Fonti rinnovabili e incentivi in favore dei soliti furbi.


Decimoputzu, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Decimoputzu, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Il Governo Monti, con il D.M. 6 luglio 2012, ha innovato il sistema degli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche: stop, finalmente, ai famigerati certificati verdi, ma non è tutto oro quel che luccica. Anzi…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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da l’Astrolabio, newsletter degli Amici della Terra, 23 aprile 2013

INCENTIVI ALLE FONTI RINNOVABILI ELETTRICHE.   Rosa Filippini

Raccontiamo attraverso due contributi esterni alcuni effetti delle deroghe contenute nei decreti ministeriali per la riforma degli incentivi alle fonti rinnovabili; deroghe che il linguaggio burocratico sottrae di fatto alla valutazione dei non addetti ai lavori.

Il governo Monti si è molto vantato dell’emanazione del decreto ministeriale 6 luglio 2012 che riforma il regime di incentivi per le fonti rinnovabili elettriche eliminando i famigerati Certificati Verdi e introducendo le aste al ribasso e altri criteri di selezione dei progetti in base alla maggiore efficienza. Insieme al nuovo Conto energia per il fotovoltaico, il decreto fissa a “soli” 12,5 miliardi l’anno il tetto ai prelievi sulle bollette elettriche per l’incentivazione delle fonti rinnovabili.

Com’è noto, il decreto è stato criticato sia dai fautori delle rinnovabili elettriche per aver tagliato gli incentivi sia da questa testata e da altri per averli comunque mantenuti a un costo molto alto per i consumatori.

Al riparo dalle critiche sono rimaste alcune disposizioni nascoste nelle pieghe del linguaggio burocratico. Una di queste – l’art.30 “Transizione dal vecchio al nuovo meccanismo di incentivazione” – al fine di tutelare gli investimenti in via di completamento, al comma 1 stabilisce che gli impianti che riescono a entrare in esercizio entro il 30 aprile 2013 possono usufruire degli stessi incentivi ante riforma.

centrale eolica

centrale eolica

Questa disposizione sta determinando, in questi giorni, una vera e propria corsa all’oro da parte dei ritardatari. Dal sito della Rete della resistenza sui crinali, Alberto Cuppini commenta le foto, i servizi e i filmati sul trasporto dei componenti di una torre eolica da montare a Zeri, una località montana in provincia di Massa Carrara.

Ancora più paradossale e contorta nei suoi effetti è la norma contenuta nel comma 3 dello stesso articolo 30 che riguarda una specie particolare di impianti a biomassa, quelli che derivano dalla riconversione delle colture saccarifere a seguito delle limitazioni alla produzione di zucchero imposte dall’Unione Europea. I progetti di conversione dalle colture bieticole alla pioppicoltura derivano da un decreto del 2006. Accade adesso che, in forza della deroga introdotta dal comma 3, gli impianti che bruceranno la biomassa per produrre elettricità (senza nemmeno recuperare il calore) godranno degli incentivi più alti mai erogati in questi anni.

La denuncia viene da un comunicato di Fiper che pubblichiamo per intero

 

 

letame bovino

letame bovino

IL PARADOSSO DELLE BIOMASSE

Comunicato stampa di FIPER, Federazione Italiana Produttori di Energia da fonti Rinnovabili
Milano, 12 Aprile 2013.
 

Dopo il via libera dell’Antitrust europeo, lo scorso 28 marzo Enel Green Power ha siglato l’accordo definitivo per l’acquisizione del 50% di Powercrop, società dedicata alla riconversione energetica di alcuni terreni già destinati alla produzione di barbabietola da zucchero. Con questa acquisizione Enel Green Power parteciperà alla realizzazione di cinque nuovi impianti di produzione elettrica alimentati a biomassa con una capacità installata complessiva di 150 MW elettrici. I cinque progetti di riconversione riguardano gli stabilimenti di: Russi (RA) con una potenza di 31 MW, Macchiareddu (CA) da 50 MW, Castiglion Fiorentino (AR) da 19 MW, Fermo (FM) da 19 MW ed Avezzano (AQ) da 30 MW.

Da una valutazione tecnica di FIPER, questi impianti necessiteranno per il loro funzionamento di circa 2.250.000 tonnellate annue di biomassa legnosa al 55% di umidità (produzione stimata di 40 tonnellate per ettaro) corrispondenti a circa 56.250 ettari di terreni: come dire una fascia di terra larga 1.000 metri che colleghi Roma a Milano, circa 520 km, per fornire biocombustibile alle cinque centrali.

