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Foreste demaniali in Sardegna: non vogliamo polemiche, vogliamo trasparenza.


Sardegna, foresta mediterranea di SAcqua Callenti Castiadas)

Sardegna, foresta mediterranea di S’Acqua Callenti (Castiadas): anche qui arriverà il “ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali da parte dell’Ente Foreste”?

Nel momento in cui anche uno degli argomenti più impopolari quale quello dei vitalizi assegnati agli ex consiglieri regionali sta diventando di pubblico dominio, risulta ancora difficile avere la massima trasparenza e chiarezza sul futuro delle foreste demaniali della Sardegna.

Non c’è alcun intento polemico, né denigrazione o altro, ma l’esigenza fondamentale di conoscere elementi importanti e basilari per la conservazione e l’incremento del patrimonio ambientale isolano, in particolare il patrimonio ambientale pubblico rappresentato dalle foreste demaniali.

Dopo la denuncia pubblica (inizio aprile 2014) dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus riguardo i rischi di tagli boschivi e di riconversione del bosco ad alto fusto in ceduo, l’Ente foreste della Sardegna (E.F.S.) ha ritenuto opportuno iniziare a fornire qualche particolare sui propri programmi in merito, con uno specifico comunicato stampa, preannunciando un’opportuna (un po’ tardiva, ma fondamentale) sezione specifica (“pianificazione forestale”) nel proprio sito web istituzionale dedicato ai programmi di utilizzo delle foreste demaniali.

Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato

Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato

A distanza di un mese è giunta, finora, soltanto una sintetica fotografia dell’area interessata dal primo taglio nella Foresta demaniale del Marganai (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas): si tratta di un primo intervento di taglio di 34 ettari di Leccio, Corbezzolo, Fillirea, Macchia alta ed nell’ambito di un progetto pilota che prevede il ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagliper complessivi 305 ettari (anni 2009-2021), in base al piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai approvato dalla Provincia di Carbonia – Iglesias con determinazione n. 95 del 3 dicembre 2010.

Così lo motiva l’E.F.S.: “i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo: pertanto il ripristino di tale forma di governo deve essere inteso come ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali da parte dell’Ente Foreste (tale attività non era stata praticata nel recente passato ma era una realtà consolidata nei decenni precedenti). Il piano dei tagli ha quindi, sia per la modesta estensione e sia per la ripresa della consueta forma di governo, il carattere sperimentale e di ripristino di tale pratica prima che potesse essere perduta del tutto, in quel territori a ciò vocato”.

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Da ciò si potrebbe supporre che tutti i boschi rientranti nella gestione dell’E.F.S. a memoria d’uomo governati a ceduo dovranno/potranno essere ricondotti a tale ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali: dalla Foresta demaniale di S’Acqua Callenti (Castiadas), già governata a ceduo dai forzati dell’allora Colonia penale fino al 1956, alla Foresta demaniale di Rosas-Monte Orrì, (Narcao, Siliqua), già massacrata a ceduo per decenni a fini minerari, alle Foreste demaniali di Gutturu Mannu, di Is Cannoneris, di Monte Nieddu e di Pixina Manna, tutte già ampiamente interessate dalla ceduazione fino a 50-60 anni fa, nel cuore della più esteso compendio forestale del Mediterraneo, proprio mentre il nuovo Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Spano e i rappresentanti dei Comuni interessati (Pula, Sarroch, Assemini, Capoterra, Siliqua, Santadi, Uta, Villa San Pietro) stanno cercando di realizzarvi il parco naturale del Sulcis, come ben noto allo stesso E.F.S., che si è proposto per la gestione.

Come si vede, è necessaria la massima trasparenza e chiarezza su obiettivi e intenti della nuova politica forestale, in particolare dopo la redazione dei piani forestali particolareggiati di tredici complessi forestali, predisposti dall’A.T.I. D.R.E.AM. ItaliaR.D.M. Progetti, ha avviato un nuovo utilizzo dei boschi sardi.       L’obiettivo dichiarato è quello della gestione forestale sostenibile, ma non si comprende come mai si voglia cambiare rotta dopo decenni di ampiamente pubblicizzata attività di ricostituzione del bosco ad alto fusto dal precedente ceduo.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Non si può giocare con le parole affermando “i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo”: come noto, fra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.   Quelle aree, poi, vennero in massima parte governate a ceduo.

E, spiace dirlo, non chiariscono nulla le prese di posizione risentite, quasi porre domande su temi ambientali rilevanti sia lesa maestà, o le difese d’ufficio svolte da stimati docenti universitari quali il prof. Roberto Scotti che, per sua ammissione, è stato coinvolto dal raggruppamento di imprese che li ha realizzati (i piani forestali particolareggiati, n.d.r.) per offrire supporto.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Sia in epoca romana (III sec. a C. – V sec. d.C.) che durante la dominazione catalano-aragonese e spagnola (XV-XVIII sec.) le foreste, i boschi e le macchie della Sardegna subirono l’attenzione della scure per ragioni sostanzialmente economico-speculative.

Sicuramente, però, è stato l’800 il secolo nel quale la copertura forestale isolana ha subito le peggiori e più pesanti devastazioni: dall’Editto delle chiudende (1820) all’abolizione del feudalesimo (1835-1843), alla creazione della rete ferroviaria (1865), questi sono i momenti storici nei quali il disboscamento della Sardegna creò le condizioni per l’attuale situazione diffusa di rischio idrogeologico.

Come sopra detto, tra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.

Bultei, Foresta demaniale "Fiorentini", Caserma Milizia forestale (1937)

Bultei, Foresta demaniale “Fiorentini”, Caserma Milizia forestale (1937)

Con i primi decenni del ‘900, fra mille difficoltà, prima lo Stato, poi la Regione autonoma della Sardegna, attraverso la gestione del Corpo forestale e dell’Azienda Foreste Demaniali (oggi Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Ente foreste della Sardegna), hanno portato avanti una strenua attività per la ricostituzione del patrimonio forestale isolano, in particolar modo nell’ambito delle Foreste demaniali.

Oggi la Sardegna è la prima regione italiana per superficie forestale (1.213.250 ettari, il 50,36% dell’Isola), secondo l’Inventario nazionale foreste e carbonio, anche se in buona parte si tratta di macchia mediterranea evoluta e bosco misto a macchia.      Uno straordinario patrimonio ambientale, validissimo a fini ambientali, paesaggistici, turistici.  Per non parlare della difesa del suolo in un’Isola che sa solo il Cielo quanto ne abbia bisogno.

La retrocessione a ceduo – o chiamatela come volete – di ampie superfici di bosco e la conseguente ripresa dei tagli boschivi anche di boschi di fatto ormai ad alto fusto è destinata alla produzione di banale legna da ardere e biomassa, come sembra?

frane e dilavamento dei terreni a causa dei tagli boschivi

frane e dilavamento dei terreni a causa dei tagli boschivi

Oltre alla pulizia di bosco e sottobosco, sempre necessari e un po’ caduti in disuso, perché non incentivare a questi fini la forestazione produttiva sulle estese aree di proprietà pubblica o privata oggi inutilizzate anche con il sostegno di fondi comunitari?

