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La Corte costituzionale giudicherà il nuovo “editto delle chiudende” in danno dei demani civici.


Gheppio (Falco tinnunculus)

Gheppio (Falco tinnunculus)

 

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 4 ottobre 2013, accogliendo le istanze ecologiste e di tanti cittadini, ha deciso di impugnare la davanti alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) per lesione delle competenze legislative statali in materia di tutela dell’ambiente (artt. 9 e 117, comma 1°, lettera s, cost.) la legge regionale n. 19/2013 (pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 36 – parti I e II – dell’8 agosto 2013) che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.

Pesanti le motivazioni del ricorso, anche a difesa delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica.

Come preannunciato, infatti, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia avevano anno inviato (12 agosto 2013) una specifica istanza al Governo affinchè impugni davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali (art. 127 cost.) la legge regionale n. 19/2013 (pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 36 – parti I e II – dell’8 agosto 2013) che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.

Bisogna poi sottolineare che almeno una trentina fra comitati popolari e singoli cittadini hanno inoltrato analoghe istanze al Governo affinchè difendesse davanti alla Corte costituzionale i demani civici sardi.

Cagliari, Saline di Molentargius

Cagliari, Saline di Molentargius

Nell’istanza ecologista sono state ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali costituzionalmente garantite in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente ai sensi degli artt. 9 e 117, comma 1°, lettera s, della Costituzione.

Infatti, con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.

Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).

Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambientale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).

Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta.

Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.

I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.

Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti.

Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber roseus)

Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber roseus)

Ma non finisce qui.

L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale.  La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia esprimono forte soddisfazione per l’azione legale del Governo davanti alla Corte costituzionale contro questa scandalosa legge regionale contro l’ambiente e i diritti delle Collettività locali.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. amico
    ottobre 4, 2013 alle 5:32 PM

    Bene benissimo

  2. Occhio nudo
    ottobre 4, 2013 alle 5:49 PM

    Grande!!!!

  3. ottobre 4, 2013 alle 5:58 PM

    A.G.I., 4 ottobre 2013
    Usi civici: governo impugna legge regionale Sardegna. (http://www.agi.it/cagliari/notizie/201310041719-cro-rt10264-usi_civici_governo_impugna_legge_regionale_sardegna)

    Cagliari, 4 ott. – Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare, nella seduta di oggi, la legge regionale della Sardegna n.19 approvata il 2 agosto scorso, “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici”. Secondo il governo, contiene disposizioni in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione, che attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. L’impugnativa era stata sollecitata fin da subito dalle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia.

  4. ottobre 4, 2013 alle 6:01 PM

    da Sardegna Oggi, 4 ottobre 2013
    Usi civici, il Governo impugna la legge regionale. Sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi sulla legittimità della legge sugli usi civici approvata a fine luglio dal Consiglio regionale sardo. Il Governo oggi ha infatti impugnato la norma. (http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2013-10-04/23065/Usi_civici_il_Governo_impugna_la_legge_regionale.html)

    ROMA – Il Governo Letta impugna la legge sugli usi civici, approvata in modo bipartisan lo scorso 30 luglio da centrodestra e centrosinistra in Consiglio regionale. L’Esecutivo nella seduta odierna ha deciso in questo modo perchè convinto che la norma sia in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione.
    Una prima vittoria per gli ambientalisti, tra i pochi assieme ad alcuni consiglieri comunali di Cagliari a contestare da subito il testo approvato, che avevano presentato ricorso: “I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola – fa notare Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico – e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali. Una seria riforma – afferma – non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (ad esempio Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte) determinata dall’edificazione o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti”.

  5. ottobre 4, 2013 alle 6:06 PM

    da Sardinia Post, 4 ottobre 2013
    Usi civici, il Governo impugna la legge regionale approvata due mesi fa. (http://www.sardiniapost.it/politica/usi-civici-il-governo-impugna-la-legge-regionale-approvata-due-mesi-fa/)

    Il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale sugli usi civici, approvata dall’Aula lo scorso agosto, per “lesione delle competenze legislative statali in materia di tutela dell’ambiente”. Sarà la Corte costituzionale, ora, a doversi pronunciare. La decisione assunta dal governo Letta arriva anche a seguito della segnalazione arrivata il 12 agosto scorso dalle associazioni ambientaliste Gruppo di intervento giuridico, Amici della terra e Lega per l’abolizione della caccia.
    “Si tratta di un nuovo editto delle chiudende – commenta in una nota Stefano Deliperi, del Grig – il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna. Pesanti le motivazioni del ricorso, anche a difesa delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica. Bisogna poi sottolineare che almeno una trentina fra comitati popolari e singoli cittadini hanno inoltrato analoghe istanze al governo affinché difendesse davanti alla Corte costituzionale i demani civici sardi”.
    Nell’istanza ecologista “sono state ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali costituzionalmente garantite in materia di tutela del paesaggio. Infatti, con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati – si legge in una nota – ‘alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio’, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge. ”
    Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i “i terreni sottoposti ad uso civico – aggiunge Deliperi – che abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici). Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta. Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili. I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali”.
    Inoltre, secondo le associazioni ambientaliste “l’articolo 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale. La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra”.

