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Ricerche di combustibili fossili Saras ad Arborea: rischi ambientali e sociali.


Fenicotteri (Phoenicopterus roseus) in volo

Fenicotteri (Phoenicopterus roseus) in volo

anche su La Nuova Sardegna (“Progetto Eleonora, dubbi i vantaggi per la Sardegna“), 28 aprile 2013

 

Il 15 aprile 2013 è stato avviato – dopo l’annullamento della procedura incompleta avviata un mese prima su ricorso delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – il  procedimento di valutazione di impatto ambientale riguardante il progetto di perforazione esplorativa a circa 3.000 metri di profondità relativo al permesso di ricerca di idrocarburi “Eleonora” (44.300 ettari nell’Oristanese) della Saras s.p.a. secondo cui vi sarebbero riserve per 1-3 miliardi di metri cubi di gas naturale, quantomeno “in grado di coprire l’intero fabbisogno della Provincia di Oristano per 25 anni”.

Tutto a beneficio dei sardi, assicura l’Azienda (“La Regione disporrà della risorsa a beneficio della collettività”, La Nuova Sardegna, 21 aprile 2013).

Affermazioni però prive di riscontro formale e oggetto di fondati dubbi. Infatti, i benefici per l’utenza isolana sono tutti da verificare, visto che il gpl venduto oggi in Sardegna costa in media il doppio di quello venduto nel resto d’Italia, pur essendo prodotto a Sarroch proprio dalla Saras.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Il Gruppo, attraverso la Sarlux, “produce 4,5 miliardi di kWh all’anno di energia elettrica, oltre che vapore, idrogeno, zolfo e concentrato di vanadio. L’energia elettrica viene ceduta al Gestore del Sistema Elettrico – GSE e copre oltre il 35% del fabbisogno annuo della Sardegna”, come afferma sul relativo sito web.

Non dice, però, che emette ben 6,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, 909 kg. di nickel, 4.170 tonnellate di anidride solforosa all’anno (dati E-PRTR, 2010) e che beneficia dei lucrosi incentivi CIP 6 per le energie rinnovabili e assimilate, pur essendo ricavata dagli scarti della raffinazione del petrolio, altrimenti destinati a costosi smaltimenti.

La Saras ci guadagna quindi due volte, gli utenti sardi no.

Sempre secondo la Saras, dal gas naturale estratto ad Arborea deriverebbe un risparmio per le famiglie sarde di 500 euro annui in base al minor costo rispetto al gpl.

In realtà, il prezzo all’utenza deriva da scelte dell’azienda produttrice, che, a breve, potrebbe anche cambiar “padrone” e strategie con l’acquisizione da parte del colosso del settore Rosfnet, controllato dallo Stato russo.

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Grazie all’importante lavoro di sensibilizzazione del Comitato “No al progetto Eleonora”, molte amministrazioni locali e, soprattutto, tantissimi cittadini e soggetti sociali sono stati informati del progetto di ricerca mineraria.

La contestazione è dilagata certo per diffidenza nei confronti di un’Azienda che è tutt’altro che un ente di beneficienza (e ha chiesto anche di effettuare ricerche petrolifere nei Golfi di Cagliari e di Oristano), ma anche per ragioni estremamente concrete.

Il sito prescelto è a soli 200 metri di distanza dallo Stagno di S’Ena Arrubia, zona umida d’importanza internazionale, sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale, tutelata dal vincolo paesaggistico, dal vincolo di conservazione integrale, dal piano paesaggistico regionale, destinata a riserva naturale regionale.

campo di mais

campo di mais

L’economia di Arborea si basa su agricoltura e allevamento, è la più avanzata agricoltura specializzata della Sardegna e ben poco si conosce, allo stato attuale, delle possibili – potenzialmente gravissime – interferenze con le falde idriche. Vi hanno sede la Cooperativa Produttori Agricoli e la Cooperativa Latte Arborea, che producono il 98% del latte vaccino sardo, coinvolgendo circa 200 aziende per un totale di 30 mila capi bovini.

E’ vero che l’area interessata – a causa della scadente capacità depurativa – è stata individuata quale “zona vulnerabile da nitrati di origine agricola” ed è oggetto di uno specifico programma di interventi di risanamento ambientale, ma non sembra proprio il caso di aumentare i rischi di impatto ambientale ed economico-sociale.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Sardegna, progetti ricerche minerarie

Sardegna, progetti ricerche minerarie

(cartografia Comitato “No al Progetto Eleonora”, foto S.D., archivio GrIG)

  1. max
    aprile 29, 2013 alle 7:30 am

    gira e rigira sempre alla ricerca di combustibili fossili siamo; del resto ogni volta che si parla di energie alternative c’e’ sempre chi fa ostruzione a volte a ragione spesso a torto.
    il parco eolico deturpa il paesaggio, il fotovoltaico non nei terreni agricoli ( anche se nessuno li coltiva +), le biomasse xche’ inquinano ecc.
    mi pare che in italia abbiamo poche idee e ben confuse e non riusciamo mai a capire quali sono le priorita’e quando lo capiamo se la cosa ci chiede qualche compromesso allora e’ meglio che lo facciano i ns vicini.

  2. lucia
    aprile 29, 2013 alle 2:34 PM

    Interessate le testate televisive (Report e altre di denuncia) perchè si faccia sensibilizzazione a livello del Paese, non solo di Sardegna.
    Buon lavoro! Continuate così.
    Lucia

    • aprile 29, 2013 alle 4:07 PM

      abbiamo bisogno del sostegno di quante più persone sensibili, Lucia.
      Iscriviti al GrIG, perchè più siamo e più contano le nostre azioni 😉
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  3. maggio 11, 2013 alle 11:17 am

    da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2013
    Parla il geologo: progetto sicuro, ecco i vantaggi. Giulio Casula, padre delle ricerche sul metano risponde ai dubbi del fronte d’opposizione. L’agenda delle opere Solo dopo le esplorazioni si chiederà alla Regione il via libera per procedere all’estrazione del metano, con un altro Via.
    ROYALTIES E VANTAGGI. Ammontano al 10 per cento del valore del metano estratto ogni anno: per Arborea oscilleranno tra 1.5 e 3 milioni di euro ogni anno. (Giampaolo Meloni)

