2 luglio 2016 – manifestazione contro la speculazione energetica.


NoMegacentraleVolantino1

Sabato 2 luglio 2016, con inizio alle ore 9.00.

Naturalmente aderiamo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

NoMegacentraleVolantino2

 

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  1. luciano Virdis
    giugno 27, 2016 alle 9:45 am

    Che credibilità può avere un’associazione che si definisce ecologista che sostiene e promuove le campagne contro le energie rinnovabili?

    • giugno 27, 2016 alle 10:19 am

      il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus non “promuove le campagne contro le energie rinnovabili”, difende il territorio da progetti di centrali solari termodinamiche non sostenibili sotto il profilo ambientale come quelli promossi dalle Società energetiche per cui lei lavora.
      La cosa è profondamente diversa.
      A lei non piace, ma non cambia una virgola.

      Stefano Deliperi

  2. giugno 27, 2016 alle 2:17 pm

    Invece di una manifestazione contro centrali termodinamiche che si ritengono non sostenibili, si sarebbe dovuta fare un’assemblea popolare ampliamente pubblicizzata e con la partecipazione di un numero eguale di persone a favore e contro, requisito essenziale per ogni dibattito che si rispetti.

    • giugno 27, 2016 alle 4:16 pm

      Riccardo, vuoi anche che si mettano i numeretti nella schiena, rossi per i favorevoli e blù per i contrari?
      Forse in Gran Bretagna la gente non si può riunire come crede?
      Qui in Italia sì, l’art. 17 della Costituzione lo prevede (https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=17).
      Siamo seri…

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 27, 2016 alle 6:11 pm

        In Gran Bretagna c’e’ molto più dibattito. E poi io non ho mai detto che fare manifestazioni a sfavore di qualcosa sia anticostituzionale. Guai se lo fosse. Stavo solo suggerendo di dibattere la questione in modo appropriato con un numero uguale di rappresentanti contro e a favore, prima di fare una manifestazione perché sono sicuro che la maggiorparte delle persone che vi prenderà parte avranno sentito solo una campana.

      • Carlo Forte
        giugno 28, 2016 alle 4:07 pm

        Ah ecco,Riccardo è “inglese”,per questo credi molto nello stato porta a termine I progetti.Mi scuso ma non seguo tutte le cose

      • giugno 29, 2016 alle 12:56 pm

        Non dimentichiamoci che noi ambientalisti siamo altrettanto ostili contro gli imprenditori e facciamo spesso di tutta l’erba un fascio, come se le centrali termodinamiche e solari fossero la stessa cosa di un qualsiasi impianto a Portoscuso piuttosto che a Ottana.
        E poi a me sinceramente non interessa un gran che che Virdis sia o no antipatico. A me interessa tutelare l’ambiente e do ragione alla parte che ha i migliori argomenti. Cerco di non farmi influenzare dalla simpatia di quelli a favore o di quelli contro.
        Il problema qui e’ se si debbano o meno usare terreni agricoli per le centrali e a me non piace il dogma che i terreni agricoli non vadano utilizzati a prescindere. Se le aree industriali son troppo care da scoraggiare gli imprenditori, allora io sono a favore dell’uso delle zone agricole, con l’avvertenza di scegliere quelle più degradate, come quella dei Sig. Cualbu per quanto riguarda la centrale proposta in quel di Decimoputzu.

      • giugno 29, 2016 alle 9:29 pm

        Riccardo, ma in base a che cosa affermi che le aree coltivate dai Cualbu sono “degradate”?
        Gli atti di intervento nel procedimento di V.I.A. dimostrano che sono gestite in modo corretto sul piano agricolo (alternanza di colture leguminose-cereali, lavorazione minima dei suoli, rapporto bestiame/ettaro in base ai criteri comunitari, ecc.), confermato da perizie e valutazioni dei Consorzi d.o.c. e i.g.p.
        Se permetti, non gli ultimi arrivati.

        Stefano Deliperi

      • giugno 29, 2016 alle 11:49 am

        Allora ti spiego come funzionano le cose qui in Inghilterra: lo stato non porta a termine le cose alla leggera perché la gente vuol sapere e si organizza se una cosa e’ considerata negativamente. La gente non segue pedissequamente le direttive dello stato o dei partiti. Una prova di ciò l’ha fornita il recente referendum per decidere se uscire o no dall’Unione Europea: la gente non ha seguito le indicazioni dei partiti e del governo ed a votato secondo coscienza, dopo essersi informata.
        E qui i referendum si applicano, anche se sono solo consultivi, non come in Italia! Ecco perché i governanti europei sono così arrabbiati col primo ministro inglese. Perché non hanno capito che qui la gente conta veramente di più dei partiti e ha il sacrosanto diritto di decidere sulle cose più importanti, anche sbagliando (come e’ successo in quest’occasione, secondo me)
        Certo, anche da noi la gente si organizza e combatte contro le iniziative che considera deleterie per la società piuttosto che per l’ambiente e quant’altro. Sono una prova le associazioni ambientaliste e i vari comitati locali che si sono formati per impedire la costruzione delle centrali termodinamiche piuttosto che di quelle eoliche e via discorrendo. L’unica differenza e che qui la gente ha una maggiore apertura mentale e vuole informarsi in modo bilanciato, non ascoltando solo o soprattutto una delle due parti in disaccordo fra loro. E’ veramente un’altro approccio rispetto al nostro: quasi la volontà di ascoltare più la parte che si ritiene più lontana dalle proprie convinzioni contingenti, allo scopo di trovare dei buoni argomenti che le mettano in discussione oppure di corroborare e rinforzare tali convinzioni.

      • giugno 29, 2016 alle 9:33 pm

        che la gente si sia tutta adeguatamente informata in Gran Bretagna sul recente referendum Brexit mi pare un po’ azzadato.
        La Contea della Cornovaglia non ha capito nulla, per esempio: http://www.huffingtonpost.it/2016/06/25/cornovaglia-brexit_n_10669674.html

        Stefano Deliperi

      • giugno 30, 2016 alle 1:48 am

        Stefano, i terreni dei Cualbu sono degradati – a mio parere – non perché vengono eseguite tutte le operazioni colturali a norma ma perché sono a bassissima biodiversita’. Io da ragazzo mi ero appassionato di entomologia e un poco anche di botanica e la campagna di Decimoputzu me la sono girata tutta ma i terreni dei Cualbu li evitavo perché erano desolati e perché non trovavo mai niente li. All’epoca non sapevo fossero loro. Io mi limitavo a esplorare. Non c’erano neppure delle semplici siepi e i cespugli anche quelli più frugali erano quasi assenti così come le piante erbacee più comuni. E la situazione mi pare immutata a tutt’oggi, almeno fino all’anno scorso quando mi ci sono recato di nuovo.
        Anche la EnergoGreen ha riportato nella sua relazione una perizia agronomica dettagliata.
        Non conosco le perizie dei consorzi doc o igp che hai citato ma non penso che tali consorzi abbiano molto a cuore la biodiversita’.

