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Cambia il registro in Gallura, si demoliscono gli abusi edilizi.


Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

 

 

Domenico Fiordalisi è il nuovo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania da poche settimane e ha già programmato la demolizione degli abusi edilizi sanciti da sentenze penali passate in giudicato e mai eseguite.

I primi 45 sono già stati individuati, dovrebbero essere 500 complessivamente.

In più ne sarà chiesto conto ai Comuni galluresi inadempienti.

Si tratta di denegata giustizia che ha contribuito a creare una situazione di diffusa impunità in campo ecologico, ambientale, paesaggistico che è bene stroncare”, afferma il magistrato.  Ha perfettamente ragione e le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra – insieme alle migliaia e migliaia di cittadini onesti – approvano e sostengono questa sacrosanta battaglia di giustizia e legalità ambientale, che segue quella condotta in Ogliastra.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 7 settembre 2013

Fiordalisi: in Gallura 45 ville da demolire.        Ruspe da Santa Teresa a Porto San Paolo mentre arriva alla svolta l’inchiesta sull’ufficio tecnico comunale di Olbia Giampiero Cocco 

TEMPIO. Gli abusi edilizi insanabili, quelli realizzati nelle “zone H”, hanno le ore contate. L’«Ufficio demolizioni» costituito il 20 agosto nella procura della Repubblica di Tempio all’indomani dell’insediamento del nuovo capo, Domenico Fiordalisi, ha già individuato le prime 45 abitazioni – disseminate lungo la fascia costiera che va da Santa Teresa a Loiri Porto San Paolo, passando per Arzachena e Olbia –, da abbattere entro la fine di ottobre. «Sono situazioni già discusse e definite in processi penali, con sentenze passate in giudicato – ha detto ieri il capo della procura gallurese –, la cui esecuzione, sinora, è stata sempre procrastinata». Il clamoroso giro di vite arriva a distanza di 25 anni dall’unico abbattimento deciso dalla Regione Sarda sulla Costa, con lo spianamento della mega villa di Palumbalza dell’allora potentissimo ministro delle Poste e telecomunicazioni, Antonio Gava. La task force che guiderà le ruspe nell’operazione abbattimento è già al lavoro, diretta personalmente da Fiordalisi. Polizia giudiziaria e funzionari della Procura hanno riesumato dagli archivi del tribunale tutti quei fascicoli riguardanti le sentenze di demolizione dichiarate e passate in giudicato, a partire dai primi anni Ottanta. Stando a una prima cernita il numero delle abitazioni o ville realizzate abusivamente in tutta la Gallura, e la cui insanabilità è conclamata, secondo questi atti si aggirerebbe sulle 500 unità, molte delle quali ricadenti nella fascia iperprotetta della zona “H”, quella terra di nessuno sulla quale non hanno valore le sanatorie comunali, i Puc e i Ppr regionali. Ruspe in azione dunque, con una ulteriore novità: la magistratura affiderà i lavori di demolizione, recupero e smaltimento a imprese isolane. I titolari dovranno contattare direttamente la Procura di Tempio o inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica – procura.tempiopausania@giustizia.it – la loro proposta di lavoro. Le spese relative alle singole operazioni verranno liquidate dall’Agenzia delle Entrate mentre i costi relativi alla “operazione ruspa” saranno addebitati ai singoli proprietari o alle immobiliari che posseggono gli stabili abusivi. Già questa prima “bombardata a volo radente” non mancherà d’avere clamorose conseguenze. Il successivo passaggio sarà quello di chiedere spiegazioni alle diverse amministrazioni comunali ricadenti nel circondario giudiziario del tribunale gallurese sui motivi per i quali non sono state messe in esecuzione, in quasi trent’anni, le sentenze di demolizione firmate dai pretori prima e dal tribunale dopo la riforma della giustizia del 1989.

Gallura, cantiere edile sulla costa

Gallura, cantiere edile sulla costa

Un caso di denegata giustizia che, secondo il pensiero di Fiordalisi «ha contribuito a creare una situazione di diffusa impunità in campo ecologico, ambientale, paesaggistico che è bene stroncare». Il magistrato non è nuovo a far azionare le leve delle ruspe. Del resto, i controlli in questo campo non si sono mai fermati: ora sta per essere chiusa, con il deposito di una corposissima relazione tecnica affidata a urbanisti della penisola, l’indagine sulle concessioni facili rilasciate dall’ufficio tecnico comunale di Olbia dal 2006 al 2012. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, vede indagate una decina di persone. Tra loro, l’ex caposettore dell’ufficio, diversi suoi collaboratori e gli amministratori di alcune società immobiliari. Resta poi ancora aperto il caso delle bonifiche nell’ex arsenale della Maddalena, la cui prima tranche investigativa si è concretizzata nei giorni scorsi con l’invio degli avvisi di concluse indagini per l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso e altri 37 indagati (compresi i funzionari della Ferratella, quelli accusati del sacco degli appalti pubblici). In piedi, ancora, le bonifiche a terra. Pare d’essere tornati agli inizi degli anni Ottanta, quando il procuratore della Repubblica dell’epoca, Agostinangelo Depperu, e il suo braccio destro, il sostituto Piero Grillo, aprirono il fronte antiabusivismo in Gallura che fece finire in carcere sindaci, funzionari comunali, manager di società. Tra loro perfino Flavio Carboni, indagato per le oltre cento società che, in quegli anni, realizzavano affari d’oro sul mattone di Porto Rotondo. Ma da quale punto del territorio cominceranno a entrare in azione le ruspe? Su questo fronte il riserbo della Procura è totale. I primi abbattimenti, stando al calendario imposto dal neo procuratore della Repubblica, dovrebbero aversi a fine ottobre, quando la macchina delle demolizioni sarà operativa. Com’era già accaduto per le esecuzioni immobiliari, che erano ferme al 1956 (l’anno della grande nevicata) e vennero ripristinate, nel 1993, dall’allora presidente del tribunale Francesco Mazzaroppi, anche l’ufficio preposto all’attuazione delle sentenze era bloccato. A oliarlo, adesso, in Gallura ha pensato “Demolition Man”, il magistrato con il casco giallo.

