La legge regionale sarda scempia-stagni.


Cagliari, Saline di Molentargius

anche su Il Manifesto Sardo (“La legge scempia-stagni“), n. 132, 16 ottobre 2012

 

 

Fra i tanti tentativi di eversione e di smantellamento del piano paesaggistico regionale (P.P.R.) portati avanti dalla Giunta Cappellacci e dalla sua maggioranza consiliare la legge regionale 4 ottobre 2012 (non ancora pubblicata sul B.U.R.A.S.) occupa certo un posto particolare.

In buona sostanza, infatti, la legge è nata per cercare di salvare dalla demolizione un palazzo di sei piani realizzato a Cagliari, in Via Gallinara, a poche decine di metri dalle Saline di Molentargius dalla Progetto Casa Costruzioni s.r.l. in forza di concessione edilizia non munita di preventiva autorizzazione paesaggistica.

Dopo lunghe vicissitudini giudiziarie, il Consiglio di Stato ha deciso (sentenza sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188) per la necessità della preventiva autorizzazione paesaggistica in quanto area tutelata dal piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Da qui la necessità di trovare rimedio, alla faccia del rispetto della legalità.

Airone cenerino (Ardea cinerea)

Ha iniziato la Giunta regionale, con la  deliberazione Giunta regionale della Sardegna n. 25/15 del 12 giugno 2012, con cui – incredibilmente – ha deciso, insieme all’approvazione di un disegno di legge regionale, di

“− di interpretare autenticamente, nelle more della definizione dell’iter di approvazione del  suddetto disegno di legge, la lettera g), comma 3, dell’articolo 17 delle norme di attuazione del  piano paesaggistico regionale nel senso che lafascia della profondità dei 300 metri dalla linea  di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali, come già stabilito  negli atti ed elaborati del piano paesaggistico regionale;

− di stabilire che l’articolo 17, comma 3, lettera g) delle norme di attuazione del piano  paesaggistico regionale, come interpretato ai sensi del precedente punto, si applica con effetti  retroattivi ai titoli abilitativi rilasciati a decorrere dal 24 maggio 2006, data di adozione del  piano paesaggistico regionale e che i Comuni sono tenuti ad adottare i necessari atti  conseguenti.

In poche parole, la Giunta regionale – senza averne il benché minimo potere – ha deciso di fregarsene altamente della sentenza Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188 con cui il massimo Organo della Giustizia amministrativa italiana ha interpretato le disposizioni del P.P.R. relative alle zone umide (stagni, lagune, saline).

Garzetta (Egretta garzetta)

La Giunta regionale sarda ha violato – di fatto – il giudicato amministrativo e ha dato il “via libera” a infinite manovre speculative: secondo la Giunta Cappellacci, retroattivamente, non ci sarebbe bisogno di autorizzazione paesaggistica per gli interventi edilizi nella fascia dei 300 mt. dalla battigia delle zone umide.

La suddetta deliberazione sarebbe semplicemente un atto nullo, secondo quanto prescritto dall’art. 21 setpies della legge n. 241/1990 e s.m.i., secondo la migliore dottrina[1], tuttavia costituisce indirizzo applicativo sostanzialmente vincolante per le Strutture tecnico-amministrative dei Comuni, con un’infinita serie di conseguenze negative per amministrazioni pubbliche e private.

Nei giorni scorsi, il Consiglio regionale ha approvato (43 voti favorevoli della maggioranza di centro-destra, con voto contrario di S.E.L. e di Claudia Zuncheddu, astensione del P.D.) il disegno di legge regionale n. 398/A presentato dalla Giunta regionale il 21 giugno 2012 e profondamente modificato dalla IV Commissione consiliare permanente “urbanistica”.

In pratica è rimasto un unico articolo (l’ultimo si riferisce alla mera entrata in vigore della legge), l’articolo 4, con le disposizioni di “interpretazione autentica” della fascia di rispetto spondale degli specchi acquei contenuta nel piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

Una vera perla del diritto ambientale, eccola:

“1. In applicazione dei principi generali del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), e successive modifiche ed integrazioni e ai sensi dell’articolo 1 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari), l’articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale è interpretato nel senso che la fascia della profondità dei 300 metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali, come già stabilito negli atti ed elaborati del Piano paesaggistico regionale.

2. L‘articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale, come interpretato ai sensi del comma 1, si applica con effetti retroattivi ai titoli abilitativi rilasciati a decorrere dal 24 maggio 2006, data di adozione del Piano paesaggistico regionale. I comuni sono tenuti ad adottare i necessari atti conseguenti”.

