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Di chi è la colpa della tragica alluvione che ha colpito la Sardegna?


La mia casa è distrutta. E la colpa è vostra, perché il Comune mi ha condonato la costruzione (La Nuova Sardegna, 21 novembre 2013).    L’imprecazione di una residente olbiese nei confronti dell’attonito sindaco Gianni Giovannelli racconta più di mille libri quanto accaduto in questi giorni in Sardegna.

Questo è il momento della misericordia, poi arriverà quello della giustizia, sono le parole di Riccardo Rossi, della Procura della Repubblica di Tempio Pausania.  E la giustizia ha già iniziato a muovere i primi determinati passi.

Ma colpiscono non poco le riflessioni di Samuele Canu, diciannovenne di Arzachena, nipote di una delle vittime (Anna Ragnedda), contenute in una lettera aperta inviata ad Andrea Filippi, Direttore del quotidiano La Nuova Sardegna.

Samuele ha capito molto più di tanti altri.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2013

«Siamo tutti colpevoli di questa tragedia». Il nipote di una vittima: noi complici del malaffare del cemento

«Sono parole che provengono dritte dal cuore, ma che difficilmente sarei capace di pronunciare». La lettera alla “Nuova” di Samuele Canu, 19 anni, di Arzachena, studente a Sassari, è di quelle che emozionano e lasciano il segno. Sua nonna, Anna Ragnedda, è una delle vittime dell’alluvione a Olbia, e lui con sincerità e lucidità racconta la tragedia e ne dà una chiave di lettura che coinvolge tutti e apre un profondo, anche spietato motivo di riflessione.

Caro direttore, ho 19 anni, abito ad Arzachena e frequento l’Università di Sassari. Scrivo queste poche righe a lei perché non ho la forza, né il coraggio di rivolgerle alla mia famiglia. Pochi giorni fa è venuta a mancare mia nonna, Anna Ragnedda di 83 anni, travolta dal nubifragio che ha colpito Olbia. Ripenso ancora a due mesi fa, quando mi faceva gli auguri per l’Università e immaginavo la gioia che avrebbe provato nel divenire bisnonna per la terza volta. È morta nella maniera peggiore, da sola, al primo piano del suo condominio, come un topo in gabbia, senza il conforto di una voce amica che potesse rassicurarla, senza che nessuno di noi potesse fare niente. Esprimere il dolore che ho nel cuore è estremamente difficile, perché le parole che fuoriescono dalla mia bocca sono solo inutili, insignificanti suoni che appaiono sempre più distanti, sempre più impotenti, sempre più insensibili. Ogni giorno chiamo mia madre. Il come stai che le rivolgevo qualche settimana fa si è trasformato in un frastornante silenzio inframmezzato da un cosa fai?, state bene?, grazie al cielo qui a Sassari va tutto bene, perché so perfettamente cosa prova, quale stato d’animo si cela dietro la sua voce fioca e tremolante, sempre più ansiosa per la mia stessa incolumità. Mi sento impotente, inutile.

Vorrei poterle dire è stato il ciclone, come impropriamente l’hanno definito le testate nazionali, a portarci via nonna o è stata una tragedia, non potevamo prevederla ma non è così. Ma sarebbe un’autoassoluzione il cui lusso non ciè concesso. Abbiamo tutti le mani insanguinate. Io, te, papà, tutta la nostra famiglia e come noi, forse, molte altre perché sappiamo benissimo che la causa di quei 16 morti, tra cui 2 bambini e un’intera famiglia, delle centinaia di sfollati siamo in realtà tutti noi. Tutti noi abbiamo permesso che questo accadesse, che il malaffare, l’ingordigia, la stupidità e il compromesso cementizio prendessero il sopravvento. Perché sappiamo tutti quali maneggi, quali clientele esistano all’interno delle amministrazioni comunali, provinciali, regionali, sino a raggiungere i piani alti della politica. Perché i tanti “dei” in giacca e cravatta, scesi dalle poltrone a magnificarci con la loro presenza, siamo stati noi a sceglierli e legittimarli, in cambio della speranza di un lavoro, di una vita dignitosa. Abbiamo abdicato alla nostra libertà, e purtroppo a molto di più, per ricevere in dono ciò che qualsiasi Stato democratico, autenticamente definibile in quanto tale, dovrebbe garantirci di diritto. Questa è la verità, nessun evento aleatorio, solamente la nostra volontà, divenuta schiava, è stata la causa di quel caos.