      • giugno 30, 2016 alle 6:27 am

        Riccardo, da quanto non vedi quelle aree? Quei terreni han fior di perizie che attestano il loro stato. Fossero cosí “degradati” l’Azienda non prosprerebbe.

        Stefano Deliperi

      • giugno 30, 2016 alle 9:26 am

        Stefano, come ho scritto nel mio commento precedente, non li vedo dall’anno scorso quando sono stato in vacanza nella mia bella isola.
        Io sono un’ambientalista come te e penso che per gente come noi la perizia più importante dal punto di vista ecologico e ambientale sia quella della biodiversita’. Anche questo l’ho scritto nel commento precedente.
        Qui in Inghilterra ci sono addirittura delle cartine geografiche che quantificano la biodiversita’ di un luogo. Dovrebbe essere quello della biodiversita’, almeno di quella potenziale e originaria il criterio che gli ambientalisti come noi dovrebbero considerare. Un rigoglioso campo di mais coltivato con le migliori tecniche colturali ha un indice di biodiversita’ bassissimo se non ci sono almeno dei corridoi naturali come siepi o alberature, oppure se i terreni nei quali si trova non siano coltivati con ampi turni di rotazione.
        La zona infatti ricade nella fascia bioclimatica del Quercetum (mi pare si chiami cosi in termini tecnici) che e’ una delle zone più ricche di specie fra quelle subtropicali e temperate. Ecco perché penso che i terreni dei Cualbu siano degradati.

      • giugno 30, 2016 alle 3:17 pm

        il grado di naturalità di campi coltivati é ovviamente minore di ambienti naturali, ció non vuol dire che siano “degradati”. É ben diverso.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 2, 2016 alle 12:17 am

        Se un’ecosistema viene impoverito in biodiversita’ a causa delle coltivazioni, passando da foresta temperata subtropicale a garriga e poi a monocultura e poi a terreni adibiti alla pastorizia, partendo dalle vacche e poi alle pecore e infine alle capre, (e senza neanche lasciare le siepi a garantire i corridoi naturali per le popolazioni animali e vegetali che così si frammentano oltre il grado di non ritorno, allora io dico che l’ecosistema finale e’ degradato rispetto a quello iniziale.
        E i terreni dei Cualbo, allo stato attuale sono sicuramente più degradati non solo rispetto allo stadio in cui si trovavano in precedenza ma anche rispetto a quello che si instaurerebbe grazie alla costruzione della centrale termodinamica. Il terreno non verrebbe brucato senza pietà come oggi e si pianterebbero migliaia di alberi e cespugli per perimetrarla.

      • luglio 2, 2016 alle 12:26 am

        abbi pazienza, Riccardo, con questo discorso qualsiasi centro urbano, qualsiasi orto, qualsiasi coltivazione è “degrado”.
        Il tuo è un discorso molto soggettivo, in palese contrasto con quanto affermato da esperti e associazioni di categoria nell’ambito del procedimento di V.I.A.
        La foresta temperata, cioè la foresta mediterranea, in quell’area non c’è da secoli.
        E da secoli quei terreni danno da vivere e da mangiare a parecchia gente. Altro che “degrado”.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 2, 2016 alle 12:36 am

        Se una centrale termodinamica mi da più biodiversita’ rispetto ai terreni dei Cualbu, allora io mi sento in diritto di dire che i terreni dei Cualbu sono più degradati di come sarebbero se ci si costruisse una centrale sopra.
        E parlare della gente che ci mangia da quei terreni e’ una battaglia persa viste le migliaia di persone che ci lavorerebbero nei primi 3 anni di costruzione dell’impianto e delle altre centinaia che troverebbero lavoro dopo sia locale che globale grazie alle competenze guadagnate nel settore. E tutto questo contrastando il riscaldamento globale che rappresenta, quello si, il maggior fattore di rischio per l’ambiente e conseguentemente per il lavoro e la salute.

      • luglio 2, 2016 alle 7:14 am

        migliaia di posti di lavoro? E perché non decine o centinaia di migliaia? Decimoputzu come il Klondike di Zio Paperone, quello della corsa all’oro…
        Peccato che non ci creda nessuno.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 2, 2016 alle 12:57 pm

        Mi dispiace che tu mi prenda in giro sui numeri ma a prescindere da quanti posti di lavoro la centrale creerà non mi vorrai mica dire che tu pensi che una centrale di quella grandezza sostenga lo stesso numero di occupati di quanto ne sostiene oggi? E non dimenticare che la EnergoGreen e disposta a far entrare le pecore dei Cualbu quindi ci sarebbero solo posti di lavoro in più, a prescindere dal loro numero.
        Stefano, più discuto con te su questo argomento più mi convinco che le tue sono posizioni irremovibili, a prescindere dagli argomenti della parte avversa. Altrimenti considereresti tutti questi fattori che invece ora mi pare tu stia volutamente ignorando, dal momento che io ti considero una persona estremamente intelligente.

      • luglio 2, 2016 alle 2:03 pm

        Riccardo, era una battuta 😊
        Sí, le posizioni sono irremovibili: impianti simili si realizzano in aree industriali, non su terreni agricoli, che servono per nutrire la popolazione, soprattutto in una Sardegna che importa circa l’80% di quello che mangia.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 2, 2016 alle 2:19 pm

        Il fatto che quei terreni possano fare entrambe le cose (produrre cibo e energia pulita) per te e’ irrilevante.

      • luglio 2, 2016 alle 2:29 pm

        non possono produrre entrambe le cose, lo sappiamo tutti, per me é “irrilevante” l’arroganza dichi vuol fare quell che gli pare e dove gli pare.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 2, 2016 alle 2:39 pm

        Anche io non sopporto l’arroganza ma se qualcuno vuol fare del bene e me lo dimostra, rispettando le leggi, allora io una possibilità gliela do prima di dire che non si possono produrre entrambe le cose. Per parafrasarti, ti posso dire che lo sappiamo tutti che a rigor di logica non esiste nessun ostacolo ad usare per la pastorizia dei terreni coperti in parte da specchi solari. Poi possiamo discutere dell’affermazione avanzata dalla EnergoGreen che si potrebbe quadruplicare la produzione di foraggio ma che una qualche produzione la si possa ottenere, questo e’ indiscutibile.

