La magistratura indaga sull’alta velocità fiorentina.


Firenze, Battistero e Duomo

Firenze, Battistero e Duomo

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprime forte soddisfazione per le indagini in corso da parte della magistratura fiorentina, dei Carabinieri e del Corpo forestale dello Stato sul progetto ferroviario “alta velocità” – sottoattraversamento dell’area urbana di Firenze (“nodo di Firenze”), oggetto, insieme all’ l’utilizzo delle relative terre da scavo per il recupero ambientale della miniera di S. Barbara (Comuni di Caviglia, AR, e di Figline Valdarno, FI) di specifici ricorsi ecologisti (25 maggio 2011, 6 ottobre 2011, 6 dicembre 2011) alle istituzioni comunitarie, nazionali, regionali e locali, nonché alla magistratura ordinaria ed erariale.

Gli sviluppi ora noti delle indagini stanno delineando sempre più un quadro a tinte molto fosche in danno della res publica, dell’ambiente e del patrimonio storico-culturale di una città unica al mondo, senza dimenticare che il territorio comunale di Firenze è classificato zona “3 s” (medio rischio) ai fini del rischio sismico (ordinanza Presidente Consiglio Ministri n. 3519 del 19 giugno 2006; deliberazione Giunta regionale Toscana n. 431 del 19 giugno 2006).

Si ricorda che il progetto – i cui lavori sono già in corso – è oggetto di verifica di ottemperanza da parte di Agenzie tecniche e Amministrazioni (A.R.P.A. Toscana, Nucleo di valutazione dell’impatto ambientale della Regione Toscana, Dipartimenti tecnici, ecc.) appartenenti all’Amministrazione regionale toscana specifiche condizioni vincolanti del decreto Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del mare n. DSA-DEC-2009 938 del 29 luglio 2009, conclusivo del procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. relativo al progetto per il recupero ambientale della miniera di S. Barbara – costruzione dei bacini di Castelnuovo dei Sabbioni e Allori all’interno della miniera e riassetto idrografico e morfologico dell’area di miniera.  Il progetto del c.d. “nodo di Firenze” vede, invece, il relativo procedimento di V.I.A.  concluso con un provvedimento positivo con numerose condizioni (decreto Ministero Ambiente n. 649 del 23 giugno 2005).

Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell'alta velocità ferroviaria

Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell’alta velocità ferroviaria

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprime fiducia nell’attività d’indagine della magistratura e auspica la massima chiarezza sulla vicenda in tempi brevi per la difesa degli interessi pubblici, la tutela ambientale e dell’ineguagliabile patrimonio storico-culturale e urbanistico fiorentino.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi (genn. 2010)

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi (genn. 2010)

 

 

da La Repubblica  on line, 17 gennaio 2013

Tav, 31 indagati in tutta Italia. Sequestrata la maxi-talpa.     Coinvolti dirigenti delle ferrovie e funzionari del ministero delle Infrastrutture. C’è anche il nome dell’ex governatore dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti. L’inchiesta partita dalla Toscana ipotizza i reati di truffa, corruzione, gestione abusiva dei rifiuti e associazione a delinquere.   Franca Salvatici, Laura Montanari

come sarà la stazione Foster (alta velocità)

FIRENZE – Sono scattate questa mattina in diverse città italiane le perquisizioni per un’inchiesta partita dalla procura di Firenze sulla Tav. Trentuno indagati, fra questi funzionali del ministero delle Infrastrutture, dirigenti delle ferrovie. Tra i nomi di spicco Maria Rita Lorenzetti, ex governatore dell’Umbria e attuale presidente dell’Italferr, società del Gruppo Ferrovie, Valerio Lombardi, dirigente Italferr in qualità di responsabile unico del procedimento, i vertici delle società appaltatrici. I reati contestati ad alcune delle persone coinvolte vanno dalla truffa ai danni della pubblica amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all’associazione a delinquere. Sono una trentina le perquisizioni e trentuno gli indagati, tecnici e funzionari del ministero. I carabinieri del Ros hanno sequestrato la maxi trivella (chiamata Monnalisa) del cantiere fiorentino che stava scavando il grande tunnel per il passaggio dei treni che dovrebbero poi arrivare alla stazione ferroviaria sotterranea. Le indagini sono condotte anche dal corpo forestale dello Stato.

Firenze, Torre dell'Orologio, crepe comparse in contemporanea con i lavori  dell'alta velocità

Firenze, Torre dell’Orologio, crepe comparse in contemporanea con i lavori dell’alta velocità

Guarda le immagini
Le società. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino. Di questo gruppo fanno parte Ergon e Coestra, la capofila è Coopsette. Proprio Coopsette, attraverso la sua controllata Nodavia, sta realizzando l’intera opera: “un primo lotto per superare l’interferenza con la linea tradizionale, e un secondo lotto di cui fanno parte il vero e proprio passante sotterraneo, la nuova stazione AV e aree di stoccaggio. Il progetto dell’architetto Norman Foster si caratterizzerà per un’imponente copertura tecnologica ad arco. La nuova stazione sta sorgendo a poche centinaia di metri da Santa Maria Novella. Il valore dell’opera è di oltre 710 milioni di euro” così almeno si legge sul sito web della cooperativa.
Guarda come sarà la stazione progettata da Foster

I provvedimenti in corso di esecuzione sono stati firmati dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei che già avevano indagato sullo smaltimento delle terre di scavo.

Firenze, manifestazione contro alta velocità in sotterranea (2010)

Firenze, manifestazione contro alta velocità in sotterranea (2010)

Gli indagati. A Maria Rita Lorenzetti, presidente dell’Italferr, la società di progettazione del gruppo Ferrovie, viene contestato l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione. “Svolgendo la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”. Indagati anche diversi funzionari ministeriali, fra questi Gualtiero Bellomo, della commissione Via del ministero, la commissione di Valutazione dell’impatto ambientale che, secondo l’accusa, in cambio di favori (“assunzioni di parenti, consulenze, riconferma nell’incarico al ministero”) “si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti” e declassificare per esempio i fanghi di perforazione in terra non inquinata e svelava anche chi, all’interno della commissione era di parere contrario”. Altro funzionario finito nell’inchiesta Ercole Incalza, 67 anni, ingegnere pugliese, già collaboratore di Matteoli e poi di Passera, dirigente del ministero delle infrastrutture confermato dal governo Monti, uno già coinvolto in inchieste agli albori della Tav ma sempre assolto. 
I fanghi. L’inchiesta è partita da un accertamento della forestale e dell’Arpat sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri della Tav fiorentina. Gli investigatgori del Ros hanno scoperto che le “ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica”. Fra queste in particolare l’attenzione di chi indaga si è accentrata sulla ditta Veca Sud diretta da Lazzaro Ventrone. La ditta, secondo l’accusa sarebbe “strettamente collegata ad ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico”. I legami sarebbero con il clan dei casalesi e con la famiglia Carturano.

