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Cagliari, iI Chiostro di San Francesco di Stampace rinasce, in qualche modo.


Cagliari, ruderi del Chiostro di San Francesco di Stampace (da http://letteredacagliari.wordpress.com)

Cagliari, ruderi del Chiostro di San Francesco di Stampace (da http://letteredacagliari.wordpress.com)

Nei giorni scorsi presso il S.U.A.P. del Comune di Cagliari si è svolta la conferenza di servizi che ha autorizzato, con una serie di incisive prescrizioni, il piano di restauro e recupero dei ruderi del Convento di San Francesco di Stampace proposto dalla Colors s.r.l. dell’imprenditore sanlurese Carlo Scano (acquirente nel 2012) e predisposto dallo Studio Professionisti Associati s.p.a. (composto dal Antonio Cabras, Aldo Vanini, Carlo Caredda, Massimo Faiferri e collaboratori).

Il progetto prevede, secondo notizie stampa, spazi espositivi, un ristorante, il bookstore e la foresteria attraverso il recupero attuato “filologicamente” degli spazi e volumi.

Il Convento di San Francesco di Stampace, di singolare impronta romanica e gotica, ha una storia antichissima, risalente al XIII secolo, ed era uno dei luoghi religiosi più rilevanti della Cagliari medievale e spagnola, grazie anche ai numerosi lasciti nobiliari, fra cui quello di Violante Carroz, marchesa di Quirra, ivi sepolta come il resto della casata.  I numerosi dipinti fortunatamente scamparono alla rovina che travolse la struttura nella seconda parte del XIX secolo e oggi sono esposti alla Pinacoteca nazionale di Cagliari.

Dopo le norme abolitrici dell’asse ecclesiastico (1850-1867), il Convento divenne caserma dei Carabinieri (1861), anche se nella Chiesa si continuava a dir messa. Nel 1871 un fulmine fece crollare il campanile, seguito nel 1875 da parte del tetto e delle strutture murarie. La Chiesa venne così smantellata, il pulpito di Carlo V (1535) finì alla vicina Chiesa di San Michele e l’intero convento sarà poi sdemanializzato e alienato a privati.

Ora – dopo un lungo contenzioso e un degrado sempre più evidente – un progetto di recupero, i cui particolari sono da approfondire con estrema attenzione.   E anche un bel punto interrogativo fra i tanti punti interrogativi dell’urbanistica cittadina: il progetto come s’inserisce in quel piano attuativo del centro storico (piano particolareggiato del centro storico – zona A del Comune di Cagliari e della Municipalità di Pirri) che il Comune di Cagliari ha da un lustro in corso di approvazione?

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Cagliari, Chiesa di San Francesco di Stampace (XIX sec.)

Cagliari, Chiesa di San Francesco di Stampace (XIX sec.)

 

da CagliariPad, 20 agosto 2014

Via Mameli, museo, foresteria e ristorante nell’antico convento. Ecco il progetto.

Il Comune approva il piano di restauro della Colors, c’è anche il sì condizionato della Soprintendenza. Recuperati fregi e pitture, cadrà l’attuale muro in blocchetti sulla strada. Ma saranno costruiti nuovi volumi.   (Ennio Neri)

Museo, foresteria e ristorante. Rinasce così l’antico convento di San Francesco di Stampace, monumento gotico di via Mameli (a pochi passi dal largo Carlo Felice, nel cuore della città), ricco di archi, fregi, volte decorate e pitture antichissime e recenti (sono spuntati gli affreschi del periodo in cui il chiostro ospitò la sede del Partito Sardo D’Azione), in gran parte sconosciuti ai cagliaritani. Le rovine del convento francescano sono state acquisite qualche anno fa dalla Colors srl (proprietaria del palazzo della Rinascente) dell’imprenditore sanlurese Carlo Scano (considerato vicino all’ex presidente della Regione Renato Soru) che ha ottenuto pochi giorni fa il via libera dal Comune e dalla Soprintendenza (un sì condizionato da alcune prescrizioni messe nero su bianco in sede di conferenza di servizi) per il piano di recupero.

E così dove secoli fa pregavano e abitavano i francescani sorgeranno presto spazi espositivi, un ristorante, il bookstore e la foresteria. Grazie anche ai nuovi volumi che verranno ricostruiti (“filologicamente”, dopo lo studio delle vecchie carte e delle tracce ancora presenti, assicurano i proponenti) al di sopra delle antiche strutture. E verrà buttato giù l’orrendo muro in blocchetti non intonacato che oggi nasconde il monumento ai passanti di via Mameli.