      • luglio 2, 2016 alle 7:02 pm

        appunto, Riccardo.
        A parte il fatto che è tutto da dimostrare che qui si va a “far del bene”, innanzitutto manca il requisito del rispetto della legge.
        L’art. 13 bis della legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. (introdotto dall’art. 12 della legge regionale Sardegna n. 21/2011) e l’art. 3 del D.P.G.R. 3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) dispongono che nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali possano essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse.
        Non impianti industriali di produzione energetica come questi.
        Propongano impianti simili in zone industriali.
        Ora attendiamo la conclusione dei relativi procedimenti di V.I.A.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 5, 2016 alle 1:43 am

        Stando alla replica della EnergoGreen, l’art. 12 comma 7 del Decreto Legislativo 387/2003 dispone che “…Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, c1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici.”
        Io non sono un’esperto in materia ma so che se una legge regionale e’ in contrasto con una nazionale, allora si applica quella dello stato. Mi pare che sia anche scritto nella Costituzione.
        Ma a prescindere da questo, da quando in qua’ un’associazione ambientalista segue pedissequamente l’ordinamento regionale senza criticarlo? Certo le leggi si applicano ma le si può anche criticare, se paiono sbagliate!
        Inoltre i Comuni hanno la discrezionalità di variare la destinazione urbanistica delle aree, a ragion veduta naturalmente. Quindi cui non si tratta di rispettare o meno la legge ma di contrastare l’impianto proposto a prescindere dalla legge.
        Si, propongo anch’io di aspettare la conclusione dei procedimenti di VIA, sperando che le autorità preposte non si facciano influenzare da tali manifestazioni in modo eccessivo e che invece applichino la normativa comunitaria, che almeno in questo caso, favorisce l’ambiente per mezzo della produzione di energia elettrica da una fonte rinnovabile quale e’ il sole e inoltre con alto rendimento rispetto al fotovoltaico e alle biomasse.

      • luglio 5, 2016 alle 6:35 am

        no, Riccardo, la Sardegna é regione a statuto speciale e (art. 3 della legge costituzionale n. 3/1948) ha competenza primaria in materia urbanistica.
        Si applica in questo caso la norma regionale.
        Si tratta di norme per la difesa del suolo e contro il “consumo” del suolo, tutt’altro che criticabili.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 8, 2016 alle 11:30 am

        Questo e’ il testo dell’ art. 3 della Legge n.3/1948:

        “In armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico dello Stato e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonche’ delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, la Regione ha potesta’ legislativa nelle seguenti materie: a) ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale; b) circoscrizioni comunali; c) polizia locale urbana e rurale; d) agricoltura e foreste: piccole bonifiche e opere di miglioramento agrario e fondiario; e) lavori pubblici di esclusivo interesse della Regione; f) edilizia ed urbanistica; g) trasporti su linee automobilistiche e tranviarie; h) acque minerali e termali; i) caccia e pesca; l) esercizio dei diritti demaniali della Regione sulle acque pubbliche; m) esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della Regione relativi alle miniere, cave e saline; n) usi civici; o) artigianato; p) turismo, industria alberghiera; q) biblioteche e musei di enti locali.”

        Io non sono un legale ma stando all’articolo, la norma regionale si applica a patto che essa sia rispettosa “…degli interessi nazionali,…” e “…degli obblighi internazionali…”.
        La recente conferenza di Parigi sul riscaldamento globale ha stabilito vieppiu che e’ necessario un’abbattimento delle emissioni di CO2 ben più cospicuo di quello in atto. L’Italia, che ha ratificato mi pare gli accordi presi in quella sede, ha quindi l’obbligo di rispettarli attraverso il suo ordinamento, attuale e futuro e la regione Sardegna ha il dovere legale di rispettare quegli obblighi, quindi ogni legge regionale che si ponga in contrasto con i suddetti obblighi internazionali e interessi nazionali, come quelli contemplati dall’art. 12 comma 7 del Decreto Legislativo 387/2003 si pone in diretto contrasto con l’articolo 3 della Legge Costituzionale n.3/1948. Non e’ così?

      • luglio 8, 2016 alle 3:24 pm

        no, Riccardo, non é cosí.
        Ti risponderó più approfonditamente quando avrò tempo.

        Stefano Deliperi

      • luglio 8, 2016 alle 8:13 pm

        Come accennavo, le cose sul piano giuridico non stanno così.
        Perché nei vari trattati internazionali sottoscritti dall’Italia non c’è scritto (e non ci sarà mai scritto) con quali modalità si raggiungono gli obiettivi prefissati.
        Oltre tutto, le norme regionali che ti ho citato in precedenza rispondono a un’esigenza di tutela del suolo e di contrasto al consumo del suolo anch’essa rispondente a impegni internazionali dello Stato.
        L’art. 13 bis della legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. (introdotto dall’art. 12 della legge regionale Sardegna n. 21/2011) e l’art. 3 del D.P.G.R. 3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) dispongono che nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali possano essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, proprio per evitare usi impropri dei suoli agricoli.
        Nell’ambito della propria competenza primaria in materia urbanistica (art. 3, comma 1°, lettera f, della legge costituzionale n. 3/1948) la Regione autonoma della Sardegna può individuare una disciplina di maggior tutela dei propri suoli agricoli rispetto alla normativa nazionale.
        Riguardo agli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile – come tutte le Regioni e le Province autonome – può ben individuare aree non idonee all’installazione attraverso motivati atti normativi e/o di pianificazione, evitando di indicare categorie generali di beni ambientali/territoriali (es. fascia costiera, vds. sent. Corte cost. n. 199/2014).
        E’ quello che ha fatto con la direttiva per le zone agricole, è quello che ha fatto con il provvedimento di individuazione delle aree non idonee alla realizzazione di centrali eoliche (vds. http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=286847&v=2&c=4807&idsito=18).
        Ci sono tante altre aree residue (es. aree industriali, aree compromesse, ecc.) dove in alternativa possono esser ubicati questi impianti, come richiedono gli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia.
        Segnalo in proposito, per ulteriore informazione: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/02/26/in-area-agricola-non-si-possono-realizzare-impianti-fotovoltaici-non-a-servizio-di-aziende-agricole/

        Stefano Deliperi

      • luglio 8, 2016 alle 11:25 pm

        E dimmelo te allora con quali modalità si potranno mai rispettare quegli obbiettivi prefissati dagli accordi internazionali se la Regione Sardegna legifera che non e’ permesso di costruire impianti termodinamici in qualsivoglia terreno agricolo ma solo in aree industriali o compromesse troppo costose per qualsiasi imprenditore. Perche’ allora non le fa la Regione Sardegna le centrali termodinamiche nelle aree industriali, invece che consentire la metanizzazione dell’isola?
        Mi sbeffeggi, seppure con affetto, dicendo che vivo nel mondo di Walt Disney allora io ti dico che se fosse vero, preferirei questo che invece avere una preclusione quasi ideologica e di vecchio stampo, stile antipiemontese che ti fa preferire una famiglia di allevatori testardi solo perché sono sardi invece che il bene del pianeta nella sua interezza, qualora questo rischi di arricchire dei “continentali”. Ti dico anch’io questo con affetto perché non c’e’ sardo che non provi in misura maggiore o minore la stessa cosa, compreso il sottoscritto.

      • luglio 9, 2016 alle 8:04 am

        non ti sbeffeggio, Riccardo. Tutt’altro. Vedo bene quali motivazioni ti spingono, ma sinceramente non comprendo questo tuo accettare acriticamente qualsiasi posizione “industrialista” (perché tali sono quegli impianti).

