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Stop alla speculazione delle energie rinnovabili nelle campagne fra Villasor e Decimoputzu!


Cossoine, Campu Giavesu, impianti fotovoltaici

Cossoine, Campu Giavesu, impianti fotovoltaici

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno inoltrato (3 gennaio 2014) al Ministero dell’ambiente – Direzione generale valutazioni ambientali un atto di intervento con “osservazioni” nella procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativa al progetto di centrale solare termodinamica a concentrazione Flumini Mannu ltd (sede legale a Londra, in Bow Road n. 221, e sede fiscale a Macomer, in Corso Umberto I n. 226), nelle località Riu Porcus, Su Pranu, nei Comuni di Decimoputzu e Villasor (CA), su un’area di ben 269 ettari, con potenza complessiva lorda 55 MWe.

Interessati anche il Ministero per i beni e attività culturali (Organi centrali e periferici), il Servizio valutazione impatti dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, la Provincia di Cagliari, i Comuni di Villasor e di Decimoputzu e, in particolare, la Commissione europea.  

campo di grano

campo di grano

Numerosi i motivi che hanno determinato la richiesta di improcedibilità del progetto da parte ecologista:

*  la competenza del procedimento in base alla potenza dell’impianto (55 MWe) risulta essere regionale, non nazionale, prevista solo per impianti con potenza superiore a 300 MW termici;

* se si tratta – come ampiamente pubblicizzato sulla stampa nazionale (Il Sole 24 Ore, edizioni del 2 ottobre 2013 e del 27 novembre 2013) – di un “pacchetto” unico con ben quattro progetti di centrali solari termodinamiche, allora deve necessariamente svolgersi un procedimento di V.I.A. unico, se si tratta di un “programma” comprendente più progetti, deve svolgersi invece preventivamente la procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.);

* in ogni caso, non c’è stata la pubblicazione dell’avviso di deposito del progetto, del progetto medesimo e del relativo studio di impatto ambientale (S.I.A.) sul sito internet istituzionale del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ancora alla data del 3 gennaio 2014 (vds. http://www.va.minambiente.it/home.aspx), in violazione dell’art. 24, comma 1°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., inficiando conseguentemente la corretta possibilità di visione, esame, elaborazione di atti di “osservazioni” da parte del “pubblico” per il periodo di tempo di 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione dell’avviso di avvìo del procedimento di V.I.A. sui prescritti Quotidiani.

Cardellino (Carduelis carduelis)

Cardellino (Carduelis carduelis)

Pesanti anche le contestazioni sul profilo strettamente ambientale, in quanto la realizzazione del progetto comporterebbe lo stravolgimento del paesaggio agricolo e del contesto socio-economico locale (basti pensare che il consumo idrico annuo – sottostimato – è di 150 mila metri cubi).

Quello proposto per le campagne di Decimoputzu e Villasor è, comunque, solo il primo di una serie di progetti analoghi che fan della Sardegna la terra promessa della speculazione delle rinnovabili, nel penoso e assordante silenzio delle forze politiche isolane – a iniziare dal presidente-candidato Ugo Cappellacci – con la sola eccezione del consigliere regionale Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera).

Sembra impossibile, ma ogni giorno che passa pare proprio che la produzione di energia da fonti rinnovabili sia l’alibi per massacrare il paesaggio agricolo sardo per fini puramente speculativi.

Altro che ecologiche e utili, le energie rinnovabili stanno vampirizzando sempre più ambiente e fondi pubblici.   Come tutte le cose, dipende sempre da come si utilizzano.

Oltre al ben noto progetto della Sardinia Green Island s.r.l., fra le varie società del Presidente della Confindustria della Sardegna meridionale Alberto Scanu, nelle campagne di Vallermosa, piccolo centro agricolo del Cagliaritano, ve ne sono altri.

Cardo (Sylibum marianum)

Cardo (Sylibum marianum)

Infatti, il Gruppo Angelantoni in sinergia con la giapponese Chiyoda Corporation hanno avviato il progetto Archimede Solar Energy (ASE), società che si propone la realizzazione di ben quattro centrali solari termodinamiche a concentrazione per complessivi 389 Megawatt termici: a Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (55 MW elettrici di potenza, 269 ettari interessati), a Campu Giavesu, in Comune di Cossoine (50 MW elettrici di potenza, 160 ettari interessati), nei terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 MW elettrici di potenza, 235 ettari interessati), nelle campagne di Gonnosfanadiga (50 MW elettrici, 211 ettari interessati).     Anche in questo caso c’è l’ormai consueto miliardo di euro di investimenti e 5 mila posti di lavori diretti e indiretti sbandierati. Complessivamente quasi 900 ettari di terreni agricoli o con pascoli alberati interessati.   Se i proprietari non cederanno i loro terreni con le buone, l’intenzione è quella di procedere con l’esproprio per ragioni di (preteso) interesse pubblico.

