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Marea nera nel Golfo dell’Asinara: Stato e Regione assenti. Noi ci siamo.


uccello marino incatramato

uccello marino incatramato

anche su Il Manifesto Sardo (“Marea nera nel Golfo dell’Asinara”), n. 157, 16 novembre 2013

 

 

Il Tribunale penale di Sassari in composizione monocratica (dott. Salvatore Marinaro), con ordinanza del 12 novembre 2013, ha accolto l’istanza di costituzione di parte civile nell’ambito del procedimento penale riguardante la devastante marea nera che nel gennaio 2011 inquinò il Golfo dell’Asinara, richiesta presentata lo scorso 8 ottobre 2013 dall’avv. Guido Rimini, del Foro di Sassari, per il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Imputati nel processo per l’ingente sversamento di olio combustibile in mare sono l’attuale direttore della centrale termoelettrica di Fiume Santo della multinazionale E.On, Marco Bertolino (45 anni, di Lodi),  Salvatore Signoriello (60 anni), attuale manager di E.On Produzioni Italia e direttore tra il marzo del 2000 e il luglio 2002, quando proprietaria dell’impianto era l’Endesa Italia s.p.a., e Francesco Capriotti (59 anni), manager di Enelpower dal 2002 fino al settembre 2004.   I reati contestati a tutti sono quelli inerenti al crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riguardante la rottura dell’oleodotto, da cui derivò lo sversamento in mare) e deturpamento delle bellezze naturali.

Porto Torres, marea nera, ricostruzione dell'incidente

Porto Torres, marea nera, ricostruzione dell’incidente

E’ opportuno ricordare che la centrale termoelettrica E.On  di Fiume Santo (Porto Torres) è felicemente e serenamente dotata di certificazione EMAS ISO 14001 sul piano del rispetto dell’ambiente.

Lo sversamento di olio combustibile in mare interessò l’intero Golfo dell’Asinara: la maggior parte dell’olio combustibile andò a incatramare verso est il litorale fra Platamona e Marritza, ma la chiazza oleosa nera raggiunse anche spiagge, scogliere e calette della Gallura, fino alla Maddalena e Caprera, nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, giungendo, a ovest, fino alle coste dell’Asinara, omonimo parco nazionale.

Un vero e proprio disastro ambientale.

Nel dibattimento penale sarà quindi presente il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus insieme alle amministrazioni locali lese dall’inquinamento e ad altre associazioni ambientaliste.

Non ci saranno, invece, lo Stato e la Regione autonoma della Sardegna.

Golfo dell'Asinara, operazioni di disinquinamento

Golfo dell’Asinara, operazioni di disinquinamento

Non si sono costituiti parte civile.

Saranno convitati di pietra.

Da un lato, con la mozione n. 281/32 approvata l’8 ottobre 2013 il Consiglio regionale sardo ha impegnato la Giunta Cappellacci “ad attivarsi e ad attivare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla legge vigente, affinché si costituisca parte civile ai sensi dell’articolo 74 e successivi del Codice di procedura penale, nella tutela dell’interesse della Sardegna in tutti i processi celebrati nel suo territorio nel quale sono contestati reati che presuppongono il presunto esercizio di condotte illecite che hanno determinato veri e propri disastri ambientali, comportando la grave compromissione delle condizioni ambientali della nostra Isola”.

Golfo dell'Asinara, marea nera, inquinamento

Golfo dell’Asinara, marea nera, inquinamento

Ovviamente, al pari di quanto fatto riguardo il procedimento penale sulle bonifiche mancate a La Maddalena, Ugo Cappellacci e la sua Giunta regionale han fatto orecchie da mercante.

Dall’altro, il Ministero dell’ambiente sarebbe stato frenato dall’Avvocatura dello Stato, mentre il prof. Paolo Dell’Anno, esperto di diritto ambientale, ha ricoperto il ruolo di consulente giuridico del precedente Ministro dell’ambiente Corrado Clini pur essendo difensore della E.On.        Conflitto non di legittimità ma di palese opportunità.

Ora l’attuale Ministro dell’ambiente Andrea Orlando assicura che avvierà una parallela causa civile per il risarcimento dei danni.  Vedremo…

Oltre ai tentennamenti delle amministrazioni pubbliche competenti, è poi la santa prescrizione che porta a chiedersi se sarà mai individuato un responsabile di quanto accaduto.

Dal canto nostro, non lasceremo nulla d’intentato per difendere l’ambiente violato e il popolo inquinato.

 Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

pesce morto

pesce morto

(foto da La Nuova Sardegna,, da mailing list ecologista, )

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  1. novembre 18, 2013 alle 9:26 am

    Splendido articolo, come sempre. Coraggioso, forte, di grande sensibilità di pensiero e di Cuore.