 

 

Firenze, progetto linea alta velocità, c.d. Stazione Foster

Firenze, progetto linea alta velocità, c.d. Stazione Foster

 

AdnKronos, 17 gennaio 2013

AVVIATA INDAGINE INTERNA.

Roma, 17 gen. (Adnkronos) – Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti auspica che sia fatta al piu’ presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale. Il dicastero di Porta Pia ha avviato un’indagine interna e sta collaborando con massima trasparenza e disponibilita’ con gli inquirenti. E’ quanto dichiara, in una nota, il portavoce del ministro delle Infrastrutture e Trasporti.

ANCORA IN CORSO PERQUISIZIONI IN 25 SEDI IN TUTTA ITALIA.

Firenze, 17 gen. – (Adnkronos) – Ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende tra i 36 indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Tav, partita dalle indagini sul passante fiorentino dell’Alta velocita’ ferroviaria. A Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (societa’ di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione, ”svolgendo la propria attivita’ nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) – si legge nel documento – mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilita’ ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresi’ incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”. Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione ‘Valutazione impatto ambientale’ (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest’ultimo, in cambio di ”assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, secondo l’accusa ”si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti”.

Firenze, veduta panoramica

Firenze, veduta panoramica

(rendering progettuali, foto E.R., S.S., archivio GrIG)

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  1. gennaio 17, 2013 alle 4:54 pm

    La vostra soddisfazione è anche la mia! Un applauso agli ecologisti ed alla magistratura inquirente.

    Speriamo che l’inchiesta si trasferisca anche a Torino dove la Val Susa è stata non solo militarizzata ma anche resa un enorme scavo su cui chi scava, amici degli amici, fanno affari d’oro con la complicità di chi governa il Paese e la regione.

  2. gennaio 17, 2013 alle 5:26 pm

    da Il Corriere della Sera on line, Firenze, 17 gennaio 2013
    Tav Firenze, sequestrata la «talpa». «Usati materiali scadenti»: 36 indagati. Sono in corso perquisizioni in tutta Italia. Sette le ipotesi di reato, fra cui truffa, corruzione, associazione a delinquere. (Valentina Marotta): http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2013/17-gennaio-2013/tav-firenze-perquisizioni-tutta-italia-2113585628904.shtml

  3. gennaio 17, 2013 alle 5:31 pm

    venerdi 18 gennaio 2013, alle ore 11.30, presso il Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” (http://www.giubberosse.it/giubbe/index.html), Piazza della Repubblica, Firenze, la lista PerunaltraCittà, il Comitato No Tunnel TAV e il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus terranno una conferenza stampa sulla vicenda dell’alta velocità a Firenze.

  4. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 5:58 pm

    Questo grazie anche all’impegno del GrIG, che ha evidenziato le molteplici irregolarità di questo scempio assurdo, che non possiamo certo dire gratuito, oggi abbiamo una speranza che qualcosa si stia chiarendo, che possiamo fermare questa inutile, costosa e devastante opera. Uno sforzo economico incredibile a favore dei soliti pochi, a scapito dei soliti molti.
    Ancor prima del nostro prezioso territorio, che non è infinito.

    Domani alle ore 11.30 saremo presenti come Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato No Tunnel Tav e PerUnaltracittà, alla conferenza stampa “Inchiesta su cantieri Tav a Firenze” presso le Giubbe Rosse in P.zza la Repubblica, a Firenze.

    Sotto copio il comunicato stampa del Comitato No Tunnel Tav di Firenze.

    Sequestro dei cantieri TAV: UNA BELLA NOTIZIA!

    L’intervento della Magistratura con il sequestro dei Cantieri Tav è davvero una bella notizia!
    Da mesi, da anni denunciamo i problemi, le contraddizioni e le irregolarità di questo assurdo progetto di sottoattraversamento TAV della città, un’opera che abbiamo sempre definito inutile, dannosa e fonte di grande spreco di denaro pubblico.

    Un’opera che rappresenta solo un affare per grandi imprese e grandi cooperative di costruzioni, una potente lobby del cemento, trasversale agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, a PdL e PD, mentre in piena crisi vengono tagliati servizi sociali basilari per i cittadini.
    Alterazione della falda, possibili danni per centinaia e centinaia di edifici, mancanza di Valutazione di Impatto Ambientale per la Stazione Foster, difformità nelle normative antisismiche, gestione e conferimento dei materiali di scavo, forte crescita dei costi dell’opera (tra cui aver montato eppoi tenuto ferma la “talpa”), mancanza di un adeguato controllo pubblico..sono alcune delle questioni su cui abbiamo sempre concentrato la nostra iniziativa, anche a livello giuridico, proponendo in alternativa il progetto di passaggio in superficie dei treni veloci, unica soluzione per eliminare i suddetti problemi, evitare un nuovo scempio alla città e risparmiare risorse preziose da destinare al rilancio del trasporto regionale.

    Anche alla luce del sequestro di stamani, richiediamo con forza a Governo, Ferrovie dello Stato, Regione, Comune e Provincia di FERMARE QUESTO PROGETTO ASSURDO, che, lungi dal rispondere al primato dell’interesse pubblico, nasconde ormai gravi irregolarità e interessi particolari, su cui non a caso la Magistratura ha deciso di intervenire.
    L’alternativa c’è!

    Venerdi 18 gennaio 13 ore 11.30 CONFERENZA STAMPA alle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, Firenze

    Comtato NoTunnelTav di Firenze

    Firenze 17 gennaio 2013
    tel.335.1246551 – 338.3092948

  5. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 6:02 pm

    da perUnaltracittà:

    Tav e corruzione a Firenze, De Zordo: “Fermare tutti i cantieri subito, e fare finalmente le verifiche necessarie . In estate denunciammo le irregolarità”

    “Fermare tutti i cantieri dell’Alta velocità a Firenze, compreso quello della stazione Foster. E’ semplicemente questa la prima cosa da fare dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura che ha portato al sequestro del cantiere di Campo di Marte e dell’ormai mitica fresa Monna Lisa. Allo stesso tempo vanno finalmente fatte tutte le verifiche, anche in sede amministrativa: tutti gli allarmi sulle irregolarità che sono stati più volte avanzati non hanno mai avuto un serio ascolto nelle istituzioni.” Lo ha detto Ornella De Zordo, capogruppo a Palazzo Vecchio della lista di cittadinanza perUnaltracittà. “I reati contestati, corruzione, truffa, gestione abusiva dei rifiuti, oltre ad altri reati contro la pubblica amministrazione, sono troppo gravi e coinvolgono a quanto risulta anche ‘soggetti riferibili a strutture pubbliche’ per essere ignorati dai committenti pubblici di questa grande opera inutile, costosa e dannosa per la città.