  6. Mara
    ottobre 4, 2013 alle 6:38 PM

    Sempre più GRANDE G.R.I.G. !

  7. Marco Siddi
    ottobre 4, 2013 alle 6:42 PM

    Ottimo lavoro!

  8. ottobre 4, 2013 alle 8:21 PM

    da Arrèxini, 4 ottobre 2013
    Usi civici: il Consiglio dei Ministri impugna la legge regionale. (http://www.arrexini.info/usi-civici-il-consiglio-dei-ministri-impugna-la-legge-regionale/)

    “Lesione delle competenze legislative statali in materia di tutela dell’ambiente”: questa la motivazione che ha indotto il Consiglio dei Ministri ad impugnare la legge regionale sugli usi civici approvata lo scorso luglio.
    La proposta di legge, presentata da uno schieramento trasversale composto dai consiglieri Pietro Pittalis (P.d.L.), Giampaolo Diana (P.D.), Franco Cuccureddu (M.P.A.), Attilio Dedoni (Riformatori), Matteo Sanna (Fratelli d’Italia), Christian Solinas (P.S.d’Az.), Mario Diana (Sardegna è già domani) e Daniele Cocco (S.E.L.), era stata approvata con 50 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti, e si proponeva nella sostanza di eliminare gli intralci allo sfruttamento del territorio, con una “gestione più dinamica degli usi civici” e un “iter più rapido delle procedure autorizzative”.
    Il giudizio definitivo spetterà alla Corte Costituzionale, ma al momento il Governo sembra aver accolto le decine di istanze inoltrate da associazioni e singoli cittadini contro quello che Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico aveva definito «un nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna».

  9. ottobre 4, 2013 alle 8:27 PM

    sul blog di Giacomo Dessì, 4 ottobre 2013
    La Corte costituzionale giudicherà il nuovo “editto delle chiudende” #UsiCivici #Sardegna #BeniComuni: http://jck148.altervista.org/2013/10/04/1788

  10. ottobre 4, 2013 alle 10:12 PM

    da Tiscali Notizie, 4 ottobre 2013
    Usi civici, Governo impugna la legge: “Contrasta con Codice Urbani”. (http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/13/10/04/governo-impugna-legge-usi-civici.html?ultimora)

    Il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge sulla ricognizione ed eventuale eliminazione dei terreni gravati da usi civici in Sardegna. Sulla legge approvata dal Consiglio regionale, la ventesima impugnata dal Governo in questa legislatura, si erano levate le voci contrarie degli ambientalisti che avevano chiesto un intervento a Roma e oggi esultano per l’iniziativa del Cdm.
    Nel merito della norma, secondo il Governo, esistono diversi profili di incostituzionalità. “È ormai pacifico – si legge nelle motivazioni del ricorso – che gli usi civici non svolgono esclusivamente la funzione economico-sociale di garantire risorse alla collettività che ne è proprietaria, ma nel frattempo si è aggiunta una loro fondamentale utilità ai fini della conservazione del bene ambiente”.
    Inoltre, il Governo ricorda che “la limitazione o la liquidazione dei diritti di uso civico non possono prescindere dalle valutazioni del Ministero per i beni e le attività culturali” e spiega che la norma “contrasta con le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di pianificazione paesaggistica, potendo avere effetti negativi diretti sul processo di copianificazione paesaggistica in corso”.
    Secondo il Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia, “la ricognizione, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali, la gran parte dei demani civici”.