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

 

 

 

Nel 1987 fu rasa al suolo la casa del ministro Gava.

Quando i carabinieri, nel maggio del 1984, effettuarono un sopralluogo nel golfo di Marinella, a Palumbalza, il fuggi fuggi di operai e tecnici fu generale. L’inchiesta portata avanti dal pm Piero Grillo accertò che una società del gruppo Eni – la Saie srl – aveva realizzato, su un vecchio rudere di 4 metri per quattro un casermone da trecento metri quadrati di pianta, per due piani. Per aggirare l’allora decreto Soddu (150 metri dal mare) venne sbancata una intera collina e i detriti gettati in mare, creando ex novo il molo frangiflutti dentro il quale fu realizzato il porticciolo turistico. Tutto abusivo, ma sotto la protezione del plenipotenziario della Dc Antonio Gava, la cui moglie era titolare della “Ginevra srl” di Nola, società immobiliare alla quale la Saie aveva venduto, per soli ottanta milioni, il villone sul mare che sorgeva su un tratto di costa fra i più suggestivi del Comune di Olbia, nel Golfo di Marinella. Nel gennaio del 1987 le ruspe della Regione, inviate sul posto dall’assessore regionale all’urbanistica dell’epoca, Luigi Cogodi, con il beneplacito dell’allora sindaco di Olbia, Gian Piero Scanu, rasero al suolo quella gigantesca costruzione abusiva. Da allora si è realizzato di tutto e di più. E le uniche ruspe in movimento erano quelle utilizzate per spianare arenili , costoni, macchia mediterranea e boschi: per far posto al cemento.

S. Teresa di Gallura, Baia S. Reparata, piscina

S. Teresa di Gallura, Baia S. Reparata, piscina

 

 

 

Quei blitz cominciati in Ogliastra.   E a Lanusei il procuratore continuerà a seguire il caso Quirra e il processo per l’omicidio Fiori. Valeria Gianoglio 

LANUSEI. Qualche mese fa, a fine luglio, mentre accatastava le sua carte e i ricordi di cinque intensissimi anni trascorsi alla guida della Procura di Lanusei, tra lotta agli abusi edilizi – in appena 11 mesi, dall’aprile 2012 al marzo 2013, ha fatto eseguire 198 sentenze di demolizione – avvio di inchieste delicate come il caso Quirra, e riapertura di indagini finite nel dimenticatoio come la vicenda di Rosanna Fiori e il suo strascico di omicidi, Domenico Fiordalisi aveva detto che nella sua esperienza ogliastrina, più che i fascicoli complicati, più che le nottate trascorse in ufficio, più che i problemi, le grane e le tante soddisfazioni di un intero quinquennio di lavoro, lo aveva colpito «la grande umanità delle persone che in questi cinque anni sono venute in Procura per chiedere giustizia». Tra gli ultimi che avevano bussato alla sua porta, pochi giorni prima del trasferimento, c’erano i parenti di un malato di tumore. Come era già emerso quando era stato ufficializzato il suo trasferimento in Gallura, tuttavia, il personale “viaggio” di Fiordalisi in terra ogliastrina non è finito dalla data del suo trasloco nel nord Sardegna. Perché già dall’avvio del nuovo anno giudiziario ormai alle porte, il neo procuratore di Tempio, si dovrà sostanzialmente sdoppiare perché sarà applicato, seppur per vicende circoscritte, anche alla Procura di Lanusei, retta attualmente, con grande tenacia, da un unico pm: Nicola Giua Marassi. Il nuovo incarico del procuratore Fiordalisi, infatti, non è coinciso con la conclusione di almeno due grosse vicende giudiziarie aperte dallo stesso magistrato. Due casi che hanno segnato la storia della Sardegna e non solo. Il primo caso è l’indagine su Quirra. Una vicenda che in poco tempo ha attirato in Ogliastra le attenzioni dei politici, degli scienziati, delle associazioni, dei mass media di mezzo mondo. Il secondo caso è l’inchiesta che ruota intorno alla morte di Rosanna Fiori, titolare dell’azienda di Villagrande, Barbagia Flores. Sarà il procuratore Fiordalisi, dunque, ovvero lo stesso magistrato che le ha aperte, a continuare a occuparsi di entrambe le vicende giunte a un punto di svolta. Il processo per i cinque omicidi legati alla Barbagia Flores riprenderà in corte d’assise, a Cagliari, il 7 ottobre. L’udienza davanti al gup per il caso Quirra, a Lanusei il 18 novembre.

dune, ginepri, spiaggia, mare

dune, ginepri, spiaggia, mare

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. settembre 8, 2013 alle 10:33 am

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2013
    Ruspe, prima tappa alla Maddalena. Prevista la demolizione di 35 seconde case. Enel e Abbanoa hanno già avuto l’ordine di staccare le utenze. (Luca Rojch)