    Grazie.

    Eli

    • Mara
      novembre 18, 2013 alle 9:50 am

      Sottoscrivo in pieno, Elisabetta.
      Grazie GRIG!

  2. Shardana
    novembre 18, 2013 alle 10:24 am

    Politica e malaffare vanno di pari passo ,meno male che almeno voi siate sempre presenti a cercare di arginare l’avanzata dell’orda nera

  3. gennaio 10, 2014 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 gennaio 2014
    FIUME SANTO » GRUPPI 1 E 2. Il ministero insiste: «Vanno demoliti». Incontro ieri a Roma con la struttura tecnica di Orlando: l’autorizzazione spetta alla Regione che deve decidere subito. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Porte chiuse al ministero dell’Ambiente per una eventuale riaccensione dei gruppi 1 e 2 della centrale di Fiume Santo. L’ha capito bene ieri E.On che si è presentata per un incontro con la struttura tecnica del dicastero guidato da Andrea Orlando, alla presenza anche di un rappresentante della Regione. La discussione è stata impostata in maniera chiara e senza tentennamenti sulle demolizioni e le bonifiche da fare, con particolare riferimento proprio ai gruppi 1 e 2 che – di fatto – con il 31 dicembre hanno cessato definitivamente la loro missione. A questo punto diventa centrale il ruolo della Regione che deve approvare le demolizioni delle vecchie unità di produzione di energia elettrica a olio combustibile che non hanno più ragione di esistere (e per questo erano state definite le intese per l’abbattimento e la costruzione di un nuovo gruppo sostitutivo con tecnologie all’avanguardia). L’autorizzazione finale spetta alla Regione – come è stato ribadito ieri dal ministero dell’Ambiente – che ha tutta la documentazione necessaria per pronunciarsi fin da subito. Tenendo anche presente che le operazioni per rimuovere i gruppi 1 e 2 potranno avvenire solo nel 2015, perchè l’anno appena cominciato sarà necessario per espletare una serie di attività preliminari piuttosto complesse. Sulle demolizioni c’è la benedizione del ministero dell’Ambiente e i documenti per esprimere il parere sono già negli uffici della Regione, presentati da E.On proprio di recente. Serve una decisione prima che la vicenda possa prendere orientamenti differenti: non si possono dimenticare, infatti, i tentativi effettuati da E.On – ma anche da Terna – per auspicare ulteriori proroghe di esercizio della vecchia centrale nel nome della sicurezza della rete nazionale. Una linea che, in qualche modo, aveva avuto come interlocutore anche il ministero dello Sviluppo economico che aveva sostenuto l’esigenza di salvaguardare le esigenze manifestate da Terna e E.On, pur in un quadro di valutazione complessiva della realtà energetica nazionale. In questo contesto si inseriscono i misteri legati all’effettivo funzionamento dell’elettrodotto Sapei che – alla luce dei fatti – non ha finora svolto pienamente il ruolo per il quale è stato costruito con un investimento finanziario importante. L’archiviazione definitiva dei gruppi 1 e 2 si collega anche al futuro del polo energetico del nord Sardegna e riguarda la presenza stessa di E.On in Sardegna e in Italia. Se davvero la multinazionale tedesca ha deciso di lasciare, c’è una fase decisiva che riguarda i potenziali acquirenti e l’attivazione dei progetti già autorizzati (come quello per il quinto gruppo). La palla è nelle mani della Regione che prima autorizza la demolizione e prima si tolgono eventuali rischi di “rilancio” da parte di chi, invece, vorrebbe spremere ancora i gruppi 1 e 2 (il primo impossibile da tenere in esercizio e il secondo con ancora un margine ipotetico di 2mila ore). Nel frattempo c’è da gestire la partita del personale (25 persone circa più i lavoratori dell’indotto) che vedrà impegnate le organizzazioni sindacali già dai prossimi giorni. Le soluzioni non mancano e la questione energetica – ora che la campagna elettorale per le regionali è entrata nel vivo – rappresenta uno degli elementi essenziali nei programmi di sviluppo, non solo di Fiume Santo e del Sassarese ma di tutta la Sardegna.

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    Bando europeo per le caratterizzazioni Asi.
    La risorse a disposizione ammontano a un milione e 600mila euro, i lavori dureranno un anno.

