Ecco il ricorso dello Stato contro lo stravolgimento del piano paesaggistico regionale.


Narbolia, pineta costiera di Is Arenas e gru

Narbolia, pineta costiera di Is Arenas e gru

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – I serie speciale Corte costituzionale – n. 8 del 12 febbraio 2014 il ricorso dello Stato n. 1/2014 per conflitto di attribuzione avverso la deliberazione di Giunta regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013 di prima adozione dello stravolgimento del piano paesaggistico regionale da parte dell’Amministrazione Cappellacci.

Alla richiesta ecologista di revoca di questa deliberazione e di quella (la n. 6/18 del 14 febbraio 2014) di approvazione definitiva dello scempio del P.P.R., il nuovo Presidente della Regione Francesco Pigliaru ha pubblicamente risposto positivamente, confermando quanto affermato in campagna elettorale.

Ci sono, però, tempi tecnici necessari per la proclamazione dei risultati elettorali, la convocazione del Consiglio regionale, l’insediamento della nuova Giunta regionale prima dell’auspicata adozione dei provvedimenti di revoca delle delibere illegittime di stravolgimento del P.P.R.

Alghero, Bastioni e centro storico

Alghero, Bastioni e centro storico

Nel mentre quei provvedimenti, nefasti per l’ambiente i valori culturali del territorio, si consoliderebbero, considerando che – anche ad avviso dell’Avvocatura dello Stato oltre che con più modestia nostro – i primi effetti negativi sono già sorti con l’adozione dell’ottobre 2013 (contrariamente a quanto pensano altre associazioni ambientaliste).

Preferiamo, quindi, impugnare comunque in via cautelare i provvedimenti regionali illegittimi che hanno stravolto il P.P.R. perché sono necessari atti a fatti concreti per salvaguardare questa nostra Terra.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Stemma Repubblica Italiana

N. 1 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE

10 gennaio 2014

Ricorso per conflitto tra enti depositato in cancelleria il 10 gennaio 2014 (del Presidente del Consiglio dei ministri). Paesaggio (Tutela del) – Regione Sardegna – Piano paesaggistico regionale – Deliberazione della Giunta regionale recante aggiornamento e revisione del Piano – Ricorso per conflitto di attribuzione promosso dal Governo – Denunciato mancato coinvolgimento dell’Amministrazione statale nell’attivita’ di aggiornamento – Invasione della competenza statale esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e di tutela del paesaggio – Contrasto con le prescrizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, costituenti norme di grande riforma economico-sociale, affermanti il principio di codecisione paritetica necessaria – Esorbitanza dai limiti statutari – Violazione dei principi di adeguatezza e differenziazione. – Delibera della Giunta della Regione Sardegna del 25 ottobre 2013, n. 45/2. – Costituzione, artt. 9, 117, comma secondo, lett. s), e 118; Statuto della Regione Sardegna, art. 3; decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480, art. 6; decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, artt. 135, 143 e 156. (GU 1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n.8 del 12-2-2014)

Ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore (CF 80188230587), rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato (CF 80224030587), presso i cui uffici in  Roma,  Via  dei Portoghesi, 12 e’ domiciliato (per il ricevimento  degli  atti:  fax: 06.96.51.40.00; PEC: ags_m2@mailcert.avvocaturastato.it),  in  virtu’ della delibera del Consiglio dei ministri in data  13  dicembre  2013 che si versa in atti;

Contro la Regione  Sardegna,  in  persona  del  Presidente  della Giunta Regionale pro tempore;

Avverso la delibera della Giunta Regionale Sardegna n.  45/2  del 25 ottobre 2013 concernente «L. R. 23 ottobre 2009, n. 4, art.  11  – Piano Paesaggistico regionale della Sardegna, primo  ambito  omogeneo costiero, approvato con la delibera della Giunta  Regionale  n.  36/7 del 5 settembre 2006  –  Aggiornamento  e  Revisione  –  Approvazione preliminare»,  pubblicata  sul  Bollettino  Ufficiale  della  Regione Autonoma della Sardegna n. 49, Parti I e II, del 31 ottobre 2013, per la declaratoria della non spettanza alla Regione Sardegna dei  poteri ivi esercitati, e per il conseguente annullamento della delibera, per essere la stessa invasiva dei poteri dello Stato, e,  specificamente, per contrasto: con l’art. 3  dello  Statuto  Speciale  della  Regione Sardegna e con le Disposizioni di Attuazione di cui  all’art.  6  del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480; con gli artt. 9, 117, comma  2,  lett. s) e 118 della Costituzione; con gli artt. 135, 143 e 156 del d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei Beni Culturali  e  del  Paesaggio) quali norme interposte.