    LA MADDALENA. Fragili come mattoni. Il futuro da ruspe rampanti annunciato dal nuovo capo della Procura di Tempio Domenico Fiordalisi ha un effetto deflagrante in un territorio in cui la ricchezza si misura in metri cubi. L’ufficio demolizioni, creato da un paio di settimane in Procura, ha già tra le mani un primo elenco di abusi edilizi insanabili da demolire. Mattoni selvaggi, certificati da una sentenza passata in giudicato. Si inizierà dalla Maddalena. Saranno demolite 35 costruzioni abusive, nessuna di queste è indicata come prima casa. Non c’è ancora la conferma ufficiale da parte della Procura, ma Enel e Abbanoa hanno già avuto ordine di staccare le utenze. Ultimi dettagli prima del via. E mentre le ruspe accendono i motori i carabinieri e il corpo forestale cercano di catalogare gli oltre 500 abusi insanabili sparsi per la Gallura. Cemento naif nato senza regole, in molti casi anche in zona “H”, quelle di protezione assoluta. Fiordalisi in queste settimane ha messo in ordine 30 anni di sentenze di demolizione rimaste lettera morta. Un grattacielo di carte che sbriciolerà i metri cubi fuorilegge. Ma ci sono altre centinaia di segnalazioni in Procura arrivate dagli uffici tecnici dei Comuni che continuano la loro la loro caccia ai blocchetti fuorilegge. Fascicoli che devono ancora essere studiati e approfonditi. I sindaci di un territorio che da sempre ha avuto uno sviluppo edilizio selvaggio cercano di capire quale sarà il percorso che seguirà la Procura. Le coste pregiate della Gallura da sempre rischiano di trasformarsi in una ininterrotta colata di cemento. Ma anche le campagne sono tempestate di ville con piscina mascherate da case coloniche. Un caos edilizio spesso impossibile da domare per le amministrazioni. «Noi diamo alla magistratura la massima disponibilità – dice il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli –. Ho già avuto la possibilità di parlare con il procuratore Fiordalisi e ho cercato di spiegare la complessità del nostro territorio». Giovannelli deve gestire una città nata in modo selvaggio. Il boom edilizio ha portato alla creazione di 17 piani per risanare 17 quartieri abusivi. Una tempesta di blocchetti. «Questo fenomeno ha radici lontane in città – continua Giovannelli –. E il legislatore ha distinto tra gli abusi di necessità e quelli a scopo speculativo. E proprio per questo erano stati varati i piani di risanamento. Ma la nostra vigilanza sul fenomeno resta massima». Arzachena, il comune in cui scintilla la Costa Smeralda, è il centro con il territorio più pregiato. Il cemento vale oro. Anche in questo caso c’è massima apertura nei confronti della Procura. «Da lunedì verificheremo con gli uffici se ci sono edifici la cui demolizione definitiva è stata decisa con una sentenza – spiega l’assessore all’Edilizia privata Gianni Baffigo –. Da parte dell’amministrazione c’è la massima disponibilità a collaborare con la Procura». E anche a Tempio il sindaco Romeo Frediani sposa la linea della legalità. «Dobbiamo tutelare il nostro patrimonio, l’ambiente – afferma –. E difendere il diritto».

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    L’ATTIVITA’ ISPETTIVA. Dai Comuni partono centinaia di comunicazioni di reato.

    OLBIA. Una missione quasi impossibile per gli 007 che i Comuni hanno inventato alla caccia del mattone segreto. Ogni anno vengono scoperti centinaia di abusi edilizi. Solo nel Comune di Olbia nel 2012 sono stati trovati oltre 50 abusi in 328 sopralluoghi fatti dagli agenti della polizia locale e dai tecnici del settore Urbanistica. «Una attività che portiamo avanti da tempo – spiega il comandante della polizia locale Gianni Serra –. Solo lo scorso anno abbiamo inviato in Procura 50 comunicazioni di reato legate agli abusi edilizi». Si segue un iter preciso. Prima il sopralluogo. Se si trova l’abuso si dànno 90 giorni al proprietario dell’immobile per demolirlo. Se dopo tre mesi l’edificio è ancora là il Comune può buttarlo giù a sue spese o acquisirlo al patrimonio. Spesso viene fatta questa seconda scelta. Sul futuro dell’abuso a decidere è il consiglio comunale che può stabilire se destinare l’opera a fini sociali o demolire l’edificio. A meno che l’abuso non sia tale da creare una ferita all’ambiente. Secondo le verifiche degli uffici a Olbia ci sarebbero oltre 15 edifici abusivi che avrebbero già una ordinanza di demolizione. Ma l’amministrazione mostra la massima cautela. «Siamo pronti a qualsiasi tipo di collaborazione con la magistratura – spiega l’assessore all’Urbanistica del Comune di Olbia, Carlo Careddu –. Noi siamo per la legalità e il rispetto della legge. Anche per questo sono stati portati avanti 17 piani di risanamento, che hanno messo ordine in una città cresciuta in modo caotico. Ma nello stesso tempo i tecnici dell’Urbanistica e la polizia locale controllano in modo costante un territorio che ha un alto valore e si estende da Capo Ceraso a Razza di Juncu e ricomprende oasi naturalistiche e insediamenti turistici di grande pregio». Anche il sindaco di Santa Teresa, Stefano Pisciottu, mostra prudenza. «Il rispetto della legalità è la linea politica che abbiamo portato avanti da subito – spiega –. Già con il precedente procuratore Riccardo Rossi c’era stato un incontro con l’ufficio tecnico ed erano state esaminate alcune pratiche».

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    IL PRECEDENTE. Ogliastra, abbattuti 130 immobili. L’adeguamento del Puc di Tertenia potrebbe salvare 13 prime case. (Lamberto Cugudda)

