Come salvare (per sempre) un bosco.


Apecchio, bosco appenninico destinato alla conservazione perpetua

Splendida iniziativa quella posta in essere da un gruppo di amici: hanno costituito una società, han messo mani al portafoglio e hanno acquistato 33 ettari di bosco sull’Appennino Umbro-Marchigiano per destinarli alla conservazione perpetua mediante un vincolo di destinazione.

Niente tagli, niente devastazioni, niente dissesto idrogeologico, niente frane.

Rio Vitoschio, taglio impattante su bosco invecchiato (oltre 30 anni) in area di grande pregio naturalistico

Il vero reddito, per la collettività, sta nella tutela del bosco per questa e per le generazioni future, altro che il nuovo Testo unico forestale (decreto legislativo n. 34/2018), foriero di utillizzi prevalentemente di stampo economico per i boschi italiani.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus sostiene questa bellissima realtà ed è pronto a fare la sua parte.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Apecchio, escursione nel bosco destinato alla conservazione perpetua

Viviamo tempi nei quali a volte si ha la sensazione che le conquiste sociali e culturali degli ultimi 60 anni vengano rimesse in discussione da rigurgiti di ignoranza compiaciuta.

Questo è vero soprattutto in quello che viene definito “campo ambientale”, infelice definizione, perché l’ambiente non è “un campo”,ci riguarda tutti direttamente e il suo stato ci dovrebbe stare piu’ a cuore di tutto il resto. Nonostante si stiano verificando tutti i peggiori scenari previsti dagli scienziati trenta anni fa, il mondo continua a muoversi nella stessa direzione di sempre, alla medesima velocità e solo i recenti movimenti dei giovani lasciano spazio a qualche barlume (niente di piu’) di speranza.

Ogni tanto, però, emergono delle testimonianze del fatto che anticorpi ancora esistono.

Apecchio, torrente in ambito appenninico

Così si viene a conoscenza che un gruppo di persone si è frugato nelle tasche, ha messo assieme la somma necessaria e, con una modica spesa pro capite, ha acquistato un bosco di 33 ettari sul nostro Appennino (nei pressi di Apecchio, PU).

Le compravendite dei boschi tra privati sono una cosa del tutto normale (in Italia è privato oltre il 70 per cento delle foreste), ma in questo caso c’è un aspetto inedito: lo scopo dichiarato dell’acquisto è quello di “preservare il bosco, restaurarlo, introdurre tecniche di gestione rispettose dell’ecosistema, lasciare alla libera evoluzioni porzioni di superficie, in aperto e dichiarato contrasto con quelle che qualcuno vorrebbe fossero i dettami del TUFF”.

Questo allo scopo di “poter godere di una superficie boscata che rimarrà tale per sempre, che non verrà sottoposta ai disastrosi tagli rasi cui sono soggetti quasi tutti i boschi privati dell’Appennino, che potrà quindi produrre ed accumulare suolo e regimare le acque; servirà a noi e ai posteri”.

Capriolo (Capreolus capreolus, foto di Raniero Massoli Novelli)

Sbalorditivo, ma non isolato, perché i soci della società “Bosco per Sempre Regina” hanno scoperto di non essere soli e che, qua e là per la penisola, altri gruppi, singoli, associazioni stanno cercando di fare la stessa cosa.

Saremmo felici di essere imitati” dicono i portavoce della società, che presto potrebbe essere affiancata da un altro organismo di carattere piu’ sociale, come un’associazione o una fondazione, in grado di raccogliere adesioni e fondi necessari per acquisire altre superfici boschive.

E’ un segnale chiaro e forte per le Regioni e per lo Stato. Il secondo ha creato in passato vaste foreste pubbliche, acquistando dai privati; poi ha delegato tutto alle regioni, che in genere si sono rivelate meno accorte e capaci di gestire il patrimonio pubblico.