Non sai con quanta fatica scrivo queste parole e pazienza se qualche figura istituzionale si risentirà per ciò che dico, sono convinto che nessuno di loro potrebbe rivolgermi lo sguardo sapendo di mentire. Mamma posso dirti però che ti sono vicino, e che insieme a me sono vicine tante altre persone che con totale disinteresse, senza alcun legame di sangue hanno dato se stesse per starci accanto, e stare accanto al disagio dell’intera Sardegna, e le ringrazio con tutto il mio cuore. Sono rammaricato del fatto che la fine di alcune delle tante acrimonie che regnano nella nostra famiglia sia stata legata alla morte di nonna. Facciamo almeno in modo che questo sia un dono che lei ci concede da lassù. A te e a chi dovesse leggere questa lettera dico una sola cosa: poniamo fine ad ogni odio che ci tiene distanti dalle persone care, perché come dice sempre papà “la vita è come una goccia che inesorabilmente scorre su una foglia”. Dobbiamo avere premura di conservarla, prima che scompaia sotto i nostri occhi, per ricongiungersi a quel grande mare, a noi celato, delle anime scomparse.

Samuele Canu

  1. novembre 27, 2013 alle 2:59 pm

    da Il Corriere della Sera, 27 novembre 2013
    L’AUDIZIONE ALLA CAMERA – PER DISSESTO 2,5 MLD MA SPESI 400 MLN.
    Sardegna, Gabrielli: disattese ordinanze dei sindaci. Il capo della Protezione civile: Occorreranno anni per la messa in sicurezza del territorio. «Criminale l’abitabilità ai seminterrati»: http://www.corriere.it/cronache/13_novembre_27/sardegna-gabrielli-disattese-ordinanze-sindaci-d1720baa-574c-11e3-901e-793b8e54c623.shtml

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    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2013
    Alluvione, Gabrielli: criminale dare l’abitabilità ai seminterrati. Le cattive scelte nel territorio elencate dal capo della protezione civile davanti alla commissione Ambiente della Camera: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/11/27/news/alluvione-gabrielli-criminale-dare-l-abitabilita-ai-seminterrati-1.8191709

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    Pittulongu è colpito ma non affondato. Il quartiere balneare allagato già il 17 novembre, il giorno dopo Cleopatra lo ha risparmiato: sarebbe stato spazzato via. (Alessandro Pirina)

    OLBIA. Il ciclone ha solo sfiorato Pittulongu, ma nel quartiere balneare ancora si contano i danni del 17 novembre. Ventiquattro ore prima che Cleopatra seminasse morte e distruzione in città l’emergenza maltempo aveva riguardato principalmente la zona di Pittulongu. Che, come accade ogni qualvolta piove in abbondanza, si è trasformata in una mega palude. Anche quella domenica l’acqua cadeva ininterrottamente, la furia non era la stessa che 24 ore dopo avrebbe devastato Olbia, ma la quantità era comunque molto elevata. I torrenti che passano accanto alle villette sono diventati fiumi in piena e in poche ore il rione presentava un aspetto lagunare. La spiaggia era irraggiungibile, lo stagno che d’estate viene utilizzato come un parcheggio aveva ripreso le sue sembianze naturali e le case somigliavano più a palafitte che a residenze balneari. Uno scenario usuale per Pittulongu. Un’immagine catastrofica a cui i suoi abitanti, numerosi anche in inverno, sono abituati da tempo. Più volte residenti e titolari di attività commerciali hanno denunciato la situazione che sono costretti ad affrontare tutte le volte che piove, ma ora le loro paure, alla luce di quello che lunedì 18 è successo a Olbia, sono più che giustificate. Fortunatamente il ciclone ha graziato Pittulongu, la bomba d’acqua ha risparmiato il quartiere balneare già in apnea dal giorno prima. Altrimenti il già lungo elenco di vittime sarebbe potuto essere ancora più lungo. Per questo motivo, proprio per evitare che la zona ancora una volta rischi di trasformarsi in una pericolosa laguna, i residenti chiedono al Comune di intervenire per allargare i corsi d’acqua che passano tra – e in alcuni casi – sotto le case. Anche il quartiere di Pittulongu, come altri 16 rioni della città, ha infatti un’origine disordinata e senza alcuna regola. Nel 1996 fu approvato il primo piano di risanamento, ma poi la magistratura lo dichiarò illegittimo perché nel perimetro era stato considerato lo stagno come superficie fondiaria per generare volumetria. Si è quindi reso necessario un secondo piano approvato solo nell’aprile di quest’anno con l’aggiunta della valutazione ambientale strategica e dello studio idraulico. Attualmente il Comune di Olbia è al lavoro per un progetto di messa in sicurezza dei canali del quartiere.

