Far West Giara, ancora.


Cavallino della Giara (Equus caballus jara) all'abbeverata

Cavallino della Giara (Equus caballus jara) all’abbeverata

anche su Il Manifesto Sardo (“Far West Giara), 1 febbraio 2014

 

Sono unici al mondo, relitto del cavallo di altri tempi, testimoniato dalla presenza di tre dita (anziché due, come gli altri) nello zoccolo, sono i Cavallini della Giara (Equus caballus jarae), is Cuaddeddus, autentici signori dell’altopiano, insieme ai rapaci, al bosco ed alla macchia mediterranea.

E resistono, nonostante mille attacchi quotidiani da parte di chi dovrebbe aiutarli.

 

 

Tuili - Gesturi, Giara, Pauli Maiori, bosco, sullo sfondo il Gennargentu innevato

Tuili – Gesturi, Giara, Pauli Maiori, bosco, sullo sfondo il Gennargentu innevato

La Giara.

Quest’autentico gioiello della Natura, nel bel mezzo della Sardegna, è un altopiano basaltico, con un’altezza media di circa 600 metri sul livello del mare.

Quarantacinque chilometri quadrati di rocceboschi misti di leccio e di sugheremacchia mediterranea, numerose specie botaniche diversissime, concentrate in un’area talmente ristretta da sembrare un’Isola nell’Isola.

L’altopiano vede ai suoi bordi ben ventitré nuraghi, elementi di difesa storici, si staglia sulla Marmilla (a due passi è la reggia nuragica di Barumini) e sul Sarcidano.   Percorrere la Giara, la sua natura, i segni che l’uomo ha lasciato nell’arco di 3500 anni è un’esperienza straordinaria ed unica: abitata fin dalla preistoria, risulta difficile distinguere i resti del passato dai detriti lavici che la ricoprono.

Giara, Mitza Salamessi

Giara, Mitza Salamessi

Dai paulis ai piccoli coni vulcanici di Zepparedda e Zeppara Manna, dalle raccolte sorgenti al bosco, ogni abitante della  Giara è una splendida componente di una terra esclusiva.

E’ un sito di importanza comunitaria – S.I.C. (direttiva n. 92/43/CEE, “Giara di Gesturi”, codice ITB041112), è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), è destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989, allegato A), vi sussiste il divieto di caccia (legge n. 157/1992 e legge regionale n. 23/1998).

In buona parte i terreni appartengono ai demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) dei Comuni interessati.

 

 

Cavallino della Giara (Equus caballus jara)

Cavallino della Giara (Equus caballus jara)

I Cavallini.

Is Cuaddeddus sono ormai gli ultimi cavalli selvatici sulla Terra sempre vissuti liberi, il Mustang nell’America settentrionale discende da cavalli rinselvatichiti portati dai conquistadores spagnoli nel ‘500, il Tarpan è estinto dal 1918-1919, il Cavallo di Przewalski è stato reintrodotto in natura a partire dal 1992.

L’origine dei Cavallini della Giara è incerta.    Secondo alcuni, discendono da cavalli nord africani introdotti dai Fenici, secondo altri erano in parte già addomesticati in epoca nuragica, in ogni caso sono stati rinvenuti resti fossili databili al 6.000 a. C.    Fino al medioevo erano diffusi in buona parte della Sardegna, da almeno due secoli (quando vennero fatte le prime rilevazioni scientifiche) sono presenti solo sulla Giara e in pochi altri luoghi dove sono stati introdotti in piccoli nuclei (Capo Caccia, Foresta Burgos).  Alto al garrese circa 1,20 mt., ha mantello di colore baio, morello o sauro bruciato e vive in piccoli branchi.

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Fino agli anni ’60 del secolo scorso, buona parte dei Cavallini verso la fine della primavera venivano spinti lungo le scalas nei Paesi ai piedi dell’Altopiano per svolgere i lavori agricoli della trebbiatura.

Attualmente i circa 5-600 Cuaddeddus sono formalmente di proprietà della Regione autonoma della Sardegna, gestiti attraverso l’Agenzia Agris (circa 160 esemplari nei terreni parzialmente recintati dell’Azienda Lavra), e della locale Unione dei Comuni.

 

 

Giara, pannello illustrativo

Giara, pannello illustrativo

La gestione della Giara, i pericoli per i Cavallini.

A parole sono tutti dalla parte dei Cavallini.

Politici regionali e locali fanno a gara per dimostrare di aver “salvato” is quaddeddus, ma in realtà spesso e volentieri li usano nelle campagne elettorali, per sprecare fondi pubblici (negli anni ’90 del secolo scorso vennero realizzati vari “centri visita” sulla Giara mai entrati in funzione), per iniziative di immagine turistica.

La Giara e I Cavallini sono straordinari, conosciuti e apprezzati in tutta Europa, eppure continuano il pascolo abusivo, gli atti di vandalismo e di intimidazione, gli abusi sui demani civici e continuano gli atti di bracconaggio, ancora il previsto parco naturale è rimasto sulla carta, soprattutto per gli accesi campanilismi.

Cavallino della Giara moribondo (autunno 2012)

Cavallino della Giara moribondo (autunno 2012)

Non è lontano l’eco di quanto accaduto nell’autunno 2012, con il ritrovamento di diversi esemplari di Cavallini debilitati. Accade ogni anno, fra la fine dell’estate e le prime sostanziose piogge autunnali: non c’era stata una morìa vera e propria, né un epidemìa, c’era stata invece la dura competizione alimentare con le centinaia di capi bovini e suini che abusivamente pascolano sulla Giara.

Non ha risolto nulla nemmeno la sottoscrizione (29 aprile 2013) dell’ennesimo “Protocollo d’intesa per la gestione, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio di Cavallini della Giara insistente sul territorio dell’altopiano della Giara” fra la Regione autonoma della Sardegna la sua agenzia Agris, i Comuni territorialmente interessati, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale: senza risorse economiche certe e, soprattutto, senza una volontà comune che vada oltre i piccoli e deleteri campanilismi non si va da nessuna parte.

Giara, Mitza Salamessi, bovino al pascolo

Giara, Mitza Salamessi, bovino al pascolo

I Cavallini vanno bene per “fare immagine” della Sardegna, ma gli interventi concreti per la loro salvaguardia sono veramente pochi, soprattutto da parte di associazioni e di singoli, come i veterinari che più volte li hanno assistiti volontaristicamente e gratuitamente.

Le amministrazioni pubbliche competenti, in primo luogo la Regione autonoma della Sardegna (che si limita a seguire i suoi Cavallini, nota Agris n. 1108 del 25 giugno 2013), non fanno a fondo la loro parte.