    TERTENIA. La notizia delle prossime demolizioni in Gallura, sulla base dei provvedimenti della Procura di Tempio, retta dall’ex procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, non ha suscitato stupore in Ogliastra. Area in cui gli escavatori della “Tecnic-demolizioni controllate” di Monticello d’Alba fecero la loro prima apparizione all’alba del 4 aprile 2012, abbattendo 40 metri di muro di recinzione con inferriate di una villetta a Tortolì. Lo scorso 11 marzo, dopo alcuni tentativi, venne “violata”, grazie a un blitz di numerose decine di carabinieri e agenti di Ps in tenuta antisommossa, la “resistenza” a Tertenia, con gli escavatori che iniziarono a operare nella marina di Sarrala. La “campagna d’Ogliastra” si concluse il 21 marzo, sempre a Tortolì, con l’abbattimento, nel lido di Orrì, a 50 metri dal mare, di un muro di recinzione alto 160 centimetri e lungo 250 metri, oltre due cancelli. La stessa sera venne diramato un comunicato di Fiordalisi: «La Procura della Repubblica di Lanusei dal mese di aprile 2012 al mese di marzo 2013, grazie allo straordinario impegno dell’Arma dei carabinieri e della polizia di Stato, ha terminato le procedure per l’esecuzione di 198 sentenze del tribunale di Lanusei, con l’avvenuta demolizione di 130 case abusive non occupate quale unica abitazione dei nuclei familiari, delle quali 26 demolizioni eseguite dall’Ufficio e 104 autodemolizioni già avvenute». Dopo avere fornito altri dati relativi all’acquisizione di immobili abusivi al patrimonio pubblico, nel comunicato venne precisato: «Tredici sentenze con condanna alla demolizione, riguardanti famiglie di Tertenia che non hanno altra abitazione, saranno eseguite nel prossimo mese di novembre, per consentire l’inserimento nel Puc, che potrebbe essere approvato dal consiglio comunale nel mese di ottobre. I tempi di esecuzione delle sentenze relative alle altre dieci “prime case” nei diversi Comuni verranno stabiliti caso per caso, per contemperare le esigenze di esecuzione delle sentenze definitive con le necessità abitative dei nuclei familiari in condizioni di difficoltà». Il sindaco terteniese Luciano Loddo ieri ha detto: «Siamo sempre in contatto con la Procura di Lanusei e anche con il dottor Fiordalisi. Stiamo lavorando per inserire le 13 prime case (cinque nell’abitato e nelle vicinanze e otto nella marina di Sarrala) nel Puc, che verrà adottato entro l’anno».

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    LE CIFRE.

    500 – GLI ABUSI EDILIZI INSANABILI NEL TERRITORIO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TEMPIO
    17 – I PIANI DI RISANAMENTO DEL COMUNE DI OLBIA PER REGOLARIZZARE ALTRETTANTI QUARTIERI
    45 . GLI IMMOBILI DESTINATI A ESSERE SUBITO DEMOLITI IN GALLURA
    30 – GLI ANNI IN CUI LE CONDANNE PER ABUSO EDILIZIO PASSATE IN GIUDICATO NON SONO STATE SEGUITE DALLA DEMOLIZIONE

  2. Shardana
    settembre 8, 2013 alle 10:52 am

    In Gallura si demolisce e a carloforte si continua a costruire sulle dune della caletta.Ce ne vorrebbero di fiordalisi in sardegna……Sarebbe anche ora che i complici negli uffici comunali pagassero per la loro complicità e latitanza.Fiordalisi ci faccia sperare

    • settembre 8, 2013 alle 10:58 am

      anzichè lanciare accuse senza uno straccio di documentazione, perchè non fai un paio di benedette fotografie di quanto affermi e ce le mandi?
      Santo Cielo…

  3. Shardana
    settembre 8, 2013 alle 11:22 am

    A che serve la documentazione………dicono sia il lascito di una vecchia lottizzazione degli anni 70.Come è stato possibile che non decadessero lè licenze edilizie?Daaltre parti sono stati fermati…….ma quà non succede,Potere delle 3 m?Non ti arrabbiare deliperi,basta andare alla caletta,al becco,sopra le tanche è tutto sotto gli occhi del sole.Prima o poi vi manderòle foto.Saluti 😱

  4. settembre 8, 2013 alle 10:06 pm

    da Sardinia Post, 7 settembre 2013
    Da ottobre verranno abbattute 45 ville abusive in Gallura: http://www.sardiniapost.it/cronaca/da-ottobre-verranno-abbattute-45-ville-abusive-in-gallura/

  5. settembre 9, 2013 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 settembre 2013
    Abusi, nel mirino villaggio vicino a Olbia. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/09/09/news/abusi-nel-mirino-villaggio-vicino-a-olbia-1.7709857) Continua la rete di controlli della Procura in vista delle demolizioni, plauso degli ambientalisti. (Giampiero Cocco)

    TEMPIO. Per il Grig, il gruppo d’intervento giuridico e l’associazione onlus ambientalista “Amici della Terra”, le intenzioni di Domenico Fiordalisi il procuratore della Repubblica di Tempio, che si è insediato al comando di una task force antiabusi, vanno sostenute in ogni iniziativa. «Ha perfettamente ragione e le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento Giuridico onlus e Amici della Terra, insieme alle migliaia e migliaia di cittadini onesti – scrive il responsabile regionale Stefano Deliperi – approvano e sostengono questa sacrosanta battaglia di giustizia e legalità ambientale, che segue quella condotta dallo stesso magistrato in Ogliastra». Intanto, in procura, si attendono le diverse relazioni tecniche disposte da Domenico Fiordalisi che dovranno attestare l’attuale stato degli immobili – o parti di questi, come verande o recinzioni – e il loro utilizzo. Nel mirino della magistratura gallurese potrebbe finire anche una buona fetta di un grosso insediamento turistico alle porte di Olbia i cui costruttori siciliani, falliti negli anni Settanta, realizzarono una parte delle villette a schiera su aree demaniali e senza alcuna concessione. I giudici della sezione fallimentare di Roma inviarono, nel corso della procedura esecutiva, la Guardia di finanza per accertare chi fosse in possesso, materialmente, di quegli immobili nel 1989. Le scoperte furono sconcertanti, con affittuari che pagavano la pigione a personaggi che nulla avevano a che vedere con la procedura esecutiva, ma che facevano capo a una non meglio identificata immobiliare di Roma. L’inchiesta sconfinò nel penale, poi il tutto cadde nella prescrizione. Restano ancora in piedi le problematiche di abitabilità per parte degli immobili. I controlli da effettuare lungo l’intera Costa – per ora il magistrato si limiterà a mettere in esecuzione le sentenze di demolizione passate in giudicato – riguardano centinaia di casi di abusivismo edilizio denunciati, negli ultimi 10 anni, dalle diverse forze dell’ordine. Il nuovo corso antimattone inaugurato con la presa di possesso degli uffici inquirenti galluresi del neo procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi sta così facendo già sudare freddo più di uno speculatore edilizio: il magistrato ha infatti avocato a sé tutti i fascicoli relativi a reati di carattere ecologico e alle violazioni delle norme paesaggistico-architettoniche. L’antidoto alle colate di cemento selvaggio che in questi trent’anni hanno trasformato il volto della Costa è «quello della legalità, ovvero applicare le leggi esistenti», si è limitato a dire Domenico Fiordalisi. E alla fine non è detto che le ruspe comincino a muoversi proprio dall’isola della Maddalena.