    SARROCH. Giulio Casula, geologo, è il padre del progetto “Eleonora 01 Dir”. Tecnico di primo piano della Saras, uffici a Sarroch. Ma lo si raggiunge più facilmente nel reticolato degli impianti che formano la raffineria più grande d’Europa gestita dai fratelli Moratti. Qui i colori della tradizione di famiglia (il nerazzurro dell’Inter) sono traslati nell’ambiente: il colore scuro del petrolio e di qualche sbuffo di ciminiera che fanno il paio con il blu del mare sardo. Il progetto “Eleonora” punta alla ricerca e allo sfruttamento del gas metano nell’area dell’Arborense, Ma deve fare i conti con un fronte d’opposizione affollato e netto. Il progetto è all’esame della Regione per la Valutazione d’impatto ambientale. Dottor Casula, il timore è che il programma di ricerca vada diritto all’estrazione, senza ulteriori passaggi di garanzia. Come stanno le cose? «Saras ha chiesto l’autorizzazione per perforare un solo pozzo di esplorazione per confermare la presenza di metano. Per procedere all’estrazione, come naturale, dovremo preparare un progetto specifico della fase di estrazione che può essere definito solo dopo che avremo i dati tecnici e scientifici che emergeranno dal pozzo esplorativo. A quel punto Saras chiederà alla Regione l’autorizzazione per procedere all’estrazione del metano. Quindi ci sarà un secondo Via». Ma nella vostra documentazione di prevede anche la seconda fase. «Per dare un’informazione completa, abbiamo inserito già in questo iter un progetto di massima anche della fase di estrazione del gas che prevede ad esempio un massimo di 5 pozzi e il dimensionamento del centro di raccolta e depressurizzazione del gas estratto che verrà localizzato nell’area industriale di Oristano, lontano quindi dallo stagno di S’Ena Arrubia e da Arborea». Il Comitato dei cittadinicontesta la mancanza di dati geochimici sul comportamento dei terreni nelle fasi di ricerca. «Nella relazione di progetto, parte del “Sia”,sono stati inseriti tutti i dati geochimici serviti per definire sia i presupposti minerari della ricerca e sia le caratteristiche del gas presente nel sottosuolo. Sono riportati con grande dettaglio i dati chimici di caratterizzazione delle rocce madri e i dati relativi al campionamento di acque suoli dell’area di Arborea». Nelle perforazioni c’è sempre il rischio di fuoruscita di acido solfidrico, quello che produce odore di uova marce accanto agli acquitrini e agli scarichi fognari. «Nella Piana di Arborea, la presenza o meno di H2S non sarà un problema e tanto meno un rischio. Primo perché se fosse presente la perforazione verrebbe interrotta e il pozzo sarebbe immediatamente messo in sicurezza e chiuso. Poi perché non ci sono nelle rocce e sedimenti interessati, composti e minerali che possano generare idrogeno solforato». Questa certezza deriva dai controlli effettuati? «Come abbiamo scritto nel “Sia”, le analisi dei 200 campioni di acque e suoli che abbiamo prelevato nell’area di Arborea e le analisi geochimiche non hanno mai rilevato tracce di H2S, ma solo di metano proveniente dai livelli più profondi. Questi dati, compresi i risultati dei campionamenti geochimici sono stati inseriti nel “Sia”, così come la composizione attesa del metano». Ma ci saranno rischi di fuoriuscita accidentale? «No, perché ci saranno rilevatori che analizzeranno 24 ore al giorno i campioni di gas all’interno del pozzo e nel caso ne venisse individuata la presenza in quantità superiori al limite di rilevabilità le valvole di sicurezza, imposte dalla legge chiuderanno ermeticamente il pozzo evitando ogni contaminazione. Anche in questo caso rimarremo ampiamente al di sotto delle soglie di pericolosità e ben inferiori ai limiti di emissione di H2S (5 mg/NMc pari a 3,5 ppm, ossia parti per milione) consentiti ed autorizzati dall’Amministrazione provinciale all’impianto di trattamento di una importante industria di trasformazione lattiero casearia dell’area». Escludete rischi di contaminazione delle falde superficiali e fluidi di perforazione? «Non ci sarà alcun rischio perché tutto il foro sino a 2850 metri di profondità sarà isolato da tubi di rivestimento in acciaio cementati alla roccia per evitare che ci siano contaminazioni o vie di comunicazione tra strati geologici a profondità diverse». Ci sarà un monitoraggio costante? «Durante la perforazione useremo un fluido che eviterà dispersioni o fuoriuscite accidentali dal pozzo. Nel “Sia” abbiamo descritto la composizione del fluido di perforazione. Si tratta di fluidi a base di acqua, di argilla e bentonite. Gli additivi usati sono normalmente impiegati nell’industria alimentare e per produrre i detersivi biodegradabili e sono tutti indicati con nome e quantità usata nel “Sia”». Questo fluido potrà essere disperso nel terreno? «Il fluido di perforazione non si disperde nel terreno. Entra nel foro, scende sino alla massima profondità raggiunta, risale in superfice con i frammenti di roccia perforati, dove viene pulito e riutilizzato ogni volta come in un circuito chiuso». A lavori finiti che accadrà? «A fine perforazione, sarà smaltito in impianti specializzati e non disperso nell’ambiente». Parliamo di subsidenza: gli scavi importanti nel sottosuolo comportano il fenomeno del movimento dei terreni. Quale sono le previsioni? «E’ un fenomeno naturale che si verifica in tutte le aree con depositi alluvionali o ancora in fase di compattazione. In Pianura Padana, indipendentemente dalle attività dell’uomo, il terreno si abbassa di circa un millimetro l’anno. I prelievi di fluidi, soprattutto l’acqua dalle falde superficiali o il petrolio nei primi 3-400 metri di profondità possono amplificare questo fenomeno di abbassamento del terreno. Nel caso della Pianura Padana: la subsidenza ha avuto il picco negli anni 60-80 per effetto degli ingenti prelievi dalla falda superficiale con punte registrate nelle aree urbane». Qui? «Nella Piana di Oristano l’estrazione di metano non comporterà variazioni nella subsidenza naturale già presente, perché è contenuto in rocce di arenaria molto solide e robuste a differenza degli strati argillosi e sabbiosi da cui viene prelevata l’acqua. Inoltre, i 5 giacimenti geologici che indagheremo sono troppo profondi per avere influenza su un fenomeno di questo tipo». Controlli? «Il progetto prevede un sofisticato sistema di monitoraggio per prevenire qualsiasi influenza delle attività di estrazione sulla subsidenza». Royalty, quali compensazioni al territorio? «Ammontano al 10% del valore del metano e quindi sono direttamente proporzionali alla quantità estratta ogni anno. Ovvio che se un pozzo non produce più, anche le royalty saranno molto basse, come nel caso del giacimento di Spilamberto che è in via di esaurimento e per cui è stata chiesta la conversione a stoccaggio sotterraneo». Nell’Oristanese il timore è che, nell’eventualità, si tratti di scarsi benefici. «In Italia nel 2012 le royalty sono state pari a 261,771 milioni di euro, di cui 66,176 milioni incassato dallo Stato, 168,223 milioni dalle regioni e 27,372 milioni dai Comuni. La Basilicata sempre nel 2012 ha incassato 141.984.593,59 euro. Oltre a ciò è pronto un bonus benzina pari a 140 euro all’anno per ogni cittadino dotato di patente, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato su un ricorso presentato dalla regione Veneto». In Emilia Romagna, dove l’estrazione del gas è diffusa, quali risultati sono arrivati? «Le royalty sono state pari a quasi 7 milioni di euro sempre nel 2012. Poche, perché in tutta la pianura Padana si sono estratti petrolio e metano sin dal 1939 e i giacimenti sono ormai in via di esaurimento». Quali ipotesi per Arborea? «Se ci saranno le autorizzazioni, le royalty oscilleranno tra 1,5 e 3 milioni di euro ogni anno sulla base della quantità di metano estratta. Con un vantaggio in più: essendo la Sardegna a Statuto speciale, a incassare questa cifra saranno solo Regione e Comuni, mentre in Italia anche lo stato ne incamera una quota». Quale è il rapporto fiscale di Saras con la Sardegna? «Alle royalty si aggiungono le tasse pagate normalmente sulla fiscalità generale. Che rimarranno in Sardegna perché la sede legale di Saras è a Sarroch. E non è una cifra di poco conto visto che negli ultimi 5 anni abbiamo contribuito alle entrati fiscali della Sardegna con una cifra di oltre 2,5 miliardi di euro». A giustificare il progetto Eleonora sostenete i benefici sul costo dell’energia. Vuolespiegare? «Il metano è un combustibile che rende di più e costa di meno rispetto a quelli che oggi usiamo in Sardegna. Solo il renderlo disponibile ridurrà il costo delle bollette che oggi paghiamo. Sarà facile distribuirlo perché le reti locali sono in massima parte già pronte. Alcune di loro, come quelle della piana di Oristano, sono già state realizzate con fondi statali e comunitari erogati per completare la metanizzazione dell’Isola in attesa del Galsi». Sono compatibili? «Totalmente compatibili e già ora possono distribuire il metano sostituendo l’aria propanata». Quali vantaggi per l’isola? «Saras non distribuirà il metano agli utenti finali e non lo esporterà “in Continente”. Lo cederà invece ad aziende o a municipalizzate o a cooperative sarde che lo venderanno gli utenti finali. Si aprirà così una nuova opportunità imprenditoriale per la Sardegna e per i suoi imprenditori». Avete promosso un viaggio informativo nel territorio, con quale obiettivo? « L’obiettivo è di favorire il dialogo con cittadini e territorio per fare in modo che le opinioni sul progetto, indipendentemente dal loro orientamento, siano informate e fondate su dati oggettivi e completi. Dialogo e confronto sono il modo più corretto per consentire a tutti di acquisire la giusta consapevolezza sul progetto». Ma tanti non concordano con Saras, la presentazione di Arborea è stata disertata. «Peccato che il dialogo venga costantemente osteggiato da chi ha posizioni pregiudizialmente ostili che si spinge fino ad invitare a disertare ogni occasione di discussione e manifesta fastidio per ogni iniziativa rivolta ai cittadini».

