Ancora diserbo chimico, ancora inutili rischi.


Pecora che bruca l'erba in prossimità di una cunetta stradale diserbata

Pecora che bruca l’erba in prossimità di una cunetta stradale diserbata

Riceviamo da Mirko Piras, dottore in scienze naturali, e pubblichiamo molto volentieri.

In numerose occasioni abbiamo contrastato l’utilizzo dissennato di diserbanti per la pulitura di cunette stradali e massicciate ferroviarie per il loro effetto deleterio sull’ambiente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Sindia, pertinenza ferroviaria diserbata

Sindia, pertinenza ferroviaria diserbata

 

 

Delle dichiarazioni dell’assessore regionale all’ambiente Biancareddu, che ad aprile 2013 invitava l’ANAS a «sospendere immediatamente l’utilizzo del diserbante chimico per la pulitura delle cunette, raccomandando il ripristino dell’esecuzione degli interventi di pulitura con il ricorso alla falciatura manuale o, perlomeno, meccanica», nessuno si è curato, e tanto meno lui, visto che tale pratica è stata mantenuta e continua ad essere attuata lungo la SS131, la SS127 e altre strade ed aree della regione,  incluse le ferrovie gestite dall’ARST.

La grande mobilitazione contro l’uso dei diserbanti chimici ed a favore del ripristino di tecniche meccaniche per la gestione della vegetazione delle cunette e lungo la linea ferroviaria,  pare non aver intaccato minimamente la possibilità che ANAS e ARST hanno di distribuire questi prodotti venefici sul territorio. E’ paradossale che un trenino definito verde rilasci periodicamente sostanze pericolose per la salute degli ecosistemi, uomo incluso,  e capaci di peggiorare la qualità del paesaggio  che il gestore della linea –l’ARST-  ha la pretesa di tutelare e valorizzare. Ed è eufemistico che si parli di pulizia delle cunette, invece che di guerra alle piante spontanee, condotta con tanto di armi chimiche e di vittime collaterali.

Questo atteggiamento, che potremmo definire “fitoxenofobo”,  non tiene minimamente in considerazione l’importanza che la vegetazione riveste in questi luoghi; si parla tanto di effetto serra, si firmano accordi internazionali per la riduzione delle emissioni di CO2 e poi si pensa solo a produrre altra energia da fonti “green”, invece che cercare di aumentare la quantità di carbonio fissata dagli/negli organismi viventi.

Diserbare chimicamente due metri di cunetta (o ferrovia) per carreggiata, significa eliminare la vegetazione per decine di Km² (basta moltiplicare  i 4 m in cui viene effettuato l’intervento, 2 per carreggiata, per le centinaia di chilometri su cui è distribuita la  vegetazione che accompagna le strade e le ferrovie della regione), provocando, in assenza di radici, macro e microrganismi, la perdita di sostanza organica  contenuta nel suolo su cui tali piante crescono e che contribuiscono a costruire, incrementando ulteriormente le emissioni di CO2.

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Nelle zone in cui la pratica del diserbo chimico si perpetua da diversi anni si è innescato un processo regressivo, con decrescente complessità delle comunità vegetali e animali, spintosi a tal punto che in alcuni tratti non cresce più nessuna specie vegetale, mentre piccole porzioni di quello che è ormai un substrato vengono occupate unicamente da comunità semplificate, come quelle rappresentate dai muschi.

La presenza della vegetazione lungo le cunette, grazie alle trame che le radici formano, garantisce un “setacciamento” delle sostanze presenti nelle acque che vi confluiscono, depurandole ed evitando che tutti i prodotti rilasciati  dal passaggio di auto e mezzi pesanti (legati all’usura di alcune parti come freni, pneumatici, oli, ecc.) o provenienti dai terreni a monte, spesso concimati con prodotti chimici, finiscano nelle falde o nei corsi d’acqua, inquinandoli. A questa sopraggiunta incapacità fitodepurativa si sommano gli effetti prodotti dalla persistenza del Glyphosate  (Nonostante sia una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque sia stata abbondantemente confermata anche da dati internazionali, il suo monitoraggio è tuttora effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza e/o il metabolita AMPA sono presenti nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, sempre con concentrazioni oltre il limite di 0,1μg/l, rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2008/2010, ISPRA),  la cui pericolosità è inoltre incrementata se associato ad un additivo, il cui acronimo è POEA, 30 volte più tossico dell’erbicida (Glyphosate, in Journal of pesticide reform, inverno 2004, vol. 24, n. 4).