Secondo la Giunta e la maggioranza consiliare così sono “fatti salvi” gli edifici realizzati sulle sponde di stagni, lagune e saline, ma in realtà la medesima norma approvata sarebbe fonte di ulteriori problematiche interpretative, visto che quantomeno le “saline” sono indubbiamente realizzate artificialmente, quindi ben potrebbero essere definite “invasi artificiali”. Senza pensare che “stagni e lagune” sono in Sardegna molto spesso collegati al mare e, quindi, facenti parte del demanio marittimo: dalle loro sponde si calcolano i limiti degli ambiti di applicazione del vincolo paesaggistico, come ricordato dalla giurisprudenza (vds. Corte cass., sez. III, 7 ottobre 2009, n. 38921).

Molentargius, impianti salinieri

Il vero motivo di questa ennesima prova della volontà cementificatrice della Giunta Cappellacci e della sua maggioranza consiliare risiede nel voler evitare l’applicazione di una normativa di tutela ben incardinata nel codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ben interpretata dalla sentenza Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188 sulledisposizioni del P.P.R. relative alle zone umide (stagni, lagune, saline).

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano già proceduto a segnalare (27 luglio 2012) il provvedimento regionale in contrasto con il giudicato amministrativo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e, una volta pubblicata sul B.U.R.A.S., inoltreranno un’istanza al Governo affinchè promuova ricorso davanti alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) contro la legge regionale appena approvata in quanto lesiva delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio. Sarebbe l’ennesimo ricorso governativo contro i tentativi legislativi regionali sardi di eversione delle normative di tutela ambientale.

Dal suo canto, la Procura cagliaritana ha già avviato un’indagine in proposito, anche per verificare quali e quanti siano i casi similari in tutta la Sardegna.   Ma la Giunta Cappellacci e la sua maggioranza consiliare non sembrano minimamente preoccupati…

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. ottobre 18, 2012 alle 2:56 PM

    da L’Unione Sarda, 18 ottobre 2012
    «Demolite quel palazzo». VIA GALLINARA. La ditta costruttrice attacca: «I danni sarebbero incalcolabili». La legge appena approvata non ferma il Comune: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=28186

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/291557

    da Casteddu online, 18 ottobre 2012
    Ordinanza di demolizione per la palazzina di via Gallinara. I proprietari: atto assurdo, andiamo alla Corte dei Conti: http://www.castedduonline.it/index.php/42944-ordinanza-di-demolizione-per-la-palazzina-di-via-gallinara-i-proprietari-atto-assurdo-andiamo-alla-corte-dei-conti2/

    da CagliariPad, 18 ottobre 2012
    Giù il palazzo di via Gallinara, appello alla Procura e alla Corte dei Conti: http://www.cagliaripad.it/it/news/ottobre/18/palazzina-gallinara/

  2. ottobre 24, 2012 alle 3:09 PM

    da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2012
    No a un palazzo per una norma del 1979. Dopo il caso di via Gallinara, stop anche al costruttore Ciani che voleva edificare su un’area privata in via dei Tritoni. (Mauro Lissia) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121024085345.pdf)

    CAGLIARI. E’ decisamente un periodo sfortunato per i costruttori che mettono in piedi edifici residenziali vicino allo stagno di Molentargius: dopo l’ordinanza di demolizione che ha colpito il palazzo di via Gallinara della Progetto Casa, il Tar ha confermato il «no» imposto il 17 giugno 2010 dal Comune all’imprenditore Antonio Ciani che vorrebbe realizzare una palazzina di tre piani in via dei Tritoni, vicino allo stagno, in un’area dove si trova anche la villa di famiglia e che da decenni appartiene alla dinastia di costruttori che ha portato valanghe di metri cubi nel quartiere del Sole. Al di là dei complessi aspetti legali il divieto di costruire ribadito dai giudici amministrativi rappresenta almeno in apparenza una sorpresa, perché tutela e difende dal cemento un’area quasi completamente coperta da ville e palazzi. Ciani puntava in sostanza a tappare con una palazzina anche uno degli ultimi vuoti rimasti nella proprietà immobiliare della famiglia, ma il progetto è rimasto impantanato in norme che risalgono al 1979 ma pubblicate nel bollettino ufficiale della Regione solo nel 1992. Per bocciare la richiesta dell’imprenditore l’ufficio edilizia privata del Comune ha dovuto fare riferimento al piano territoriale paesistico (Ptp) Molentargius-Saline approvato dalla Regione trentatrè anni fa, uno strumento rimasto miracolosamente in piedi insieme a quello del Sinis nonostante le leggi e i piani che l’hanno seguito nel corso dei decenni e malgrado la bocciatura di altri 13 decisa dai giudici amministrativi su ricorso del Gruppo di Intervento giuridico. Ed è contro quel vincolo stabilito nel vecchio Ptp che il legale di Ciani, l’avvocato Giuseppe Martelli, ha ricorso al Tar, sostenendo che il Comune l’aveva applicato in modo errato e che comunque era illegittimo per vari altri aspetti, legati anche a errori nella cartografia della zona. Ma la risposta del Tar – presidente Francesco Scano, consigliere Sandro Maggio e estensore Tito Aru – è stata categorica: ricorso tardivo perché sono passati più di vent’anni dalla pubblicazione del Ptp che imponeva il vincolo assoluto di inedificabilità di parte dell’area interessata dal progetto, ma soprattutto perché il Comune non poteva far altro che attenersi a quelle norme malgrado i terreni tra il quartiere del Sole e lo stagno siano ormai del tutto urbanizzati per ragioni che andrebbero indagate. Ricorso respinto dunque, come hanno chiesto l’avvocato del Comune Francesca Frau e i legali della Regione, Gianni Parisi e Roberto Murroni. Al costruttore non resta che rivolgersi al Consiglio di Stato per ribadire le proprie ragioni.