L’impressione che si ricava da un’escursione fin nel cuore della Giara, a Pauli Maiori e a Mitza Salamessi, è quella che vi siano più bovini al pascolo che Cavallini della Giara: tanti bovini  – che qui non dovrebbero pascolare – e pochi cavalli.

Chi dovrebbe controllare?   In primo luogo i Comuni territorialmente competenti.   Ma l’impressione è che volontà e risorse siano scarse.

Giara, suino al pascolo

Giara, suino al pascolo

Nel periodo 2007-2013 il Corpo forestale e di vigilanza ambientale (nota C.F.V.A. – S.I.R. CA n. 53119 del 31 luglio 2013) ha contestato ben 55 violazioni penali e 119 violazioni di disposizioni amministrative sulla Giara in materia ambientale (caccia, incendi, bracconaggio, pascolo abusivo, tagli boschivi, ecc.), effettuando il sequestro di 30 capi bovini.

Per cercare di far affrontare una buona volta la difficile situazione le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in diverse occasioni nel corso degli ultimi anni hanno inoltrato esposti alla Commissione europea, al Ministero dell’ambiente, alla Regione autonoma della Sardegna, all’Unione dei Comuni della Marmilla, ai Comuni di Gesturi, Tuili, Setzu, Gonnosnò e Genoni, all’A.S.L. n. 6, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e all’agenzia regionale Agris, per lo svolgimento del censimento completo degli esemplari di Cavallini della Giara, la loro cura sanitaria, la cattura di bovini e suini al pascolo abusivo.

Cavallini della Giara (Equus caballus jarae) al pascolo a Pauli Majori

Cavallini della Giara (Equus caballus jarae) al pascolo a Pauli Majori

Misure minimali per garantire la sopravvivenza di un simbolo vivente della nostra Terra, di una parte della nostra identità.

Ma sono necessarie azioni costanti: i Comuni, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, la Polizia locale devono tener fuori dalla Giara il bestiame abusivo e sanzionarne i proprietari, mentre la Regione autonoma della Sardegna deve garantire l’assistenza veterinaria e la vigilanza sulla popolazione equina (di proprietà regionale e della locale Unione dei Comuni).

Bisogna anche riprendere il processo istitutivo del parco naturale: solo così potrà esser data una gestione unitaria a un bene ambientale unico e potranno esser attivate valide sinergie con gli importanti beni culturali presenti in zona (prima fra tutti l’area archeologica Su Nuraxi di Barumini) per favorire flussi turistici benefici per il territorio.

Si parla sempre di unità d’intenti fra Enti locali interessati, ma non si conclude mai nulla.

Non sarebbe ora di dare una svolta, positiva per l’ambiente e per le sempre più sparute popolazioni locali, in balìa di pochi interessi particolari?

La svolta arriverà con le prossime elezioni regionali?      Mah…

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cavallino della Giara (Equus caballus jarae) nelle acque di Pauli Piccia

Cavallino della Giara (Equus caballus jarae) nelle acque di Pauli Piccia

Sito di importanza comunitaria "Giara" (codice ITB041112)

Sito di importanza comunitaria “Giara” (codice ITB041112)

(foto per conto GrIG,  S.D., archivio GrIG)

  1. Raimondo Cossa
    febbraio 3, 2014 alle 8:43 am

    Frequento la Giara da decenni. La Giara non è un patrimonio facile da gestire poiché di competenza di diversi comuni e di alcune province. Sulla Giara ci sono diversi interessi (lobby) privati, e intorno all’altopiano il campanilismo dei comuni, che da anni tentano di accaparrarsi i flussi turistici, non cercano soluzioni per la gestione integrata. Lo dimostra il fatto che per diversi anni da Barumini si pagava l’ingresso, dagli altri paesi no. Le amministrazioni dovrebbero prima capire l’importanza, sotto tutti i putti di vista, della Giara, poi attivare operazioni di sensibilizzazione e di educazione civica al patrimonio. E non ditemi che in tutti questi anni non hanno avuto il tempo. Amministrazioni incapaci di gestire un patrimonio di quella portata andrebbero commissariate.

    • Mara
      febbraio 3, 2014 alle 10:00 am

      Completamente d’accordo, Raimondo. “Pocos, locos y mal unidos”. Un paradiso di quel genere altrove sarebbe un gioiello per la nazione intera. Ma forse noi italiani abbiamo troppo. Commissariare le amministrazioni sarebbe giusto, ma poi CHI subentra? E cambiamo anche tutta (o quasi) la popolazione dei paesi intorno? Forse dico una stupidaggine, ma la Giara stava meglio 40 anni fa, quando i cavallini erano di proprietà dei singoli che li accudivano benissimo perché era il loro patrimonio. (Salvo i “prelievi” per il pranzo di Natale, una pratica orrenda che all’epoca era comunque comprensibile). In Italia la cosa pubblica non è di nessuno, è destinata al degrado. Ci vorranno ancora molti anni perché cambi la mentalità collettiva. In questo possiamo solo ringraziare il GRIG e altre associazioni che ogni giorno combattono per conservare i beni di tutti.
      E tornando agli splendidi cavallini.. forse bisognerebbe farne una questione internazionale, farli “adottare” da un grande organismo tipo Greenpeace, ma chi di noi ha la forza per intraprendere un’azione del genere? E infine: come reagirebbero le popolazioni interessate?
      Sono così profondamente triste, quando si parla della Giara, il primo paradiso che ho conosciuto arrivando in Sardegna.

      • M.A.
        febbraio 3, 2014 alle 10:26 am

        Mara cosa ti è successo? 🙂 Condivido ogni singola virgola di ciò che hai scritto!

