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Assalto speculativo a Porto Pozzo, Santa Teresa di Gallura.


Gallura, costa

Gallura, costa

25 mila metri cubi di nuove volumetrie, un porticciolo da 200 nuovi posti barca, un campo da golf da 18 buche, 200 milioni di euro di investimenti sono le cifre dell’appena avviata iniziativa di valorizzazione di Porto Pozzo da parte di una cordata ancora sconosciuta di imprenditori privati con la benedizione dell’amministrazione comunale di centro-sinistra di S. Teresa di Gallura (OT).

Iniziativa di valorizzazione e risanamento ambientale a base di cemento vicino alla penisoletta di Coluccia, allo stagno costiero, alla storica peschiera proposta quale progetto avente “carattere strategico per promuovere lo sviluppo del territorio regionale in un’ottica di sostenibilità ambientale e paesaggistica (art. 12 della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., il becero piano per l’edilizia).

E’ l’ennesimo caso di speculazione immobiliare sulle coste sarde e avrà vita difficile, molto difficile.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

dune, ginepri, spiaggia, mare

dune, ginepri, spiaggia, mare

 

 

da La Nuova Sardegna, 19 settembre 2013

Barche, golf e cemento: scontro su Porto PozzoIl Puc collegato con il piano casa per il riordino dello scalo turistico. Oltre 25mila metri cubi di costruzioni vicino a uno stagno e alla peschiera. Pier Giorgio Pinna

SANTA TERESA.  Cemento per oltre 25mila metri cubi, investimenti privati per 200 milioni, nuovi e più razionali posti barca, un campo da golf a 18 buche. Dove? Vicino a un fiume, a un piccolo stagno, all’incontaminata penisola di Coluccia e alla peschiera di Porto Pozzo. Bastano pochi elementi per capire la posta in gioco. Così sul futuro del fiordo a qualche km da Santa Teresa è già scontro aperto. La giunta comunale di centrosinistra guidata da Stefano Pisciottu, Pd, annuncia che presenterà le linee guida sul porticciolo e subito risuonano squilli di rivolta. In attesa di un’assemblea pubblica che si terrà entro il 15 ottobre, fioccano le proteste. In prima fila, ambientalisti e rappresentanti dell’opposizione. Ma l’iniziativa non fa fare salti di gioia neppure a tanti operatori locali che in teoria potrebbero essere d’accordo, o quasi. Si parla di alberghi, ville e residence a ridosso dell’area dove si trovano gli attracchi attuali di Porto Pozzo, paradiso di una struggente bellezza anni ’60 finora sfuggito allo stile smeraldino. Tutto in un processo di adeguamento del Puc al Piano casa che solleva dubbi e perplessità. Spiega Pisciottu: «L’aspetto della tutela paesaggistica non ci sfugge. Ma il Comune non ha certo fondi per programmi simili. E i costruttori – riuniti nel consorzio Nuova Marina di Porto Pozzo che vede in campo proprietari terrieri locali, un gruppo piemontese e altri – chiedono come contropartita la possibilità di realizzare un albergo, servizi, residenze mono e bi-familiari. La gestione del porto resterà pubblica. Senza pontili di cemento. Solo con ormeggi galleggianti o pali di legnonella parte centro-settentrionale dell’insenatura, non a ridosso dello stagno, in modo da non intaccare la linea di costa». Nelle intenzioni dell’amministrazione il progetto, al centro di un vertice con i privati l’altro ieri, sarà sottoposto alla Regione, e quindi alle procedure d’impatto ambientale e alle altre verifiche, solo dopo i passaggi nell’assemblea popolare e in consiglio comunale. «In sostanza pensiamo di rendere razionali quei 600 ormeggi oggi un po’ troppo disordinati nel quadro di un accordo strategico che tenga conto dello studio idro-geologico già predisposto», precisa il vicesindaco, Ignazio Mannoni, anche lui del Pd. Sia lui sia il sindaco ricordano poi come questo masterplan rappresenti un ridimensionamento rispetto agli interventi progettati negli ultimi 20 anni durante i quali s’ipotizzava il prosciugamento dello stagno e il dragaggio dei fondali: «Invece l’uno e gli altri in questo caso non saranno toccati». Ma il discorso non convince per niente parecchie famiglie residenti in questo borgo, dove vivono 250 dei 5.100 abitanti di Santa Teresa. Un’area lungo la litoranea per Palau, tra Valle dell’Erica e la frazione di San Pasquale, con vincoli riconosciuti sulle zone umide. Con una serie di divieti sui tratti d’interesse faunistico. E con i due costoni della profonda baia da dove partono i barconi per Lavezzi e per l’arcipelago della Maddalena che oggi appaiono quasi del tutto privi di costruzioni.

