Come i sardi rischiano di perdere l’acqua pubblica.


Tuili - Gesturi, Giara, Pauli Maiori, bosco, sullo sfondo il Gennargentu innevato

Tuili – Gesturi, Giara, Pauli Maiori, bosco, sullo sfondo il Gennargentu innevato

anche su La Nuova Sardegna (“Abbanoa. Mobilitarsi per una direttiva europea sui beni comuni”) e Il Manifesto Sardo (“I sardi rischiano di perdere l’acqua pubblica”), n. 155, 16 ottobre 2013

 

 

Non si sapeva nemmeno quanti fossero i feudatari delle acque nella Sardegna di inizio millennio.

E.A.F., Consorzi di bonifica, E.S.A.F., singoli Comuni, Consorzi industriali, decine di soggetti che – come tanti pinocchi anarchici – gestivano la “loro” acqua, le “loro” condotte, i “loro” invasi, i “loro” depuratori infischiandosene di avere una regìa unica o anche un qualche coordinamento.

Progetti di nuove dighe e finanziamenti creavano (e creano) cantieri e clientele elettorali, sostenevano (e sostengono) carriere politiche, anche le peggiori.

Avveniva (e avviene) in Sardegna e in buona parte del resto d’Italia.

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Poi, dopo la legge n. 36/1994 (in esecuzione di direttive comunitarie sull’acqua), la Regione autonoma della Sardegna ha cercato (legge regionale n. 29/1997) di razionalizzare la gestione dell’acqua potabile e dei servizi di depurazione, creando Abbanoa s.p.a., al termine di un processo di progressiva riduzione dei soggetti gestori allora esistenti.  Dal 2004 un unico gestore, un’unica tariffa, Enti locali riuniti in un unico Ambito territoriale ottimale. Buona idea, in teoria. Una razionalizzazione virtuosa, sempre in teoria.

Abbanoa ha acquisito personale, mezzi, rapporti giuridici e condotte dei precedenti enti gestori con il risultato di diventare un “carrozzone” spaventoso, pressoche ingestibile, pur con la migliore buona volontà. Non solo disservizi, rete idrica che cade a pezzi (nel 2011 l’Ordine dei geologi ha stimato nell’85% dell’acqua immessa in rete all’anno le perdite idriche), scarsi controlli, “bollette pazze” e “utenti fantasma”.  Non ha perso i vezzi della politica più “tradizionale”, con numerose assunzioni a chiamata diretta, illegittime e spesso inutili.

acqua

acqua

Oggi si ritrova con circa 1500 dipendenti (1434 al 31 dicembre 2012, ma la Direzione generale ha disposto ulteriori assunzioni), 58,7 milioni di euro annui di solo costo del lavoro, 954 milioni di euro di passivo.

La Procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un’indagine penale, ha acquisito i bilanci societari e ipotizza una richiesta di fallimento, devastante per le sorti dell’acqua pubblica dei sardi.   I bilanci sono finiti in mano alla società di revisione Deloitte & Touche.

Davanti a simile situazione è stata spacciata per “vittoria” il “via libera” da parte della Commissione europea per la ricapitalizzazione da parte della Regione con 148 milioni di euro. Perché non siano considerati illegittimi aiuti di stato, la Commissione europea ha però preteso che la concessione relativa al servizio idrico integrato terminasse nel 2028, tre anni prima del previsto, a cui dovrà seguire una gara d’appalto aperta e non discriminatoria verso alcun concorrente.

Per esser sicuri che i patti siano rispettati, la Regione s’è impegnata ad aumentare la propria quota nel capitale sociale dal 13,312% attuale alla maggioranza, proprio per assicurare il pieno rispetto della decisione europea.

acqua e gemme

acqua e gemme

E’ scritto, nero su bianco, nella deliberazione della Giunta regionale n. 35 del 28 agosto 2013. Allo scadere dell’attuale concessione i sardi potranno scordarsi l’acqua pubblica, alla faccia del referendum popolare vinto nel 2011.

Alle Istituzioni comunitarie interessa fondamentalmente che sia rispettato il diritto comunitario, in primo luogo il fondamentale principio della concorrenza. Chi farà le condizioni migliori si prenderà l’acqua dei sardi.

Come evitarlo? Il problema non è solo sardo.    Con una grande mobilitazione nazionale ed europea perché si giunga a una direttiva sui “beni comuni”, quelli che devono esser di tutti, a iniziare dall’acqua, con un reale risanamento finanziario di Abbanoa mediante razionalizzazione dei servizi, pre-pensionamenti, controllo delle utenze, pagamento degli effettivi consumi idrici, sana gestione.

Altrimenti l’acqua dei sardi finirà alla Qatar Holding di turno e magari inaffierà il deserto.

Quello arabico, naturalmente.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

corso d'acqua nel bosco

corso d’acqua nel bosco

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. capitonegatto
    ottobre 16, 2013 alle 7:37 pm

    Che fine ha fatto il referendum che abbrogava l’ente privato , evitando di aspettare le calende greche del 2028 ? Chi difende i cittadini e l’esito di un referendum ? Ogni sindaco dovrebbe rispondere personalmente del servizio e sua qualita’ , e non rispondere ad eventuale , ma ricorrente disservizio, si rivolga all’ente privato erogatore. !!!

  2. elena romoli
    ottobre 16, 2013 alle 10:02 pm

    spero per voi non sia così, qui in Toscana è un grave problema.

  3. Shardana
    ottobre 17, 2013 alle 11:05 am

    A carloforte lAcqua della rete è nuovamente NON POTABILE.Perchè lo è mai stata?

  4. ottobre 17, 2013 alle 1:21 pm

    Il referendum del 2011 non abrogava nessun ente privato. lasciava sostanzialmente le cose come stanno, ovvero i comuni liberi di dare a privati i servizi locali o di gestirli in autonomia.
    Detto questo sono d’accordo con l’articolo 😀

