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Porto Pozzo, ennesima speculazione immobiliare lungo le coste della Sardegna.


sabbia

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anche su La Nuova Sardegna (“Porto Pozzo, il turismo del mattone che devasta il territorio”), 26 settembre 2013

 

 

 

25 mila metri cubi di nuove volumetrie, un porticciolo da 200 nuovi posti barca, un campo da golf da 18 buche, 200 milioni di euro di investimenti rappresentano l’appena avviata iniziativa di valorizzazione di Porto Pozzo da parte di una cordata ancora sconosciuta di imprenditori privati con la benedizione dell’amministrazione comunale di centro-sinistra di S. Teresa di Gallura.  

Attualmente c’è un approdo frequentato soprattutto da pescatori, qualche ristorante, un campeggio.

rustico edilizio

rustico edilizio

Tutto “disordinato”, quasi “sconveniente”. Ecco, allora, approssimarsi una bella “Iniziativa di valorizzazione e risanamento ambientale” a base di ruspe e cemento vicino alla penisoletta di Coluccia, allo stagno costiero, alla storica peschiera.

Un progetto avente “carattere strategico per promuovere lo sviluppo del territorio regionale in un’ottica di sostenibilità ambientale e paesaggistica” (art. 12 della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., il piano per l’edilizia).

Al di là delle belle parole, pennellate di “ambiente” e quant’altro fa “eco-sostenibile”, non si può non pensare alla “solita” Gallura, alla filosofia del “posto barca sotto casa” del progetto berlusconiano di Costa Turchese, vent’anni or sono. Non si può non pensare alla “casa davvero sulla spiaggia” di Badesi, con le ruspe e i mattoni sulla sabbia, oggi.

Badesi, dune, pubblicità immobiliare

Badesi, dune, pubblicità immobiliare

Sono passati decenni, la solfa è sempre la stessa: cemento, mattoni e ancora cemento.      Imprese e amministrazioni locali, sindacati e politici regionali non vedono altro, non sanno proporre altro, non capiscono altro.

Porto Pozzo è emblematico almeno quanto proposto dai sindaci di Triei e Talana, dove si sperà in un improbabile Paperon de Paperoni che venga a investire 100 milioni di euro ed elargisca qualche posto di lavoro come muratore o “ragazzo” del green e si rifiuta la creazione di un’area naturale protetta, come il tanto vituperato parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei.

Agriturismi, albergo diffuso nei centri storici ristrutturati (non massacrati e nemmeno intonacati), turismo naturalistico, riforestazione (anche a fini di difesa del suolo), ripristino e manutenzione della sentieristica, promozione turistica, utilizzo e promozione dei prodotti eno-gastronomici locali sarebbero invece le linee portanti. Come accade già in buona parte d’Italia (qui un esempio sull’Appennino marchigiano: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/05/31/la-macina-turismo-sociale-e-ambientale-sullappennino/) e nel resto d’Europa.

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

I parchi naturali portano nella Provincia di Trento una ricaduta annua di 50 milioni di euro in favore dell’economia locale: un flusso turistico di “soli” 100 mila turisti all’anno nelle aree protette, con una presenza di “soli” tre giorni, calcolando una spesa onnicomprensiva (soggiorno, ristorazione, ecc.) di 100 euro al giorno significa una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro all’anno.    Quale cavolo di iniziativa esistente o vaneggiata da politici regionali e amministratori locali in Sardegna – e nelle zone interne in particolare – realisticamente ha un’analoga ricaduta in favore delle collettività interessate?

La risposta è semplice: nessuna.

Però si continua a sbandierare il promesso miliardo di euro di investimenti della Qatar Holding come la manna dal cielo, quando ogni anno, da vent’anni, analoga cifra di fondi comunitari è disponibile in favore della Sardegna, può essere programmata e gestita autonomamente.

Porto Pozzo, Badesi, Talana, Triei, anche quel che è ormai la Costa Smeralda sono chiari segni di quello che è la Sardegna oggi, un’Isola alla deriva, consacrata a quella “dea lamentela” giustamente bollata da papa Francesco come falso idolo insieme al “dio denaro”.

Voltiamo pagina una buona volta?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Parco del Gennargentu, manifesto listato a lutto

(immagine pubblicitaria da http://www.centroturisticoitalia.com, foto C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Mara
    settembre 27, 2013 alle 8:27 am

    Possibile che questi amministratori non riescano a “valorizzare” prima di tutto il loro cervello?

