegna Oggi, 12 maggio 2017
    “Non sparate ai fenicotteri”. Ambientalisti contro proposta cacciatori. Ambientalisti del Gruppo d’Intervento Giuridico sul piede di guerra sull’ipotesi avanzata da cacciatori e agricoltori dell’Oristanese contro i fenicotteri rosa: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2017-05-12/36061/Non_sparate_ai_fenicotteri_Ambientalisti_contro_proposta_cacciatori.html

  5. M.A.
    maggio 13, 2017 alle 2:12 pm

    Buongiorno Grig,
    siamo davanti alla solita questione ambientale che negli ultimi tempi si ripresenta in maniera sempre più prepotente. Il conflitto sulle risorse economico e alimentari tra uomo-fauna selvatica. In confronto al passato che è successo? Alcune specie sono aumentate altre no, ma semplicemente a causa dell’antropizzazione massiccia del territorio, sono stati alterate o meglio distrutte delle nicchie ecologiche e pertanto gli animali per forza di causa maggiore tendono a confluire nei pochi territori rimasti, creando notevoli danni alle produzioni. Cinghiali, volpi, cervi, cormorani, cornacchie, mufloni, nutrie, conigli…la lista è lunga.
    Chi vive nei pressi di Oristano-Cabras, come eccezionalmente il sottoscritto, sarà abituato a sentire i cannoncini dissuasori. In piena estate vengono utilizzati per le migliaia di cornacchie che infestano gli orti, che bucano con il loro becco le succose angurie del Sinis e spaccano i tubi di irrigazione, ma non mancano anche per scacciare i cormorani dagli stagni, e come in questo caso, per allontanare i fenicotteri dalle risaie.
    http://www.linkoristano.it/prima-categoria/2017/05/09/botti-nelle-risaie-spaventare-gli-uccelli-disagi-residenti/#.WRbrz-vyjIU
    Come riportato nel link, i botti notturni utilizzati dai risicoltori per spaventare i fenicotteri, che durante la notte sostano nelle risaie, disturbano le ore di riposo dei residenti che, in linea d’aria, vivono vicini alle risaie.
    Per i risicoltori, i quali non vivono un buon momento nel mercato perchè come visto gran parte del prodotto di grande qualità subisce una batosta dal riso orientale importato, sono giorni cruciali per le produzioni.
    Che io sappia il momento critico dura fino alla formazione del germoglio della piantina, poi i danni risultano più marginali. Se la piantina riesce a germogliare, e i fenicotteri non mangiano il seme, devono superare poi le insidie delle nutrie o dei conigli, di cui ne sono ghiotti. In parte posso capire lo stato d’animo degli agricoltori, ma solo in parte. Lavorare per vedersi parte del raccolto distrutto non deve essere ne bello ne tanto meno gratificante. Fortunatamente, la Regione, almeno in teoria, dovrebbe aprire i rubinetti..
    I residenti per la salvaguardia dei fenicotteri dovrebbero accettare il trambusto notturno almeno per questo periodo.
    Per quanto riguarda la Peste Suina, da cacciatore mi viene da ridere.
    Milioni di euro investiti per creare il piano e a quasi tre anni dal IV emendamento mi chiedo quali siano i progressi. Cosa è cambiato? Il numero dei cinghiali uccisi oggi, pur dichiarandoli regolarmente alle autorità competenti, e pur aumentando i capi a disposizione fino a 40 per squadra, non è incrementato ma nemmeno diminuito. Parlo delle realtà venatorie che conosco. Se una squadra catturava 100 cinghiali nel 2010 la cifra è rimasta pressoché costante anche nel 2016 pur essendo in vigore una prescrizione sanitaria che in teoria dovrebbe avere un’incidenza maggiore sulla specie per combattere la diffusione del virus.
    La Regione potrebbe autorizzarci anche ad abbatterne 500 in una giornata, che tanto oltre quei 7-8- 10 cinghiali, non si riescono ad abbattere in unica giornata in determinati territori. Le squadre battono sempre negli stessi areali dove hanno sempre battuto, pertanto nulla è cambiato. I cinghiali sono aumentati negli ultimi 10 anni e stanno aumentando e cercano di conquistare sempre nuovi areali (con l’impatto che causano poi alla biodiversità animale e vegetale), ma tra il passato e il presente , nulla è cambiato perchè le aree protette, punto dove si ripopolano, sono inviolabili. Anche nel mondo venatorio la musica è cambiata. Negli anni 80-90 era vista come la preda più prestigiosa, perchè difficile da trovare, viveva solo nei boschi e nelle macchie fitte, poco diffuso e difficilissimo da catturare. Serviva infatti un lavoro di squadra ed era la caccia per pochi. Ora colonizzano siepi che delimitano anche i campi coltivati o i boschetti di Eucalipto , ben lontani dai tipici luoghi boscosi dove vivevano in passato. Oggi riuscire a trovare un cinghiale in certe zone è una fesseria. Se non cambia qualcosa tra 10 anni continueremo a mantenere lo status quo.