  5. ottobre 19, 2013 alle 7:57 am

    da La Nuova Sardegna, 19 ottobre 2013
    Abbanoa licenzia geometra assenteista. Era in palestra in orario di lavoro. Investigatori privati sulle tracce dei dipendenti sospettati di imbrogliare l’azienda. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. E’ vero che Abbanoa deve far fronte a un indebitamento che si avvicina ai 900 milioni di euro, ma quando si tratta di far rispettare gli orari di lavoro il rigore è assoluto: i dipendenti sospettati di imbrogliare l’azienda vengono pedinati da un’agenzia investigativa, che li fotografa e li filma per poi consegnare una dettagliatissima relazione all’ufficio del personale. Se i sospetti vengono confermati scattano le sanzioni disciplinari, immediate e severe. Ne sa qualcosa Ignazio Marini, istruttore tecnico geometra, un cinquantenne che per anni si è occupato della manutenzione della rete idrica e fognaria nell’area cagliaritana: licenziato «per giustificato motivo soggettivo». Per accertare se marinasse il lavoro la direzione generale gli ha messo alle costole due Marlowe di provincia, che a giudizio della direzione generale hanno dimostrato le sue colpe: anzichè recarsi a operare su un impianto della periferia cagliaritana il 4 dicembre del 2012 Marini è rimasto a casa e poi è andato in palestra in un orario in cui risultava impegnato in interventi di lavoro. Altre cinque volte, ma sempre nello stesso mese, fra il 6 e il 19, il geometra è arrivato alla sede aziendale di via Eligio Porcu, a Quartu, con una o due ore di ritardo. Lui nega e i suoi difensori, gli avvocati Eligio ed Enzo Pinna, si preparano a portare davanti al giudice trentacinque testimoni che sostengono le sue tesi: al lavoro c’è andato. Non solo: il licenziamento, affermano i due legali nel ricorso al tribunale, è una sanzione eccessiva rispetto ai fatti contestati e documentati, per i quali le norme stabiliscono al massimo una sospensione. Dall’altra parte l’avvocato Siro Centofanti ribatte secco: col suo comportamento Marini ha ingannato la propria azienda, il vincolo di fiducia è irrimediabilmente caduto, la sanzione è pienamente giustificata, forse fin troppo mite. Comunque sia la causa è in corso, ancora qualche mese e si vedrà chi ha ragione. Ma quello che conta è il segnale: il direttore Sandro Murtas, esperienze maturate come inflessibile capo del personale al Ctm, l’azienda del trasporto pubblico di Cagliari, ha ormai un filo diretto con l’agenzia investigativa dell’avvocato Fabrizio Melis e sembra deciso a insistere sulla linea dura. Una segnalazione e gli investigatori partono a caccia del dipendente in odore di infedeltà. Così ora ad Abbanoa si sa che lasciare al loro destino tubazioni e contatori idrici per imboscarsi in attività meno faticose può costare la busta-paga. I conti economici e i bilanci sono quello che sono, ma almeno gli orari di lavoro devono essere rispettati sempre e a puntino. Tutto regolare? Se è vero che lo statuto dei lavoratori proibisce i controlli diretti sulla produttività individuale – telecamere e altri strumenti tecnologici – lo zelo indagatorio dei vertici di Abbanoa ha suscitato la curiosità della Procura, che attende per la prossima settimana la prima relazione del consulente Giuseppe Aste e della Guardia di Finanza sui conti della società pubblica in crisi finanziaria, primo passo dell’inchiesta per peculato aperta quest’estate contro ignoti. C’è infatti un problema di privacy e di costi investigativi, sul quale il pm Giangiacomo Pilia intende disporre approfondimenti. Non è che un elemento marginale di un’inchiesta che potrebbe sfociare di qui a breve in sviluppi clamorosi: si parla con insistenza di un’istanza di fallimento che partirebbe presto dagli uffici della Procura.

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    Fondi Cipe, braccio di ferro con la Regione. Gli 89 milioni stanziati per sei progetti deliberati nel 2011 saranno utilizzati solo tra due anni. (Luigi Soriga)

    SASSARI. C’è una cascata di soldi pronta a rovesciarsi sulle reti idriche dell’isola, e questo flusso di 89 milioni verrà messo in freezer e utilizzato solo tra due anni. Motivo: Abbanoa e Regione non si sono ancora accordate sulla gestione dei progetti finanziati dal Cipe. In pratica queste ingenti risorse stanziate per la Sardegna con la delibera 62, utili alla realizzazione di sei progetti, non rientrano nel contratto per la gestione del Servizio idrico integrato di cui Abbanoa è titolare. Questo perché ogni attività che la società svolge deve essere coperta dalle bollette pagate dagli utenti: i costi di progettazione per gli interventi Cipe non rientrano nel ventaglio di spese sovvenzionati dalla tariffa dell’acqua, e dunque, non potendo metterli in conto ai cittadini, Abbanoa ha bisogno di un ulteriore contratto che copra le parcelle degli ingegneri e dei tecnici. Questa la posizione dell’Ente di gestione dell’acqua. La Regione, invece, pensa che Abbanoa, in quanto titolare del servizio idrico e dunque di tutte le reti e depuratori, debba occuparsi anche dell’attività di progettazione. Insomma grazie a questo braccio di ferro si è perso un sacco di tempo e si è arrivati alla scadenza dei finanziamenti Cipe da 89 milioni per 6 progetti già deliberati nel 2011. Soltanto lo scorso aprile l’Autorità d’Ambito ha chiesto ad Abbanoa la stipula di un contratto aggiuntivo per occuparsi dei fondi Cipe. Ma a questo punto la società ha giudicato irricevibile l’istanza perché i tempi ormai erano troppo stretti: significava realizzare progetti, ottenere le autorizzazioni, indire le gare, disporre le aggiudicazioni e stipulare contratti. In sostanza si rischiava di non rispettare il codice degli appalti e delle normative vigenti, che impone una tempistica lunga per espletare in maniera corretta tutto l’insieme di procedure. Una parentesi temporale che la scadenza ultima del 31 dicembre avrebbe compresso a dismisura. Quindi la situazione paradossale che si crea è questa: nell’isola le reti sono talmente malconce che la metà della risorsa idrica si perde per strada. I potabilizzatori hanno macchinari datati e non funzionano a pieno regime, tanto che la pressione nelle tubature spesso non è accettabile. Le imprese che operano nell’edilizia e nel settore idraulico sono alla fame e non vedrebbero l’ora di potersi mettere al lavoro. Eppure, nonostante questo scenario, per un rimpallo di responsabilità la Sardegna si permette di chiedere la proroga per gli 89 milioni e finisce per conservarli in un cassetto. E quando invece decide di utilizzare le risorse ministeriale, lo fa con i salti mortali. E’ il caso dei 15 interventi Cipe del comparto depurativo fognario. Ad Abbanoa la stipula del contratto supplementare per occuparsi dei progetti è arrivata lo scorso marzo, nonostante i finanziamenti risalissero al 2011. Termine ultimo per utilizzarli: 31 dicembre 2013. Il risultato finora è che di questi 14 progetti, con una sfida contro il tempo,ne sono stati mandati in gara 10. Ma 4 di questi interventi, come il depuratore di Sant’Antioco (6,5 milioni), la rete di Quartu Sant’Elena (8,5 milioni), e la rete fognaria di Orosei (7,5 milioni), sono bloccati per i paletti di Soprintendenza, ministero e Comuni. C’è il rischio che 23 milioni si perdano definitivamente.

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    Arriva un altro aiutino dalla Regione. Conti in rosso.