  3. novembre 20, 2012 alle 2:21 PM

    con atto del 20 novembre 2012 Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno formalizzato l’istanza al Governo nazionale perchè impugni ex art. 127 cost. la legge regionale Sardegna n. 20 del 2012.

  4. novembre 22, 2012 alle 10:06 PM

    un po’ tardi, ma arrivano. Bene!

    A.N.S.A., 22 novembre 2012
    Fai-Wwf: governo impugni legge zone umide. Per associazioni sarebbe in contrasto con la Costituzione: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/11/22/Fai-Wwf-governo-impugni-legge-zone-umide_7841758.html

  5. febbraio 13, 2018 alle 6:00 PM

    com’è andata a finire.

    da L’Unione Sarda, 6 febbraio 2018
    TRIBUNALE. Il pm chiede l’archiviazione dell’indagine sulla palazzina. Via Gallinara, atto dovuto la concessione edilizia. (Andrea Manunza) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=61582)

    Rilasciando la concessione edilizia che, di fatto, ha reso lecita la costruzione della palazzina di sei piani in via Gallinara 20 dopo una battaglia legale decennale, lo scorso 13 ottobre la responsabile pro tempore del servizio “Edilizia privata” del Comune avrebbe compiuto un «atto dovuto». La dirigente Manuela Atzeni aveva dato seguito a una sentenza immediatamente esecutiva della magistratura amministrativa. Se non lo avesse fatto, sarebbe stata lei forse a passare guai giudiziari. Quindi, in quel via libera edificatorio non sono ravvisabili violazioni penali, come invece ipotizzato da alcuni proprietari delle abitazioni vicine ai nuovi appartamenti.
    «ARCHIVIATE». È la conclusione cui è giunto il pubblico ministero Giangiacomo Pilia, il quale ha già chiesto al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione del procedimento per abuso d’ufficio aperto alla fine del 2017 dopo l’arrivo di un esposto dei residenti del quartiere. Secondo il sostituto procuratore, che ha ripercorso tutta la vicenda (costellata di denunce, ricorsi, sequestri del cantiere, inchieste e pronunciamenti del Tar), Atzeni avrebbe anche ricevuto un’istanza per ottemperare alla decisione con la quale il Tribunale amministrativo aveva annullato una precedente ordinanza di demolizione e riattivato il procedimento di rilascio della concessione. Pende il ricorso al Consiglio di Stato ma, nel frattempo, la società costruttrice doveva ottenere la licenza.
    LO STAGNO. I problemi sono sempre stati legati alla posizione della palazzina, a ridosso dello stagno di Molentargius, e all’eventuale obbligo di avere, in casi simili, l’autorizzazione paesaggistica. La mancanza del documento era stata all’origine della decisione con cui, nel 2012, il Consiglio di Stato aveva annullato la concessione edilizia rilasciata nel 2007 (sentenza confermata nel 2013 dalla Cassazione), però l’estate scorsa il Tar aveva riportato tutto al punto d’origine: essendo stata presentata nel 2017 un’«istanza di autorizzazione paesaggistica», aveva spiegato il collegio, valutandola ci si doveva basare «tenendo conto della normativa» attuale. Municipio e Regione a quel punto avevano ritenuto non necessario il benestare paesistico e inesistenti anche eventuali vincoli archeologici o ambientali. Così la società aveva avuto il via libera.
    I TRE GIORNI. La licenza è stata rilasciata da Atzeni il 13 ottobre, l’ultimo dei tre giorni nei quali era stata responsabile del Servizio edilizia. Coincidenza temporale che aveva fatto storcere il naso ai residenti e insospettire la Procura. Ma è risultato tutto regolare. Anzi: «Dovuto». Anche perché nessuno ha chiesto la sospensiva della sentenza del Tar.

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