    SASSARI. È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Europea il bando per l’esecuzione delle indagini nelle aree del Consorzio industriale, a Porto Torres. Il piano delle caratterizzazioni consentirà di ottenere un’analisi chiara e complessiva dell’inquinamento nell’area industriale turritana, gestita dal Consorzio industriale provinciale di Sassari e inserita nel Sito d’interesse nazionale. A questo risultato si è arrivati al termine di un complesso confronto del presidente del Consorzio Franco Borghetto e del sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa con i ministeri dell’Ambiente e dell’Industria che avevano imposto alle piccole aziende insediate nella zona industriale di procedere con le analisi delle aree, i cui costi erano insostenibili per quasi tutte le piccole attività produttive che operano all’interno del Consorzio e che avrebbero rischiato il fallimento. Il bando, per un finanziamento totale di circa un milione e 600 mila euro di cui circa un milione e 270 mila per l’esecuzione delle indagini, è aperto a concorrenti di tutta Europa, con l’auspicio che questo possa garantire la partecipazione dei principali operatori del settore e l’utilizzo delle migliori professionalità e delle più aggiornate tecnologie di indagine e bonifica. Le offerte dovranno pervenire alla sede centrale del Consorzio, a Sassari, entro il 19 febbraio prossimo. Le aree oggetto di investigazione comprendono il depuratore consortile, la discarica consortile, il Centro intermodale regionale e le aree di proprietà consortile, per una estensione complessiva di oltre 320 ettari. La durata dei lavori è stimata in circa un anno e prevede l’esecuzione di 322 sondaggi, il prelievo di 1755 campioni di terreno e di 40 campioni di acqua di falda e l’effettuazione delle relative analisi.

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    Effettuati solo piccoli interventi di bonifica.
    A Porto Torres decontaminate le aree destinate alla chimica verde, a Fiume Santo è tutto fermo.

    SASSARI. A Fiume Santo i gruppi 1 e 2 sono ormai fermi ma di bonifiche non si parla proprio. Argomento che, invece, è molto gettonato nell’area industriale di Porto Torres ma con il medesimo risultato: le bonifiche, quelle vere, sono ancora da venire. E infatti, proprio all’interno dello stabilimento petrolchimico dove operavano Polimeri Europa, Syndial, Vinyls e Sasol, qualcosa è stato fatto. Le aree destinate ai nuovi insediamenti per la chimica verde sono state bonificate, certificate e messe a disposizione di Matrìca che, una volta terminata la costruzione dei primi tre impianti, dovrebbe procedere all’apertura dei nuovi cantieri. Ma quella che ha interessate le aree Matrìca è una bonifica “leggera”, dove la contaminazione era limitata agli strati più superficiali del terreno. Ben diverso è il discorso che riguarda l’acqua di falda e le aree sulle quali sorgevano gli impianti più inquinanti, dove venivano effettuate le lavorazioni più impattanti per l’ambiente (cloro, fenolo, idrocarburi aromatici, Vcm, composti contenenti metalli pesanti): per l’acqua di falda si sta lentamente procedendo alla realizzazione di un impianto Taf (Trattamento acque di falda) in grado di lavorare 500 litri l’ora e per il quale Eni ha stanziato 150 milioni di euro. Gli altri progetti sono invece bloccati dalle lungaggini burocratiche e dal bizantinismo delle norme che, in materia di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale, prevedono una validazione continua degli atti attraverso conferenze di servizi alle quali partecipano tutte le parti interessate, normalmente non meno di quaranta fra enti e società. Se poi a tutto questo si aggiungono le imminenti elezioni regionali che di fatto hanno causato la “latitanza” della Regione Sardegna e la scarsa propensione da parte di Eni a portare avanti le bonifiche, si ottiene un quadro a tinte fosche su un tema così delicato come quello del risanamento ambientale. La conseguenza è che di quei 550 milioni di euro stanziati per le bonifiche (un obbligo di legge e non una “concessione” dell’Eni), ne è stata investita solo una piccola parte. Eppure con le bonifiche si potrebbe creare più di un posto di lavoro, anche se molti di meno di quelli ipotizzati, senza dimenticare poi che sulle aree decontaminate troverebbero posto i progetti per la reindustrializzazione del territorio. (p.s.)

  4. gennaio 15, 2014 alle 2:47 pm

    all’udienza del 14 gennaio 2014 il Tribunale di Sassari ha preso atto dell’adesione dei difensori all’astensione proclamata dalle Camere Penali e ha rinviato il processo al 27 maggio 2014.

