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Rimboschimenti a scopo naturalistico e gestione del Cinghiale. Un’opportunità per i Colli Euganei.


Parco naturale regionale dei Colli Euganei, Torreglia, taglio alberi

Parco naturale regionale dei Colli Euganei, Torreglia, taglio alberi

Partiamo da un dato di fatto: il bosco, poiché offre anche protezione e rifugio, è l’habitat che, in presenza di produzione sufficiente di frutti silvestri, il cinghiale frequenta in modo quasi esclusivo. Solo se gli alimenti reperibili nel bosco sono insufficienti, la dieta del cinghiale si orienta verso le produzioni agricole. Ne abbiamo parlato lungamente qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/10/31/piano-sostitutivo-degli-abbattimenti-di-cinghiali-e-daini-nel-parco-naturale-regionale-dei-colli-euganei/

Querceti e castagneti producono grandi quantità di alimento per gli animali che si cibano di ghiande e castagne. L’apporto calorico di questi frutti toglie la fame ai cinghiali e salvaguarda i coltivi.

Perché nei Colli Euganei ciò non sembra accadere?

Pur essendo il castagno europeo (Castanea sativa) una pianta indigena, l’alta frequenza di popolamenti di castagno in alcune zone dei Colli Euganei deriva soprattutto da una forzatura da parte dell’uomo che ha ridotto la presenza di specie diverse dal castagno, adottando pratiche colturali e di selezione.

Il castagneto da frutto è ormai davvero residuale nei Colli Euganei, dove invece prevale il ceduo castanile nel quale le piante vengono tagliate periodicamente per produrre biomassa legnosa combustibile.

Parco naturale regionale dei Colli Euganei, Torreglia, taglio alberi

Parco naturale regionale dei Colli Euganei, Torreglia, taglio alberi [1]

Chiunque si rechi sui Colli Euganei può accorgersi del diffuso e avanzato stato di deperimento del castagno.

L’Ente Parco, e così gli abitanti dei Colli Euganei, si ostinano a compiere ceduazioni periodiche e tagli di ringiovanimento con l’obbiettivo di stimolare la vitalità delle ceppaie da cui si originano nuovi polloni.

Tutto ciò ha anche delle conseguenze sulla stabilità dei versanti e sul paesaggio che appare costantemente sfigurato e calpestato.

Purtroppo però, la scarsa vitalità residua delle ceppaie (non si può tagliare una pianta all’infinito!), l’assenza di semenzali di castagno (piantine nate da seme capaci di sostituire le piante senescenti), i gravi problemi fitopatologici (cancro della corteccia causato dal fungo Cryphonectria parasitica e mal dell’inchiostro dovuto a due oomiceti: Phytophthora cinnamomi e Phytophthora cambivora) non lasciano speranze di ripresa dei popolamenti di castagno.

Se a tutto ciò aggiungiamo i possibili danni causati dal cinipide galligeno Dryocosmus kuriphilus, dagli attacchi causati dal fungo Gnomoniopsis castanea, dai periodi di stress idrico e dagli incendi dolosi[2], abbiamo fatto l’en plein!

Il cancro corticale può colpire anche piante vigorose che spesso tentano di reagire alla malattia emettendo rami epicormici deboli e incapaci di ricomporre un apparato fogliare efficiente. I rami epicormici sono sintomo di sofferenza della pianta e si sviluppano sul fusto da gemme dormienti, analogamente a quanto accade dopo interventi di capitozzatura. Questi rami deboli e i polloni vengono anch’essi facilmente colpiti dal cancro. Si assiste quindi a disseccamenti primaverili delle chiome, morie e collassi.

In Nord America, il castagno americano (Castanea dentata), per effetto della medesima malattia, ha avuto un collasso inesorabile.

Colli Euganei, Arquà Petrarca, visibili molti alberi privi di foglie

Colli Euganei, Arquà Petrarca, visibili molti alberi privi di foglie

In queste condizioni il bosco evolve spontaneamente verso formazioni miste nelle quali si fanno largo querce, carpini, bagolari, ecc. Ma l’uomo contrasta anche questo.

Dalle foto si capisce che il naturale ingresso e sviluppo di specie pioniere autoctone è impedito dall’uomo, che non di rado seleziona le piante a favore di specie esotiche come la robinia, in quanto utilizzata per uso energetico poiché produce molta biomassa legnosa combustibile in poco tempo ed ha grande capacità di ricaccio una volta tagliata.

Nella famosa ceduazione di Torreglia[3] infatti, furono tagliate le querce e lasciate in piedi le robinie.

Sui Colli Euganei si sono già formati boschi unicamente di robinia.

Cervarese S. Croce, piantagione di Robinia

Cervarese S. Croce, piantagione di Robinia

In altre situazioni lo spazio liberato dalle massicce ceduazioni viene occupato da un’altra specie esotica particolarmente invasiva: l’ailanto.

Talvolta robinia e ailanto diffondono assieme, escludendo le altre specie.

Di fronte a questi scenari, ormai realtà incontrovertibili in ampie zone dei Colli Euganei, non è chiaro cos’abbiano in mente di fare Ente Parco, Provincia di Padova e Regione Veneto.

Ad aggravare poi il quadro si aggiungono i saccheggi di querce e carpini operati da comuni cittadini per farne legna da ardere o legname da opera. In questo modo, inesorabilmente, i boschi dei Colli si degraderanno verso formazioni in cui prevarranno specie esotiche infestanti.

Colli Euganei, Tra Arquà Petrarca e Baone, avanzata di robinia e ailanto sul vegro del Monte Cecilia

Colli Euganei, Tra Arquà Petrarca e Baone, avanzata di robinia e ailanto sul vegro del Monte Cecilia

I cinghiali non ricavano alimento da robinia e ailanto – così come non se ne fanno nulla dei cedui castanili che non producono castagne ma solo legna da ardere e paleria – e continueranno a ricorrere ai coltivi per non morire di fame.

