Fanghi tossici in agricoltura, una follia.


Masua, scarico di fanghi tossici in mare (1978)

Masua, scarico di fanghi tossici in mare (foto Raniero Massoli Novelli, 1978).   Ora li buttiamo nei campi?

Si stenta a credere a quello che si legge.

Con l’art. 41 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 (Disposizioni urgenti per la citta’ di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze) si consente di smaltire sui terreni agricoli e nelle attività di coltivazione fanghi pesantemente contaminati da idrocarburi, diossine, furani, PCB, toluene, selenio, berillio, cromo e arsenico[1].

Si parla di recupero di rifiuti: in proposito, l’art. 5, comma 2, lett. d bis, del D. M. 5 febbraio 1998 (aggiunto dal D.M. 5 aprile 2006, n. 186) dispone che, il recupero ambientale di rifiuti è consentito a condizione che “in ogni caso, il contenuto dei contaminanti sia conforme a quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, in funzione della specifica destinazione d’uso del sito“.

Trattandosi di terreni agricoli, i limiti dei contaminanti non può certo essere elevato.

Ne parla uno dei padri del diritto ambientale in Italia, il magistrato Gianfranco Amendola, che da decenni si occupa della complessa materia della gestione dei rifiuti.

E non possiamo che concordare: questa norma, purtroppo già convertita in legge dalla Camera dei Deputati e ora in esame al Senato, va abrogata ora, subito, adesso.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

__________________

[1]                                                                   Art. 41

Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione.

  1. Al fine di superare situazioni di criticita’ nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i   limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite e’: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale).  Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicita’ fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n.  1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008.

 

scarichi fognari

scarichi di fanghi

da Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2018

Decreto Genova, l’articolo sui fanghi in agricoltura è una vergogna nazionale. Va tolto con le scuse. (Gianfranco Amendola)

L’articolo 41 del decreto Genova – peggiorato dall’emendamento ampliativo presentato dalla maggioranza – vuole consentire di smaltire in agricoltura fanghi pesantemente contaminati da idrocarburi, diossine, furani, PCB, toluene, selenio, berillio, cromo e arsenico.

E non solo non ha niente a che vedere con l’emergenza Genova ma soprattutto consente al partito degli inquinatori, spalleggiato dai suoi soliti consulenti aziendali, di raggiungere un risultato lungamente vagheggiato attraverso una distorta lettura delle norme comunitarie ed italiane, bloccato fortunatamente nel 2017 da una approfondita sentenza della Cassazione (Cass. sez. 3 Pen., 6 giugno 2017, n. 27958) relativa proprio all’uso di fanghi pesantemente contaminati da idrocarburi che la difesa sosteneva lecito in quanto non vietato dalla normativa speciale sui fanghi.

In quell’occasione, la suprema Corte precisava giustamente che quella normativa non poteva essere richiamata in quanto riguarda fanghi derivanti da scarichi civili e non fanghi che, per le loro caratteristiche (come la presenza massiccia di idrocarburi) “non risultano ammissibili per l’impiego in agricoltura perché, in larga misura, derivano, come nel caso in esame, da attività produttive che generano scarti liquidi di natura industriale”, e possono quindi essere impiegati in agricoltura solo dopo uno specifico ciclo di trattamento che ne renda compatibile l’impiego con la destinazione finale, “dovendo essere ricondotti alle stesse caratteristiche di un fango derivante da scarichi civili e quindi depurato di tutte quelle componenti di contaminazione tipicamente di origine industriale”. Tanto più che quella normativa vieta l’uso di fanghi con sostanze tossiche e nocive, e/o persistenti e/o bioaccumulabili.

Peraltro – dice sempre giustamente la Cassazione – non è vero che per i fanghi non ci sono limiti ma sono invece applicabili quelli previsti in generale dal 2006 per le bonifiche di aree degradate.

Negarne l’applicazione porterebbe altrimenti all’assurdo di prevedere limiti alla contaminazione di un rifiuto se questo rifiuto viene impiegato per rimodellamenti morfologici di aree degradate o, peggio ancora, per lo smaltimento in discarica e non prevedere alcun limite se lo stesso rifiuto viene impiegato sul terreno semplicemente a beneficio dell’agricoltura, con il rischio di contaminarne i prodotti e grave pericolo per la salute pubblica.

Ma è proprio a questo punto che si inserisce il decreto Genova, innalzando in modo abnorme questi limiti: per gli idrocarburi, ad esempio, si passa da 50 a 1000. E lo stesso dicasi per le altre sostanze pericolose già citate. Il tutto aggravato dalla metodica indicata per l’accertamento, che, in sostanza, rischia di eliminare del tutto anche questi limiti.

Insomma, stiamo passando dalla padella nella brace. E se certamente ha ragione il ministro Costa quando sostiene che i fanghi da depurazione “fino ad oggi non sono mai stati adeguatamente controllati, e nelle maglie larghe di una normativa non completamente aggiornata con le attuali conoscenze scientifiche, nei campi potevano finire anche sostanze inquinanti”, mi sembra che la soluzione dovrebbe essere quella di disporre adeguati controlli e fissare limiti stringenti, non di ampliare a dismisura i limiti oggi previsti – come ricorda la Cassazione – per le sostanze pericolose.