  5. gennaio 30, 2014 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2014
    FIUME SANTO » FASE DECISIVA. E.On, la Regione dispone la demolizione dei gruppi.
    Decreto dell’assessorato alla Difesa dell’Ambiente dopo l’input del ministero. La multinazionale deve procedere subito anche alla bonifica delle aree. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Si apre la fase più delicata per il futuro del polo energetico del nord Sardegna. La Regione martedì (protocollo 0001859) ha disposto parere positivo per la demolizione dei gruppi 1 e 2 della centrale E.On e la “rinaturalizzazione” dell’area finora occupata dai vecchi impianti. E’ un contropiede che probabilmente la multinazionale tedesca non si aspettava, anche perché – al momento – non risulta stabilito il budget per un intervento così complesso e, allo stesso tempo, decisivo. Questo potrebbe significare che E.On – considerato anche il momento elettorale – contava sui tempi lenti della Regione, in ogni caso su ritardi legati a questioni burocratiche che non mancano mai. E nelle scorse settimane la società proprietaria della centrale di Fiume Santo aveva lasciato intendere che il processo per la demolizione dei gruppi 1 e 2 sarebbe stato piuttosto lungo. Invece ora cambia tutto, perché la presa di posizione della Regione mette in moto i meccanismi e E.On deve agire subito in quanto non esistono condizioni per pretendere ulteriori rinvii. In effetti, finora i tempi erano stati dilatati e l’importante onere economico relativo all’operazione di demolizione industriale e risanamento ambientale era stato spostato in avanti, senza una data precisa. Era stato il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando a sollecitare l’attivazione delle procedure, ribadendo con chiarezza che non ci sarebbero state altre proroghe per gli impianti ormai obsoleti e pericolosi per le persone e per l’ambiente. E l’invito rivolto alla Regione era stato chiaro, anche sul ruolo da svolgere nell’iter autorizzativo. Il documento emesso porta la firma del direttore generale dell’assessorato regionale alla Difesa dell’ambiente, dunque da quello si parte. Si tratta di vedere in che modo il Governo nazionale e la Regione stessa intendono costringere E.On a rispettare le disposizioni. Che non sono poca cosa se si considera che in gioco c’è effettivamente il futuro del polo energetico più importante della Sardegna. La demolizione dei vecchi gruppi, le operazioni di risanamento e la restituzione agli usi pubblici della spiaggia, con il ridimensionamento della centrale in un’area attorno ai gruppi 3 e 4, fanno parte di quegli accordi che – a suo tempo – erano stati presi (da Endesa prima, e quindi ereditati da E.On) con l’allora presidente della Regione Renato Soru. Alla base di quegli impegni c’era la costruzione del nuovo gruppo e l’utilizzo del gas una volta reso disponibile. Finora E.On ha ignorato quelle intese, ha preso tempo e rinviato sistematicamente un investimento di circa 700milioni di euro in un territorio dove ha continuato a collezionare utili anche da vecchi impianti destinati alla rottamazione. Se la multinazionale tedesca non procede con l’eliminazione dei gruppi 1 e 2 e le attività connesse, anche le iniziative avviate da possibili acquirenti rischiano di trasformarsi in cose inutili. Se viene messa a rischio la costruzione del nuovo gruppo – con un programma di ammodernamento serio del parco energetico – il risultato può essere molto simile a quello attuale: cioè, anche chi arriverà dopo E.On, se si continua a perdere tempo, potrebbe avanzare nuove scuse per non fare quanto è già stato decise anche attraverso intese istituzionali. Insomma, anche gli eventuali nuovi proprietari della centrale di Fiume Santo potrebbero decidere di sfruttare i margini (ancora rilevanti) di guadagno che vengono garantiti dai vecchi impianti (finchè tirano) e poi chiudere tutto. Perchè questo è il futuro di un polo energetico dove i gruppi 3 e 4 – senza alternative – sono destinati a fare tra non molto la stessa fine di quelli 1 e 2. Intanto l’Arpas ha inviato una comunicazione a E.On dalla quale risulta che il trasporto del carbone via terra evidenzia delle criticità, con perdita di pezzi di combustibile per strada.

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    Uiltec: «Occorre investire sugli impianti».
    Il segretario Franco Peana chiede conto degli utili realizzati a Fiume Santo e attacca Cappellacci.

