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Mufloni dell’Isola d’Elba: è ora di ritornare a casa.


Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis aries musimon)

Nel corso degli anni ’80 del secolo scorso alcuni esemplari di Muflone (Ovis aries musimon) vennero introdotti per scopi venatori sull’Isola d’Elba, nel Comune di Marciana.   L’idea era quella di far felici i cacciatori, così come accaduto in tante altre parti d’Italia (Appennino, Alpi), in Germania e nel resto dell’Europa centrale, nei Balcani e, addirittura, nelle Americhe.

Divenuto raro nelle Isole originarie (Sardegna e Corsica), è stato introdotto ed è presente in molte altre aree. Il Muflone, infatti, è specie animale piuttosto frugale e si riproduce facilmente.

Così è avvenuto anche sull’Isola d’Elba, dove – dopo l’adozione di diversi piani di cattura o abbattimento selettivo eseguiti negli anni scorsi – vi sarebbero tuttora 500-600 esemplari, con vari effetti negativi su vegetazione e colture agricole.      Lo scorso 30 maggio 2016 il Consiglio direttivo dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha deliberato un atto di indirizzo finalizzato alla predisposizione di un piano di completa eradicazione del Muflone dall’Isola d’Elba.

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

La situazione delle popolazioni originarie autoctone di Muflone della Sardegna e della Corsica, invece, non è delle migliori, tanto da esser tutelate con stringenti misure normative per la rarità[1]: in Sardegna si stimano complessivamente circa 6 mila esemplari sparsi in areali (Asinara, parte del Limbara, Capo Figari, Supramonte-Gennargentu, Tonneri, Monte Albo, Pabarile-Montiferru) limitati e non collegati fra loro (vds. I.S.P.R.A., Linee guida per la gestione degli Ungulati, 2013), mentre in Corsica si stimano 400-600 esemplari, presenti soprattutto nelle riserve naturali di Bavella e di Asco.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, proposto (3 giugno 2016) la predisposizione – con il sostegno di fondi comunitari – di un vero e proprio piano di trasferimento dei Mufloni dall’Elba a idonee aree di reintroduzione in Sardegna e in Corsica.   Un vero e proprio ritorno a casa.

Sono stati coinvolti il Ministero dell’Ambiente, la Regione autonoma della Sardegna, la Comunità territoriale della Corsica, la Regione Toscana, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (I.S.P.R.A.), l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene che il piano di trasferimento dall’Elba e reintroduzione dei Mufloni in Sardegna e Corsica possa venire incontro alle varie esigenze e, soprattutto, alla salvaguardia di una delle più caratteristiche e rilevanti specie selvatiche del Mediterraneo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

__________________________

[1] la popolazione originaria e autoctona sardo-corsa è specie faunistica tutelata dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora (allegati B, D), dalla Convenzione di Berna (1979, allegato III), dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. (artt. 2, 30) e dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i. (artt. 48, 74).

 

Mufloni (Ovis aries musimon)

Mufloni (Ovis aries musimon)

 

L'Unione Sarda, 4 giugno 2016

 

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. giugno 4, 2016 alle 10:42 am

    ringraziamo di cuore Pietro Pirredda per la preziosa segnalazione 😉

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      giugno 4, 2016 alle 2:29 pm

      Grazie a voi per esservi subito mobilitati. Spero che la Vs. proposta sia accolta e se cosi sarà, sarò felice di vedere, fotografare/filmare gli animali quando verranno liberati nella nostra Isola ed in Corsica.
      Sapete tutti che sono un cacciatore, questo dimostra il fatto che, la stragrande maggioranza della categoria si colloca al fianco delle istituzioni per la corretta gestione e salvaguardia della fauna.