Fatto

    Come in epigrafe illustrato, con  la  delibera  n.  45/2  del  25 ottobre 2013 la Giunta Regionale della Sardegna ha approvato  in  via preliminare  (ai  sensi  dell’art.   11   della   L.R.   n.   4/2009: «Aggiornamento  e  revisione  del  Piano  Paesaggistico   regionale») l’aggiornamento del Piano  Paesaggistico  regionale  –  primo  ambito omogeneo – gia’ a suo tempo approvato con  Delibera  n.  36/7  del  5 settembre 2006.

Prima dell’adozione dell’atto la cui  costituzionalita’  oggi  si contesta con il presente ricorso, Stato e  Regione  Sardegna  avevano operato di comune accordo, nell’ottica di una  leale  collaborazione, in esecuzione di due Protocolli d’intesa (22 marzo 2011 e  16  maggio 2013,  per  la  ricognizione  delle   aree   sottoposte   a   vincolo paesaggistico),  nonche’  in   ottemperanza   alle   previsioni   del Disciplinare tecnico sottoscritto in data 1° marzo 2013 in attuazione del precedente Protocollo d’intesa del 19 febbraio  2007  finalizzato allo svolgimento dell’attivita’ di verifica e adeguamento  del  Piano paesaggistico regionale – primo ambito omogeneo, e  di  completamento della  pianificazione  paesaggistica  regionale  mediante  il   piano

paesaggistico regionale – secondo ambito omogeneo.

Interrompendo tale collaborazione, il Piano e’ stato invece  oggi adottato dalla Regione sul presupposto che la materia  del  paesaggio appartiene alla potesta’ legislativa esclusiva della Regione ed  alle sue competenze amministrative. Tanto,  sulla  base  della  previsione contenuta nell’art. 3, comma 1, lett. f) dello Statuto della  Regione (L. Cost. 26 febbraio 1948, n. 3), che contempla la materia «edilizia ed urbanistica» tra quelle di competenza legislativa regionale; e nel D.P.R. 22 maggio 1975, n.  480  («Nuove  norme  di  attuazione  dello Statuto Speciale della Regione  Sardegna»)  che,  all’art.  6  –  nel trasferire alcune competenze statali alla Regione – dispone  che  «il trasferimento … riguarda altresi’ la redazione e l’approvazione dei piani territoriali paesistici di cui all’art. 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497. La Regione potra’  avvalersi,  per  la  redazione  dei predetti piani, della collaborazione degli  orgali  statali  preposti alla tutela delle bellezze naturali e panoramiche».

E’ appunto questa ultima norma che la Regione richiama alla  base dell’atto che oggi si impugna.

L’atto, per le modalita’ con le quali e’ adottato e  per  il  suo contenuto, e’ tuttavia illegittimo  per  invasione  delle  competenze statali, e deve essere pertanto annullato sulla base  delle  seguenti considerazioni in punto di

Diritto

    1. L’interpretazione del complesso  normativo  sulla  base  della quale   la   Regione   ha   ritenuto   di   non   dover   coinvolgere l’Amministrazione statale nella attivita’ di aggiornamento del  Piano paesaggistico si pone in  primo  luogo  in  contrasto  con  le  norme statutarie.

E, invero, l’art. 3  dello  Statuto,  che  pure  contempla,  come visto, alla lettera f), la materia dell’«edilizia ed urbanistica» tra quelle  di  competenza  regionale,   precisa   comunque   che   dette attribuzioni sono esercitate «in armonia  con  la  Costituzione  e  i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e  col  rispetto degli obblighi internazionali e degli  interessi  nazionali,  nonche’ delle  norme  fondamentali  delle  riforme  economico-sociali della Repubblica».

Non sembra dubitabile che tra dette ultime  disposizioni  debbano essere ricomprese le prescrizioni contenute nel cd. «Codice dei  Beni Culturali e del Paesaggio» (d. lgs. 22 gennaio 2004, n.  42),  e,  in particolare (qui rilevanti quali norme  interposte),  gli  artt.  135 («Pianificazione paesaggistica»), 143 («Piano paesaggisticop)  e  156 («Verifica ed adeguamento  dei  piani  paesaggistici»),  norme  nelle quali le dette attribuzioni sono demandate allo Stato e alle Regioni.