 

Cisto (Cistus)

Cisto (Cistus)

 

 

Dal fronte ambientalista accuse a raffica.  Non piacciono agli ecologisti né i metodi utilizzati sino a oggi né le prove d’intesa tra Comune e imprenditori privati. 

PAOLETTA BUIONI (WWF). Né punti d’approdo selvaggi né via libera a tariffe esose per gli attracchi che danneggino i galluresi.
DELIPERI (GRIG). La soluzione tecnica individuata per andare avanti sul piano procedurale è impraticabile, c’è anche un ricorso alla Consulta.

SANTA TERESA. «Progetto non fattibile: né per la parte riguardante lo scalo turistico né per la quantità di volumetrie in quel tratto litorale». È lapidario Stefano Deliperi, portavoce regionale del Gruppo d’intervento giuridico – Amici della terra. E, argomentando sul piano tecnico, aggiunge: «Non si deve dimenticare che la norma di raccordo Puc-Piano casa che oggi viene richiamata dall’amministrazione è sotto esame da parte della Corte costituzionale dopo che è arrivata una richiesta di approfondita analisi da parte del nostro movimento». «Mi hanno invitato a far parte del consorzio, ma sono rimasto fuori»: così Antonio Battino, ultrasettantenne di ferro che gestisce uno dei pontili e possiede una trattoria in riva al mare. Lui è uno dei “frazionisti storici” che qui vivono e lavorano anche d’inverno. «Perché ho rifiutato? Beh, diciamo che questi terreni dove sorgono le mie attività erano di mio nonno: così figuriamoci se proprio io li voglio cedere», spiega. «Ma questo non significa che Porto Pozzo non debba essere valorizzato», ribadisce. «Se qua uno si guarda attorno vede solo immondezzai, quasi tutto si trova in uno stato di abbandono», incalza Battino, fratello della madre dell’attuale sindaco. «Insomma», spiega in conclusione, «io il mio pontile e i miei beni non li do a nessuno, ma certo più in generale un’iniziativa fatta bene potrebbe contribuire al rilancio di tutta la zona». «No alle speculazioni e no ad ancoraggi selvaggi»: spara a zero sul progetto, che dice di non conoscere nei dettagli per “l’alone di mistero che lo circonda”, Paoletta Buioni, del Wwf Gallura di Santa Teresa. «Lì ci sono uno stagno, una peschiera e il letto di un fiume di fronte alla Maddalena e a Lavezzi, parchi naturali da preservare: come si fa a pensare di deturpare l’ambiente una volta di più?», si chiede. Lei, vedova di un antesignano nelle battaglie in difesa del territorio, Andrea Quiliquini, da queste parti è da sempre tra i protagonisti delle sfide ai cementificatori e al sacco delle coste. Coraggiosa bio-imprenditrice, ha messo su un’azienda agricola, “Lu rinagghhjolu”, che produce saponi e olii preparati con gli antichi saperi della tradizione sarda. «A suo tempo abbiamo lottato, attraverso ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, contro la costruzione del porto turistico di Santa Teresa, nato nell’alveo di un corso d’acqua _ sostiene _ Nessuno ci ha dato ascolto. Il risultato, adesso, è che a ogni alluvione l’acqua in quella zona lambisce le case. Bene, con la stessa logica di allora ci opponiamo oggi a nuove speculazioni». «Perché l’unica cosa possibile da fare a Porto Pozzo in questo momento è un processo di razionalizzazione degli ormeggi, niente alberghi e niente ville alle spalle degli attracchi da costruire a cura delle solite società che arrivano dal Nord Italia», dice Paoletta Buioni. Per sostenere infine «che, a ogni modo, andranno analogamente preservati gli interessi dei locali per la nautica, perché non è pensabile che un domani si applichino tariffe esose ai galluresi che vogliono andare a pesca o semplicemente uscire in mare con la loro barchetta».