    Intanto la Regione si prepara a sborsare altri soldi per coprire un nuovo buco aperto dalla gestione di Abbanoa: si tratta degli oneri legati alla previdenza integrativa dei dipendenti ex Esaf, passati nel 2006 alla società oggi diretta da Sandro Murtas. Abbanoa li aveva detratti impropriamente dalle buste-paga ed ora dovrà restituirli a tecnici e funzionari amministrativi. Naturalmente nelle casse di Abbanoa non c’è un euro per affrontare anche questo problema, la voragine di 846 milioni certificata nel bilancio del 2012 rappresenta una priorità assoluta e di difficile soluzione. Così l’amministrazione Cappellacci, già arrivata in soccorso con una capitalizzazione da 146 milioni, si prepara a elaborare un disegno di legge in base al quale la somma necessaria verrebbe anticipata dalle casse pubbliche. Un aiutino che suscita nuove perplessità.

  6. ottobre 20, 2013 alle 11:35 am

    da La Nuova Sardegna, 20 ottobre 2013
    Abbanoa non lo reintegra: pagato per non lavorare. Sassari, il giudice ha stabilito che il licenziamento era illegittimo L’avvocato: denunceremo l’azienda per danni procurati all’erario. Gavinuccio Pilo. Nel 2011 sono stato cacciato ingiustamente, dal marzo 2012 ricevo lo stipendio pur rimanendo a casa. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Qualcuno potrebbe considerarlo un privilegiato: da oltre un anno sta a casa senza far niente, e nel frattempo riceve lo stipendio. Un ozio retribuito il suo, e gli sponsor sono i cittadini. Ma Gavinuccio Pilo, sassarese, 55 anni, tutto si sente tranne che fortunato. E infatti a suon di lettere, l’avvocato Peppone Masala, al quale si è rivolto, chiede ad Abbanoa che il suo cliente venga immediatamente reintegrato al lavoro. Ed è pronto a denunciare l’azienda per danni procurati all’erario. Non si tratta di una cortesia o di una gentile concessione: viene rivendicato un diritto. Il giudice infatti nel marzo del 2012 ha decretato illegittimo il licenziamento per giusta causa intentato da Abbanoa e ha disposto che Gavinuccio Pilo riprendesse immediatamente servizio con le stesse mansioni. Ma il pronunciamento del magistrato finora non ha prodotto alcun effetto, perché il dipendente a quanto pare non è gradito. Anche a costo di pagargli le mensilità, si preferisce averlo fuori dai piedi. «Non mi aspettavo striscioni di benvenuto – scherza Pilo – ma nemmeno un trattamento come questo. Dopo tanti anni di servizio è davvero avvilente». Abbanoa anche in fase processuale è andata giù pesante: «Per farmi fuori mi hanno attribuito un danno per colpa: avrei fatto perdere alla società 1 milione e 400mila euro». Tutto è successo agli inizi del 2011. «Ero responsabile tecnico nella zona di Porto Torres, Sorso e Sennori. Un giovedì di gennaio si è presentato il capo condomino del complesso di Cala Lupo a Stintino. Aveva fatto richiesta di allaccio da settembre, diceva di avere le carte in regola, ma il residence era ancora a secco». Non era un’area di competenza di Pilo, però lui si rivolge ai superiori e verifica la situazione: «Mi incaricano di svolgere un sopralluogo a Cala Lupo. Mi accorgo che un pozzetto non era a norma, impongo al capo condomino di sistemarlo e dopodiché chiedo al responsabile l’autorizzazione per installare un contatore. Avverto il fontaniere e ultimiamo l’intervento». Nel frattempo il clima nell’azienda è tesissimo. Abbanoa è nell’occhio del ciclone, e il direttore generale ha avviato una serie di ispezioni interne sull’efficienza dei dipendenti. «A maggio vengo convocato a Cagliari: la direzione mi accusa di aver fatto un allaccio abusivo e me ne chiede conto». A settembre Pilo riceve un preavviso di licenziamento, e il 23 novembre il provvedimento diventa esecutivo. Gavinuccio Pilo è fuori dall’azienda e senza stipendio. Si rivolge all’avvocato e si oppone e nel marzo del 2012 il giudice gli dà ragione: «La mia fortuna è stata che il mio intervento fosse ben documentato. Avevo le spalle coperte da domande e autorizzazioni. Non ho ben capito perché alla fine si sia voluto colpire me, che sono l’anello più debole della catena». Una vicenda simile è avvenuta a un suo collega, il responsabile del settore misure di Sassari e Olbia. Ha quarant’anni di esperienza, gli mancherebbe un solo anno alla pensione, se non ci fosse di mezzo la Fornero. «Nel giugno 2011 mi hanno incaricato di svolgere un censimento dei contatori a Golfo Aranci», racconta. Non è proprio il periodo adatto per fare una verifica delle utenze, perché il boom delle presenze avviene da luglio ad agosto. E infatti l’accertamento risulta incompleto. «L’azienda mi ha ritenuto responsabile di questa inefficienza e mi ha cacciato». Anche questa vicenda finisce in tribunale e anche in questo caso il giudice dà torto ad Abbanoa. Reintegro immediato. Da due anni il personale è marcato strettissimo, e l’azienda ha denunciato diversi casi di “fannulloni”, qualcuno anche clamoroso. Come l’operaio che timbrava il cartellino e nel frattempo caricava legna, o quello che serviva al bar durante l’orario di lavoro. Tutti licenziati. Ma talvolta la mannaia si è trasformata in boomerang: ci sono diversi dipendenti che hanno ripreso possesso della propria scrivania.

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    Procedimenti penali, 68 nell’ultimo anno. I guai giudiziari della società nascono quasi sempre dalle denunce dei Comuni e dei cittadini. (Mauro Lissia) (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/10/20/news/bufera-giudiziaria-su-abbanoa-68-processi-in-un-anno-1.7959205)