Sono diverse le normative applicabili nel caso concreto: dal regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i. sulla gestione dei boschi e il vincolo idrogeologico alle prescrizioni di massima e di polizia forestale ai sensi degli artt. 8-10 del regio decreto n. 3267/1923 (in Sardegna decreto Ass.re reg.le Difesa Ambiente n. 24/CFVA del 23 agosto 2006), ai piani economici (oggi piani forestali) di cui all’art. 130 del regio decreto n. 3267/1923, il cui valore sul piano giuridico prevede che siano “parificati a tutti gli effetti di legge alle prescrizioni di massima”.             Parificati, non sostitutivi di quelle prescrizioni di massima che, all’art. 4, prevedono chiaramente il divieto di “conversione dei boschi d’alto fusto in qualsiasi forma di trattamento a ceduo”.

Nel piano forestale ambientale regionale (P.F.A.R.), approvato con deliberazione Giunta regionale n. 53/9 del 27 dicembre 2007, non si prevedono riconversioni di boschi ad alto fusto in ceduo, anzi, nella relazione di analisi di massima sull’utilizzo delle biomasse forestali a scopo energetico (all. III), si parla di “tagli selettivi per la regolarizzazione  della struttura o … interventi di diradamento dei polloni deperienti” per fustaie di Leccio, di Quercia da sughero, miste di Querceti, ripariali, di Latifoglie, ecc.    Pare proprio di capire che solo gli attuali boschi governati a ceduo possano proseguire con tale metodo gestionale.

Inoltre, non bisogna dimenticare l’applicazione delle altre normative di tutela ambientale, da quella sul vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) a quella sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE, D.P.R. n. 357/1997, D.P.R. n. 120/2003).

Aquila reale (Aquila chrysaetos)

Aquila reale (Aquila chrysaetos)

In attesa di saperne di più, c’è da chiedersi comunque come mai l’E.F.S., i cui organici (ben 7.000 dipendenti) sono forniti di ogni professionalità per la gestione forestale, sia dovuto ricorrere all’esterno per la redazione delle proposte di piano (importo pari a euro 1.121.250,00 + I.V.A.) e perché debba essere un Consiglio di amministrazione in scadenza di mandato e in assenza di Direttore generale a prendere decisioni così rilevanti per il futuro delle foreste demaniali sarde.

E’ necessaria la massima trasparenza e le più ampie informazioni, perché un ritorno al passato, anche parziale, sarebbe una follìa della quale la Sardegna non ha minimamente bisogno: auspichiamo ancora una volta una rapida presa di posizione da parte della nuova Giunta Pigliaru per la salvaguardia e l’incremento delle foreste demaniali e di tutto il patrimonio forestale isolano.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

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qui il comunicato stampa dell’E.F.S.  del 14 aprile 2014.

 

 

 

 

 

da L’Unione Sarda, 8 maggio 2014

NUORO. Confronto con gli esperti sui metodi di gestione dopo la polemica con Deliperi.   Boschi, forestali contro ambientalisti.       Francesca Gungui

Forestali e specialisti a confronto, ieri a Nuoro, sulla gestione a “ceduo” del bosco. Una modalità che sfrutta la capacità di alcune piante di emettere polloni se tagliate, dando vita a una continua dinamica di rigenerazione. Ma è proprio sul tagliare sì o no la foresta piuttosto che conservarla , che gli animi continuano a dividersi. A promuovere il seminario Roberto Scotti, docente della Nuoro forestry school dell’Università, che in questo modo ha voluto anche dare una risposta all’allarme lanciato qualche giorno fa da Stefano Deliperi rappresentante di Gruppo di intervento giuridico. Deliperi bollava la scelta progettuale dell’Ente di predisporre il bosco a ceduo in varie zone della Sardegna come «salto culturale all’indietro». Analisi superficiale secondo Scotti, che replica: «Esporre gli argomenti in questo modo non è rispettoso di chi vive nelle aree rurali e di chi i boschi li lavora», osserva l’esperto.

IDENTITÀ FORESTALE. «Il governo a ceduo rappresenta l’eredità storica fondamentale della componente forestale regionale e mediterranea. È un termine tecnico che raccoglie le modalità più semplici e sicure di utilizzazione e ricostituzione del bosco, utilizzate da millenni. Il valore del patrimonio boschivo sardo passa proprio per il suo essere stato sempre utilizzato. Ripristinare il ceduo è ridare il vero senso alle foreste della Sardegna. Il vantaggio principale è la disponibilità di legname al costo di produzione, con una sicura continuità nel tempo». Lo snodo, secondo Scotti, è una adeguata pianificazione «che tenga conto delle specificità del territorio, con precise attenzioni e investimenti culturali». Una posizione pregiudiziale che condanna il ceduo, conclude il professore «in molte situazioni collinari e montane determina condizioni di degrado strutturale del bosco e la cancellazione della identità dei luoghi, oltre a provocare una accentuazione del rischio idrogeologico».

 

La Nuova Sardegna, 9 maggio 2014

La Nuova Sardegna, 9 maggio 2014

 

 

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

 

(foto E.F.S., A.L.C., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Carlo Poddi
    maggio 9, 2014 alle 9:44 am

    Buongiorno a tutti sono d’accordo con Roberto Scotti anche perchè si parla di uso sostenibile di una risorsa che utilizza un dinamica naturale di riproduzione, che è stata sempre e, se oculatamente utilizzata, sarà una potenzialità del territorio, anche con positive ricadute socioeconomiche.
    Inoltre la pianificazione cosi attuata ne permette un controllo che ha risvolti positivi anche da punto di vista idrogeologico… perchè permette una migliore conoscenza delle peculiarità e delle eventuali criticità dei luoghi….

  2. Nico
    maggio 9, 2014 alle 1:15 pm

    la denuncia della poca chiarezza dei propositi dell’Efs è doverosa perché le foreste demaniali sono di tutti noi sardi e non solo dei diretti interessati ed è da sempre che sento che si deve ritornare al bosco ad alto fusto. perché l’Efs ora cambia registro? che cavolo vuol dire che 50 anni fa i boschi si tenevano a ceduo? non ci bastano i danni delle alluvioni grazie al dissesto idrogeologico?