  11. ottobre 4, 2013 alle 10:15 PM

    da Cagliari Globalist, 4 ottobre 2013
    Consiglio dei Ministri, impugnata la legge regionale sugli usi civici.
    Soddisfazione da parte degli ecologisti del Gruppo d’intervento e Amici della Terra per l’azione del governo sulla legge contro l’ambiente. (http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87787&typeb=0&Consiglio-dei-Ministri-impugnata-la-legge-regionale-sugli-usi-civici)

    “Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 4 ottobre 2013, accogliendo le istanze ecologiste e di tanti cittadini, ha deciso di impugnare la davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali in materia di tutela dell’ambiente la legge regionale n. 19/2013 che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna. Pesanti le motivazioni del ricorso, anche a difesa delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica.”, così la nota di Stefano Deliperi, presidente di Gruppi d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia.
    “Gli ambientalisti – si legge in una nota – nello scorso agosto avevano inviato una specifica istanza al Governo affinché impugnasse davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali (art. 127 cost.) la legge regionale n. 19/2013 che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna. Bisogna poi sottolineare che almeno una trentina fra comitati popolari e singoli cittadini hanno inoltrato analoghe istanze al Governo affinchè difendesse davanti alla Corte costituzionale i demani civici sardi”.
    “Nell’istanza ecologista sono state ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali costituzionalmente garantite in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente. con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati “alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio”, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge. Ricognizione che in realtà costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i “i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici)”.
    “I diritti di uso civico e i demani civici – prosegue la nota -sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali. Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti.
    “L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale. La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste”
    Soddisfatte le associazioni ecologiste per l’azione legale del Governo davanti alla Corte Costituzionale contro la legge regionale contro l’ambiente e i diritti delle collettività locali.

  12. ottobre 4, 2013 alle 10:22 PM

    da Casteddu on line, 4 ottobre 2013
    Rebus usi civici, il governo impugna la norma: parola alla Corte:
    Il provvedimento era stato chiamato dagli ecologisti “editto delle chiudende”. (Federica Lai) (http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/9550/rebus-usi-civici-il-governo-impugna-la-norma-parola-alla-corte.html#sthash.n5mGbVeQ.dpuf)

    La legittimità della legge sugli usi civici verrà verificata dalla Corte Costituzionale. Il Governo impugna la norma approvata a fine luglio da centrodestra e centrosinistra in Consiglio regionale, perché in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione. Soddisfatte le associazioni ambientaliste, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, che esprimono “forte soddisfazione” per la decisione del governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sugli usi civici. Il provvedimento era stato infatti ribattezzato dagli ecologisti “nuovo editto delle chiudende”.
    In materia di usi civici la legge impugnata prevedeva che la ricognizione dei terreni gravati da usi civici e affidata ai Comuni fosse poi approvata dai rispettivi consigli comunali. Secondo l’articolo 1 censurato dal governo, la “sclassificazione” ipotizzata dalla legge avrebbe potuto riguardare anche i terreni sottoposti a uso civico che avessero perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativo o boschivi o per i quali non fosse riscontrabile o documentabile l’originaria sussistenza del vincolo demaniale civico. Sempre secondo l’articolo 1 impugnato, terminata la ricognizione entro il 31 dicembre, i Comuni dovranno trasmettere i documenti del piano di accertamento straordinario alla Regione: la Giunta avrà tre mesi di tempo per approvare un Piano straordinario di accertamento. Ma con il fatto che si rimandi a un’ulteriore cartografia per la rilevazione degli usi civici, la Regione, contesta il governo, “mette in discussione la ricognizione finora predisposta, incidendo in modo unilaterale sullo strumento di pianificazione”.Secondo il Ministero degli Affari regionali la ricognizione affidata ai Comuni dovrebbe essere svolta, invece, congiuntamente dallo Stato e dalla Regione.