In conclusione, a mio avviso, senza neppure bisogno di scomodare il principio di precauzione, questo articolo 41 è una vergogna nazionale che va eliminata al più presto con tante scuse agli italiani che hanno creduto e credono in un cambiamento.

A questo proposito, però, è altrettanto vergognoso che oggi chi più strilla contro questo articolo sia chi, fino a pochi mesi fa, ha avallato e difeso le tante porcherie sull’ambiente che ci ha ammannito il governo Renzi e co. (si rileggano il decreto sblocca Italia). E forse un minimo di autocritica dovrebbero farlo anche i Verdi di Angelo Bonelli che oggi attaccano giustamente questo articolo 41 ma pochi mesi fa non hanno esitato ad allearsi elettoralmente proprio con il partito di Renzi, fino a pochi giorni prima aspramente (e giustamente) criticato.

 

corso d'acqua inquinato da scarichi

corso d’acqua inquinato da scarichi in mezzo a campi coltivati

(foto Raniero Massoli Novelli, da mailing list ambientalista)

 

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  1. capitonegatto
    novembre 10, 2018 alle 11:39 am

    Il rifiuto fa parte del ciclo finale del consumismo , e quando non si sa , o non si vuole , eliminarlo correttamente, ecco che si alzano i limiti di tossicita’ ad limitum ( senza una vidimazione scientific e medica ) , o peggio si bruciano i depositi lasciati nelle mani di privati e senza un serio controllo dei comuni ,regione, stato.
    Questo modo d’agire, togliera’ a qualcuno la castagna dal fuoco, ma e’ un vero soppruso vs i cittadini che pretendono la salvaguardia dell’ambiente e anche della salute gia’ a rischio per altre e numerose contaminazioni.
    Occorrerebbe un vero partito verde, che sia genuino nelle intenzioni, e non solo per avere una sedia… accanto alle poltrone.

  2. Porico.
    novembre 10, 2018 alle 12:24 pm

    Antica consuetudine Italica . I veleni più pericolosi diventano innocui per decreto.

  3. tizio
    novembre 10, 2018 alle 12:28 pm

    Anche nel 2010 (Dlgs 75) per il compost (ammendante da differenziata) per esempio vennero sollevate le soglie di tolleranza dei materiali plastici e inerti vetrosi e metallici già stabilite dal Dlgs 217/2006 che se di diametro superiore a 10 mm. dovevano essere tassativamente assenti. E invece oggi grazie al Dlgs 75/2010 è sufficiente che tutti i materiali plastici e inerti vetrosi e metallici non superino il limite dello 0,5 % della sostanza secca. Ma pensate soltanto ai danni che stanno generando le microplastiche che si stanno diffondendo in tutto il mondo…! Uno scandalo che ha favorito soltanto le lobbies di produttori e affini non certo l’agricoltura e l’ambiente…

  4. Stefano Martini
    novembre 11, 2018 alle 11:54 am

    Desolante. Passano gli anni, le condizione del pianeta sono sempre più disastrose ma non si vedono mai atti concreti per dare un segnale di cambiamento da parte della classe politica che si avvicenda. Sempre i soliti mezzucci per mantenere il potere. Il tragico è che gran parte degli abitanti di questo paese continua con disinvoltura a non rispettare l’ambiente. Siamo cresciuti in un clima dove rispettare le regole, avere comportamenti corretti e rispettosi verso persone e cose intorno a noi sembra cosa da fessi.
    Credo che trovare oggi in Italia un interlocutore politico di cui potersi fidare sia impresa molto difficile. Occorre qualcosa di davvero nuovo, guidato non da gente improvvisata ma da persone di grande esperienza, competenti e di comprovata onestà intellettuale.
    Credo che ce ne siano molte di persone così, dovranno trovare il coraggio di mettersi in gioco.

  5. novembre 16, 2018 alle 2:48 pm

    approvato il c.d. Decreto Genova, approvate due oscenità per l’ambiente e la salute.

    da Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2018
    Decreto Genova, ok del Senato: è legge. Caos in Aula, le opposizioni contro Toninelli che esulta con il pugno alzato.
    Al Senato 167 sì: tra questi Fratelli d’Italia ma non De Falco (ma stavolta per sbaglio) e altri 9 parlamentari del M5s. Patuanelli: “Grave, rispettare regole di gruppo”. Aula in una bolgia per un gesto del ministro dei Trasporti. Lui replica: “Qui qualche responsabile che ha permesso ad Autostrade di ingrassare i propri bilanci”. Casellati: “Non siamo all’asilo”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/15/decreto-genova-ok-del-senato-e-legge-caos-in-aula-le-opposizioni-contro-toninelli-che-esulta-con-il-pugno-alzato/4766664/

    ———————-

    Decreto Genova, è legge anche l’articolo sui fanghi in agricoltura. Ho una domanda per M5s. (Gianfranco Amendola): https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/15/decreto-genova-e-legge-anche-larticolo-sui-fanghi-in-agricoltura-ho-una-domanda-per-m5s/4767509/

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