      • Mara
        febbraio 3, 2014 alle 12:07 pm

        Sono commossa… ma non vengo a caccia con te, comunque:)

      • febbraio 3, 2014 alle 10:25 pm

        Cara Mara, anche noi nel nostro piccolo possiamo fare tanto, e proprio come Grig stiamo elaborando delle iniziative per la tutela dei cavallini ma..abbiamo bisogno dell’impegno e del sostegno di tutte le persone che hanno a cuore le sorti di quelle splendide creature! L’unione, anche con le popolazioni interessate, fa la forza!
        Claudia

  2. febbraio 3, 2014 alle 9:22 am

    Portato nei commenti al mio post —-> http://tramedipensieri.wordpress.com/2014/01/28/che-razza/comment-page-1/#comment-22460

    Complimenti per il post
    buona giornata
    .marta

  3. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 10:42 am

    Pur riconoscendo l’importanza dei cavallini della Giara, come patrimonio faunistico da salvaguardare, io penso che la gente dei comuni limitrofi viva del bestiame che alleva piuttosto che di quei 4 cavallini. Per un sardo quegli animali sono “res nullius” e per molti penso che sia difficile concettualmente accettare di perdere pascoli per il bestiame che ti porta denaro per mangiare in favore del “res nullius”. Tutto ciò avviene perché il turismo come dice Raimondo, non esiste e non esisterà mai. Barumini fa pagare il biglietto perché se lo può permettere, in quanto è un comune il cui nome è stato sponsorizzato negli anni con il complesso nuragico. Ma gli altri comuni cosa sono? Cosa ti possono offrire? 4 cavalli che vedi di sfuggita in mezzo ai lentischi? Io sinceramente un biglietto non lo pagherei! Il parco non è ben visto perché concretamente gli altri comuni vivono di pastorizia, non penso che vedrebbero di buon occhio degli ulteriori vincoli in favore del “res nullius”. Il problema dei parchi in Sardegna sapete qual’è? È il fatto che la Sardegna, per nostra fortuna, come facilmente dimostrabile dal panorama offerto da un aereo, abbiamo un immensità di boschi, nonostante gli incendi estivi e pagare un biglietto per l’ingresso in un parco per vedere soltanto dei boschi è abbastanza ridicolo.

    • Occhio nudo
      febbraio 3, 2014 alle 11:21 am

      Ma il ritorno in termini economici non dovrebbe venire dal prezzo di un eventuale biglietto di ingresso ma dalla presenza, sul nostro territorio, di creature che non si trovano da molte altre parti nel mondo, un po’ come i fenicotteri. Ma la mentalità piccola di molti sardi non ne percepisce l’immenso valore, sotto ogni profilo. Se non fosse stato per la mente illuminata di prof. Lilliu, probabilmente anche il sito di Barumini sarebbe stato considerato, e trattato, alla stregua di quattro pietre buttate in mezzo alla campagna e, invece, adesso la gente ci campa: ci campano le attività ricettive, le guide, il territorio. Se, poi, vai con un po’ di calma e senza fucile, ti garantisco che di cavalli ne vedi molti di più e pure da vicino.

      • M.A.
        febbraio 3, 2014 alle 12:22 pm

        Occhio nudo, tu hai perfettamente ragione e fidati che quando è chiusa la caccia esco senza fucile e mi godo tutto ciò che di bello può arricchirmi a livello culturale. Non sono uno che apre la bocca tanto per darle fiato. Come hai detto tu, “la mentalità dei sardi” niente di più vero. Questa mentalità è frutto delle nostre tradizioni, e qui mi ricollego ai grandi battibecchi già affrontati con Deliperi e che non intendo rispolverare. Queste tradizioni sono vive e tali resteranno primo perché sono un patrimonio umano di un popolo da salvaguardare, secondo perché vengono trasmesse nel corso delle generazioni e terzo perché fortunatamente la politica, sia a livello regionale-statale-ed europeo la tutela. Basta vedere l’importanza che viene data oggi giorno alla lingua sarda, le sagre paesane, il folklore, le feste fanno si che la nostra cultura e le nostre tradizioni siano vive e respirino più forte di prima. Per noi sardi, “quelle pietre” hanno un importanza profonda, in quanto quei nuraghi sono l’identità del nostro popolo a differenza degli animali. Sempre per noi sardi, a causa della nostra cultura agro-pastorale (che ha un rapporto particolare tra uomo e animali), un fenicottero, una pernice sarda, una lepre, un cinghiale, un cervo o un cavallino, sono “res nullius” ossia PEZZI DI CARNE mascherata con il pelo o le penne. L’animale per un sardo è questo. Li tuteliamo in quanto la legge ce lo impone ma a livello umano per noi popolo sono questo. Negarlo è difficile, e continuerà ad essere così perché saremo sempre un popolo con la nostra cultura agro-pastorale in quanto le tradizioni che vengono tutelate dai noi sardi e dalla politica, ce lo ricorderanno sempre. Secondo me è questa la realtà. Poi ci sono tantissime persone come te, che hanno una visione totalmente diversa, e poi ci sono persone come me, che capiscono il tuo punto di vista, ma che si sentono di appartenere ad un popolo con la sua cultura e non ti nascondo che: mi piace! 😉

      • Mara
        febbraio 3, 2014 alle 12:36 pm

        D’accordo con te, Occhio Nudo. Non si tratta di passeggiare in un bosco e basta. La Giara trasuda storia ed emozioni, per chi li sa cogliere, vi ho accompagnato molti amici continentali, tutti rapiti dall’atmosfera remota e serena di quest’angolo fortunatamente dimenticato dal “progresso”. Anche un paio di fotografi della rivista “Cavalli”, che se ne sono innamorati.
        Nel corso degli anni ho visto due picchi che facevano all’amore, una martora, uccellini, volpi.. e gli antichissimi cavallini al pascolo nelle paludi fiorite di bianco. Anche gli altri animali fanno parte di questo straordinario paesaggio, andrebbero solo limitati nel numero, se mai qualcuno ci riuscisse. Però penso anche che non si può monetizzare
        tutto, in special modo le emozioni. Non andrei mai in Giara con una guida, queste sono essenziali solo in Supramonte, e non sempre. Personalmente non intravedo soluzione se non quella già detta: un'”adozione” internazionale.

  4. Raimondo Cossa
    febbraio 3, 2014 alle 12:27 pm

    Pienamente d’accordo con te Occhio Nudo. Ma sono convinto che anche negli “ecomusei” naturalistici è giusto pagare un biglietto di ingresso. Del resto non succede già per Tiscali e Su Gorropu? Se le popolazioni locali vedono pagare un biglietto metabolizzano il senso di “valore”, e magari è il primo passo per sensibilizzare le comunità locali. Ma non voglio deviare il problema proposto dal GrIG: la Giara, come Su Nuraxi, dovrebbe essere riconosciuta patrimonio UNESCO. Se poi M.A. non lo capisce, pazienza.

  5. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 12:51 pm

    Raimondo lo capisco, speriamo che ciò avvenga, ma ripeto ai sardi specialmente chi vive la nei pressi ciò che conta è mangiare del loro bestiame con o senza cavalli. Che ci siano posi bellissimi come quelli elencati da te è verissimo, ma per noi, ad eccezione di qualche cittadino, non abbiamo bisogno di guide turistiche, ci siamo nati e non ci perdiamo. Le guide turistiche servirebbero per i turisti d’oltre mare ma sei proprio sicuro che vengano in Sardegna per vedere due cervi, i cavallini, i cinghiali o “i picchi che fanno all’amore” 😀 ? Ahahah..mah io ho i miei dubbi e come me molti altri che in questo turismo non ci credono.