    “Tutto va fermato, subito, e vanno utilizzate quelle risorse per opere realmente utili al trasporto locale e alla sicurezza del territorio. Abbiamo detto più volte che le procedure seguite per l’approvazione dei progetti non erano trasparenti nè regolari, come pure tutta la problematica relativa al trattamento dei materiali di scavo. Era solo l’estate scorsa quando perUnaltracittà rese pubblica la missiva riservata con la quale proprio Nodavia, il general contractor del sottoattraversamento dell’Alta velocità fiorentina, annunciava che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli interventi maggiormente complessi e impattanti, il costo dell’intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%».”

    De Zordo in quell’occasione spiegò che dalla lettura di quei documenti riservati si evinceva come si fosse voluto montare a tutti i costi la fresa Monna Lisa quando ancora non c’era la possibilità di portare via il materiale, e quindi di fatto tenere tutto fermo, il che comportò, proprio secondo Nodavia, danni pari a 5 milioni di euro. 5 milioni di cui Nodavia chiedeva conto perchè qualcuno decise ‘discrezionalmente di non gestire il materiale come rifiuto, ma di attendere il perfezionamento del percorso giuridico-amministrativo per gestire il materiale come terra e roccia.

    Ci hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente facciamo chiarezza.

  6. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 6:16 pm

    La Nazione, Firenze
    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2013/01/17/831473-indagini-passante-tav-firenze-corruzione-truffa-perquisizioni.shtml

    Indagini sul passante della Tav: sequestrata la trivella ‘Monna Lisa’, coinvolto ex presidente regionale
    Perquisizioni in varie città d’Italia. Il ministero delle Infrastutture ha avviato un’indagine interna.

    L’operazione del Ros dei carabinieri: sarebbero coinvolte una trentina di persone fra perquisizioni e indagati. Fra le accuse oltre alla truffa e alla corruzione, ci sarebbe la gestione abusiva dei rifiuti e reati contro la pubblica amministrazione

    Il cantiere Tav di Campo di MarteFirenze, 17 gennaio 2012 – Indagini della procura di Firenze sul passante della Tav che dovrebbe essere costruito in città. Fra le ipotesi di reato la truffa, la corruzione e l’ associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici. Fra gli altri reati anche la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Personalità importanti sarebbero coinvolte nell’inchiesta.

    C’è anche un ex presidente della Regione Umbria oltre a tecnici dei ministeri In base a quanto si apprende dalla Procura, l’ urgenza delle operazioni giudiziarie condotte, fra cui il sequestro della trivella, la cosiddetta ‘talpa’, conosciuta a Firenze anche come ‘Monna Lisa’, è motivata dal pericolo dell’alterazione dei luoghi e dall’esigenza di una contestualità fra le ispezioni, il sequestro e le perquisizioni, anche per evitare conseguenze negative nel caso in cui ci sia un avanzamento nei lavori.

    TRENTUNO GLI INDAGATI – Sono 31 gli indagati nell’inchiesta fiorentina. Fra loro c’è Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria, alla quale vengono contestati reati che avrebbe compiuto come presidente di Italferr, del gruppo Ferrovie dello Stato. Lorenzetti avrebbe messo ”le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti” a disposizione di alcune ditte coinvolte nell’appalto del sottoattraversamento fiorentino della Tav ”conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge”. E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Firenze, fra l’altro ci sarebbe stato un illecito smaltimento dei fanghi prodotti nel corso dell’esecuzione dell’infrastruttura. Fra i reati contestati a Maria Rita Lorenzetti ci sono associazione per delinquere, abuso di ufficio, corruzione e traffico di rifiuti. All’illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell’appalto, la Novadia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, componenti e funzionari della commissione di via del ministero dell’Ambiente, dell’autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Indagato anche Ercole Incalza, dirigente dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Coinvolti anche imprenditori e funzionari del ministero dell’ambiente e di società di Fs.

    IL MINISTERO AVVIA UN’INDAGINE INTERNA – Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ”auspica che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale”. Lo si legge in una nota del portavoce del ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il Dicastero di Porta Pia ”ha avviato un’indagine interna e sta collaborando con massima trasparenza e disponibilità con gli inquirenti”.

    PERQUISIZIONI IN VARIE CITT’A’ – Sono state eseguite perquisizioni in varie città d’Italia e i militari del Ros dei carabinieri hanno operato perquisizioni e sequestri nei cantieri fiorentini della Tav. In tutto sarebbero una trentina e gli investigatori hanno concentrato i loro accertamenti sia sulle pratiche e sulle operazioni relative allo smaltimento dei rifiuti prodotti con i lavori per la Tav, sia sui vari appalti e subappalti, sia sull’esecuzione delle opere. Nell’inchiesta, coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, che in passato sono stati titolari anche dell’indagine sui danni ambientali prodotti nel Mugello dai lavori per la Tav, sarebbero coinvolte una trentina di persone fra perquisizioni e indagati. Fra loro ci sarebbero anche soggetti riferibili a strutture pubbliche. Il corpo forestale dello Stato sta invece accertando la parte relativa agli smaltimenti delle terre di scavo. Perquisizioni sono state effettuate presso aziende di Firenze, Prato e Brescia.

    COSA PREVEDE IL PROGETTO – Il progetto del passante fiorentino prevede un sottoattraversamento per congiungere il quartiere Campo di Marte alla zona di Castello, alla periferia della città, con una nuova stazione in zona Rifredi. L’indagine sarebbe iniziata seguendo le tracce delle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori della Tav. La trivella ‘Monna Lisa’ a Firenze avrebbe dovuto lavorare per creare il sottoattraversamento della città per la Tav.

  7. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 6:19 pm

    LA STAMPA
    http://www.lastampa.it/2013/01/17/italia/cronache/cantieri-tav-perquisizioni-a-firenze-s-indaga-per-truffa-e-corruzione-FHTMXRlBCShij555LjVCrI/pagina.html

    Cantieri Tav, perquisizioni a Firenze
    “Nelle gallerie usati materiali scadenti”

    Il cantiere fiorentino della Tav
    Sequestrata anche una grande trivella. Nel mirino del pm
    il passante che dovrebbe essere costruito nel capoluogo toscano
    Si indaga per truffa e corruzione
    Materiale scadente e pericoloso per la costruzione delle gallerie. È quanto ipotizza la Procura di Firenze nell’inchiesta sul nodo fiorentino della Tav, nella quale sono indagate più di 30 persone, fra cui la presidente di Italferr ed ex presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti. In particolare, sarebbero stati utilizzati materiali ignifughi di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua e che avrebbero messo a rischio la sicurezza della galleria stessa.

