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Faccio quello che mi pare nella Città Eterna.


Roma, Circo Massimo, "monumento" abusivo

Roma, Circo Massimo, “monumento” abusivo

L’Italia possiede senza dubbio un patrimonio di beni culturali straordinario, di tutte le epoche e per tutti i gusti.

E’ però un mistero, come sottolinea Salvatore Settis, per quale singolare motivo lo maltratti quotidianamente, pur essendo un fondamentale richiamo turistico mondiale.

Cialtronaggine, interessi particolari, speculazioni piccole e grandi, ignavia delle amministrazioni pubbliche, cafonaggine pura, chi più ne ha più ne metta.

A Roma, la Città Eterna, chiunque può mettere il proprio monumento a se stesso e per mesi nessuno fa niente, chiunque può piazzare il proprio camion bar (qualche volta un T.I.R. bar) come e dove vuole e nessuno fa niente.

A quando una bella ramazzata di legalità?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.S.  come il Cielo ha voluto, il “monumento” abusivo è stato posto sotto sequestro e sarà rimosso (29 gennaio 2014). Un po’ di decenza…

Roma, Castel S. Angelo e il Tevere

Roma, Castel S. Angelo e il Tevere

qui la galleria fotografica del “monumento” abusivo

da Il Corriere della Sera, 29 gennaio 2014

BEFFA DI UN ARTISTA A ROMA: NIENTE CONTROLLI AL CIRCO MASSIMO.

Il monumento all’insaputa del sindaco. Per due mesi nessuno si è accorto che non c’erano autorizzazioni. Paolo Conti

A Roma puoi fare di tutto. Anche issare un tuo monumento di tre metri per tre, due tonnellate di acciaio, e piazzarlo in una delle aree più tutelate d’Italia: di fronte alla cavea del Circo Massimo, sullo sfondo delle rovine del Palatino, delle residenze di Augusto, Tiberio e Domiziano. Tanto nessuno controllerà le autorizzazioni e i permessi. Non arriverà né un vigile urbano, né un funzionario della sovrintendenza comunale (peraltro vacante da ben sette lunghissimi mesi, ed ecco i frutti) o statale a capire cosa sia accaduto.

«QUELLA NOTTE RIDEVAMO TUTTI» – Siamo nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2013, ore 3. Dopo numerosi sopralluoghi (indisturbati anche quelli) l’artista romano Francesco Visalli arriva con un camion, devia il traffico con l’aiuto di collaboratori armati di segnaletica stradale e apposite luci, e pianta nell’aiuola di fronte al Circo Massimo il suo monolite «Place de la Concorde» che si colloca – dice l’autore – in un più vasto progetto «Inside Mondriaan». Il rinvio al grande artista olandese celebre nel mondo dell’arte e della pubblicità per il minimalismo geometrico dei suoi riquadri in cui il bianco si alterna al grigio e ai colori primari, è evidente. Racconta la curatrice dell’artista, Valeria Arnaldi: «Quella notte ridevamo tutti, sembrava una scena di “Amici miei” di Monicelli». Da quel giorno la scultura-installazione resta al suo posto. Nessuna ispezione. Nessun interrogativo.

UNA «DENUNCIA» COSTATA 23 MILA EURO – Ieri sul sito http://www.artribune.com diretto da Massimiliano Tonelli (la casa editrice è presieduta da Paolo Cuccia) è apparso un intervento molto polemico sulla qualità della scultura e sulla scarsa notorietà dell’artista: «Come ha fatto Visalli a installare un’opera permanente laddove ogni artista del mondo sognerebbe di installarla e avendo un curriculum molto distante dagli artisti più grandi del mondo?» Lunedì notte, un servizio sul Tg5. Di lì è partita la caccia alla storia, e al perché. Visalli, che ha investito 23 mila euro nell’impresa, ha emesso una nota intitolata: «Monumento al Circo Massimo all’insaputa del sindaco». Scrive l’artista: «Non è una trovata pubblicitaria ma un vero e proprio esperimento e, soprattutto, una denuncia. Testare l’attenzione dell’amministrazione comunale sulla città in generale, e sull’arte in particolare. A due mesi dall’installazione il bilancio è drammatico: nessuna notifica all’artista, nessuna domanda, nessuna verifica sull’opera e neppure nessun controllo in termini si sicurezza. Nonostante le dimensioni decisamente evidenti, i colori accesi, la posizione centralissima e poco distante dagli uffici del Comune». Nessuno ha chiesto alcunché nemmeno durante i sopralluoghi delle tante forze dell’ordine prima del gran concerto di Capodanno, lì al Circo Massimo. Dice sconsolato l’artista: «Speravo che l’opera fosse ‘scoperta’ dopo pochi giorni. Con tristezza per Roma, vedo che ci sono voluti due lunghi mesi. La mia intenzione era dissacratoria, nel senso di voler violare uno spazio culturalmente sacro come quello».