  2. giovanni
    settembre 27, 2013 alle 10:04 am

    bisogna iniziare a candidare qualcuno del grig in politica. il mio voto c’è.

  3. Shardana
    settembre 27, 2013 alle 11:25 am

    Gli amministratori e le loro cricche del malaffare hanno un unico scopo “valorizzare le loro tasche ” e quelle del sistema compiacente,poco importa se dopo un paio di anni il posto non funzionerà più e i posti di lavoro spariranno per lasciare nuovo pessimismo e rassegnazione al sistema.Vi meravigliate per la complicità del centrosinistra?Perchè quando era solo sinistra non era la stessa minestra?

  4. elias
    settembre 27, 2013 alle 12:12 pm

    purtroppo la triste realtà è che le amministrazioni altro non sono che lo specchio della società e seguono il volere generale; quanti sardi vorrebbero davvero valorizzare il territorio? Poi che questo “volere generale” altro non è che frutto di miope ignoranza è tutto un altro discorso; prima di fare provvedimenti a favore dell’ambiente bisognerebbe spiegarli ai sardi, partendo dall’ABC …caso Soru insegna ahimé

  5. settembre 29, 2013 alle 9:30 am

    da La Nuova Sardegna, 29 settembre 2013
    Nuova marina e golf, il piano da 200 milioni al vaglio della frazione. “Cittadini di Porto Pozzo” in prima fila all’incontro pubblico Il presidente Mundula: sì allo sviluppo nel rispetto dell’area. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. Aspetta di conoscere la metamorfosi turistica pensata da un gruppo di privati per il borgo marinaro. L’associazione “Cittadini di Porto Pozzo” attende la riunione pubblica del 4 ottobre quando il sindaco Stefano Pisciottu e i tecnici illustreranno le linee guida del piano di sviluppo dell’area sul mare. Un progetto pensato e finanziato da una cordata di imprenditori riuniti nel consorzio “Nuova marina di Porto Pozzo”. Si parla di 200 milioni di euro da trasformare in un nuovo porto, un albergo, un campo da golf a 18 buche, appartamenti. «Siamo d’accordo con la creazione di un porto moderno – dichiara il presidente dell’associazione Giovanni Mundula –, opera attesa agli anni Settanta. Attendiamo di conoscere il progetto strategico di massima che prevede la realizzazione di un porto turistico a Porto Pozzo e un campo da golf a San Pasquale. La nostra associazione si è costituita nel 2009 con lo scopo di dare voce alle aspettative dei cittadini, compresa quella di sviluppare il borgo a vocazione turistica nei settori diportistico, balneare, ricettivo e dei servizi, nel pieno rispetto dell’ambiente e del delicato ecosistema delle zone umide». Prima di esprimere un giudizio l’associazione vuole vedere in concreto in che modo una idea di sviluppo che sulla carta potrebbe portare benessere e lavoro al borgo sia anche rispettosa del fragile ecosistema in cui è inserito. «Una struttura portuale nella frazione, inserita nel più ampio progetto strategico di grande interesse pubblico – aggiunge il presidente Mundula – potrebbe rappresentare un volano per l’economia dell’intero territorio, evitando anche la migrazione invernale dei giovani in cerca di occupazione». L’assemblea pubblica con il sindaco e gli amministratori comunali è programmato per le 18 alla club house. «Invitiamo tutti i nostri concittadini – conclude Mundula – a vedere il progetto e formulare eventuali proposte e osservazioni». Solo dopo la fase di condivisione con i cittadini il progetto del nuovo porto, senza pontili di cemento e a gestione pubblica, sarà sottoposto al giudizio della Regione e alle procedure d’impatto ambientale.

  6. Shardana
    settembre 29, 2013 alle 12:34 pm

    Posso capire Elias,ma non condividere, che le amministrazioni siano lo specchio della società,ma la legge o le istituzioni preposte al controllo non possono essere complici del malaffare

  7. settembre 30, 2013 alle 2:48 pm

    dal blog di Francesco Giorgioni, 28 settembre 2013
    IL CEMENTO PRIVATO E L’AMMINISTRATORE PUBBLICO: DICIAMO BASTA: http://francescogiorgioni.blogspot.it/2013/09/il-cemento-privato-e-lamministratore.html

  8. stefano
    ottobre 3, 2013 alle 4:16 pm

    Come al solito “a non fare niente non si sbaglia”. si può invece valorizzare, promuovere e sviluppare, compatibilmente con leggi e ambientalismo, proteggendo cozze e cefali.
    Pensiamo anche ai tanti che hanno investito acquistando case di vacanze e che di anno in anno vedono svalutare le loro proprietà, chiudere attività e esercizi, camminare nella polvere per recarsi ai moli, non avere una spiaggia decente a portata di mano (un collegamento pedonale/ciclabile con Liscia?). Non ci sono solo qualche pescatore e un campeggio!!!!

