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La Foresta demaniale del Marganai finisce in pellet…


Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Ecco il progetto per la realizzazione di una fabbrica di pellet a Domusnovas (CI).

Il legno?

Dai tagli boschivi nella Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore).

Sono questi i veri motivi della ripresa del governo a ceduo di parte del bosco, con non trascurabili rischi di erosione?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio, erosione (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio, erosione (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

 

da Sardinia Post, 23 giugno 2015

Marganai, addio a 33 ettari di bosco. Per una questione di pellet. (Pablo Sole)

E alla fine l’arcano venne svelato: dietro il progetto di radere al suolo centinaia di ettari di lecceta nel compendio naturalistico protetto (SiC!) del Marganai, oltre alla mera produzione di legna da ardere c’era una semplice, banalissima questione di pellet. E qualcosa lo si poteva intuire già nel novembre scorso, quando il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda decise di marciare su Cagliari e far la voce grossa sotto le finestre dell’assessorato regionale all’Ambiente e dell’Ente foreste. “Ostacolano i nostri progetti e non ci fanno sfruttare il nostro territorio”, si lamentò il primo cittadino. Dove per sfruttare il territorio intendeva tagliare alberi. Al suo fianco, qualche decina di manifestanti e Giuseppe Vargiu, presidente della cooperativa Agricola mediterranea che dal 2011 ha tagliato a raso 33 ettari di lecceta in tre anni. Il via libera è arrivato dall’Ente foreste, che in cambio del legnatico ha ottenuto circa 180mila euro. Sembran tanti? Proprio no, visto che vanno spalmati su 35 anni, ovvero il tempo stimato per la rigenerazione degli alberi abbattuti. Per l’Ente foreste non pare proprio un buon affare. Per la cooperativa invece, che nella zona industriale di Domusnovas ha realizzato un impianto per la produzione di pellet…

Quando si dice innovazione: produrre pellet.

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Nel 2008 Agricola mediterranea annuncia la realizzazione di un impianto per la produzione di pellet che, a regime, avrebbe assicurato decine di posti di lavoro. Nella bontà del progetto credette pure la Sfirs, che assicurò una parte del finanziamento, dicono le cronache dell’epoca. “L’impianto sarà alimentato con gli scarti di lavorazione delle falegnamerie e i residui della pulizia del sottobosco“, disse Vargiu oltre sette anni fa. Tagliare tronchi d’albero non era ipotesi contemplata. Poi qualcosa dev’essere radicalmente cambiato. Forse perché ci si rese conto che per produrre pellet, pare sia indispensabile macinare qualcosina in più rispetto a trucioli, segatura e scarti del sottobosco: serve legna. E tanta. La coop insomma, si rende conto di aver costruito il tetto senza pensare alla solidità delle fondamenta, ovvero una quantità apprezzabile e costante di materia prima. Che fare, visto che importare legnatico è antieconomico? Occorre assicurarsi lo sfruttamento del Marganai anche dopo la scadenza della concessione triennale 2011/2013 (quella da 180mila euro) firmata dall’Ente foreste. Per ‘accelerare’ le cose, nel marzo 2014 un centinaio di lavoratori occupa il municipio di Domusnovas. “L’Ente foreste deve firmare un accordo con la cooperativa Agricola mediterranea per la gestione forestale di cento ettari – tuonò il sindaco Deidda – e la coop assumerà il personale. Ne ricaveremo legnatico, sughero, materia prima per il pellet”. Ma perché l’Ente avrebbe dovuto siglare un accordo proprio con l’Agricola mediterranea? Non si sa. E infatti il progetto si arena.

La “sinergia tra uomo e natura”. Dove l’uomo abbatte la natura.