    La fresa `Monnalisa´ sequestrata dai carabinieri del Ros, sarebbe stata a sua volta costruita con guarnizioni non in grado di sostenere la pressione dello scavo. Cento uomini del Corpo forestale dello Stato del Comando Regionale della Toscana sono impegnati, dall’alba di questa mattina, nelle perquisizioni. I reati contestati, spiega il Corpo forestale in una nota, vanno dalla truffa ai danni della Pubblica Amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all’associazione a delinquere. Le perquisizioni, svolte sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Firenze, hanno visto impegnati gli uomini del Corpo forestale dello Stato presso alcune società, interessate dall’illecita attività, in provincia di Firenze e Prato, nonché in altre città italiane come Brescia. In particolare i Forestali sono intervenuti su una ventina di siti, sequestrando fascicoli e documentazione informatica.

    La società di smaltimento rifiuti legata alla camorra

    Nel mirino della Procura di Firenze anche una ditta che si occupava di smaltire fanghi e rifiuti (terre di scavo) dai cantieri per la Tav fiorentina, che secondo l’accusa sarebbe legata alla camorra, e in particolare al clan dei Casalesi. Le indagini hanno preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori della Tav. Secondo gli investigatori «le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque, e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica». In particolare, una di queste ditte, con sede in provincia di Caserta, sarebbe collegata a una famiglia del clan camorristico dei Casalesi. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio.

  8. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 6:21 pm

    Il vaso di Pandora, di tutto e di più..

    Tav/Firenze: Cfs, rifiuti speciali smaltiti illegalmente.

    (ASCA) – Firenze, 17 gen – Dall’inchiesta della Procura di Firenze sui lavori al nodo Tav di Firenze emerge ”un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonche’ la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose”. E’ quanto afferma in una nota il Corpo forestale dello Stato, da cui e’ partita l’inchiesta nel 2010 e che oggi e’ stato impegnato con cento uomini nelle perquisizioni. Si tratta, spiegano i forestali, di ”rifiuti derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocita’ nei pressi di Firenze”. Qui, per il Corpo forestale, ”migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente. Dagli accertamenti svolti su incarico della Procura di Firenze e’ emerso che l’attivita’ di smaltimento veniva gestita attraverso una precisa ed organizzata regia. I vertici di una importante societa’ di settore davano indicazioni e direttive puntuali ad altre ditte minori coinvolte nel traffico illecito”. Quindi la Rete Ferroviaria Italiana ”pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realta’ i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate”. Dal punto di vista ambientale, conclude la Forestale, ”la gravita’ del reato” consiste nel fatto che i materiali (soprattutto i fanghi) venivano ”scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo”. afe/mau/bra

  9. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 6:45 pm

    Il Fatto Quotidiano
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/17/tav-e-cooperative-rosse-perquisizioni-per-tratta-firenze-bologna/472512/

    Materiali scadenti per la costruzione della galleria, l’ombra della camorra sullo smaltimento dei rifiuti di cantiere del Tav e il sospetto di favori negli appalti alle Coop rosse. Sono le ipotesi della Procura di Firenze che indaga sul nodo fiorentino dell’Alta velocità. Per i magistrati, che hanno iscritto nel registro degli indagati 36 persone tra cui dirigenti del ministero delle Infrastrutture e delle Ferrovie, il materiale ignifugo sarebbe stato di qualità scadente: sarebbe stato allungato con l’acqua con conseguenti gravi problemi per la sicurezza. Ma non solo: lo smaltimento delle terre di scavo, da cui è partita l’indagine, sarebbe stato un affare di una ditta riferibile al clan dei Casalesi.

    I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio. Venticinque le perquisizioni in varie città d’Italia da parte dei carabinieri del Ros e degli uomini della Forestale. Obiettivo dell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi e dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei, comprendere i meccanismi di gestione degli appalti, dei subappalti e sull’esecuzione delle opere e lo smaltimento abusivo dei rifiuti.

    I magistrati hanno anche disposto il sequestro della maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 chilometri sotto il capoluogo toscano. La trivella, la cosiddetta talpa chiamata Monna Lisa, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo e materiali non originali. Il progetto del passante fiorentino prevede un sottoattraversamento per congiungere il quartiere Campo di Marte alla zona di Castello, alla periferia della città, con una nuova stazione in zona Rifredi.

    Galleria con materiali scadenti. “Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i ‘conci’ sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia”, sostiene l’accusa. In particolare “dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello ‘spalling’, ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco”. L’Europa dopo il disastro del tunnel del Monte Bianco aveva imposto “specifiche tecniche di resistenza al fuoco e al calore” di questi rivestimenti. Invece qui, sempre secondo le tesi dell’accusa, le percentuali di parti ignifughe nei componenti sono state abbassate: l’impianto che ha costruito i conci si trova a Calcinate (Bergamo).

    Smaltimento dei rifiuti in odor di camorra. Per i pm una ditta che si occupava di smaltire fanghi e rifiuti (terre di scavo) dai cantieri sarebbe legata alla camorra e in particolare al clan dei Casalesi. Secondo l’accusa “le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque, e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica”. In particolare, una di queste imprese, con sede in provincia di Caserta, sarebbe collegata a una famiglia del clan camorristico. L’indagine, del resto, è partita seguendo le tracce delle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori della Tav. Migliaia le tonnellate “smaltite abusivamente”: dagli accertamenti è emerso “che l’attività di smaltimento veniva gestita attraverso una precisa e organizzata regia. I vertici di una importante società di settore davano indicazioni e direttive puntuali ad altre ditte minori coinvolte nel traffico illecito; pertanto la Rete Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate”. Dal punto di vista ambientale, “la gravità del reato consiste nel fatto che” i rifiuti “soprattutto i fanghi venivano scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo”.

    Appalti alle Coop rosse. Indagata ex presidente Umbria. A Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione, “svolgendo la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”. Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione ‘Valutazione impatto ambientale’ (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest’ultimo, secondo i magistrati, in cambio di “assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, “si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti”. Indagato anche Ercole Incalza, ex consigliere del ministro Lunardi, dirigente dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Coinvolti anche imprenditori e funzionari del ministero dell’ambiente e di società di Fs.

    Inchieste interno di ministero e Ferrovie. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti “auspica che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale”. Avviata un’indagine interna per collaborare “con massima trasparenza e disponibilità con gli inquirenti”. Anche le Ferrovie dello Stato hanno avviato “un’inchiesta interna”, “sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell’opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale. Sarà assicurata la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo, anche in considerazione del coinvolgimento della controllata Rfi come parte lesa”.