    • maggio 13, 2017 alle 7:59 pm

      ne abbiamo parlato molte volte in questo blog: anche i vari “abbattimenti” in deroga dei Cinghiali non hanno portato a risultati concreti, vista ormai l’ampia ibridazione in varie aree con i maiali lasciati allo stato brado. In più, si deve ricordare che la presenza del Cinghiale in Sardegna è tutt’altro che omogenea.
      Quanto ai Fenicotteri, la cosa appare abbastanza marginale. I Fenicotteri mangiano fondamentalmente Artemia salina, presente in ambienti salmastri, non certo nelle risaie. La loro presenza non è certamente continuativa.
      La base per una seria discussione è il documento validato dalla Regione e riportato in questo articolo, non le cifre “sparate” a vanvera di 100 o 10 milioni di euro di danni o le plateali fesserie secondo cui i Fenicotteri sono “il piu’ grande disastro ambientale degli ultimi tempi”.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        maggio 16, 2017 alle 5:46 pm

        Già, ma come si deve risolvere un’ emergenza economico-sanitaria come la pesta suina o ecologico-ambientale come il crescente numero di cinghiali ad esempio se non con l’attività venatoria considerando che viviamo in un Isola, e perdipiù mai colonizzata da “altri predatori” autoctoni e per giunta con una grandissima vocazione economica agro-pastorale?
        Da cacciatore, prendo le distanze da questa posizione radicale di risolvere un problema in maniera organica con il controllo numerico. E non perchè un fenicottero rosa e più bello esteticamente o mi faccia più empatia di un cormorano, o una cornacchia, ma perchè esula dalla mia personale filosofia etica con cui vivo la caccia e che voi conoscete.
        Una delle più grandi disgrazie per la Caccia è che la categoria dei cacciatori viene spesso tirata in ballo e si fa ingenuamente tirare in ballo da tutti gli attori del settore ambientale per risolvere questo genere di grane. Siccome il controllo della specie è per forza di causa maggiore necessario per motivi detti e ridetti (risarcimenti danni, incidenti stradali, prescrizione sanitarie, etc etc), noi veniamo tirati in ballo volutamente essendo la fauna selvatica un patrimonio indisponibile dello Stato, ed essendo il tema “controllo faunistico” di tipo socio-culturale sotto il profilo etico, su cui l’opinione pubblica però è sempre più sensibile. Pertanto veniamo utilizzati come “capro espiatorio” agli occhi della gente. “Ai cacciatori piace uccidere, sono sadici, sono assassini”. Ma chi autorizza oppure chi ci trascina nella mischia zitto zitto se la scampa. D’altra parte quei “vecchi fessacchiotti” dei cacciatori credono in buona fede di fare un servizio civile utile per l’ambiente, per la fauna e per l’economia.
        Questo teatrino si ripete da sempre.
        La Regione ci obbliga senza se e senza ma e ci inserisce come parte in essere di un emendamento per l’eradicazione della Peste Suina Africana.
        I Pescatori ci trascinano nel controllo dei cormorani nei loro stagni.
        Le associazioni di categoria degli agricoltori invece, ci trascinano nelle loro battaglie contro le specie “NOCIVE” al loro lavoro (cinghiali,nutrie, cornacchie, cervi, mufloni, daini, conigli e chi più ne ha più ne metta). Ma i cacciatori cosa ottengono in cambio se non disprezzo da parte dell’opinione pubblica? Ecco perchè io pur vedendo e sapendo che esiste oggettivamente un problema non sono d’accordo. Se fossi un presidente di una qualsiasi associazione venatoria, mi batterei affinché questi controlli faunistici vengano fatti da agenti stipendiati.
        Vorrei proprio vedere quale governo regionale autorizzerebbe un corpo militare o paramilitare ad esercitare una funzione del genere. Ma quale ipoteco partito di maggioranza oltre che perdere consensi elettorali con l’opinione pubblica farebbe una cattiva politica sull’aspetto economico considerando che fino ad oggi possono sfruttare una categoria che PAGA e non viene pagata per assolvere questa mansione accollandosi la responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica? Mah..prima o poi cambieranno i tempi, sono fiducioso!

