Cagliari, un percorso della memoria sul Colle di S. Ignazio.


Cagliari, Forte di S. Ignazio

Una trentina di escursionisti ha preso parte, nella solare mattina di domenica 22 febbraio 2026, all’escursione guidata sul Colle di S. Ignazio, parte del complesso dei Colli di S. Elia, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), lungo un percorso che unisce memoria storica e conoscenza del proprio ambiente.

Siamo in inverno, a febbraio, più di ottant’anni dopo i tragici bombardamenti aerei alleati su Cagliari del 1943.

Sul Colle di S. Ignazio, tra la Torre costiera dei Segnali e il Forte di S. Ignazio (protagonista della difesa di Cagliari dalla flotta francese nel 1793) sono presenti importanti resti di alcune delle postazioni di difesa antiaerea della città, del porto e degli aeroporti di Cagliari e di Monserrato (batteria antiaerea C – 135) in funzione durante la II guerra mondiale.

Un percorso della memoria perché è fondamentale ricordare momenti importanti per la vita del capoluogo sardo e dei suoi abitanti, soprattutto quando la guerra è pesantemente ritornata a due passi dall’Italia.

Cagliari, Chiesa di S. Anna bombardata, 1943

Nel 1943, poco più di ottant’anni fa, i tragici bombardamenti aerei alleati fra febbraio e maggio praticamente distrussero Cagliari.

Dopo Napoli fu Cagliari la città italiana più pesantemente bombardata nel corso della II guerra mondiale.

Nel 1950 venne decorata con la medaglia d’oro al valor militare.

Su 4.500 edifici esistenti prima del conflitto 720 andarono completamente distrutti e 540 furono gravemente danneggiati, altri 2.295 subirono invece danni minori e 855 risultarono mancanti di porte e finestre a causa degli spostamenti d’aria.

In totale il 75% degli edifici venne distrutto o reso inabitabile, mentre circa il 70% del patrimonio culturale cittadino venne ridotto in macerie.

Anche gli ospedali vennero bombardati senza alcun riguardo: il Convento di San Domenico, trasformato in ospedale e munito della “croce rossa” ben visibile, venne bombardato e sotto le macerie rimasero decine e decine di vittime.

Le vittime civili furono più di mille, molto probabilmente più di duemila.   Fra di esse andrebbero conteggiati anche i dispersi.

Fra i quarantamila e i settantamila cagliaritani abbandonarono le loro case e sfollarono in mezza Sardegna con ogni mezzo disponibile.

Cagliari, quartiere Villanova (visto dal Bastione di St. Remy) dopo i bombardamenti del febbraio 1943

Così scrisse in un rapporto il capitano di fregata Francesco Murzi, comandante del 7° Gruppo Sommergibili: “…quasi completamente distrutta. Sono rimaste in piedi poche case …. Qualsiasi servizio di interesse pubblico è interrotto. L’energia elettrica potrà essere distribuita tra quindici giorni, ma solo a determinate zone di interesse militare. Il problema dell’acqua è gravissimo in quanto, … le condutture principali sono state distrutte … La città è pressoché deserta”. 

Gli obiettivi delle incursioni aeree alleate erano il porto e gli aeroporti di Elmas e Monserrato.

Un altro obiettivo non dichiarato, ma intellegibile era la diffusione del terrore per ottenere il crollo del fronte interno, come veniva chiamato.

Dopo la conquista dell’Africa settentrionale magrebina, le incursioni aeree alleate (soprattutto i bombardieri B 17, le “fortezze volanti”, e i caccia pesanti Lightening P38) erano molto più agevoli.

Cagliari, Colle di S. Ignazio, resti della batteria antiaerea C 135

Le forze aeree italo-tedesche non riuscivano a contrastarle e il dispositivo di difesa contraerea faceva quel che poteva davanti a centinaia di bombardieri con ampia scorta di caccia.

Una di queste postazioni antiaeree era proprio sul Colle, la batteria antiaerea C – 135. Realizzata nel 1934, dotata di sei cannoni antiaerei da 102/35 montati su piazzole girevoli e collegati con camminamenti protetti. Una centrale elettromeccanica Gamma, con uno stereo-telemetro, indirizzava il tiro.  Erano presenti anche mitragliere antiaeree Oerlikon da 20 mm. e Colt.

Cagliari, Colle di S. Ignazio, escursione guidata

La batteria antiaerea C-135 faceva parte del Fronte a Mare (FAM) del Golfo di Cagliari, il sistema antiaereo e antinave a protezione del porto di Cagliari e degli aeroporti di Cagliari-Elmas e di Monserrato con il punto di osservazione della Sella del Diavolo, insieme ad altre analoghe postazioni sui colli cagliaritani (Monte Urpinu, Tuvixeddu, Tuvumannu) e le batterie antinave C-146 “Corrado Boggio” (Pula), C-135 “Corrado Prunas (Cagliari – Cala Mosca), C-165 “Carlo Faldi (Quartu S. Elena – Is Mortorius).

Cagliari, Colle di S. Ignazio, batteria C-135, camminamento protetto

La batteria venne ispezionata nel febbraio 1942 dal Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale Enzo Galbiati e il Principe ereditario Umberto di Savoia, comandante del Gruppo Armate Sud, e combattè durante la II guerra mondiale contro gli Alleati fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, poi rimase a protezione della città distrutta fino al termine delle ostilità, dal giugno 1944 sotto la gestione del Regio Esercito con la nuova denominazione Batteria n. 285.

Fra gli aerei abbattuti un caccia pesante britannico tipo Bristol Beaufighter, colpito il 30 luglio 1941 dopo un’azione di mitragliamento sull’aeroporto militare di Elmas. L’aereo precipitò nel mare di Capitana (Quartu S. Elena).

Cagliari, postazione antiaerea, 1943

Le strutture difensive erano gestite dalla  IV Legione della Milizia Marittima di Artiglieria (MILMART), specialità di artiglieria della  Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che, a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, si occupava della difesa costiera nazionale.

Cagliari, batteria antiaerea C-135 (1943)

Un’escursione attraverso la storia e la natura di uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna e di tutto il Mediterraneo, che merita la più strenua salvaguardia e accorta valorizzazione.

Nel silenzio delle Istituzioni (nemmeno un pannello illustrativo, scandalosa l’assenza di un’esposizione permanente cittadina su un momento così tragicamente rilevante per Cagliari), continuiamo a diffondere conoscenza e memoria.    

Un percorso della memoria sarebbe un intervento valido per la tutela dell’identità dei luoghi e anche un valido richiamo turistico. 

E i cittadini apprezzano parecchio, per fortuna. 

Natura, storia e cultura a due passi dal centro di Cagliari!                   

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Cagliari, Faro di Cala Mosca

(foto d’epoca, C.B., S.D., archivio GrIG)

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