Quando il rumore diventa illecito.


Fernando Botero, Uomo che suona il tamburo (1999)

Fernando Botero, Uomo che suona il tamburo (1999)

Rilevante pronuncia della Suprema Corte in materia di qualificazione del reato di cui all’art. 659 cod. pen.

La sentenza Cass. pen., Sez. III, 7 febbraio 2017, n. 5613 ha indicato la fattispecie di cui all’art. 659 cod. pen. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) quale reato di pericolo presunto, essendo sufficiente l’idoneità della condotta (schiamazzi, rumori, ecc.) a disturbare un nòvero indeterminato di persone.    L’idoneità dei rumori a recare disturbo alla quiete pubblica non necessariamente dev’essere accertata mediante perizia o consulenza tecnica, essendo valide anche testimonianze che indichino caratteristiche e intensità dei rumori molesti oltre la soglia della normale tollerabilità.

La giurisprudenza, però, non è unanime: secondo Cass. pen., Sez. III, 30 settembre 2014, n. 40329, invece, si tratta di reato di pericolo concreto, nel senso che, sebbene non sia necessaria ai fini della integrazione della fattispecie penale, la concreta lesione del bene protetto dalla norma incriminatrice – da individuarsi nel diritto alla quiete nelle proprie occupazioni ed al riposo di una pluralità tendenzialmente ampia ed indeterminata di soggetti e non solo del singolo e ristretto gruppo di individui che per avventura si trovino a soggiornare nei pressi del luogo dal quale originano gli schiamazzi, i rumori o le emissioni sonore – è, tuttavia, necessario che siffatta idoneità potenziale alla lesione di una indeterminata pluralità di persone si presenti e sia dimostrata in termini di concreta sussistenza (per questo, appunto, si parla di reato di pericolo concreto e non astratto).

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Roma, Corte di cassazione

Roma, Corte di cassazione

dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 2 marzo 2017

Cass. Sez. III n. 5613 del 7 febbraio 2017 (Ud 15 dic 2016)
Presidente: Ramacci Estensore: Mengoni Imputato: Santovito
Rumore. Requisiti per la configurazione del reato di cui all’art. 659 cod. pen.

L’affermazione di responsabilità per la fattispecie di cui all’art.659 cod. pen., attesa la natura di reato di pericolo presunto, la prova dell’effettivo disturbo di più persone, essendo sufficiente l’idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato. L’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, di tal ché il Giudice ben può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, sì che risulti oggettivamente superata la soglia della normale tollerabilità.

RITENUTO IN FATTO

  1. Con sentenza del 12/6/2015, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto dichiarava Vincenza Santovito colpevole del reato di cui all’art. 659 cod. pen. e la condannava alla pena di 200,00 euro di ammenda (Candeloro Siracusa, coimputato, era invece prosciolto per morte); alla stessa era contestato di aver provocato disturbo al riposo ed alle occupazioni dei vicini, non impedendo ai propri due cani di latrare ed abbaiare di giorno e di notte.

    2. Propone appello la Santovito, a mezzo del proprio difensore, invocando – con unico motivo – la declaratoria di assoluzione. La condanna non terrebbe conto del fatto che le deposizioni assunte provenivano esclusivamente dalle parti civili o da loro parenti, soggetti tutt’altro che indifferenti alla luce dei pessimi rapporti di vicinato correnti da anni, anche in forza di altre querele (e con la precisazione che nessun vicino diverso da questi soggetti si sarebbe mai lamentato). Ancora, non sarebbe stata verificata l’incidenza dei rumori sulla pubblica tranquillità (anche alla luce del contesto territoriale), né l’idoneità a recare disturbo ad un numero indeterminato di persone; al riguardo, infatti, non sarebbe stata compiuta alcuna verifica tecnica. Infine, nessuno dei testimoni avrebbe mai visto i cani in esame abbaiare, sì da non potersi confermare che si trattasse proprio degli animali posseduti dall’imputata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Rileva innanzitutto la Corte che, ai sensi dell’art. 593, comma 3, cod. proc. pen., sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda.
    Di seguito, deve esser qui ribadito il costante indirizzo di legittimità in forza del quale, in tema di conversione dell’impugnazione ai sensi dell’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., l’appello erroneamente proposto avverso la sentenza di condanna a pena pecuniaria non si converte automaticamente in ricorso per cassazione, stante la necessità di avere riguardo – al di là dell’apparente nomen iuris – alle reali intenzioni dell’impugnante ed all’effettivo contenuto dell’atto di gravame, con la conseguenza che ove dall’esame di tale atto si tragga la conclusione che l’impugnante abbia effettivamente voluto ed esattamente denominato il mezzo di impugnazione non consentito dalla legge, l’appello deve essere dichiarato inammissibile (Sez. U, n. 16 del 26/11/1997, n. Nexhi, Rv. 209336; Sez. 2, n. 47051 del 25/9/2013, Ercolano, Rv. 257481; Sez. 5, n. 35442 del 3/7/2009, Mazzola, Rv. 245150).