      Contestualmente, sottolineo il fatto che a breve a Macomer ci sarà una 1° Fiera della caccia e della pesca.
      Certi Presidenti di associazioni venatorie sono già in prima linea su TG e quotidiani per promuovere l’evento……
      Se si tratta di promuovere l’eco turismo con la scoperta di tradizioni, la cucina e luoghi incontaminati, sono d’accordo.
      Ritengo però che il territorio non abbia bisogno di pubblicità se quello che qualcuno vuole è favorire il turismo venatorio nella mia/nostra TERRA. (spero di sbagliarmi ma i segnali sembrano inequivocabili e portano a questo mio timore).
      Purtroppo, nonostante molti siano ottimisti, compreso voi Grig, la discussione che si sta avendo in Regione per il recepimento del Piano Faunistico Venatorio Regionale e conseguentemente, la divisione del territorio regionale in 17 ATC (Ambiti Territoriali di Caccia), per come è avvenuto in altre Regioni, ivi comprese quelle a statuto speciale, porterebbe un notevole numero di cacciatori in questa Regione.

      Stimo che, secondo la Normativa Nazionale, con l’indice di densità venatoria attuale (circa 100 ettari a cacciatore) in base al D.M. 30/01/1993 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1993/02/15/093A0764/sg
      che impone una densità venatoria di 19,5 ettari teorici a cacciatore, potrebbero accedere almeno 90.000 cacciatori da fuori Regione.
      Non parliamo del fatto che poi, sempre secondo la normativa nazionale 157/92, potrebbero modificare l’attuale Legge Regionale 23/98, per aumentare da 2 a 5 le giornate di caccia settimanali. Ovviamente è tutto un business (più paghi = più cacci) che in altre Regioni come la Toscana è stato attuato per favorire l’interscambio di cacciatori con altre Regioni confinanti.

      Ecco, in tal senso vedo questa Fiera di Macomer un modo per promuovere in modo secondo me sbagliato, la NOSTRA Regione.

      Ma ripeto, spero di sbagliarmi!

      Pietro Pirredda

  2. giugno 4, 2016 alle 10:50 am

    da Il Tirreno, 3 giugno 2016
    Mufloni, no all’eradicazione e sì al trasferimento di massa.
    L’associazione Gruppo d’intervento giuridico onlus propone la cattura e il trasferimento dei capi in Sardegna, dove l’ungulato è specia autoctona: “Sarebbe un ritorno a casa”: http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2016/06/03/news/mufloni-no-all-eradicazione-e-si-al-trasferimento-di-massa-1.13595636

    ___________________

    da Greenreport, 3 giugno 2016
    Mufloni dell’Isola d’Elba: è ora di ritornare a casa.
    La proposta del Gruppo d’Intervento Giuridico: riportateli in Sardegna e Corsica: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/mufloni-dellisola-delba-ora-ritornare-casa/

    __________________________

    da Tirreno Elba News, 3 giugno 2016
    Mufloni dell’Isola d’Elba: è ora di ritornare a casa: http://www.tenews.it/giornale/2016/06/03/mufloni-dell-isola-d-elba-e-ora-di-ritornare-a-casa-65005/

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    da Nove da Firenze, 3 giugno 2016
    Mufloni dell’Isola d’Elba: un piano per riportarli in Sardegna: http://www.nove.firenze.it/mufloni-dellisola-delba.htm

    ________________________________

    da Gea Press, 3 giugno 2016
    Mufloni Isola d’Elba. Il GrlG: no all’abbattimento: http://www.geapress.org/animali-in-emergenza/mufloni-isola-delba-il-grlg-no-allabbattimento/68374

    _______________________________

    da Greenbook, 3 giugno 2016
    Mufloni dell’Isola d’Elba: è ora di ritornare a casa: http://www.greenbook.life/category/ambiente/

    ____________________________

    da Elbareport, 3 giugno 2016
    PER I MUFLONI DELL’ISOLA D’ELBA: È ORA DI RITORNARE A CASA: http://www.elbareport.it/scienza-ambiente/item/21303-mufloni-dell%E2%80%99isola-d%E2%80%99elba-%C3%A8-ora-di-ritornare-a-casa