E’ inoltre di piena  evidenza  come  l’intervento  regionale  sia (comunque anche) palesemente invasivo  della  competenza  legislativa statale esclusiva posta  dall’art.  117,  comma  2,  lett.  s)  della Costituzione  («tutela  dell’ambiente,  dell’ecosistema  e  dei  beni culturali») e dell’art. 9, rientrante  tra  i  Principi  fondamentali («La Repubblica… tutela il paesaggio  e  il  patrimonio  storico  e artistico della Nazione»).

2. E, invero, la Regione – che pure, nell’atto di cui si  tratta, richiama la giurisprudenza di  codesta  Ecc.ma  Corte  in  materia  – omette di considerarne i passaggi interpretativi realmente  decisivi, laddove si precisano i poteri di Stato  e  Regioni  ed  il  reciproco equilibrio in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio.

Con la pronuncia n. 51 del 2006 si e’  infatti  chiarito  che  la competenza del Legislatore regionale  a  intervenire  in  materia  di tutela del paesaggio non puo’ superare i limiti  di  cui  all’art.  3 dello Statuto, limiti derivanti dalle norme statali di grande riforma economico sociale.

«Il legislatore statale conserva», si chiarisce, in  particolare, «il potere  di  vincolare  la  potesta’  legislativa  primaria  della regione speciale attraverso l’emanazione di leggi qualificabili  come «riforme economico sociali»: e cio’ anche sulla base – per quanto qui viene in rilievo – del titolo di competenza legislativa nella materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosisteina e dei beni culturali», di cui all’art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., comprensiva tanto della tutela del paesaggio  quanto  della  tutela  dei  beni  ambientali  o culturali; con la conseguenza che  le  norme  fondamentali  contenute negli atti legislativi  statali  emanati  in  tale  materia  potranno continuare ad imporsi al necessario rispetto  del  legislatore  della regione Sardegna che eserciti la propria competenza  statutaria  nella materia «edilizia ed urbanistica»).

3. La necessita’ del raggiungimento del  punto  di  equilibrio  – rispondente peraltro al fondamentale principio  della  codecisione  e della compartecipazione necessarie tra Stato e Regione in tutte e tre le fasi in cui si articola la tutela  paesaggistica  (individuazione, pianificazione e gestione-controllo autorizzatorio dei vincoli),  che sorregge l’intero sistema della tutela del paesaggio – e’ stato  piu’ volte ribadito nella giurisprudenza di codesta Corte Ecc.ma.

Con piu’ specifico riguardo alla problematica dei rapporti tra lo Stato  e  le  Regioni  a  Statuto  speciale  in  materia  di   tutela paesaggistica, la Corte e’ difatti intervenuta piu’ volte  giudicando costituzionalmente  illegittime  le   disposizioni   regionali   che, discostandosi da quanto previsto dalle norme del  D.Lgs.  n.  42  del 2004 in tema di tutela paesaggistica – qualificabili  come  norme  di grande  riforma  economico-sociale  –  travalicano  i  corrispondenti limiti (di rispetto di tali norme  di  grande  riforma)  posti  dagli statuti speciali all’esercizio della competenza legislativa  primaria delle Regioni autonome.

Cosi’, tra  le  tante,  Corte  cost.,  24  maggio  2009,  n.  164 (dichiarativa  dell’illegittimita’  costituzionale  di  talune  norme della L. n. 22/2006 della Regione Valle  d’Aosta);  Corte  cost.,  17 marzo 2010, n. 101 (che ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale di  alcune  disposizioni  della   L.   n.   12/2008   della   Regione

Friuli-Venezia Giulia); Corte cost. 24 luglio 2013, n. 238 (sulla  L. 31 luglio 2012, n. 27 della Regione Valle d’Aosta).

Alla  luce  della  ratio  fatta  propria  nella   su   richiamata giurisprudenza, sembra dunque difficilmente contestabile che anche il principio di co-pianificazione  obbligatoria  (Stato-Regione)  per  i beni paesaggistici contenuto negli articoli 135, 143  e  156  del  d. lgs. n. 42/2004 – che rappresenta il «cuore» del sistema della tutela attorno  al  quale  ruotano  sia  i  vincoli,  sia   i   procedimenti autorizzatori e sanzionatori di gestione e controllo –  possa  essere qualificato  quale  norma  di  grande  riforma  economico-sociale  di diretta applicazione anche nella Regione Sardegna.