    • Gavino Meloni
      febbraio 3, 2014 alle 3:52 pm

      Mi dispiace leggere le tue righe M.A. ma mi chiedo dove vivi. Io ogni anno porto in escursione a piedi ed altro una media di 1000 turisti, tutti attenti, rispettosi e motivati dal poter vedere quello che tu disprezzi così tanto. Tutta gente che ha visitato tutto il mondo, dal Nepal all’India agli stati uniti e rimangono stupiti dal viaggio in Sardegna. Non si aspettano di trovare tanta bellezza così vicino a casa loro. Oltre a me ci sono un’altro centinaio di colleghi in Sardegna che fanno lo stesso forse con numeri più piccoli ma ci sono e tu mi vieni a dire che non viene nessuno? Devi solo imparare a guardare quello che ti circonda e non solo per sparargli 🙂
      Gavino

  6. Nico
    febbraio 3, 2014 alle 3:17 pm

    la Giara è un paradiso in terra e deve diventare un parco.

  7. Raimondo Cossa
    febbraio 3, 2014 alle 3:51 pm

    Caro M.A. mi dispiace contraddirti ma, guarda caso, sono una navigata Guida Ambientale Escursionistica abbastanza inserita e posso affermare, senza presunzione, di aver accompagnato migliaia di turisti venuti in Sardegna per praticare trekking e per vedere anche gli animali elencati da te e tanto altro. Dunque in “questo turismo” ci campo e ci credo. Sono fermamente convinto che luoghi come la Giara, così come un fenicottero o un cervo, sono patrimonio culturale identitario, quanto le sagre, che va salvaguardato e valorizzato. In un contesto di grande ecomuseo (la Sardegna) vedo giusta anche la tassa turistica di soggiorno. Sono anche convinto che un prodotto turistico integrato, la Giara, Su Nuraxi, cultura agro-pastorale della Marmilla, ecc., creerebbe ulteriori posti di lavoro.
    E’ anche vero che se tutto ciò non accade non è solo colpa delle popolazioni locali ma anche della classe politica, delegata (e superpagata) alla pianificazione territoriale e alla valorizzazione del patrimonio culturale sardo.
    Per esempio: che fine ha fatto il citato protocollo d’intesa dell’Aprile 2013? Dove è finito?
    Intanto i cavallini continuano a morire, intanto senza salvaguardia rischia l’estinzione anche il Triops cancriformis, un crostaceo con le caratteristiche immutate da 200 milioni di anni.
    Ora M.A., va bene la lingua sarda, le sagre paesane, il folklore, ma di questo, grande, patrimonio di biodiversità che vogliamo fare? Porca miseria, ma almeno qualche angolino dove i picchi possono fare i c…. loro lo vogliamo conservare o no?

  8. Occhio nudo
    febbraio 3, 2014 alle 4:42 pm

    M.A. :

    Occhio nudo, tu hai perfettamente ragione e fidati che quando è chiusa la caccia esco senza fucile e mi godo tutto ciò che di bello può arricchirmi a livello culturale. Non sono uno che apre la bocca tanto per darle fiato. Come hai detto tu, “la mentalità dei sardi” niente di più vero. Questa mentalità è frutto delle nostre tradizioni, e qui mi ricollego ai grandi battibecchi già affrontati con Deliperi e che non intendo rispolverare. Queste tradizioni sono vive e tali resteranno primo perché sono un patrimonio umano di un popolo da salvaguardare, secondo perché vengono trasmesse nel corso delle generazioni e terzo perché fortunatamente la politica, sia a livello regionale-statale-ed europeo la tutela. Basta vedere l’importanza che viene data oggi giorno alla lingua sarda, le sagre paesane, il folklore, le feste fanno si che la nostra cultura e le nostre tradizioni siano vive e respirino più forte di prima. Per noi sardi, “quelle pietre” hanno un importanza profonda, in quanto quei nuraghi sono l’identità del nostro popolo a differenza degli animali. Sempre per noi sardi, a causa della nostra cultura agro-pastorale (che ha un rapporto particolare tra uomo e animali), un fenicottero, una pernice sarda, una lepre, un cinghiale, un cervo o un cavallino, sono “res nullius” ossia PEZZI DI CARNE mascherata con il pelo o le penne. L’animale per un sardo è questo. Li tuteliamo in quanto la legge ce lo impone ma a livello umano per noi popolo sono questo. Negarlo è difficile, e continuerà ad essere così perché saremo sempre un popolo con la nostra cultura agro-pastorale in quanto le tradizioni che vengono tutelate dai noi sardi e dalla politica, ce lo ricorderanno sempre. Secondo me è questa la realtà. Poi ci sono tantissime persone come te, che hanno una visione totalmente diversa, e poi ci sono persone come me, che capiscono il tuo punto di vista, ma che si sentono di appartenere ad un popolo con la sua cultura e non ti nascondo che: mi piace! ;)

    M.A. mi pare di capire che, fatta eccezione per le pietre, tu veda bistecche ovunque! Descrivi i sardi come uomini primitivi dediti solo alla caccia e forzi un pochino il concetto di cultura agro-pastorale, che non prevede certo l’uccisione di qualsiasi cosa si muova e sia diversa da un essere umano. Essendo erede di quella cultura, so che, per quanto fosse durissima e spesso cruenta, prevedeva l’uccisione di animali per la sola sussistenza e non per sport ed era fortemente legata alla “mancanza” di cibo. Oggi, in una società dominata dal consumismo e dallo spreco, l’uccisione di quella che tu chiami res nullius è pura crudeltà e la mancanza di tutela è semplicemente trascuratezza rispetto ad un patrimonio di valore inestimabile, non è la cultura di un popolo.