  4. maggio 12, 2013 alle 12:11 PM

    da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2013
    AMBIENTE E ENERGIA » PROGETTO ELEONORA. Trivelle, sì o no: è vicino il momento delle scelte. L’assemblea pubblica fissata per il prossimo 30 maggio ad Arborea Sono attesi anche i tecnici del Servizio sostenibilità ambientale della Regione. (Roberto Petretto)

    ORISTANO. La sensazione diffusa è che si sia arrivati a uno snodo cruciale nella vicenda del progetto per la realizzazione di un pozzo esplorativo nelle campagne di Arborea. Il massiccio movimento di opinione, che ha via via coinvolto entità all’inizio scettiche verso la battaglia avviata dal comitato “No al Progetto Eleonora” (quando non palesemente ostili) non ha fermato l’azione della Saras. La società petrolifera della famiglia Moratti (ma non solo, stando alle ultime notizie) sta cercando di rompere l’accerchiamento e comunque non ha alcuna intenzione di rinunciare la progetto. Ieri mattina l’incontro pubblico programmato a Marrubiu ha avuto un esito simile a quello già registrato per l’incontro di Arborea: pochi intimi hanno assistito all’illustrazione del progetto fatta dai tecnici della società. L’appuntamento più importante, però, sarà quello del 30 maggio, a Arborea. Un’assemblea pubblica alla quale dovrebbero partecipare anche i tecnici del Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali (Savi), l’ufficio regionale che deve esaminare il progetto e lo studio di impatto ambientale predisposto dalla Saras. Non si avranno risposte definitive in quella sede, anche perché quelle risposte dovranno arrivare a conclusione di un percorso le cui scadenze sono stabilite per legge. Sarà interessante però capire se dall’assemblea di Arborea (anche’essa parte dell’iter verso la valutazione di impatto ambientale) verranno delle indicazioni sulle scelte future. Il momento delle scelte, dunque, si avvicina. Il Comitato mantiene alta la pressione, non vuole che l’attenzione si affievolisca proprio nel momento decisivo, con la speranza che le valutazioni del Savi tengano conto anche dell’ostilità ambientale ormai da tempo vasta e diffusa nel territorio verso il progetto della Saras e non soltanto dei parametri tecnici. Un’ostilità che unisce il mondo della politica, dell’amministrazione della cosa pubblica a quello produttivo. Una dimostrazione forte la si è avuta, di recente, anche durante Fieragricola, dove moltissimi operatori del mondo dell’allevamento hanno espresso chiaramente la propria contrarietà. E poi c’è il no netto e senza equivoci della TreA, una vera potenza economica nella zona e non solo. Insomma, l’opposizione alle trivelle, in un momento cruciale, è fortissima: da Arborea a Terralba, da Marrubiu a San Nicolò Arcidano. Ma anche oltre. Con l’unica eccezione di Oristano, che ancora non ha preso una posizione chiara, anche se è proprio di questi ultimi giorni una mozione sottoscritta da un gruppo di consiglieri comunali che chiedono un pronunciamento dell’assemblea civica contro il progetto della Saras.