 

Gallura, cantiere edile sulla costa

Gallura, cantiere edile sulla costa

 

 

Crespi (Fai): «Follia edificare ancora quando tante residenze restano vuote». 

Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fondo italiano per l’ambiente (Fai), sta seguendo con apprensione l’intera vicenda dalla sua residenza di Cala di Trana, vicino a Porto Rafael. E così adesso commenta: «Mi pare una follia presentare qualcosa del genere in un periodo nel quale moltissime case sono vuote». «Quest’estate numerose residenze di proprietà della piccola borghesia in Sardegna non sono state abitate per le eccessive spese di trasporto», aggiunge. E, da attenta osservatrice dei problemi dell’isola, tiene a sottolineare ancora: «A ogni modo, non si può rovinare per sempre un posto meraviglioso come quello, non lontano dalle batterie militari Talmone che come Fai abbiamo fatto restaurare e inaugurato nello scorso mese di luglio».

 

mare

mare

 

 

Gruppo Delphina. I Muntoni: «Noi siamo solo spettatori interessati». 

PALAU. «Noi coinvolti? No, solo spettatori interessati». Francesco Muntoni e il figlio Libero, indicati da molti come imprenditori del consorzio, dicono invece di non aver mai visto i progetti. I creatori del gruppo Delphina, 6mila posti letto e tante strutture a 4-5 Stelle, spiegano comunque che non sosterrebbero piani nocivi per l’ambiente. Sindaco di Aggius, Francesco ricorda come il suo Comune abbia ottenuto la prima Bandiera arancione dell’isola. Mentre Libero rammenta che il loro insediamento a Valle d’Erica, 260 camere in 2 hotel, è quasi all’imboccatura del fiordo. «Ma di programmi per Porto Pozzo si discute da anni _ rimarca il padre _ La necessità di un risanamento in quella zona, largamente abbandonata, mi pare indispensabile. Però, lo ripeto, è necessario muoversi nel rispetto del territorio». «Noi lo facciamo da sempre, a cominciare dalle nostre aree di ricevimento immerse nel verde», aggiunge. «E non ho esitato a compiere scelte radicali, come quando ho abbattuto 24 appartamenti comprati all’asta a Punta Cardinalino e su quei terreni, dietro uno dei miei alberghi, ho realizzato un campo da golf», conclude.

 

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

 

 

L’opposizione in consiglio. Crobu: «Un’oasi da preservare». «Non vorrei che si arricchissero operatori slegati dal territorio». 