Apecchio, bosco destinato alla conservazione perpetua

La Regione Marche, per dire, non compra piu’ boschi dagli anni settanta. Così i cittadini si sottopongono ad una autotassazione per proseguire l’opera che le regioni non fanno piu’: acquisire boschi, creare foreste.

La società “Bosco Per Sempre Regina” ha già organizzato gite sociali nell’area boschiva e già diversi istituti scolastici hanno visitato il sito, che contempla ai margini anche un bel torrente e un paio di cascate.

Ora l’intenzione è quella di creare un percorso attrezzato, un “sentiero natura”, in collaborazione con il Comune di Apecchio. Il sentiero, anulare, parte dal paese e quindi è interesse del Comune sviluppare la cosa. 

Per i progetti ci siamo rivolto all’Università della Tuscia, un Istituto all’avanguardia nello studio dei boschi, delle foreste vetuste, della conservazione dei suoli; con la loro collaborazione cercheremo di ricostruire l’aspetto originario del bosco e di svolgere azioni che vadano in questa direzione”, assicurano i nuovi proprietari del bosco.

società “Bosco per Sempre Regina

Apecchio, crinale appenninico

(foto Raniero Massoli Novelli, A.L.C., archivio GrIG)

  1. Mara machtub
    febbraio 27, 2020 alle 9:42 pm

    Meravigliosa iniziativa! Speriamo abbia il seguito che merita.

  2. Gavino Meloni
    febbraio 29, 2020 alle 8:56 am

    Un po ciò che è successo a Chia con l’acquisto di un pezzo di dune. no?
    E non si potrebbe pensare di fare lo stesso a Molentargius eliminanto i mille pezzetti di proprietà private e rendendo tutto pubblico e controllato dall’ Ente parco?

    • febbraio 29, 2020 alle 9:32 am

      Il vigente regime di area naturale protetta basta e avanza per gestire bene il territorio, ovviamente se ve ne sono le capacità, i mezzi e la volontà. A Molentargius il problema non è certo la proprietà dei terreni…

  3. Riccardo Pusceddu
    marzo 1, 2020 alle 4:24 pm

    Tutto cio’ mi riporta indietro nel tempo a 25 anni fa’ quando decisi di contribuire all’acquisto di 100 ettari di foresta amazzonica nei pressi del rio Xingu’ (ancora me ne ricordo il nome) per conto del WWF.
    Trovo che iniziative come queste rappresentino l’unica speranza di conservazione perpetua e svincolata da interessi economici, degli ecosistemi, sia in Italia che nel resto del mondo.
    Lasciare agli stati o ad altri soggetti politici la loro gestione si traduce spesso solo nel rimandare la distruzione. Qualora invece si usino i mezzi a disposizione dei consumatori dall’imperante sistema capitalistico attualmente in vigore, il risultato e’ piu’ duraturo.
    Ma forse la mia e’ solo l’illusione di credere in dei consumatori piu’ accorti e longimiranti e che quindi si ergano a unici controllori e mitigatori dei molti eccessi del capitalismo moderno, cosi aggressivo e insensibile ai problemi ambientali.

  4. donatella
    marzo 1, 2020 alle 10:49 pm

    Iniziative splendide, sono possibili solo costituendo delle società , mi immagino. Un privato penso dovrebbe fare i conti con gli eredi, mi sbaglio? Come si fa perché una destinazione tipo questa di salvaguardia ambientale possa mantenersi “perpetua”?

  5. marzo 2, 2020 alle 3:03 pm

    da Salviamo il Paesaggio, 1 marzo 2020
    Come salvare (per sempre) un bosco: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/come-salvare-per-sempre-un-bosco/

  6. daniela pisani
    marzo 7, 2020 alle 11:21 pm

    mi rincuora sapere di un’iniziativa del genere,spero si diffonda al piu’ presto.

  7. marzo 30, 2020 alle 9:43 pm

    da Papale Papale, 21 marzo 2020
    Salvare un bosco.
    Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus sostiene questa bellissima realtà, pronto a fare la sua parte: http://www.papale-papale.it/articolo/3792/salvare-un-bosco

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