  10. elena romoli
    gennaio 17, 2013 alle 7:04 pm

    Da La Repubblica
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/17/news/de_zordo_fermate_subito_i_cantieri_della_tav-50749279/

    De Zordo: “Fermate subito
    i cantieri della Tav”La leader di perUnaltracittà che da subito si era schierata contro il progetto: “Ci trattavano da visionari…”. Asor Rosa:Lo leggo dopo
    “Fermare tutti i cantieri dell’Alta velocità a Firenze, compreso quello della stazione Foster. E’ semplicemente questa la prima cosa da fare dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura che ha portato al sequestro del cantiere di Campo di Marte e dell’ormai mitica fresa Monna Lisa. Allo stesso tempo vanno finalmente fatte tutte le verifiche, anche in sede amministrativa: tutti gli allarmi sulle irregolarità che sono stati più volte avanzati non hanno mai avuto un serio ascolto nelle istituzioni.” Lo ha detto Ornella De Zordo, capogruppo a Palazzo Vecchio della lista di cittadinanza perUnaltracittà. “I reati contestati, corruzione, truffa, gestione abusiva dei rifiuti, oltre ad altri reati contro la pubblica amministrazione, sono troppo gravi e coinvolgono a quanto risulta anche ‘soggetti riferibili a strutture pubbliché per essere ignorati dai committenti pubblici di questa grande opera inutile, costosa e dannosa per la città.

    “Tutto va fermato, subito, e vanno utilizzate quelle risorse per opere realmente utili al trasporto locale e alla sicurezza del territorio. Abbiamo detto più volte che le procedure seguite per l’approvazione dei progetti non erano trasparenti nè regolari, come pure tutta la problematica relativa al trattamento dei materiali di scavo. Era solo l’estate scorsa quando perUnaltracittà rese pubblica la missiva riservata con la quale proprio Nodavia, il general contractor del sottoattraversamento dell’Alta velocità fiorentina, annunciava che nonostante
    ancora non siano partiti i lavori degli interventi maggiormente complessi e impattanti, il costo dell’intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%”.

    De Zordo in quell’occasione spiegò che “dalla lettura di quei documenti riservati si evinceva come si fosse voluto montare a tutti i costi la fresa Monna Lisa quando ancora non c’era la possibilità di portare via il materiale”. E poi: “Ci hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente facciamo chiarezza”. Sul caso interviene anche Asor Rosa presidente della ReTe dei comitati: “L’esplosione giudiziaria del caso del sottoattraversamento ferroviario di Firenze dimostra che anche le denunce più clamorose della Rete dei comitati per la difesa del territorio possono avere fondamento. Chiediamo che le indagini proseguano allo scopo di accertare se, come noi sosteniamo, per l’intera opera è lecito dire che si tratta di una vera e propria devastazione dell’ambiente urbano, un massacro del territorio in una città che si chiama Firenze. Credo che sia ormai chiaro a tutti che questa è un’opera inutile e dannosa come da tempo diciamo e ci auguriamo che se ne traggano subito le conseguenze, provvedendo all’arresto immediato e definitivo del cantiere”.

    (17 gennaio 2013)

  11. gennaio 18, 2013 alle 11:03 am

    Perché i lavori iniziano con un costo di 100 di gara e si pagano alla fine 200.
    Incluso il mancato rispetto dei tempi per l’esecuzione dei lavori e spesso con la decurtazione di alcune parti d’opera.
    Spesso vengono erogati dei soldi in più giustificandoli come premio di accelerazione.
    Secondo me, le gare d’appalto non servono a niente.

  12. elena romoli
    gennaio 18, 2013 alle 6:09 pm

    TAV: INCHIESTA FIRENZE; COMITATI, LA POLITICA HA FALLITO.

    (ANSA) – FIRENZE, 18 GEN – L’inchiesta della magistratura sul sottoattraversamento per la Tav a Firenze dimostra ”il fallimento della politica”. Lo dicono i comitati anti Tav e anti tunnel che per anni si sono battuti contro l’opera e ora chiedono che i lavori siano definitivamente bloccati. In una conferenza stampa, i rappresentanti dei comitati hanno criticato, in particolare, le affermazioni del governatore della Toscana Enrico Rossi secondo il quale i lavori dovrebbero invece riprendere al piu’ presto. ”Fermare il progetto non e’ uno spreco, l’alternativa c’e’, basta passare in superficie, potenziare il servizio locale e preservare il territorio”, spiega Sandro Targetti che vorrebbe le dimissioni non solo di Rossi, ma anche del sindaco Matteo Renzi e del presidente della Provincia Andrea Barducci e tuona contro le cooperative impegnate nell’opera e ”sostenitrici del centrosinistra”. ”Avevamo da tempo sollevato il problema che alcuni passaggi sui controlli non tornavano, perche’ gli enti locali con i loro uffici tecnici non ci hanno mai risposto?”, si chiede Ornella De Zordo secondo la quale ”si e’ assunto per partito preso che quest’opera dovesse essere fatta ad ogni costo. Forse – aggiunge – e’ stata importante ma… per le casse dei casalesi”. Alle responsabilita’ degli enti locali, De Zordo aggiunge anche quelle nazionali perche’, a suo avviso, ”deve essere completamente rivista la legge sugli appalti”. (ANSA).

    Rai Tg3 Toscana, 18 gennaio 2013, ore 14
    al min. 3.10
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-189824d8-576d-41dc-b13b-b074eb640a55-tgr.html#p=0

    da Controradio, 18 gennaio 2013
    dal minuto 7.30: Ornella De Zordo, poi Elena Romoli:
    http://www.controradio.it/popx.php?elemento=51076

  13. elena romoli
    gennaio 18, 2013 alle 6:31 pm

    INCHIESTA DELLA PROCURA DI FIRENZE SULLA TAV. FORSE FIRENZE È SALVA! FORSE L’ITALIA RESPIRA!

    da Idra Firenze il giorno Giovedì 17 gennaio 2013 alle ore 19.54

    Se le cose stano davvero così, ancora una volta la realtà degli affari made in Italy super la fantasia: saremmo di fronte al gotha del peggio!
    Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata.

    Se le cose stanno davvero così, allora ringraziamo i magistrati fiorentini perché questa volta hanno potuto anticipare brillantemente il danno (la vicenda della TAV in Mugello si è conclusa invece col danno irreversibile alle falde e la beffa delle prescrizioni per decorrenza dei termini). Forse Firenze è salva! Forse la legalità potrà tornare ad avere cittadinanza in Italia e cominciare finalmente a coniugarsi con la giustizia sociale e col diritto al futuro delle giovani generazioni. Un bel tema concreto da discutere nel dibattito pubblico, questo, e al tempo stesso un simbolo pregnante di ciò di cui la politica con la P maiuscola – e i media – dovrebbero forse iniziare ad occuparsi. Altro che Berlusconi vs Monti vs Bersani! Se sotto il coperchio sollevato dalla magistratura fiorentina c’è davvero il coacervo solidale di interessi che tutta la storia pregressa della TAV comunque documenta (grazie anche alla peculiarissima architettura finanziaria che la caratterizza), allora è ben altra la posta in palio: è in gioco non solo il buon governo della cosa pubblica, ma la stessa sostanza della democrazia!