    CAGLIARI. Reati contro l’ambiente, contro l’incolumità pubblica, contro il demanio e abusi edilizi: soltanto tra il 2012 e il 2013 sono sessantotto i procedimenti penali aperti, in corso e conclusi con un decreto di condanna che riguardano amministratori, dirigenti e dipendenti di Abbanoa. Una sterminata serie di casi, una cuccagna per i trenta avvocati che compongono la schiera di difensori a disposizione della società di gestione del servizio idrico integrato nell’isola. A scorrere il tabulato dei procedimenti emergono casi distribuiti quasi uniformemente sull’intero territorio dell’isola. Anche se la Procura più impegnata a perseguire i vertici di Abbanoa è quella di Nuoro, che ha istruito 23 processi. A seguire Sassari (16), Cagliari (14), Tempio Pausania (11) e Lanusei (4). Quando si tratta di reati legati all’attività di una società pubblica è logico che a finire nei guai giudiziari siano soprattutto i vertici. Ecco infatti che il primato delle cause penali è appannaggio di Carlo Marconi, l’amministratore attuale di Abbanoa: è coinvolto in 12 procedimenti, ma soltanto in uno è stato citato a giudizio, tutti gli altri sono ancora alle indagini preliminari. Lo seguono con 8 procedimenti l’attuale direttore generale Sandro Murtas – un decreto penale di condanna, cui si è opposto, due avvisi di chiusa inchieste e cinque indagini in corso – e l’ex amministratore Pietro Cadau, che però ha incassato quattro decreti penali di condanna (ha ricorso in appello contro tutti), una citazione a giudizio, due chiuse indagini e un’inchiesta in corso. Gli altri procedimenti aperti dalle varie procure sarde coinvolgono l’ex amministratore Edoardo Balzarini (tre, due decreti di condanna e una chiusa indagine), nove dirigenti e dieci dipendenti. Ma a cosa è legata questa sterminata sequela di procedimenti penali, che intasa i tribunali dell’isola? La gran parte dei casi nasce dalle denunce di comuni e di cittadini che contestano l’esecuzione di interventi sulle reti idriche, lavori che rischiano di violare le norme ambientali e paesaggistiche. Fra le segnalazioni di reato arrivate a segno quelle partite da Laerru, Irgoli, Buddusò, Dorgali, Siniscola, Monastir, Thiesi, Torpè, Arzachena, Ozieri, Olbia, Golfo Aranci, Posada, Gairo, San Teodoro, La Maddalena, Viddalba, Tissi, Ilbono, Villagrande Strisaili, Santa Teresa di Gallura, Oliena, Sanluri, Giba, Carbonia, Villacidro e Sinnai, oltre che dai capoluoghi di provincia. Ogni volta che una squadra tecnica di Abbanoa mette mano a una condotta o lavora su un serbatoio, su un impianto di depurazione o qualsiasi altra struttura del servizio idrico deve fare i conti con norme rigorose, spesso di interpretazione complessa, che rallentano pesantemente la fase di progettazione ed espongono i responsabili a conseguenze sul piano penale. In molti casi il giudizio del magistrato è quasi un atto notarile: si verificano distanze, volumetrie, regolarità delle autorizzazioni e chi ha sbagliato finisce davanti al giudice. Nella maggior parte dei casi neppure davanti al giudice, perché la condanna viene inflitta con un decreto richiesto dal pubblico ministero e firmato successivamente dal gip. A riceverla può essere, a seconda della responsabilità sugli atti, l’amministratore, il direttore generale o un dirigente, spesso in buona parte ignari di quanto è avvenuto. È chiaro però che questa montagna di procedimenti riflette la disorganizzazione interna che segna Abbanoa fin dalla nascita e mette in discussione la qualità della vigilanza sulla gestione che la legge affida all’autorità d’ambito. In un sistema idrico come quello sardo, gestito per decenni da una pletora di società e piccoli enti che non dialogavano tra di loro, i meccanismi di intervento, i lavori anche più semplici, si traformano in un blob gigantesco, che coinvolge le gerarchie amministrative e tecniche fino a umiliare ogni criterio d’urgenza. I rischi giudiziari riportati nell’ultimo elenco elaborato dall’ufficio legale aiutano a capire il perché di prudenze che in molti casi non sono mai sufficienti a tutelare il personale di Abbanoa. Per ogni procedimento penale Abbanoa è costretta ad affrontare le spese di difesa e di giudizio. Così compaiono sulla scena numerosi legali, che sembrano scelti con grande attenzione anche all’appartenenza politica, secondo un criterio di distribuzione tutto da valutare. Un aspetto questo che è già all’attenzione del magistrato impegnato nell’inchiesta per peculato sulla gestione di Abbanoa.

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    Alessandro Bianchi (Ato). «Finanziamenti Cipe, l’unica speranza è che l’Ue conceda la proroga».

    SASSARI. Sui fondi Cipe per il settore idrico ora non resta che incrociare le dita. Gli 89 milioni stanziati dal Comitato sono appesi a una proroga di un anno richiesta alla Comunità Europea. La speranza che non si perdano è appiccicata a una sorta di mal comune-mezzo gaudio: «Tutti gli Stati si trovano nella stessa situazione di ritardo nell’utilizzo dei fondi – spiega il commissario dell’Ato Sandro Bianchi (foto)– dunque è lecito credere che l’Ue sposti la scadenza e non cancelli le risorse. Certo che non sfruttare 89 milioni con tutto quel che c’è da fare in Sardegna sulle reti idriche sarebbe un peccato mortale». Come però si sia arrivati senza progetti pronti al termine ultimo del 31 dicembre, è una questione spinosa, soprattutto perché i finanziamenti Cipe risalgono al 2011. «Sono commissario dell’Ato dallo scorso giugno e non mi sento di poter rispondere per il passato». C’è stato un braccio di ferro sull’interpretazione di una norma sul riconoscimento degli oneri di progettazione. Per Abbanoa era un servizio aggiuntivo, rispetto a quelli già erogati e coperti dalla tariffa sull’acqua, che sarebbe dovuto essere contrattualizzato e retribuito. L’Ato e la Regione la pensavano diversamente. A mollo nell’incertezza i finanziamenti Cipe sono rimasti in freezer per due anni, salvo poi essere riesumati quando il Cipe ha dato l’ultimatum per l’utilizzo. Ma ormai era troppo tardi per predisporre in tempo dei progetti preliminari da bandire. «Se la proroga verrà concessa – spiega Bianchi – il problema sulle spese di progettazione sarà risolto. Quei costi infatti sono coperti dagli stessi finanziamenti, alla voce spese tecniche. Perciò Abbanoa potrà tranquillamente prenderli in carico». Solo che lo staff messo in campo per gestire gli interventi Cipe al momento conta tre unità. «Posso esprimere solo un parere da esterno, da chi cioè non conosce minuziosamente l’organigramma della società. Tuttavia resto convinto che una implementazione del settore progettazione sia necessaria». Il commissario dell’Ato è molto ottimista anche per i quattro progetti Cipe del comparto fognario ancora non andati in gara. Si parla 24 milioni di euro con scadenza 31 dicembre. «Gli interventi di Sant’Antioco, Quartu, Orosei e Igliesias adesso sono al vaglio dell’Ufficio tecnico regionale. Contiamo di ricevere le autorizzazioni per appaltarli in tempo utile». (lu.so.)

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    Roberto Deriu (UPS). «Capitalizzazione, assist ai privati».