    • M.A.
      febbraio 3, 2014 alle 5:14 pm

      Caro occhio nudo, proprio in Sardegna questo discorso non funziona. L’uccisione sia a caccia che in un ovile è fatto solo per un motivo puramente alimentare, che sia giudicato da voi come sport o crudeltà fa poco differenza, perché per noi che pratichiamo non lo è. Voi mischiate il concetto di caccia che esiste in continente con il valore che ha per noi in Sardegna. Che poi per il raggiungimento del fine ultimo, che è la trasformazione di quell’animale in cibo, ci sia anche divertimento nella ricerca, nell’inseguimento e nell’abbattimento è innegabile. Personalmente parlando “il divertimento” che posso provare nel cacciare un cinghiale è lo stesso che possiedo mentre vedo una bella famiglia di funghi di carne, e il fine di queste azioni per me è uguale: mangiare. Lo spreco delle risorse alimentari non esiste per chi veramente è figlio della nostra cultura, proprio perché ci insegna il valore di ciò che si mangia. In Sardegna della pecora, dell’agnello del cinghiale o del maiale e tanti altri animali non si spreca proprio nulla, in quanto quei ritagli di carne che per molti altri di altre regioni sono “scarti” per noi invece fanno parte di ricette tradizionali. “Sa codra”, zampe di agnello in pastella, la gelatina, le teste arrosto, le cervella e tanto altro ancora. Dov’è lo spreco? Dov’è il gioco o lo sport? Io non lo vedo. Il valore inestimabile della fauna è per noi tanto sacra, non solo per contemplarla in bellezza ma anche dal punto di vista culinario tradizionale. La parte che adoro del cinghiale è proprio la tests bollitta fatta a tacche e condita con olio, aglio, prezzemolo, olive e sottaceti. È veramente squisita e se non ne avete mai mangiato non sapete cosa vi perdete 🙂 .

  9. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 4:54 pm

    Caro Gavino e caro Raimondo, per noi sardi la Sardegna è vdi per se tutta bella e penso me credo vivamente che per poterla valorizzare non vi è bisogno di parchi. Non c’è bisogno di imporre dei vincoli ai pastori su come utilizzare i propri pascoli o su come pascolare il proprio bestiame. L’identità del sardo di certo non è il cervo o muflone, ma è sempre stato ve sempre lo sarà la pecora e l’agnello. Il nostro patrimonio faunistico è da tutelare, ma state pur certi che se un cavallino dovesse morire di fame il 90 % della popolazione, non si strapperà i capelli dal dolore. Migliaia di turisti a vedere 2 cervi? Non metto in dubbio, la vostra parola che siete del settore, ma se volete utilizzare la fauna selvatica come biglietto da visita è una carta fallimentare, in quanto oggi giorno non è necessario fortunatamente una visita al parco..anzi! L’unico vero biglietto da visita della Sardegna è il mare ed è talmente forte che sarebbe in grado di soffocare ogni altra forma di turismo. Ciò che noi abbiamo e gli altri no, non sono i cervi o i cinghiali, ma km e km di coste incontaminate.

  10. Mara
    febbraio 3, 2014 alle 7:32 pm

    Adesso basta M.A, ti prego… abbiamo capito tutti che vivi in un altro pianeta, in epoca molto remota e che mangi di gusto tutto ciò che si muove, basta che sia tu a cacciarlo. Mi passa l’appetito ogni volta che ti leggo.
    Però mi permetto di chiederti di smetterla di far passare questi tuoi personalissimi interessi per una inclinazione naturale dei sardi. Se ce ne sono altri come te, sono una minoranza, te l’assicuro. Io ho sposato un sardo che andava a caccia con suo padre ed ora, molto più civilmente dati i tempi attuali, è ben felice di camminare con me nella bellezza dei boschi, e basta. Ne conosco moltissimi altri, per fortuna.
    Non voglio ripetere gli argomenti – giustissimi – di Occhio Nudo, Raimondo Cossa, Gavino Meloni e Nico, ma ti assicuro che gli amici “continentali” rimangono estasiati quando li accompagno nei boschi. Conosco un inglese, famosissimo speleo-sub, che s’è fatto il viaggetto solo per vedere da vicino il rarissimo Geotritone del Monte Albo. Ho partecipato ad un raduno di naturalisti da ogni parte d’Europa che ad Arzana hanno fatto una lunga scarpinata al Gennargentu, solo per vedere la meraviglia della fioritura del timo, della rosa Serafina ed altre erbe che in alcuni casi vivono esclusivamente lassù.
    E’ vero, non sono migliaia di turisti, purtroppo alla maggioranza delle persone basta arrostire il fondoschiena in spiaggia, magari lasciando che i figli peschino arselle e granchietti per poi abbandonarli al sole nel secchiello di plastica. Questi vanno educati, con pazienza e costanza. Senza arrendersi se per caso ti rispondono con un Vaffa.
    I turisti di cui parliamo non sono migliaia, ma sono i migliori, quelli in grado di apprezzare anche la “sardità” che tu tanto ami, perché è frutto di una storia millenaria che va per sempre conservata. Non solo mangiata.
    E infine, felice di farti ridere perché -gente allegra il ciel l’aiuta -, ti confesso che non sono guardona: se mi capita di osservare un accoppiamento il forte sentimento che provo è di felicità nel vedere la forza della Natura che si rinnova, infinitamente forte tanto che sopravviverà all’uomo, nonostante che molti ce la mettano tutta per distruggerla.

    • M.A.
      febbraio 3, 2014 alle 8:23 pm

      Invece è proprio qui che ti sbagli! 🙂 Io non rappresento una minoranza, io rappresento quella “mentalità” tanto criticata e spesso ripudiata di un popolo. Non sono solo quei 46000 cacciatori che giudicano un’animale un “pezzo di carne che respira e che è travestito da pelo o penne”, ma anche le loro famiglie, tutti coloro che sono collegati alla “sardità” tramite il folklore, tramite le sagre paesane, tramite le festività, tramite le tradizioni. Pensi che siamo solo noi a vedere in un agnello o in un maialetto o in un bel cinghiale, oltre la bellezza estetica, delle gustosissime pietanze? No, sono tutti coloro che partecipano a tutto ciò e che vivono direttamente o indirettamente tutto questo. Una persona mi chiese una volta che cosa provavo nell’uccidere un essere senziente a caccia. Io ho risposto che per me come per i restanti 46000 cacciatori, un animale mantiene la propria identità (di coniglio, lepre, cinghiale etc) finché corre e respira, ma dal momento che perde la vita ad opera mia, non è né più né meno che un pezzo di carne con ancora pelo o penne. Tutte le stronzate fatte di: brama di superiorità, sadismo, impotenza, cattiveria sono soltanto stupidaggini di chi vede la caccia senza capire la “mentalità” del cacciatore e tenta di screditarla come è avvenuto negli ultimi 30 anni. Ora ti faccio io una domanda: il turismo verde riuscirebbe a creare l’indotto economico che creano quei 46000 cacciatori? Esistono tanti turisti che girano tra i monti quanti sono i cacciatori?
      P.S. Anch’io son felice e osservo la Natura soprattutto da Febbraio a Settembre, e spero che quegli accoppiamenti siano ogni anno più prolifici… 😉

      • febbraio 3, 2014 alle 9:21 pm

        e i cacciatori quale ricaduta economica portano alle aree interessate?
        Dati certi, non poesia, prego. 😉

        Stefano Deliperi

  11. Rosalba
    febbraio 3, 2014 alle 8:44 pm

    Bellissimo!