  6. riccardo serreli
    settembre 10, 2013 alle 9:55 am

    a proposito del nord sardegna, come sta evolvendo quell’oscenità delle villette sulle dune di badesi?
    grazie per il vostro lavoro!

  7. Shardana
    settembre 14, 2013 alle 3:52 pm

    Cosa stà succedendo………40 villette abusive a sant’antioco.La forestale bla bla…..denunciati i proprietari bla bla bla e l’ufficio tecnico bla bla bla bla.Scusatemi,ma dove eravate prima, sant’antioco non è l’australia,40 villette non sono poche.

  8. settembre 20, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 settembre 2013
    MATTONE SELVAGGIO » LOTTA CONTRO IL CEMENTO. Suite e Spa abusive a Porto Rotondo.
    Punta Lada: le irregolarità urbanistiche scoperte dagli ispettori della forestale nella villa di un magnate moscovita. (Giampiero Cocco)

    OLBIA. Dalla Russia col mattone, utilizzando il “piano casa” berlusconiano per realizzare, a Punta Lada, 6 suite interrate e una “Spa” sotto la piscina. È quanto hanno scoperto gli ispettori del corpo di vigilanza ambientale negli ampi e rigogliosi giardini di una mega villa a Punta Lada, acquistata pochi anni fa da un magnate russo delle telecomunicazioni, denunciato a piede libero alla magistratura di Tempio per una serie di abusi edilizi che sarebbero stati compiuti nel 2011. Il caso, finito sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica Elisabetta Atzori, è ora al vaglio dei magistrati della procura che stanno valutando quanto accertato dagli agenti del corpo forestale nell’agosto scorso, dopo una ispezione disposta dalla magistratura nel compendio della villa. In pratica il russo – un magnate delle telecomunicazioni internazionali, con interessi in vari paesi europei – avrebbe, attraverso i suoi tecnici e una impresa di costruzioni, richiesto e ottenuto dall’ufficio tecnico comunale di Olbia diverse autorizzazioni per ristrutturare tetti e dependance ricavate in parte, nel corso degli anni, da vani sanitari. In più, sfruttando una doppia volumetria (quella facente capo alla villa da lui acquistata e quella relativa ad un lotto confinante) avrebbe richiesto e ottenuto gli ampliamenti consentiti dal “Piano Casa”. Ma i rilievi aerofotografici disposti dalla Regionale Sarda avrebbero tradito l’attivismo edificatorio attorno alla villa, che avrebbe superato di gran lunga quanto regolarmente autorizzato. Scavando nei giardini i tecnici del russo avrebbero realizzato sei minisuite con annesso bagno e disimpegno, oltre ad una attrezzata Spa che sarebbe stata ricavata sotto la piscina della villa. Gran parte delle opere, stando agli accertamenti dell’ispettorato forestale di tempio, non sarebbero in regola con le attuali norme urbanistiche, da qui la denuncia del russo, di un tecnico locale, del costruttore (un artigiano della penisola) e dell’amministratore delegato della società che possiede il lotto confinante per abusi edilizi. Anche in questa indagine gli accertamenti del corpo forestale hanno messo in rilievo le carenze ispettive da parte dell’ufficio tecnico del comune di Olbia (che rilasciò a suo tempo le diverse concessini edilizie e le autorizzazioni alle ristrutturazioni), che non effettuò alcuna verifica una volta che il costruttore e il tecnico dichiararono la fine dei lavori. Anche questo fascicolo, così come tutti gli altri relativi a violazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche, è finito sul tavolo del procuratore Domenico Fiordalisi.

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    IL PUNTO. Prati, piscine e recinzioni: la mappa delle irregolarità. Migliaia di metri di muri a secco sugli scogli, a pochi metri dal mare: «Tutto in regola», dicono i proprietari.

    OLBIA. Dalle villette degli agricoltori con piscina di “Patron di Corru”, alle lottizzazioni selvagge, passando per abusi edilizi più meno evidenti. La mappa dello scempio urbanistico, in Gallura, non risparmia nessuno dei 26 comuni del circondario del tribunale di Tempio. La parte del leone, con l’annessa Costa, la fanno i comuni di Olba e Palau e Arzachena, ma l’abusivismo e le violazioni alle norme di tutela di ambiente e paesaggio non vengono rispettate in tutto il nord Sardegna, isole comprese. A “ Patron di Corru” la forestale ha sequestrato una ventina di villette con tanto di giardinetto e piscina perché le licenze edilizie per la loro edificazioni erano viziate da un elemento comune: nessuno dei proprietari era allevatore, contadino o agricoltore, come prevedeva la norma per l’edilizia rurale. Stesso discorso per insediamenti appena abbozzati a Palau, Telti, Porto San Paolo. mentre abusi più o meno appariscenti sono stati registrati, a macchia di leopardo, su tutta la costa e all’interno. Stazzi e case restaurate con ampliamenti non previsti, piscine realizzate nel giro di poche ore dove prima c’era soltanto cisto e corbezzolo. I muretti a secco, la savoiarda recinzione che prese piede nel 1800 con l’Editto delle chiudende, sono stati rivalutati e trasformati in confini esteticamente trendy, anche se abusivi. La corsa alla recinzione in granito ha preso piede, e in molti casi queste nuove chiudende sono state realizzate in modo del tutto arbitrario, cioè abusivamente. Basta fare un giro sugli scogli di Punta Lada, Cala di Volpe, Capo Ferro, Punta Falcone e ogni altro remoto angolo del paradiso costiero del nord Sardegna per rendersi conto di come gli scogli siano stati recintati a due passi, e in molti casi soltanto ad un piede, dal mare. Con tanto di prati all’inglese che arrivano sul bagnasciuga. «Tutto regolare», sostengono i proprietari.