La delibera che si impugna  viola  pertanto  direttamente  questi fondamentali parametri costituzionali, poiche’ la Giunta regionale ha adottato il Piano senza il previo accordo  con  i  competenti  organi statali.

4.  La   ragione   fondante   la   previsione   dell’obbligatoria co-pianificazione tra Stato e Regione per i beni  paesaggistici  –  a suo tempo esplicitata, d’altro canto, dal secondo Decreto  correttivo n. 63/2008 – risiede invero nella necessita’ di evitare che il  Piano paesaggistico, atto fondamentale che rappresenta la Costituzione  del territorio,  possa  essere  esposto  a  continue,   anche   radicali, rivisitazioni con il susseguirsi degli organi regionali.

Il Piano paesaggistico, invece,  ha  un  senso  in  quanto  piano generale sovraordinato a tutti gli altri strumenti di  pianificazione territoriale, sia urbanistica, sia settoriale (art.  145  del  Codice cit.), ponendosi  necessariamente  in  una  dimensione  temporale  di stabilita’ e di  lungo  periodo,  incompatibile  con  le  unilaterali scelte dei soli Organi regionali, poiche’ esprime le scelte di  fondo della pianificazione futura del territorio.

E’ conseguentemente ragionevole che  esso  richieda,  per  essere modificato, procedure non ordinarie, ma «rinforzate» e aggravate, che consentano da un lato una piu’ approfondita e  meditata  valutazione, dall’altro lato una  piu’  ampia  condivisione  che  superi  anche  i limitati confini regionali, attraverso la partecipazione determinante di una pluralita’ di attori  istituzionali  e  trascenda  la  singola amministrazione     che,     in      un      determinato      momento politico-istituzionale, si trovi ad essere titolare della funzione.

E’ esattamente questa la ragione  per  la  quale  il  Legislatore nazionale, introducendo una norma che  costituisce  l’architrave  del sistema di tutela, ha voluto la necessaria condivisione tra lo  Stato e la Regione dell’eventuale revisione del Piano paesaggistico.

5. Sotto un  diverso,  ma  fondamentale  e  convergente  profilo, occorre inoltre rilevare che i beni paesaggistici propri di’ ciascuna Regione  italiana,  nella  logica  degli  artt.   9   e   117   della Costituzione, trascendono, sia come valore culturale e  sociale,  sia come bene-interesse giuridicamente rilevante,  l’ambito  territoriale regionale, riferibile alla collettivita’ ivi stanziata, per assurgere a una dimensione sicuramente nazionale.

Gli  stessi  sono  infatti  beni  comuni  riferibili   all’intera collettivita’ nazionale,  di  tal  che  e’  la  Repubblica  ad  avere competenza a  tutelare  il  paesaggio,  e  rientra  nella  competenza esclusiva dello Stato il compito di tutelare l’ambiente.

Anche in  un’ottica  che  tenga  presente  il  ruolo  degli  Enti territoriali alla luce del fondamentale principio di bilanciamento  e della  leale  collaborazione  in  presenza  di  eventuali  competenze concorrenti, cio’ non puo’ che significare che, anche da questo punto di vista, il potere degli organi regionali di ridisegnare i connotati dei relativi paesaggi incontra un preciso limite  costituito  (quanto meno) dal potere di necessaria co-decisione statale opponibile  anche all’Autonomia speciale della Regione sarda.

6. Le considerazioni  ora  svolte  dimostrano  altresi’  come  il principio di codecisione paritetica necessaria Stato-Regione rifletta e attui  a  un  tempo  i  principi  di  adeguatezza  e  (soprattutto) differenziazione  posti  dall’art.  118  Cost.  (anch’esso  violato), inteso  come  contrappeso  per  il  riequilibrio  del  principio   di sussidiarieta’ verticale.

La violazione regionale, qui denunciata, si traduce dunque in una violazione diretta di tale essenziale parametro costituzionale  nella distribuzione equilibrata delle competenze amministrative.

7. La ricostruzione del sistema normativo  fin  qui  prospettata, d’altro  canto,  appare  perfettamente  coerente  con   i   parametri costituzionali e non svilisce in alcun modo la centralita’ del  ruolo e delle competenze regionali, riconosciute sia dal Codice  del  2004, sia dalla Convenzione europea del paesaggio di Firenze del 2000.

Resta  infatti  fermo  e  non  contestato  il   ruolo   centrale, strategico e propositivo dell’autonomia regionale.