«STREET ART »– Ammette Flavia Barca, assessore alla Cultura della giunta guidata da Ignazio Marino: «È vero, non c’è stato alcun controllo proprio perché non c’è stato un avvio formale di nessuna richiesta. Perché nessuno se n’è accorto? Forse proprio perché Roma è una città straordinariamente ricca di arte e cultura: e può capitare di passare di fronte a un’opera senza chiedersi il perché della collocazione. Vorrei cogliere l’aspetto positivo della provocazione, che è in qualche modo una forma di street art. La accoglieremo come capita anche con altre provocazioni, magari più accese».

MA IL CAMION BAR?- C’è dell’altro, però. La provocatoria installazione di Francesco Visalli ricorda e sottolinea, con la sua massiccia presenza clandestina, un altro vero, intollerabile scandalo. L’inamovibile, immenso camion-bar di bibite e panini che da mesi deturpa il panorama sul Circo Massimo e il Palatino. Ha resistito alla gestione Alemanno e ora prospera indisturbato anche sotto la giunta guidata da Ignazio Marino. Presidio sprezzante e volgare di uno imbattibile strapotere romano: le famiglie degli ambulanti che presidiano gli spazi di fronte ai monumenti romani, un dominio forte quasi quanto quello dei burocrati e di certi costruttori.

 

(foto da Il Corriere della Sera, S.D., archivio GrIG)

  1. Mara
    gennaio 30, 2014 alle 6:50 am

    Purtroppo molti italiani non meritano di essere italiani.

  2. gennaio 30, 2014 alle 8:42 am

    Non solo “Faccio quel che mi pare a Roma” ma Faccio quel che mi pare in Italia dovunque i “quaquaraquà” gesticono indegnamente il potere e dove i cittadini continuano ad essere indifferenti, a parte Voi e pochissimi altri.

  3. Occhio nudo
    gennaio 30, 2014 alle 8:58 am

    La cosa bizzarra è che viene messo sotto sequestro dopo che, praticamente, l’autore si è autodenunciato, denunciando la distrazione del Comune di Roma. Dopo circa tre mesi dalla sua installazione. W l’Italia.

  4. gennaio 30, 2014 alle 9:14 am

    abbiamo come cittadini appena scoperta lo cosa diffuso urbi et orbi, e l’hanno già rimossa… Ieri pomeriggio Paolo Berdini per la nostra felicità ha scritto questo articolo, “A Roma anche gli abusi sono artistici !”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/a-roma-ora-gli-abusi-sono-anche-artistici/862223/

  5. Gianni Steri
    gennaio 30, 2014 alle 10:04 am

    …sono punti di vista, magari se anche avesse chiesto l’autorizzazione non l’avrebbero concessa, magari si ha un opinione dell’arte legata solo al passato o magari un artista italiano per poter farsi conoscere, deve andare in Francia ed esporre le sue opere a Versailles nei giardini della musica. La vita va avanti, l’arte cambia….

  6. gennaio 30, 2014 alle 12:00 PM

    L’insensibilità sociale (e politica), è il “monumento” più illecito e brutto.

    Grazie, GrIG! Avanti così, sempre 🙂

    Eli

  7. Shardana
    gennaio 31, 2014 alle 11:16 am

    Beh,lui ha spostato il suo “abuso”,dovrebbero fare spostare gli abusi ai palazzinari…….o no’?

  8. luglio 1, 2014 alle 2:52 PM

    da Il Corriere della Sera, 1 luglio 2014
    Camion bar, al Comune i poteri per toglierli dalle aree di pregio.
    Il nuovo testo unico sul commercio della Regione. Regole più semplici Nicola Zingaretti «Non credo sia giusto che dalla Regione si governino le scelte dei sindaci». (Francesco Di Frischia): http://roma.corriere.it/notizie/14_luglio_01/camion-bar-comune-poteri-toglierli-aree-pregio-cab89226-00e7-11e4-b768-bebbb8a7659d.shtml

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