  3. Carlo Poddi
    maggio 9, 2014 alle 4:03 pm

    Be innazitutto una piccola premessa, il PFAR (Piano Forestale ambientale Regionale) da cui Scaturiscono i piani particolareggaiti hanno subito la procedura indicata dalla legge con incontri pubblici (a cui anche io ho partecipato). Nell’ambito della VAS del Piano quindi la convocazione e pubblicità dello strumento pianificatorio è stat scolta.Il problema che io ho parteciapto perchè essendo un tecnico sono direttamente interessato a conoscere cio che avviene nel campo forstale nella mia regione. Altra cosa EFS non sta cambiando registro ma sta incominciando a gestire la foresta che fa parte della sua gestione in maniera tale da rendere produttiva e fare in modo che si parli di gestione forestale non solo durante la stagione antincendio… Inoltre sarebbe molto piu importante capire se la pianificazione effettuata risponde agli scopi e obiettivi per cui è stata redatta.
    Da Tecnico Forestale ritengo che questo sia importante nella gestione del nostro patrimonio forestale anche in un ottica di multifunzionalità del bosco che ormai sono di diritto aspetti fondamentali della gestione forestale… E lo dico essendo anche uno dei professionisti che si occupa di gestione forestale in Sardegna. Infatti mi trovo a gestire la proprietà pubblica (in questo caso proprietà forestale del Comune di Marrubiu che precedentemente è stato oggetto di un piano di assestamento (o piano economico dei boschi) che sta permettendo al territorio di riscoprire un identità forestale che ormai so era persa nei meandri del tempo..Permettendo al comune di avere anche risorse economiche da utilizzare per il suo territorio..
    Purtroppo la strada della pianificazione forestale in Sardegna ha avuto dei precedenti di “sfruttamento” che ha portato a ritenere che gestione forestale sia solo ed esclusivamente “taglio sconsiderato del Bosco”.
    Gestione forestale vuol dire una maggiore attenzione agli ecosistemi forestali, senza dimenticare che il bosco sia esso fustaia o ceduo non è altro che un sistema di “coltivazione” della risorsa forestale. Ora si puo discutere se la ripresa della forma di governo “Ceduo” sia la migliore scelta da fare ma credo che i redattori del piano abbiano tenuto conto dei diversi aspetti come la sostenibilità e la multifunzionalità del Bosco…

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 10, 2014 alle 1:54 am

      Non entro nel merito del PFAR che potrà anche essere stato approvato con tutti i crismi ma che si presta tuttavia ad essere cambiato se ci si accorgesse fosse sbagliato. Voglio dirle solo una cosa: ma possibile che le poche foreste che ci sono rimaste non si lascino crescere in pace? Che anche li si debba intervenire? La natura deve gestire i boschi demaniali e non lo EFS. Questi si deve limitare a ridurre i fattori esterni come gli incendi o l’erosione già presente e in atto. Mi fa sorridere quando sento ragionare di ceduo e proporlo perche’ era la forma di governo del bosco in uso 50 anni fa. Ma davvero? Riferirsi a quel periodo mi sembra una scelta perlomeno fraudolenta. Perché non ci si riferisce invece agli inizi dell’800 ovvero prima dei tagli che portarono alla perdita di ben 4/5 dell’intero patrimonio forestale regionale? Inoltre allora non c’era tutta la CO2 nell’aria che abbiamo oggi. Quindi i boschi li si dovrebbe espandere e lasciare intoccati piuttosto che tagliarli a ceduo o in qualsiasi altro modo!
      Rendere produttiva la foresta tagliandola a ceduo? Per produrre legna da ardere che immette altra CO2 nell’aria? I boschi vanno lasciati crescere al naturale in modo tale da stoccare quanta più CO2 nella loro massa sottraendola così all’aria. Quindi alberi i più grossi possibili. Così si conserverebbe anche meglio aumentandolo vieppiù anche il carbonio organico (umico) presente nel suolo senza che esso venga parzialmente depauperato dai tagli. Inoltre non dimentichiamo che la rimozione di qualsiasi materiale da una foresta provoca un impoverimento del suolo e della biodiversita. Il suolo si impoverisce perché la legna asportata coi tagli contiene non solo CO2 e acqua (che ritornano in circolo con gli scambi gassosi clorofilliani e con le precipitazioni) ma anche i sali minerali assorbiti dal suolo che invece possono essere riimmessi in circolo solo riportando la cenere della legna dopo che questa venga bruciata (se trattasi di legna da ardere). La biodiversita’ si riduce soprattutto tramite la riduzione di specie che si nutrono di legno marcio e dei di loro predatori.
      Quando leggo le cose che scrive Lei mi sorprende e rattrista al tempo il constatare che a dispetto dello stato di continua catastrofe che si accentua sempre più ancora si sentano frasi come “coltivazione della risorsa forestale” o di “rendere produttiva la gestione forestale”. Forse mi sbaglio quando penso che si potrebbe riparare agli errori commessi prima di raggiungere il fondo.

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 16, 2014 alle 6:52 pm

      in un articolo simile a questo sul blog (https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2014/04/09/in-sardegna-ritornano-i-tagli-delle-foreste-demaniali-di-ottocentesca-memoria/?replytocom=30737) e’ emerso grazie al Sig. Murru un regolamento a nome “PRESCRIZIONI DI MASSIMA E DI POLIZIA FORESTALE PER I BOSCHI E TERRENI SOTTOPOSTI A VINCOLO IDROGEOLOGICO” che per brevità chiamerò PMPF, che vieta espressamente all’articolo 4 la conversione del bosco ad alto fusto in ceduo di qualsiasi natura. In un intervento successivo il Sig. Scotti che lavora alla Forestry School in quel di Nuoro ha sostenuto che i cosiddetti PIANI DI GESTIONE (quelli che ammettono il governo a ceduo) sono stati approvati nel pieno rispetto delle suddette PMPF. Beh, forse ho capito il giochetto di questi signori: forse e’ vero che i PIANI DI GESTIONE sono stati approvati con tutti i crismi di legge e quindi nel pieno rispetto delle PMPF. Allora dov’e’ il trucco? Forse sta nel riclassificare ad hoc alcune aree che rientrano nella categoria di “bosco ad alto fusto” nella più conveniente categoria di “bosco ceduo composto” che assomiglia molto alla categoria precedente ma dove invece la forma di governo a ceduo e’ ammessa. Si fa questa operazione, la si mette dentro ai PIANI DI GESTIONE e il gioco e fatto! Oppure altro trucco: le PMPF si applicano solo alle aree sottoposte a vincolo idrogeologico. Quindi basta ritenere un area non più a rischio idrogeologico e le PMPF non si applicano più. Ed e’ tutto legale! E poi noi ambientalisti ci si taccia di complottismo!

  4. Sardo
    maggio 9, 2014 alle 4:52 pm

    Non è’ in discussione ceduo o fustaia come abilmente deviato da qualcuno ma il ritorno del ceduo nelle foreste demaniali che si vorrebbe far credere intervento naturale e privo di costi ambientali. Nelle foreste demaniali comprese quelle di più’ recente acquisto con ingenti fondi pubblici regionali proprio per evitare le speculazioni, il sovrasfruttamento della biomassa legnosa e i tagli con profitto economico, proprio come le ceduazioni che non sono note in Sardegna se non perché’ importate da fuori per chiari interessi economici e non certo ecologici, erano state fermate giusto al fine di tornare entro tempi ragionevoli alla forma piu’ stabile e funzionale della foresta mediterranea ovvero la fustaia che rappresenta anche la forma di governo più’ idonea per aree demaniali di enorme valenza ambientale interne costituenti il cuore di aree parco che devono prioritariamente fornire servizi ecosistemici di valore assolutamente superiore.