SANTA TERESA.  Avanza riserve Lina Crobu, docente di Italiano e Storia a Palau, un passato e un presente di amministratrice a Santa Teresa. In Comune dal 1985, ex Psd’Az, attiva sin dai tempi delle giunte Nicoli e Modesto, è stata assessore e oggi fa parte dell’opposizione consiliare. «Non c’è dubbio: Porto Pozzo ha una vocazione per la nautica ma nel rispetto della natura _ osserva _ I temi della sua valorizzazione sono stati da sempre al centro dei programmi elettorali di tutti. Quindi il problema è: che tipo d’intervento si delinea adesso?». «Già, perché il punto è il prezzo ambientale _ incalza Lina Crobu _ Penso sia concepibile un progetto solo a impatto zero: né banchinamenti né cemento né dragaggi. Solo strutture di legno galleggianti, per intenderci. E poi non condivido il coinvolgimento nell’operazione di privati». «Quali contropartite chiedono? _ si domanda _ Non voglio che si stravolga l’identità dell’oasi, in fondo rimasta un villaggio di pescatori. E tantomeno voglio altre colate di cemento. Dagli errori commessi per fare il porto turistico in paese, che pure io stesso a suo tempo ho sostenuto, dobbiamo imparare qualcosa». E dopo essersi rammaricata perché finora tante discussioni sui progetti si sono svolte “nelle segrete stanze” e perché i cinque consiglieri di minoranza sono stati tagliati fuori dal dibattito, lancia la bordata finale: «Oggi la gestione degli attuali pontili dà reddito ai residenti di Porto Pozzo, solo le persone del posto godono di queste risorse, non vorrei che un domani interventi pubblici servissero ad arricchire operatori del tutto slegati dal territorio ma pronti a deturparne le caratteristiche».

spiaggia, vegetazione pioniera

spiaggia, vegetazione pioniera

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. giovanni
    settembre 19, 2013 alle 3:50 pm

    …..con sta cazz…ata dei campi da golf si vuole costruire ovunque. che andassero in malora tutti.

  2. Raimondo Cossa
    settembre 19, 2013 alle 5:34 pm

    E dagli! Possibile che questi stronzi speculatori non riescono a immaginare un tratto di costa integro? Da qualche decennio è in atto il tentativo di allestire la fantomatica “citta” costiera” che come una cintura andrà a caratterizzare la Sardegna. Interesse speculativo di pochi a scapito del patrimonio collettivo e delle future generazioni. Non vogliamo questo scempio. Resistenza !!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. oscar ortu
    settembre 19, 2013 alle 10:15 pm

    Sinceramente non ci trovo nulla di male se i soldi sono privati…e se lo è anche il terreno….!!!Vorrei vedere voi se Vi impedissero di vendere la Vostra casa!!! e poi vorrei capire se voi vivete all’aperto e se pisciate in campagna……!!!!!. Senza offesa per nessuno….con osservanza!!!oscar ortu.

    • settembre 19, 2013 alle 10:23 pm

      sinceramente noi, invece, non troviamo nulla di male se i Privati si attenessero alle normative di tutela ambientale, in primo luogo al piano paesaggistico regionale.
      Nemmeno questi Privati “pisciano in campagna” e possono continuare serenamente a pisciare a casa loro.
      Senza offesa per nessuno, nemmeno per il w.c.

      Stefano Deliperi

  4. Raimondo Cossa
    settembre 20, 2013 alle 11:14 am

    Io abito in una bella casa antica ristrutturata e ci sto anche bene. Poi appena posso esco all’aperto e quando ho voglia piscio anche in campagna, e ci trovo gusto, magari godendomi un bel paesaggio. Appartengo a questa categoria di persone. Poi c’è l’altra, con le fette di salame negli occhi……. Senza offesa naturalmente ma, cerca di capire Oscar, per la mia categoria si tratta anche di qualità della vita.

  5. oscar ortu
    settembre 20, 2013 alle 7:41 pm

    …Sono d’accordo con Voi sul pieno rispetto delle regole e dei reciproci diritti,il mio intervento leggermente provocatorio ,ha solo l’intento di riequilibrare le opinioni per partito preso o lateralmente di parte…penso che solo con un confronto equilibrato si possa progredire…procreare e costruire…!! Vi ringrazio per l’attenzione.