    SASSARI. Lo scenario di una privatizzazione dell’acqua è tutt’altro che astratto. Secondo il presidente della provincia di Nuoro e dell’Ups (Unione province sarde) Roberto Deriu (foto), tutto sembra spianare la strada al prossimo passaggio di consegne. «La capitalizzazione di 142 milioni di euro equivale a mettere le mani su una larga porzione della società per un tozzo di pane. In questo modo il potere decisionale della Regione aumenta in maniera esponenziale, con la forza dei soldi potrà fare la voce sempre più grossa e i sindaci avranno sempre meno spazio di manovra. La capitalizzazione ha tutta l’aria di essere uno scippo mascherato da salvataggio». Il secondo percorso che facilita l’ingresso dei privati è la centralizzazione: «Abbanoa è un mostro gigantesco con un’unica testa a Cagliari. Tutto viene deciso lì, le decisioni partono da lì. È un sistema di gestione che potrebbe funzionare se si avesse a che fare con 500mila abitanti e si dovessero erogare 50 milioni di metri cubi d’acqua. Ma in Sardegna la popolazione e il fabbisogno idrico sono tre volte tanto, e il sistema non può che rivelarsi fallimentare. La struttura centralizzata di Abbanoa può andar bene se ci si vuol disfare della gestione del servizio idrico, ma non sarà mai ottimale». C’è un’altra considerazione da fare: l’attuale suddivisione per servizi e non più per distretti geografici risulta più funzionale a un eventuale spacchettamento. Mettiamo cioè che la Regione voglia attenersi al volere popolare espresso attraverso il referendum e non pensi a una vendita complessiva di Abbanoa. Resta sempre la possibilità di una spartizione. Si cedono al privato fette remunerative della società, che poi sono quelle relative alle varie gestioni. Si può guadagnare da un servizio di bollettazione, si guadagna certamente dalla gestione di un impianto di potabilizzazione o depurazione, mentre si va in perdita drastica quando ci si occupa di gestire le reti colabrodo. La suddivisione a comparti della società si presta alla cessione di fette appetitose. Deriu però non esclude nemmeno la vendita in un unico pacco: «Non mi sembra che la Regione sia così attenta e rispettosa nei confronti di leggi e referendum. La vicenda delle Province insegna». (lu.so.)

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    LE CIFRE.

    2005 – L’ANNO IN CUI E’ STATA COSTITUITA ABBANOA
    24 – MILIONI DI EURO DI FINANZIAMENTI CIPE CHE SI RISCHIA DI PERDERE SE I PROGETTI PER I DEPURATORI NON SARANNO AGGIUDICATI ENTRO DICEMBRE DI QUEST’ANNO
    89 – MILIONI DI EURO DI FINANZIAMENTO RELATIVI A PROGETTI PER LE RETI IDRICHE PER I QUALI L’ATO HA CHIESTO LA PROROGA AL 31 DICEMBRE 2014: SE NON SARA’ CONCESSA SARANNO PERSI
    142 – I MILIONI DI EURO CON I QUALI LA REGIONE PROCEDERA’ ALLA CAPITALIZZAZIONE DI ABBANOA
    390 – I MILIONI DI DEBITI ACCUMULATI DA ABBANOA E CERTIFICATI NEL BILANCIO 2012
    68 – I PROCEDIMENTI PENALI AVVIATI NELL’ULTIMO ANNO NEI CONFRONTI DI ABBANOA IN SEGUITO A SEGNALAZIONI DI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E CITTADINI

  7. Shardana
    ottobre 23, 2013 alle 11:09 am

    Visto come stanno le cose non sarebbe una grande perdita,chissà che i gran visir non ci portino l’acqua potabile e facciano fuori ali babà e i 40 ladroni

  8. Andrea
    novembre 7, 2013 alle 6:39 pm

    anche qui il problema è a monte, nelle regole europee.
    gli aiuti di stato dovrebbero essere sempre legittimi, perchè lo stato, in quanto tale, dovrebbe avere una sua sovranità nella propria spesa. che strano che l’UE invece non dica niente per i 15 miliardi degli F-35 e per i 4 miliardi a MPS. No, quelli per l’UE non sono aiuti di stato, perchè non ledono alcuna concorrenza. sempre questa benedetta concorrenza, l’unica cosa che conta per l’UE. Ue che sarà ben felice quando qualche fondo quotato in borsa comprerà il diritto di gestire la nostra acqua, con un bel monopolio privato, o oligopolio tipo Saras per l’energia elettrica. Per Saras idem, l’Ue tace sui prezzi, che strano. la concorrenza dove la vedono, negli oligopoli? l’Ue dovrebbe piuttosto fare nomi e cognomi di coloro che fanno parte del carrozzone, se proprio vuole farsi gli affari nostri. è un problema di controlli, non di aiuti di stato o privatizzazioni. ma qua è un magna magna e pure l’UE tace.

  9. novembre 17, 2013 alle 6:23 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 novembre 2013
    Acqua per tutti e i ricchi pagano di più. Il disegno di legge del governo prevede una tariffa sociale per i meno abbienti. Reazioni nell’isola: prevale lo scetticismo. (Silvia Sanna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/17/news/acqua-per-tutti-e-i-ricchi-pagano-di-piu-1.8130086

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    «Si annulla il business per i privati». Bianchi, commissario Ato: provvedimento giusto, ma i furbi vanno stanati.

    SASSARI. Può essere, questa la speranza, un modo per rafforzare il concetto dell’acqua come bene pubblico: Sandro Bianchi, commissario dell’Ato, pensa che la tariffa sociale, che prevede agevolazioni importanti per le fasce più deboli, possa aiutare a tenere alla larga dal servizio idrico l’interesse di soggetti privati. «Nel momento in cui l’acqua diventa un bene meno appetibile dal punto di vista economico, si annulla la convenienza del business», spiega Bianchi. Anche per questo, il suo giudizio sul disegno di legge è molto positivo: «Si va incontro alle famiglie in difficoltà, si ribadisce che l’acqua è un diritto primario e universale. E per quanto riguarda le morosità, non si lascia alla società di gestione del servizio la facoltà di decidere del distacco dell’acqua. Le situazioni – dice Sandro Bianchi – non sono mai una uguale all’altra, ci sono casi che andrebbero valutati con un’attenzione maggiore perché denotano uno stato di disagio sociale». Il commissario dell’Ato esamina poi il caso sardo: «Siamo riusciti a garantire una tariffa unica, ora c’è la possibilità di modificare questa filosofia ma perché il sistema funzioni è fondamentale che tutti paghino: oggi facciamo i conti con percentuali insostenibili di evasione, la gente mette da parte il denaro per pagare la corrente elettrica e non quello per la bolletta idrica. Soltanto se ci sarà un cambiamento collettivo, allora il sistema sardo potrà reggersi. Altrimenti – conclude Bianchi – è chiaro che pochi dovranno pagare di più per colpa dei soliti furbi».

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    LE CIFRE.

