Libero dalla trappola.
Il personale dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, dopo quasi un mese di attività, è riuscita a liberare un esemplare di Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) da un laccio d’acciaio, parte di una trappola da bracconiere.
Oggi l’Orso Libero è salvo e libero.
Una buona notizia in questo periodo di drammatica recrudescenza del criminale bracconaggio in Abruzzo ai danni del Lupo.
La popolazione di Orso bruno marsicano, sottospecie dall’importanza straordinaria per la biodiversità, supera di poco i cinquanta esemplari.
E’, quindi, intuitiva l’estrema gravità della delinquenziale attività dei bracconieri ai danni dell’Orso, vero e proprio simbolo identitario dell’Appennino centrale.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
dal sito web istituzionale dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 25 aprile 2026
LIBERO DAL LACCIO. Il personale del Parco soccorre soccorre un orso nella Valle Roveto.
La notte del 24 aprile, alle ore 2.45, nel territorio del Comune di Civitella Roveto si è finalmente concluso il lavoro di quasi un mese. È accaduto a chilometri dai nostri confini ma in quel corridoio di collegamento con i Monti Simbruini dove il nostro operato è continuo e costante.
Dopo settimane di osservazioni e diversi tentativi, l’orso è entrato nella tube trap e questo ne ha reso possibile la cattura finalizzata alla liberazione dal laccio di acciaio al collo che lo stava letteralmente uccidendo, come reso evidente anche dalle immagini del video. Una corsa contro il tempo conclusasi nel migliore dei modi.
Si tratta di un maschio dall’età stimata di stima 10/12 anni, del peso di 193 kg, a cui la squadra di cattura ha deciso di dare un nome che porta con sé una storia: LIBERO.
Purtroppo, con gli animali selvatici non si può improvvisare: nessuno può ordinare a un orso di entrare in una trappola, nemmeno chiedendo “per favore”. Solo una settimana fa, l’orso oggi liberato, era riuscito perfino a sottrarre del cibo-esca senza rimanere intrappolato, dimostrando ancora una volta quel che già sapevamo: gli orsi sono animali straordinariamente intelligenti.
Eppure, in un momento già così duro, segnato dall’efferata strage dei lupi, dover tornare ancora una volta a parlare di strumenti di bracconaggio è penoso, irritante e profondamente drammatico.
Questa volta non è accaduto all’interno del Parco. Ma non cambia nulla. Ancora una volta qualcuno ha deciso di posizionare un laccio per uccidere la fauna, e questo, ovunque accada, è un fatto gravissimo: è bracconaggio.
Non è la prima volta che il Parco si trova a svolgere una simile operazione: il 28 settembre 2017, nel territorio del Comune di Campoli Appennino, fu rimosso un laccio d’acciaio dal collo di una femmina di orso, F20, Monachella, salvata anch’essa dalla morte.
Non sappiamo dove LIBERO si sia imbattuto in quel laccio. Ma sapere che esistono ancora persone che usano tali strumenti deve far riflettere e tremare. Così come deve far tremare il pensiero che esistano uomini senza scrupoli pronti a disseminare veleno per fare una strage.
L’abbiamo ripetuto più volte in questi giorni ma lo vogliamo affermare nuovamente con forza: dietro episodi come questo non c’è solo crudeltà. C’è un attacco diretto alla fauna selvatica, al lavoro di tutela e a ogni idea di legalità e coesistenza civile con la natura.
Per queste motivazioni il nostro primo pensiero, oggi, va a tutti i tecnici e operatori che hanno lavorato senza sosta per salvare questo orso: con passione, professionalità, ostinazione e senso del dovere.
A chi lavora nei parchi, troppo spesso, non è concesso nulla: neppure fermarsi, neppure cedere alla stanchezza e al dolore. Si continua, giorno e notte, spesso nel silenzio, perché la tutela di un patrimonio naturalistico prezioso e unico non conosce pause e non ammette resa.
E noi continueremo a fare questo, insieme alle Istituzioni e alle Associazioni che operano con noi dentro e fuori Parco. Senza arrenderci mai. Con tutte le nostre forze. Per difendere la Natura, per proteggere questo territorio, per onorare fino in fondo il compito che ci è stato affidato.
E a chi mette in discussione questo impegno rispondiamo con i fatti, con il lavoro, con le presenze sul campo, con interventi come questo. Perché quando dipende da noi, ci siamo. Sempre. Altra cosa, ben diversa, è la mano vile di chi continua a colpire la fauna selvatica con lacci e veleni.
LIBERO oggi è vivo. Ed è una bellissima notizia. Ma questa salvezza non cancella l’orrore del gesto da cui tutto è cominciato. E proprio per questo non ci fermeremo.
Ci piace chiudere con un grazie speciale alla Croce Verde di Civitella Roveto e ad un cittadino del luogo che ci hanno supportato attivamente per questo obiettivo, confermando quello che pensiamo da sempre: la coesistenza non è un concetto astratto, ma pratica quotidiana fatta di piccoli gesti, che danno concretamente il senso del rispetto di tutti gli esseri viventi.
(foto da mailing list ambientalista)


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