  5. maggio 28, 2013 alle 2:51 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 maggio 2013
    ENERGIA » LA POLEMICA SULLE TRIVELLAZIONI. I sindacati: «Sul gas evitare posizioni pregiudiziali». Arborea, documento delle segreterie regionali dei chimici sul progetto Sargas. «Anzichè dire no a priori attendiamo la valutazione d’impatto ambientale». Saras, l’opa della russa Rosneft accolta positivamente in Borsa. (Giampaolo Meloni)

    La Borsa di Milano ha accolto positivamente il via dell’opa volontaria parziale della russa Rosneft sul 7,29% del capitale della Saras. L’offerta si concluderà il 14 giugno, mentre la data di pagamento è il 19 giugno. Nel frattempo, la Lettera all’investitore pubblicata su Affari e Finanza di Repubblica riporta come obiettivo 2013 della compagnia petrolifera della famiglia Moratti un ebitda di circa 400 milioni, un ebit a 190 milioni e investimenti per 130 milioni di euro. Gli analisti tengono però a precisare che «il piano industriale è formulato su uno scenario di raffinazione benchmark di 1,2 dollari al barile nel 2013, molto più favorevole rispetto ai trend correnti (da inizio anno il margine benchmark è negativo a 0,44 dollari al barile) e ogni dollaro di minore margine implica circa 80 milioni di euro di minore ebitda per la Saras. La raccomandazione sul titolo è buy al prezzo obiettivo di 1,25 euro.

    ARBOREA. Il costo dell’energia ha già prodotto danni considerevoli al sistema imprenditoriale sardo. La Sardegna è l’unica regione in Italia che non dispone di questo gas naturale. La disponibilità del metano sarebbe un’occasione provvidenziale per evitare definitivamente il baratro al comparto produttivo. Per i segretari regionali dei chimici di Filctem Cgil Giacomo Migheli, della Femca Cisl Marco Nappi, della Uiltec Uil Mario Cro, sul progetto della Sargas occorre perlomeno attendere le valutazioni tecniche da parte della Regione ed evitare comunque «posizioni di rifiuto pregiudiziali e controproducenti». Lo hanno sostenuto con un documento congiunto Migheli, Nappi e Cro, che spiegano: «le riserve di metano eventualmente presenti nel sottosuolo sarebbero in grado di contribuire a realizzare, nel corso di pochi anni, il programma di metanizzazione dell’isola. Indipendentemente dalla realizzazione del metanodotto Galsi, infrastruttura di cui non sono prevedibili i tempi di realizzazione, e garantendo una sostanziale indipendenza e autonomia energetica della Sardegna anche in funzione di una ripresa produttiva». La presa di posizione dei tre sindacati regionali dei chimici precede di pochi giorni l’assemblea pubblica per la presentazione del Progetto Eleonora ai cittadini (giovedì mattina all’Horse Country di Arborea), come previsto dalla procedura del Via (Valutazione di impatto ambientale). L’appuntamento si annuncia molto affollato dai cittadini che invece contestano il progetto. Oltre ai costi vantaggiosi che permetterebbero di ridurre se non di eliminare «la condizione di forte svantaggio sociale ed economico dell’isola», sarebbero notevoli i benefici che deriverebbero dal progetto Sargas (consegnato il 13 marzo 2013 agli Uffici tecnici competenti della Regione per l’avvio dell’iter della Valutazione d’impatto ambientale) che prevede, sottolineano i sindacalisti, «nel caso in cui fosse confermata la presenza di un consistente giacimento di metano nel sottosuolo, che la sua eventuale estrazione avvenga nell’area del porto industriale di Oristano, lontano quindi da zone sottoposte a vincoli ambientali». Migheli, Nappi e Cro puntano anche sul fatto che «buona parte delle reti di distribuzione locali del gas e delle stazioni di pompaggio nella nostra Regione sono già state finanziate (il Governo Italiano ha stanziato circa 223 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 120 milioni dell’Unione Europea) e in molti casi già realizzate. Le reti preesistenti e quelle in fase di realizzazione sono concepite per l’utilizzo sia con aria propanata e sia con il metano». Scenario sul quale puntano già alcune aziende locali. Per i sindacalisti «appare incomprensibile che mentre una nota azienda agroalimentare della zona di Arborea rivendica l’utilizzo del metano, attraverso l’importazione del gas allo stato liquido con delle navi metaniere provenienti dalla Spagna, il comitato civico di Arborea denominato “No Progetto Eleonora” si dichiara invece contrario al progetto esplorativo Sargas». Fatte queste valutazioni, i tre sindacalisti sono convinti «che sia necessario agire con la consapevolezza che le leggi si rispettano sempre e ovunque e siamo quindi convinti che sia nell’interesse di tutti attendere le conclusioni dell’iter autorizzativo relativo alla valutazione d’impatto ambientale da parte della Regione ».

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    da Sardinia Post, 28 maggio 2013
    Progetto Eleonora, i sindacati: “No a pregiudizi sulle trivellazioni”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/progetto-eleonora-i-sindacati-no-a-pregiudizi-sulle-trivellazioni/

  6. maggio 29, 2013 alle 2:43 PM

    da L’Unione Sarda, 29 maggio 2013
    ESTRAZIONE DEL GAS AD ARBOREA. Scontro tra comitato e sindacati: «Pozzo vicino a S’Ena Arrubia»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130529090315.pdf

  7. maggio 30, 2013 alle 2:53 PM

    dal blog di Michele Murgia, 29 maggio 2013
    Storia stanca di una mattina con la Saras: http://www.michelamurgia.com/sardegna/economia/806-se-questi-sono-i-politici-sardi

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    da CagliariPad, 30 maggio 2013
    La Saras presenta il Progetto Eleonora, protesta ad Arborea.
    Cento trattori davanti all’Horse Country e più di mille persone armate di fischietti e bandierine dentro la sala: “Andatevene, non vi vogliamo”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=3130

  8. maggio 31, 2013 alle 2:58 PM

    da Sardegna Quotidiano, 31 maggio 2013
    PROGETTO ELEONORA. Arborea boccia la Saras «Questa terra è nostra». (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130531074638.pdf

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    da L’Unione Sarda, 31 maggio 2013
    Faccia a faccia con la Saras, Arborea accende la rivolta. (Roberto Ripa): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130531082938.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2013
    Industria e ambiente. Arborea alla Saras: «Non vi vogliamo». Trivellazioni per il gas, confronto tra azienda e popolazione. (Giampaolo Meloni)