  9. Shardana
    settembre 24, 2013 alle 12:02 pm

    Aspettiamo con ansia la forestale anche a carloforte,dove si stanno chiudendo tantissimi accessi alla costa usati da secoli dalla gente e nessuno parla,anzi……….

  10. settembre 25, 2013 alle 2:43 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 settembre 2013
    La Maddalena. Demolizioni, se ne parla in aula. Le ruspe della Procura pronte a partire dall’isola, cittadini in ansia. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Le demolizioni annunciate dalla Procura di Tempio mettono in ansia i cittadini. Le ruspe pronte ad abbattere le case abusive accenderanno i motori a ottobre proprio sull’isola. L’amministrazione ribadisce la disponibilità a collaborare con la magistratura. «Siamo stati contattati da alcuni cittadini preoccupati perché, avendo realizzato in passato opere edilizie senza le necessarie autorizzazioni, sono ora interessati dalle conseguenze di legge – spiega la maggioranza –. Abbiamo deciso di portare questo tema all’ordine del giorno del Consiglio comunale. Ognuno di noi è consapevole della delicatezza e gravità di queste situazioni. Dovranno essere affrontate nel rispetto della legge e tenendo conto anche delle differenze che possono sussistere, sul piano legale, amministrativo e sociale, tra un caso e l’altro».

  11. settembre 29, 2013 alle 9:26 am

    da La Nuova Sardegna, 29 settembre 2013
    Il Comune dà il via alle demolizioni. L’amministrazione presenta una black list con 12 edifici da abbattere, altri 12 saranno trasformati in scuole o asili. (Luca Roych)

    OLBIA. La black list è sul tavolo. I metri cubi abusivi scompariranno. Un miracolo nella terra del cemento facile, della frenesia mattonifera che colora il mondo di grigio. Il Comune accende le ruspe e si prepara a uno choc culturale, i blocchetti furbi saranno cancellati. Buttati giù con la forza della legge e della benna. L’amministrazione ha stilato un primo elenco degli abusi da abbattere, un percorso iniziato nel 2012, prima dell’annuncio del capo della Procura della Repubblica Domenico Fiordalisi. Ma che dopo l’editto del magistrato diventa ancora più inesorabile. L’elenco degli edifici che non possono essere sanati è stato compilato dagli uffici dell’Urbanistica. E tutto l’iter burocratico è stato completato. In realtà gli immobili che saranno tirati giù con certezza sono 12. A stabilirlo è stata una conferenza di servizi. Intorno al tavolo si sono seduti il Comune, la Soprintendenza, il Demanio e l’ufficio Tutela paesaggio. Insieme hanno valutato un primo pacchetto di 24 edifici che sono stati già dichiarati abusivi e fanno parte, come prevede la legge, del patrimonio del Comune. La conferenza ha stabilito che 12 di questi devono essere buttati giù perché sono in contrasto con interessi paesaggistici e urbanistici. A decidere il destino degli altri 12 sarà il Consiglio comunale. Sarà l’aula a stabilire se mantenere nel patrimonio dell’amministrazione gli immobili e quale destinazione dare agli edifici. Se fare un asilo, una biblioteca, o dargli un futuro diverso. La scelta di fare una conferenza di servizi per esaminare le case che sono state dichiarate abusive arriva dall’assessore all’Urbanistica Carlo Careddu. Gli uffici hanno trovato un sistema per mettere un po’ di ordine nel caos urbanistico di una città cresciuta senza regole. La legge prevede che, scoperto l’abuso, il proprietario abbia 90 giorni per demolire quello che è stato costruito senza il rispetto delle norme. Se questo non accade tutto finisce nella proprietà dell’amministrazione. Ma il Comune in quel momento deve decidere se abbattere l’immobile o acquisirlo nel proprio patrimonio. E questo è il punto a cui ora è arrivata l’amministrazione. La maggioranza si mostra anche decisa nella applicazione della legge. Tra i 24 abusi finiti nell’elenco che dovrà arrivare in aula c’è un po’ di tutto. Il campionario del mattone selvaggio in città. Dai piccoli abusi in aree di scarso pregio naturalistico, come un edificio di 45 metri quadri a Sa Istrana, alla villa con piscina di 190 metri quadri a Portisco. Ma per entrambi la fine sarà la stessa. Saranno buttati giù dalle ruspe del Comune. Un primo segnale di legalità nel territorio che conta 17 piani di risanamento. Quartieri nati in modo abusivo e che da diversi anni si continua a sanare. E a scorrere l’elenco delle opere che saranno abbattute o destinate dall’amministrazione a scopi sociali ci si sorprende. C’è chi ha costruito oltre 300 metri quadri di appartamenti e locali commerciali, altri hanno tirato su una casa di oltre 100 metri quadri senza permessi. Una giungla del mattone su cui il Comune ha deciso di mettere ordine. Dall’amministrazione fanno capire che questo è solo il primo pacchetto di abusi che saranno presi in esame dalla conferenza di servizi e dal consiglio comunale.