  13. ottobre 5, 2013 alle 7:41 am

    da La Nuova Sardegna, 5 ottobre 2013
    Legge sugli usi civici, stop dal governo. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/10/05/news/legge-sugli-usi-civici-arriva-lo-stop-dal-governo-1.7867248) «Le direttive varate dal Consiglio possono danneggiare la pianificazione». Gli ambientalisti: «Era l’editto delle chiudende». (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Con l’impugnazione della legge sugli usi civici, il governo è arrivato a quota venti. Tante sono le leggi “cassate” a vario titolo in questa legislatura. Stavolta, a dire il vero, il ricorso era nell’aria, tanto che da più parti, quella legge approvata in tutta fretta in piena estate, senza passare dalle commissioni era stata chiamata “l’editto delle chiudende”. Secondo il governo Letta esistono diversi profili di incostituzionalità. «E’ pacifico», si legge nelle motivazioni del ricorso, «che gli usi civici non svolgono esclusivamente la funzione economico-sociale di garantire risorse alla collettività che ne è proprietaria, ma si è aggiunta una loro fondamentale utilità ai fini della conservazione del bene ambiente». Inoltre, il governo ricorda che «la limitazione o la liquidazione dei diritti di uso civico non possono prescindere dalle valutazioni del ministero per i beni e le attività culturali» e spiega che la norma «contrasta con le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di pianificazione paesaggistica, potendo avere effetti negativi diretti sul processo di copianificazione paesaggistica in corso». Contrasta con il Codice Urbani ed è questa una visione completamente diversa da quella che aveva portato il Consiglio regionale a varare le norme. Allora l’intento dei legislatori sardi era stato quello di ridare ai Comuni la potestà di attivare le procedure sulla ricognizione delle terre gravate da uso civico. E il provvedimento, nel luglio scorso, sembrava così urgente che, per evitare lungaggini, l’assemblea aveva fatto ricorso all’articolo 102 del regolamento che consente di portare la legge direttamente in aula senza che i testi passino all’esame delle commissioni. L’impugnazione fatta dal governo nazionale blocca ora l’azione dei Comuni ai quali era stato assegnato il termine del 31 dicembre di quest’anno per predisporre un piano di ricognizione sull’uso civico. La procedura prevedeva poi che, dopo l’autodeterminazione dei comuni, la giunta regionale desse una risposta nell’arco di tre mesi. L’impugnativa era stata sollecitata subito dagli Amici della terra e dalla Lega per l’abolizione della caccia che qualche giorno prima di ferragosto avevano inviato un’istanza al governo perché impugnasse la legge «per lesione delle competenze legislative statali». Tra le forze politiche Luciano Uras (Sel) e Claudia Zuncheddu (Sardigna liebra) avevano parlato di incostituzionalità e avevano parlato di un golpe economico e sociale. Scontata la soddisfazione degli ambientalisti: «Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso si impoveriscono le collettività locali e i tantissimi cittadini onesti», è il commento che viene dal Gruppo d’intervento giuridico onlus, Amici della terra e dalla Lega per l’abolizione della caccia. Soltanto qualche settima fa il governo aveva impugnato la legge che prevedeva lo stanziamento di trenta milioni per l’anticipo della cassa integrazione.

  14. ottobre 5, 2013 alle 11:33 PM

    da L’Unione Sarda, 5 ottobre 2013
    Ricorso. Il governo impugna la legge sarda sugli usi civici.

    La Regione non può modificare unilateralmente la classificazione dei terreni sottoposti a usi civici. Lo sostiene il governo, che per questo motivo ha impugnato la recente legge regionale che apre la strada alla «sdemanializzazione» di parte degli usi civici sardi. Nel ricorso alla Consulta si afferma che le aree riservate al godimento collettivo di una comunità (per pascolo, caccia, legna o altro) non hanno solo una funzione economico-sociale, ma anche di «conservazione del bene ambiente», e sono tutelate da vincolo paesaggistico in base al Codice Urbani. Perciò «la limitazione dei diritti di uso civico non può prescindere dalle valutazioni del ministero dei Beni culturali». «Sono state accolte le nostre segnalazioni», nota Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo d’intervento giuridico, che con Amici della terra e Lega per l’abolizione della caccia aveva contestato la legge: «Di fatto la norma trasferisce la competenza ai Comuni, perché affida loro la ricognizione degli usi civici. Che poi costituirebbe in realtà la base soprattutto per le cosiddette sclassificazioni».

  15. Occhio nudo
    ottobre 6, 2013 alle 4:26 PM

    “La legge della Regione autonoma Sardegna n. 19/2013 presenta profili di illegittimità costituzionale con riferimento all’ articolo 1 e deve pertanto essere impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale secondo quanto previsto dall’articolo 127 della Costituzione”, alla faccia di chi, furbetto, sminuiva la questione.

  16. Shardana
    ottobre 6, 2013 alle 7:40 PM

    A volte non capisco occhio nudo,perchè continuate a chiamare furbetti sti banditi………

  17. ottobre 8, 2013 alle 2:55 PM

    da La Nuova Sardegna, 8 ottobre 2013
    Orosei, si riapre il caso usi civici. La legge è stata impugnata. Mula: ma noi continueremo le ricognizioni. (Angelo Fontanesi)