Un anno dopo l’occupazione del municipio, il 14 aprile scorso Vargiu presenta il progetto Ceppoc, ovvero “il primo pellet 100% prodotto in Sardegna”. Ma se ne avrà notizia solo un mese dopo grazie ad una nota stampa: fino ad allora, l’iniziativa era passata sotto silenzio. A foraggiare la cooperativa ci ha pensato anche la Regione, con un finanziamento di 168mila euro nell’ambito del Piano di sviluppo rurale. Rimane l’interrogativo: la legna per produrre il pellet da dove arriverà? I canali di approvigionamento cambiano ancora: spariscono gli scarti delle falegnamerie, rimangono i prodotti della pulizia del sottobosco, compaiono gli eucaliptus e soprattutto le “biomasse a conduzione cedua” .Il territorio di riferimento? “Il Marganai”, dice Vargiu alla presentazione del 14 aprile. Domande: nessuna. Ammesso che qualche giornalista fosse in loco. Eppure gli interrogativi non mancherebbero. Per questo abbiamo contattato Vargiu, ma dopo un primo abboccamento i contatti si sono interrotti.

Pungitopo (Ruscus aculeatus)

Pungitopo (Ruscus aculeatus)

Se la Regione paga per disboscare.

Al presidente della coop, ad esempio, avremmo voluto chiedere a che titolo l’Agricola mediterranea rivendica il diritto di tagliare gli ettari di foresta del Marganai, visto che le coop interessate alla ceduazione (e non solo quella presieduta da Vargiu) dovranno partecipare ai bandi che l’Ente foreste dovrebbe pubblicare per la concessione di altri 33 ettari da buttare giù (nei prossimi anni si arriverà a un totale di circa 550 ettari). Quindi non è detto che a spuntarla sarà la Agricola mediterranea, come qualcuno dà per assodato. E se così fosse, la situazione sarebbe quantomeno curiosa, con la Regione che da una parte incassa (i 180mila euro appannaggio dell’Ente foreste come oneri di concessione) e dall’altra elargisce (i 168mila euro di finanziamento del progetto Ceppoc).

Tagli “nefasti”, cervi e cinghiali.

L’unica certezza, finora, è che la campagna dei tagli condotta fino al 2013 ha prodotto effetti non proprio incoraggianti. Di più: “Nefasti”, li ha definiti il team di professionisti incaricato di aggiornare il Piano di gestione del Monte Linas – Marganai, che per mesi ha effettuato rilievi su rilievi. “Prendiamo l’erosione: aumenta di settimana in settimana”, sostengono le varie relazioni firmate dal team. Ma Ente foreste e Corpo forestale hanno minimizzato (“Ma quale erosione, la terra è smossa dal passaggio di cervi e cinghiali”), senza però presentare alcuno studio scientifico: solo un paio di pagine vergate dopo qualche sopralluogo, a vista. E i tagli vanno avanti.

 

funghi nel sottobosco

funghi nel sottobosco

 

Il vicesindaco di Domusnovas: “Dramma disoccupazione. I tagli? Boccata d’ossigeno”.

“Il nostro territorio l’abbiamo sempre difeso, tant’è vero che l’Ente foreste e il Corpo forestale, anche dopo i tagli, non hanno mai sollevato alcuna obiezione”. Sulla ripresa della ceduazione nella foresta del Marganai, il vicesindaco di Domusnovas Gianpaolo Garau difende i progetti dell’amministrazione e ricorda che in paese la situazione è drammatica: “Ogni santo giorno, in Comune, c’è la processione. Non c’è lavoro, le persone non sanno come andare avanti. Noi dobbiamo dare una risposta”.

Di quanti posti di lavoro stiamo parlando?

Su un taglio di 35 ettari di lecceta, 50/60 persone. Una boccata d’ossigeno per sette/otto mesi, poi per altri sei mesi potranno contare sul sussidio di disoccupazione.

Nel Marganai, un’area di importanza comunitaria e sulla carta sottoposta a vincoli rigidi, ad oggi sono stati buttati giù 33 ettari. I rilevamenti effettuati dal team che sta curando l’aggiornamento del Piano di gestione, composto tra gli altri dal padre dell’agronomia in Sardegna, Angelo Aru, ha parlato senza mezzi termini di “effetti nefasti”.

Ma noi contestiamo quella relazione, così come la contestano Ente foreste e Corpo forestale.

All’Ente foreste invece il dirigente competente, come ha rivelato il Dg Antonio Casula, ha espresso parecchie perplessità… 

Incomprensioni tra sindaco e dirigente. Ma questo non può compromettere questo importante progetto.