Se a questo dato correliamo il fatto che il trattamento viene  eseguito anche nel periodo più piovoso, quello autunno-invernale, con conseguente accumulo e scorrimento d’acqua lungo i canali,  la cui destinazione è intuibile, mi pare che non ci sia molto da aggiungere…

La presenza dell’erbicida e dei suoi metaboliti ha delle implicazioni notevoli sulla salute -anche se sarebbe più opportuno dire  sulla possibilità di esistere- degli anfibi, pericolosamente in declino in tutte le regioni del paese (RELYEA R.A., 2005 – The lethal impact of Roundup on acquatic and terrestrial amphibians. Ecological Applications, 15(4): 1118–1124). L’erbicida agisce anche sugli altri organismi, al di là dell’effetto tossico che può esplicare su alcuni gruppi sistematici, riducendo le scorte alimentari e/o attraverso la distruzione dell’habitat Per quanto riguarda la salute umana, esiste una raccolta di studi (Round up and the birth defect: is the pubblic being kept in the dark?) nella quale vengono messi a disposizione i risultati di diverse ricerche sugli effetti teratogeni del  glyphosate e sulle sue interazioni negative con il sistema riproduttivo;  l’esposizione  a questo erbicida, anche a dosi più basse della comune diluizione a scopo agricolo, è inoltre correlata ad un aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin.  E pensare che in Argentina, un’associazione di madri, Mothers of Ituzaingo,  ha sfidato la Monsanto, casa produttrice del Round Up, erbicida a base di glyphosate usato nelle coltivazioni transgeniche di soia diffuse nell’area in cui vivono insieme alle famiglie, per difendere il diritto alla vita dei propri bambini (i figli di alcune di loro morirono pochi giorni dopo la nascita), aggiudicandosi un importante premio per la tutela dell’ambiente: il  Goldman Environmental Prize 2012.

Se poi non si vuole entrare nel dettaglio, è sufficiente leggere la scheda di sicurezza di un erbicida contenente questo principio attivo, nella quale si citano i rischi di lesioni oculari, mentre si accenna agli altri danni alla salute unicamente perché si da per scontato che chi utilizza il prodotto si protegga in modo adeguato; nella scheda si evidenzia come il prodotto sia tossico per gli organismi acquatici e si sconsiglia di utilizzarlo in prossimità dei canali di scolo o altri luoghi in cui l’acqua sia presente.

Morlupo, effetti del diserbante lungo la ferrovia, presso abitazioni

Morlupo, effetti del diserbante lungo la ferrovia, presso abitazioni

Sia ANAS che ARST non tengono minimamente conto di questo ed aspergono con colpevole negligenza tutto quello che incontrano lungo il cammino, senza preoccuparsi di segnalare ai cittadini l’area interessata da tale intervento. Non è improbabile, anzi accade che, poco dopo il passaggio del mezzo che sparge l’erbicida, le persone utilizzino la strada per attività all’aria aperta, oppure che alcune di loro raccolgano erbe spontanee o lumache nelle aree trattate o prossime a queste; dato che dal momento in cui il diserbante viene utilizzato al momento in cui le parti aeree della pianta ingialliscono intercorrono diversi  giorni, c’è il rischio che queste persone si intossichino inconsapevolmente.  Come fanno se accusano  un malessere fisico legato al contatto con l’erbicida a ricondurlo a questo?