  5. maggio 10, 2014 alle 10:18 am

    da La Barbagia. net, 9 maggio 2014
    Foreste demaniali in Sardegna: non vogliamo polemiche, vogliamo trasparenza: http://www.labarbagia.net/notizie/comunicati-stampa/7455/foreste-demaniali-in-sardegna-non-vogliamo-polemiche-vogliamo-trasparenza

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    8 aprile 2014
    In Sardegna ritornano i tagli delle foreste demaniali di ottocentesca memoria?: http://www.labarbagia.net/notizie/comunicati-stampa/7303/in-sardegna-ritornano-i-tagli-delle-foreste-demaniali-di-ottocentesca-memoria

  6. Juri
    maggio 10, 2014 alle 12:13 pm

    Quando si afferma che le ceduazioni fanno bene alla foresta e all’ecosistema, e addirittura che si tratta di una forma millenaria di gestione delle foreste sarde, si fa un’operazione molto scorretta. Come dice Sardo, non è intellettualmente onesto far passare uno sfruttamento commerciale della foresta come un beneficio ambientale (come si fa a dire che la ceduazione crea una struttura territoriale di elevato valore ecologico??) e non è affatto vero che le ceduazioni, intese nelle forme moderne, siano state il regime di governo dei boschi sardi. Anzi, la Sardegna, come si legge nel libro di Enea Beccu, vantavano tra le più grandi formazioni a fustaia d’italia fino ai primi decenni dell’800 e furono proprio le ceduazioni massive operate successivamente a determinare non la sparizione della foresta, ma una sua devastante involuzione che la rese prone al micidiale circolo vizioso incendio-pascolo. Dunque, se proprio si vuole semplificare, si può dire che fu proprio il passaggio al governo a ceduo a determinare la scomparsa di centinaia di migliaia di ettari di foreste in Sardegna.

    Altre considerazioni: ormai il termine “sostenibile” sembra esser diventato il passpartout per sdoganare un po’ tutto. Cosa significa che la ceduazione è una forma sostenibile?
    Che si riforma una boscaglia povera e brutta che dopo 20-30 si può ritagliare e così via? Perché si vuol far passare il fatto assolutamente ovvio che comunque gli alberi tagliati rigermogliano come la dimostrazione di inesistenti benefici ecologici-culturali (sic!) insiti nelle ceduazioni?
    Si abbia almeno l’onestà intellettuale di spiegare che il ceduo è una forma di degradazione dell’ambiente forestale che però si vuole reintrodurre con lo scopo di trarre un profitto economico dalle foreste.

    C’è poi una questione di metodo.
    Seguendo una deleteria tendenza dei nostri giorni, si “salta” la fase di merito e di informazione approfondita per passare direttamente a quella “social network oriented”, a cominciare dagli improbabili nomi che si assegnano alle facoltà universitarie (che c’azzecca un “forestry school” per un’istituzione accademica sarda ce lo spiegheranno prima o poi, magari quegli stessi che hanno imposto nel sito della Regione il nome in sardo degli assessorati). Mi pare, insomma, che ci sia la pretesa che la pubblica opinione faccia un atto di fede senza neppure che le venga spiegato cosa esattamente cosa si vuol fare: cedui a raso? cedui composti? turnazioni lunghe quanto? foreste e estensioni delle aree interessate dalle ceduazioni? destino dei cedui invecchiati? destino delle foreste già a buon punto verso la forma a fustaia? chi sono i soggetti che hanno interessi economici in questo ipotizzato cambio di governo delle foreste?
    Ad oggi non si sa nulla. Solo tanti link a schede generiche sulle foreste demaniali sarde, dove però poi si legge che la conversione da ceduo a fustaia è (era?) uno degli obiettivi istituzionali dell’Ente Foreste in quanto forma migliore di gestione forestale
    Perché questa mancanza di informazioni su un tema così importante?
    E anche l’atteggiamento di sufficienza e un po’ da “padroni” delle foreste che sembra provenire dall’Ente Foreste e da chi ha interessi nella redazione dei Piani Forestale mi sembra molto stonato, perché si parla di un bene collettivo, ancor più collettivo perché si tratta delle foreste pubbliche della Sardegna e non di quelle di proprietà private.

    Attendiamo che l’Ente Foreste, dopo aver speso 1,2 milioni di Euro pubblici per far redarre a società private piani forestali per la Sardegna, finalmente ne spenda almeno qualcuno per dare tutte le informazioni di dettaglio sulla futura pianificazione forestale.

  7. Raimondo Cossa
    maggio 10, 2014 alle 2:21 pm

    Ritengo che la ceduazione è un intervento antropico per giustificare lo sfruttamento economico dei boschi.
    Poi, chi la presenta come un sistema per incrementare la biodiversità, per incrementare economie e bilanci, e creare opportunità occupazionali, sta solo facendo demagogia, a scapito del patrimonio ambientale.
    Ritengo anche che le foreste sarde vanno conservate e salvaguardate come patrimonio identitario sardo, nonché per la rappresentatività in ambito mediterraneo.
    Ritengo inoltre che la pianificazione di questo processo non va lasciata a un qualsiasi ente regionale (ne abbiamo fin sopra i capelli di enti) ma alla regione stessa, perché appunto, le foreste sono patrimonio collettivo.
    Per questo penso che l’intervento della nuova giunta regionale sia dovuto.

  8. Carlo Poddi
    maggio 10, 2014 alle 4:08 pm

    Innanzitutto ritengo che chiedere maggiore trasparenza sia nei diritto di tutti i cittadini, ma allo stesso tempo si impone anche una maggiore attenzione agli avvenimenti.
    Ma aldila di queste considerazioni credo che se si desidera ridiscutere il PFAR con la Regione ed i suoi uffici, ritengo che RAS possa trovare il modo di venire incontro alle esigenze di trasparenza (che vi è comunque stata) anche perché il PFAR, è stato soggetto a procedura di VAS come qualsiasi Piano di tale portata.
    Ritengo inoltre che l’affermazione che” le foreste sarde vanno conservate e salvaguardate come patrimonio identitario sardo, nonché per la rappresentatività in ambito mediterraneo ” siano da rispettare ma credo che la gestione del patrimonio forestale debba tenere conto di tutte le esigenze presenti anche di quelle che vedono il loro patrimonio forestale come una risorsa economica..
    Ai Piani di Gestione Particolareggiati il compito di stabilire queli foreste debbano essere soggette a interventi selvicolturali( i tanti disprezzati tagli boschivi) che ne permettano la loro permeazione e mantenimento in quella dinamica vegetazionale che va oltre ad un concetto meramente naturalistico del termine…
    Riguardo chi afferma che si presentano le possibilità dei diversi tagli eccessivi come quelli già avvenuti, credo che quello lo si possa vedere solo leggendo i diversi piani di Gestione o economici che dir si voglia, cosi da valutare piano per piano cosa comporta all’interno della pianificazione.
    Vi porto a conoscenza che la regione Sardegna è una grossa importatrice di legna da ardere, e credo che pensare di utilizzare i propri boschi gestiti da un’oculata pianificazione che ne permetta un utilizzo economico e produttivo nel senso più antico del termine, sia auspicabile e desiderabile da tutti.
    Il discorso di immagazzinamento di Co2 che è stato sventolato, merita una più attenta discussione perche prima di immagazzinarla, bisognerebbe adottare regimi che ne permettano la riduzione della produzione e solo successivamente si dovrebbe cercare di bloccarla immagazzinandola… Come al solito, si nota un atteggiamento che non tiene conto delle istanze del mondo rurale- forestale che chiede che il proprio territorio venga utilizzato (non sfruttato e su questo credo che siamo tutti d’accordo) e permetta anche un risultato economico che passa anche attraverso le utilizzazioni forestali ponderate su il mantenimento della copertura e permettendo l’uso del bosco da parte di tutte le componenti sociali..anche di quelli che vogliono goderne anche solo dell’aspetto ricreazionale, passando da coloro che vedono nel mantenimento della foresta un modo per fare qualcosa per combattere l’aumento della CO2 nella nostra atmosfera..
    Io spero che molti non continuino a ragionare solo con l’atteggiamento NIMBY ( Not In My Back Yard – non nel mio giardino) perche tanto per scaldarsi si utilizza i mitici pellet oppure combustibili fossili (dato che in Sardegna non esiste una rete del Metano).
    Comunque rimango dell’idea che sia giusto che tutti si interessino di gestione delle foreste perchè sono una risorsa importantissima sotto tutti i punti di vista. Spero che la discussione si porti avanti perchè solo cosi avremmo una maggiore coscienza della nostra terra e delle sue potenzialità, arrivando a capire che attraverso un oculata gestione dei nostri patrimoni forestali potremmo avere anche una maggiore possibilità economica..
    Altra precisazione: vero che il Piano di Gestione sostituisce le PMPF come normativa vigente, ma ricordo che tutti gli interventi sono comunque oggetto di controllo e collaudo del CFVA che effettua i dovuti e necessari controlli.

