A ciascuno il suo.


Valdagno, Contrada Zovo di Novale, altana di caccia

Valdagno, Contrada Zovo di Novale, altana di caccia

Il quotidiano La Repubblica, edizione del 23 marzo 2015, riporta un articolo della brava Margherita D’Amico (“Gli animalisti contro le torri dei cacciatori”) relativo alla richiesta di L.A.V. ed E.N.P.A. del sacrosanto ritiro dell’emendamento del sen. Stefano Vaccari (P.D.) al disegno di legge “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (A.S. 1676), di cui è relatore, che vorrebbe render realizzabili torri e altane di caccia in base alla sola licenza venatoria.

Un’idiozia impareggiabile, così come altro suo emendamento – ritirato – che puntava alla depenalizzazione del bracconaggio.

Naturalmente ci associamo alla richiesta di E.N.P.A. e L.A.V. in proposito.

Monte di Malo, località Cima, altana di caccia

Monte di Malo, località Cima, altana di caccia

Nell’articolo si riporta che “proprio a causa dell’assenza di qualsiasi titolo autorizzativo e dei più elementari principi di sicurezza, solo nel Vicentino, negli ultimi due anni, un’azione congiunta di comuni, Corpo forestale dello Stato e volontari Enpa ha portato alla rimozione di oltre mille torri.

Comprendiamo le esigenze di sintesi, ma una puntualizzazione è necessaria, per amor di verità e soprattutto rispetto per chi si è attivato e si attiva fra mille difficoltà, proteste, minacce: è stata una vera e propria campagna di riscontri e puntuali denunce avviata nel 2011 da guardie volontarie della Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), dell’E.N.P.A. e dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto in buona parte del Veneto (nelle province di Vicenza, Treviso, Padova, Venezia) a spingere magistratura, Corpo forestale dello Stato, diversi Comuni a disporre la rimozione di altane e capanni di caccia abusivi.

La stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 139 del 13 giugno 2013, ha dichiarato l’incostituzionalità della legge regionale 6 luglio 2012, n. 25 nelle parti in cui esentava gli appostamenti per la caccia (capanni, altane) dall’ottenimento dell’autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e dal titolo abilitativo urbanistico-edilizio (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.).   E lo stesso il ricorso governativo avverso la legge regionale veneta salva-altane di caccia, era stato effettuato su istanza (18 luglio 2012) dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

A ciascuno il suo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

La Repubblica, 23 marzo 2015

La Repubblica, 23 marzo 2015

(foto M.Z., archivio GrIG)

  1. Cristiana Verazza
    marzo 26, 2015 alle 9:01 pm

    Questi animalisti sempre a rompere le uova nel paniere 😉

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