    Se, dopo tutte le vicende documentate nel procedimento penale per i danni ambientali irreversibili registrati fra la rossa Firenze e la rossa Bologna, ci si permette di continuare a progettare il sottoattraversamento niente meno che della città patrimonio mondiale dell’UNESCO nel modo descritto dalle carte dei magistrati inquirenti, allora è d’obbligo verificare tutta l’impalcatura TAV nel nostro Paese, sia in direzione retroattiva (pensiamo per esempio alla sicurezza dei 60 km di tunnel appenninico sprovvisti di galleria parallela di soccorso) sia in direzione dei progetti fortissimamente voluti da questo come dai passati governi, a danno oggettivo dei servizi ferroviari a disposizione della stragrande maggioranza (pendolare) della popolazione. Mentre anche solo per poche decine di chilometri, come quelle fra il capoluogo toscano e quello emiliano, scompaiono quasi del tutto i servizi intercity, con grave danno per le tasche dei contribuenti e per il diritto alla scelta fra opzioni e tariffe diversificate. Neppure il Capo dello Stato, ci risulta, ha mai manifestato un qualche disappunto di fronte a questa manifesta ingiustizia: e non ha mancato invece di benedire la TAV, pretesa “metropolitana veloce d’Italia”!

    Quanto all’auspicio, formulato dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti “che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale”, Idra ribadisce che, piuttosto che di un’opera strategica, si tratta qui invece di un danno strategico, sia a livello territoriale – perché minaccia di mettere a repentaglio una città preziosa al mondo – sia nazionale, per il danno erariale che potrà derivarne, dopo quello acclarato per la TAV in Mugello dalla sentenza emessa lo scorso 31 maggio 2012 dalla Corte dei conti a carico di ex membri di giunte della Regione Toscana dal 1990 al 2000, compresi gli ex presidenti Vannino Chiti (oggi vice presidente del Senato) e Claudio Martini, usciti indenni «per intervenuta prescrizione dell’azione risarcitoria». Errare (ammessa e non concessa l’involontarietà) è umano: perseverare è diabolico!

  14. gennaio 19, 2013 alle 5:48 pm

    da La Repubblica, Firenze, 19 gennaio 2013
    Un “gioco di squadra” per eliminare gli “intralci” ai lavori dell’Alta velocità.
    Ex esponenti pd nel mirino della procura per il caso Italferr; il decreto di sequestro probatorio della maxifresa Monna Lisa. (Franca Selvatici): http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/19/news/un_gioco_di_squadra_per_eliminare_gli_intralci_ai_lavori_dellalta_velocit-50844150/

    Pareti del tunnel a rischio incendio “Nessuno si accorgerà del magheggio”. Test “aggiustati” per occultare l’uso di materiali non conformi. Si era verificato il collasso dei “conci” per effetto del fuoco e del calore: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/18/news/pareti_del_tunnel_a_rischio_incendio_nessuno_si_accorger_del_magheggio-50765928/

    Alta velocità, sotto sequestro i 10 milioni di anticipo della “talpa”. La somma erogata dalla Fercredit alla Seli, società incaricata di montare la “Monna Lisa”, la fresa che dovrà scavare il tunnel. Renzi: “Pieno rispetto per le indagini della magistratura”: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/18/news/alta_velocit_sotto_sequestro_i_10_milioni_di_anticipo_della_talpa-50820491/

    Tav, “i ragazzi in classe nonostante le crepe falsificati i verbali sulla stabilità della scuole”.
    Nei verbali dell’inchiesta sul passante fiorentino dell’alta velocità emerge il caso dell’istituto vicino al cantiere con i muri lesionati. I lavori continuavano anche durante gli orari di lezione nonostante le segnalazioni preoccupate della preside. (Laura Montanari): http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/18/news/falsificati_i_verbali_sulla_stabilit_della_scuola_i_lavori_continuavano_con_i_ragazzi_in_classe-50801729/

  15. elena romoli
    gennaio 19, 2013 alle 7:52 pm

    La Nazione online

    Inchiesta Tav, sentito un funzionario regionale Era contrario allo smaltimento
    Fabio Zita ascoltato come persona informata sui fatti
    Firmò una relazione in cui si esprimevano perplessità sullo stoccaggio nell’ex cava di Santa Barbara a Cavriglia e Figline di materiali classificati invece come rifiuti speciale

    Firenze, 19 gennaio 2013 – Fabio Zita, funzionario della Regione Toscana, è stato ascoltato come persona informata sui fatti nell’inchiesta sui lavori del tunne fiorentino dell’Alta Velocità.

    Durante il suo incarico (Zita si occupava di Via – valutazioni d’impatto ambientale – e Vas – valutazioni ambientali e strategiche), ha firmato una relazione in cui venivano espresse perplessità sul progetto di stoccare nell’ex cava di Santa Barbara a Cavriglia e Figline (Arezzo) i materiali prodotti dallo scavo, ritenendo che fossero da classificare come rifiuti speciali.

    Nell’inchiesta sono 31 gli indagati, fra dirigenti di Italferr e Rfi, delle ditte che hanno vinto l’appalto e funzionari dei ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza. Fra l’altro, i magistrati ritengono che per non far lievitare i costi dell’opera alcuni indagati abbiano nascosto la necessità di trattare con calce il fango prodotto dagli scavi della fresa ”prima di essere messo a dimora nell’area di Santa Barbara”.

    Intanto son sono stati ancora presentati ricorsi o richieste di dissequestro dopo i sigilli alla trivella – la ‘talpa’ Monna Lisa – e ai materiali destinati al rivestimento delle gallerie apposti su richiesta dei pm che indagano sul sottoattraversamento

  16. elena romoli
    gennaio 19, 2013 alle 7:59 pm

    REPUBBLICA FIRENZE 19/1/2013

    “Prima i fanghi degli scavi gettati in campagna poi i liquidi scaricati in falda senza filtri”
    Secondo la Procura l’ambiente sarebbe stato messo a rischio