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 11, 2014 alle 11:23 pm

      Egregio sig. Poddi mi chiedo se la sua sia solo ignoranza oppure disonesta’ intellettuale bell’e buona. C’e’ anche una terza ipotesi ovvero che l’ignorante sia io ma tutti gli interventi finora sembrano suggerire il contrario, nonché le mie, seppur limitate conoscenze in materia di ecologia forestale e non. In questo caso poi direi che non c’e’ neppure bisogno di avere una conoscenza approfondita della materia perché che una foresta lasciata a se stessa sia più naturale di una sottoposta ad intervento umano di qualsiasi tipo (escluso interventi di ricostituzione boschiva e di lotta all’erosione avvenuti o tuttora in corso). E’ quasi una tautologia!
      Ma mi dica, di chi sarebbero per Lei quelle esigenze “che vedono il loro patrimonio forestale come una risorsa economica”? Dei cittadini sardi che bricconcelli non vogliono tagliare le loro foreste e poi vanno a comprare i pellet e la legna da ardere del continente? Come se i privati non potessero impiantare foreste a scopo produttivo! No, bisogna “utilizzare” quel poco di naturale che c’e’ rimasto. Inoltre non dimentichiamoci che il bosco in Sardegna, a causa delle precipitazioni ridotte e dell’eccessivo calore estivo, cresce molto più lentamente che nelle zone del continente dalle quali importiamo legna da ardere. Quindi il discorso produttivo lasciamolo fare ai privati e non tocchiamo le foreste demaniali, per favore!
      Cosa intende per “permeazione” e “dinamica vegetazione”? Mi fa poi sorridere leggere la frase “meramente naturalistico” in un mondo dove la natura e’ stata soppiantata dall’azione sempre distruttiva dell’uomo soprattutto dall’avvento dei combustibili fossili!
      Il discorso sulla CO2 può meritare tutte le discussioni di questo mondo ma una cosa della quale non ha sicuramente bisogno e’ di perdere tempo a intervenire solo a monte (evitare di immetterla nell’aria). Non basta neppure intervenire sia a monte che a valle di questo passo. Bisogna intervenire e con la massima celerità in tutte le direzioni prima che sia troppo tardi! Ma Lei le legge le relazioni sempre più (giustificatamente) allarmanti del IPCC (International Panel on Climate Change)? Eccole il link e poi ne riparliamo:
      http://www.nimbus.it/articoli/2013/130927rapportoIPCC.htm

      • Carlo Poddi
        maggio 12, 2014 alle 12:32 am

        Innanzitutto in un discussione io porto con me, quando partecipo in una discussione come questa, tutta la mia onestà intellettuale e come in tutte le discussioni, capisco che vi siano i diversi punti di vista.. Quando parlo di esigenze, mi riferisco a quelle sia delle popolazioni interessate, che dello stesso Ente Foreste che le ricordo che viene mantenuto efficiente con i soldi nostri.. Quindi mi augurerei che se vi fosse la possibilita remota che quasiasi intervento dell’Ente posso avere ricadute economiche oltre che ambientali quali il mantenimento delle condizioni di sicurezza idrogeologica dei versanti etcc….
        Altra cosa io prima di parlare di ciòche è previsto dai piani di Gestione, avrei l’umiltà di andare a leggermi queli siano gli interventi previsti nel periodo di validità del Piano e solo dopo aver letto e magari approfondito sia il tipo di intervento che andare a vedere dove e in quale tipologia di soprassuolo si voglia effettuare quella che vien definita come “riconversione in ceduo della fustaia” ma forse io ho un atteggiamento troppo tecnico.
        I cittadini sardi non sono bricconcelli come lei definisce ma sono solo una popolazione che ha determinate esigenze….e tra queste vi sono anche operazioni selvicolturali che hanno e possono avere ricadute economiche anche nelle popolazioni locali intendendo come ricaduta economica la possibilità di acquistare legna da ardere in loco a condizioni economicamente piu vantaggiosa (dato anche molti dei terreni concessi all’ente sono comunque terreni ad uso civico temporaneamente sgravati dall’uso civico) senza tralasciare ricadute occcupazionali che al momento pero sono state limitate…
        Mi rendo conto che dovro rileggermi il link dell’IIPC ma lo consiglio vivamente a tutti anche per rivedere quali siano gli stili di vita da rivedere in un ottica meno carboniosa….
        Altr cosa non credo che i piani prevedano questi tagli smisurati che si descrivono e state tranquilli che, dovendo affrontare tutto il processo di autorizzazione del CFVA, non credo che loro siano delle persone che non tengano conto di cio che voi affermate….
        Questa naturalmente vuole essere solo la mia opinione, che lungi dal voler essere unica…
        Ma ribadisco consiglierei a tutti di andare a leggere cosa vi è scritto in ogni singolo piano perchè da tecnico forestale posso solo dire che non credo che gli interventi siano di “taglio raso” e per diversi ettari, quindi buona lettura a tutti e ad ognuno le proprie….