campo di granoIn realtà, tutti questi progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione sono già stati sottoposti a rispettiva procedura di verifica di assoggettabilità (direttiva n. 2011/92/UE, art. 20 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e s.m.i., deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012, allegato B) di competenza regionale, su proposta di soggetti imprenditoriali diversi (soprattutto la EnergoGreen Renewables s.r.l., controllata dalla Fintel Energia Group s.p.a.).

Tutte le rispettive procedure di verifica di assoggettabilità si sono concluse con la decisione di far svolgere, con i dovuti approfondimenti, la successiva e vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), sempre di competenza regionale, proprio per il pesante impatto sull’ambiente e le risorse del territorio interessato.    Ora, viene proposta un’interpretazione abbastanza singolare: visto che c’è un (nuovo) soggetto proponente unico, allora si dovrebbe fare un unico procedimento di V.I.A., di competenza nazionale, visto che così prevede il Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per le centrali termiche a combustione superiori a 300 Megawatt termici.

Ora, però, la procedura di V.I.A. è stata avviata solo per il sito di Villasor – Decimoputzu.

Ma, al di là degli aspetti giuridici, fondamentali in casi come questo, la domanda impellente è questa: a chi serve una speculazione energetica di così grande entità ai danni di centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo e pascolativo sardo?

Non alla Sardegna, che già oggi produce molta più energia di quanto abbia bisogno e non ha alcuna garanzia che tale produzione da fonte rinnovabile sostituisca quella tradizionale di origine fossile.

Considerati i forti incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile, il minimo sarebbe l’ubicazione di tali impianti in aree industriali, già infrastrutturate e prive di valore ambientale.

Questa è una battaglia campale per la nostra Terra.     E la combatteremo fino in fondo, speriamo insieme a tanti altri cittadini, associazioni e comitati: è a disposizione, per chi fosse interessato, un fac simile di atto di intervento con “osservazioni” nella procedura di V.I.A. relativa al progetto di centrale di Villasor – Decimoputzu e può essere richiesto all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

Cardellini (Carduelis carduelis)

Cardellini (Carduelis carduelis)

avviso VIA progetto centrale termodinamica Villasor Decimoputzu, 2013

da L'Unione Sarda, 9 marzo 2014

da L’Unione Sarda, 9 marzo 2014

(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. gennaio 5, 2014 alle 9:53 am

    da La Nuova Sardegna, 4 gennaio 2014
    Lotta agli ecomostri: tanti comitati, un’unica rivolta.
    La battaglia contro il termodinamico avviata a Cossoine. Emblema di una nuova presa di coscienza sulle rinnovabili. (Mario Bonu)