    DALL’INCHIESTA sul nodo fiorentino della Tav risulta che per circa due anni, dal 2009 al dicembre 2010, le terre di risulta derivanti dalla realizzazione delle paratie preliminari allo scavo del tunnel e della nuov…a stazione sotterreanea, contaminate dalla bentonite, sarebbero state smaltite in totale clandestinità e spacciate come terre destinate alla agricoltura. Circa 85 mila tonnellate di questi fanghi sarebbero finiti in terreni a destinazione agricola ad Altopascio e a Scarperia.
    Dopo i controlli dell’Arpat e del Corpo Forestale dello Stato, da cui è nata l’indagine che giovedì ha portato al sequestro della fresa Monna Lisa, la società appaltatrice Nodavia avrebbe dichiarato di smaltire correttamente i fanghi di perforazione come rifiuti, facendosi pagare da Rfi (Rete ferroviaria italiana) un prezzo di smaltimento ben superiore ai prezzi di mercato. In realtà, però, i rifiuti venivano trattati nei cantieri e stoccati in vasche di contenimento in modo che la parte liquida decantasse e finisse in falda senza alcuna autorizzazione. Ciò che restava veniva trasportato in siti fuori regione da una azienda che risulta essere stata indagata perché trasportava a Brescia le ceneri tossiche prodotte dall’inceneritore di Acerra e al ritorno riempiva le cisterne di mais destinato all’allevamento.
    Quando i lavori preliminari sono stati completati, si è posto il problema delle terre di risulta dello scavo della talpa Monna Lisa. La procura è convinta: quelle terre, contaminate da sostanze chimiche di perforazione quali schiume, tensioattivi e glicole, «non possono che essere un rifiuto ». Così aveva stabilito una delibera regionale dell’aprile 2012. La procura sostiene che non sarebbe stato obbligatorio conferire le terre in discarica, con lievitazione dei costi, ma sarebbe stato necessario studiare progetti di recupero e reimpiego rispettosi dell’ambiente. Dalle indagini, invece, emerge che gli indagati hanno «chiarissima la percezione della natura di rifiuto degli scarti che la fresa andrà a produrre» ma vogliono ad ogni costo farli rientrare nelle recenti norme derogatorie, e cioè farli classificare come sottoprodotti innocui dal punto di
    vista ambientale. Secondo la procura, gli indagati delle due società del Gruppo Ferrovie, Italferr e Rfi, «perseguono in tutti i modi la realizzazione dell’opera considerando i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare ad ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute e dei conti pubblici».
    Per colmo di ironia il sì del Ministero dell’ambiente che avrebbe potuto fare partire i lavori per lo scavo del tunnel dell’alta velocità fiorentina è arrivato giovedì, lo stesso giorno del sequestro e delle perquisizioni. Si tratta dell’approvazione del piano di utilizzo delle terre di scavo predisposto dalle Ferrovie dopo che il nuovo
    regolamento nazionale, in sintonia con l’Europa, ha definito sottoprodotti di processi industriali e riutilizzabili le terre che il precedente decreto legislativo 152 classificava come rifiuti. Il 14 dicembre scorso la commissione nazionale di Via ha approvato il piano delle Ferrovie, il 10 gennaio il Ministero ha firmato l’autorizzazione, giovedì il documento è arrivato in Regione. Gli scarti della fresa sono classificati come sottoprodotti. Diverse le sorti delle terre di scavo della stazione di Foster agli ex Macelli che, secondo il decreto 152, la Regione aveva classificato come miste di tabella A e di tabella B, ma mai rifiuti. Quelle di tabella A sono terre buone, che possono essere riutilizzate ovunque, e dunque anche per le colline di Cavriglia destinate a parco verde pubblico per famiglie e bambini. Le altre di tabella B non sono rifiuti e non devono andare in discarica, ma possono finire solo in alcuni luoghi, per esempio parcheggi o aree industriali, non in aree verdi. Tocca alle analisi distinguerle le une dalle altre.
    Dall’inchiesta risultano intense pressioni per ottenere il sì della commissione Via, attraverso i buoni uffici del geologo Walter Bellomo, che avrebbe predisposto pareri compiacenti per svincolare dal regime dei rifiuti gli scarti della fresa e assicurato la rapida approvazione del piano di gestione delle terre: proprio quello arrivato giovedì in Regione. Ora Bellomo è sotto inchiesta per associazione a delinquere e corruzione. E il piano, su cui si allunga l’ombra di uno scambio corruttivo, resta al palo.
    (i.c. e f.s.)

  17. elena romoli
    gennaio 19, 2013 alle 8:13 pm

    Comunicato stampa
    perUnaltracittà – lista di cittadinanza

    Inchiesta Tav, De Zordo: “I magheggi e il Partito Democratico. Ora un’occasione per salvare la democrazia”.
    Lorenzetti, Bellomo, Calandra, ma anche Vannino Chiti e Claudio Martini. Ecco i nomi dell’affaire Tav.

    Dopo gli innumerevoli scandali che hanno coinvolto il Pdl e i suoi satelliti, l’inchiesta sulla Tav fiorentina apre il misconosciuto vaso di Pandora del Partito Democratico. I reati contestati sono di assoluta gravità: tra gli altri l’associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, alla corruzione e alla gestione organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiuti. A compierli, secondo la Procura, alcuni nomi chiave della nomenclatura Pd. Nel dettaglio Walter Bellomo, della commissione Via del Ministero dell’Ambiente, ex coordinatore della segreteria provinciale Pd di Palermo e prima responsabile regionale ambiente dei Democratici di sinistra; Piero Calandra, membro della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici in quota Pd; Maurizio Brioni, dirigente di Coopsette, società già nota ai tempi di Mani Pulite, e marito dell’ex sottosegretario Pd Elena Montecchi. Infine Maria Rita Lorenzetti per 10 anni presidente della Regione Umbria e oggi riciclata alla presidenza di Italferr (gruppo Fs) che sempre per i magistrati fiorentini metteva a «a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette», le proprie conoscenze personali e la propria rete di contatti politici.

    Ma come non ricordare Vannino Chiti e Claudio Martini, altri due dei “padri nobili” del Partito Democratico che per 18 degli ultimi 20 anni hanno guidato la Regione Toscana. Anche se la rimozione della vicenda è molto utile in questa fase elettorale in cui i due sono blindati nel listino che li porterà diretti in Parlamento, Chiti e Martini solo sei mesi fa sono stati “assolti per prescrizione” (come nel passato è capitato per altre vicende ad Andreotti e Berlusconi), dalla Corte dei Conti insieme ad altri 23 amministratori e dirigenti regionali, nonchè dirigenti del Ministero dell’Ambiente, perché individuati come responsabili, ma fuori tempo massimo, per i danni ambientali che hanno duramente colpito il Mugello a causa dei lavori dell’Alta velocità nella tratta Firenze-Bologna. Avrebbero dovuto restituire all’erario ben 13,5 milioni di euro, ormai persi per sempre.

    Eppure proprio in queste ore, dopo settimane di assoluto silenzio, i dominus del Partito Democratico, anche toscano, affermano che “oggi è davvero una buona giornata per gli italiani onesti” vantandosi di avere le liste pulite perché la Commissione nazionale di garanzia del Pd ha escluso i senatori Nino Papania per una multa comminata per abuso d’ufficio e Vladimiro Crisafulli per un rinvio a giudizio per lo stesso reato.

    L’inchiesta sulla Tav fiorentina è quindi un’ottima occasione per rivedere i meccanismi di controllo degli appalti pubblici. Ma forse può esserlo anche per la democrazia italiana, se il partito destinato a vincere le prossime elezioni politiche iniziasse una seria e approfondita autocritica sulla degenerazione in atto al suo interno.

  18. gennaio 19, 2013 alle 10:45 pm

    come avevamo denunciato.

    A.N.S.A., 19 gennaio 2013
    TAV: SENTITO DIRIGENTE REGIONE, FU CONTRO SMALTIMENTO TERRE. ANCORA NESSUNA RICHIESTA DISSEQUESTRO ‘TALPA’.