    ARBOREA. Oltre cento trattori fanno ala sulla strada che s’inoltra all’Horse Country. Accanto alle macchine giganti degli agricoltori sventolano bandiere della associazioni di categoria, di gruppi e comitati che non sono voluti mancare all’appuntamento per dire “No al Progetto Eleonora”, il piano della Saras per la ricerca di gas naturale nelle profondità di questi terreni trasformati in campi fertili dalla bonifica degli anni Venti e Trenta. Tra le stalle piene di vacche e vitelli, reddito primario della comunità, ogni slargo è occupato dai camion dell’Arborea-TreA, l’azienda simbolo di questa piana. Nella grande sala del resort più di mille persone, gran parte con maglietta verde e scritta stampigliata sul petto con la posizione netta di un’intera popolazione. Fischietti e bandierine bianche con un grande “No” fanno scenografia e colonna sonora al tema scandito fin dall’esordio alla riunione, alle 11: “Non vi vogliamo”. L’evento. Arborea ha deciso di partecipare in massa al confronto pubblico previsto dalla procedura regionale per la Valutazione di impatto ambientale (Via) del Progetto Eleonora della Saras che vuole realizzare un pozzo esplorativo nelle campagne del paese. «Un evento unico in Sardegna – ha ammesso il direttore del Servizio regionale Sostenibilità Ambientale e valutazione impatti (Savi), Gianluca Cocco, aprendo i lavori poco dopo le 11.30 –:questo è il posto giusto, deputato, per presentare le osservazioni al Progetto». Da quel momento scatta l’orologio, che si fermerà all’incirca alle 21, senza un minuto di sosta. Anche la pausa pranzo è stata gestita dal Comitato del No, con una valanga di panini al formaggio e con fettina, più bottiglietta di minerale, per rinfrancare i presenti ma anche per marcare meglio il signifiato di giornata della natura e dell’ambiente, segnalata anche dalla partecipazione degli scolari, protagonisti di animazione ecologica e culturale nei prati inglesi accanto alle piscine. La parola alla Saras per la presentazione del progetto. Ma la folla interpreta il ruolo del protagonista. Il confronto comincia solo dopo la mediazione lanciata al microfono da Paolo Piras, portavoce del Comitato: «Lasciamoli parlare, poi gli diremo chiaramente che non li vogliamo e non ce ne andremo da qui fino a quando non avranno risposto a tutte le nostre domande». L’esplorazione. Il direttore di produzione della Saras, Giuseppe Citterio, ribadisce la stima di una produzione di 150milioni di metri cubi all’anno dalle sacche metanifere dell’Arborense. Giulio Casula, geologo, padre del progetto, spiega: «Abbiamo individuato 5 giacimenti potenziali con 3 miliardi di metri cubi di metano possibili». La ricerca si dovrebbe realizzare attraverso un pozzo esplorativo profondo 2850 metri, inclinato su una lunghezza complessiva di 3100 metri. Se venisse autorizzata anche la seconda fase, ossia l’estrazione, l’attività si estenderebbe su vent’anni. Saras offre garanzie su tutti i fronti: sicurezza tecnica, controllo delle falde, certezze di salubrità ambientale, niente rumori, scongiurati i fenomeni di subsidenza (movimenti del terreno per effetto dello svuotamento). Soprattutto nessuna fuga o emissione di acido solfidrico. Ma ogni voce di questo elenco è accolta dall’irruzione dei fischietti e boati di disapprovazione. La popolazione di Arborea non crede alla Saras. La Regione. Affiora lo scenario politico delle responsabilità. Il sindaco Pier Francesco Garau spiega così il no: «Su quest’area la Regione ha speso centinaia di milioni per sostenere questa vocazione agroalimentare e zootecnica. Ora ci chiediamo quale sia il disegno secondario della Regione». L’assessore dell’Industria Antonello Liori segue una parte dell’assemblea, manda giù un panino e non gli resta tempo di dare risposte quando gli si chiede un commento. Va via. Ma la ferita resta aperta. Poteva andare diversamente? «Sì – risponde l’assessore dell’Ambiente della Provincia di Oristano Emanuele Cera –, se solo avessimo detto “no” nel 2006, quando Saras iniziò lo studio del sottosuolo: ma non siamo stati capaci». L’energia. Le aziende agiscono sul mercato, le popolazioni si ribellano, qui come in tutte le zone dell’isola interessate al fotovoltaico, all’eolico, alla geotermia. Uno scenario senza regole certe che alimenta un grande equivoco, dove tutti hanno ragione e tutti torto. Il punto è, accusa ancora Cera, « che manca una politica energetica regionale chiara». Da qui l’invocazione che a guidare le scelte deve essere la Regione e non la Saras. La storia. Dalle paludi alle fragole, dalle zanzare alle mozzarelle d’esportazione. La storia di Arborea è radicata sul valore della terra. In superficie. Anche quella della Saras, a dire il vero, anche se l’azienda dei Moratti ricava benefici dal sottosuolo. La differenza, oggi, sta nel fatto che le due attività non sono compatibili per i cittadini e lo sono per l’azienda. Le tante obiezioni non convincono la Saras: «Mi aspettavo un confronto così sentito e informato. Hanno approfondito i problemi e questo è uno stimolo per tutti – commenta in conclusione Giulio Casula –. Certo, c’è una differenza di fondo ed è difficile comunicare, i temi tecnici sono difficili. Noi non abbiamo intenzione di danneggiare un’area di pregio». L’investimento è consistente: il pozzo costa 8 milioni. «Credo che i sardi non debbano abdicare alla ricerca delle risorse. La subalternità dipende dalla mancanza di risorse».

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    Progetto Eleonora sotto esame per 7 ore. I tecnici lo presentano a mille cittadini: «L’isola non abdichi alle sue risorse». La replica: dubbi e paure. (Cristiana Diana)