    COSSOINE. Per qualcuno, il fiorire di comitati che ormai punteggia ogni angolo della Sardegna, non è altro che una manifestazione del cosiddetto “Nimby” (“Not in my back yard” – “Non nel mio cortile”), una opposizione acritica a qualunque ipotesi di intervento che modifichi lo stato delle cose presenti. Per i più, invece, si tratta della più alta espressione di coscienza civica manifestata dai sardi negli ultimi tempi: per la difesa del proprio territorio, delle storie, delle tradizioni, delle economie che in esso sono racchiuse. Né si spiegherebbero diversamente la passione, la convinzione, la determinazione con cui da Cossoine a Narbolia, da Porto Torres a Guspini, da Arborea a Villaputzu, le popolazioni scendono in campo contro quella che dai più viene percepita come una aggressione selvaggia e incontrollata ai territori, mossa esclusivamente da interessi speculativi che nulla restituiscono, se non devastazione e rovina perenne a quegli stessi territori. E’ lungo l’elenco dei comitati sorti spontaneamente in tutta l’isola, tutti intimamente convinti dell’importanza delle energie rinnovabili, ma allo stesso tempo tutti contrari al termodinamico e all’eolico, ai biogas e al fotovoltaico, alle trivelle e ai campi da golf, che consumano i migliori suoli agricoli della Sardegna. Uno dei primi a costituirsi nella seconda metà del 2012 è stato il “Comitato per il no al termodinamico nella piana di Su Padru” di Cossoine, che ha condotto una intensa battaglia sfociata in un referendum in cui il 90% della popolazione si è schierata contro il progetto che interesserebbe 160 ettari di terreno agricolo. Sempre nel campo del termodinamico, a Guspini, si è costituito il “Comitato No megacentrale”, contro un impianto da 50 MWe, che occuperebbe una superficie di 211 ha. A Gonnosfanadiga, il comitato “Terra che ci appartiene”, a Vallermosa è attivo “Sa Nuxedda free”, che si oppone alla costruzione di una centrale termodinamica che violerebbe la vocazione agricola del territorio. Contro quegli interventi si sono anche dichiarate le amministrazioni comunali e le associazioni ambientaliste. Sul versante del fotovoltaico, in particolare delle serre, uno dei comitati storici è quello “S’Arrieddu” di Narbolia, da tempo opposto in una lunga guerra contro le 1.614 serre fotovoltaiche che occupano un’area di 640.000 metri quadrati della società Enervitabio Santa Reparata. Ad Arborea, il comitato “No al progetto Eleonora” si oppone al progetto della Saras di realizzare trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in un’area ritenuta di grande interesse naturalistico, lo stagno S’ena Rubia; a Macomer, il comitato “Non bruciamoci il futuro”, si oppone all’accensione di un altro forno nel termovalorizzatore di Tossilo. A Sassari, Alghero, Porto Torres, operano i comitati “No chimica verde” e “Nurra dentro – riprendiamoci l’agro”, contro il progetto Matrìca; a Cagliari, il collettivo “Carraxu”, che da tempo si batte contro “l’inganno verde”. A Carbonia, c’è “No eolico Monte Sirai”, che si oppone alla costruzione di un impianto eolico con 14 torri alte centro metri da installare alle pendici di Monte Sirai; a Bosa, “Salviamo Tentizzos”, contro la realizzazione di un complesso golfistico-residenziale-alberghiero sulla costa Bosa-Alghero. A Villaputzu, il comitato “Su Giassu”, che collabora con la storica associazione “Gettiamo le Basi” del salto di Quirra. E poi ancora, “No Galsi”, “No Radar”, “Aiea contro l’amianto”, attivi a livello regionale. E’ solo una rassegna, largamente incompleta, della presa di coscienza a difesa dei territori, che ormai interessa tutta la Sardegna.

  2. Juri
    gennaio 5, 2014 alle 7:21 pm

    La fotografia che mostra la bella piana di Giave brutalizzata dalle installazioni fotovoltaiche dice tutto: son riusciti a trasformare in una piaga ambientale anche una forma di produzione energetica pulita e sostenibile.
    Possibile che in questo Paese non si riesca a sottrarre nulla alla speculazione più bieca, quella che massacra il bene comune per favorire facili arricchimenti privati?

  3. gennaio 7, 2014 alle 3:03 pm

    dal blog dell’Organizzazione Lucana Ambientalista (O.L.A.), 6 gennaio 2014
    Anche in Sardegna il no al termosolare che consuma suoli agricoli: http://www.olambientalista.it/anche-in-sardegna-il-no-al-termosolare-che-consuma-suoli-agricoli/#sthash.aNGoVV0b.dpuf

  4. febbraio 15, 2014 alle 11:05 am

    da Sardinia Post, 15 febbraio 2014
    “Questa terra non ha prezzo”. (Piero Loi): http://www.sardiniapost.it/cronaca/cualbu-villasor/

  5. marzo 10, 2014 alle 8:21 pm

    è stato aggiunto un ampio servizio giornalistico di Roberto Cossu (“La terra è mia e non la lascio”), pubblicato su L’Unione Sarda, edizione del 9 marzo 2014.

  6. Riccardo Pusceddu
    marzo 28, 2014 alle 12:13 am

    io andavo a cercare bruchi nelle campagne dove sorgerà l’impianto termosolare tra Villasor e Decimoputzu e mi ha sempre riempito di tristezza il degrado in cui versavano a causa dell’eccessivo pascolo. Solo pochissime specie erano presenti. Ve ne erano molte di più vicino al centro abitato di Decimoputzu o sulle pendici delle colline alle quali fa parte monte Idda. Non c’era neppure la Lasiocampa trifolii che invece e’ abbastanza comune attorno al paese di Decimoputzu! Terreni agricoli si ma depauperati dove anche la vegetazione era limitata o addirittura quasi assente. E che una centrale termosolare come questa sia meglio di un ecosistema così degradato come quello in cui dovrebbe sorgere la dice lunga sulla condizione di certi paesaggi agrari della nostra bella isola. Certo sarebbe meglio il solare termico installato sulle case ma in mancanza va più che bene in queste terre violentate dal pascolo eccessivo