    SASSARI. «Stavolta il conto lo pagano anche i clienti inglesi ma con una differenza rispetto all’Italia: gli investimenti in tecnologia e innovazione in Gran Bretagna sono stati fatti abbondantemente, al contrario da noi non ha onorato neanche la sponsorizzazione della Dinamo basket, ne installato le cemntraline promesse al Comune di Porto Torres». Così il segretario della Uiltec Franco Peana commenta le ultime mosse di E.On che, dopo la chiusura delle centrale a carbone di Kingsnorth (1940 megawatt) ha deciso di chiudere una centrale a gas da 220 megawatt e, nei prossimi due anni, altri due impianti sempre a carbone da 1000 e 1380 megawatt. Queste ultime perché non erano più in linea con la normativa comunitaria in materia di emissioni. «Ma nel frattempo, in Gran Bretagna, E.On aveva investito oltre sei miliardi di sterline (nove miliardi di euro, ndr)mentre a Porto Torres – aggiunge Peana – non ha speso un centesimo». Ma il segretario della Uiltec va oltre e si chiede (non senza una robusta vena polemica) che fine hanno fatto «gli utili conseguiti da E.On? Verranno fatti gli investimenti sulla desolforazione dei gruppi 3 e 4 o seguiranno la sorte dei gruppi 1 e 2? Gli utili accumulati in questi anni serviranno a bonificare e ripristinare le aree con manodopera di questo territorio?». Peana fa capire chiaramente di conoscere le risposte della multinazionale tedesca, risposte alle quali il dirigente sindacali non crede più e ricorda che l’unico investimento «riguarda 60 persone definite esubero ma che potrebbero diventare 120». Secondo Peana, E.On ha considerato l’Italia e la Sardegna come «un avamposto di frontiera, dove si fanno ottimi affari, dove avere poco da investire e molto da prendere, saccheggiare e lasciare nello sconforto le famiglie, una disastro occupazionale del territorio». «Una cosa è certa – aggiunge Peana –: questo territorio, i lavoratori, le parti sociali urlano all’unisono “bisogna costruire il gruppo 5 per lo sviluppo industriale, per la rete, per l’ambiente, per il territorio”. Pertanto la vertenza prosegue e la lotta dei lavoratori E.On persiste, malgrado l’insistente silenzio assordante e l’indifferenza sul tema mostrata dal governatore Cappellacci. Ma questo – conclude – è un altro problema».

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    I FATTI.

    La notte dell’11 gennaio 2011, dalla banchina E.On finiscono in mare 36 tonnellate di olio combustibile. L’inquinamento interesserà l’intero Golfo dell’Asinara.

  6. febbraio 5, 2014 alle 2:49 pm

    da la Nuova Sardegna, 5 febbraio 2014
    Inquinamento, indagato il direttore della centrale E.On.
    Alta percentuale di sostanze nocive nel Golfo dell’Asinara Rilevate gravi disfunzioni anche agli impianti più moderni. (Pinuccio Saba)

    SASSARI. Adesso è ufficiale: il direttore della termocentrale di Fiume Santo Marco Bertolino è indagato per danneggiamento, getto pericoloso di cose e deturpamento delle bellezze naturali. Ieri mattina, infatti, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) hanno consegnato un avviso di garanzia al responsabile della centrale di proprietà della multinazionale tedesca E.On. Ma i militari non si sono limitati alla consegna di un atto giudiziario che, peraltro, si attendeva da tempo. I carabinieri, su disposizione del sostituto procuratore della repubblica di Sassari Paolo Piras, hanno avviato una serie di analisi relative allo scarico delle acque reflue, oltre a una serie di campionature nelle aree all’interno della termocentrale. In particolare, la procura non nasconde le proprie perplessità sulla natura di questi reflui. Nei mesi scorsi, infatti, i Noe avevano riscontrato nello specchio di mare antistante gli impianti, valori ben superiori a quanto consentito dalla norma di boro, cloruri e solfati, sostanze difficilmente riscontrabili (almeno in quelle concentrazioni) nelle “normali” acque reflue. E non era andata meglio l’ispezione ai più moderni gruppi 3 e 4 che secondo i carabinieri aveva «rivelato gravi disfunzioni negli impianti di depurazione delle acque reflue che vanno a finire nel Golfo dell’Asinara». E ancora, secondo gli investigatori era emersa «l’inadeguatezza dell’attività di prevenzione da emissioni di carbone, cosa che è all’origine dello sprigionamento nell’aria di quelle pericolose polveri, altamente inquinanti, un’autentica minaccia per l’ambiente e la salute umana». L’inchiesta era stata avviata la scorsa estate e già a ottobre i carabinieri avevano inviato un consistente rapporto sia alla magistratura sia ai responsabili della termocentrale. In quell’occasione i militari avevano quasi passato al setaccio tutti gli impianti e ne era scaturito un quadro poco rassicurante sullo stato di salute di tutti i gruppi di produzione e del carbonile. Adesso i vecchi gruppi a olio combustibile sono fermi, ma all’epoca erano al “minimo tecnico operativo”, un aspetto che aveva allarmato gli investigatori che avevano sottolineato la precarietà degli impianti dove «i solai in lamiera grecata, con funzioni portanti, risultano essere compromessi, con distacchi di porzioni di solaio come pure di porzioni di calcestruzzo». Un rapporto che confermava l’allarme lanciato a più riprese dalle organizzazioni sindacali per l’abbassamento dei livelli di sicurezza sul posto di lavoro. Con tutte quelle criticità e con i risultati forniti involontariamente dalla stessa multinazionale tedesca che aveva incaricato alcuni laboratori di effettuare una serie di analisi, risultati visionati dai carabinieri e dai tecnici dell’Arpas, era scontato che si arrivasse all’avviso di garanzia consegnato al direttore della termocentrale, assistito dall’avvocato Giuseppe Conti. Come era scontata una maggiore attenzione da parte di tutti gli enti di controllo nei confronti degli impianti di proprietà E.On dopo una serie di incidenti, il più grave dei quali è stato lo sversamento in mare di 36 tonnellate di olio combustibile mentre il carburante veniva scaricato al pontile Fiume Santo. L’incidente aveva evidenziato la carenza dei lavori di manutenzione in seguito alla decisione dell’azienda di tagliare gli investimenti proprio in quel settore. E negli ultimi anni gli incidenti sono stati quasi una costante della vita all’interno della centrale.