      • maggio 16, 2017 alle 7:41 pm

        mi pare, però, che molti cacciatori siano ben felici di esser “trascinati” 😉…

        Stefano Deliperi

  6. Rina Murgiarina
    maggio 13, 2017 alle 4:38 pm

    I cacciatori non sono ancora arrivati a capire che l’animale che piu’ danneggia l’ambiente,il territorio e anche le colture e’ L’ Uomo.Quale provvedimento prendere?

  7. claudio
    maggio 13, 2017 alle 5:35 pm

    la Coldiretti dovrebbe avere ormai chiaro che all’agriturismo e al turismo in generale la presenza dei fenicotteri in particolare e comunque di una ricca fauna fa bene anche all’economia della Sardegna

  8. Ciccittu
    maggio 13, 2017 alle 8:39 pm

    Ma di cosa stiamo parlando?! L’attrazione che i fenicotteri esercitano, porta un giro d’affari di molto superiore ai danni che provocano, Quindi rimborsiamo questi agricoltori e chiudiamola li, credo che esitano già leggi apposite.
    Se si spargesse la voce che autorizziamo l’abbattimento dei fenicotteri, sarebbe un danno incalcolabile, non solo per il turismo, ma anche per gli agricoltori stessi che forniscono ristoranti, agriturismi, supermercati, ecc..

  9. Eduardo
    maggio 14, 2017 alle 7:29 am

    Il mio supporto al GrIG ed alla LAC per combattere questi farabutti!

  10. Porico
    maggio 14, 2017 alle 12:26 pm

    Cacciatori: delicato eufemismo di natura ancestrale con cui oggi si usa definire il bracconiere. La caccia ,così come concepita in Italia, è pura rapina, non esiste in nessun paese civile. Non so nella vostra zona ma io conosco bene la mia .Il bacino montano comprendente i Comuni di Capoterra, Pula, Sarroch, Domus de Maria, Teulada, Santadi, Narcao ecc. pullula di “cacciatori”. Non rispettano alcuna legge. Invadono le proprietà private e arraffano tutto ciò che trovano :frutti pendenti, attrezzi e macchinari agricoli . Cacciano tutto l’anno e vendono a scopo di lucro ciò che un patrimonio di tutti, la selvaggina. Esiste un vero mercato clandestino conosciuto da tutti, autorità comprese. Ora , facile presagire , una richiesta alle autorità Regionali per indennizzi da assegnare, previo voto di scambio, a falsi agricoltori che vanno avanti con le prebende pubbliche . Come i falsi pescatori, per intenderci.
    Sarà perlomeno curiosa la risposta della “politica” . Attendiamo con ansia.

  11. Carlo Forte
    maggio 14, 2017 alle 4:39 pm

    Nutriti e allevati dall’assistenzialismo regionale,il popolo del voto di scambio le studia tutte pur di non fare un tazzo.Pescatori,minatori,operai di fabbriche che hanno prodotto veleni e nullafacenti,pastori e tutto il carrozzone del sulcis(non conosco le altre realtà isolane)Siamo in ginocchio e dobbiamo continuare a lavorare per questo sistema mafioso che nessuno vuole fermare perchè ci mangiano tutti,da politici a controllori.Andate a spaccarvi la schiena mandroni

  12. maggio 16, 2017 alle 2:56 pm

    da Sardegna Reporter, 15 maggio 2017
    I fenicotteri rosa in Sardegna: “Il più grande disastro ambientale degli ultimi tempi”. (Paola Re): https://www.sardegnareporter.it/fenicotteri-rosa-sardegna-piutempi/

  13. maggio 16, 2017 alle 5:16 pm

    L’ignoranza non ha limiti, ma qui si parla di interessi .. ed è anche peggio! Concordo con i commenti sotto e di non considerare nemmeno queste richieste bufala, o dirgli pubblicamente di vergognarsi.. come correttamente motivato nei commenti “turistici”.