  9. ottobre 5, 2013 alle 7:47 am

    e il sindaco di S. Teresa di Gallura rivendica il “diritto di sbagliare”.
    Gli “errori” degli anni passati evidentemente non bastano.

    da La Nuova Sardegna, 5 ottobre 2013
    Porto turistico, presentato il progetto. A Porto Pozzo la marina avrà forma circolare, 800 posti barca, sarà realizzata dai privati ma con una gestione pubblica. (Serena Lullia)

    PORTO POZZO. Per il momento si assicura il premio per l’originalità. Il nuovo porto turistico della frazione, pensato dai privati ma gestito dal Comune, è stato progettato con una stravagante forma circolare. Dovrà ospitare fra gli 800 e 1000 yacht. Oggi nello stesso specchio di mare galleggiano già un migliaio di imbarcazioni, ma nei tradizionali pontili. Il Comune mostra alla comunità di Porto Pozzo la bozza del piano di investimenti che cambierà il volto e il futuro del borgo marinaro. Oltre 150 persone hanno risposto all’invito del sindaco Stefano Pisciottu e della sua maggioranza. Il tema del porto è molto sentito nella frazione. Un’opera su cui per 30 anni le amministrazioni hanno costruito campagne e promesse elettorali. Accordo di programma pubblico-privato. La marina turistica nel fiordo della “Baia di Ulisse” è solo un elemento di un più ampio progetto strategico che il Comune intende sottoscrivere con i privati. La proposta del nuovo consorzio Marina di Porto Pozzo prevede, oltre al porto turistico da 10 milioni di euro, la creazione di un hotel, ville mono e bifamiliari, un’area commerciale, più un campo da golf a 18 buche nella frazione di San Pasquale. Porto pubblico. «Da anni si parla di valorizzare la natura turistica di Porto Pozzo a partire dalla marina – spiega il sindaco Pisciottu –. Servono grosse risorse finanziarie che nè in passato e ancora meno oggi è possibile reperire. Ecco perché abbiamo pensato a una ipotesi di sviluppo di Porto Pozzo e San Pasquale attraverso un accordo di programma con dei privati. Loro si impegnano a realizzare il porto turistico con strutture galleggianti leggere, fissate al fondo con dei pali e non con corpi morti in modo da assecondare maree e correnti. E a cederlo al Comune che lo gestirà attraverso la municipalizzata Silene. Questo ci permetterà di avere nel territorio di Santa Teresa un grande sistema portuale con una fetta importante dislocata a Porto Pozzo, in cui ospitare anche quegli yacht oltre i 25 metri che oggi non trovano posto». Senza condivisione salta l’accordo. Pisciottu è chiaro su un punto. «Non intendo portare avanti un progetto su cui non ci sia la più larga condivisione della comunità. Se si condividono gli obiettivi di sviluppo che come amministrazione crediamo siano contenuti in questo progetto, bene. Altrimenti da valore aggiunto diventerebbe un eterno motivo di scontro. E questo non lo voglio». I metri cubi sul porto e il campo da golf a San Pasquale. La società che realizzerà il porto turistico di Porto Pozzo è proprietaria di alcuni terreni che guardano il fiordo. Su quelle aree il Puc del 2000 ha assegnato 33 mila potenziali metri cubi. Che con l’accordo di programma aumenterebbero, passando a 39 mila. Volumi da trasformare nella parte bassa in un hotel a 5 stelle (22 mila metri cubi circa), a monte del porto in residenziale (9 mila metri cubi). Previsti non complessi-alveari ma ville mono e bifamiliari. Su San Paquale la società Holiday freedom è già proprietaria di alcuni terreni su cui intende realizzare un campo da golf da 18 buche con annessi interventi per migliorare la viabilità e l’arredo urbano della frazione. La posizione politica. «Questo piano strategico nasce per iniziativa dell’amministrazione e non ci sono interessi diversi dietro che non siano dettati dalla volontà di dare una opportunità di sviluppo al nostro territorio – commenta il primo cittadino –. Certo che non esistono interventi a impatto zero. Certo che opere di questo tipo hanno un costo enorme in termine di sacrificio di porzioni del territorio. Ma riteniamo che i benefici che ne deriverebbero sarebbero di gran lunga superiori. Rivendico il diritto , a nome della comunità teresina, di fare le scelte che riteniamo più opportune. Correndo anche il rischio di sbagliare. Ma quel diritto spetta a noi e come comunità intendiamo assumercene la responsabilità»