Cagliari, Chiesa di San Michele, pulpito di Carlo V (1535, già nella Chiesa di S. Francesco di Stampace)

Cagliari, Chiesa di San Michele, pulpito di Carlo V (1535, già nella Chiesa di S. Francesco di Stampace)

La storia. Ormai inglobata dalle abitazioni private, l’area dell’antico convento di San Francesco si trova fra il corso Vittorio Emanuele II e via Mameli. Le origini sono antichissime: due documenti d’archivio attestano la vendita di quattro terreni ai minori conventuali nel 1275, con la delimitazione dei confini entro cui poteva impiantarsi la loro nuova fondazione a Stampace. Il complesso, comprendente la chiesa, il chiostro e il monastero, fu ampliato a partire dal XV secolo.

Rivestì una fondamentale importanza non solo per la vita religiosa della città, ma anche per la società borghese e mercantile, la quale contribuì all’abbellimento della chiesa con sculture e retabli, (oggi in gran parte nella Pinacoteca Nazionale cittadina). Il primo novembre 1871 il campanile della chiesa fu colpito da un fulmine, che portò al successivo crollo della travatura del tetto l’11 gennaio 1875, segnando l’inizio del processo di degrado e la fine del complesso monumentale, demolito per far luogo a edifici di abitazione. Il canonico Spano, che visitò il sito negli anni precedenti la rovina del complesso, lo descriveva come: “il più bel chiostro dei conventi della Sardegna formato in quadrato con architettura gotica, e con archi che nei capitelli e nel mezzo della volta sono ornati di Santi, e di figure mostruose scolpite”.

Scomparsa la chiesa, dello splendido monumento resta in piedi oggi quasi integro il chiostro e il refettorio. Dichiarato di interesse pubblico già nel 1939 e restaurato negli anni 1990–1992, è rimasto a lungo in un limbo giuridico a causa di un braccio di ferro tra al proprietà e la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Cagliari che l’11 novembre 1995 ordina di far cessare “l’attuale utilizzazione fortemente dannosa” e di provvedere al consolidamento e restauro dell’edificio, previa presentazione alla stessa Soprintendenza di un adeguato progetto.

Seguiranno anni di ricorsi presso il Tar e il Consiglio di Stato e altrettanti provvedimenti da parte della Soprintendenza, volti a interrompere l’utilizzazione impropria dell’edificio e a ordinarne il consolidamento e il restauro. Fase tormentata che si conclude solo il 13 novembre 2007 con la completa riconsegna dell’immobile, libero da persone e cose, alla precedente proprietà.

Cagliari, ruderi del Convento di San Francesco di Stampace, Olivi (Olea europae)

Cagliari, ruderi del Convento di San Francesco di Stampace, Olivi (Olea europae)

Il progetto. Oggi la Colors dichiara di aver pienamente recepito la prescrizione della Soprintendenza e ha presentato all’amministrazione comunale il progetto di restauro (redatto dallo Studio Professionisti Associati di Antonello Cabras, Carlo Caredda, Massimo Faiferri e Aldo Vanini) dopo aver commissionato una consulenza al Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Cagliari, (architetto Caterina Giannattasio) ed aver avviato, d’intesa con la stessa Soprintendenza, un intervento campione su una delle volte del chiostro. La nuova struttura avrà al piano terra uno spazio per esposizioni permanenti e/o temporanee di arte contemporanea, un bookstore e un piccolo punto di ristoro e al primo piano altri spazi funzionali come un laboratorio per il restauro e una foresteria.

Sarà demolito il muro in blocchi di calcestruzzo non intonacato che nasconde la vista del monumento da via Mameli e verrà sistemato a verde lo spazio compreso tra il braccio sud e la Via Mameli. Saranno poi piantati alcuni ulivi, piante simboliche dell’Ordine Francescano.

I nuovi volumi. Ma ecco l’intervento più delicato: saranno infatti ripristinati, “sia pure in forma rigorosamente riconoscibile”, decisione che, per i redattori del progetto, “non nasce solo dalla ovvia e banale necessità di recuperare spazi alle funzioni previste dal progetto, ma anche per restituire al complesso, per quanto possibile, e nel rispetto della sua morfologia e all’interno della volumetria originaria, una forza di proporzioni con la quale confrontarsi con l’imponenza della cortina urbana che lo circonda”.

Così, dopo aver analizzato la documentazione iconografica fornita dallo studio di Dionigi Scano,  documenti fotografici e disegni d’epoca e le tracce presenti sull’esistente si è deciso “di ripristinare le volumetrie di cui si aveva certezza optando per un restauro estetico ma su base filologica, avendo cura, ovviamente, di rendere chiaramente riconoscibili i volumi ricostruiti da quelli originari”.