  7. febbraio 7, 2014 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 febbraio 2014
    Il caso siti inquinati, rischio di “condono” per le grandi aziende.
    Allarme per un articolo del decreto Destinazione Italia Il ministro dell’Ambiente assicura: norma che non avallerò. Il 26 a Roma un tavolo su Porto Torres. (Gianni Bazzoni)

    Solo pochi giorni fa, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando nella sua visita in Sardegna ha confermato l’intenzione di procedere speditamente per chiedere alle multinazionali di dare corso alle bonifiche. «Non ci saranno sconti per nessuno», ha detto a Porto Torres. Ricordando anche che il 26 febbraio ci sarà un tavolo tecnico a Roma sulle partite aperte nel Sin turritano. La cosa certa finora è che le bonifiche vanno a rilento, altre non sono mai partite e ogni tanto c’è un tentativo di fare saltare il banco.

    SASSARI. Serve sempre un passo indietro, una correzione, una modifica e un emendamento per affermare il principio che “chi inquina paga” e non deve essere addirittura pagato come potrebbe accadere con il decreto Destinazione Italia (articolo 4). La levata di scudi ha forse sventato definitivamente il solito “gioco”, del quale poi nessuno sa niente, che inseriva tra le righe la possibilità di un condono tombale per chi ha contaminato e degradato territori straordinari. E la Sardegna, ovviamente, è interessata direttamente e in maniera rilevante. In poche parole, l’articolo “sponsorizzato” dal ministero dello Sviluppo economico – quello per il quale passano con maggiore familiarità le grandi società (per l’Isola basta citare Eni e E.On, tanto per fare due esempi) – stabiliva che l’indirizzo imposto dalla legislazione europea (cioè chi inquina paga) non vale se i fatti contestati risalgono a un periodo precedente al 2007. Bastava un protocollo d’intesa con il Governo e tutto sarebbe stato risolto. E’ sufficiente dare uno sguardo alla situazione dei 39 Siti di interesse nazionale per rendersi conto del disastro. Se il decreto fosse stato varato con l’articolo 4 così scritto, a Porto Torres avrebbe fatto festa l’Eni (interessata anche a Priolo e in altre zone d’Italia), ma anche E.On che si trascina dietro vecchie situazioni a Fiume Santo dove le bonifiche non sono mai partite. E poi la Saras a Sarroch (dove c’è stato l’ingresso dei russi su assist della famiglia Moratti). Il condono per gli inquinatori è diventato l’incubo degli ultimi giorni, con il pensiero rivolto all’ennesima beffa per le popolazioni dove le indagini sanitarie hanno certificato un aumento dei casi di tumore e l’insorgere di patologie che hanno un collegamento diretto con la contaminazione di terreni e falde, con la dispersione in atmosfera di sostanze che quasi mai hanno una certificazione precisa. In un momento così delicato, con la Sardegna a un passo dalle elezioni regionali, tra le forze politiche è tornato un minimo di buon senso. Anche perchè, oltre al danno ci sarebbe stata la beffa che gli inquinatori avrebbero avuto persino diritto a essere… pagati con risorse pubbliche. Quindi, soldi del popolo inquinato. Se il pericolo è scongiurato lo si vedrà solo alla fine, certo la vigilanza resta molto alta. Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, ieri ha sottolineato che per evitare il rischio la commissione ha posto una precisa condizione al decreto Destinazione Italia, che finora non è stata recepita. Ma c’è il tempo per tappare la falla, ne ho parlato con il ministro Orlando che si è detto d’accordo. Questo episodio conferma la necessità di non procedere in futuro con decreti omnibus». E in serata il chiarimento del dicastero guidato da Andrea Orlando. «Non è intento del ministero dell’Ambiente avallare o introdurre norme che prevedano condoni tombali per gli inquinatori, o disposizioni per finanziare gli autori di storici inquinamenti sul territorio nazionale in sostituzione degli interventi di riparazione del danno». Tuttavia, «per fugare ogni incertezza in merito ed elaborare risposte, gli uffici tecnici del ministero stanno lavorando per dissipare qualunque ombra sulla norma in oggetto».