  10. ottobre 6, 2013 alle 9:18 am

    da La Nuova Sardegna, 6 ottobre 2013
    Scalo di Porto Pozzo progetto stile Dubai tra sogni e titubanze. In programma anche hotel, ville, negozi e campo da golf. Perplessità su problemi ambientali e ricadute economiche. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. Davanti alla comunità di Porto Pozzo scorrono le immagini dello scalo turistico del domani. 800 posti barca ordinati in circolo su una piattaforma di legno galleggiante, miniatura del porto di Dubai. Per i cittadini quasi un sogno che prende forma. Ma l’entusiasmo non cancella le perplessità. Fra queste l’aumento dei reflui fognari legati alla nascita del campo da golf a San Pasquale e del maxi complesso alberghiero-residenziale con vista sul fiordo di Porto Pozzo. La mancanza di un parcheggio nella zona della marina in grado di ospitare un numero di utenti in matematica crescita. Una viabilità inadeguata al potenziale aumento dei flussi con la strada statale che taglia in due il borgo. Con calma il sindaco Stefano Pisciottu e i tecnici comunali provano a rispondere alle tante domande. Il primo passo è illustrare in sintesi i pilastri dell’accordo di programma che il Comune intende firmare con i privati, il nuovo consorzio Marina di Porto Pozzo. Al suo interno diversi imprenditori fra cui anche la Geraldi Costruzioni, l’impresa che ha realizzato lo Juventus stadium. Nell’intesa pubblico-privata, che solo se condivisa dalla comunità a larga maggioranza, verrà presentata in Regione e seguirà il severo iter per ottenere la Valutazione strategica ambientale, ci sono diversi interventi: il porto turistico, 25 mila metri cubi di strutture di supporto, un albergo, un’area commerciale e una residenziale per un tetto di metri cubi che oscilla fra 39 e 49 mila metri cubi, l’abbattimento della scuola materna, (da ricostruire a spese del privato in un’area standard) per fare spazio a una scalinata fiorita che ricucia la frattura fra borgo e porto, un campo da golf con annessa club house a San Pasquale. «Dove finiranno gli scarichi fognari del campo a 18 buche, tutti nella rete di Santa Teresa o anche in quella di Tempio in cui ricade una buona fetta dell’intervento» chiede Tomaso Mannoni, proprietario dell’hotel Canne al Vento. Perplessità condivisa anche da Angela Morando. «Il compito dell’amministrazione è vigilare affinchè le previsioni urbanistiche del Puc siano parametrate sulla reale capacità di smaltimento del nostro impianto di depurazione – dichiara Pisciottu –. É anche vero che nel caso in cui venissero superate potremo chiedere un intervento di potenziamento ad Abbanoa». Gabriella Bossolo, ambientalista, non è certa che i nuovi metri cubi residenziali e i nuovi posti barca siano un investimento di successo. «I dati dell’Osservatorio della nautica danno numeri col segno negativo per la portualità a livello nazionale, 60 per cento in meno di immatricolazioni, 39 per cento in meno della spesa che i diportisti lasciano sul territorio – fa notare –. Sarebbe opportuno capire se esiste uno studio sulla reale opportunità economica di un intervento di questo tipo che, come ha detto più volte anche il sindaco, ci costa molto in termini di sacrificio ambientale». Pisciottu rassicura. «Questo accordo sarà strutturato nei minimi particolari, avvalendosi anche di studi tecnici e pareri che confortino ciò che stiamo andando a sottoscrivere. L’intervento sarà sottoposto a Vas e dovrà comprendere un business plan e le ricadute economiche e sociali per il territorio. Questo è un progetto con una finalità principale, l’interesse pubblico». Promuove l’idea del porto ma chiede certezza sui tempi di realizzazione il consigliere di opposizione Lina Crobu. «Si parla di porto da decenni e questa è la prima volta in cui vediamo un progetto – dichiara –. Io sono favorevole a questo intervento di sviluppo. Chiedo però che ci sia certezza sui tempi di realizzazione, e che le opere dei privati non vengano realizzate prima del porto pubblico». Su questo punto esiste già un accordo di massima del Comune con i privati. Le strutture alberghiere e residenziali, cosi come il campo da golf, procederanno per stati di avanzamento paralleli ai lavori del porto.