    ARBOREA. Osservazioni tecniche dettagliate, discorsi politici, considerazioni pratiche: in tanti modi diversi la comunità dice no al progetto Eleonora. Anche i bambini hanno saltato la scuola e in compagnia delle mamme hanno invaso la sala. Dopo la presentazione dell’assemblea da parte di Gianluca Cocco, ingegnere del servizio Tutela ambientale della Regione, prendono la parola i tecnici della Saras, l’ingegnere Giuseppe Citterio e il geologo Giulio Casula («l’isola non abdichi alle proprie risorse« ha detto), per presentare il progetto tra i fischi e le urla del pubblico. Poi dalle 12 alle 19 si alternano sul palco cittadini che presentano la propria disapprovazione alla valutazione d’impatto ambientale della Saras. Giuletta Colusso sottolinea la superficialità dello studio: «Dicono che non ci sono rischi perché la tecnologia che utilizzeranno è nuova e dunque migliore, un’affermazione priva di logica, e i loro tecnici vengono definiti come i migliori, eppure i migliori tecnici del mondo non hanno salvato Fukushima da un disastro – afferma la donna –, ma soprattutto appare la poca importanza che danno al nostro territorio, scrivono che la vegetazione è in parte non autoctona, la pineta artificiale, il paesaggio anonimo, lo stagno semi-naturale in quanto circondato da canali e interessato da attività di pesca. Se considerano così poco il nostro patrimonio cosa ci risarcirebbero se dovessero deturparlo?». Alessandro Pompianu, geologo, si sofferma su alcuni aspetti dello studio della Saras: «Le falde acquifere sono a rischio con un’attività estrattiva, il monitoraggio di cui parlate è inutile. Una volta avvenuta, la contaminazione non è più reversibile. Inoltre non parlate delle connessioni tra trivellazioni e scosse telluriche, o delle presenza di risorse termali che porterebbero alle emissioni di gas, uno studio del genere non è affidabile». Sandra Neri, medico radiologo, sottolinea le carenze dello studio in materia sanitaria: «Le competenze mediche di chi ha redatto lo studio non sono affatto rassicuranti, addirittura uno dei firmatari ha chiesto a me ragguagli sul progetto Eleonora dimostrando di non essere affatto informato delle specificità del progetto e sui rischi connessi». Federico Torresan, allevatore: «Gli allevatori hanno fatto enormi sacrifici mettendo a rischio le proprie aziende per risanare i quantitativi di nitrati presenti nelle acque e nei terreni, dopo tutti questi sforzi perché rischiare di nuovo? Esiste un documento dove affermate che pagherete i danni. E i mancati guadagni degli allevatori?». Paolo Pinos, allevatore: «Non voglio che i miei figli si facciano la doccia con l’acqua inquinata dalle vostre schifezze e che la bevano le mie mucche». Antonella Cinghialta porge una bottiglia di acqua con balite e soda ai dirigenti Saras: «Voi la berreste?». Franca Mugittu: «Il gas ci dà un economia a tempo, l’agricoltura dura nel tempo». Manuela Pintus, biologa e componente del comitato: «La nostra è una preoccupazione motivata, non un no a prescindere. Dei fluidi di perforazione, per esempio, non dite il CAS number, l’unico che dà reali garanzie sulla tossicità di una sostanza, come fidarci di ciò che dite? Le trivellazioni non si fanno dove abitano le persone». Fuori dal coro Salvatore Canu: «Il vostro latte non ve lo tocca nessuno». La sala esplode con fischi e urla.

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    La testimonianza. «Faranno il pozzo vicino a casa, ho paura per le mie figlie».

    «Nel vostro studio noi nemmeno esistiamo». Prende la parola con forza ed energia Michela Contu, una mamma che abita con la sua famiglia a 400 metri dal punto di trivellazione prescelto dalla Saras per il suo pozzo. Vive nella sua casa nelle campagne di Arborea assieme al marito Augusto Pozzato, operaio, e alle due figlie, e vuole difendere la sua famiglia da quella che vede come una minaccia alla salute. «Le mie bambine hanno una sei anni e l’altra venti mesi, e io e mio marito abbiamo il dovere di difenderle e faremo tutto il possibile per farlo – dichiara dal microfono della sala congressi gremita –. Abbiamo capito da subito che voi siete totalmente disinteressati alla comunità di Arborea, inizialmente non avete neppure menzionato che a meno di 400 metri dal punto di trivellazione vivevano delle famiglie, eppure le persone che abitano nelle strade 26 e 28 esistono e sono vicinissime al punto dove volete fare il pozzo». Ma la preoccupazione maggiore è rivolta ai rischi per le due figlie: «I medici sottolineano quanto è fragile in questi casi la salute di due bambine così piccole che non hanno neppure l’età per andare a scuola, non posso permettere che rischino di ammalarsi, sarei disposta anche a trasferirmi se il progetto dovesse avere un seguito». Un’altra donna dal pubblico fa eco alla protesta di mamma Michela rivolgendosi ai responsabili Saras: «Voi non conoscete il nostro territorio, venite e vi facciamo fare un giro, così potrete vedere le nostre case, noi abitiamo qui vicino a dove volete trivellare – grida da sotto il palco –. Se continuate a voler portare avanti il progetto, abbiamo già le tende pronte per occupare il campo e impedirvi di trivellare».

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    TRIVELLE – PERCHé NO.

    1. agricoltura da tutelare L’AMBIENTE È STATO RICOSTRUITO A PARTIRE DA OTTANT’ANNI FA E IL SISTEMA AGRICOLO OCCUPA TREMILA PERSONE
    2. effetti negativi sul TURISMO IL CAMPING COMUNALE OSPITA OGNI ANNO DODICIMILA PRESENZE. IL GAS NON È UN’ATTRAZIONE TURISTICA
    3. I VINCOLI SUL PAESAGGIO LE INDAGINI DEPREZZANO IL VALORE NATURALISTICO DI UN TERRITORIO PROTETTO E VINCOLATO
    4. DATI CARENTI MANCANO ANALISI COMPLETE SUI COMPONENTI CHIMICI E GASSOSI E SULL’ACIDO SOLFIDRICO

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    TRIVELLE – PERCHé Sì.

    1. abbondanza di gas SI PREVEDE UN CONSUMO DI METANO PIU’ ELEVATO DI QUELLO DI PETROLIO. GIACIMENTI ANCHE NEL CAMPIDANO
    2. RISPARMI E metanizzazione COSTA MENO DEL GPL E DEL METANO ACQUISTATO ALTROVE. POTRÀ PARTIRE LA METANIZZAZIONE DELL’ISOLA
    3. LE ROYALTIES ALLA SARDEGNA REGIONI E COMUNI INCASSERANNO OGNI ANNO UNA CIFRA TRA UN MILIONE E MEZZO E TRE MILIONI (IN BASE ALL’ESTRAZIONE) PER 20 ANNI
    4. bollette piu’ leggere RISPARMI CONSISTENTI PER LE FAMIGLIE E LE IMPRESE. SARANNO RIDOTTI GLI INQUINANTI IN ATMOSFERA

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    da CagliariPad, 31 maggio 2013
    Arborea, assemblea di fuoco. Rivolta contro la Saras: “No alle trivellazioni”.
    L’azienda di Sarroch presenta il progetto “Eleonora”. Mille cittadini affollano la sala e partecipano al dibattito con 50 interventi: tutti contrari. Contestati i dirigenti della società petrolifera. La decisione ora spetta alla Regione: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=3152

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    da Sardinia Post, 31 maggio 2013
    Il giudicato verde di Arborea: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/la-saras-e-il-giudicato-verde-di-arborea/

  9. giugno 4, 2013 alle 8:57 PM

    da Sardinia Post, 4 giugno 2013
    “A Cagliari con i trattori”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/a-cagliari-con-i-trattori/

    • giugno 5, 2013 alle 2:57 PM

      da La Nuova Sardegna, 5 giugno 2013
      Trivellazioni. Progetto Eleonora oggi in Consiglio.