Però qui si parla di dati, non di opinioni. Invece il sindaco Deidda, dopo aver letto la relazione sugli “effetti nefasti” dei tagli, ha attaccato duramente il team di esperti. Come dire: se i risultati ci vanno bene, son veramente esperti. Altrimenti li declassiamo al rango di incompetenti. 

Chiunque ha letto quella relazione ha avuto molti dubbi. Vivo il territorio, sono zone che conosco benissimo e contesto quel documento.

Secondo quali evidenze scientifiche? Perché nessuno, oltre agli esperti del team, ha condotto rilievi costanti nelle aree sottoposte a ceduazione. Anche gli enti di controllo hanno fatto una ‘verifica’ a vista, con due sopralluoghi, senza alcun monitoraggio, come ha fatto il team. Perché, se proprio contestate quei risultati, non commissionate uno studio scientifico?

Gli esperti bisogna pagarli e il Comune di Domusnovas non ha soldi, siamo alla disperazione, con i disoccupati che vengono in municipio tutti i giorni. Non possiamo buttare i soldi per gli studi. Guardi che i tagli sono sempre stati fatti, programmati ogni vent’anni. Si fanno per rinnovare la foresta. Se non entra la luce, le piante muoiono.

Anche dopo il passaggio delle motoseghe però, non è che stiano tanto bene. Perché non presentare un progetto per beneficiare dei milioni che l’Unione europea assegna per la conservazione dei boschi? Oltretutto parliamo di un’area di importanza comunitaria. Avreste potuto dare un lavoro stabile, non stagionale o per pochi mesi l’anno, ai disoccupati di Domusnovas, anche coinvolgendo le stesse cooperative…

Ripeto: soldi in cassa non ce ne sono per pagare chi fa i progetti. E in ogni caso, facendo parte del SiC, dovrebbe essere il comune capofila a presentare i progetti e chiedere i finanziamenti, quindi Villacidro (tesi seccamente smentita dal sindaco Teresa Pani, ndr).

Insomma: per voi l’unica via è quella dei tagli?

Sì. Si sono sempre fatti. Anche per il bene della foresta.

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto Francesco Aru, S.D., archivio GrIG)

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  1. Occhio nudo
    giugno 24, 2015 alle 8:35 am

    Se fosse realmente così, e l’Ente Foreste si fosse prestato al gioco, pure trattando con protervia chi ha osato portare argomentazioni scientifiche per indurli a ragionare, sarebbe veramente desolante.

  2. giugno 24, 2015 alle 9:26 am

    È indecente sentire parlare di “tagli per il bene della foresta”, lunica cosa certa è l’ignoranza, l’arroganza di chi continua a pensare che il mondo sia a sua completa disposizione!

  3. giugno 24, 2015 alle 9:27 am

    Ricordiamoci il nome della cooperativa che venderà il pellet

    • Fabrizio De Andrè
      giugno 24, 2015 alle 4:38 pm

      Minimo ci saranno fratelli,cugini parenti di politici e sindacalisti come già succede nelle coperative o associazioni esistenti e già pizzicati…….

  4. Fabrizio De Andrè
    giugno 24, 2015 alle 11:15 am

    Il nulla avanza……..eolico selvaggio,centrali a carbone,massacri di cormorani,cornacchie,distruzione di foreste,scorie nucleari,basi militari,discariche radioattive,politici corrotti,istituzioni conniventi,soldi europei che finiscono nelle tasche del sistema sulcis.Chi sono i BLACK BLOCK i manifestanti che protestano per il loro diritto alla vita o un branco di corrotti che ci brucia il futuro con il pellett?

  5. maria ignazia massa
    giugno 24, 2015 alle 12:30 pm

    E’ scoraggiante l’ignoranza sostenuta da argomenti quali quelli addotti (non abbiamo soldi per studi e progetti). E’subdolo l’argomento del ricatto occupazionale, quando poi sappiamo che ci sono altre strade da percorrere (progetti europei). Sull’altare di un’occupazione precaria si sacrificano ormai la salute, il territorio, vite non rinnovabili con facilità.