Forte la denuncia di FIPER che per bocca del suo presidente Walter Righini afferma: “Tecnicamente, con 2,5 kg di biomassa bruciata si produce un solo kWh elettrico e ben 4 kWh termici. La firma di questo accordo di fatto sancisce il trionfo dell’inefficienza energetica, visto che le cinque centrali produrranno solo elettricità dissipando nell’aria tutto il calore comunque prodotto per la generazione elettrica”.

Nonostante il decreto ministeriale 6 luglio 2012 favorisca la cogenerazione ad alto rendimento e l’impiego di sottoprodotti per la produzione di energia elettrica da biomasse, si assiste all’ennesima eccezione di trattamento, questa volta in favore dei cinque nuovi impianti di Enel Green Power.

foglie nel bosco

foglie nel bosco

I gestori di teleriscaldamento a biomassa associati alla FIPER non condividono la scelta di puntare su centrali di produzione elettrica alimentate a biomassa di grandi taglie per due fondamentali motivi: non sono sostenibili economicamente anche alla luce dell’attuale calo del prezzo dell’energia elettrica; creano distorsioni nel mercato di approvvigionamento della biomassa e non promuovono filiere virtuose per la messa in sicurezza del territorio. Viene dunque da domandarsi se, senza gli incentivi garantiti alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e senza il fattore moltiplicativo K =1,8 sui Certificati Verdi, queste centrali starebbero economicamente in piedi.

In conseguenza di ciò Fiper ha già segnalato dal febbraio 2012 all’Autorità Antitrust la posizione dominante, sul mercato di approvvigionamento del cippato, da parte delle centrali alimentate a biomassa produttrici di sola energia elettrica che beneficiano del coefficiente moltiplicativo K =1,8 sui certificati verdi e che quindi stanno creando una distorsione del valore del cippato a danno delle centrali di teleriscaldamento a biomassa legnosa che, nella maggioranza, producono energia termica e che hanno una potenza installata fra i 20 e i 30 MW.

“Il paradosso di questo tipo di grandi centrali elettriche alimentate a biomassa nasce anche dal fatto – aggiunge Righini – che,attualmente, la domanda di energia elettrica nazionale è in netto calo e dunque non si capisce la ragione di incentivare nuovi impianti di questo tipo, quando i cicli combinati già esistenti e realizzati non riescono a essere impiegati a pieno regime. Il tutto poi avviene con un aggravio di costi per l’economia e per le tasche degli italiani perché il costo delle incentivazioni che ricevono queste centrali grava sulla bolletta elettrica dei cittadini. Molti cittadini potrebbero invece risparmiare sul costo del riscaldamento domestico, allacciandosi a reti di teleriscaldamento a biomassa, se venisse emanato il decreto che favorisce la realizzazione delle reti di teleriscaldamento sul territorio nazionale. Ci sarebbero, secondo un nostro studio su scala nazionale, ben 801 comuni in Italia in grado di farlo”.

C’è poi da tener presente anche il problema delle migliaia di ettari di terreno necessari alla produzione di biomassa per alimentare queste mega centrali elettriche a biomassa, che potrebbero invece essere impiegati in coltivazioni food o altre attività agricole produttive. Fiper concorda con il monito lanciato recentemente a Torino dal presidente di Slow Food, Roberto Burdese, di garantire lo sfruttamento dei terreni innanzitutto per le colture edibili e le altre attività agricole (anche e soprattutto di eccellenza) e solo in maniera residuale per produzioni dedicate a fini energetici.

Conclude così il presidente Righini: “La rinnovabilità dell’energia prodotta dalle biomasse va vista in funzione della sostenibilità della filiera di approvvigionamento e della tecnologia impiegata nella trasformazione in energia: altrimenti di “green” c’è ben poco”.

Maremma, bosco

Maremma, bosco

(foto da mailing list ambientalista, per conto GrIG, E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. Shardana
    aprile 28, 2013 alle 12:15 pm

    Che nome futuristico ENEL GREEN POWER…..Perchè non passate a portovesme all’imbarco per carloforte dove la nostra poco GREENENEL scarica su camion a cielo aperto con delle mancine antidiluviane tonnellate di carbone e biomasse che il vento fà volare su tutto e tutti.Ma è possibile che la nostra vita valga così poco?È possibile che il sistema non vedo non sento non parlo debba essere debba continuare a mietere vittime innocenti?Perchè l’enel invece di continuare a investire in morte non investe in salute e muove biomasse e carbone con mezzi idonei che rispettino il diritto a non ammalarsi?Perchè le istituzioni e i controlli sono latitanti?Se un privato producesse un decimo delle nano polveri che ci regala l’enel lo avrebbero arrestato o perlomeno fatto chiudere.🏭🏭🏭ENEL CLIMA KILLER

  2. maggio 25, 2013 alle 4:00 pm

    L’ha ribloggato su Il Blog di Fabio Argiolas.

  1. aprile 28, 2013 alle 7:16 am

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