Alghero, trasferimento di diritti di uso civico.


Alghero, dune e spiaggia di Maria Pia

qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive ” a rischio” in Sardegna.

Il Consiglio comunale di Alghero, con deliberazione n. 61 del 15 luglio 2026 approvata a maggioranza qualificata, ha formulato la proposta di trasferimento dei diritti di uso civico da 86.383 metri quadri (poco più di 8,5 ettari) di aree irreversibilmente trasformate da tempo in grandissima parte in zona urbana a 149.949 metri quadri (quasi 15 ettari) della Pineta costiera su dune di Maria Pia, sito di grande valore ambientale e naturalistico.

Sono parecchie le aree a uso civico algheresi irreversibilmente trasformate da parecchi anni, fra di esse il Parxo comunale “Manno”, il Lungomare Dante (con parte del complesso del Caval Marì), il Lungomare Valencia, il Colle del Trò, il Mirador Giuni Russo, l’ex Asilo “Sella” oggi sede della Facoltà universitaria di Architettura, il distributore di carburanti Esso presso lo Scalo Tarantiello.  Con il trasferimento dei diritti di uso civico la titolarità di queste aree potrà essere regolarizzata e la collettività algherese acquisirà al proprio demanio civico una superficie ben più ampia di grande rilievo ambientale.

Attualmente il demanio civico algherese, accertato con decreti commissariali n. 149 del 14 gennaio 1932 e n. 289 del 17 settembre 1942, è esteso più di 683 ettari.

Alghero, Lungomare Dante, ruderi del Caval Marì, sullo sfondo El Trò (dove sono aree a uso civico irrimediabilmente compromesse)

La procedura di trasferimento dei diritti di uso civico (art. 3, commi 8 bis - 8 quater, della legge n. 168/2017 e s.m.i.) ora prevede una fase (30 giorni) di esame pubblico per eventuali osservazioni e, poi, la Regione autonoma della Sardegna provvederà a esaminare definitivamente la proposta e ad adottare il provvedimento finale.

Sono ormai numerose le operazioni autorizzate di trasferimenti di diritti di uso civico da terreni irreversibilmente trasformati ad altri terreni con valenza ambientale nei territori comunali di Siamaggiore, Santa Giusta, Monti, Abbasanta, Oristano, Benetutti, Borore, San Vero Milis, Lanusei, Vallermosa, Urzulei, Ardauli, Sindia.

Ed è questa la strada per reintegrare i demani civici e risolvere tante situazioni relative a trasformazioni irreversibili avvenute da tempo, non certo l’assurda la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna lo scorso 26 novembre 2025 ma davvero qualche anima bella pensa sul serio che sia necessario “avviare un nuovo processo di mappatura dei terreni regionali gravati da uso civico sulla base di un’interlocuzione diretta con le comunità” per venire incontro alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini titolari degli usi civici e per difendere l’ambiente, come pretende di farci capire la risoluzione approvata?

Gennargentu, nevaio

Tale folle intenzione punterebbe soltanto a cercare di sanare occupazioni illegittime e speculazioni.

E il GrIG, che da decenni agisce concretamente per la salvaguardia delle terre collettive sarde, come già avvenuto negli anni scorsi, farà di tutto per evitare qualsiasi nuovo sciagurato Editto delle Chiudende sotto qualsiasi forma.

Montepescali, cartello riserva di proprietà e diritti di uso civico

Il GrIG chiama, in primo luogo, i cittadini a esprimersi, proponendo una petizione popolare per la difesa delle terre collettive in Sardegna, che può essere sottoscritta qui: https://c.org/5BLCJPwztk

I domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i.legge n. 168/2017regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale.

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.).  Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).

Quindi, i beni in proprietà collettiva sono soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale: non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione.

Le terre collettive si estendono circa cinque milioni di ettari in tutta Italia, oltre trecentomila in Sardegna, circa il 13% dell’Isola (qui il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia, marzo 2026).

Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG)

L’Unione Sarda, 4 agosto 2026
Alghero, Bastioni e centro storico

(foto da mailing list ambientalista, J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di G Meloni
    G Meloni
    agosto 3, 2026 alle 8:43 am

    È evidente che la vicenda degli usi civici abbia contribuito, in alcuni casi, a causare danni ambientali e a creare situazioni ormai molto difficili, se non impossibili, da risolvere. Purtroppo, molti territori compromessi da abusi di ogni genere non sono più recuperabili.

    Se l’unica soluzione praticabile è quella di trasferire gli usi civici su altre aree, allora può essere una scelta condivisibile. Diversamente, si rischia di trovarsi di fronte all’ennesimo condono, che non risolve realmente i problemi e, anzi, spesso li aggrava, trasmettendo il messaggio che gli abusi possano essere sanati anche in futuro.

    È fondamentale evitare che situazioni simili si ripetano. La continua possibilità di ricorrere a condoni ha alimentato nel tempo una mentalità secondo cui si può costruire o intervenire abusivamente perché, prima o poi, arriverà una sanatoria. Questo meccanismo va interrotto.

    Serve una linea chiara e coerente: chi realizza un abuso deve sapere che non ci saranno scorciatoie o regolarizzazioni successive e che, ove previsto dalla legge, l’unica conseguenza sarà la demolizione dell’opera abusiva.

    • agosto 3, 2026 alle 10:46 am

      caro Gavino, vorrei tranquillizzarti, non c’è nulla di irrisolvibile nella materia degli usi civici.
      In Sardegna, in numerosi casi è avvenuto – nel corso del tempo – un utilizzo un po’ disinvolto delle terre collettive secondo l’allora mentalità corrente per la realizzazione di opere di utilità collettiva. Così è accaduto, per esempio, ad Alghero, con la realizzazione dei Bastioni, dell’Asilo “Sella” (poi divenuto sede della Facoltà di Architettura), dei Giardini pubblici, dei Lungomare.
      A Carloforte, sempre a titolo di esempio, vi realizzarono le mura di conta a difesa del centro abitato, così come il cimitero.
      Poi, in tempi più recenti, soprattutto negli anni ’40 – ’60 del secolo scorso, in molti paesi il Comune divise in lotti terreni che riteneva – errando – che appartenessero al patrimonio comunale per realizzare la casa per i propri cittadini. Così sorsero interi rioni…dove però giuridicamente nessuno è proprietario della propria casa, ma è un
      abusivo.
      Le norme sul trasferimento di diritti di uso civico possono esser applicate soltanto per trasformazioni irreversibili antecedenti al 1985 (anno di entrata in vigore della legge n. 431, la c.d. Legge Galasso, che attribuisce la tutela paesaggistica alle terre collettive) e hanno quale obiettivo il recupero del patrimonio di terreni collettivi (con l’acquisizione di terreni di valore naturalistico) e, conseguentemente, la regolarizzazione di tante situazioni negative per migliaia di cittadini incolpevoli.
      Buona giornata.

      Stefano Deliperi
      Non è e non può essere un condono edilizio. Tutt’altro.

  2. Avatar di G Meloni
    G Meloni
    agosto 3, 2026 alle 10:59 am

    Ciao Stefano, grazie per le tue chiarificazioni. Quindi il vero problema sta nella mancanza di volontà di risolvere questo annoso problema? È possibile che si parli di questa situazione da anni senza riuscire ad arrivare a una soluzione equa?

    • agosto 3, 2026 alle 11:08 am

      ..purtroppo, spesso sono presenti vere e proprie sacche di ignoranza in varie amministrazioni pubbliche o interessi speculativi che puntano all’acquisizione di consenso tramite il saccheggio delle terre collettive.
      A Orosei, sempre a titolo di esempio, con il trasferimento di diritti di uso civico da Cala Liberotto a Bidderosa si sarebbe potuto incrementare le terre collettive e risolvere le problematiche di titolarità di immobili per tanti incolpevoli cittadini che hanno acquistato residenze realizzate su aree a uso civico vendute dal Comune negli anni ’60 del secolo scorso. Da anni qualsiasi problema sarebbe risolto.
      Ma c’è chi vuole un condono o, addirittura, pretende che gli usi civici non esistano, sempre per interessi personali o di consenso elettorale.

      Stefano Deliperi

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