      • Riccardo Pusceddu
        maggio 12, 2014 alle 10:02 am

        allora mi faccia capire: per Lei il taglio di un albero e la sua asportazione apporta un beneficio per la biodiversita’ o il mitigamento del riscaldamento globale oppure no? Oppure la Sua e’ una posizione di compromesso tra il rispetto di questi imperativi e una necessaria funzione produttiva finanziaria, quella che si ottiene dalla vendita del legname?
        Ho appreso con tristezza che l’Ente Foreste Sardegna compendia nel suo statuto interventi di silvicoltura ma non sono sicuro se essi devono avere solo valenza dimostrativa o essere eseguiti anche a scopo di reddito, magari come suggerisce Lei per finanziare proprio lo stesso ente che li gestisce. Se questo e’ vero allora io auspicherei la modifica dello statuto nella direzione di vietare interventi di qualsiasi tipo (eccezion fatta per quelli di ripristino delle condizioni originarie del bosco e per le opere antincendio) nelle poche foreste pubbliche rimaste.
        La produzione di legname lasciamola fare ai privati nei loro terreni! Se il prezzo della legna non e’ competitivo allora si potrebbero dare degli incentivi (giustificati dal fatto che si eviterebbe l’importazione di legna da ardere dal continente con conseguente emissione di CO2 per il suo trasporto sull’isola).
        Le foreste sarde vanno lasciate stare al naturale oppure magari allargate. Questa e’ la mia posizione.
        Non ho letto i piani ai quali Lei si riferisce ma ho preso per buono quello che il GrIG ha illustrato nell’articolo. Se questo non corrispondesse a verità Le sarei grato se potesse inviarmi un link su di essi così che io possa confrontarli con quanto sostenuto dall’articolo che stiamo commentando.
        Grazie

  9. Sardo
    maggio 10, 2014 alle 6:59 pm

    Il PFAR ha ormai la sua età’ e non può’ essere il passaporto per tutto anche per una pseudo sostenibilità’. Ancora, qualcuno non è’ entrato nell’ottica che si sta parlando di ceduazioni cioè’ estesi tagli rasi in foreste demaniali che proprio per il loro regime giuridico sono state sottratte a qualsiasi speculazione ma anche a qualsiasi utilizzazione commerciale anche quando si parla di legna da ardere ; stiamo parlando di ecosistemi molto complessi in ambiente mediterraneo che necessitano di attenta protezione e di conservazione dopo secoli di sfruttamento selvaggio che infatti ha prodotto la riduzione di queste foreste spesso a livello evolutivo di macchia foresta che necessita attualmente di un intervallo ultra secolare per tornare all’alto fusto la forma piu’ stabile e funzionale soprattutto in funzione di protezione idrogeologica e di conservazione ambientale tra gli ecosistemi forestali in particolare in ambiente mediterraneo. E’ certo inoltre, ed è’ quanto mai naturale che venga attentamente vagliato come chiede giustamente l’opinione pubblica anche in questo blog, che appare paradossale che ci si sia rivolti all’esterno (e non si sia proceduto all’interno della regione che ha appaltato il progetto) e per di più’ ad un impresa “Toscana” per tornare in grande stile a dei tagli di utilizzazione che effettivamente rappresentano l’anacronistica riproposizione proprio dei tagli ottocenteschi di toscani, piemontesi, francesi e chi più’ ne ha più’ ne metta tanto ci stanno, che purtroppo hanno diffusamente degradato in drammatico connubio con gli incendi le nostre foreste e che invece proprio la demanializzazione e l’attenta gestione conservativa dell’azienda foreste demaniali della regione hanno dapprima fermato e poi consentito di invertirne la tendenza. Suvvia, per dirla come i toscani che ora piacciono tanto, siamo seri, nessuna polemica non dovrebbe essercene, infatti si vuole solo chiarezza proprio per evitare questo ennesimo scempio del nostro ambiente naturale al pari delle tanto decantate a suo tempo centrali eoliche, fotovoltaiche a biomasse, fantomatiche miniere d’oro e cose di questo genere. Ischida Sardigna!

  10. maggio 13, 2014 alle 4:20 pm

    conferme.

    da Sardinia Post, 13 maggio 2014
    Sardegna regione verde d’Italia: in 10 anni 54mila ettari di foreste in più. (Francesca Mulas): http://www.sardiniapost.it/cronaca/sardegna-regione-verde-negli-ultimi-10-anni-foreste-guadagnano-54-mila-ettari/

  11. maggio 16, 2014 alle 3:03 pm

    dal blog di Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, 15 maggio 2014
    Foreste demaniali in Sardegna: non vogliamo polemiche, vogliamo trasparenza: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/05/foreste-demaniali-in-sardegna-non-vogliamo-polemiche-vogliamo-trasparenza/

  12. Carlo Poddi
    maggio 21, 2014 alle 8:25 pm

    ecco anche il programma dettagliato che si può scaricare dal link comunque:
    Incontro – Dibattito sulla Pianificazione Forestale dell’Ente Foreste della Sardegna ed
    escursione in bosco per l’esemplificazione di alcuni interventi selvicolturali proposti

    Foresta Demaniale di Marganai
    Centro Minerario di Arenas – Fluminimaggiore (CI)
    27 maggio 2014

    La giornata sarà l’occasione per affrontare tutte le tematiche e le eventuali criticità legate alla
    pianificazione forestale di vario livello ed agli orientamenti gestionali perseguiti dall’Ente Foreste
    della Sardegna. I sopralluoghi in campo saranno una opportunità per osservare direttamente in
    bosco, con il supporto ed i chiarimenti forniti da tecnici, docenti ed esperti del settore, gli effetti dei
    diversi interventi selvicolturali sulle tipologie forestali presenti.

    PROGRAMMA

    ore 9:30 Introduzione e presentazione della giornata

    ore 10 Interventi programmati:

    – ore 10:00
    I Piani Forestali Particolareggiati (PFP) dell’Ente Foreste; Inquadramento della
    pianificazione particolareggiata nell’ambito della Pianificazione Forestale ed Ambientale
    Regionale (DGR 25/0953/9 del 27.12.2007);

    – ore 10:15
    I Piani Forestali Particolareggiati (PFP) dell’Ente Foreste della Sardegna: orientamenti
    gestionali e sostenibilità degli interventi con riferimento al “dialogo regionale, nazionale e
    internazionale sulla foresta”;

    – ore 10.30
    Breve presentazione del Piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai, un
    esempio di gestione sostenibile del ceduo (Determinazione n. 95 del 3 dicembre 2010 –
    Provincia Carbonia Iglesias);

    10.45 Pausa caffè

    ore 11 Dibattito
    Tutti coloro che vorranno formulare osservazioni o quesiti sono invitati a partecipare alla
    discussione.

    ore 13 Pausa pranzo
    I partecipanti dovranno provvedere al proprio pranzo da asporto.

    ore 14-17 Sopralluoghi in campo
    Attraverso delle soste programmate lungo un sentiero di circa 4 km di media difficoltà che
    si snoda all’interno della foresta demaniale, i funzionari dell’Ente Foreste
    accompagneranno i visitatori in un percorso tematico legato principalmente al governo a
    ceduo (tempo stimato 3 ore). Nello specifico saranno attraversate aree già sottoposte a tale
    forma di governo e aree per cui la stessa è prevista nei prossimi periodi di applicazione
    del Piano di gestione del Marganai in vigore. Ai partecipanti saranno date informazioni
    tecniche legate alle varie forme di trattamento e fornito riscontro sulla sostenibilità
    ambientale, economica e sociale di questa forma di governo nel contesto regionale.