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    IN CIFRE

    12 – SONO GLI IMMOBILI CHE IL COMUNE HA DECISO DI ABBATTERE PERCHÉ ABUSIVI E NON SANABILI. PER QUESTI NON C’È NESSUNA POSSIBILITÀ DI SALVARSI DALLE RUSPE
    24 – SONO GLI IMMOBILI CHE L’AMMINISTRAZIONE HA PER ORA ACQUISITO AL SUO PATRIMONIO PERCHÉ ABUSIVI. UNA PARTE DI QUESTI NON SARÀ ABBATTUTA, MA ENTRERÀ A FARE PARTE DEL SUO PATRIMONIO
    190 – I METRI QUADRATI DI UNA VILLA DI PORTISCO CHE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE HA DECISO DI ABBATTERE PERCHÉ TOTALMENTE ABUSIVA

  12. ottobre 4, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 ottobre 2013
    La Maddalena, ruspe pronte per 35 case. Gli edifici costruiti senza concessione negli anni Novanta non sono sanabili. Ci sono prime case, ampliamenti e interi piani. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Il rumore delle ruspe si fa sempre più vicino. E fa tremare le pareti degli immobili abusivi iscritti nella black list della Procura di Tempio. 35 edifici, molte prime case, i cui mattoni impilati fuori dalle regole 20 anni fa dovranno essere sbriciolati. Si tratta di abusi edilizi insanabili. Situazioni già discusse e definite in processi penali, con sentenze passate in giudicato, che risalgono per lo più all’inizio degli anni Novanta. In tutti questi anni le ordinanze di demolizione delle opere abusive sono rimaste nei cassetti del comune maddalenino. Come anche in quelli degli altri comuni costieri, da Santa Teresa a Olbia passando per Arzachena e Palau. Stando a una prima verifica il numero delle abitazioni, prime e seconde case, realizzate abusivamente in tutta la Gallura con una insanabilità ormai conclamata, si aggirerebbe intorno alle 500 unità. Molte di queste ricadono nella fascia di tutela integrale in cui per legge è vietato mettere anche solo un chiodo. Nella lista dei primi 35 abusi isolani destinati a cadere sotto i colpi di benna c’è di tutto un po’. In alcuni casi si tratta di case intere, venute su in aree inedificabili. In altri casi di ampliamenti, di verande, stanze da 10 metri quadri, ma anche interi piani fino a 200 metri quadri. Dal punto di vista della distribuzione geografica, la mappa degli abusi è a macchia di leopardo. Diverse le zone in cui verranno accese le ruspe, da Nido D’Aquila ad Abbatoggia, da Fangotto a Sualeddu, da Chiusedda a Spalmatore passando per Punta Villa e Barabò. Ma al di là di questi 35 casi limite, l’elenco dei mattoni selvaggi sull’isola supererebbe il numero di 300. Molti di questi casi sono destinati a finire in un’altra black list delle demolizioni. I riflettori sulle ordinanze di demolizione si sono riaccesi dopo che il neo procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi, ha annunciato la sua politica di legalità e tolleranza zero contro gli abusi edilizi. In queste settimane ha messo in ordine 20 anni di sentenze rimaste a prendere polvere nei cassetti dei comuni e ha creato un ufficio ad hoc per le demolizioni. Da quel momento i sindaci dei comuni costieri che rischiano di vedere entrare in azione le ruspe hanno annunciato di voler collaborare con la Procura ed essere pronti ad applicare la legge. A tutti loro il procuratore chiederà però conto del perché per 20 anni abbiamo dimenticato di dare seguito alle sentenze.

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    patetici.

    LA MADDALENA. Il Consiglio: «Subito una legge ad hoc per sanare gli abusi». (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Il Consiglio comunale sposa la proposta di legge salva-abusi che ha come primo firmatario il consigliere regionale del Pdl Angelo Stochino. Con un documento approvato all’unanimità maggioranza e opposizioni chiedono alla Regione di inserire all’ordine del giorno del prossimo Consiglio la proposta di legge, già approvato dalla commissione Urbanistica, prevedendone l’applicabilità anche nell’isola di La Maddalena. La proposta prevede la riapertura dei termini per l’elaborazione dei piani di risanamento da parte delle amministrazioni comunali e la possibilità di aggiornare la perimetrazione delle aree e rivedere alcune pratiche di abusi dichiarati insanabili in base alle norme paesaggistiche. La proposta di legge fermerebbe le ruspe e i 35 immobili abusivi sul’isola. L’ordine del giorno del Consiglio va oltre. «Si chiede al ministero dell’Ambiente un immediato intervento per l’attivazione degli organismi competenti affinchè si possa avere per la Regione e per l’isola di La Maddalena in particolare, un provvedimento di carattere legislativo ad hoc cosi come fatto per altre regioni che determini un arresto immediato delle attività di demolizione. Il sindaco Angelo Comiti, di fronte ad una sala gremita, ha detto di aver ottenuto già una parziale sospensione di 15 giorni delle demolizioni. «Se la Regione non si farà carico del problema nulla si potrà fare ma garantisco il mio personale impegno perché nessuna famiglia con una sola casa finisca in mezzo alla strada. «La Regione che deve intervenire per risolvere il problema politicamente, ma non bisogna illudere la gente con promesse inutili».

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    Arzachena. Ordinanza di demolizione per due ville.

    Altre due ordinanze di demolizione seguono quella firmata qualche giorno fa dal dirigente del settore Urbanistica che impone l’abbattimento di una elisuperficie abusiva a Romazzino. Una riguarda i lavori di ampliamento di una villa a Monti Tundi, di proprietà di una società svizzera. Dal verbale di accertamento dei carabinieri di Porto Cervo di inizio estate la villa esistente sarebbe stata demolita per fare posto a un nuovo fabbricato con diversa tipologia. Sotto accusa anche i lavori di sbancamento per realizzare una nuova piscina, eseguiti senza concessione edilizia. Entro 90 giorni i proprietari dovranno provvedere alla demolizione delle opere abusive. Stessa sorte toccherà agli ampliamenti non autorizzati realizzati nella villa della cantante Amii Stewart a Cala di Volpe.