        Stefano Deliperi

      • luglio 9, 2016 alle 10:49 am

        Anch’io non comprendo perche’ tu ti ostini a dire che le mie sono posizioni acritiche che mi portano ad accettare “qualsiasi” posizione industrialista. Ho scritto (fin troppo) in altri commenti che sono per esempio contrario al fotovoltaico e alle biomasse, perché il loro EROEI (Enerty Return On Energy Invested), almeno allo stato della tecnologia attuale, e’ nettamente inferiore a quello degli impianti termodinamici e eolici. Sono anche contrario alle dighe perché nonostante il loro EROEI sia il più elevato fra tutti quelli delle rinnovabili, esse causano una distruzione eccessiva dell’ambiente circostante (aree inondate dall’invaso e cemento necessario alla costruzione, che com’e’ noto e’ un materiale che produce molta CO2 per essere prodotto).
        E sono critico anche per quanto riguarda le centrali termodinamiche: non mi sognerei mai di proporne una per la quale dovesse essere raso al suolo un bosco o una porzione eccessiva anche degradata, di territorio. Non sono innamorato delle centrali termodinamiche, acriticamente, a prescindere. Esse mi servono per proteggere quello che amo veramente ovvero il pianeta nella sua interezza, inteso come numero di ecosistemi aventi differenti gradi di biodiversita’. E qualora saltasse fuori una nuova tecnologia meno invasiva e possibilmente meno centralizzata, allora sarei felicissimo di promuoverla! Io sono per la produzione delocalizzata di energia, ideologicamente parlando. Non mi piace dipendere da terzi per la mia energia. Questo pero’ non mi impedisce di cadere vittima delle mie aspettative qualora esse si rivelino eccessive e controproducenti allo stato attuale, a causa delle limitazioni tecnologiche e di economia di scala che rendono tali impianti delocalizzati antieconomici e meno produttivi di quelli “industriali” (minore EROEI). Insomma se l’industria mi serve per evitare che si estinguano più specie, ben venga l’industria che se usata con un po’ di buon senso (e non come si e’ fatto finora) consente di ottenere questo obbiettivo meglio dei sistemi di produzione energetica delocalizzata. E sono pronto a cambiare idea qualora dovessero verificarsi dei miglioramenti della tecnologia che potessero rendere gli impianti di microproduzione energetica, più efficienti! Come fai a dire che le mie sono posizioni acritiche?

      • luglio 9, 2016 alle 11:44 am

        perché basta che si parli di termodinamico e a te va bene qualsiasi cosa 😉
        Stefano Deliperi

      • luglio 9, 2016 alle 11:52 am

        Stefano, non e’ vero che a me va bene qualsiasi cosa che riguarda il termodinamico. Ma non voglio ripetermi. Ai lettori l’ardua sentenza, haha.

  3. No Megacentrale
    giugno 27, 2016 alle 3:38 pm

    Spendiamo più che volentieri e più di una parola sul significato e ruolo nella società delle associazioni ambientaliste e di tutti coloro che tali si ritengono e si uniscono per ottenere e far applicare le tutele previste dalle norme e dalle prassi consolidate, in difesa dell’unico contenitore che può sostenere la vita umana, anch’essa parte dell’ambiente. Scriviamo queste righe a seguito dei ripetuti interventi di coloro che pensano convintamente che gli ambientalisti debbano schierarsi unidirezionalmente, ossia solo in contrasto delle fonti fossili e delle industrie pesanti e delle attività antropiche manifestamente impattanti, senza indagare sul sifnificato di altre attività ascritte nello specifico alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Ripetiamo non tutto ciò che è rinnovabile risulta sostenibile. Se ci impegnassimo maggiormente a capire i temi (complessi) e i problemi correlalti forse smeteremo di rincorree i facili slogan, che ancora una volta vogliono oscurare le capacità di analisi proprie di ciascun individuo. Sarebbe un grande salto di qualità che forse potrebbe imprimere una svolta verso scelte ecosostenibili e vantaggio di tutti, e del Pianeta. Lo sforzo richiesto sta nel documentarsi, dopo oltre tre anni di attività sui territori interessati e non solo, dove sono stati spiegati i molteplici aspetti senza celare nulla presumiamo che sia inutile insistere con argomenti e tesi smontate da tempo e non suffragate da dati attendibili.

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 27, 2016 alle 6:17 pm

      Voi vi state schierando unilateralmente contro le fonti rinnovabili più efficienti perché lasciate che le centrali a carbone esistenti continuino a operare mentre quelle termodinamiche solo perché ancora non esistono, non le volete. Di fatto e’ un’accettazione dello status quo. Perche’ non fate una manifestazione per la chiusura della centrale termoelettrica di Fiumesanto?

      • Carlo Forte
        giugno 28, 2016 alle 11:37 am

        Scusami Riccardo,ma tu vivi in italiga o all’estero?C’è molta differenza tra l’utilizzo e il progettare ……

      • Laura Cadeddu
        luglio 4, 2016 alle 1:28 pm

        Mi pare doverosa una risposta per chiarire che nessuno è schierato contro le fonti energetiche rinnovabili, e che invece mi pare ci sia qualcuno che parla per partito preso acriticamente senza conoscere le molteplici criticità connesse, non sciolte ne tanto meno risolte dagli stessi proponenti tali impianti. Detto ciò ti invito a spaziare con le tue riflessioni e analisi, vedo che esiste solo la biodiversità (comunque presente nei siti in questione) mentre trascuri del tutto ciò che non vedi ossia la geodiversità, il patrimonio geologico, bene comune costituito anche dalle falde e dagli acquiferi (e non solo), vedo che non valuti le potenzialità dei suoli, risorsa non rinnovabile al pari dell’acqua viste le oscillazioni climatiche le crisi siccitose intermittenti, non valuti nel suo complesso il grande tema del dissesto idrogeologico o se preferisci dell’assetto, tema anch’esso collegato. Per concludere l’ultima disillusione: questi impianti industriali, impattanti, non vanno a sostituire nessuna centrale a carbone e o altra fonte fossile. Qui in questo pacchetto è contenuta un’operazione vantaggiosa per i proponenti, quasi a rischio zero, pagata dagli incentivi statali, addizionati in bolletta che tentenneranno a lievitare (decreto Calenda), i territori non è hanno alcun beneficio. Inoltre non possiamo predicare la lotta ai cambiamenti climatici e operare in favore di essi, la perdita e il consumo di suolo remano a favore di tali cambiamenti. La Sardegna ha già un vasto areale compromesso dalle tante attività industriali, minerarie e militari pregresse e attuali che non possiamo permetterci un’ulteriore addizionamento. Ricordiamoci sempre che le bonifiche non potranno mai riportare i luoghi allo stato originario, saranno sempre delle riqualificazioni fatte sempre al ribasso (con leggi sempre più permissive), per un semplice discorso economico (costi -benefici). Quindi non possiamo compromettere altri territori per le attività industriali, ma propendere per attività compatibili alle potenzialità dei luoghi. Gli impianti industriali vanno allocati nelle aree ad essi dedicate, vanno ridimensionati e l’energia va utilizzata in prima battuta in prossimità dei luoghi di produzione, solo dopo si può pensare all’esportazione (con tutti gli altri nodi ad esso collegati). Assistiamo invece un sistema completamente rovesciato e illogico a svantaggio del bene dell’intera collettività.
        Laura Cadeddu
        per il Comitato No Megacentrale Guspini