Cagliari, il quartiere storico di Stampace visto dal Bastione di S. Croce

Cagliari, il quartiere storico di Stampace visto dal Bastione di S. Croce

In particolare si é scelto di ripristinare: la sagoma dell’ala del refettorio (della cui parte superiore rimane un’ampia porzione della muratura e la traccia precisa della forma e delle dimensioni del tetto), il volume superiore del braccio est (quello su via Angioy), di cui permangono parti delle murature e la cui sagoma é immediatamente deducibile anche dalle fotografie d’epoca. I volumi ripristinati forniranno gli spazi per i locali di servizio della struttura museale che verrà insediata nell’edificio.

La Soprintendenza. Il via libera arriva il 27 giugno scorso. Un sì con alcune condizioni: è stata richiesta particolare cura nel recupero delle decorazioni murarie, definite “un unicum” di eccezionale valore storico ed architettonico nel panorama locale, la stessa cura dovrà essere dedicata al recupero dei due dipinti murari esistenti, testimonianza del momento storico in cui il chiostro fu destinato a sede del Partito Sardo d’Azione. Gli intonaci antichi dovranno essere possibilmente conservati e consolidati (ammessa la sostituzione delle sole porzioni effettivamente ammalorate ed irrecuperabili, o di quelle realizzate in epoche recenti, mentre dovranno essere preventivamente sottoposti al vaglio ed alla relativa approvazione della Soprintendenza i campioni relativi agli infissi e alla pavimentazione (ed in generale tutto gli elementi di arredo) innovativi rispetto alla struttura originaria. Poco filtra circa l’inizio e la durata dei lavori (che attendono ora solo la concessione edilizia), col dubbio che la mancata approvazione definitiva del piano particolareggiato del centro storico possa ritardare l’intervento.

 

galleria fotografica: il Chiostro di San Francesco di Stampace

galleria fotografica: il progetto di restauro del Convento di San Francesco di Stampace

 

 

Cagliari, ruderi del Convento di San Francesco di Stampace (da www.cagliarinverde.com)

Cagliari, ruderi del Convento di San Francesco di Stampace (da http://www.cagliarinverde.com)

 

L'Unione Sarda, 23 agosto 2014

L’Unione Sarda, 23 agosto 2014

 

(foto da Sardegna Cultura, http://letteredacagliari.wordpress.com, http://www.cagliarinverde.com, S.D, archivio GrIG)

 

 

  1. agosto 24, 2014 alle 10:08 am

    da CagliariPad, 23 agosto 2014
    Restauro del convento di San Francesco, ecologisti in guardia: “Progetto da approfondire”.
    Il Gruppo di intervento giuridico punta la lente sul recupero dell’antico chiostro di via Mameli: “Come s’inserisce in quel piano attuativo del centro storico che il Comune di Cagliari ha da un lustro in corso di approvazione?”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=10793

  2. agosto 28, 2014 alle 3:05 pm

    da L’Unione Sarda, 28 agosto 2014
    Pavimenti, arcate, muri e ingressi: così rinascerà l’antico chiostro.
    STAMPACE. L’intervento nell’ex convento di via Mameli costerà tra i due e i tre milioni. (Andrea Manunza)