    • febbraio 8, 2014 alle 11:35 am

      da La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2014
      DECRETO DESTINAZIONE ITALIA/LE POLEMICHE. «Chi inquina deve bonificare».
      Emendamento Pd, la Rete dei Comuni dice no al condono. (Gianni Bazzoni)

      SASSARI È fermo al palo il decreto Destinazione Italia che, all’articolo 4, contiene un regalo per le aziende che hanno inquinato e che quindi sono chiamate a pagare per ripristinare lo stato dei luoghi. L’ingorgo che si è creato alla Camera ne ha rallentato l’avanzata e – nella giornata di ieri – non sono mancate le iniziative per cercare di correre ai ripari. Giovanna Sanna, deputato del Sassarese, ha annunciato che come parlamentari del Pd della commissione Ambiente «abbiamo presentato un emendamento all’articolo 4 al fine di evitare ogni margine di incertezza nell’applicazione del principio “chi inquina paga” in materia di bonifiche ambientali dei siti inquinati. È giusto favorire nuovi investimenti da parte di nuovi soggetti imprenditoriali nelle aree industriali, ma resta fermo l’obbligo della bonifica per i responsabili dei fenomeni inquinanti provocati in precedenza». L’emendamento stabilisce che «la revoca dell’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo di programma… è subordinata al rilascio della certificazione dell’avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati…». Intanto, per martedì mattina alle 11.30, nella sala conferenze della Camera, la Rete dei Comuni Sin (di cui fa parte anche Porto Torres) dirà «no al condono tombale per i disastri ambientali».

  8. febbraio 12, 2014 alle 12:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 febbraio 2014
    Sanatoria scongiurata ma resta la paura. L’emendamento all’articolo 4 del decreto Destinazione Italia considerato «una foglia di fico» per coprire gli inquinatori. Gavino Gaspa: come Rete dei Comuni Sin pronti a nuove iniziative anche a Bruxelles. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Il principio che «chi inquina paga» in teoria è stato ristabilito, ma non basta per avere certezza sugli interventi, sulle risorse e per fare chiarezza sui giochi burocratici che da troppi anni stanno dietro alle bonifiche annunciate e mai eseguite. E forse non è solo un caso che tutti i progetti – specie quelli delle aree Sin, come Porto Torres – negli ultimi anni abbiano subito un rallentamento calcolato in attesa di momenti favorevoli agli inquinatori. L’arrivo del decreto che introduce una sorta di condono per le grandi aziende, infatti, è stato scoperto solo casualmente tra le pieghe del provvedimento «Destinazione Italia». E la Sardegna – a cominciare dall’area industriale che comprende gli insediamenti Eni-Syndial e E.On – c’è dentro sino al collo. La correzione in corsa, dettata con l’emendamento che vede la prima firma di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, ma che ha visto la partecipazione di diversi parlamentari, non ha convinto tutti. E ieri mattina il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, il Coordinamento nazionale siti contaminati e la Rete degli amministratori dei Comuni che ricadono nei Siti di interesse nazionale, in una conferenza stampa alla Camera, hanno ribadito la richiesta di accantonare l’articolo 4 di «Destinazione Italia». L’assessore all’Ambiente del Comune di Porto Torres Gavino Gaspa ha partecipato all’iniziativa e ha ribadito la posizione già espressa nelle scorse settimane. «Non c’è chiarezza e il rischio della sanatoria a favore dei grandi gruppi industriali, nel caso specifico l’Eni-Syndial, che ha vertenze sulle bonifiche in mezza Italia, non è scongiurato del tutto – ha affermato Gaspa – per questo è stata presa la decisione di tenere alta la vigilanza e seguire tutti i percorsi utili per evitare che il condono sui disastri ambientali possa concretizzarsi. Come Rete dei Comuni sono state messe in calendario altre iniziative, a cominciare dalla richiesta di audizione da parte della Commissione europea a Bruxelles. Abbiamo scoperto, infatti, che sono stati finanziati numerosi progetti di bonifica in tutta Europa, tranne che in Italia. Anche questo è un segnale che preoccupa». Per Comitati e associazioni, l’emendamento all’articolo 4 «è solo la classica foglia di fico per un provvedimento che resta del tutto inaccettabile e rappresenta un regalo agli inquinatori incalliti che hanno devastato l’Italia». Gavino Gaspa ha evidenziato, tra l’altro, che nel decreto «non sono previste norme per favorire la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dei procedimenti per la definizione degli Accordi di programma. Senza neppure determinare quale deve essere, eventualmente, la quota di risorse messe a disposizione dello Stato». L’assessore comunale all’Ambiente di Porto Torres non nasconde che in una situazione simile «per assurdo potrebbe accadere che chi ha inquinato potrebbe avere un finanziamento pubblico per le bonifiche, legandolo a eventuali iniziative di reindustrializzazione nelle stesse aree». Il Sin di Porto Torres – stando al panorama nazionale – è persino più avanti rispetto ad altre regioni: «Ci sono territori che si trovano all’anno zero – ha sottolineato Gaspa – e che non hanno neppure un progetto esecutivo. La zona industriale di Porto Torres può contare sui 510 milioni resi disponibili dall’Eni, quindi di parte privata. Uno dei progetti, quello della discarica di “Minciaredda” non è stato ancora scelto da parte dell’Eni-Syndial che lo deve presentare poi al ministero per essere validato. Finora – ha concluso Gaspa – si è perso molto tempo, e questo andamento lento, evidentemente, ha una sua logica se è vero che in un decreto omnibus era celato il regalo per gli inquinatori. Servirà grande attenzione da parte di tutti».