Ma quali alberi costituivano i boschi prima dell’introduzione del castagno? Sembra proprio le querce!

Farnia, Cerro, Rovere, Roverella, Leccio, caratterizzavano gli ambienti collinari, ma anche planiziali e perfino litoranei della Regione Veneto. Nei secoli, coltivazioni intensive, insediamenti abitativi e produttivi hanno distrutto le foreste miste costituite da numerose specie di latifoglie e hanno compromesso ogni residuale spazio di naturalità. La Farnia (Quercus robur) era la regina dei boschi.

Nelle campagne, ogni tanto, si trovano brandelli e indizi di questo passato glorioso: le querce di Cervarese S.Croce ad esempio (ne abbiamo parlato qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/10/22/otto-nuovi-alberi-monumentali-per-cervarese-s-croce/) che dopo più di un anno sono ancora in attesa di essere riconosciute come alberi monumentali, nonostante la relazione del Dott. Gabriele Pezzani.

Oppure le querce a Trambacche di Veggiano. Ne abbiamo parlato qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/09/07/come-si-tutelano-gli-alberi-monumentali-a-veggiano-pd/. Anche queste ignorate dall’amministrazione comunale, nonostante la segnalazione formalizzata e inviata da Manuel Zanella, Coordinatore del GrIG Veneto.

Cervarese S. Croce, Fossona, filare di Querce monumentali

Cervarese S. Croce, Fossona, filare di Querce monumentali

A proposito, come sta la più bella quercia monumentale di Veggiano?

Un anno fa era così:

Veggiano, quercia monumentale (2015)

Veggiano, quercia monumentale (2015)

Oggi è così:

Veggiano, quercia monumentale (2016)

Veggiano, quercia monumentale (2016)

Tornando ai Colli Euganei, il ripristino di una formazione mista di latifoglie autoctone sarebbe necessario per vari aspetti, non ultimo la gestione del cinghiale. Per affrontare questioni così complesse, è necessario studiare azioni di lungo termine che portino ad effetti stabili nel tempo.

Con ogni probabilità, per veder ritornare i boschi di querce in tempo utile, l’uomo dovrebbe fare impianti e rinfoltimenti.

Fortunatamente le querce sono piante facili da propagare: si aspetta che gli alberi lascino cadere le ghiande tra i mesi di ottobre e novembre a costo zero per gli uomini, si raccolgono e si stratificano, si aspetta che passi l’inverno e a primavera germinano. Se si piantano ravvicinate in cassetta, su una lettiera di foglie cosparsa con un po’ di terriccio (costi davvero bassi), le piantine nate diventano facili da rinvasare in singoli vasi che devono essere profondi per accogliere la radice primaria. Infine le piante vengono messe a dimora in piena terra assieme al loro pane di terra.

piantine di Quercia

piantine di Quercia

Ma quello che perfino i consiglieri regionali sembrano ignorare è che a Montecchio Precalcino (VI) c’è il Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta del Settore Attività Forestali di Veneto Agricoltura, Azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale ed Agroalimentare.[4] Qui vengono coltivate le specie legnose (alberi e arbusti) ed erbacee, di pianura e collina, ottenute da materiali di propagazione (semi o parti di piante) di sicura provenienza locale. Missione del Centro è contribuire alla conservazione della biodiversità delle specie vegetali autoctone. La struttura è specializzata anche nella riproduzione ed impianto di specie rare/minacciate e funzionali alla ricostruzione/riqualificazione di habitat di interesse comunitario ai sensi della direttiva 92/43 CE “Habitat”. Qui con 2,00 € ti porti a casa la quercia della specie che vuoi![5]

Ma allora cosa stiamo aspettando?

Se è vero che la produzione di ghiande – che gli studi dimostrano essere in grado di tenere i cinghiali distanti dai coltivi – inizia ad essere abbondante quando le piante hanno 40-50 anni ed è massima a 80-120 anni (Leaper et al. 1999[6]), è anche vero che inizia ben prima. Basta andare a fianco del Municipio del Comune di Veggiano (PD), dove ci sono quattro giovani querce, e guardare per terra per accorgersi di quante ghiande si trovano.

Infine si guardino i grafici sottostanti

dieta-cinghiale-presenza-frutti-selvatici

dieta-cinghiale-assenza-frutti-selvaticiAdattato da: Massei G., S. Toso, 1993, – Biologia e gestione del Cinghiale. Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, Documenti Tecnici, 5.

E si traggano le conclusioni.

I cinghiali dei Colli Euganei ci stanno dicendo che abbiamo distrutto l’Ambiente e che dobbiamo cambiare visione.

Michele Favaron, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

 

______________

[1] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/02/24/i-boschi-dei-colli-euganei-come-la-foresta-del-marganai-boga-sogu-a-unu-zurpu/

[2] http://www.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11450

[3] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/02/23/addio-bosco-natio/

[4] http://www.venetoagricoltura.org/content.php?IDSX=2&SIDSX=49

[5] http://www.venetoagricoltura.org/upload/Centro%20di%20Montecchio/Listino%20piante%20forestali.pdf

[6] LEAPER R., MASSEI G., GORMAN M.L., ASPINALL R., 1999 – The feasibility of reintroducing wild boars to Scotland. Mammal Review 29: 239-259.

 

Colli Euganei, Torreglia, versante est

Colli Euganei, Torreglia, versante est

Colli Euganei, Torreglia, versante nord

Colli Euganei, Torreglia, versante nord

(foto M.F., archivio GrIG)

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