    2005 – L’ANNO IN CUI E’ STATA COSTITUITA ABBANOA SPA, SOCIETA’ DI GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
    794,3 – I MILIONI DI EURO DI DEBITI ACCUMULATI DA ABBANOA DAL 2005 ALLA FINE DEL 2012
    1,60 – IL COSTO IN EURO DI UN METRO CUBO D’ACQUA IN SARDEGNA
    1,62 – IL COSTO MEDIO IN EURO DI UN METRO CUBO D’ACQUA IN ITALIA
    2,53 – IL COSTO IN EURO DI UN METRO CUBO IN TOSCANA (TARIFFA PIU’ ALTA)
    4 MILIARDI DI EURO: È IL TOTALE NAZIONALE DEI CREDITI NON RISCOSSI NEGLI ULTIMI 24 MESI DALLE SOCIETA’ DI GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO

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    Battaglia legale sulla potabilità dell’acqua.
    La Maddalena, il tecnico nominato dal Tribunale sostiene che non sono rispettati i parametri di legge. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. L’acqua che esce dai rubinetti delle case maddalenine non rispetta i parametri di legge. A dirlo è il consulente tecnico nominato dal tribunale per eseguire dei controlli sulla potabilità delle acque della Maddalena. La decisione del giudice era arrivato dopo la richiesta, presentata da un componente del Movimento impegno per La Maddalena guidato da Gaetano Pedroni e Stefano Filigheddu. Nella relazione del Consulente tecnico d’ufficio di Tempio emerge che l’acqua, nella larga maggioranza dei prelievi , contiene di volta in volta elementi che non sono conformi ai parametri stabiliti dal decreto legislativo 31 del 2001. «Tra questi nitriti, ferro, trialometani, coliformi, escherichiacoli, manganese – dichiarano Pedroni e Filigheddu –. Siamo certi che questa causa avrà valenza di causa pilota per altri cittadini Con questa relazione il giudice potrà avvalersi di una prova concreta che l’acqua erogata nella rete idrica del Comune della Maddalena non è compatibile con le norme di legge. Al di là delle ordinanze di potabilità e non potabilità emesse dal sindaco». Il primo cittadini Angelo Comiti respinge al mittente le accuse. «Non sono a conoscenza della perizia del consulente tecnico d’ufficio, ma conosco la legge e gli obblighi che ho – dichiara il sindaco –. Rigetto totalmente le affermazioni del Movimento Impegno per La Maddalena. Inoltre rinvio al mittente le ingiuste e non fondate considerazioni che Filigheddu e Pedroni fanno nei miei riguardi. Sappiano che che chi campiona la rete dell’acqua con cadenza bimestrale, si serve dei prelievi dell’Arpas. Ogni qualvolta rileva che ci siano elementi di non potabilità, la Asl manda una comunicazione al sindaco perché adotti gli adempimenti di legge nei confronti della non potabilità. Queste informazioni sono contenute in una ordinanza che deve essere pubblicata sull’albo pretorio per avvisare i cittadini che l’acqua ha certe caratteristiche e che per esempio non può essere ingerita. Quando l’acqua è potabile non si emette nessun tipo di ordinanza. Se poi il movimento con queste perizia ha stabilito , o è riuscito a stabilire o stabilirà che Abbanoa deve essere in qualche modo perseguita perché non ottempera agli obblighi di legge. Staremo a vedere come si evolverà la situazione. Mi sembra però che tutta questa situazione abbia un tipico sapore elettorale».

  10. febbraio 6, 2014 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2014
    La Procura: Abbanoa va dichiarata fallita. Svolta a Nuoro, la società risulta insolvente. Udienza fissata il 27 febbraio per verificare stato finanziario e patrimoniale. Profondo rosso: la progressione dell’indebitamento. (Mauro Lissia)

    Se al 31 dicembre del 2005 l’indebitamento finanziario netto di Abbanoa era di 6 milioni e 878 mila euro, la progressione negli anni seguenti è impressionante: si passa a 88 milioni già nel 2006, poi 194 milioni nel 2007 per arrivare a 322 milioni alla fine del 2008. I tentativi di riorganizzazione messi in atto dei vertici della società non sono stati sufficienti a frenare conti che appaiono ancor’oggi in caduta libera: alla fine del 2012 l’indebitamento sale a 329 milioni di euro e al 30 giugno 2013 matura la cifra record di 337 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto – spiega Deloitte nella prima parte della relazione consegnata all’Aato – comprende debiti verso banche inclusivi dei mutui passivi, i debiti verso altri finanziatori a breve termine e a lungo termine e i saldi dei conti correnti ordinari e dedicati agli investimenti. A fronte di un capitale che ora ammonta a 94 milioni 275 mila euro, Abbanoa deve fare i conti però con un complesso di debiti che ammonta alla stessa data del 30 giugno 2013 a 828 milioni 281 mila euro, con saldi previsti a dodici mesi di 395 milioni, oltre i dodici mesi 419 milioni e oltre cinque anni 13 milioni e mezzo. Questo stato finanziario spiega perché le procure di Nuoro e di Cagliari siano arrivate alle stesse conclusioni: la società deve fallire.