  6. settembre 22, 2013 alle 12:44 pm

    da Arrexini, 19 settembre 2013
    Golf e cemento a Porto Pozzo: gli operatori locali insorgono: http://www.arrexini.info/golf-e-cemento-a-porto-pozzo-gli-operatori-locali-insorgono/

  7. settembre 26, 2013 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 settembre 2013
    Ambiente. Porto Pozzo, il turismo del mattone che devasta il territorio. (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus)

    Venticinquemila metri cubi di nuove volumetrie, un porticciolo da 200 nuovi posti barca, un campo da golf da 18 buche, 200 milioni di euro di investimenti rappresentano l’appena avviata iniziativa di valorizzazione di Porto Pozzo da parte di una cordata ancora sconosciuta di imprenditori privati con la benedizione dell’amministrazione comunale di centro-sinistra di Santa Teresa di Gallura. Attualmente c’è un approdo frequentato soprattutto da pescatori, qualche ristorante, un campeggio. Tutto “disordinato”, quasi “sconveniente”. Ecco, allora, approssimarsi una bella “iniziativa di valorizzazione e risanamento ambientale” a base di ruspe e cemento vicino alla penisoletta di Coluccia, allo stagno costiero, alla storica peschiera. Un progetto avente “carattere strategico per promuovere lo sviluppo del territorio regionale in un’ottica di sostenibilità ambientale e paesaggistica” Ma al di là delle belle parole, pennellate di “ambiente” e quant’altro fa “eco-sostenibile”, non si può non pensare alla “solita” Gallura, alla filosofia del “posto barca sotto casa” del progetto berlusconiano di Costa Turchese, vent’anni or sono. Non si può non pensare alla “casa davvero sulla spiaggia” di Badesi, con le ruspe e i mattoni sulla sabbia, oggi. Sono passati decenni, la solfa è sempre la stessa. Porto Pozzo è emblematico almeno quanto proposto dai sindaci di Triei e Talana, dove si spera in un improbabile Paperon de Paperoni che venga a investire 100 milioni di euro ed elargisca qualche posto di lavoro come muratore o “ragazzo” del green e si rifiuta la creazione di un’area naturale protetta, come il tanto vituperato parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei. Agriturismi, albergo diffuso nei centri storici ristrutturati (non massacrati e nemmeno intonacati), turismo naturalistico, riforestazione (anche a fini di difesa del suolo), ripristino e manutenzione della sentieristica, promozione turistica, utilizzo e promozione dei prodotti eno-gastronomici locali sarebbero invece le linee portanti. Come accade già in buona parte d’Italia e nel resto d’Europa. I parchi naturali portano nella Provincia di Trento una ricaduta annua di 50 milioni di euro in favore dell’economia locale: un flusso turistico di “soli” 100 mila turisti all’anno nelle aree protette, con una presenza di “soli” tre giorni, calcolando una spesa onnicomprensiva (soggiorno, ristorazione, ecc.) di 100 euro al giorno significa una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro all’anno. Quale cavolo di iniziativa esistente o vaneggiata da politici regionali e amministratori locali in Sardegna – e nelle zone interne in particolare – realisticamente ha un’analoga ricaduta in favore delle collettività interessate? La risposta è semplice: nessuna. Però si continua a sbandierare il promesso miliardo di euro di investimenti della Qatar Holding come la manna dal cielo, quando ogni anno, da vent’anni, analoga cifra di fondi comunitari è disponibile in favore della Sardegna, può essere programmata e gestita autonomamente. Porto Pozzo, Badesi, Talana, Triei, anche quel che è ormai la Costa Smeralda sono chiari segni di quello che è la Sardegna oggi, un’Isola alla deriva, consacrata a quella “dea lamentela” giustamente bollata da papa Francesco come falso idolo insieme al “dio denaro”. Voltiamo pagina una buona volta?

  8. stefano
    novembre 13, 2013 alle 2:31 pm

    Ma quale “approdo solo per pescatori” da giugno a ottobre ci sono 500 barche, strade polverose, e lugomare inesistente e in abbandono. Ciononostante molti “continentali” hanno acquistato case,pagano IMU, TARSU, vi vengono a villeggiare spendendo soldi nei market, ristoranti, pagando rimessaggi e pontili. Tutto ciò con il miraggio iniziale di veder valorizzare il posto con iniziative di sviluppo. Avete mai sentito parlare di “project financing”? oppure l’italico rischio della speculazione deve far rinunciare a qualsivoglia iniziativa? Gli amministratori li votate voi del luogo, facciano il loro lavoro (programmi e controllo degli stessi).