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 5, 2016 alle 2:29 am

        A Carlo Forte: io vivo in Inghilterra da ben 17 anni, pero’ non ho capito il resto del tuo commento, mi dispiace.
        A Laura Cadeddu: io non sottovaluto affatto le potenzialità dei suoli come pensi tu. Mi spiegheresti per cortesia come fa una centrale termodinamica a depauperare la risorsa suolo o a contribuire al dissesto idrogeologico in luoghi pianeggianti come quelli in cui ne e’ stata proposta la costruzione?
        Per quanto riguarda il sostituire le centrali a carbone, penso che non sia vero che ciò non sia possibile, visto che l’energia può essere venduta sul mercato in regime di libera concorrenza, (concorrenza sleale secondo me visto che le centrali a carbone non pagano i costi derivanti dall’effetto serra che contribuiscono a esacerbare). Questa politica sta già scoraggiando la costruzione di molte centrali termoelettriche tradizionali, ho letto da qualche parte, che si ritrovano a non essere abbastanza competitive con le centrali termodinamiche, le quali ovviamente hanno costi di gestione molto più bassi (il sole e’ gratis mentre il carbone non lo e’).
        In merito agli incentivi e ai sussidi alle rinnovabili ti invito a leggerti la vasta letteratura a disposizione dalla quale si evince che le fonti non rinnovabili sono egualmente se non maggiormente finanziate dallo stato ma in modo più subdolo e nascosto (non in bolletta ma direttamente con le tasse dei cittadini).
        Ma come fai a non distinguere tra le varie attività industriali e a comparare una centrale termodinamica a una qualsiasi altra attività industriale? Le aree industriali sono troppo costose per gli imprenditori e non dirmi anche te che e’ un problema loro se non se le possono permettere perché questo equivarrebbe a dire che non ci potrà mai essere una centrale termodinamica in Sardegna, ne oggi ne mai.
        Non so se si possano ridimensionare gli impianti visto che vi sono importanti fattori di economia di scala da valutare. Qualora tali centrali fossero troppo piccole, il loro rendimento energetico decrescerebbe e se ne dovrebbero costruire di più, con conseguente sperpero di materiali per il numero maggiore di Power Blocks necessari (due Power Block piccoli sono più costosi di uno grande il doppio).
        Le potenzialità della nostra bella isola non sono solo turistiche e agricole ma anche energetiche visto che mi pare sia la regione con il maggior grado di insolazione in Italia. Non possiamo aspettarci che il Trentino Alto Adige si faccia le sue centrali li perché la minore insolazione le renderebbe antieconomiche o comunque a rendimento alquanto ridotto. E non possiamo spingere perché le si facciano solo nei deserti per questioni di sicurezza nazionale di facile comprensione (nazioni politicamente instabili).

      • Laura Cadeddu
        luglio 7, 2016 alle 10:20 am

        Riccardo Pusceddu, le argomentazioni da te riportate non fanno testo nell’attuale cornice normativa italiana e regionale (per fortuna!), la questione è sempre riducibile all’uso del territorio che va visto nella sua interezza e non per ettari o Kmq occupati di volta di volta da i differenti impianti. Le connessioni e implicazioni vanno ricercate prima e non dopo, come spesso accade, e dove non si può porre alcun rimedio, se non compromettendo ulteriormente altre aree. Le superfici in questione se fossero, sono superfici debolmente pianeggianti e vanno ulteriormente spiante e terrazzate e non di poco, qui infatti sono previste importanti opere fondazionali profonde e superficiali (mi dici dove va a finire il suolo e le acque che in esso s’infiltrano e vanno ad alimentare gli importanti acquiferi sottostanti che alimentano intere piane a valle dell’impianto? ), ripeto la power block cementifica circa 9 ettari ettari di suolo tra i due impianti. Le aree in discussione rappresentano importanti aree di espansione delle acque in occasione di alluvioni ed eventi meteo-climatici importanti (vedi alluvione 2008 Medio Campidano, l’area dove si vorrebbe porre uno dei due impianti ha funzionato da perfetta cassa di espansione), si è evitato così l’allagamento delle arterie stradali statali, e l’aqua lentamente è stata restituita al normale ciclo idrogeologico. Andrebbe dimostrata l’invarianza idraulica, ma di che parliamo se non hanno neppure fatto le indagini geognostiche e geotecniche richieste per legge, o meglio le hanno fatte solo per l’impianto quello di Flumini Mannu, così abbiamo avuto ragione delle ipocrisie contenute nella prima fase di progettazione. Le restanti riflessioni sono state sviscerate all’inverosimile nelle diverse osservazioni presentate al ministero e non credo che ci sia ulteriore spazio da dedicargli, sarebbe un continuo ripetersi che sostanzia le obiezioni già portate e valutate in sede di V.I.A. , ritenute più che valide.
        Per fortuna sono riuscita ad intecettare il progetto a suo tempo e oggi siamo qui, a discutere di impianti da fonti rinnovabili non sostenibili nei siti selezionati, accampando varie giustificazioni di ordine politico-economico che ovviamente vorrebbero avere ragione su un tema molto più complesso, quello ambientale, che ancora oggi non trova il giusto posto, e dei cambiamenti climatici, al solito analizzato a senso unico. Entriamo poi nel dibattito pubblico creatosi sui temi per i quali gli ambientalisti dovrebbero spendersi e in quali astenersii dove si tocca il fondo, dimostrando la scarsa capacità di analisi dei tanti intervenuti. L’ambiente è uno e va visto nella sua interezza, non è al soldo della lobby di turno, o così almeno dovrebbe essere.

      • luglio 8, 2016 alle 11:46 am

        Laura, ti vorrei fare alcune domande sulla centrale proposta a Flumini Mannu, visto che l’altra non la conosco abbastanza, per vedere se la tua opposizione e’ motivata da sufficiente conoscenza oppure e’ principalmente ideologica.
        Mi sai dire quanto e’ profonda la falda acquifera? Hai letto a quanta profondità scenderanno le fondazioni del Power Block? Da dove hai evinto che si debba sbancare i terreni? Pensi che i 4 ettari e mezzo occupati dal Power Block siano un unico impenetrabile blocco di cemento senza scoli o pozzetti di raccolta e drenaggio dell’acqua piovana? E anche se lo fosse, pensi che la falda acquifera sottostante che si estende presumibilmente per chilometri e chilometri quadrati, ne possa venire influenzata? Cosa dicono le indagini geotecniche e geognostiche allegate dalla EnergoGreen al progetto di Flumini Mannu? Quali sono secondo te gli impianti da fonti rinnovabili ad essere sostenibili e perché? Qual’e’ l’emergenza attuale, quella di preservare lo status quo dello 0,003% del territorio di Villasor e Decimoputzu nello stato più o meno innaturale e/o degradato in cui si trovano oppure quello di preservare il clima del pianeta con la costruzione di centrali termodinamiche e centrali eoliche, in modo che non superi i 2 gradi centigradi di aumento, fatto che porterebbe all’estinzione di innumerevoli specie viventi, in Sardegna ma soprattutto nei paesi tropicali ad alta biodiversita’?