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    Uscire dalla crisi senza ripetere gli errori. La denuncia dell’Istituto superiore della Sanità sui tumori, i Piani di risanamento e il lavoro da creare.

    SASSARI. Quello di Porto Torres è un caso simbolo. Tra i 13mila siti inquinati italiani, il Sin turritano è quello dove risultano coinvolti contesti ambientali di straordinario valore (basti pensare al Parco nazionale dell’Asinara e a un litorale costiero compromesso da una azione indiscriminata di inquinamento andata avanti per quasi mezzo secolo) e risorse naturalistiche e storico-culturali di primo piano (patrimonio archeologico, fiume). Una condizione di inquinamento che ha determinato problemi seri per la sicurezza e la salute dei lavoratori e della popolazione. Il riferimento ai risultati dell’indagine Sentieri del 2011 dell’Istituto superiore della Sanità, ha fatto emergere che nelle aree Sin la mortalità supera del 15 per cento il valore atteso. Per Porto Torres e Sassari, in particolare, i risultati mostrano «una aumentata incidenza per tutti i tumori e una crescente mortalità per il tumore al polmone, per le malattie dell’apparato respiratorio, anche acute, e per le malformazioni congenite. Sia per gli uomini che per le donne sono presenti eccessi per il tumore del fegato e la leucemia mieloide». Ecco perchè la questione delle bonifiche deve diventare un elemento strategico legato al risanamento delle situazioni pregresse, alla prevenzione e alla valutazione delle iniziative future. Per evitare di ripetere gli errori del passato e per governare con competenza i progetti che prevedono insediamenti nelle aree industriali, rendendoli sicuri per i lavoratori e per l’ambiente. Il Piano nazionale delle bonifiche, d’altronde, basa i suoi principi fondamentali proprio su questo aspetto. Perchè dietro ogni forma di inquinamento, si nascondono sempre disegni con radici nel passato ma che coinvolgono il presente e condizionano le scelte future. E di fronte a crisi devastanti, che hanno cancellato le grandi fabbriche e seminato migliaia e migliaia di disoccupati, si corre anche il rischio di fare diventare ingovernabili i progetti per le bonifiche del territorio. Non si può fare a meno di ammettere che le aree Sin – come quella di Porto Torres – sono fortemente infrastrutturate (con la presenza di porto, servizi, energia e ferrovia) e le bonifiche rappresentano la priorità strategica sulla quale agire con decisione, per riqualificare il territorio, creare nuova occupazione e dare sicurezza ai lavoratori e alla popolazione.

  9. marzo 6, 2014 alle 4:29 pm

    da L’Unione Sarda, 6 marzo 2014
    Porto Torres, veleni scaricati in mare. Non paga nessuno: c’è la prescrizione: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/03/06/porto_torres_veleni_scaricati_in_mare_non_paga_nessuno_c_la_prescrizione-6-357428.html

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    da Sardinia Post, 6 marzo 2014
    Veleni di Porto Torres, prescrizione per gli ex dirigenti del petrolchimico: http://www.sardiniapost.it/cronaca/veleni-di-porto-torres-scatta-la-prescrizione-per-gli-ex-dirigenti-del-petrolchimico/

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