    _______________________

    da TG Regione, 3 giugno 2016
    Mufloni dell’Isola d’Elba: è ora di ritornare a casa: http://www.tgregione.it/cronaca-regionale/mufloni-dellisola-delba-e-ora-di-ritornare-a-casa/

  3. Alessandro
    giugno 4, 2016 alle 11:36 am

    Bene toglieteli a noi e divertitevi voi, magari all’Elba abbiamo saputo gestirli meglio di come avete fatto voi e non vi va giù! Poi cosa comporta trasferire 700 esemplari? Un nulla rispetto ad un piano corretto di salvaguardia! Da noi sono stati inseriti se non vado errato non oltre gli otto esemplari e non negli anni 80 ma molto prima! Poi trovando situazioni favorevoli e magari pochi cacciatori bracconieri sono arrivati ai numeri di oggi(fin troppi). Ritengo che una corretta gestione come sta facendo il parco e l’atc non implichi tutti i problemi sollevati. In altra cosa, ma gli ambientalisti? Non dicono nulla contro l’eradicazione? In tutti i sensi è quello che hanno fatto i cacciatori alla popolazione presente dove erano autoctoni!! Qui si dice eradicazione prima era caccia e bracconaggio.
    Saluti Pisani alessandro

    • giugno 4, 2016 alle 12:40 pm

      sembri un po’ contraddittorio, Alessandro.
      Ma se sono stati “gestiti” così bene, come affermi, perchè vogliono farli fuori tutti?
      In Sardegna e in Corsica i Mufloni avrebbero ampie aree disponibili.
      Buona giornata.

      Stefano Deliperi

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      giugno 4, 2016 alle 2:40 pm

      Alessandro, scusa ma da cacciatore leggo quotidianamente della Legge Obiettivo Toscana e dell’Assessore Remaschi che ha come fine la drastica diminuzione di tutti gli ungulati, responsabili di danni ingenti alle colture.
      Il tutto è stato accolto favorevolmente da AA.VV., Cacciatori e macellai perchè contestualmente si sta pensando di attuare una vera e propria filiera della selvaggina, da conferire in centri specializzati che, previo controllo sanitario, verranno poi commercializzati.

      http://www.ilbraccoitaliano.net/forum/showthread.php?t=62497

      Sono e sarò sempre contrario alla commercializzazione di carne da selvaggina.
      Al massimo se ve ne è in esubero la si regali ai bisognosi!
      Forse questa diversità di opinioni è dovuta al fatto che viviamo in Regioni diverse e magari vediamo la caccia in modo leggermente diverso……