  7. Riccardo Pusceddu
    marzo 28, 2014 alle 12:24 am

    P.S.: il mio commento precedente si riferisce a valutazioni fatte più di 15 anni fa’ quindi mi riserbo l’onere di effettuare un confronto con la situazione odierna anche se una vocina dentro mi dice che le cose sono anche peggiorate, come invece ho potuto riscontrare sui terreni agricoli vicini alla zona collinare di monte Idda. Li un’altra specie di falena, la Celerio euphorbiae ha notevolmente diminuito la sua presenza. Allora, se come ho letto da diverse parti, il territorio agricolo isolano e’ così ben curato dagli operatori che ci lavorano, come mai queste specie sono presenti sempre in minor numero? Le farfalle si sa sono indicatori ecologici importanti per valutare la salute degli ecosistemi. Se un terreno agricolo avesse la facoltà di parlare allora non potrebbe che tirare un sospiro di sollievo quando gli si costruissero sopra una centrale termosolare. Certo un bosco sarebbe meglio ma i boschi non tengono accesi i frigoriferi, i televisori, le lavatrici e l’altra miriade di utili e meno utili dispositivi elettrici che affollano le nostre case!

  8. Riccardo Pusceddu
    marzo 28, 2014 alle 12:57 am

    ho appena letto l’articolo sulla vicenda pubblicato dall’Unione Sarda nel numero del 9 marzo 2014: mi ha fatto sorridere ma di tristezza un commento dei Cualbu in merito all’esproprio, virgolettato: “non e’ questione di soldi. Semplicemente intendiamo fare quello che abbiamo sempre fatto”. Gli allevatori.
    Ma lo sanno i Cualbu che sono gli allevatori come loro che depauperano il territorio con l’uso sistematico di mezzi agricoli e il pascolo eccessivo che porta a sovrapproduzione di latte e carni (ma qui non sono sicuro se la situazione sia cambiata dagli anni 90)? Lo sanno i Cualbu che il clima sta cambiando a causa delle emissioni di quegli stessi macchinari che sono in uso a tutti gli agricoltori oggi giorno: trattori, mungitrici automatiche, pompe sommerse, mietitrebbie e quant’altro? Tutto a petrolio. Tutto inquinante sotto la veste di un paesaggio bucolico di fertili campi agricoli (e non tanto ridenti nel caso dei Cualbu). Macchinari che consentono ad una sola famiglia di trarre reddito da un estensione di terra che in altri tempi – arcaici – diranno alcuni ma che io definisco precedenti all’era del petrolio- avrebbero dato da vivere a decine e decine di famiglie. Non me la prendo coi Cualbu soltanto ma con tutti quelli che fanno come loro. I Cualbu sono solo un’ingranaggio e neanche il peggiore: tutto il sistema, dai produttori ai consumatori e’ da rivedere. Infatti chi e’ più colpevole? Il contadino o allevatore costretto a diventare competitivo con l’adozione dei mezzi agricoli, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci o il consumatore che li premia acquistando i loro prodotti così ottenuti a basso prezzo, che coi soldi risparmiati compra un mucchio di oggetti inutili e inquinanti?

  9. Shardana
    marzo 28, 2014 alle 4:04 pm

    Hai ragione Riccardo quando dici che il consumatore è complice degli allevatori che usano mangimi OGM o dei contadini che usano pesticidi e fertilizzanti,ma in questo campo qualcosa stà cambiando.La gente si stà organizzando e le multinazionali cominciano a agarsi addosso.IL CAMBIAMENTO STÀ NEL NOSTRO POTERE D’ACQUISTO.Consumare meno,consumare meglio e boicottare le multinazionali a partire dall’acqua che beviamo tutti i giorni.Bevete acqua sarda altro che acque da centro commerciale.SÙ LA TESTA BOICOTTA CHI CI AVVELENA E SE VI VOLETE BENE BOICOTTATE LE MAGGIORI MULTINAZIONALI,I NOMI SONO SU INTERNET.AIÒÒÒÒÒÒÒ

  10. agosto 20, 2015 alle 2:57 pm

    per capire il livello di questi “benefattori”.

    da L’Unione Sarda, 20 agosto 2015
    Nel carteggio col Ministero le repliche agli allevatori: «Danni agli agnelli? Tanto li sgozzano».
    «La pastorizia? Inutile e barbara».
    Per avere l’ok a un impianto solare una società attacca i sardi. (Enrico Fresu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150820085823.pdf

    —————————————–

    L’intervento a Villasor è della Flumini Mannu Limited, base a Macomer e sede a Londra.
    Un mega progetto su quasi 300 ettari: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150820085850.pdf

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