    Abbandonato da anni dopo essere stato anche un deposito e un parcheggio di auto, il chiostro dell’ex convento di San Francesco è un rudere dal fascino intatto ma la cui antica bellezza è quasi scomparsa, nascosta sotto intonaci recenti e solai in cemento che nulla hanno a che spartire coi materiali originari. Così, proprio questo sarà il punto di partenza dell’imminente intervento di ripristino dell’immobile, che abbraccia oltre 2 mila metri quadrati tra il Corso Vittorio Emanuele, via Sassari, via Angioy e via Mameli: riportare alla luce l’antico splendore dell’edificio «rispettandone la natura», giurano i diretti interessati. Cioè i muri, gli ingressi, i pavimenti, le arcate, le volumetrie esistenti oggi e un tempo.
    Due gli ingressi, dal Corso (al civico 60, dove si trova un grande portone chiodato) e da via Mameli. Sarà questo l’accesso principale dopo l’abbattimento dell’attuale muro in blocchetti: da qui si potranno percorrere a destra e sinistra i vecchi corridoi del chiostro, coperti dalle volte gotiche originarie, mentre al centro resterà il giardino con intatto il vecchio pozzo e all’interno sorgerà un museo. Saranno presenti un piccolo bar e un locale destinato alla vendita dei libri legati alle mostre. Al piano superiore, cui si accederà attraverso una sola scala, sarà ricavato un mini alloggio per il custode. Un camminamento porterà a una terrazza.
    Si calcola che l’intervento costerà tra i 2 e i 3 milioni di euro alla società Colors srl dell’imprenditore Carlo Scano, che ha acquistato il complesso nel 2012. Quel che ne restava: nei decenni precedenti la chiesa e il resto del chiostro sono stati inglobati da palazzi, negozi di stoffe e libri. Anche da ristoranti e pub, dove le coperture sono state rifatte, i capitelli trasformati in porta lumi e parte della cripta utilizzata come sala bar e per dj.
    L’intervento di restauro ha avuto l’approvazione di Comune e Soprintendenza, i lavori potrebbero cominciare subito ma saranno lunghi. Almeno un anno, forse più, per restituire alla città uno spazio che pochi conoscono. Il complesso fu acquistato dai Francescani nel 1275 nel rispetto della divisione tra ordini religiosi: loro a ovest, i Domenicani a est, a Villanova. Era in stile gotico catalano, si entrava da via Mameli. Nella chiesa, che cominciava dove oggi c’è il civico 54 ed era più alta del livello attuale degli attici, si trovava il sarcofago in pietra della marchesa Violante Carroz di Quirra, che visse nel XV secolo e lì aveva trascorso i suoi ultimi anni in clausura per aver fatto uccidere il cappellano di corte, che contrastava un suo rapporto extraconiugale.
    Il convento fu chiuso nel 1861 per la nuova legge sulla soppressione degli ordini religiosi, ma già nel 1828 il ministro degli Interni aveva cercato di realizzarvi l’ospedale Civile. Nel 1862 fu trasformato in caserma dei carabinieri, poi il primo novembre 1871 un fulmine colpì il campanile causando danni irreparabili. Il Comune ne ordinò la demolizione ma il ministro della Pubblica istruzione ne dispose la conservazione, finché nel gennaio 1875 l’umidità fece crollare gli archi delle cappelle e le travi del tetto. Nel febbraio 1877 lo Stato autorizzò il Demanio alla vendita. La chiesa fu chiusa nel gennaio 1967 e smantellata. Numerosi dipinti sono esposti alla Pinacoteca nazionale di Cagliari. Ha ospitato anche la sede del Psd’Az.

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    Il via libera del Comune. L’assessore Frau: «La sua funzione sarà culturale».

    Il chiostro dell’ex convento di San Francesco «è di proprietà privata», e se l’imprenditore «vuole investire per inserire nel circuito culturale un bene dimenticato, in abbandono e in disfacimento a causa del tempo», è «positivo». L’assessore comunale all’Urbanistica Paolo Frau dà il via libera all’intervento della società Colors srl dell’imprenditore Carlo Scano sull’immobile. Da tempo del resto lo stesso Comune e la Soprintendenza hanno accolto positivamente il progetto preparato per oltre un anno dallo “Studio Professionisti Associati” di Antonello Cabras, Aldo Vanini, Carlo Caredda e Massimo Faiferri.
    Interventi sui quali hanno espresso dubbi le associazione ecologiste Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico e che invece l’esponente della Giunta Zedda valuta con soddisfazione. «La società propone di recuperare i locali per poi consentirne un uso non solo personale ma pubblico, con una funzione culturale», sottolinea Frau, «e tutto è stato studiato con gli enti che si occupano della tutela dei beni storici. Saranno mantenuti la struttura architettonica, antica, e gli affreschi di un’altra epoca che col tempo hanno assunto valore storico, come quelli creati quando c’era la sede del Psd’Az. Ci saranno laboratori e una foresteria, ma il grosso dell’intervento riguarderà il recupero della parte destinata al museo e alle esposizioni di opere d’arte pittoriche e scultoree». Qualche incertezza sui tempi: «Gli uffici valuteranno quanto un intervento simile sia conciliabile con il Piano particolareggiato del centro storico, la cui adozione è prevista entro l’anno».

  3. settembre 16, 2015 alle 3:01 pm

    da L’Unione Sarda, 15 settembre 2015
    Chiese, chiostri e conventi: difficile e costoso tutelare il patrimonio architettonico. (Marco Noce): http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=46561

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    Ma di chi è l’ex asilo pignorato?: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=46560

  1. ottobre 5, 2014 alle 4:03 pm
  2. agosto 1, 2015 alle 6:10 pm
  3. agosto 3, 2015 alle 2:09 pm

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