La stessa deve pero’ necessariamente confrontarsi,  su  un  piano paritario e codecisionale, con il ruolo, parimenti essenziale,  degli uffici periferici dello Stato.

Dall’esame della delibera regionale n. 45/2 del 2013 che oggi  si impugna emerge, invece in mode netto il fraintendimento di  fondo  da cui la stessa e’ afflitta, laddove ha ritenuto di poter declassare il ruolo dello Stato da una posizione paritaria ad un livello  meramente consultivo, collaborativo (e facoltativo), basato “su comuni elementi di conoscenza e analisi del paesaggio  sardo”.  La  stessa  delibera, dunque, in piu’ punti dichiara apertis verbis di  volere  (e  potere) prescindere  delle  valutazioni  degli  organi  statali,  ridotti  al livello di mero ente consultivo, completamente prescindendo anche  da quella leale collaborazione che aveva invece ispirato (come  riferito nella esposizione in fatto) i precedenti rapporti Stato-Regione.

8. Ne’ soccorre sul  punto  la  previsione  della  norma  di  cui all’art. 6 del D.P.R.  22  maggio  1975,  n.  480  («Nuove  norme  di attuazione  dello  Statuto  speciale  della  Regione  autonoma  della Sardegna»), laddove, come visto, nel trasferire alla Regione funzioni gia’ proprie di  organi  statali,  prevede  che  «la  Regione  potra’ avvalersi, per la redazione dei… piani, della collaborazione  degli organi  statali  preposti  alla  tutela  delle  bellezze  naturali  e panoramiche»:   collaborazione   rimessa   dunque   ad   una   scelta discrezionale dell’Ente regionale, senza prevedere la  necessita’  di un accordo con lo Stato.

Vero  e’,  infatti,  che  la  necessita’  dell’accordo  e’  stata introdotta dal Codice dei  beni  culturali  e  del  paesaggio  in  un momento di gran lunga successivo.

Orbene, anche al di la’ del profilo – gia’ ampiamente  illustrato – del limite derivante dalla natura  delle  disposizioni  del  Codice quali norme di grande riforma economico-sociale dello Stato, va  piu’ in generale rammentato che l’art. 10 della legge n. 62 del 1953  deve ancora ritenersi in vigore con riferimento  alle  leggi  statali  che modificano  i  principii  fondamentali  in   materie   a   competenza legislativa  ripartita  tra  Stato  e  Regioni,  abrogando  le  norme regionali che siano in contrasto con esse  e  che  siano  entrate  in vigore in epoca precedente.

9. Il conflitto di attribuzione non si esaurisce, peraltro, nella sola invasione della sfera di competenza normativa  e  amministrativa dello  Stato,  ma  si  traduce  in  una  lesione  diretta  dei   beni paesaggistici  tutelati,   determinando   una   immediata   e   grave diminuzione del  livello  di  tutela  a  suo  tempo  garantito  dalla precedente  pianificazione  del  2006,  oggi  oggetto   di   profonda rivisitazione.

La  Regione,  con  il  nuovo  Piano  adottato,  interrompendo  la collaborazione con lo Stato in corso fino all’ottobre del  2013,  che si era esplicata nell’avvio di  attivita’  di  cooperazione  che  non avevano tuttavia raggiunto  il  livello  di  accordi  conclusivi,  ha provveduto unilateralmente a definire le prescrizioni d’uso  sia  dei beni sottoposti a vincolo con provvedimento ministeriale,  sia  delle aree tutelate ex lege Galasso e ha «derubricato»  beni  paesaggistici gia’ individuati dal Piano  del  2006  («centri  di  antica  e  prima formazione»; «insediamenti storici di notevole valore paesaggistico»; «sistemi identitari»; «corsi d’acqua»). Cio’ in quanto non era  stato raggiunta alcuna intesa in ordine  alla  possibilita’  di  interventi edificatori in aree tutelate, secondo quanto richiesto dalla Regione, e in perfetta sintonia con le linee di azione gia’ ispiratrici  della L. n. 19/2011 e della L. n.  21/2011  (impugnate  in  via  principale dalla Presidenza del Consiglio dei ministri), e della L.  n.  20/2012 (pure impugnata, e dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 308 del 17 dicembre 2013).