Anche se l’ANAS sostiene che prima di effettuare l’intervento la ditta che esegue l’irrorazione lo comunichi all’ASL del territorio, potrebbe essere che alcune persone non lo riconducano alle piante raccolte. Perché far correre questo rischio alla gente? Lo stesso capita agli erbivori che durante gli spostamenti brucano l’erba, intossicandosi e riportando problemi difficilmente individuabili. E Cosa accade quando il diserbo chimico viene effettuato lungo i tratti che attraversano il paese, come nel caso della linea ferroviaria Palau-Sassari, in zone frequentate dai bambini?  E chi pratica l’agricoltura biologica ed ha l’azienda in prossimità della strada  e potrebbe vedersi ritirare la certificazione? E con L’apicoltura?

utilizzo di sostanze diserbanti sulle strade statali del Nuorese

utilizzo di sostanze diserbanti sulle strade statali del Nuorese

In merito ai rischi che corrono le api  in seguito all’utilizzo del glyphosate è intervenuto anche il Prof. Lucianu della facoltà di agraria ed alcuni apicoltori, giustamente preoccupati. Oltretutto, le scarpate che sovrastano le cunette  in assenza di radici rischiano di franare sulla strada, con la possibilità, non certo remota, di generare incidenti e/o di richiedere costosi interventi di rimozione, ma, nel paese in cui si attende l’emergenza, tutto pare ammesso. Peccato ci sia un rifiuto, da parte di chi decide che questa pratica sia idonea e di chi, a livello politico, la accetta, a comprendere che i caratteri propri di ogni paesaggio sono la diversità, la connettività e l’eterogeneità e che alla base della funzionalità degli ecosistemi che lo compongono ci sono le interazioni; quindi, ne deriva che ogni intervento su questi si riflette inesorabilmente su tutte le sue componenti, e noi esseri umani siamo tra queste! Va inoltre aggiunto che splendide piante come le orchidee, un tempo abbondanti lungo le cunette (che rappresentano, nella loro artificialità, una sorta di corridoio ecologico), pur godendo di diversi livelli di protezione,  sembrano non godere di quella dal dissecamento tramite erbicidi. A queste e ad altre specie, se si continua con il diserbo chimico, rischiano di subentrarne delle altre più “aggressive” e potenzialmente allergeniche per gli uomini.

E’ un vero peccato non comprendere l’importanza che queste “strisce verdi”  rivestono per la nostra salute. Sembra quasi che le piante che  vegetano lungo questi canali non meritino di esistere, siano fastidiose per il solo fatto di essere lì, di crescere e che noi, allo stesso tempo, non meritiamo la “compagnia” di un paesaggio ameno durante le attività all’aria aperta  o gli spostamenti in auto. Alcuni comuni si sono attivati, come Sedilo e Neoneli, per vietare questa pratica all’interno dei loro territori e gli altri, cosa aspettano? E noi cittadini, cosa aspettiamo a farci sentire ed a metterci di traverso?

Mirko Piras, dottore in scienze naturali

Sassari, presso il Lago Baratz, irrorazione diserbanti sulle cunette stradali

Sassari, presso il Lago Baratz, irrorazione diserbanti sulle cunette stradali

(foto Mirko Piras, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. max
    febbraio 11, 2014 alle 7:10 am

    possibile che nel terzo millennio esistano ancora imbecilli “pubblici”( ma anche privati)che utilizzano diserbanti anziche’sfalciare o utilizzare animali ( prov. di Treviso docet) che tutti sanno che poi finiscono nelle falde o peggio?

  2. febbraio 11, 2014 alle 8:11 am

    Articolo interessante e motivazioni che ormai abbiamo già esposto più e più volte, però dirlo tra noi ormai non basta più. Bisogna agire.

    Credo sia il momento di avviare una azione legale o quantomeno delle denunce circostanziate ogni volta che uno di questi mezzi viene colto sul fatto. Se ci sono gli estremi bisogna fermare questo scempio senza dar loro il tempo di continuare ad avvelenare l’Isola!!