    NUORO. Per Abbanoa è arrivata la resa dei conti: c’è la prima istanza di fallimento, a presentarla non è uno dei tanti creditori sparsi per l’isola ma la Procura della Repubblica di Nuoro. L’atto, firmato dal sostituto Andrea Schirra, è stato depositato alla cancelleria della sezione fallimentare lo scorso 17 gennaio e il giudice delegato – con provvedimento datato 4 febbraio – ha già fissato l’udienza: si farà il prossimo 27 del mese. Con lo stesso provvedimento il tribunale ha disposto che la Guardia di Finanza venga incaricata di raccogliere tutte le informazioni disponibili «sullo stato patrimoniale e finanziario del debitore», un lavoro in buona parte già fatto perché quei documenti sono da tempo all’esame delle Fiamme Gialle. L’udienza. Nel faccia a faccia col giudice, cui è stato invitato a partecipare il rappresentante legale della società Carlo Marconi, verranno esaminati e messi a confronto i dati contabili e di bilancio degli ultimi tre esercizi, che Abbanoa dovrà depositare almeno sette giorni prima dell’udienza, coi documenti acquisiti nel corso della prima fase dell’indagine, partita a Nuoro in parallelo a quella di Cagliari circa sei mesi fa. Difatti l’iniziativa della Procura nuorese precede probabilmente di pochi giorni quella analoga del pm Giangiacomo Pilia, che per chiamare in causa il tribunale e disporre le iscrizioni al registro degli indagati attende la relazione del consulente Giuseppe Aste, incaricato di valutare i conti di Abbanoa e la legittimità delle scelte tecniche compiute nei sei anni di vita della società controllata dalla Regione. Le inchieste. E’ uno di quei casi in cui le procure sovrappongono gli interventi, un caso condizionato dalla diffusione regionale di Abbanoa, che ha la sede legale a Nuoro e quella operativa a Cagliari. Se il pm Pilia indaga contro ignoti per peculato, falso in atti pubblici e abuso d’ufficio, il collega di Nuoro sembra volersi muovere in linea con le valutazioni della sezione fallimentare, attendendone le conclusioni. Valutazioni che potrebbero influire anche sull’inchiesta di Cagliari, facendola virare sull’ipotesi di bancarotta. I sospetti. Quanto sta accadendo non può certo sorprendere: a sollevare sospetti sull’uso dei contributi pubblici da parte della direzione generale di Abbanoa sono stati nel corso degli ultimi mesi il revisore contabile e i componenti il collegio dei sindaci, concordi nel denunciare all’assemblea dei soci pubblici una sequenza ininterrotta di anomalie finite tutte sotto la lente della Procura. Prima di tutto l’uso dei finanziamenti destinati alle opere idriche infrastrutturali, che in buona parte sono stati dirottati sulle spese correnti. Per capire: soldi che dovevano essere spesi per costruire impianti idrici sono finiti nelle buste paga dei dipendenti. Poi l’inspiegabile riserbo sugli atti dell’amministrazione: gli organismi di controllo hanno scritto più volte che la direzione ne impedisce in parte la consultazione, l’advisor Deloitte & Touche, incaricato dall’Aato di analizzare lo stato finanziario e la gestione di Abbanoa, ha sostenuto nella prima relazione che una valutazione completa dei conti è risultata impossibile per la stessa ragione. L’advisor. Scrive Deloitte nella relazione fase uno: «Alla data odierna (il 3 dicembre 2013) non è stato possibile ottenere il dettaglio dei movimenti in entrata e in uscita registrati sui conti di contabilità della società relativamente al periodo 2003-2008». Alla stessa data, scrive ancora Deloitte «risulta incompleto l’ottenimento della copia degli estratti conto bancari». Si tratta, come risulta in un allegato alla relazione, dei documenti relativi a sedici conti correnti, sui quali pende un grosso punto interrogativo. Legato al quesito principale che l’Aato ha posto all’advisor: partendo dalle relazioni degli organismi di controllo, Deloitte è stata chiamata a stabilire se i contributi pubblici destinati alla realizzazione di opere siano stati utilizzati in modo anomalo, soprattutto per le spese correnti. Si tratta infatti di capire se dai conti correnti che lo statuto impone di vincolare all’uso per investimenti e opere siano uscite somme in direzioni diverse. La risposta di Deloitte, malgrado parte dei documenti bancari sia rimasta coperta, è chiara: «Le analisi hanno evidenziato la presenza di movimenti originati da causali che non appaiono inerenti allo scopo specifico della realizzazione degli investimenti per cui i medesimi conti correnti sono stati accesi». Scopi impropri. Secondo la relazione di Deloitte, la direzione generale di Abbanoa sembra aver speso 112 milioni e 200 mila euro per scopi impropri, slegati dalla destinazione originaria stabilita dalla Regione o almeno non spiegati. Una scelta che a parte i possibili profili penali, sui quali indaga la Procura, è in pieno contrasto con gli accordi formali sottoscritti tra Abbanoa e l’Autorità d’ambito. Conclusioni. Ora c’è attesa per la seconda parte della relazione, che sarà consegnata anche alla Procura in vista di possibili incriminazioni.

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    Ma come società pubblica potrebbe salvarsi. Giurisprudenza contrastante sull’applicazione della procedura ad aziende controllate da enti.

    NUORO Ma è tecnicamente possibile che una società interamente controllata dalla Regione, qual è Abbanoa, possa essere dichiarata fallita dal tribunale? Sulla risposta a questa domanda la giurisprudenza si divide e lascia aperto più d’un interrogativo. Se la Procura di Nuoro ha richiesto la valutazione dei conti da parte della sezione fallimentare è chiaro che ritiene l’ipotesi tutt’altro che pellegrina. Senza addentrarsi in dettagli giuridici complessi, significa che malgrado Abbanoa sia strettamente legata a un ente pubblico la sua attività va intesa come attività commerciale. È vero infatti che la Regione l’ha fondata e di recente capitalizzata con 146 milioni di euro, ma è vero anche che la gestione finanziaria – pur sotto il controllo dell’Autorità d’ambito – è legata ad un rapporto diretto con gli utenti, i cittadini sardi che pagano la bolletta dell’acqua. Quindi nel caso Abbanoa precipiti nello stato di insolvenza, come il pm Schirra sostiene nell’istanza di fallimento, varrebbero in pieno le norme che riguardano le aziende private. Appena un anno fa però, l’8 gennaio 2013, il tribunale di Palermo ha respinto un’istanza di fallimento che riguardava la Gesip, società partecipata del comune capoluogo della Sicilia, perché si tratta di un ente «diretto a soddisfare esigenze di interesse generale, prive di carattere industriale e commerciale» la cui attività è «finanziata in via esclusiva o prevalente dallo Stato o da altro ente o organismo pubblico». Il caso di Abbanoa sembrerebbe stare nel mezzo: da una parte l’introito prevalente è ricavato dai consumi degli utenti e non dai trasferimenti finanziari della Regione. Dall’altra si tratta sicuramente di una società rivolta a garantire un servizio pubblico, per giunta essenziale. Fra i dubbi, una cosa è certa: l’eventuale dichiarazione di fallimento da parte del tribunale di Nuoro – o di quello di Cagliari, se l’istanza verrà proposta anche nel capoluogo – non paralizzerà il servizio idrico dell’isola: in questi casi il giudice interviene con la nomina di un commissario che acquisisce tutti i poteri e le competenze del consiglio di amministrazione. Fin qui però siamo sempre nel campo delle ipotesi: manca la verifica del tribunale e l’inchiesta giudiziaria non è ancora arrivata al capolinea.

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    LE CIFRE.

    – 828 MILIONI E 281 MILA EURO: IL COMPLESSO DEI DEBITI DI ABBANOA AL 30 GIUGNO 2013
    – 94 MILIONI E 275MILA EURO: L’AMMONTARE DEL CAPITALE DI ABBANOA
    – 6 MILIONI E 878MILA EURO: L’INDEBITAMENTO FINANZIARIO NETTO DI ABBANOA AL 31 DICEMBRE 2005
    – 112 MILIONI E 200MILA EURO LA SOMMA CHE SECONDO LA RELAZIONE DELL’ADVISOR DELOITTE&TOUCHE LA DIREZIONE GENERALE DI ABBANOA AVREBBE SPESO PER SCOPI IMPROPRI, SLEGATI DALLA DESTINAZIONE ORIGINARIA STABILITA DALLA REGIONE O ALMENO NON SPIEGATI

  11. febbraio 7, 2014 alle 2:53 pm

    da L’Unione Sarda, 7 febbraio 2014
    «Fallimento» per Abbanoa. (Andrea Manunza): https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082712.pdf

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    LE INDAGINI. Veriche sulle spese e sugli appalti: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082737.pdf

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    MICHELA MURGIA. «Il gestore idrico è solo il terminale di un sistema che non funziona»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082817.pdf

