Il bosco: natura, società, cultura.


foresta mediterranea

foresta mediterranea

Il prof. Orazio Ciancio (docente ordinario di Assestamento forestale presso l’Università degli Studi di Firenze), uno dei più importanti esperti italiani di gestione del bosco, padre della selvicoltura sistemica, Presidente dell’Accademia italiana di Scienze Forestali, ci spiega che cos’è il bosco e le sue relazioni con la collettività di riferimento.

L’articolo è pubblicato sulla Rivista L’Italia Forestale e Montana, n. 64, 6/2014 e vale proprio la pena leggerlo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

anatre_in_voloqui l’articolo O. Ciancio, Il bosco: natura, società, cultura, L’Italia Forestale e Montana, 6/2014.

 

 

Sette Fratelli, Foresta demaniale, sentiero nel bosco

Sette Fratelli, Foresta demaniale, sentiero nel bosco

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. aprile 19, 2015 alle 9:59 am

    Finalmente! sento un rappresentante del mondo accademico parlare con profondita, competenza “sapienza” delle foreste: è da qui che si dovrebbe ripartire. Grazie al prof. Ciancio per quest’articolo, spero venga letto da molti.

  2. Manolo
    aprile 19, 2015 alle 1:16 pm

    Mi lascia perplesso questo passaggio: “Cinquanta anni è il lasso di tempo necessario perché in campo forestale si affermi una rivoluzione scientifica. Nei prossimi anni la tecnologia avrà messo a punto strumenti ancora più sofisticati e non è improbabile che si
    possano introdurre nuove metodiche e produrre piante capaci di adattarsi a condizioni climatiche estreme o piante resistenti alle più svariate malattie o piante in grado di fornire, a ritmi attualmente impensabili, prodotti che possono trasformare l’economia di molte regioni geografiche.”
    Vuol dire che le piante ed i boschi saranno addirittura manipolati, più di quanto si faccia oggi e si è fatto in passato, per soddisfare i nostri bisogni?
    Si sta parlando quindi, senza dirlo espressamente, di future manipolazioni genetiche? Come interverrà altrimenti la tecnologia per modificare gli alberi? Già l’uso della tecnologia implica che non si aspetteranno più i ritmi della natura.
    La rivoluzione scientifica si concretizzerà dunque con il passaggio dall’utilizzazione classica del bosco a quella della manipolazione degli alberi per soddisfare i crescenti bisogni umani?

    Non vedo nessuna novità o cambio di rotta: in sostanza l’uomo continuerà a modificare l’ambiente come ha sempre fatto ed a quanto pare si introdurranno i metodi dell’agricoltura anche per le produzioni forestali che, bene o male, fino ad oggi, nel ricostituirsi dopo l’utilizzo, seguono i ritmi della natura.
    Infine dice nella conclusione: “una scelta possibile è quella di considerare tutte le foreste di origine naturale come un parco ecologico.“La salvezza del pianeta comincia da questa ipotesi”. Ma allora le modifiche tecnologiche cosa riguarderanno? Forse dobbiamo aspettarci una sempre maggiore separazione fra ambiente naturale ed il luogo dove dovranno vivere gli esseri umani facendo ogni sorta di manipolazione? (una sorta di riserva al contrario). Quanto dice quest’uomo mi sembra molto enigmatico ed il finale mi pare più profetico che scientifico.

  3. lettore
    aprile 20, 2015 alle 3:18 pm

    Per niente enigmatico l’articolo scritto dallo scienziato. Purtroppo può essere anche profetico visto che è “Cento anni..un lasso di tempo a misura forestale”.

  4. Manolo
    aprile 22, 2015 alle 9:12 pm

    Quanto dice l’articolo è enigmatico poiché molte affermazioni e disquisizioni possono aprire a scenari inediti, ma mi pare di capire, non ancora verificati scientificamente, Con questo non vedo la cosa negativa perché la fantasia è essenziale anche per uno scienziato, l’importante è che non si induca a fare scambiare l’ipotesi per il risultato scientifico.
    Anche se scritto da uno scienziato non è un articolo scientifico, in quanto, a parte l’ analisi sulla distribuzione dei boschi fatta in premessa, contiene essenzialmente ipotesi e disquisizioni di tipo terminologico e filosofico, senza presentare di fatto nessuno studio scientifico su risultati conseguiti effettivamente sul campo attraverso l’applicazione di quanto teorizzato (Probabilmente lo avrà fatto in altre pubblicazioni ma in questa non mi pare).
    Forse non è stato profetico riguardo la sorte della foresta di Vallombrosa, dove, come è deducibile da vari documenti reperiti sul sul Web, pare si sia occupato della gestione.
    Su “il tirreno” del 16 maggio viene testualmente riportato: “le prime stime, disponibili adesso, sono impietose: si parla di 15.000, forse anche 20.000 alberi abbattuti in una notte dal vento nella foresta di Vallombrosa.”
    Con questo non voglio togliere nulla ai suoi meriti ed al suo lavoro scientifico.

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