  3. capitonegatto
    febbraio 11, 2014 alle 9:20 am

    La foto della pecora che bruca vicino all’erba che ha subito il trattamento chimico , dimostra sia la bassa cultura di chi prende tecnicamente queste decisioni, sia il menefreghismo nei confronti della salute del cittadino. La bassa cultura , il menefreghismo , che ha permesso alle pecore di brucare nei pascoli di Quirra , o alle culture vegetali di continuare sui terreni Campani ( e non solo ) inquinati dagli sversamenti . Poi se qualcuno piange perche’ diminuisce il consumo di cibo prodotto nei luoghi di pericolo, piange evidentemente lacrime di coccodrillo.

  4. capitonegatto
    febbraio 11, 2014 alle 9:28 am

    Chi ha autorizzato questi mezzi che spargono i diserbanti sulle strade , magari avendo dietro veicoli che sopraggiungono , sarebbero da denunciare per il solo motivo di ” manifesta e concreta possibilita’ di provocare danni all’apparato respiratorio di cittadini che incosapevolmente erano vicini allo spargimento di sostanze tossiche su strade aperte al transito “.

  5. Juri
    febbraio 11, 2014 alle 10:01 am

    È una cosa decisamente grave, tra l’altro oltre alla contaminazione del suolo (come non ci fossero già troppe fonte di avvelenamento chimico!) produce un pessimo effetto paesaggistico, con quella striscia di vegetazione marroncina lunga decine di chilometri che contrasta, fino ad aprile-maggio, con il paesaggio verdeggiante circostante.

  6. Pietro
    febbraio 11, 2014 alle 10:49 am

    Io non sò se si rendono conto,industrie,basi,centrali a carbone,pesticidi,falde acquifere inquinateci mancavano i diserbanti nelle cunette.Poi come ha scritto capitonegatto ci lamentiamo che la gente non compra i prodotti sardi,alla fine sono più sicuri quelli dei centri commerciali

  7. M.A.
    febbraio 11, 2014 alle 11:32 am

    Che brutta quella reticella in ferro, che brutta quella striscia gialla nell’erba! Io avrei preferito un bel muretto a secco con dei bei filari di rovi, lentischi e fichi d’india. E avrei anche sostituito quella scia gialla, con un signore pagato, vestito in “arancione” e armato di decespugliatore! Bisogna porre fine a questo scempio ambientale!

  8. Mirko
    febbraio 11, 2014 alle 12:05 pm

    Gilles Clement, paesaggista ed entomologo, sostiene che il paesaggio può essere definito come ” quello che conserviamo nella memoria quando smettiamo di guardare; ciò che conserviamo nella memoria dopo aver smesso di esercitare i nostri sensi all’interno di uno spazio investito dal corpo”. Ecco, con il territorio, ci stanno devastando anche la memoria e la percezione della bellezza.
    Restando sul diserbo, questa mentalità della “pulizia” è diffusa anche in moti vigneti, frutteti, ecc. . Quando il trattamento non è chimico è meccanico, e la terra nuda resta l’unica componente di buona parte del paesaggio agrario. In pochi apprezzano la bellezza e l’utilità delle spontanee (a favore dell’inerbimento di frutteti e vigneti si trova molto anche in libri di arboricoltura convenzionale). Il desiderio di controllo e di dominio umano sulla natura, si manifesta in modo palese in questi contesti relativamente piccoli.