  14. maggio 16, 2017 alle 5:30 pm

    Vorrei aggiungere, sottolineando un aspetto particolare come Carlo Poggi, che
    IL PROBLEMA è evitare di alimentare la caccia….CON DANNI A CHI è CONTRARIO:

    Il passaggio nelle strade degli animali selvatici (caprioli, cinghiali, DAINI, o cervi) è ormai una emergenza giornaliera e gli incidenti con automobilisti e motociclisti la conseguenza inevitabile.
    Gli animali spaventati non guardano i segnali (che le amministrazioni mettono per avvisare gli automobilisti, e si credono a posto solo con questo) e non seguono il codice della strada! E’ altamente probabile l’incontro (più spesso alla sera o al mattino) e con danni per tutti, il selvatico quasi sempre viene ucciso e i mezzi subiscono danni da migliaia di Euro o vengono distrutti, con traumi fisici e psicologici per i conducenti e/o passeggeri.
    La proliferazione dei selvatici è sostenuta da lobby cacciatori e ex province, ora solo le Regioni e lo Stato sono responsabili. Una guerra silenziosa e incivile con distruzione di beni privati e del patrimonio dello stato (con costi a pioggia indiretti su tutti noi e diretti sui malcapitati degli incidenti). Lo Stato deve impegnarsi subito a ridurne e/o vietare la nuova diffusione nei pressi delle zone abitate non montane, salvaguardare la circolazione su strada e risarcire i danni conseguenti. Al momento nessuno censisce l’alto numero di episodi (in modo da poter sostenere che sono “casi rari e fortuiti”) e non si riesce ad avere la procedura per esser risarciti, spesso negata con rimpallo di responsabilità e perizie inutili. L’assicurazione, che tutti gli enti (Regioni) hanno, oltre ad un fondo obbligatorio per legge, non vengono attivati o si nega il risarcimento anche a pratiche completate.
    NON è possibile dover far causa a enti e dirigenti che ci rappresentano (a sentir loro??) ma non lo fanno in pratica (anzi ci danneggiano) e non prendono in carico tali responsabilità, di cui nessun cittadino è responsabile di trovarsi di fronte un animale selvatico mentre guida. Chi ha interesse a tali situazioni? Non i guidatori nè gli agricoltori, chi decide questa situazione deve risponderne e risarcire. Da anni questi incidenti avvengono e sono stati risarciti rarissimi casi con scuse legislative e sentenze contraditorie.
    Anche le uccisioni (chiamate “piani di controllo della fauna selvatica”) di migliaia e migliaia di caprioli e daini e cinghiali, o lupi e volpi, ecc.) non educano il corretto utilizzo dell’ambiente e ledono la libertà collettiva a circolare in sicurezza stradale. Va pertanto ridotta la presenza di selvatici e ungulati di media e grossa taglia in prossimità dei centri abitati o risolta con barriere o reti e altri modi (fossati, siepi, dissuasori, fili elettrici a bassa tensione) con un intervento legislativo che risolva la grave situazione esistente che non tutela nessuno a vantaggio di pochi. Dobbiamo far prendere in seria considerazione questo argomento il più presto possibile. Lo Stato non può essere la fonte dei ns. danni !