      Saluti

      Pietro Pirredda

  4. M.A.
    giugno 4, 2016 alle 4:56 pm

    Bravo Pietro Pirredda!
    Noi sardi siamo 4 gatti per un territorio vastissimo. Siamo in grado di gestirlo senza nessun carrozzone politico calato dall’alto. Gli ATC sono figli di una legge vecchia di 24 anni fa, nata in altri contesti storici e soprattutto in altri contesti ambientali! Erano anni in cui lo sfruttamento del territorio, le varie cementificazioni, le speculazioni, e ancora le industrializzazione erano la “moda”. Ricordo i movimenti ambientalisti del tempo ponevano l’accento su queste tematiche. Erano gli anni referendari, dove le associazioni venatorie di maggior rilievo spinte dalle lobbies delle armi, per difendersi e sopravvivere, hanno optato per una gestione faunistica deleteria. Consentire la caccia allevando e introducendo la fauna per poterla sparare, e suddividere i cacciatori sul territorio.
    In Sardegna, come scritto siamo pochi abitanti, e “pochi” cacciatori (38000, 1/3 di quelli che il nostro territorio potrebbe ospitare). Siamo in grado di gestire e custodire il nostro patrimonio faunistico, tant’è che la selvaggina che si caccia ancora oggi è selvatica, esiste, e continuerà ad esserci fino a quando ci saranno persone che si alzeranno (due volte alla settimana) alle 5 del mattino e saranno parte integrante di quell’ ecosistema. Nelle numerose aree dove la caccia è vietata, si vedono i risultati, sono sotto gli occhi di tutti. Abbondanza di Cinghiali, Volpi e Cornacchie in ogni dove, a scapito di altra fauna più debole. Una natura malata, senza l’ausilio dell’uomo (principale cancro, ma anche unico medico) non sarà mai in grado di guarire da sola, ma con il tempo tenterà di ripristinarsi arrivando a degli equilibri che saranno però “squilibrati”.
    Anche in Sardegna, la gestione faunistica non è tutta rose e fiori, anzi! Sono obbiettivo: bisogna fare degli interventi seri, mirati, supportati da esperti, ma faunisticamente Noi viviamo in un altro pianeta grazie anche a noi cacciatori. Ci siamo sempre autolimitati rispetto al resto d’Italia pur avendo potenzialità nettamente superiori.
    Siamo Sardi, rinchiusi per millenni da un mare che ci separa tutt’oggi dal resto del mondo, non fosse per questi due tasti della tastiera che ogni tanto calco. Non abbiamo bisogno di recinti. La caccia ha una funzione sociale unica in Sardegna, unisce e non divide, crea legami e amicizie. Ho scoperto grazie alla caccia paesi nell’entroterra, visti da bambino in una cartina geografica (oggi Google Maps), non mi sarebbe mai passato nel cervello in vita mia di visitarli, se non per praticare la mia passione.
    La Regione tenta di scaricare su questi carrozzoni politici, gestiti con i soldi dei cacciatori ma anche Statali) la gestione dei danni causati dalla fauna selvatica, le cui richieste arrivano ogni anno sempre più numerose.
    E’ un tentativo per far cassa dai cacciatori continentali, come scritto bene da Pietro Pirredda, a scapito dei sardi che si vedranno privati economicamente (pastori, muratori, cassaintegrati, disoccupati ecc ecc ecc.) di un loro diritto, uno dei pochi in una terra dove si respira povertà, usufruire dei territori dove sono nati e cresciuti.
    Per gestire territori così grandi e far quadrare i bilanci, occorreranno tanti soldi.
    Meno cacciatori sardi rinnoveranno il porto d’armi, meno tasse entreranno all’ambito, più cacciatori continentali verranno ospitati. Per adescare più clienti l’ambito usufruirà delle politiche commerciali concesse dalla legge. Giornate a scelta, possibilità di creare pacchetti sulle tipologie di caccia ecc. Per far vivere e vendere il servizio dell’ambito c’è bisogno di materia prima: selvaggina, vale a dire allevamenti e ripopolamenti.
    Suvvia non scherziamo. Facciamo i seri! TUTTI I SARDI indistintamente che siano cacciatori o meno, se sono SARDI devono protestare contro questo scempio del territorio e dell’ambiente.
    Sai Grig, sono talmente legato ai territori in cui vado (sia che siano a 5-20-100-300 km di distanza, è come se sia a casa mia) che ogni volta che vado e vedo magari che è stato bruciato, o stravolto poiche costruiscono una strada, una casa è traumatizzante, non perchè non potrò cacciare, ma perchè non potrà concedermi più determinate emozioni. Vicino al mio paese, sono cresciuto in una campagna, dove magari da piccolo mi avvicinavo in estate, di sera, a vedere i conigli che numerosi uscivano dai rovi, oggi vedo tante ville a schiera, mi viene un nodo in gola. Emozioni che quel luogo mi ha dato e che non potranno rivivere le generazioni future, e non perchè io ho usufruito troppo di quella risorsa, ma perchè le istituzioni l’hanno distrutta.
    L’adozione di questo piano servirà a questo: industrializzare un’attività sentita culturalmente dai sardi, con la distruzione di una risorsa a scapito di tutti (cacciatori o meno) così come è avvenuto nel resto d’Italia con la gestione faunistica degli ATC.
    Io non provo gusto a cacciare, mangiare o solamente ammirare e fotografare una pernice che non sa di essere una pernice, priva di istinti, perchè al posto di nascere in campagna è nata sotto la luce di una covatrice, alimentata ad antibiotici e mangimi. Un animale creato dall’uomo che veste con le penne di una pernice (gli esempi riguardano tanti altri animali!). A tanti, per anni in Italia, questo modello faunistico è andato bene. Cacciatori e non cacciatori….
    In molte realtà, introdurre animali allevati serviva per mascherare determinate realtà ambientali. Vaste pianure del Nord e del Sud, meccanizzando, avvelenando e sfruttando la terra non sarebbero in grado di ospitare animali selvatici, ma in breve si trasformerebbero in deserti faunistici..non per colpa del grilletto facile dei cacciatori ma in virtù degli stravolgimenti degli habitat e dello sfruttamento del suolo (per business non per necessità). Spesso l’ho ribadito questo concetto, e non per fare le vittime, ma i cacciatori specialmente negli anni passati, quando è stato, sono sempre usati come capro espiatorio.
    Concludo sottoscrivendo la frase di Pietro Pirredda…”Regioni diverse e magari vediamo ( e viviamo!) la caccia in modo leggermente diverso……”