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    da Sardinia Post, 27 novembre 2013
    Gabrielli (Protezione civile): “Criminale consentire abitabilità dei seminterrati”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/gabrielli-protezione-civile-criminale-consentire-abitabilita-dei-seminterrati/

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    da L’Unione Sarda, 27 novembre 2013
    Al lavoro i periti del pm Convocati un geologo,un ingegnere idraulico e un urbanista: la Procura diTempio vuol chiarire le cause del disastro in Gallura. (Vito Fiori): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131127090900.pdf

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    Oristano. Attesa per la relazione. Nessun fascicolo sull’alluvione. (Patrizia Mocci): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131127091027.pdf

  2. Sgrunf
    novembre 27, 2013 alle 3:42 pm

    Non basta un sms o un fax per lavarsi la coscienza. Non basta.

  3. novembre 27, 2013 alle 5:08 pm

    da L’Unione Sarda, 27 novembre 2013
    Il pm Rossi annuncia pugno di ferro. “Negati documenti di collaudo strade”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/27/il_pm_rossi_annuncia_pugno_di_ferro_negati_documenti_di_collaudo_strade-6-342680.html

  4. Alessia
    dicembre 4, 2013 alle 9:51 pm

    Alluvione, ricognizione aerea su Olbia
    Pm al lavoro: “Situazione inquietante”
    “Inquietante”. Così il geologo nominato dalla Procura di Tempio, nell’ambito dei tre fascicoli aperti per l’alluvione, ha definito Olbia vista dall’alto.

    “Il 18 novembre il problema non è stata tanto l’acqua venuta giù dal cielo quanto l’antropizzazione di alcune zone. La perlustrazione aerea di oggi ha fatto chiarezza su un punto. In aree morfologicamente simili, l’onda di piena non ha creato alcun particolare disagio, invece i drammi si sono registrati nelle zone della città in cui gli interventi hanno modificato radicalmente la morfologia del territorio”, ha detto il Pm Riccardo Rossi, dopo il confronto con i consulenti che per tutta la mattinata, a bordo dell’elicottero del Corpo Forestale, hanno sorvolato il territorio per effettuare delle riprese video e fotografiche e per mappare il bacino idrografico della città. Oltre ai pareri dei consulenti, vanno avanti anche gli interrogatori: dopo aver ascoltato, negli scorsi giorni, diversi dirigenti del Comune e della Provincia di Olbia, già dai prossimi giorni potrebbero esser convocati in Procura anche i soccorritori e testimoni diretti di quel 18 novembre. Racconti, magari corredati da immagini amatoriali, che potrebbero aiutare la Procura a ricostruire quei momenti drammatici in cui solo in città hanno perso la vita sei persone. Sempre nei prossimi giorni verranno sentiti altri dirigenti, sia comunali che provinciali.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/04/alluvione_ricognizione_aerea_su_olbia_pm_al_lavoro_situazione_inquietante-6-343983.html

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