  9. furittu Giuseppe Saba
    dicembre 13, 2013 alle 11:11 pm

    Ho sentito dire che hanno accettato il progetto diminuendo la cubatura, avete qualche altra news?

    • dicembre 13, 2013 alle 11:28 pm

      non risulta, il progetto andrebbe assoggettato a vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale e non c’è alcuna informazione pubblica, come necessario.

  10. Simonetta
    novembre 13, 2014 alle 11:09 am

    Scusate, ma che fine ha fatto l’esposto del Gruppo di Intervento Giuridico contro la costruzione dell’hotel Valle dell’Erica? In area ad alta tutela paesaggistica, senza valutazione di impatto ambientale, a pochi metri dal mare etc. L’hotel e’ stato realizzato ed e’ da anni in attivita’. E’ una vergogna!

  11. Daniele
    gennaio 20, 2015 alle 4:42 pm

    Sono d’accordo sulla tutela delle coste, che devono rimanere il più integre possibili, ma dobbiamo anche pensare a valorizzare il territorio senza lasciarlo all’abbandono totale , come accade per molte località. Sono invece sconcertato dal leggere in continuo di cose improprie sulla costa Smeralda, su Porto Cervo, su Porto Raphael ecc. se non ci fossero stati quegl’interventi oggi la Sardegna settentrionale sarebbe in condizioni sicuramente peggiori, con costruzioni orrende , basta vedere come venivano fatti gli immobili dagli imprenditori del luogo negli anni 60/70, dare uno sguardo a Palau a Santa Teresa ad Arzache ecc.può rendere l’idea.
    Inoltre cosa centra lo scempio del territorio con la costruzione di un campo da golf a circa 5 Km dalla costa? E quale sarebbe il terribile danno che verrebbe generato dai prati che dovrebbero ospitare le buche? Ho visto quello di Porto Cervo e non mi sembra che abbia devastato nulla.
    Vorrei ricordare che il turismo, che si è sviluppato grazie alle bellezze delle coste e del territorio, è anche figlio della possibilità di abitare strutture piacevoli che invogliano ad investire con la prospettiva di tornare a godere di quei posti,senza case senza alberghi non esiste il turismo e di conseguenza il lavoro, bisogna assolutamente controllare che la speculazione edilizzia non vada a vantaggio di pochi e distrugga il bene comune ma si deve combattere una guerra fondamentalista contro lo sviluppo di un territorio.

  12. Simonetta
    febbraio 11, 2015 alle 9:30 pm

    Il Grig potrebbe cortesemente rispondere in merito al mio quesito sopra riportato? Vi ringrazio. Cordiali saluti.

    • febbraio 11, 2015 alle 11:24 pm

      deve porre la domanda alla magistratura competente, non a noi.

      • Simonetta
        febbraio 12, 2015 alle 6:51 pm

        Vi ringrazio molto per il vostro riscontro.
        Pensavo fosse naturale che le associazioni ecologiste che hanno presentato l’esposto ne seguissero il relativo percorso nel perseguimento delle finalità istituzionali di contrastare le speculazioni edilizie in particolare quelle sul mare.

      • febbraio 12, 2015 alle 9:20 pm

        vede, Simonetta, se vi sono attività istruttorie giudiziarie (come nel caso di specie), queste non vengono comunicate alle “associazioni ecologiste che hanno presentato l’esposto”.
        Lei, forse, suppone che le “associazioni ecologiste che hanno presentato l’esposto” (qui in Sardegna più o meno sempre le stesse) siano dotate di ben più facoltà di legge, risorse e mezzi di quanto non sia nella realtà.
        Soprattutto quando c’è così tanta gente che non si espone, sta alla finestra e pretende.

        Stefano Deliperi

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