    • Fabrizio De Andrè
      giugno 24, 2015 alle 4:39 pm

      Continuiamo a credere che sia ignoranza,ma è sistema,protetto,ma sistema

  6. giugno 24, 2015 alle 8:45 pm

    Idea demenziale!

  7. giugno 25, 2015 alle 11:54 pm

    da Sardinia Post, 25 giugno 2015
    Marganai, il consigliere comunale: “Disoccupati scusa ricattatoria per tagliare ettari di foresta”. (http://www.sardiniapost.it/politica/marganai-il-consigliere-comunale-disoccupati-scusa-ricattatoria-per-tagliare-ettari-di-foresta/)

    “Trovo strumentale e ricattatoria la giustificazione che si vuole dare per permettere il taglio di questi 35 ettari di lecceta. Infatti, utilizzare l’argomento della disoccupazione come arma per distruggere un’area di importanza comunitaria, di rara bellezza, popolata da cinghiali e cervi, praticata da migliaia di visitatori e fonte di reddito se opportunamente valorizzata, è solo l’ennesima dimostrazione delle politiche miopi che guardano soltanto all’immediato tornaconto elettorale e non programmano nulla per lo sviluppo del territorio”. Lo ha dichiarato il consigliere di minoranza del comune di Domusnovas, Fabrizio Saba, intervenendo in merito al progetto di radere al suolo centinaia di ettari di lecceta nel compendio naturalistico protetto del Marganai. “La stessa giustificazione dei posti a rotazione per 6/8 mesi – prosegue il consigliere – rende praticamente palese questo ragionamento. Inoltre, mi preoccupa l’arroganza con la quale viene liquidato il lavoro degli esperti, senza, peraltro, portare nessuna prova scientifica a supporto dell’opposizione. Questo è esattamente il tipo di politica che ha portato il Sulcis-Iglesiente alla situazione di miseria e degrado che conosciamo oggi”.

  8. luglio 12, 2015 alle 11:24 am

    da Sardinia Post, 11 luglio 2015
    L’Accademia di Firenze: “Radere al suolo il Marganai? Rischio desertificazione”. (Pablo Sole) (http://www.sardiniapost.it/cronaca/laccademia-di-firenze-radere-al-suolo-il-marganai-rischio-desertificazione/)

    “Spesso i tagli a raso rappresentano l’inizio della desertificazione”. Se l’Ente foreste difende a testa bassa il progetto di radere al suolo 550 ettari di lecceta del Marganai (su un totale di circa 2.300 ettari), l’Accademia di Scienze forestali di Firenze ha qualche serio dubbio. L’iniziativa è nota: aprire le porte alle motoseghe che il poco più di un decennio dovrebbero tagliare a raso una superficie vasta quanto 450 campi da calcio. Per due motivi principali: ricavarne legna da ardere e materia prima per la produzione di pellet.

    I cugini del taglio a raso: erosione, desertificazione, dissesto.

    Sul tema, a differenze dell’Ente foreste, il vicepresidente dell’Accademia di Scienze forestali Raffaello Giannini qualche domanda in più se la pone. “Il tema è noto, anche grazie a una bibliografia corposa. Gli effetti del taglio a raso risultano decisamente negativi soprattutto se attuati su suoli in pendenza, in clima caldo-aridi e su vaste superfici”, dice Giannini, quasi a fotografare la situazione del Marganai. Ma quali sono questi effetti negativi? In particolare, essi riguardano “l’humus, l’erosione del territorio, il degrado e il dissesto delle aree”. Di più: “Spesso, è l’inizio della desertificazione”. È il caso del Marganai? Il team di esperti che sta aggiornando il Piano di gestione dell’area SiC Marganai-Monte Linas, tra i quali figura Angelo Aru, uno dei padri della geopedologia in Sardegna, è giunto a una conclusione molto semplice: “I tagli? Nefasti”. Qui il fotoreportage realizzato da Sardinia Post pochi mesi fa.

    Prescrizioni rispettate?