    OROSEI. L’impugnazione da parte del governo Letta della legge regionale sugli usi civici, votata in gran fetta lo scorso luglio, Ad Orosei ha avuto l’effetto di una doccia gelata. Salutata alla sua approvazione con slanci entusiastici sia dal sindaco Franco Mula che dalle “larghe intese” del gruppo di minoranza Orosei Civica (dove Pd e Pdl convivono dalle ultime amministrative), la nuova legge al primo esame si è dimostrata invece in forte contrasto con le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di pianificazione paesaggistica “potendo avere – si legge nel dispositivo di impugnazione – effetti negativi diretti sul processo di copianificazione paesaggistica in corso”. Il “caso Orosei”, dove la Regione ha individuato gli usi civici su circa 1300 ettari edificati, affrancati o lottizzati nella zona di Cala Liberotto-Sas linnas siccas, si riapre dunque clamorosamente. «Ma per noi non cambia niente – rassicura il sindaco Franco Mula – abbiamo quasi terminato la nuova ricognizione dei terreni individuando quelli dove da decenni sono cadute le prerogative di uso civico e che quindi possono essere sgravati dal vincolo (praticamente tutti i piani di lottizzazione del comparto turistico costiero ndc), ed entro novembre la presenteremo all’esame della Regione così come prevede la legge approvata a luglio. A questo punto possiamo davvero dire che la Sardegna non ha certo un governo amico – polemizza il primo cittadino – ma contro questa impugnazione la Regione ha ottime chance di rivalsa che verranno presentate in sede di ricorso alla Corte costituzionale». I tempi di risoluzione del problema comunque si allungano e anche il ricorso del Comune davanti Commissario per gli usi civici rimane in stand by: la prossima udienza non è stata infatti ancora convocata.

  18. ottobre 8, 2013 alle 3:05 PM

    da L’Unione Sarda, 8 ottobre 2013
    Usi civici, la leggina in freezer. Scontro giunta-ambientalisti. Dopo la bocciatura del governo l’ultima parola alla Consulta. (Antonio Martis) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131008083757.pdf)

    Dopo la bocciatura del governo l’ultima parola alla Consulta. La leggina sugli usi civici finisce nel freezer, le polemiche che l’hanno accompagnata no. Tutto scontato: gli ecologisti hanno accolto con un coro di evviva il passo del governo che l’ha bocciata, impugnandola davanti alla Corte costituzionale. La Regione invece fa i conti col rigetto, accolto come «l’ennesimo schiaffo» da parte di Roma. Eppure il Consiglio regionale aveva votato quasi all’unanimità e in tempi rapidi il provvedimento. Pur avendo raccolto la firma di tutti i capigruppo, al momento del voto è uscito allo scoperto un drappello di scontenti in linea con le rimostranze delle associazioni ambientaliste. Compreso l’assessore all’Agricoltura Oscar Cherchi che consigliava più prudenza. Dissenso che ora rientra davanti allo stop romano. «Avevo già sollevato il problema durante i lavori in aula», spiega, «ma a questo punto farò di tutto, insieme alla Giunta, per rispettare la volontà del Consiglio regionale».
    LA LEGGE. La Sardegna conta quasi il sette per cento (e oltre il doppio nella provincia di Nuoro) del suo territorio tutelato dai vincoli che proteggono il legnatico, la raccolta di funghi, il pascolo. Terre della comunità destinate da decenni (perfino da secoli) alla comunità. Il problema nasce in alcuni centri dove – pian piano – al posto dell’erba sono spuntate case e capannoni: a Nuoro (la zona industriale di Pratosardo), a Orosei dove terreni dei nuovi quartieri sono ancora destinati agli usi civici. Un ginepraio di divieti e contenziosi che si trascinano da tempo. «Così», spiega Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, «abbiamo messo mano a questa legge, soprattutto per trovare una soluzione a un problema di non poco conto. Voglio fare chiarezza: non è una sanatoria». Su questa linea tutti i gruppi si sono trovati di comune accordo, compresa la decisione di una procedura d’urgenza. Cosa dice la norma contestata? In pratica entro dicembre i Comuni devono fare una verifica dei terreni sottoposti a uso civico e vedere se è possibile dirottare in altre zone i vincoli, liberando quelle aree che «hanno perso la destinazione originaria», pascolo o legnatico. Declassificare è il termine tecnico che ha fatto storcere il naso a chi guarda con sospetto qualsiasi tentativo di modificare il sistema delle tutele anti-cemento.
    EDITTO. Gli ambientalisti sono subito insorti. Dopo aver bollato la leggina come un «nuovo editto delle chiudende», hanno presentato una raffica di ricorsi, sperando in un intervento d’autorità del governo nazionale. Che è puntualmente avvenuto venerdì, giustificato dal fatto che la legge regionale viola le competenze statali, sentinella costituzionale quando sono in ballo questioni paesaggistiche e ambientali. L’esecutivo nazionale l’ha impugnata davanti alla Consulta che dovrà dire l’ultima parola sui rilievi mossi.
    ECOLOGISTI. Per Stefano Deliperi, animatore del Gruppo di intervento giuridico, la scelta del governo, ha «evitato il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna». I terreni degli usi civici sono tutelati da vincoli molto stretti e da competenze statali che non si possono esautorare facilmente. «Una seria riforma», aggiunge Deliperi, «non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti». IDV Stessa lunghezza d’onda per l’Idv: « La nuova leggina sugli usi civici, varata in tutta fretta nel mezzo della scorsa estate, costituiva la premessa per la “sdemanializzazione” da parte dei Comuni di migliaia di ettari che da secoli sono a disposizione della cittadinanza per gli usi più vari. Con il concreto rischio del via libera ad una speculazione immobiliari, senza precedenti». Così Giovanni Dore, capogruppo dipietrista nel Consiglio comunale di Cagliari preoccupato per il via libera alla leggina venuto anche dal centrosinistra. A dimostrazione, dice, che «il centrosinistra non ha ancora un programma sull’ambiente e sul futuro urbanistico dell’Isola».