      • Laura Cadeddu
        luglio 9, 2016 alle 7:40 am

        Riccardo, lascia perdere non stai colloquiando con una sprovveduta che si è alzata una mattina e che per sbaglio ha deciso di mettersi contro i due impianti di CSP (in realtà c’è ne sono anche degli altri..) oggetto della manifestazione. Le motivazioni sono oggettive non vi è niente di ideologico, mi sembra invece che l’impostazione del tuo ragionare, diffusamente spalmato, abbia qualcosa di ideologico, e dimostra quanto non riesca a scindere i problemi e analizzarli per quello che sono. Non premia aderire ciecamente a qualsivoglia intervento perché posto sotto la bandiera delle rinnovabili.
        Le domande che mi poni sono quanto mai ovvie, sono una geologa e stai certa che sono al corrente dell’intera problematica. Ti invito invece a non usare lo slogan delle rinnovabili a tutti i costi, a qualunque costo e in ogni luogo, senza interrogarti sulle molteplici implicazioni. Non tutto si può fare dappertutto, questa è una logica pericolosa che accontenta i facili slogan che insegui con all’interno contenute le facili soluzioni, oggi inesistenti. Per concludere i terreni dei Cualbu, come i restanti, sono nella loro piena funzionalità e svolgono alla grande il loro servizio (non vederli come percentuali irrilevanti di un’insieme mal riportato). Inoltre se ancora non avessi colto, nessuno è contrario alle rinnovabili, perché se fatte bene non possono che aiutare concretamente al grande tema della lotta ai cambiamenti climatici e non solo, anche al miglioramento della qualità della vita.
        Ma ritengo fermamente che non possiamo permetterci di ripercorrere gli stessi errori commessi nel recente passato, nel nome di un progresso che necessitava di accorgimenti in tempo reale e non semplicemente il piegarsi alle logiche di mercato elobbistiche, per quale oggi paghiamo un prezzo elevato.
        Per uscire da questo vortice la soluzione non sta nel continuare a compromettere porzioni di territori, leggi risorse, integri per altri usi strategici al pari dell’energia e per il quale coloro che combattono realmente, in modo razionale e al di la dei facili slogan, il global warming ringraziano.

      • luglio 9, 2016 alle 11:23 am

        Laura, io non ti ho mai dato della sprovveduta. Ti ho solo chiesto di rispondere a qualche domanda. Invece tu mi hai attribuito comportamenti che non mi appartengono, per esempio quando dici che io aderisco a “qualsiasi intervento”. Qui stiamo parlando delle centrali termodinamiche proposte a Flumini Mannu e a Guspini e io mi sono sempre riferito alla prima e soltanto ad essa. Hai dato per scontato che io sia a favore di qualsiasi tecnologia rinnovabile e questo e’ longi dall’essere vero. Non dovresti balzare a queste conclusioni se non conosci le mie posizioni sulle altre tecnologie. Stefano Deliperi ed altri in questo blog le conoscono bene, anche se non le condividono. Se invece ti e’ capitato di leggere i miei numerosissimi commenti in questo blog allora le mie posizioni dovresti conoscerle e allora: come fai a dire che io aderisco a qualsiasi intervento, quando invece sono contrario al fotovoltaico, alle biomasse, alle centrali idroelettriche e financo allo stessa tecnologia del termodinamico, che non vorrei mai installare radendo al suolo un bosco, e che sono pronto a riconsiderare o anche a rigettare completamente qualora venissero affinate le tecnologie meno invasive del fotovoltaico e dell’eolico su piccola scala in modo da renderle competitive con gli impianti centralizzati quali quelli a cui tu ti opponi. Allora sarei felicissimo di oppormici anch’io, visto che ideologicamente io sono dalla tua parte, contro i poteri concentrati che ci rendono tutti un po’ schiavi di questa maledetta economia globale che se ne frega dell’ambiente.
        Io non sono assolutamente per le rinnovabili “a tutti i costi, a qualunque costo e in ogni luogo” come tu pensi che io sia, per i motivi che ho esposto qui sopra e negli altri commenti a Stefano Deliperi (coi quali ci si potrebbe quasi fare un libro, hahaha, e mi scuso di aver monopolizzato un po’ il dibattito).
        Io, te e la maggiorparte delle persone che scrivono e commentano su questo blog siamo dalla stessa parte: quella dell’ambiente, giusto? Stiamo solo discutendo sul modo di migliorarlo o comunque di non peggiorarlo ulteriormente. A tal fine dobbiamo esser pronti a cambiare idea se il nostro interlocutore ci dimostri che abbiamo torto o che ci sono altri sistemi per ottenere gli stessi effetti. Quindi ti rinnovo l’invito a rispondere alle mie domande così che possa farmi un’idea migliore del perché hai adottato questo atteggiamento. Inoltre vorrei capire se hai pensato a delle soluzioni alternative alle centrali termodinamiche nei luoghi in cui sono state proposte, ecc. ecc.
        Un saluto.

  4. No Megacentrale
    giugno 27, 2016 alle 7:49 pm

    È servita una manifestazione per destare l’interesse a distanza di ben tre anni, durante i quali si son fatte diverse assemblee pubbliche che hanno coinvolto un vasto territorio, oggi informato e sensibile. Abbiamo anche avuto l’onore di incontare il delegato della società accompagnato dall’Arch. Virdis, durante un’assemblea tenutasi a Guspini (la prima indetta dall’amministrazione a seguito delle assemblee fatte dal comitato). Diciamo che è stato originale sentirsi presentare un progetto inesistente, e quando la Regione ha imposto l’obbligo della procedura di VIA, la società in tutta risposta è sparita, idem per il progetto Flumini Mannu. Quindi hanno ben pensato che spostando la procedura a Roma la cosa sarebbe stata più semplice. Oggi stiamo aspettando che la CTVIA si esprima a seguito di tutti i pareri negativi tecnici emessi.