    • giugno 4, 2016 alle 5:32 pm

      M.A., prendi esempio da Pietro, non esser logorroico sul tuo “pallino” unico e prova a spender due parole sui Mufloni, visto che questo é l’argomento dell’articolo 😉

  5. M.A.
    giugno 4, 2016 alle 6:00 pm

    Sempre il solito antipatico 😛 ! A parte gli scherzi, la gestione del patrimonio faunistico, passa per quei carrozzoni là, che sfornano in gabbie di riproduttori e quant’altro animali “selvatici”, che sono patrimonio faunistico dello Stato di cui, in maniera diversa, usufruisce tutta la collettività: sia chi li mangia o semplicemente li fotografa!

    • giugno 4, 2016 alle 7:17 pm

      ti ricordo, banalmente, che i Mufloni e i Cinghiali sull’Isola d’Elba li hanno immessi le associazioni venatorie e il Comune di Marciana negli anni ’80 del secolo scorso. 25-30 anni dopo ecco i “problemi”. Questo è uno storico “carrozzone” 😉

      Stefano Deliperi

  6. giugno 6, 2016 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2016
    «In Sardegna i mufloni dell’Elba».
    Il Gruppo d’intervento giuridico propone un progetto per il rientro degli animali: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/06/06/news/in-sardegna-i-mufloni-dell-elba-1.13613065

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      giugno 6, 2016 alle 4:23 pm

      Ottimo, sono contento.
      Contestualmente ieri mi è capitato di vedere uno dei tanti disegni di legge di modifica della Legge Regionale 23/98 a firma LAI (consigliere Regionale in lista SEL).

      si tratta del P.L. 285 del 20.11.2015 – da esaminare

      http://consiglio.regione.sardegna.it/xvlegislatura/Disegni%20e%20proposte%20di%20legge/PL285.asp

      tra le modifiche che si vorrebbero apportare vedasi BENE art. 19, 21 e 23
      Vedasi in particolare art. 21 nel quale si introducono come specie cacciabili: Muflone e Daino

      Al comma 3 dell’art. 23: si parla di turismo venatorio e di favorire l’accesso anche a cacciatori di altre Regioni.

      NO COMMENT!!

      Pietro Pirredda

  7. donatella
    ottobre 26, 2016 alle 4:54 pm

    Assassini! Vergognatevi! Eradicate i mufloni con la scusa che danneggiano le colture…invece tutte quelle costruzioni edili, ville e alberghi che erodono la costa elbana, quelle invece non danneggiano l’ambiente….Sono i mufloni a danneggiare l’ambiente! Che schifo! Che vergogna che gli stessi funzionari di un parco decretino la fine di una specie di animali che oltretutto era stata importata all’Elba sempre per compiacere i cacciatori avidi di sangue e la federcaccia, sorta di associazione a delinquere, legalizzata dallo stato. Ora capisco perché Napoleone non vedeva l’ora di fuggire dalla vostra isola e dagli elbani!

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