    Per limitare i danni pur consentendo la ceduazione, “non a caso – aggiunge il vicepresidente dell’Accademia – le amministrazioni pubbliche responsabili della gestione del territorio hanno emanato normative che, pur accettando un compromesso sull’utilizzazione boschiva, permettono i tagli a raso ma con limiti operativi tra cui l’età del soprassuolo e l’estensione della tagliata. Tale normativa, credo, sia in vigore anche in Sardegna”. E infatti così dovrebbe essere almeno nei SiC, i Siti di importanza Comunitaria. Ad esempio, le prescrizioni prevedono che non si possano superare i 10 ettari. Lo ha ricordato anche il professor Pulina. Peccato che nel caso del Marganai, in alcuni casi si sia arrivati anche a 16 ettari senza soluzione di continuità.

    Miliardi pubblici spesi per preservare un patrimonio che ora si vuole impoverire.

    Il vicepresidente dell’Accademia di Scienze forestali Raffaello Giannini
    C’è poi un altro aspetto della vicenda finora poco approfondito. “Ci si è posti un altro interrogativo? E cioè: il Progetto pilota getta o potrebbe gettare le basi per dare il colpo di grazia alla politica (che spero prosegua) perseguita fino ad ora con immani sforzi di lavoro e di denaro per quasi un secolo, e finalizzata al miglioramento degli ecosistemi forestali di proprietà pubblica, ovvero quelli gestiti dall’Ente foreste e che sono patrimonio di tutti i Sardi?”. Certo, fa un po’ specie pensare che l’area del Marganai fu acquistata dall’Azienda foreste demaniali (poi diventata Ente foreste) nel 1979, dietro il pagamento di oltre un miliardo di lire con l’obiettivo di preservare il territorio, e che oggi ci si arrischi in un’operazione che comporta parecchie incognite. “Penso che si dovrebbero spiegare bene le motivazioni e le valutazioni di ordine economico-finanziario che sono state essere poste alle base del Progetto – dice Giannini – perché gli aspetti economico-finanziari e quindi le scelte gestionali correlate, non appaiono sempre convincenti anche perché spesso si dimentica o si sottovaluta il fatto che per realizzare un nuovo soprassuolo occorrono gli stessi anni dell’età di quello che viene utilizzato, ma, forse, qualcuno di più”.

    Correzioni in corsa. Che l’Ente non prende nemmeno in considerazione.

    Conclude Giannini: “I ‘Progetti pilota’ spesso vengono redatti per definire progetti di più vasta portata (in effetti, il progetto pilota comportava l’abbbattimento di 330 ettari, poi saliti a oltre 550 con il Piano di gestione, ndr). La cosa solleva qualche perplessità, però è peccato fare il processo all’intenzione anche se qualche volta ci si azzecca. Speriamo che se si evidenziassero errori, vi sia la possibilità di apportare correzioni e di non farli divenire definitivi. Ho letto con attenzione su Sardinia Post l’intervento del Prof. Pulina, Prof.ordinario del settore Zootecnico dell’Università di Sassari, e non mi sembra prenda in considerazione questa possibilità”.

    Il ruolo dell’assessore regionale all’Ambiente.

    “In Sardegna – conclude Giannini – avete la fortuna di avere un assessore all’Ambiente (Donatella Spano, ndr) con un curriculum di esperienza nel settore dell’ecologia applicata quindi interprete sicuro delle politche di salvaguardia ambientale e penso, ad esempio, conoscitore del significato conservativo, ma non solo, dei siti SiC. La domanda che potreste rivolgere è: a chi giova ciò?”. Sarà il prossimo passo di questa lunga inchiesta.

  9. settembre 2, 2015 alle 3:00 pm

    patetici.

    da Sardinia Post, 1 settembre 2015
    Colpo di scena: il Quirinale si è trasferito a Domusnovas: http://www.sardiniapost.it/pronto-intervento/colpo-di-scena-il-quirinale-si-e-trasferito-a-domusnovas/

    —————————————–

    La Repubblica autonoma di Domusnovas: il sindaco si offende, i cittadini pagano. (Pablo Sole): http://www.sardiniapost.it/cronaca/la-repubblica-autonoma-di-domusnovas-il-sindaco-si-offende-i-cittadini-pagano/

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