    4. Orbene, ciò premesso, ritiene il Collegio che, nel caso di specie, tale conversione non possa esser compiuta, atteso il carattere eminentemente fattuale (id est: legato al merito) del presente gravame, con il quale si contesta l’attendibilità dei testimoni tutti, l’assenza di una affidabile prova di responsabilità e, in conclusione, si invoca l’assoluzione dell’imputata.
    Nessun profilo, quindi, che possa esser ricondotto nell’alveo dell’art. 606 cod. proc. pen..

    5. A ciò si aggiunga, peraltro, che la sentenza impugnata ha affermato la responsabilità della Santovito con logico percorso argomentativo, privo di vizi od illogicità di sorta.
    Ed invero, il Tribunale ha riconosciuto la colpevolezza dell’appellante in ragione di plurimi elementi istruttori e, in particolare, delle deposizioni rese da numerosi soggetti che avevano confermato quanto contestato ex art. 659 cod. pen.; e cioè che i cani di proprietà dell’appellante erano soliti abbaiare di giorno e di notte, con grande frequenza, sì da disturbare il sonno, reso assai difficoltoso, e recare evidente disturbo al riposo dei testi, tutti abitanti nelle immediate adiacenze. La sentenza, di seguito, ha esaminato anche le dichiarazioni rese dall’imputata medesima, verificando che questa aveva confermato che il cane (uno solo) abbaiava, ma precisando «non ogni tre minuti».

    6. Orbene, con questa motivazione la sentenza ha di fatto richiamato: 1) il costante principio secondo cui l’affermazione di responsabilità per la fattispecie de qua non implica, attesa la natura di reato di pericolo presunto, la prova dell’effettivo disturbo di più persone, essendo sufficiente l’idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato (per tutte, Sez. 3, n. 8351 del 24/6/2014, Calvarese, Rv. 262510); 2) l’ulteriore principio, del pari consolidato, per cui l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, di tal ché il Giudice ben può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, sì che risulti oggettivamente superata la soglia della normale tollerabilità (per tutte, Sez. 3, n. 11031 del 5/2/2015, Montoli, Rv. 263433, a mente della quale in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete); 3) la piena attendibilità delle deposizioni assunte, invero non contestata con argomenti concreti neppure nel presente gravame.
    Sì da manifestarsi la piena infondatezza degli argomenti dedotti e, in particolare, l’invocata necessità di esperire comunque accertamenti di natura tecnica, nonché di provare il numero indeterminato di soggetti potenzialmente danneggiati, non risultando a ciò sufficienti numerose persone.

    7. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Alla luce della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 2.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2016

 

Roma, Viale Angelico, pista ciclabile

Roma, Viale Angelico, pista ciclabile

(foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

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  1. marzo 7, 2017 alle 2:50 pm

    dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 7 marzo 2017
    Rumore. Accertamento della intollerabilità delle immissioni.