  12. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 9:42 pm

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    e i cacciatori quale ricaduta economica portano alle aree interessate?
    Dati certi, non poesia, prego.
    Stefano Deliperi

    Carissimo mi sei mancato! 🙂 i cacciatori sono insiti in ogni luogo e in ogni comuneanche in quelle aree e quindi partecipano economicamente al benessere faunistico della Regione, che quest’ultima dovrebbe spendere anche per quelle aree. Nel piccolo le compagnie di caccia fanno lavorare: bar, agriturismi, calzolai, perfino chi vende bombole! 😀 Hai idea di quante bombole servono per pulire 130 cinghiali? Purtroppo lavora anche qualche agenzia funebre, fortunatamente quest’anno molto meno rispetto allo scorso, e speriamo che l’anno prossimo lavorino per altre cause. Si lavora altro che. 46000 “turisti verdi” che pagano 200 euro di tasse in Sardegna li hai mai visti? Ne hai mai visto spendere nei servizi tanto quanto spendiamo noi per la caccia? In armerie, mangimi, abbigliamento, etc etc..mmh pascì! 😉

  13. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 9:56 pm

    Già letto Deliperi! Se per te l’indotto economico che crea realmente la caccia in Sardegna è gazzosa…tutto questo sono solo bollicine! 😉

    • febbraio 3, 2014 alle 9:58 pm

      beato te che non vedi quanto accade anche solo un passo da te, chiedilo a chi vive di turismo naturalistico 😉

      Stefano Deliperi

    • M.A.
      febbraio 3, 2014 alle 10:02 pm

      P.S. Trentino? Sardegna! Apllicare la stessa politica turistica sui parchi qui è utopia. Nei parchi loro anno piste sciistiche, noi cosa? :). Perché non create parchi marini lungo le coste e obbligate a pagare il biglietto per l’uso delle spiagge, dei mari e delle pinete? Con tariffe diverse tra residenti e turisti? Così si che avrebbe senso un parco a fini turistici, non creare un parco, investire dei fondi sperare che funzioni, e in caso non crei benefici abbandonarlo al suo destino.

      • febbraio 3, 2014 alle 10:08 pm

        esistono già Aree marine protette e parchi nazionali sulle coste…sveglia…

        Stefano Deliperi

  14. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 10:18 pm

    Ma in tutta la Sardegna! Non qua e là lungo le coste. Fosse per me tutte le coste dovrebbero essere in un parco. Questi tipi di parchi hanno un senso anche turistico, non i parchi istituiti per sponsorizzare un esemplare di fauna selvatica…lasciano il tempo che trovano! Che cosa aspettate nel tutelare le spiagge della costa verde con un bel parco? Le dune di Piscinas son tutelate da qualche parco? E scivu? Perché le basi militari son situate lungo le coste e per questo motivo non possono essere sfruttate per un “turismo ecologico”?

    • febbraio 3, 2014 alle 10:27 pm

      le aree naturali protette in Sardegna hanno senso sia sulle coste che nell’interno dell’Isola.
      Significa promuovere salvaguardia ambientale e equilibrata crescita economico-sociale.
      E’ così in tutta Europa, in sardegna siamo in ritardo.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 3, 2014 alle 10:43 pm

        In Sardegna non sono in ritardo in Sardegna le leggi in ambito ambientale cozzano con la nostra cultura, e con le attività antropiche tipiche dei sardi, e non mi riferisco alla caccia, ma al taglio della legna, al pascolo etc etc. Chi dice che i sardi vogliano vivere di turismo? Noi siamo un popolo dedito al sacrificio, al lavoro che vuole vivere bene di ciò che produce. Tutto il resto è noia. Molte di queste iniziative faranno la stessa fine delle cattedrali nel deserto (fabbriche) o delle miniere. Per quanto riguarda le aree protette esistono un’infinità di acronimi da far diventare pazzo chiunque: Sic, Zps, oasi temporanee e permanenti, parchi, riserve naturali etc etc. Ognuno di questi acronimi vela alcuni vincoli che magari altri non hanno e viceversa. Se si considerano tutte le zone citate in Sardegna quante aree libere rimangono? Doveva esistere un unica forma di area protetta, il parco. Parco da poter sfruttare anche per esigenze turistiche, se poi fallisce, si toglie. Oasi, riserve a che servono? Qual’è l’utilità? Perché non creare un unico acronimo di area protetta dove venga vietata l’edilizia, la caccia, il taglio drlla legna, il pascolo etc, invece di avere 18 acronimi diverse che ti permettono o ti vietano qualcosa di diverso? Molte di questi non hanno più motivo di esistere.

      • febbraio 3, 2014 alle 10:54 pm

        non solo sei fuori dal mondo, vorresti che anche la Sardegna lo fosse.
        Vorresti che la Sardegna perdesse buone occasioni per la salvaguardia dell’ambiente, per la creazione di occasioni di lavoro nelle zone interne, per non far morire tanti piccoli Comuni.
        Le tue “tradizioni”, come le vorresti, sono solo catene.
        Noi cerchiamo invece di far crescere quest’Isola. Sorry 😉

        Stefano Deliperi

        P.S. te l’hanno detto chiaramente quelli che lavorano nel turismo ambientale qui, in Sardegna.

  15. M.A.
    febbraio 3, 2014 alle 11:07 pm

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    non solo sei fuori dal mondo, vorresti che anche la Sardegna lo fosse.
    Vorresti che la Sardegna perdesse buone occasioni per la salvaguardia dell’ambiente, per la creazione di occasioni di lavoro nelle zone interne, per non far morire tanti piccoli Comuni.
    Le tue “tradizioni”, come le vorresti, sono solo catene.
    Noi cerchiamo invece di far crescere quest’Isola. Sorry
    Stefano Deliperi
    P.S. te l’hanno detto chiaramente quelli che lavorano nel turismo ambientale qui, in Sardegna.