Il nuovo Piano  adottato  con  la  Delibera  che  si  impugna  ha immediata efficacia e determina la  decadenza  di  quello  del  2006, atteso che le misure di salvaguardia sono di immediata  applicazione. Cio’ rileva anche ai  fini  della  immediata  lesivita’  dell’atto  e dell’interesse concreto ed attuale alla sua  impugnazione,  che  mira non  solamente  al  ripristino  delle  competenze  costituzionalmente previste, ma alla tutela di  beni  che,  in  base  alle  prescrizioni impugnate, sono assai meno protetti rispetto al  sistema  previgente, con rischio di danni irreparabili per  il  patrimonio  paesaggistico, come purtroppo recenti fatti di cronaca hanno tristemente confermato.

P.Q.M.

    Si  insiste  pertanto  affinche’  l’Ecc.ma  Corte  adita   voglia dichiarare – in accoglimento delle suesposte censure, ed  in  ragione delle sfere di competenza attribuite allo  Stato  dall’art.  3  dello Statuto Speciale della Regione Sardegna; dall’art. 6  del  D.P.R.  22 maggio 1975, n. 480; dagli artt. 9, 117, comma  2,  lett.  s)  e  118 della Costituzione; dagli artt. 135, 143 e 156 del d.lgs. 22  gennaio 2004, n. 42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio)  quali  norme interposte – che non spetta alla Regione Autonoma della  Sardegna,  e per essa alla  Giunta  Regionale  della  Sardegna,  di  adottare  una delibera con la quale venga approvato l’aggiornamento e revisione del Piano    Paesaggistico    regionale    senza    il     coinvolgimento dell’Amministrazione statale, e per l’effetto annullare  la  delibera della  Giunta  Regionale  Sardegna  n.  45/2  del  25  ottobre   2013 concernente  «L.R.  23  ottobre  2009,  n.  4,  art.   11   –   Piano Paesaggistico  regionale  della  Sardegna,  primo   ambito   omogeneo costiero, approvato con la delibera della Giunta  Regionale  n.  36/7 del 5 settembre 2006  –  Aggiornamento  e  Revisione  –  Approvazione preliminare’», pubblicata  nel  Bollettino  Ufficiale  della  Regione Autonoma della Sardegna n. 49, Parti I e II, del 31 ottobre 2013.

Si depositano:

1) copia autentica dell’estratto del Verbale  della  delibera del Consiglio dei ministri in data  13  dicembre  2013  con  allegata relazione;

2) copia della delibera della Giunta  Regionale  Sardegna  n. 45/2 del 25 ottobre 2013 concernente «L.R. 23  ottobre  2009,  n.  4, art. 11 – Piano Paesaggistico regionale della Sardegna, primo  ambito omogeneo costiero, approvato con la delibera della  Giunta  Regionale n.  36/7  del  5  settembre  2006  –  Aggiornamento  e  Revisione   – Approvazione preliminare», pubblicata sul Bollettino Ufficiale  della Regione Autonoma della Sardegna n. 49, Parti I e II, del  31  ottobre 2013.

Roma, 23 dicembre 2013

L’avvocato dello Stato: Salvatorelli

Arbus, dune di Piscinas-Scivu

Arbus, dune di Piscinas-Scivu

(foto G.C.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Shardana
    febbraio 20, 2014 alle 3:02 pm

    Quali associazioni ambientaliste?Siete gli unici, e lo sapete bene,che si muovono a tempo per tutti gli illeciti,gli altri(se)lo fanno solo quando c’è da fare salotto.Di questo ve ne rendo merito…….saluti

  2. febbraio 20, 2014 alle 4:16 pm

    caro ing. De Pascale, si rassegni e se ne faccia una ragione. La camopagna elettorale è finita.

    da La Nuova Sardegna, 20 febbraio 2014
    Piano paesaggistico: De Pascale dell’Ance lancia siluri sul ministero.
    Contro l’impugnazione: “Non accettiamo lezioni da chi magari in Sardegna ha una bella villa su un molo privato”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/02/20/news/piano-paesaggistico-de-pascale-dell-ance-lancia-siluri-sul-ministero-1.8707335

    _________________________________

    da Sardinia Post, 20 febbraio 2014
    Nuovo Consiglio regionale, slitta di 10 giorni la proclamazione degli eletti: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-2/nuovo-consiglio-regionale-slitta-di-10-giorni-la-proclamazione-degli-eletti/

  3. Nico
    febbraio 21, 2014 alle 3:36 pm

    un’altra associazione ambientalista così non c’è e meno male che c’è!

  1. Mag 11, 2015 alle 7:01 am
  2. Mag 11, 2015 alle 7:08 am

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