  19. ottobre 12, 2013 alle 6:39 PM

    da Onde Corte, portale di informazione critica, 12 ottobre 2013
    La Corte costituzionale giudicherà il nuovo “editto delle chiudende”: http://www.ondecortenews.it/la-corte-costituzionale-giudichera-il-nuovo-editto-delle-chiudende/

  20. ottobre 15, 2013 alle 3:00 PM

    in realtà la scelta del Comune di Macomer (trasferimento dei diritti di uso civico) è la più corretta sul piano ambientale, giuridico e socio-economico.

    da La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2013
    Usi civici, Coronas si salva dal ricorso del governo Letta. Macomer, il Comune si era premunito in tempo utile L’assessore Congiu: «Ora sarà anche possibile vendere».
    Macomer. L’espansione risale agli anni Trenta. (Tito Giuseppe Tola)

    A Coronas è stata diretta l’espansione di Macomer a partire dagli anni Trenta e nel dopoguerra fino agli anni Cinquanta. Le case sorte sui terreni venduti dal comune sono più di 200. Le aree sulle quali si è edificato sono tutte gravate da uso civico. La superficie interessata è di 32 mila metri quadri. Su sollecitazione dell’Amministrazione, l’ufficio tecnico ha individuato 35 mila metri quadri di reliquati, alcuni talmente piccoli da non poter essere destinati neppure a verde pubblico, sui quali sarà trasferito ilo vincolo. Il più grande è una striscia nella parte alta di Scalarba dove è stato piantato un boschetto. La pratica, dunque, va avanti, ma non è ancora conclusa e a Coronas incrociano le dita.

    MACOMER. L’impugnazione da parte del Governo della legge regionale sugli usi civici varata a luglio non tocca Coronas. La notizia aveva suscitato allarme e nuove preoccupazioni fra gli abitanti del rione di Macomer, costruito su lotti venduti dal Comune con atti mai trascritti e, soprattutto, senza che sia stato mai modificato lo status giuridico delle aree, tutte gravate da uso civico. Se non fosse che si è iniziato a costruire negli anni Trenta, quando il concetto di piano urbanistico e di piano regolatore era ancora lontano da Macomer (non si sapeva neppure cosa fosse la pianificazione edilizia), si potrebbe parlare di lottizzazione abusiva. La legge regionale aveva suscitato nuove speranze e l’amministrazione comunale ha subito messo mano a una situazione che si è incancrenita nel tempo. Nei giorni scorsi è arrivata la doccia fredda, ma su Coronas il Comune di Macomer aveva aperto l’ombrello. L’assessore all’Urbanistica, Gianfranco Congiu, spiega che la legge impugnata dal Governo percorre un’altra strada, quella della sclassificazione, che consiste nel liberare i terreni dal regime demaniale senza nessuna contropartita, mentre il Comune di Macomer trasferirà il vincolo su altri terreni, una specie di permuta dell’uso civico che risolve il problema spostando i diritti che ancora gravano sui lotti venduti dal Comune dagli anni Trenta fino ai primi anni Cinquanta. Si tratta di diritti che non si prescrivono e ai quali non si applica neppure l’usucapione. «Avevamo percepito che c’era nell’aria l’intenzione di impugnare la legge – dice l’assessore Congiu –. Abbiamo perciò ripiegato sull’altra soluzione, quella del trasferimento dell’uso civico su altri terreni del Comune che abbiamo individuato fra i residuati di espropriazioni per la realizzazione di opere pubbliche, decine e decine di “pezzetti” di terreno sui quali non è possibile fare nulla, ma sui quali si può spostare il vincolo che oggi grava su Coronas. Non avevamo un lotto unico, ma c’erano tanti piccoli appezzamenti che abbiamo cercato e misurato fino a raggiungere la superficie necessaria». L’assessore all’Urbanistica è convinto dell’utilità di liberare le case di Coronas dagli usi civici. «Togliere l’uso civico dalle case – dice Congiu –, significa consentire gli interventi di ristrutturazione. Questo darà respiro all’edilizia, oggi in grave crisi per mancanza di lavoro. Molti proprietari che hanno ereditato le case vorrebbero vendere, ma non possono farlo. Eliminando l’uso civico si risolvono molti problemi».