    • M.A.
      febbraio 11, 2014 alle 1:09 pm

      l’imposizione sulla natura è tipica di ogni creatura, L’impronta ecologica dell’uomo, anche in campo agrario è stata devastante. Adesso non sto a condannare l’estirpazione delle sponanee all’interno nei frutteti e nei vigneti, o nei campi, ma condanno fortemente l’estirpazione della macchia a livello dei confini biotopi dei nostri campi. E’ scandaloso. Il nostro paesaggio è stato per secoli la nostra identità. Il campidano ormai è stravolto. il paesaggio di 20 anni fa non esiste più. I terreni con la macchia, che venivano utilizzati per la legna oggi sono stati sostituiti da una pianta non autoctona l’Eucalyptus per gli stessi identici fini la produzione di legname. I danni sull’ecosistema sono notevoli. L’eucalyptus è una pianta adatta a i Koala, non alla lepre sarda, alla pernice sarda etc etc! I muretti a secco che devono essere tutelati, perchè ci ricordano la nostra storia, (giudicati, feudalesimo etc etc) sono stati distrutti e sostituiti insieme alla macchia che offriva riparo, rifugio alla fauna stanziale e migratoria, e le pietre che li costituivano accumulate in mezzo ai campi. scendendo da Cagliari verso Oristano, il paesaggio è dei più deserti, monotoni in assoluto Km e km di campi recintati con sterili reticelle, con qualche albero di Eucalyptus in lontananza. Ora mi chiedo oltre alla tutela del paesaggio, la nostra fauna e la nostra biodiversità che vantaggi potrebbe trarre da un ripristino ambientale con la macchia almeno nei confini dei campi? ENORMI: E’ stato dimostrato anche che le radici della macchia essendo molto profonde riescono a detossificare parte di sostanze chimiche utilizzate in questi ultimi 20 anni. Oggi i nostri sono spogli, perdono sempre più produttività in quanto sfruttati senza riposo, e senza aggiunta di sostanze chimiche non più produttivi. Se è vero che da una parte i progressi tra pesticidi, erbicidi e concimi vi sono stati, in quanto quelli moderni vengono utilizzati nell’ordine di g/ettaro e non di Kg /ettaro, sono sempre più selettivi e i principi attivi non più inquinanti è vero anche che i campi risentono ancora delle sostanze chimiche gettate agli albori di questo sviluppo agricolo. Grig tu che hai competenze giuridiche di non poco conto, c’è la possibilità di intervenire e di restituirci la Sardegna com’era prima?

  9. febbraio 11, 2014 alle 4:14 pm

    Vi ho citato nel mio ultimo articolo

  10. febbraio 18, 2014 alle 3:01 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 febbraio 2014
    Diserbanti nelle cunette, ambientalisti mobilitati. Decine di segnalazioni alle associazioni dopo l’appello del naturalista Mirko Piras. Anche gli ambienti accademici e gli apicoltori contro l’utilizzo del “glyphosate”. (Mauro Tedde): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/02/17/news/diserbanti-nelle-cunette-ambientalisti-mobilitati-1.8689383

  11. febbraio 20, 2014 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2014
    SENEGHE. Pulizia delle cunette, continua l’utilizzo del diserbante. Piero Marongiu

    SENEGHE Ormai è diventata una prassi normale per gli operai della Provincia (che agiscono con regolare autorizzazione dei loro capi) l’utilizzo del diserbante contro l’erba che cresce spontaneamente nelle cunette. Il rito, come ogni anno in questo periodo, si ripete con grande disappunto dei cittadini e degli automobilisti che incrociano il furgoncino dell’ente con a bordo un operatore in tuta arancione, cappuccio e maschera, intento a irrorare muretti a secco, aiuole e cunette con un prodotto che in breve tempo secca tutto: erba e rovi in particolare. «Abbiamo una regolare autorizzazione firmata dal nostro dirigente – risponde l’operaio a chi prova a informarsi–. Il prodotto che viene utilizzato è a basso impatto e non inquina», – precisa. Sarà anche vero, ma qualche dubbio rimane. Questa volta ad essere interessata all’azione di diserbo, a base di glifosato è la strada provinciale 16 tra Seneghe e Milis. L’erbicida impiegato, di cui la Provincia pare abbia immagazzinato una consistente quantità, viene definito “ecologico e biodegradabile”. A vedere gli effetti che produce sulla vegetazione su cui viene sparso, però, non si direbbe. I rischi per la salute delle persone che si recano in campagna a raccogliere asparagi, erbe commestibili come cicoria e bietola selvatica, non si possono escludere. Ma a fare le spese con gli effetti del glifosato sono anche le lumache, gli insetti, le lucertole e altri piccoli animali che vengono a contatto con il prodotto chimico. Una volta le cunette e le aiuole venivano tenute in ordine e pulite dagli operai, adesso sembra che sia più conveniente, e certamente più rapido, usare il diserbante per ottenere lo stesso risultato con buona pace di ecologisti e amanti dell’ambiente.