    No amico mio, le nostre tradizioni saranno quelle che faranno crescere i miei figli, miei nipoti e i miei pro nipoti con dei sani valori e dei sani principi. Nonostante tutto è proprio di questo che la Sardegna può vantarsi, avere dei valori. 😉 . I piccoli comuni vivono in funzione di quelle tradizioni come sempre hanno fatto e faranno. La politica deve ridare respiro alla pastorizia e all’agricoltura che hanno rappresentato il vero pane per secoli e secoli, e su questo noi possiamo farci affidamento. Un turismo ecologico è ben accettato solamente per sponsorizzare i nostri cprodotti tipi, il nostro formaggio, i nostri maialetti, i nostri agnelli etc affinché si possa creare un forte mercato per i nostri prodotti. Il resto, trekking, escursioni, e bla bla sono veramente bollicine che possono andare ad esaurirsi nel corso degli anni, ritrovandoci dopo con un bel pugno di mosche.

    • febbraio 3, 2014 alle 11:30 pm

      neghi l’evidenza, perchè non provi ad ascoltare chi ci vive di turismo naturalistico?
      Per fortuna, sempre più sardi si “aprono” a realtà e prospettive nuove.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 3, 2014 alle 11:42 pm

        Dov’è l’evidenza? 🙂 Quant’è l’introito? In quali mesi funziona questo turismo? E nel resto dell’anno quanto costa la manutenzione di sentieri, boschi, strutture? Chi paga? Esistono finanziamenti destinati a questo? Non sarebbe meglio investire e tutelare ciò che sempre ci ha sfamato? O meglio non conviene investire affinché venga sponsorizzato il “tipico”? Ci sarebbero tantissime domande da fare. Molti inizialmente paragonavano il turismo al “guadagnare facile”, quando poi ci si è resi conto che noi di turismo non ci viviamo. Io ritengo che se la politica avesse investito e puntato su agricoltura e pastorizia avrebbe giocato una carta vincente, sono dei settori che in Sardegna non potranno mai fallire. Io penso che noi continueremo a mangiare ancora di quello, oggi come in futuro.

      • febbraio 3, 2014 alle 11:55 pm

        ma leggiti quanto è stato scritto, i link, qualche ricerca in proposito!
        Questa, fra le tante: http://www.irpet.it/storage/pubblicazioneallegato/105_BimontePagni.pdf o i documenti di questo: http://www.minambiente.it/pagina/la-natura-delitalia.
        Studiati i programmi LIFE, leggi che cosa dice la programmazione comunitaria in materia.
        Perchè parli per partito preso di cose che non conosci e non vuoi conoscere?
        Oltre alla ricetta del coniglio alla cacciatora non t’interessa nulla?
        Toh, leggiti almeno un “bignamino”: http://www.adnkronos.com/IGN/Speciali/Parchi_Nazionali/Patrimonio-naturalistico-vale-il-32-della-ricchezza-nazionale_3214170853.html

        Stefano Deliperi

  16. M.A.
    febbraio 4, 2014 alle 9:40 am

    Mi sono letto il tuo “bignamino”, io vedo più fumo che arrosto. Non c’è una mentalità adatta a questo turismo, tutti i link che mi stai pubblicando parlano di realtà diverse dalla nostra. Vorresti fare un “copia – incolla” che non funzionerà mai. Oltre tutto questo, io continuo a sostenere che la gente preferisce venire in Sardegna per abbronzarsi le cosce in spiaggia. Dimentichi che la stragrande maggioranza delle strade per arrivare in quei luoghi definiti da voi “turistici” sono pessime, e ultimo (ma non ultimo) per importanza è che ci sono tanti problemi per il trasporto marino e aereo. Questo non dovrebbe essere un turismo per i sardi, ma gestito dai sardi. All’ordine del giorno con tutti questi problemi (e non dettagli), rischierebbe di diventare un turismo fatto per quelle 4 o 5 famiglie cittadine che non sanno dove trascorrere il primo Maggio o Pasquetta. Oggi come oggi, io penso che ci siano altri settori in cui investire.

  17. Raimondo Cossa
    febbraio 4, 2014 alle 12:37 pm

    M.A. scusa ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E tu mi sembri sulla buona strada. Come ti diceva Gavino un centinaio di persone, fra individuali, società e cooperative da qualche decennio operano come guide ambientali. Esiste un Registro Regionale a cui siamo iscritti e l’attività è regolamentata dalla Legge Regionale ….. . Molti di noi con questo lavoro ci campano anche la famiglia e, ti assicuro, divulghiamo un’immagine della Sardegna a cui migliaia di sardi fanno riferimento, perché crediamo e speriamo in una terra e in un futuro migliore per noi e i nostri figli. I nostri utenti lasciano soldi nelle strutture ricettive, nei bar, acquistano prodotti locali e spendono in abbigliamento adeguato. Come i tuoi cacciatori, ma con una differenza sostanziale: non lasciano morte e impatti dove passano, non depauperano il patrimonio faunistico sardo.
    Da professionisti come siamo conosciamo il “valore” (richiamo) delle spiagge e del mare così che i pacchetti turistici che costruiamo e proponiamo nel mercato sono spesso il risultato di un mix di mare e altro che non sto a spiegarti. Per cui, ti prego, non provare a convincerci che il turismo è solo cosce abbronzate. Dunque raccontaci pure delle tue
    battute di caccia ma lascia perdere il resto.
    Vivi tranquillamente la tua sardità fatta di sagre, di folklore, ecc. ma ricordati che non tutti i sardi vestono in orbace. Poi, se sei disponibile a “sentire”, bene, diversamente ti perdi l’orchestra.

  18. Raimondo Cossa
    febbraio 4, 2014 alle 12:40 pm

    Scusate, Legge regionale 18 dicembre 2006, n. 20
    Riordino delle professioni turistiche di accompagnamento e dei servizi.

  19. Pietro
    febbraio 4, 2014 alle 12:49 pm

    Oh Manuela e basta non se ne può più……

  20. M.A.
    febbraio 4, 2014 alle 1:17 pm

    Raimondo, ho pienamente rispetto del tuo lavoro, ascolto la tua orchestra, ma resto convinto che la Sardegna, per cultura e tradizioni, non vivrà mai di turismo, ne ieri, ne oggi, ne domani. Siamo stati una terra di speculazione turistica, ma noi non ne abbiamo tratto nessun beneficio. Se tu riesci a vivere di questo, sono felice per te e la tua famiglia. Personalmente reputo che non sarà una carta vincente per offrire possibilità e battere la disoccupazione. Siamo una popolazione che ha vissuto tra pecore e pascoli, gelosie, incendi e tanto altro ancora. Ben vengano tutte le iniziative, ma il mio invito sta nel non trascurare e non dimenticatevi della nostra “sardità” e delle sue esigenze, perché altrimenti non si va da nessuna parte. Buon lavoro a tutti!