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    GIGI SANNA. «Il fallimento è nei fatti da due anni. Adesso la gestione torni ai Comuni»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082846.pdf

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    PIER FRANCO DEVIAS. «La società va abolita e l’uso dell’acqua deve essere subito democratizzato»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082925.pdf

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    MAURO PILI. «Non è un caso: c’è un disegno preciso per arrivare dritti alla privatizzazione»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207082953.pdf

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    FRANCESCO PIGLIARU. «C’è da tempo problema di governance. Ora serve un piano di ristrutturazione»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207083031.pdf

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    UGO CAPPELLACCI. Il governatore preferisce non parlare. L’assessore: «Avanti col risanamento»: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140207083100.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 7 febbraio 2014
    Bianchi: «Gravi anomalie i controlli sono in corso».
    Per il commissario dell’Autorità d’ambito serve un nuovo sistema di vigilanza Il gestore idrico ha accumulato debiti per 828 milioni ed è nel mirino di 2 Procure. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Lo stato finanziario è critico, la sparizione dei documenti richiede spiegazioni immediate, l’uso di fondi per le opere pubbliche nelle spese correnti è un’anomalia: Alessandro Bianchi, commissario dell’Autorità d’ambito e sindaco di Nuoro, non si nasconde e riconosce che la gestione di Abbanoa ha raggiunto ormai i confini dell’irreparabile. L’istanza di fallimento presentata l’altro ieri dal sostituto procuratore di Nuoro Andrea Schirra non è che la conseguenza naturale di una situazione in apparenza senza uscite: debiti per 828 milioni, crediti ormai irraggiungibili, costi di gestione che superano anno dopo anno i ricavi mettono la società regionale che governa il servizio idrico in un vicolo cieco. Bianchi, è rimasto sorpreso dall’iniziativa della Procura di Nuoro? «È un elemento di preoccupazione che s’aggiunge a una situazione già critica. Certo se si valutano solo i numeri della società ci può stare. È una cosa che complica un percorso di assestamento avviato». La Procura legge i sintomi di uno stato di insolvenza, come dire che la situazione è irrecuperabile. O secondo lei esiste un’ipotesi di soluzione? «La relazione del revisore legale e la prima parte del rapporto Deloitte fotografano la situazione di sofferenza della società. Però entrambi sostengono che questa è una società in grado di stare sul mercato. È chiaro che serve un sistema di regole, di controlli e di gestione che deve avere un’impronta completamente diversa dal passato». È un passato recente, Abbanoa ha solo sei anni di vita. «Mi riferisco alla vita della società, una società che nasce senza una capitalizzazione, con costi di esercizio superiori ai ricavi e con controlli sulla gestione sui quali io ho un’idea diversa rispetto al passato. È un contesto complesso, però con una gestione regolata Abbanoa può stare sul mercato. Oggi é una società che si muove col freno a mano tirato». Più che muoversi, sembra paralizzata. «Ci sono i creditori che l’assaltano anche legittimamente ma anche molti enti pubblici che sono debitori e non vengono richiamati ai loro doveri». Ci sono anche responsabilità individuali? «Non spetta a me dirlo». Lei ha una funzione di controllo e di vigilanza. «Io da cinque mesi e mezzo, direi anche con una scelta un po’ temeraria, seguo Abbanoa e cerco di potenziare il sistema dei controlli». A proposito di controlli, sia il revisore legale che l’advisor Deloitte dicono che mancano all’appello documenti importanti per ricostruire la situazione finanziaria e la gestione di Abbanoa, come se qualcuno li avesse fatti sparire. «Sì, parlano di documenti che vanno dal 2005 al 2008. Abbiamo notificato l’urgenza di adempiere al più presto a questa mancanza. Per la conclusione del lavoro condotto da Deloitte é indispensabile». Lo stesso problema è stato riscontrato dagli organi di controllo interni. «La richiesta degli azionisti di affidare a Deloitte un’ampia verifica della gestione di Abbanoa è dipesa proprio dall’esigenza di ricostruirne sino in fondo ogni passaggio. Al momento questa è la situazione, ma certo non potrà durare a lungo e non sarà ulteriormente tollerata». Scusi Bianchi, ma da chi dipende questa mancanza di documenti? Le sembra accettabile che in una società di queste dimensioni e di quest’importanza possano sparire dati contabili di anni? I documenti ci sono oppure è solo impossibile accedervi? «Glielo dico off the record: è un problema di ordine all’interno degli uffici di Abbanoa, la società dice che ci sono cose da ricostruire per essere messe a disposizione. Io credo che tempo ne abbiano avuto abbastanza e che questo debba essere fatto». In caso di di resistenze? «È imminente un’assemblea dei soci, a quella data Deloitte dovrà presentare un lavoro completo e quindi i documenti dovranno essere messi a disposizione». L’accusa principale dei revisori e di Deloitte, ripresa dalla Procura di Cagliari, è che finanziamenti destinati a opere infrastrutturali siano stati usati per spese correnti. Per il codice penale si tratterebbe di peculato. «Sugli aspetti penali non intendo entrare. E’ vero che Deloitte e il revisore sostiene questo, io dico che si tratta di una situazione anomala. Una situazione che sarà rappresentata dall’assemblea dei soci agli azionisti».

  12. febbraio 18, 2014 alle 5:28 pm

    e in Campania dovranno restituire un bel po’ di soldi.

    da Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2014
    Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino
    La procura della magistratura contabile dispone il sequestro conservativo dopo una indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. Per la procura gli appalti della Regione Campania sarebbero stati esosi per l’ente e dannosi per il servizio. (Andrea Palladino): http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/danno-da-53-milioni-nella-gestione-dellacqua-la-sorte-dei-conti-sequestra-il-conto-di-bassolino/884700/

  13. novembre 13, 2014 alle 2:57 pm

    ma di che parla l’amministratore unico di Abbanoa s.p.a.?

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2014
    L’acqua privata nel 2025: l’ha stabilito la Regione. (Mauro Lissia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/103028_Lacqua_privata_nel_2025_lha_stabilito_la_Re.pdf

    ________________________________________

    qui il comunicato stampa di Abbanoa s.p.a. (11 novembre 2014)

    FALSE VOCI SUL FALLIMENTO: SI GIOCA CON LA SORTE DELLA PIU’ GRANDE IMPRESA DELL’ISOLA: http://www.abbanoa.it/comunicati-stampa/-/asset_publisher/O0fqwj9nn4FQ/content/comunicato-stampa-false-notizie-su-fallimento-11-11-2014-?redirect=http%3A%2F%2Fwww.abbanoa.it%2Fcomunicati-stampa%3Fp_p_id%3D101_INSTANCE_O0fqwj9nn4FQ%26p_p_lifecycle%3D0%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26p_p_col_id%3Dcolumn-2%26p_p_col_pos%3D1%26p_p_col_count%3D2

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