    Cass. Civ.,Sez.II n. 1606 del 20 gennaio 2017 (Ud. 29 nov. 2016)
    Pres.Mazzacane Est. Scarpa Ric.Pavan
    Rumore.Accertamento della intollerabilità delle immissioni

    Il limite di tollerabilita’ delle immissioni rumorose non e’, invero, mai assoluto, ma relativo proprio alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, e non puo’ prescindere dalla rumorosita’ di fondo, ossia dalla fascia rumorosa costante, sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi (c.d. criterio comparativo), sicche’ la valutazione ex articolo 844 c.c., diretta a stabilire se i rumori restino compresi o meno nei limiti della norma, deve essere riferita, da un lato, alla sensibilita’ dell’uomo medio e, dall’altro, alla situazione locale. Spetta, pertanto, al giudice di merito accertare in concreto il superamento della normale tollerabilita’ e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della stessa, supponendo tale accertamento un’indagine di fatto, sicche’ nel giudizio di legittimita’ non puo’ chiedersi alla Corte di Cassazione di prendere direttamente in esame l’intensita’, la durata, o la frequenza dei suoni o delle emissioni per sollecitarne una diversa valutazione di sopportabilita’: http://www.lexambiente.com/materie/rumore/276-giurisp-civ-cass-276/12862-rumore-accertamento-della-intollerabilit%C3%A0-delle-immissioni.html

  2. Felicia
    marzo 9, 2017 alle 10:27 am

    Secondo questa sentenza quindi per l’ostilità di vicini in malafede la gente non puo più tenere cani a meno che siano imbottiti di valium ?
    Le campane sono esenti tramite specifiche clausole “concordate” con l’imprimatur gesuitico-massonico papale ?
    Le scuole vociferanti ( asili ed elementari ) di furore infantile saranno salvaguardate per legittimo interesse dello stato alla ignoranza del popolino da conservare assolutamente come bene primario ed imprescindibile ?

  3. Felicia
    marzo 9, 2017 alle 11:20 am

    Altra possibilità per i cani molestatori : taglio sommario delle corde vocali del cane imputato per direttissima senza possibilità di appello . O una veloce lobotomia indolore e risolutrice . Mandare alla deriva i cani fastidiosi su un vascello fantasma è un antico metodo che l’esperienza di secoli ha comprovato . Con questi metodi si risolve definitivamente ogni problema che la natura da con le sue anarchiche e non contemplate leggi ; siamo sicuri che la scienza giuridica illuminata e senza fallacia esplorera’ ogni recesso più recondito dello scibile umano traendo preziosa esperienza da cio’ che è già stato sperimentato sugli umani e sulle cavie e viceversa .
    Salvo poi in caso di salvaguardia degli interessi dello stato e di massima sicurezza nazionale porre eccezioni , omissis , insabbiare , o anche mitigare pene ( p.e. alto tradimento(Solange Manfredi) ) per meglio preparare la strada al “Progresso” osirideo e al Nwo “con le buone o con le cattive” ( Nicolas Sarkozy) .

  4. Felicia
    marzo 9, 2017 alle 11:32 am

    O (dimenticavo) deligittimare (facendo parte della corte costituzionale) o legittimare i governi ( essendo diventato presidentissimo) a proprio piacimento a gogo’ come torna più comodo e utile ( Sergio Mattarella) .

  5. maggio 23, 2017 alle 2:44 pm

    dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 23 maggio 2017
    Rumore.Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 659 cp .

    Cass. Sez. III n. 20846 del 2 maggio 2017 (Ud 12 gen 2017)
    Presidente: Ramacci Estensore: Macrì Imputato: Barberis
    Rumore.Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 659 cp

    Il reato contravvenzionale dell’art. 659 c.p. è comunque, sia nella declinazione del primo comma che del secondo, un reato di pericolo per il quale basta, a livello psicologico, la prova della mancata adozione delle dovute cautele per evitare il disturbo: http://www.lexambiente.it/materie/rumore/156-cassazione-penale156/13012-rumore-elemento-soggettivo-del-reato-di-cui-all%E2%80%99art-659-cp.html

  1. marzo 7, 2017 alle 12:36 am

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