      Del progetto Eleonora, ad Arborea e dintorni, si parlerà oggi in Consiglio regionale. È questo l’argomento decisivo della mozione presentata dal Pd sul futuro delle ricerche del metano nell’isola e sulla necessità immediata di un piano energetico regionale. Contro la mozione, ha preso subito posizione il Comitato No al progetto Eleonora: «L’annunciato dibattito in Consiglio – si legge nel comunicato – non può essere nei fatti un sostegno trasversale all’intervento della Saras. Non può esserlo, perché il 30 maggio, ad Arborea, dopo 50 anni e per la prima volta i sardi hanno detto chiaramente che non sono disposti a subire la devastazione del loro territorio. Chi domani voterà a favore di quella mozione – continua il comunicato – deve sapere che si schiererà contro una presa di coscienza collettiva e dirà invece sì non a un nuovo piano energetico ma alla distruzione dell’agricoltura».

  10. giugno 6, 2013 alle 2:45 PM

    da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2013
    Liori: «Trivellazioni, nulla è deciso». Il Pd ritira la mozione sull’energia per l’assenza di Cappellacci. La giunta sul caso Arborea: «Verifichiamo prima gli studi». (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Il Consiglio regionale discute la questione energia e lo fa senza tesi precostituite con una mozione presentata dal Pd: «Nè a favore delle trivellazioni della Saras, né contro perché bisogna capire e soprattutto occorre stanare la Regione, farla uscire allo scoperto quando si affacciano scelte difficili», afferma Giampaolo Diana. Scelte che la giunta delinea a grandi linee per bocca dell’assessore all’Industria Antonello Liori: «Su Arborea non c’è una risposta precisa, verifichiamo gli studi». Alla fine, il Pd, vista l’assenza del presidente Ugo Cappellacci, ritira la mozione ripromettendosi di ripresentarla al più presto. Il dibattito finisce per riguardare l’intero modello di sviluppo della Sardegna. «Si deve scegliere», afferma il capogruppo dei Riformatori Franco Meloni, «cosa vogliamo per il nostro domani. Sembra che esistano solo due modelli: da una parte quello di Arborea, fatto di mucche e contadini felici, dall’altra quello della Saras con un mondo fatto di tubi e con la puzza di petrolio». Costretti a scegliere tra quei due mondi, nessuno avrebbe dubbi: «Ma non è così», dice Meloni, «l’economia è fatta di sfaccettature e ogni settore deve contribuire alla crescita complessiva». Giorgio Locci (Pdl) ritiene che la paura delle aziende zootecniche per le trivellazioni sia soprattutto un fatto di marketing: «Le trivelle procurano un danno di immagine alle aziende mentre le associazioni di cittadini pongono il problema dei rischi». A questo proposito Chicco Porcu (Pd), sostiene una tesi precisa: «La Regione non deve essere soggetto passivo ma con gli strumenti esistenti (come le autorizzazioni di impatto ambientale), deve vigilare». Non tutte le posizioni partivano da tesi non precostituite. Sel si dice contraria in ogni caso: «Il progetto della Saras che ha già dato prova in passato di scarsa attenzione al territorio della Sardegna, è inutile e dannoso», afferma il capogruppo Daniele Cocco. Al fianco delle popolazioni contrarie alle trivellazioni anche Claudia Zuncheddu: «La politica non può ignorare la volontà popolare». Per Paolo Maninchedda quella delle trivellazioni è una bufala: «Non si può sostenere che il progetto Eleonora possa essere un vantaggio sulla boilletta energetica dei sardi. La Saras sta esaurendo la mission del petrolio e quindi ha la necessità di acquisire nuovi asset. Esiste nell’isola un caro energia e lo dice anche l’Autority quando sostiene che il caro tariffe è dovuto alla distorsione del mercato, cioè a un comportamento distorsivo di Terna». Mario Diana, (Sardegna è già domani) è possibilista: bisogna approfondire gli studi tecnici; Diana ricorda anche l’origine delle trivellazioni: «L’iniziativa fu autorizzata a suo tempo dalla giunta Soru e dal sindaco di Arborea». Viene, dunque, da lontano. Possibilista anche il capogruppo del Pdl, Pietro Pittalis che dice di non voler cadere né nella trappola econologia ma neppure nel suo contrario. Efisio Arbau, infine, si è detto pronto a dire sì alla mozione ma solo a una condizione: che fosse previsto un referendum tra le popolazioni interessate.

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    da Sardegna Quotidiano, 6 giugno 2013
    PROGETTO ELEONORA. Le trivelle Saras un caso politico: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130606080818.pdf

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    da L’Unione Sarda, 6 giugno 2013
    Metano, il Pd ritira la mozione. Trivellazioni Saras, l’Aula discute ma non sa decidere: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130606091415.pdf

  11. giugno 7, 2013 alle 2:52 PM

    da La Nuova Sardegna, 7 giugno 2013
    COLDIRETTI. «Spetta alla Regione pronunciare il no al progetto Saras».

    ORISTANO. Coldiretti partecipa al confronto «perché è corretto farlo e dirà la propria». Ma l’associazione resta «profondamente contraria al progetto Eleonora. «C’è però un nodo da sciogliere: è corretto che la politica appalti ai tecnici una decisione cosi importante per un intero territorio?». No, è la risposta, non si deve abdicare alla tecnocrazia, peraltro sostituiva della politica e non di supporto, come sarebbe meglio. La scelta sul futuro di Arborea deve essere frutto di scelte politiche e non solo tecniche. La Coldiretti provinciale ricorda che «da anni diciamo che la Sardegna ha necessità di un nuovo Piano di Rinascita, ossia di un progetto che declini le strategie per quella che sarà la “Sardegna del futuro”. Si tratta di capire in che direzione far sviluppare la nostra isola, in un disegno complessivo che deve essere il frutto di un’attenta analisi delle economie sostenibili dai territori della sardi». Qui stanno le ragioni del no di Coldiretti alle trivellazioni proposte dalla Saras. «Non si tratta – spiega una nota – di un no alla ricerca del gas in se, ma alla ricerca del gas ed alla sua estrazione nel contesto territoriale, ambientale produttivo e sociale di Arborea. Siamo davanti infatti a uno dei pochi territori che, nonostante l’assenza di indirizzi “politici”, ha scelto la propria vocazione e ha canalizzato gli investimenti in quella direzione. Arborea è oggi un polo di eccellenza dell’agroalimentare sardo di qualità, un polo nel quale gli investimenti privati, unitamente a quelli pubblici, hanno creato un sistema economico che mette in sinergia cooperative ed aziede». Cercare qui il metano, dice Coldiretti, sarebbe come cercare il petrolio davanti alla Costa Smeralda. «Alla politica sarda, quella regionale, presidente della Regione e Consiglio regionale in testa, Coldiretti chiede di dire No al “Progetto Eleonora”, riconoscendo la necessità di preservare l’attuale indirizzo economico e produttivo di Arborea, in un disegno più ampio che delinei quella che sarà la Sardegna nei prossimi 50 anni».