  21. amico
    ottobre 19, 2013 alle 2:01 PM

    Nel mentre il Commissario per gli usi civici ha respinto l’istanza cautelare presentata dal comune di Orani contro l’atto di accertamento regionale. L’ordinanza è molto motivata. Vorrei capire cosa può succedere se il Comune presenterà istanza ai sensi della legge 19 e la ricognizione comunale sarà difforme dall’accertamento regionale. Si dovrà applicare il provvedimento giurisdizionale emesso o anche questo potrà essere travolto dalla nuova legge?

  22. dicembre 5, 2013 alle 4:24 PM

    bravissimi!!!

    da Sardegna Oggi, 5 dicembre 2013
    Legge sugli usi civici, clamorosa protesta in Consiglio regionale: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2013-12-05/23655/Legge_sugli_usi_civici_clamorosa_protesta_in_Consiglio_regionale_-_FOTO.html

    ________________________________

    da L’Unione Sarda on line, 5 dicembre 2013
    “I politici rispondano dei 17 morti”. Protesta sotto il Consiglio regionale: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/05/i_politici_rispondano_dei_17_morti_protesta_sotto_il_consiglio_regionale-6-344101.html

  23. dicembre 5, 2013 alle 4:24 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    LEGGE 19/2013 SUGLI USI CIVICI,
    ZUNCHEDDU: «ENNESIMO BLITZ PER SCIPPARE LE TERRE AI SARDI»

    Cagliari, 3 dicembre 2013 – «Gli usi civici occupano circa 500mila ettari di territorio sardo, quasi il 30% dell’Isola. La Legge Regionale n. 19/2013 rappresenta l’ennesimo blitz che si pone come preciso scopo quello di scippare ai Sardi il proprio patrimonio fondiario per consegnarlo nelle mani della speculazione». Lo ha affermato la consigliera regionale di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, depositando questa mattina in Consiglio regionale una interrogazione sulla Legge Regionale 19/2013 in materia di usi civici.

    «Appare palese – afferma Zuncheddu – il tentativo di sottrarre alla collettività dei beni che sono definiti per legge inusucapibili, inalienabili e imprescrittibili, esponendoli alla speculazione edilizia, soprattutto nelle zone umide e lungo le fasce costiere, dove si trovano località particolarmente appetibili per le “lobby del cemento”, che, come abbiamo potuto constatare anche dalle nefaste conseguenze della recente alluvione, certo non si preoccupano della tutela e della salvaguardia del territorio».

    «A seguito delle numerose istanze pervenute da associazioni ecologiste, comitati popolari e singoli cittadini, lo scorso 4 ottobre il Governo Italiano ha impugnato questa Legge, evidenziandone i profili di illegittimità costituzionale e statutaria, in quanto in palese contrasto con gli artt. 9 e 117 della Costituzione, gli artt. 135, 142 e 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché con le stesse norme dello Statuto speciale della Sardegna».

    «La Regione – conclude Zuncheddu – ha speso negli anni diversi milioni di euro per istituire l’inventario generale delle terre civiche: questo immenso patrimonio deve restare nella disponibilità di tutto il Popolo sardo, ed è la principale ricchezza che abbiamo il dovere di preservare e mantenere intatta per le generazioni future. Sorge spontanea una domanda: quando non ci saranno più risorse da svendere o terre da saccheggiare, la classe politica che oggi decide per il futuro dei sardi che cosa si svenderà ancora?».

    **************************************************************************
    Segreteria e Ufficio Stampa On.le Claudia Zuncheddu
    Consiglio Regionale della Sardegna
    Via Roma n. 25 – 09125 Cagliari
    Tel. 070.60.14.555 – Fax 070.64.03.135
    Email. segreteria.zuncheddu@gmail.com
    http://www.claudiazuncheddu.net
    http://www.sardignalibera.net
    http://youtube.com/claudiazuncheddu

  24. dicembre 6, 2013 alle 4:40 PM

    da La Nuova Sardegna, 6 dicembre 2013
    Presidio Viale Trento. Riordino degli usi civici, consiglieri messi alla berlina.