  5. luciano Virdis
    giugno 28, 2016 alle 10:22 am

    Alla manifestazione di Guspini è stato presentato un progetto completo, magari è stato dato poco spazio per descriverlo tutto, mentre il tuo intervento è durato 45 minuti quello di Mandis altri 45, quello dell’assessore mezzora e quello di una sociologa per mezzora, a noi è stata data la possibilità di ribattere per qualche minuto.
    A Gonnosfanadiga invece essendo organizzato dal comune, con un suo esperto, le cose sono andate diversamente, tanto che l’esperto del wwf ha abbandonato l’assemblea perché le argomentazioni erano talmente risibili che ha preferito non continuare il confronto. Nelle altre vostre assemblee a cui ho partecipato, a Gonnosfanadiga e Villacidro, quando avete visto che stavo smontando tutte la vostre teorie, mi avete tolto la parola.
    Devo dire che anche Deliperi non è uno che regge bene il dibattito, sia a Bosa dove si parlava di trivelle, ma soprattutto alla Facoltà di Economia a Cagliari dove lui era relatore, quando sono intervenuto io ha tentato in tutti i modi di interrompermi, non avendo argomenti per confutare quanto dicevo, si è alzato ed ha abbandonato la presidenza del convegno, lasciando esterrefatti docenti ed esperti che avevano relazionato con lui.
    Questi sono i vostri metodi, parlarvi tra di voi senza mai affrontare il confronto e ripetendo sempre le stesse cose, questo vale anche per Legambiente, e per Italia Nostra, che evitano il confronto diretto, e preferiscono parlare tra di loro.
    Una cosa seria si può fare; facciamo un dibattito a più voci, chiamando esperti, professori universitari anche vicini a voi, centri di ricerca, associazioni ambientaliste, comitati per il no, sindacati, rappresentanti di categorie e qualche rappresentante del governo regionale, tra l’altro la maggior parte sono con voi, magari in diretta ospiti di qualche televisione, e vediamo come va.
    Un ultima cosa sui pareri negativi del SAVI; sono stati proprio quelli che ci hanno fatto optare per la VIA nazionale, in quanto giuridicamente infondati e vi ricordo che per questo pendono tre ricorsi al Consiglio di Stato.
    Se volete fare un paragone sul diverso trattamento delle pratiche da parte del SAVI, vi suggerisco di fare un accesso agli atti di alcuni progetti, quelli si impattanti, e in terreni sottoposti a vincoli, cosi vedete il diverso livello dei pareri espressi dai vari servizi regionali.
    Per ultimo: ci state che mi consentite di intervenire, in sicurezza, alla vostra manifestazione, mi consentite di comunicare i veri contenuti dei progetti e di rispondere a tutte le obiezioni che vorrete fare.
    Attendo una vostra proposta.

    • giugno 28, 2016 alle 4:43 pm

      arch. Virdis, per quanto posso capire, lei forse vive in una realtà parallela.

      Mi è capitato di incontrarla in due occasioni: a Cagliari, durante un dibattito sulle politiche energetiche nel giugno 2015 (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/06/07/le-politiche-energetiche-nel-mediterraneo/) e a Bosa, nell’ottobre 2015 durante un dibattito sulla ricerca di idrocarburi off-shore nel Mar di Sardegna (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/10/20/a-bosa-tutti-uniti-per-la-difesa-dellambiente/).

      Nel primo caso, è semplicemente falso che “non avendo argomenti per confutare quanto” lei diceva, mi sia alzato e me ne sia andato “lasciando esterrefatti docenti ed esperti che avevano relazionato con lui”: ho interrotto il suo logorroico intervento che ormai non faceva altro che ripetere i suoi denigratori e penosi argomenti secondo cui gli ambientalisti che non accolgono come oro colato i progetti di centrali termodinamiche da lei rappresentati sarebbero “complici” della morte di bambini e adulti avvelenati dalle emissioni inquinanti provenienti dalle fonti energetiche tradizionali.

      In realtà i presenti sono rimasti “esterrefatti” dalle sue affermazioni in proposito e io me ne sono andato perché non mi confronto con cialtronate simili.

      Nel secondo caso, il suo intervento è stato sommerso di critiche da parte del numeroso pubblico presente (sindaco di Bosa compreso), personalmente mi sono limitato a dissentire in occasione del solito sproloquio sugli “ambientalisti cattivi”.

      Per ambedue le occasioni vi sono numerosi testimoni, come lei sa.

      Alla manifestazione di sabato prossimo vada e intervenga, nessuno la mangerà. Se vuole, si rivolga agli organizzatori, noi del GrIG non lo siamo. Se intende proporre la consueta simpatia ed empatia propria dei suoi interventi, immagino che riceverà la migliore accoglienza.

      Un dibattito pubblico? Se ne sono fatti e se ne faranno ancora sicuramente.

      Intanto vediamo come vanno a finire i procedimenti di V.I.A. ancora aperti da troppo tempo.

      Stefano Deliperi

      • giugno 29, 2016 alle 11:58 am

        Stefano, ci sono i filmati su quanto asserito sopra da Virdis? Sarei curioso di vederli.

      • giugno 29, 2016 alle 9:30 pm

        certo, eccolo 😛

      • giugno 30, 2016 alle 2:16 am

        Haha, il grande Sergio Leone! E se non fosse per gli alberi in lontananza l’immagine mi ricorda i terreni dei Cualbu. Scherzo naturalmente, sono un poco meglio di così, haha.

  6. Occhio nudo
    giugno 28, 2016 alle 5:17 pm

    Ammetto di aver visto l’arch. Virdis in azione, diverse volte, Bosa compresa, e ogni volta mi è stato difficile vedere nei suoi interventi qualcosa di diverso dall’acredine personale nei confronti di alcuni ambientalisti. Mai una spiegazione chiara dei progetti, mai un dialogo o qualcosa che somigliasse ad un dialogo, mai un tentativo di mediazione tra gli interessi della società che rappresenta e quelli delle popolazioni coinvolte dai progetti, solo “mezzucci” quali illazioni, insinuazioni, provocazioni, con il risultato di infastidire l’intera platea (nel caso di Bosa, poi, sono mancati solo i fischi). Peccato, perché il tema delle rinnovabili ha bisogno di persone appassionate che hanno veramente a cuore il territorio e la salute pubblica, di dialogo, di obiettivi comuni, e invece siamo alle solite, si cerca di imporre il proprio interesse su intere popolazioni, a qualunque costo.

  7. luglio 3, 2016 alle 5:04 pm

    da Sardinia Post, 3 luglio 2016
    La manifestazione: “No termodinamico, pronti ad occupare le terre”. (Piero Loi) (http://www.sardiniapost.it/cronaca/termodinamico-pronti-ad-occupare-le-terre/)

    “In caso di via libera ai due impianti termodinamici di Guspini-Gonnosfanadiga e Villasor da parte del ministero dell’Ambiente, siamo pronti ad occupare le terre”. Sono le parole di Luciana Mele, ex assessore all’Ambiente del comune di Gonnosfanadiga e portavoce del comitato “Terra che ci appartiene”, che oggi, insieme al comitato di Guspini “No Megacentrale” e alle amministrazioni comunali dei due centri del Medio Campidano interessati dal progetto dell’Angelantoni, ha dato vita a una manifestazione nei luoghi in cui potrebbe sorgere la nuova centrale elettrica.

    Sole a picco e temperature elevate non hanno bloccato i manifestanti, accorsi da tutta la Sardegna per difendere gli oltre duecento ettari di terra ai piedi del Monte Linas (a cui vanno sommati i circa 250 ettari delle campagne di Villasor dove l’Energogreen, controllata dell’Angelantoni, vorrebbe costruire un impianto gemello). Netta la posizione dei sindaci Giuseppe De Fanti (Guspini), Fausto Orrù (Gonnosfanadiga) e Marta Cabriolu (Villacidro): tutti contrari alla nuova centrale.