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    Quelle trivelle che agitano il Pd. Le posizioni di G.V. Sanna e Antonio Solinas. Il segretario Gianni Sanna critico con i vertici regionali. (Giampaolo Meloni)

    ORISTANO. La mozione ritirata al termine del dibattito in consiglio regionale non esaurisce il confronto all’interno del Pd, dove la questione delle trivellazioni previste dalla Saras nella piana di Arborea non è approdata a una valutazione e posizione definita nelle sedi regionali del partito. E qualche distinzione che non appare destinata a sutura, rimane anche nel Pd oristanese. Mercoledì pomeriggio, nell’aula di piazza Roma, il confronto è partito da una finestra «non pregiudiziale» aperta dalla mozione che ha primo firmatario il capogruppo Giampaolo Diana. Se da una aparte, la scelta del rinvio è stata motivata dall’assenza in aula di Cappellacci, decisamente più netta è stata la critica manifestata dal consigliere regionale dell’Oristanese, Antonio Solinas, che riferendosi all’assessore dell’Industria Antonello Liori,ha concluso così l’intervento: «Non si può affidare a una seduta estemporanea del Consiglio, come quella di oggi, la direzione di dare alla Sardegna un indirizzo su temi delicati come l’energia e il rispetto ambientale. Prima di decidere di trivellare il suolo, valutiamo che genere di futuro abbiamo intenzione di dare alle prossime generazioni». Solinas ha sottolineato il valore della mobilitazione popolare che il territorio ha espresso contro il progetto: «È in discussione ancora una volta il diritto delle popolazioni di scegliere il proprio modello di sviluppo, è lo stesso concetto di sovranità che ha portato tutti i sardi a gridare un forte e secco no all’ipotesi di realizzare nell’isola le centrali nucleari». Un tracciato, quello indicato da Solinas, che ha ribadito i contenuti del confronto e della successiva mozione approvate nelle scorse settimane dall’assemblea provinciale oristanese del Pd. Ma che non ha trovato, finora almeno, una ripresa politica nelle sedi regionali d el partito. Poche ore prima del dibattito in consiglio regionale lo ha voluto notare attraverso Facebook il segretario provinciale Gianni Sanna: «Magari sarebbe stato cosa saggia che prima di inoltrare la mozione i firmatari, che mi pare aderiscano tutti al gruppo del Pd, si fossero confrontati con il Pd provinciale che con i suoi amministratori locali, i suoi consiglieri provinciali, i suoi organismi dirigenti sono in prima fila da tempo sull’argomento e alcuni di loro tra i promotori del movimento “No al Progetto Eleonora”». Avrebbero fatto bene a tenerne conto, sferza ancora Sanna, anche «perchè ciascuno di noi possa continuare a dire parlando dei propri rappresentanti questi sono “i nostri”…». PArole supportate dall’approvazione quasi unanime del documento varato dalla Direzione provinciale. C’è stato un solo astenuto (il sindaco Guido Tendas) e un solo voto contrario, quello del consigliere regionale Gianvalerio Sanna, che ha motivato più volte: «Sono uomo delle istituzioni che si affida alle leggi. Le istituzioni non ragionano con il metodo della piazza. Si dovrà discutere quando ci saranno i dati della Valutazione ambientale. Va rispettato il diritto della saras di presentare il progetto».

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    da L’Unione Sarda, 7 giugno 2013
    Arborea. In campo anche le coop. Pozzi Saras e metano, la Coldiretti sollecita i politici e la Regione: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130607090706.pdf

    Coop 3A, il latte sardo alla conquista della Cina: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130607090747.pdf

  12. giugno 15, 2013 alle 10:56 am

    da La Nuova Sardegna, 15 giugno 2013
    Opa su Saras: i russi vanno al 21%. Saranno presto concentrate in un’unica società tutte le attività industriali che si svolgono a Sarroch.

    MILANO. L’opa parziale su Saras promossa da Rosneft fa il pieno: tre volte le adesioni all’offerta. Nel dettaglio l’operazione che è partita il 27 maggio sul 7,3% del gruppo petrolifero italiano, conta su adesioni per oltre 213,7 milioni azioni rappresentative di circa il 22,48% del capitale sociale e pari al 308,46% dell’ammontare dei titoli oggetto dell’opa. Il 15 aprile scorso il colosso moscovita e la famiglia Moratti hanno annunciato un accordo in base al quale la società russa acquistava il 13,7% di Saras dalla famiglia milanese per 178,5 milioni di euro e poi “prenotava” 69,3 milioni di azioni e, cioè un ulteriore 7,3%, attraverso un’opa volontaria parziale al prezzo di 1,37 euro per azione (il controvalore è di oltre 94,5 milioni di euro che Rosneft pagherà il 19 giugno). Con la conclusione dell’offerta il gruppo moscovita ha così in mano il previsto 21% (precisamente il 20,99%) della Saras mentre la Angelo Moratti sapa mantiene una partecipazione di controllo pari al 50,02%. Intanto dal primo luglio, nell’ambito del piano di riorganizzazione, le attività di raffinazione verranno trasferite da Saras alla controllata Sarlux. Il conferimento del ramo d’azienda punta a concentrare in un’unica società tutte le attività industriali che si svolgono nel sito di Sarroch, in Sardegna, dove si trova una delle più grandi raffinerie d’Europa. L’obiettivo è l’ ottimizzazione sia sul fronte gestionale sia su quello operativo. Inoltre, sempre con Rosneft, stanno proseguendo in maniera serrata i colloqui per la joint venture commerciale per la quale l’obiettivo è una finalizzazione a breve. Saras nel primo trimestre, nonostante il calo dei ricavi (-14% rispetto allo stesso periodo del 2012 a causa delle flessione dei prezzi dei prodotti petroliferi), ha ridotto la perdita netta adjusted a 10,7 milioni, contro un rosso di 36,6 milioni di un anno prima. In miglioramento anche la posizione finanziaria netta, da un rosso di 473 a -168 milioni di euro.

  1. aprile 29, 2013 alle 7:26 am

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