    • maggio 21, 2014 alle 8:52 pm

      dott. Poddi, abbiamo capito che desidera far pubblicità alla manifestazione, però non può mandarci 6 – numero sei – commenti pressochè identici: è spam.

      Stefano Deliperi

      • Carlo Poddi
        maggio 21, 2014 alle 9:02 pm

        Chiedo scusa ma il mio voleva solo essere un portare alla vostra conoscenza la cosa.. Ritengo che proprio la mancata comunicazione tra le persone che sono interessate sia una delle cause della cosidetta “mancata trasparenza”e se ritiene necessario cancelli pure i miei messaggi… In effetti bastava uno ..E io non voglio fare nessuna pubblicità a nessuno ma solo permettere che vi sia un maggior conoscenza e coscienza forestale..
        Cordialmente Carlo Poddi

      • maggio 21, 2014 alle 9:34 pm

        ne bastava uno 😉

        Stefano Deliperi

  13. Stella
    maggio 25, 2014 alle 6:41 pm

    Scusate, ma mi è sembrato di capire che il solo governo a ceduo possa soddisfare le istanze del mondo rurale e forestale, come se il governo a fustaia, non permetta di produrre legna da ardere o altri servigi, visto che mi sembra improbabile che dalla macchia o dalle leccete si possano ottenere assortimenti da opera. Non è forse la fustaia che assicura la massima biodiversità e la massima protezione idrogeologica? Anche la fustaia a fine turno si taglia, dai tagli di utilizzazione si ottiene anche legna da ardere. Uno degli obbiettivi della Regione Sarda, con l’acquisizione al Demanio di grosse superfici private, le quali avevano come principale obbiettivo quello di fare cassa, era proprio quello di intervenire con i tagli di ricostituzione o interventi di avviamento ad alto fusto, al fine di arrivare al raggiungimento di una fustaia transitoria ed ai tagli di rinnovazione, assicurando mediante rinnovazione gamica (da seme) la perpetuità del bosco, imitando la natura. Naturalmente i boschi si rinnovano col seme, non per polloni. La rinnovazione per polloni nei boschi di latifoglie mediterranee avviene solo dopo il passaggio dell’ascia e del fuoco.
    Inoltre mi è sembrato di capire che molte discussioni e fraintendimenti nascono dalla mancanza di dati, di trasparenza, giustamente i tecnici ragionano come tali, ma qui non si sta mettendo in discussione la coltivazione del bosco, che si sa non si coltiva stando a guardare che cresca. La preoccupazione maggiore è la speculazione sulla proprietà pubblica, vale a dire di tutti. Pertanto devono essere ascoltate le istanze della maggioranza dei Sardi. Trasparenza quindi, in primis. Dove sono i dati di cui si parlava? Inoltre i dati possono essere manipolati ad uso e consumo, pertanto devono essere divulgati con completezza e non in percentuale es. % di ceduo rispetto alla superficie totale, infatti tale informazione può essere fuorviante, il dato deve essere fornito in ettari per compresa sul totale degli ettari della foresta, inoltre deve essere fornita l’entità della ripresa e l’estensione dei tagli (prese) pendenze, fruizione prevalente, età del bosco al momento del taglio, infrastrutturazione, centri aziendali ecc., andrebbero altresì divulgati i dati degli incontri partecipativi e delle richieste fatte in tali contesti, al fine di evitare quello che spesso succede si decide di fare una cosa e poi se ne fa un’altra.

    Sos bighimot.

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 26, 2014 alle 11:18 pm

      Selvicoltura Sistemica non ceduo. Guardate in rete alla voce

  14. maggio 31, 2014 alle 2:54 pm

    nessuna polemica, ma “oltre 40 partecipanti” vuol dire che c’erano in pratica gli “addetti ai lavori” e i “laureandi in Scienze Forestali ed Ambientali di Nuoro (Università di Sassari)”.

    Ha poco senso concentrarsi sui risultati relativi a un solo “cantiere” forestale quando non si chiarificano i termini dell’operazione complessiva.

    L’abbiamo detto e ripetuto, ma non s’è colto.

    pazienza, sarà per un’altra volta.

    dal sito web istituzionale dell’Ente Foreste della Sardegna, 30 maggio 2014
    Resoconto su “Incontro-Dibattito sulla Pianificazione Forestale dell’Ente Foreste della Sardegna”: http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=256577&v=2&c=12078&t=1

  15. Carlo Poddi
    maggio 31, 2014 alle 5:43 pm

    Mi dispiace ma non è stato possibile anche per me andarci… per problemi vari ma fondamentalmente perche ero impeganto in un udienza presso la Corte d’Appello sezione Agraria… Chiedo Venia e non sono neppure riuscito a parlare con i miei colleghi dell’Ente Foreste per sapere come fosse andata,,,
    Riguardo all’ultima dichiarazione che “ha poco senso concentrarsi ad un solo cantiere forestale quando non si chiariscono i termini dell’operazione complessiva ” posso consigliare di chiedere che si effettuino incontri di comunicazione (trasparenza) di cio che viene previsto all’interno dei diversi piani particolareggiati e credo che tale richiesta credo che si possa fare direttamente all’Ente Foreste.. che a quanto so, è rimasto decisamente sorpreso della levata di scudi effettuata dal GRIG.
    Credo che questo abbia evidenziato i limiti di comunicazione delle attività dell’Ente e mi sembra giusto che se si ritenga opportuno chiedere che vengano svolte atttività di comunicazione e confronto in relazione a tutte le attività previste dai tutti i piani particolareggiati (sono 27 distretti e quindi sono 27 piani particolareggiati)
    Dalle informazioni in mio possesso, mi risulta che gli interventi sono diversificati proprio a seconda del soprassuoli (cosi come deve essere fatto) ma chiedere è lecito rispondere a cortesia….

    • maggio 31, 2014 alle 5:54 pm

      ripeto ancora una volta, Carlo: non c’è alcun intento polemico da parte nostra nè alcuna “levata di scudi”, ma un’esigenza fondamentale di trasparenza e chiarezza sul presente e il futuro di uno dei “cespiti” primari del patrimonio ambientale isolano.
      L’informazione ambientale è, poi, prevista sui siti web istituzionali dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, non una semplice “cortesia” 😉

      Stefano Deliperi

      • Carlo Poddi
        maggio 31, 2014 alle 7:38 pm

        si sono d’accordissimo con voi e credo che la deficienza di comunicazione sembra evidente e anche se non lo fosse stata, si renderebbe comunque opportuna…
        Il mio “chiedere è lecito….” era solo un modo “leggero” di scrivere…
        Io credo che si tratti di mettersi in maniera chiara a parlarne e a chiedere le dovute e necessarie spiegazioni e/o chiarimenti per arrivare ad una condivisione o anche avere il giusto contributo per migliorare l’oggetto della discussione “una pianificazione forestale” che sia condivisa con tutte le categorie di utilizzatori e fruitori diretti e indiretti….

