Foreste, incendi e cambiamenti climatici.


Ogliastra, incendio notturno (5 agosto 2023)

I boschi e le foreste nell’area del Mediterraneo sono fra i fondamentali elementi di contrasto ai cambiamenti climatici.

Gli incendi, invece, contribuiscono al disastro climatico prossimo venturo, insieme alla deforestazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Sardegna, incendio, operazioni di spegnimento

CAMBIAMENTO CLIMATICO: SUL RUOLO DEGLI INCENDI BOSCHIVI

Michele Puxeddu (Accademico corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali)

La conservazione della piena funzionalità delle foreste rappresenta attualmente uno dei più importanti obiettivi della Strategia Forestale Nazionale (art.6 c.1 d.lgs.3 aprile 2018, n.34 e s.m.i.).

Efficaci interventi di prevenzione e difesa da fattori antropici devastanti tra i quali i più gravi sono gli incendi boschivi sono i principali strumenti a disposizione per un’attenta politica di protezione del territorio che ha nel bosco, capace di immagazzinare carbonio per periodi temporali anche molto lunghi, il principale attore protagonista nella riduzione della concentrazione atmosferica di CO2 responsabile dell’innalzamento globale delle temperature.

Dati NASA chiariscono che dai primi anni del secolo scorso ad oggi, a causa degli incendi, è stata immessa annualmente una quantità stimata di CO2 compresa tra i 9 ed i 10 miliardi di tonnellate (15 i miliardi di tonnellate immessi invece dalla combustione di gas e carbone) e la biomassa bruciata deriva in gran parte dalle foreste aggredite dal fuoco su notevoli estensioni e con elevata frequenza.

Gli incendi delle foreste tropicali ad esempio contribuiscono per 2.5 Gt annue.

I valori della CO2 prodotta in prima approssimazione vengono stimati in base al contenuto di C per mc di legno, in particolare un metro cubo di legno secco contiene circa 260 kg di carbonio dato che varia anche in funzione della specie forestale considerata.

In Italia il fenomeno degli incendi boschivi ha assunto ormai carattere di vera e propria catastrofe, dal 1980 ad oggi oltre 100.000 ettari di superficie risultano percorsi annualmente; per esempio prendendo in considerazione l’ultimo quinquennio la superficie totale percorsa solo nel 2021 (annus horribilis) è risultata pari a quasi 159.000 ettari (dati EFFIS – European Forest Fire Information System).

E purtroppo, contestualmente, si ripetono anche i “grandi incendi forestali” (GIF), così chiamati quegli incendi definiti tecnicamente EWE – Extreme Wildfire Events, ovvero incendi capaci di superare la capacità di controllo, eventi piroconvettivi (“tempeste di fuoco”), caratterizzati da intensità superiori ai 10.000 kW/m, velocità di propagazione maggiore di 3 km/h e distanza di spotting , fuochi secondari nati da salti di faville (Leone, 2026), maggiore di 1 km, di cui anche in Sardegna abbiamo purtroppo numerosi esempi storici il più recente dei quali è rappresentato dall’incendio che nel 2021 sul Montiferru ha colpito oltre 13.000 ettari di superficie.

Questa tipologia di incendi dovrebbe essere esaminata con particolare attenzione soprattutto nelle relazioni esistenti tra prevenzione ed attività di contrasto che, traguardate ed approfondite anche riguardo le complesse dinamiche post-incendio, dovrebbero poter fornire indirizzi concreti per ridurre la probabilità di un loro ripetersi.

Anche l’estate 2026, caratterizzata da calore estremo e prolungato verificatosi in tutta Italia, sarà ricordata per numerosi e devastanti incendi che oltre ad amplificare notevolmente i problemi di desertificazione già in atto, in particolare in Sardegna, Calabria, Puglia e Sicilia, stanno aggravando quelli legati alla concentrazione atmosferica di CO2 responsabile dell’innalzamento globale delle temperature. Appare chiaro dunque che anche in Italia sia ormai improcrastinabile valutare i risultati del complesso delle attività di lotta e di prevenzione degli incendi collegando i fondamentali aspetti di salvaguardia ecologica, di sicurezza e incolumità pubblica anche alla luce dell’incremento delle emissioni di CO2 causato dagli incendi attualmente stimate in media ogni anno pari a 1,58 Mt.

Oniferi, innesco incendio (da pagina FB Stefania Piras, 27 luglio 2021)

Per questo la tutela del patrimonio forestale dagli incendi, e non solo, non può prescindere da una più ampia valutazione della sua importanza collettiva, avendo ben chiara l’esigenza di un approccio integrato che preveda l’aggiornamento tecnologico nelle azioni di previsione, prevenzione e lotta attiva con l’utilizzo di sensori ottici e a infrarossi, droni, monitoraggio satellitare, IoT (Internet degli oggetti), reti 5 G ed altre tecnologie mature, insieme ad altre fondamentali azioni operative nelle zone a maggior rischio che prevedono la costituzione e regolare manutenzione di viali parafuoco e viabilità di servizio, interventi colturali sulle diverse formazioni forestali, ivi compresi rimboschimenti e formazioni forestali in rinnovazione in grado di aumentare la loro naturale capacità di resistere al fuoco con potature, diradamenti, inter­venti localizzati di riduzione della biomassa e decespugliamenti localizzati.

Sull’uso del fuoco come mezzo di prevenzione attraverso attività di “fuoco prescritto” effettivamente capace di diminuire la biomassa in aree a rischio in maniera più economica e veloce occorrerebbe comunque continuare ad approfondire e riflettere con grande attenzione proprio tenendo conto della contemporanea e pressante esigenza di diminuire le emissioni di CO2 in atmosfera e per le ben note conseguenze negative del passaggio del fuoco di qualunque intensità sul suolo. 

Ancorchè svolto con tecniche consolidate da personale formato, in determinati contesti territoriali l’impiego di tale uso del fuoco tuttora può essere rischioso ed un suo utilizzo meno vincolato potrebbe essere capace di determinare anche più gravi conseguenze.

La società deve esser maggiormente reattiva nel contrasto agli incendi puntando di più sulla formazione ed anche sulla capacità organizzata di intervenire prontamente nello spegnimento. Incrementare l’attività di prevenzione, riducendo la vulnerabilità del territorio e aumentando l’attenzione della popolazione significa anche non prescindere da una rigorosa applicazione della legge sugli incendi boschivi n. 353/2000 e s.m.i., dalla gestione dei territori agro-silvo-pastorali, attualmente sempre meno presidiati e per questo più fragili ed esposti ai rischi causati dal cambiamento climatico, interessandosi oltre che del bene danneggiato soprattutto delle cause di innesco e su chi cagiona gli incendi, esplorando la complessità e l’assoluta gravità del fenomeno che sempre più spesso sta creando situazioni di vero e proprio terrore.

Quartu S. Elena, parco naturale “Molentargius – Saline”, incendio (20 agosto 2019)

(foto da pagina FB di Stefania Piras, per conto GrIG, J.I., S.D., archivio GrIG)

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