  11. Angela
    ottobre 7, 2013 alle 11:09 pm

    lettera inviata stasera alla Nuova Sardegna se la pubblicano……
    “In attesa del prossimo incontro con l’amministrazione di Santa Teresa, che spero ci sarà, vorrei rispondere ad alcune questioni che hanno attirato la mia attenzione alla scorsa assemblea del 4 ottobre sul progetto del Porto turistico di Porto Pozzo e Golf di San Pasquale.
    Si tratta di un progetto importante e complesso che richiede molta considerazione, pacatezza e riflessione.
    Durante quell’ assemblea il sindaco ha descritto con calma e convinzione un progetto che ha definito come: strategico, un sogno, unico nel Mediterraneo, e fra le righe si leggeva che lo ritiene anche di avanguardia.
    Ha inoltre insistentemente precisato che il Porto turistico e il Golf fanno parte di un’ unica soluzione per riqualificare l’offerta turistica delle due frazioni e creare un polo turistico di eccellenza e alto pregio.
    Io non condivido questa visione e penso che le due cose debbano essere mantenute separate e che se il sindaco ha paura di fare figli e figliastri e vuole invece trovare una soluzione per entrambe le frazioni, cosi accontenta tutti, si sbaglia.
    Sono convinta che il porto sia per il paese di Porto Pozzo una necessità, ancora di più, penso che la popolazione lo veda come la soluzione di riscatto per tutti i lunghi anni passati a sentirsi marginali e abbandonati a se stessi nel comprensorio turistico di Santa Teresa. Mentre la posizione geografica della ria di Porto Pozzo è centrale rispetto alle Bocche e all’Arcipelago e la sua conformazione geografica lo rende porto accogliente già di per sé. Non credo invece che il campo da Golf sia allo stesso modo una necessità per San Pasquale.
    I tratti comuni alle due frazioni che potrebbero portare alla ricerca di un’unica soluzione sono: la marginalità, la scarsità dei servizi e il degrado urbano. Negli ultimi anni oltre al degrado urbano si è aggiunto un degrado ambientale sempre più grave. Questo degrado ambientale è dovuto, per lo più, alla presenza diffusa nel territorio di lottizzazioni incomplete, cantieri aperti e abbandonati e scarsa manutenzione di quelle esistenti. A Porto Pozzo inoltre, anche a detta degli stessi concessionari dei pontili, il degrado si concentra nell’ area della marina.
    I cittadini vorrebbero avere qualcuno che arrivi, investa del denaro, ripulisca l’immagine dei due paesini e li faccia diventare un comprensorio turistico di eccellenza. Il modello è sempre la cara vecchia Costa Smeralda (quindi in questo caso si potrebbe leggere un comprensorio turistico di lusso che con l’eccellenza non ha a che fare). Sperando che per costruire quelle ville si scelgano le maestranze locali e poi per mantenerle si scelgano i managers e le professionalità locali che da anni attendono delle risposte.
    Mi dispiace essere quella che squarcia il velo e scopre la realtà, non posso esimermi dal farlo per onestà intellettuale, amore verso questi luoghi e comunità, ma io vi dico che Porto Pozzo e San Pasquale non diventeranno mai un comprensorio turistico di lusso.
    Ora chiediamoci se vogliamo davvero questo.
    Vogliamo veramente 60.000 metri cubi (due volte la cubatura rappresentata dal paese storico di San Pasquale) di ville, borghetti di appartamenti, albergo e club house sulle colline sopra Porto Pozzo vicino a San Pasquale?
    Queste ville rimarranno vuote e se completate si aggiungeranno a tutte le altre presenze spettrali che per 8 mesi l’anno costituiscono il nostro paesaggio.
    Vogliamo davvero un altro albergo e altre ville sulla costa tra Porto Pozzo e Conca Verde?Vogliamo davvero costruire un gigantesco cerchio in mare stile Dubai come è stato detto?
    O vogliamo chiederci veramente cosa si può fare per salvare il golfo e continuare a goderne e a lavorarci? Vogliamo chiederci e capire perchè l’albergo Culuccia di Conca Verde e la spiaggia omonima la scorsa estate non hanno potuto lavorare? Perchè il golfo si sta deteriorando e con esso le spiagge e la flora e la fauna della ria?
    Pensiamo davvero che nelle previsioni più ottimistiche: di compimento delle opere, riempimento dei posti barca e uso totale delle capacità ricettive, l’impatto ambientale sia sostenibile e che il consumo di territorio non si ritorcerà, come già accade, contro di noi?
    Un’ affermazione del sindaco mi ha molto colpito: quando ha detto che c’è un prezzo ambientale da pagare e che lui è convinto che sia necessario per lasciare un’ eredità alle generazioni future.
    Qui si rubano le parole all’ambientalismo e alla sostenibilità e si stravolgono i significati per confondere la gente, cosa precisamente dovrebbero ereditare le generazioni future: ville da manutere? Pontili su acque stagnanti e asfissiate dai nitrati? Spiagge coperte da posidonia morta? Campi da golf recintati con rete elettrica per far fronte all’invasione dei cinghiali?
    E cosa si godono le generazioni presenti? Il vuoto delle case e dei paesi deserti otto mesi l’anno.
    Ci sono altre soluzioni da cercare che sono anche più semplici e non richiedono una spesa cosi elevata per la riqualifcazione della marina di Porto Pozzo.
    Invece di guardare a Dubai, dovremmo guardare alla Svezia. Recentemente ci sono stata, a Goteborgh, una città vicino a un arcipelago come il nostro (con fiordi al posto delle nostre rias!) tutto era proporzionato e semplice e funzionava.
    Le eccellenze nel mondo non stanno negli alberghi a sette stelle e le isole artificiali degli Emirati Arabi, essi propongono un modello di sviluppo che è il contrario della sostenibilità, fondato sulle ricchezze petrolifere e la schiavitù. Il resto del mondo si preoccupa di limitare le emissioni di CO2, di riciclare, riusare e conservare. Facendo queste cose si è all’avanguardia, si attirano turisti tutto l’anno e si crea un flusso turistico costante e redditizio.
    Conservare, proteggere e gestire la fruizione della natura è il business del momento, lo hanno capito tutti, cosa aspettiamo a capirlo anche noi?