    FIRENZE, 19 GEN – Non sono stati ancora presentati ricorsi o richieste di dissequestro dopo i sigilli alla trivella – la ‘talpa’ Monna Lisa – e ai materiali destinati al rivestimento delle gallerie apposti su richiesta dei pm che indagano sul sottoattraversamento della Tav a Firenze. Intanto, in procura i pm titolari dell’inchiesta, Giulio Monferini e Gianni Tei, insieme ai carabinieri del ros hanno ascoltato come persona informata sui fatti un funzionario della Regione, Fabio Zita, che si occupava di Via (valutazioni d’impatto ambientale) e Vas (valutazioni ambientali e strategiche), trasferito nel giugno scorso all’ufficio paesaggistico. Durante il suo incarico all’ufficio Via e Vas, Zita ha firmato anche una relazione in cui venivano espresse perplessita’ sul progetto di stoccare nell’ex cava di Santa Barbara a Cavriglia e Figline (Arezzo) i materiali prodotti dallo scavo per il sottoattraversamento fiorentino, ritenendo che fossero da classificare come rifiuti speciali. Gli indagati sono 31, fra dirigenti di Italferr e Rfi, delle ditte che hanno vinto l’appalto e funzionati dei ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture e delle autorita’ di vigilanza. Fra l’altro, i magistrati ritengono che per non far lievitare i costi dell’opera alcuni indagati abbiano nascosto la necessita’ di trattare con calce il fango prodotto dagli scavi della fresa ”prima di essere messo a dimora nell’area di Santa Barbara”.

  19. elena romoli
    gennaio 22, 2013 alle 8:00 pm

    COMUNICATO STAMPA

    Firenze, 22 gennaio 2013

    TAV
    Controlli e Comune
    Il Comitato dà fiato alla bocca e denuncia l’inizio del rimpallo di responsabilità

    Con un certo sconcerto i membri del Comitato No Tunnel TAV hanno accolto le dichiarazioni del sindaco di Firenze Matteo Renzi che rivendica, per l’istituzione di cui è a capo, di aver fatto tutto quanto doveva. Pare si cominci ad assistere al solito rimpallo di colpe con dei bambini trovati con le dita sporche di marmellata. Siamo comprensivi e riconosciamo che i nervi sono a fior di pelle, ma sotto gli occhi del Sindaco e della sua amministrazione abbiamo avuto, tra l’altro, traffico di rifiuti e gravi rischi per l’incolumità dei ragazzi di una scuola.
    Ci stupiscono anche certe dichiarazioni di Renzi: “Di tutte le considerazioni fatte in questi anni dai No Tav non si rintraccia nulla nelle carte dell’inchiesta”. Non si riesce a capire dove sia vissuto fin’ora il nostro Sindaco, forse troppo impegnato nelle primarie appena passate, ma le denunce di associazioni come Idra, di un paio di consiglieri o anche di questo Comitato paiono non essere esistite. Eppure basterebbe andare nei rispettivi siti per vedere la mole di materiale prodotto.
    Ricordiamo solo una cosa che è tornata agli onori della cronaca oggi: il fatto che a scavare i tunnel sarebbe stata una sola fresa invece di due. I tecnici che collaborano col Comitato fecero rilevare che non si sarebbe trattato solo di un risparmio per le imprese esecutrici in contrasto con i contratti firmati, ma che l’uso accoppiato di due di queste macchine avrebbe ridotto le subsidenze in superficie, cioè i cedimenti del terreno sul quale è costruita la città; insomma ridurre le due frese ad una sola avrebbe aumentato i rischi per tutto il patrimonio abitativo e monumentale interessato dai lavori.
    Queste osservazioni furono portate a conoscenza anche dell’Osservatorio Ambientale – allora esistente – il cui presidente era l’ingegner Giacomo Parenti, strettissimo collaboratore di Renzi e dirigente del Comune.
    Ma si sa, quelli dei comitati danno fiato alla bocca…

    Comitato No Tunnel TAV Firenze
    338 3092948

  20. elena romoli
    gennaio 22, 2013 alle 8:21 pm

    Ieri:

    PALAZZO VECCHIO

    Doppia protesta in Consiglio

    All’interno dell’aula alcuni rappresentanti dei No Tav con cartelloni, mentre nel cortile un centinaio di dipendenti

    Doppia protesta in Consiglio comunale. Da una parte il blitz dei no Tav, con cartelli sollevati durante l’assemblea. Dall’altra i dipendenti di Palazzo Vecchio. Nel primo caso c’erano soltanto alcuni esponenti del comitato contro la realizzazione del tunnel ferroviario sotto il capoluogo toscano, seduti tra il pubblico, si sono alzati per esporre cartelli contro l’infrastruttura. Tra gli slogan, «Noi visionari o voi dimissionari?», «compensazioni tav = prostituzione urbanistica», «Tunnel Tav, Renzi dimissioni! omissione di controllo pubblico», «Tunnel Tav presto e bene, alla camorra conviene». Ai No tav fiorentini, che in merito all’inchiesta sulla realizzazione del tunnel ferroviario fiorentino hanno parlato di «omessi controlli» da parte degli enti pubblici e dunque anche del Comune di Firenze, il sindaco Matteo Renzi risponde che Palazzo Vecchio «i controlli li ha fatti tutti fino all’ultimo».

    Erano invece circa un centinaio di dipendenti del Comune di Firenze protestano di fronte a Palazzo Vecchio (mentre è in corso il consiglio comunale) contro la decisione dell’amministrazione comunale di ridurre il fondo annuo destinato alla parte integrativa dello stipendio. I vertici del Comune hanno proceduto alla riduzione anche in seguito all’apertura di indagini da parte del ministero delle Finanze e e della procura regionale della Corte dei conti sull’entità del fondo destinato a questo scopo, lievitato nel corso degli anni. «Noi non vogliamo rinunciare ai nostri stipendi – ha detto Stefano Cecchi della Rsu di Palazzo Vecchio -, ci era stato garantito che l’entità del fondo non sarebbe mutata rispetto agli anni scorsi e sarebbe dunque rimasta intorno ai 25 milioni di euro, invece è stata ridotta a 17». Questo, spiega ancora Cecchi, «causerà una perdita netta annua dai 1500 ai 3000 euro» per i dipendenti comunali «e i più penalizzati saranno addetti cimiteriali e vigili urbani: dobbiamo reagire, organizzando una mobilitazione ed una opposizione continua a questo provvedimento ingiusto che peggiora la vita di tante famiglie». Quanto alla procura della Corte dei conti, che per la «lievitazione» del fondo per il contratto integrativo ha indagato anche alcuni dei sindacalisti che, nel corso degli anni hanno siglato gli accordi sul tema, Cecchi l’ha definita una «cosa grave, che delegittima e criminalizza la funzione del sindacato».

    21 gennaio 2013

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