  12. febbraio 25, 2014 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 febbraio 2014
    Nulvi, stop ai diserbanti in tutto il centro abitato. Un’ordinanza del sindaco vieta l’utilizzo indiscriminato di fitosanitari nel paese Il provvedimento era già stato adottato dai Comuni di Sedilo, Neoneli e Nulvi. (Mario Tedde)

    NULVI. La coraggiosa battaglia contro l’utilizzo dei diserbanti di Mirko Piras, il giovane naturalista di Nulvi che con un suo studio ha rilevato la pericolosità di questi prodotti, sta lentamente dando i suoi frutti. Dopo i Comuni di Sedilo e Neoneli anche il Comune di Nulvi, con un’ordinanza sindacale, ha vietato nei giorni scorsi l’utilizzo di fitosanitari all’interno del centro urbano. Il Comune ha preso nella giusta considerazione l’uso indiscriminato e incontrollato di questi prodotti chimici per la realizzazione di operazioni di diserbo di aree e terreni, anche di proprietà pubblica, come appunto gli interventi che vengono eseguiti dagli enti proprietari, peraltro senza alcun preavviso, su strade statali e sulle linee ferroviarie insistenti nel territorio comunale e che attraversano il centro urbano. Ma anche le legittime lamentele, sostenute da richieste di intervento da parte di gruppi e consiglieri comunali che, in diverse occasioni, hanno chiesto un pronunciamento del consiglio comunale sull’argomento perché si trovassero soluzioni al problema a tutela della salute e dell’incolumità pubblica dei cittadini. L’amministrazione comunale ha quindi disposto un sopralluogo della polizia municipale dalla cui relazione si evince in maniera incontrovertibile che lungo la linea ferroviaria che attraversa il centro abitato e nelle sue pertinenze, sia stato fatto uso di prodotti chimici diserbanti irrorati, senza alcun preavviso al Comune e che appare evidente come le operazioni di diserbo hanno interessato anche aree pubbliche e private, non di pertinenza della linea ferroviaria, con danneggiamenti di siepi e colture domestiche. Ritenuto in particolare che, a tutela della pubblica e privata incolumità, sia necessario regolamentare l’uso di prodotti fitosanitari il sindaco ha emesso un’ordinanza con la quale all’interno del centro urbano di Nulvi, come definito dall’attuale strumento urbanistico vigente (Piano urbanistico comunale), è vietato l’uso di fitosanitari comunque classificati, intendendo per diserbanti qualsiasi sostanza chimica di sintesi impiegata per il controllo delle malerbe o piante infestanti. Lo stesso divieto vige in un raggio di 300 metri dal centro urbano e di 150 metri da pozzi e sorgive che alimentano gli acquedotti pubblici o privati. Questo perché diversi studi hanno confermato che i prodotti utilizzati possono essere dannosi per la salute delle persone.

  13. Giandomenico
    aprile 26, 2014 alle 2:04 pm

    PETIZIONE PER ABOLIRE I DISERBANTI
    E’ aperta una importante petizione promossa dal Professor Taffetani dell’ università Politecnica delle Marche contro l’utilizzo dei diserbanti a base di Glyphosate da parte di Anas sui bordi stradali….guarda una sua intervista sull’ argomento e vai alla nostra pagina per firmare la petizione http://www.cisei.info/contenuti.asp?id=1036

    Intervista l’ambiente diserbato del professor taffetani:

  14. aprile 16, 2016 alle 2:01 pm

    posso vietare l’utilizzo di diserbanti a basi d iGlyphosate nel mio terreno dato in affitto

  1. marzo 26, 2016 alle 11:11 am

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