    CAGLIARI. Tre cartelloni con le fotografie degli 80 consiglieri regionali, per mettere alla berlina quelli che ad agosto hanno votato a favore della legge sugli usi civici, poi impugnata dal governo. I manifestanti del presidio di viale Trento, sfrattati dal mega parcheggio sotto il palazzo della Regione, hanno protestando in via Roma, dove hanno sistemato cartelli, striscioni per ptestare contro la legge e anche un cartellone con 16 maschere bianche, lo stesso numero dei morti dell’alluvione del 18 novembre. «I terreni per gli usi civici sono un bene comune e tali devono rimanere – ha detto Marco Mameli, portavoce del Presidio – Mentre l’isola annega, la politica si nega. Nel Palazzo, nessuno vuole prendersi le proprie responsabilità. Anzi, continuano saccheggiare l’ambiente con la legge sugli usi civici e col Piano paesaggistico regionale».

  25. amico
    dicembre 6, 2013 alle 4:56 PM

    OROSEI. Usi civici, il Comune ora aspetta la risposta della Regione.

    Post n°9822 pubblicato il 06 Dicembre 2013 da valledelcedrino
    da LA NUOVA SARDEGNA di venerdì 6 dicembre 2013

    Se come si augura la “maggioranza allargata” del consiglio, comunale di Orosei la giunta regionale accoglierà il nuovo accertamento sui terreni gravati da usi civici eseguito per conto del Comune, il vincolo verrà tolto per intero dal comparto turistico di Cala Liberotto Sas Linnas Siccas (lottizzato ed edificato da decenni) ma non scomparirà del tutto dal territorio oroseino. Il Comune infatti chiede la sclassificazione dagli usi civici per quei terreni dove non sia riscontrabile ne documentabile l’originaria sussistenza del vincolo demaniale civico, ma per altre porzioni (non ancora edificate ma comunque alienate o vendute da anni) ne. chiede lo spostamento verso altre terre pubbliche ora libere dal vincolo. La zona individuata dal Comune come luogo idoneo dove collocare i “nuovi” usi civici è il salto comunale al confine con il territorio di Onifai ora in concessione alla cooperativa pastori di Orosei. Allevatori che non dovrebbero comunque avere problemi da questo nuovo status dei terreni a loro disposizione perché contestualmente alla nuova ricognizione, il consiglio comunale venerdì scorso, ha approvato anche il regolamento di esercizio degli usi civici che consente appunto di derogare e/o sospendere il vincolo a determinate condizioni e in favore di specifiche esigenze. Condizioni che comprendono appunto l’uso per pascolo e affini dei terreni gravati di usi civici che rimangono comunque inalienabili, imprescrittibili e non soggetti a uso capione. Rimangono inoltre gravati dagli usi civici i terreni accerta: ti come tali dall’ultima ricognizione regionale nel litorale pinetato di Su Barone mentre rimangono, liberi dal vincolo i circa 600 ettari del perimetro forestale di Biderosa sui quali è ancora in corso tra Comune ed Ente foreste il rinnovo del contratto di concessione trentennale. Il tutto, doveroso ricordarlo, rimane condizionato dall’esito giuridico che avrà la legge regionale 19 “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici”, presentata e votata praticamente all’unanimità nel giro di 24 ore dal consiglio regionale lo scorso 30 luglio ma immediatamente impugnata dal Governo nazionale.
    di Angelo Fontanesi

  26. maggio 29, 2014 alle 6:26 PM

    dal sito web istituzionale della Corte costituzionale.

    udienza del 20 maggio 2014

    Ruolo n. 10

    Ricorsi:
    ric. 93/2013
    Presidente del Consiglio dei ministri c/ Regione autonoma Sardegna

    Oggetto ruolo:
    Usi civici – Norme della Regione autonoma Sardegna – Delega ai Comuni ad effettuare la ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio – Sdemanializzazione dei terreni sottoposti a uso civico nei casi in cui abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolivi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile l’originaria sussistenza del vincolo demaniale civico – Decadenza automatica degli usi civici non confermati o non coerenti con la ricognizione comunale

    GIULIANO AMATO (GIUDICE RELATORE)
    Paolo Gentili per il Presidente del Consiglio dei ministri (AVVOCATO DELLO STATO)
    Massimo Luciani per la Regione autonoma Sardegna (AVVOCATO)

    [video src="http://www.cortecostituzionale.it/documenti/up2014/up20140520/up20140520_r10.00.mp4" /]

  27. GIANCARLO
    ottobre 16, 2015 alle 2:39 PM

    il comune di Domusnovas ha pubblicato la delibera di sclassificazione degli usi civici con pubblicazione del 9 ottobre 2014 con Decreto n. 1297GAB/DECA/34 del 30 settembre 2014, relativa alla deliberazione dellaGiunta Regionale n. 22/8 del 17.6.2014.
    La sentenza n. 210 del 18 luglio interessa anche l’uso civico dei terreni del comune di Domusnovas?

  1. dicembre 13, 2013 alle 9:24 am

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