    • arricardu
      febbraio 4, 2014 alle 8:01 pm

      le tradizioni sono frutto delle epoche e non sono sempre una costante, in nessun popolo, altrimenti oggigiorno non mangeremo pomodori, patate, spinaci, pesche etc…il famoso grano “cappelli” è frutto di una selezione di un grano tunisino da parte del genetista Strampelli negli anni ’30….etc…

      • M.A.
        febbraio 4, 2014 alle 9:59 pm

        Arricardu se tu conosci veramente le tradizioni popolari e la Cultura Sarda, non è per niente equiparabile ai pomodori, zucchine etc etc. 🙂 stiamo parlando di un popolo non di un orto. E nella storia di questo popolo esistono anche tante tradizioni culinarie, differenti a seconda dei luoghi della Sardegna. C’è tanto tanto altro. Non è solo caccia, o solo agnelli, è il fatto che la nostra cultura è fatta anche di caccia e di agnelli e sono elementi imprescindibili. Se tu osservi, la quasi totalità di chi veste in costume sardo durante le sfilate, sono cacciatori, sono persone che sanno arrostire, sanno macellare, sono persone che sanno vivere e tramandare certe conoscenze. Ci sono poi un infinità di persone che vivono la sardità ma che non son cacciatori, ma per questo comprendono la caccia e non la ripudiano. Poi ci sono persone come me, che non vestono in orbace o in velluto, che non sfilano alle processioni, ma che si sente tanto sardo quando è a caccia, quando si mangia un porchetto con gli amici, o durante le festività. A tante persone piace essere sarde e vivere la loro sardità nei modi più vari: chi fa dolci tipici, chi fa ancora il pane in casa, chi sfila durante le processioni, chi si mangia e macella l’agnello per le feste, e chi imbraccia un fucile per andare a caccia secondo le tradizioni. Nessun aspetto è condannabile perché ha tutto una logica, persino la caccia. Questa sardità, in quanto identità di un popolo, rimarrà viva anche grazie alla politica, ai progetti della comunità europea, alle pro loco…basta poco o niente per accendere quella sardità che c’è in noi, persino un ballo sardo, dopo di che anche l’uccisione di un animale a scopo alimentare, pecora o cinghiale che sia, diventa cosa buona e giusta.

  21. Raimondo Cossa
    febbraio 4, 2014 alle 4:57 pm

    Appunto M.A., cerchiamo di dimostrare che è possibile anche un altro turismo, al di fuori della speculazione mattonara, delle case mobili urbanizzate e del profitto delle multinazionali. Nell’ambito del lavoro non dimentichiamo MAI la nostra “sardità” e quando guidiamo e spieghiamo il territorio, a cui siamo orgogliosi di appartenere, spesso ci brillano gli occhi dall’emozione. E questo viene colto dagli utenti, che ci invidiano per abitare in un posto come questo, e da queste situazioni nasce spesso un certo “mal di Sardegna”. Allora capisci la fortuna che (con tutti i problemi della Sardegna) abbiamo avuto e quanto è bella la nostra isola. Ecco perché ritengo che la Giara, insieme ad altri luoghi, sia assolutamente da salvaguardare.
    Buona vita a te.

  22. Mara
    • M.A.
      febbraio 5, 2014 alle 9:20 am

      Vergognoso! Ma son gli stessi dell’anno scorso!?

  23. M.A.
    febbraio 5, 2014 alle 12:13 pm
  24. arricardu
    febbraio 5, 2014 alle 12:33 pm

    M.A. ge ddu sciu ca su “connotu” no est sa cosa ‘e papai sceti, ma a cassai no bandant sceti is sardus! po fusteti parit ca siat sa traditzioni prus manna….

  25. M.A.
    febbraio 5, 2014 alle 1:26 pm

    Carissimo arricardu, la caccia è un modo, per me il più bello, per esprimere la “sardità”. Le domeniche trascorse con gli amici nei monti, sentire il latrato e i campanacci dei cani, le “canzoni delle doppiette”, il pranzo con la carne arrosto, il vino, le risate e quant’altro è veramente bello. Nella vita sono uno studente universitario, ma ci sono tanti altri che sono avvocati, medici, politici, impiegati, operai che esplicano la loro “sardità” con la caccia come faccio io. La caccia non è da condannare come attività, è da migliorare.

  26. Dante
    febbraio 10, 2014 alle 12:03 pm

    Sono originario di Genoni uno dei paesi intorno alla Giara tra i meno interessati alla sua salvaguardia; la frequento da quando avevo 5 anni, ricordo con un brivido la marchiatura dei cavallini che a fine estate venivano condotti in paese attraverso stradine sterrate dalle quali si sollevava una polvere rossa e finissima che avvolgeva persone e animali. Li ho sempre ritenuti bruttini, sgraziati e quasi distratti ma vederli era per me un piacere, andavo a cercarli in ogni stagione e quando in aprile e maggio la Giara diventa un paradiso mi dicevo che vivo nella terra più bella del mondo. Sono mancato per un lungo periodo di tempo da queli luoghi e quando nel 1997 vi sono tornato, ho trovato di tutto, a parte la strada che da Genoni porta proprio alle propaggini della Giara, la stessa polvere certo ma sollevata da macchine, moto e fuoristrada, bottiglie, cartoni di pizza, spazzatura varia in ogni luogo, pecore, capre (centinaia nella zona del piccolo rilievo a sud ovest) e cani da guardia, mucche, maiali ma soprattutto centinaia di metri di reti di recinzione, in ogni parte e direzione, alta, sovrastata da filo spinato e…..abbandono, un abbandono quasi ostentato dalla assenza di cura delle strutture (pubbliche da qual che so) che avrebbero dovuto dare vita anche sociale alla Giara e che invece sono ruderi abbandonati, utilizzati (tutt’ora) come ricovero di animali. I cavallini li ho cercati a lungo e anche mio padre che in Giara ha vissuto per 30 anni ha ammesso che non aveva avuto tanto difficoltà nel trovarli. Infine, nei pressi di una pozza d’acqua li abbiamo trovati; immobili, smagriti e isolati e soprattutto, circondati da unnumero esagerato di bovini in condizioni molto migliori. Mi hanno fatto una gra pena, continuavano ad essere bruttini ma ora erano anche tristi. La Sardegna sarà la terra più bella del pianeta ma i sardi la violentano ogni giorno.

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