    Potete interessarvi e dare una mano come Grig ? grazie

    • M.A.
      maggio 16, 2017 alle 6:38 pm

      Sig, Ferrari, in parte condivido il suo scritto in parte no. Tecnicamente la proliferazione della fauna, essendo un patrimonio indisponibile dello Stato è stata sostenuta dalla Legge Nazionale 197 del 1992, quindi dallo Stato. Nello specifico, in gran parte d’Italia, eccetto in Sardegna, da carrozzoni politici sub provinciali chiamati Ambiti territoriali di Caccia (A.T.C.) dove nel direttivo, a parte il presidente/politico sono presenti per legge varie figure che vanno dal mondo venatorio, al mondo ambientalista, ai veterinari della ASL etc.
      Il ripopolamento faunistico a fine venatorio viene effettuato con i soldi dei cacciatori che pagano esose tasse per poter cacciare. Oggi per esempio non è possibile ripopolare tutte le specie oggetto caccia. Le recenti modifiche della legge hanno vietato il ripopolamento e il foraggiamento degli ungulati, cresciuti a dismisura nel nostro paese per un mix di fattori, che variano da errate politiche venatorie anni 70 fino agli stravolgimenti economico ambientali di questi anni, con abbandono delle campagne il ritorno del bosco etc.
      Con questo tipo di ripopolamento è possibile garantire una presenza faunistica in quei territori deturpati o trasformati a causa dell’industrializzazione del nostro secolo. Pensi a Regioni industrializzate del Nord quali: Veneto, Lombardia, Piemonte o Friuli. Nei piccoli fazzoletti di terra superstiti ma sfruttati dall’impattante agricoltura intensiva, tra le opere umane quali; autostrade, città, tangenziali e capannoni agricoli e via dicendo, la presenza faunistica è dovuta grazie a questi ripopolamenti, diversamente questi territori sarebbero dei deserti faunistici, cosa che accade al termine di ogni stagione venatoria dove Ungulati a parte viene fatto tabula rasa delle altre specie stanziali quali fagiani e lepri, che tramite piani faunistici vengono immessi in un preciso numero. Un ambiente privo di fauna selvatica, patrimonio collettivo, non è sicuramente un ambiente salubre. Il ripopolamento faunistico oggi giorno assomiglia ad un tappeto che viene messo per nascondere la polvere; una piccola toppa che l’uomo fa per cercare di redimere i suoi errori politico ambientali. Questi ripopolamenti faunistici come sappiamo, in passato hanno creato dei danni ambientali, poiché la selvaggina che veniva comprata a basso costo da allevamenti non certificati e quindi dalle dubbie qualità genetiche hanno creato dei danni alle popolazioni autoctone selvatiche inquinandole geneticamente. Oltre il cinghiale est europeo, emblematico è il caso della starna, o della lepre Italica. Errori però più che del mondo venatorio, delle istituzioni (province) che ripopolavano il territorio con animali di dubbia qualità ma a basso costo per attirare le tasche delle doppiette in forte calo.
      Oggi, con le nuove condizioni ambientali, si è capito che non esisterebbe ripopolamento faunistico senza gestione degli animali immessi che cozzano con l’esigenze agricole e pastorali, e non esisterebbe ripopolamento senza un contributo economico. E’ un gatto che si morde la coda. Per far sparire la caccia, bisogna far sparire la fauna, ma sparendo la fauna si va contro le direttive Europee (habitat, uccelli, progetti Life etc). Viceversa incrementare la biodiversità significa saperla gestire nel breve tempo perchè in ambienti antropizzati e in forte numero causano danni alle colture, ma anche incidenti stradali ma anche la specie ne risente.
      Se ha notato persino il WWF in questi giorni ha aperto uno spiraglio di luce in questo senso.

  15. giugno 5, 2017 alle 2:48 pm

    da La Stampa, 2 giugno 2017
    La battaglia contro i fenicotteri che colonizzano le risaie sarde.
    A Oristano ronde notturne per allontanarli: “I campi scambiati per stagni”. (Nicola Pinna): http://www.lastampa.it/2017/06/02/societa/lazampa/animali/la-battaglia-contro-i-fenicotteri-che-colonizzano-le-risaie-sarde-QHbrwScNMCGmW2sVYxIkbK/pagina.html

  16. Genius Loci
    giugno 5, 2017 alle 6:26 pm

    Ci mancava solo l’articolo su La Stampa…..
    Speriamo non ci sia continuità o c’e il rischio di una campagna di boicotaggio a livello nazionale.
    In questo caso Coldiretti e risocultori dovrebbero pagare i danni a livello turistico e di immagine e per tutti i veleni che scaricano nelle zone umide oristanesi.
    Altro che contributi per danni causati dalla fauna.

  1. maggio 15, 2017 alle 11:56 pm
  2. maggio 17, 2017 alle 6:12 pm

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