      • maggio 31, 2014 alle 7:39 pm

        d’accordo su tutto 😀

  16. Juri
    giugno 1, 2014 alle 3:24 pm

    Dibattito finalizzato ad informare o spot pubblicitario della serie “ceduo è bello”?
    Leggendo le presentazioni sembra proprio di cadere nel secondo caso. Ci sono anche gli slogan che paiono pure essere un’involontaria ammissione: «La valorizzazione del ceduo mediterraneo riveste un forte significato dimostrativo» (!).
    Forse sarebbe stato meglio connotare il tutto con un forte e onesto carattere informativo, più che dimostrativo.
    Continuo a ritenere che l’approccio con cui l’Ente Foreste sta portando avanti la campagna pro-ceduo (dopo decenni di un’opposta attività di conversione da ceduo a fustaia) non sia per nulla corretto, non si può far credere all’opinione pubblica che il ceduo valorizza la foresta e la biodiversità! Addirittura si vorrebbe far passare l’esito tutt’altro che tranquillizzante di alcune sperimentazioni come un’inesistente conferma dei benefici del ceduo.
    Mi riferisco alla pag. 18 di questa presentazione

    Fai clic per accedere a 3_68_20140530121759.pdf


    dove i numeri esposti sembrano indicare che le ceduazioni favoriscano la retrocessione da lecceta a macchia di corbezzolo (specie meno appetita dagli ungulati e a crescita più rapida).
    Mi chiedo poi come si possano fare affermazioni di questo tipo
    5) La ceduazione all’interno delle Foreste Demaniali favorisce la creazione di un mosaico
    eterogeneo a maggiore diversità di habitat e specie, coerentemente con gli obiettivi di
    conservazione.
    Non penso che questo modo di fare “informazione” possa contribuire né a fare chiarezza né a fugare i dubbi su cosa si stia preparando nelle foreste demaniali sarde. Anzi.

  17. giugno 1, 2014 alle 5:39 pm

    veramente non c’è (ancora) una “lettera aperta”.

    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2014
    AMBIENTE. Trasparenza sull’uso delle foreste demaniali.

    Trasparenza e chiarezza sul futuro delle foreste demaniali. A chiederlo è il Gruppo d’intervento giuridico, con una lettera aperta inviata al presidente della Regione e all’Ente foreste. “L’annunciata retrocessione dei boschi sardi a ceduo (taglio delle piante) preoccupa – scrivono gli ambientalisti – in assenza di una reale pianificazione destinata alla salvaguardia e all’incremento delle foreste demaniali”. Ora gli ambientalisti si attendono dalla Giunta e dall’Ente chiarezza e trasparenza proprio sul futuro della pianificazione forestale.

  18. sgrunf
    giugno 1, 2014 alle 8:30 pm

    Come sempre Juri coglie alcuni aspetti fondamentali della questione. Sembra poi che l’attenzione debba rivolgersi solo ed esclusivamente all’autosostentamento della gestione selvicolturale per mezzo del ceduo, ovviamente senza alternativa nei boschi privati, ma solo “slogan” per i boschi pubblici demaniali, inalienabili e senza fini economici, come nella nostra Isola, ad altissima valenza ambientale e cuore delle sue principali aree parco; ecosistemi pubblici di valore estremamente più grande rispetto al semplice bilancio di macchiatico (della sola legna da ardere) i cui servizi, pagati dalla collettività, devono essere finalizzati ad evitare spese enormemente maggiori dovute a dissesti danni e distruzioni, comprese quelle tragiche di numerose vite umane, causati oggi dal cambiamento climatico. Sembra che ammettere nel sistema progettuale regionale un “dietro front” sulla ceduazione rappresenti chissà quale assurda eresia. Un centimetro di suolo sul Marganai vuol dire un processo naturale che richiede 1 milione di anni per la sua generazione ma che viene spazzato via anche in meno di 24 ore da eventi piovosi autunno-invernali, come quelli che stiamo sempre più spesso conoscendo, anche nel Sud Sardegna, proprio perchè non più protetto dalla più evoluta e funzionale copertura forestale che possa esistere in ambiente mediterraneo, la lecceta d’alto fusto, sostituita, o “sostituenda” (come si può vedere dalla “ricca” documentazione fotografica “dimostrativa”), da un semplice ceduo o addirittura da una macchia di corbezzolo. Conservare questi straordinari ecosistemi che lentamente si stavano riprendendo dallo sfruttamento, saggiamente sospeso dagli anni ’50 del secolo scorso, e si stavano riavviando all’alto fusto non è integralismo “islamico” da combattere ad ogni costo ma è indirizzo da comprendere, rispettare e possibilmente recepire prima che sia troppo tardi! Per questo anche senza ricorrere a presentazioni più o meno articolate può essere utile ricordare quel che diceva Lev Tolstoi in Anna Karenina (vol.I, cap.XVI): “Tu ti illudi di intenderti di selvicoltura, il che non è cosa facile. Hai contato quanti alberi ci sono nel Tuo bosco? Come? Contare gli alberi? Solo una grande mente potrebbe farlo! Già, ma la grande mente di un commerciante di legname è capace di farlo. Nessuno di loro compra senza contare, a meno che non gli si regali la merce!”…!

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  19. Carlo Poddi
    giugno 1, 2014 alle 8:33 pm

    Be non posso che augurare che la richiesta di trasparenza sia soddisfatta…Non so se sia andato qualcuno dei partecipanti del Gruppo che partecipa a questa discussione all’incontro organizzato dall’Ente, ma credo che si sia reso necessario un incontro e/o una partecipazione ad una qualsiasi forma di discussione che renda possibile il soddisfacimento delle richieste di trasparenza e informazione su una tematica cosi imppportante come la pianificazione forestale del territorio demaniale nelle modalità che ognuno riterrà opportuna… Io come tecnico posso solo stare ad ascoltare e valutare la congruità delle risposte da parte di chi si vorrà o dovrà mettersi in discussione per una tematica cosi importante… Importante è capirsi dopo una necessaria spiegazione… Del resto io non sono parte in causa ma solo un tecnico forestale che si occupa di tali tematiche e posso solo dire che bisogna scegliere cosa si voglia fare di un patrimonio forestale che ha bisogno comunque di cure colturali, e non solo opere di valorizzazione o di mera protezione…
    Vero che Ente Foreste deve svolgere un attività che possa anche creare le condizioni di sviluppo economico in maniera sostenibile(che brutta parola ormai è diventata forse dovuto all’abuso che se ne fa..) ma credo che se vi sia la possibiltà di creare quelle condizioni economiche legate allo sviluppo di un economia forestale compatibile con quelle che sono le esigenze di tutto il panorama di persone interessate alla gestione e pianificazione forestale… Certo si deve decidere se vogliamo continuare ad avere una”non pianificazione” del bosco che ha portato ad avere un Sardegna ricca di boschi poveri…oppure scegliere di gestire attivamente ed in maniera produttiva i nostri boschi, che naturalmente hanno diverse funzioni ma anche la funzione produttiva..anche perchè di legna da ardere ne consumiamo parecchio e viene soprattutto da altre regioni e nazioni…..
    In My Humble Opinion (IMHO)

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