    A sostegno del no al termodinamico la Coldiretti, Confagri, Copagri e Confederazione italiana agricoltori, partiti politici, i gruppi “Assemblea permanente” e “Progetto Comune” di Villacidro, oltre ai comitati “Sa Nuxedda Free” di Vallermosa, “No al Termodinamico” di Cossoine, “S’Arrieddu” di Narbolia e al Gruppo d’intervento giuridico. Tutti accorsi allo svincolo della statale 197 per Pabillonis per ricordare che “la Sardegna, che già esporta migliaia di Gwh verso il continente, non può trasformarsi in una piattaforma energetica conto terzi”. Ma il no al termodinamico non deve essere scambiato per un no alle rinnovabili: per tutti, infatti, occorre limitare e abbandonare progressivamente la produzione di energia da fonti fossili a favore delle rinnovabili. L’importante è che il nuovo modello di produzione energetica sia sostenibile.

    Sui due impianti (Guspini-Gonnosfanadiga e Villasor) si attende il parere della Commissione di valutazione d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente, dove gli incartamenti dei progetti sono approdati tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Nonostante il grande ritardo accumulato, il Ministero dell’Ambiente ha continuato a tenere aperta la procedura di valutazione d’impatto ambientale, accettando dalla società nuove e continue integrazioni volontarie. “Del tutto irregolare e improprio continuare a tenere aperta la procedura, ecco perché non invieremo nuove osservazioni”, spiega Laura Cadeddu del comitato “No Megacentrale”. “Sarebbe inutile – continua Cadeddu -, anche perché ad oggi la società non ha mai risposto alle obiezioni contenute nelle tante osservazioni già inviate”.

    Dopo la giornata di oggi, la mobilitazione continua: nel mese di settembre, si terranno altre manifestazioni a Villasor, Guspini e Gonnosfanadiga.

    ________________________

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2016
    Gonnosfanadiga, sette comuni e 30 associazioni in strada contro la megacentrale.
    Maxi sit in nella campagna dove “Enorgogreen Renewables” intende costruire la megacentrale termodinamica. (Luciano Onnis): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/07/02/news/gonnosfanadiga-sette-comuni-e-30-associazioni-in-strada-contro-la-megacentrale-1.13757301?ref=hfnscaec-7

    • Riccardo Pusceddu
      luglio 7, 2016 alle 2:36 pm

      Luciana Mele pronta ad occupare le terre illegalmente: ma dove sono quelli di noi ambientalisti (forse tutti eccetto il sottoscritto) che sono contrari alle centrali che si appellano al rispetto della legge come strumento per contrastare la costruzione della centrale citando le varie leggi regionali e costituzionali (la Sardegna regione a Statuto Speciale quindi non soggetta alle leggi nazionali in merito alla pianificazione territoriale – cosa che devo controllare quando avrò tempo)?

      • luglio 7, 2016 alle 3:33 pm

        “illegalmente”?
        E se la Famiglia Cualbu le fa occupare ” legamente” i propri terreni?
        Come la mettiamo?

        Stefano Deliperi

      • Laura Cadeddu
        luglio 7, 2016 alle 4:43 pm

        Non è Luciana Mele che occupa i terreni, bensì sono le comunità che non accettano questi progetti, compresi i proprietari, che se necessario occuperanno i terreni e in modo del tutto legale. L’azione resa pubblica il giorno della manifestazione è qualcosa decisa da tempo, dai vari comitati e proprietari terrieri, se le cose non dovessero andare secondo le giuste aspetttive. Paradossalmente se anche i proprietari fossero stati tutti d’accordo si sarebbero dovuti confrontare con l’intero territorio che non ritiene tali interventi sostenibili. Nessun proprietario può disporre del proprio bene al di fuori della pianificazione prevista, ossia sono aree agricole e non possono essere installati impianti industriali, la cosa è alquanto lineare e semplice.

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 8, 2016 alle 10:03 am

        Stefano, a volte proprio non ti capisco. Paladino delle leggi ma solo quando piacciono a te. La legge sugli espropri non ti piace e allora ti va bene che la gente e i Cualbu occupino le terre espropriate, illegalmente. Invece quando si tratta di costruire una centrale termodinamica su terreni agricoli sui quali la Regione Sardegna, a statuto speciale, ha priorità pianificatrice come hai sostenuto in un tuo precedente commento, allora la legge va osservata pedissequamente. Mi sembra che tu faccia due pesi due misure, davvero.
        Magari avessi dei terreni come quelli da destinare alla costruzione di una centrale termodinamica! Non ci sarebbe certamente bisogno di espropriarmeli: sarei felice di cederli per il bene del pianeta tutto, senza pensare ai miei interessi egoistici. Per me e’ anche questo essere ambientalisti.

      • luglio 8, 2016 alle 3:32 pm

        Riccardo, certe volte mi sembra che tu viva nel mondo creato da Walt Disney.
        E te lo dico con grande affetto 😉

        Stefano Deliperi

      • luglio 8, 2016 alle 10:23 am

        Ah, Stefano, chiedo venia, avevo capito male il commento! Pero’ quello che ho scritto prima e’ ancora valido: se le terre venissero espropriate allora i Cualbu non avrebbero più nessun diritto su di esse in quanto esse apparterrebbero alla EnergoGreen. Correggimi se sbaglio.

      • luglio 8, 2016 alle 3:28 pm

        Santo Cielo, Riccardo, fattene una ragione: quelli sono terreni agricoli, di proprietà dei Cualbu, ci vivono e ci lavorano da cinque generazioni.
        Se vogliono, li fanno “occupare” da chi gli pare.
        Allo stato, quei terreni non sono “espropriabili” da nessuno.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 8, 2016 alle 10:46 am

        Laura, mi spieghi come si fa ad occupare dei terreni (qualora essi venissero espropriati per far luogo alla centrale termodinamica), legalmente?
        La destinazione dei terreni si può e si dovrebbe cambiare per il bene comune, soprattutto quando questo coincida col bene supremo del pianeta. Inoltre devo ancora confermare se quello che dice Stefano Deliperi rispetto alle regioni a statuto speciale, quale lo e’ la Sardegna, corrisponda a verità. Mi riferisco alla sua affermazione che le regioni a statuto speciale possano invalidare una legge nazionale che concede il diritto a qualunque soggetto di costruire impianti per la produzione di energia elettrica, industriali e non, in aree agricole qualora se ne accerti la pubblica utilità e a prescindere dal loro utilizzo locale in appoggio delle aree agricole nei quali sorgono. Senza contare che la centrale termodinamica di Flumini Mannu fornirebbe comunque dei servizi all’agricoltura in collaborazione con la Casar. E’ possibile anche un utilizzo del vapore per il riscaldamento delle serre circostanti che così smetterebbero di bruciare gasolio. Inoltre gli attuali proprietari dei terreni potrebbero continuare ad allevare il loro bestiame in mezzo agli specchi.

  8. luglio 7, 2016 alle 2:44 pm

    da Il Manifesto Sardo, 6 luglio 2016
    Sulla manifestazione contro la megacentrale termodinamica. (Daniela Concas): http://www.manifestosardo.org/sulla-manifestazione-contro-la-megacentrale-termodinamica/

  1. agosto 22, 2016 alle 10:40 am

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