    Angela Morando

  12. stefano
    ottobre 11, 2013 alle 7:20 pm

    stai dicendo semplicemente che le “strutture” hanno bisogno di “infrastrutture”. Voglio sperare che il progetto (esecutivo) non prescinda dall’ aggregare bonifiche, adeguamento rete fognaria, salvaguardia dei fondali, rilancio dell’economia locale etc… E poi anche Porto Cervo, Porto Rotondo, Portisco etc… nel periodo invernale sono “deserti”. ma quante opportunità di lavoro hanno creato…….
    Stefano

  13. Angela
    ottobre 11, 2013 alle 11:18 pm

    I villaggi che citi sono villaggi vacanza, Porto pozzo e San Pasquale sono paesi storici e molto più anormale che siano deserti, chi magari vorrebbe mettere su famiglia e comprare casa per abitarci tutto l’anno non può perchè i prezzi sono troppo alti….
    spero anch’io che il progetto preveda tutte quelle cose e nella mia lettera non ho parlato di infrastrutture…ma della necessità o meno del progetto cosi come è stato posto.
    L’edilizia non è l’unica risorsa per creare nuovi posti di lavoro.

  14. stefano
    ottobre 17, 2013 alle 3:24 pm

    Concordo in generale: Purtroppo le amministrazioni non hanno fondi per colpa di una politica di decentramento che non ha funzionato (e dei soliti sprechi). Quindi la via è quella del “project financing” che comporta investimenti di privati con tornaconto per gli stessi sotto il controllo delle amministrazioni. D’altro canto se questi privati chiedono cubature immagino che le loro analisi prevedano la collocabilità sul mercato delle dette cubature.
    Come osservato da qualcuno, ovviamente lo sviluppo dovrebbe prevedere prima il porto e le infrastrutture, poi ville e appartamenti. Dipende da come si stipulano gli accordi.

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