  13. ottobre 5, 2013 alle 7:49 am

    da La Nuova Sardegna, 5 ottobre 2013
    Il Consiglio: «Una legge salva-abusi ad hoc». La Maddalena, la proposta unanime punta a fermare le ruspe su 35 edifici abusivi da venti anni.
    Angelo Comiti Un intervento della Regione sarebbe auspicabile perché permetterebbe di sospendere le attività di demolizione previste dalla Procura. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Per il Consiglio comunale della Maddalena, il caso abusi edilizi nell’isola «deve essere trattato con un provvedimenti ad hoc. Anche perché come ha spiegato il consigliere di minoranza Luca Montella, «i maddalenini, per via delle errate politiche urbanistiche comunali seguite negli ultimi decenni, nonchè per le rigide leggi ambientali applicate, non hanno potuto usufruire di ben due successivi condoni edilizi. Le sanatorie non sono consentite nelle zone sottoposte a tutela ambientale. Mi raccomando – prosegue montella – al sindaco Comiti e alla giunta comunale affinchè, anziché affidarsi alle solite lettere, vadano personalmente a bussare presso le istituzioni competenti a perorare le esigenze dei cittadini». Il caso sotto i riflettori è ormai noto. Ci sono 35 sentenze passate in giudicato che riguardano altrettanti edifici, realizzati tutto o in parte in modo abusivo. Per gli immobili ci sono sentenze in giudicato che la Procura, secondo quanto fatto sapere recentemente da Domenico Fiordalisi, intende applicare. «La Regione Sardegna deve intervenire per risolvere il problema politicamente – dice a sua volta Pierfranco Zanchetta, consigliere di opposizione –. Ma non bisogna illudere la gente con promesse, che alla fine, potrebbero rivelarsi inutili». Il sindaco Angelo Comiti, dal suo canto, precisa. «Non tutti gli abusi sono conseguenti alla costruzione ex novo della casa – sottolinea il primo cittadino maddalenino –. La Procura è esecutrice delle sentenze del tribunale passate in giudicato. Se la Regione, però, intervenisse approvando una legge che consente la sospensione dell’attività di demolizione in Sardegna , tutto sarebbe rimandato. La legge deve essere composita e deve contenere tutti quegli elementi che noi abbiamo invocato, per fare in modo che si possa rivedere una situazione normativa vecchia. Una legge che, fra l’altro, permetterebbe di riperimetrare le aree in Sardegna e nella nostra città. Noi possiamo utilizzare solo il 40 per cento del territorio dell’isola madre all’interno del quale ci sono una serie di vincoli insuperabili».

  14. ottobre 7, 2013 alle 2:46 pm

    da L’Unione Sarda, 7 ottobre 2013
    La Maddalena. Il Comune cerca un’alternativa con Stato e Regione. Demolizioni,tensione alta.
    Molte le famiglie che vivono negli edifici abusivi. (Francesco Nardini): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131007083815.pdf

  15. ottobre 12, 2013 alle 7:56 am

    da La Nuova Sardegna, 12 ottobre 2013
    Comitato contro gli abbattimenti. La Maddalena, il gruppo di famiglie scrive a Cappellacci e si appella anche al Papa.

    LA MADDALENA. Le famiglie interessate alla demolizione delle loro case, si sono costituite in un comitato « salva famiglie» per dare più forza alla loro battaglia tesa a salvare le loro casa. Intanto hanno inviato una lettera ai responsabili regionali dell’urbanistica e al governatore, chiedendo proprio alla politica «che si faccia un emendamento salva prime case, o meglio ancora un emendamento salva famiglie». A giudizio degli interessati, infatti, «si tratta di salvare decine di famiglie dalla strada, dalla fame e dalla perdita di dignità». Parole molto forti pronunciate dal comitato maddalenino «ma ampiamente giustificate se si pensa che nella lunga lista di demolizioni non sono presenti doppie o triple case, nomi di ricchi imprenditori e persone che lucrano da affitti estivi, ma semplicemente modeste famiglie di operai, pensionati, disoccupati che hanno una prima casa e in alcuni casi con bambini neonati e persone diversamente abili a proprio carico». «Se qualcuno – riprende la nota – dovesse rimanere senza tetto la sua reazione potrebbe essere assai diversa da chi si vede demolire una casa utilizzata per un paio di mesi all’anno. Si è trattato di abusivismo necessario e per questo le famiglie chiedono con forza alla classe politica e giuridica che venga fatta una valutazione caso per caso sugli abbattimenti delle case abusive, salvando dalla demolizione chi ha costruito per necessità». «Viviamo nell’era delle prescrizioni e dell’indulto – si legge ancora nella nota – e non si capisce perché si dovrebbe essere implacabili solo nel mettere le persone in strada. Le case abusive ventennali, e non sanate, -termina la nota – sono costruite oltre la fascia dei 150 metri dal mare e non contrastano con rilevanti interessi urbanistici e ambientali». La lettera d’aiuto è stata inviata anche anche al Papa, ai vescovi di Tempio e di Sassari, a Napolitano e al Ministero dell’ambiente.

  16. ottobre 15, 2013 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 15 ottobre 2013
    La Maddalena. Abusi. Il sindaco: «Ora salviamo il salvabile»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131015090035.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2013
    Comiti: moratoria per le demolizioni. La Maddalena. Il sindaco scrive a Regione, ministro dell’ambiente e procuratore Fiordalisi: non c’è abusivismo speculativo. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Lo sferragliare dei mezzi meccanici che saranno utilizzati per gli abusi edilizi passati in giudicato e per i quali il procuratore del tribunale di Tempio, Domenico Fiordalisi, ha disposto l’abbattimento si fa sempre più vicino e con esso aumentano le preoccupazioni delle decine di famiglie coinvolte: la maggior parte delle case interessate infatti sono abitazioni principali e in tanti finirebbero sulla strada. Così il sindaco Angelo Comiti scrive una lettera al governatore Cappellacci, al presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo, agli assessori regionali competenti, al ministro dell’ambiente Andrea orlando, al prefetto Salvatore Mulas e ad altri uffici competenti, oltre allo stesso Fiordalisi: l’obiettivo è di evidenziare «la peculiarità del contesto territoriale e sociale a cui ci si riferisce, pur condividendo il principio secondo cui le sentenze vanno rispettate ed eseguite, essendo convinto inoltre che l’abusivismo edilizio sia un reato odioso ed esecrabile». Il suo contenuto è stato esposto ieri dal primo cittadino in un’assemblea di fronte ai rappresentanti delle famiglie nel salone del consiglio comunale. Comiti ha voluto chiarire che nel Comune «non esiste un fenomeno di abusivismo “speculativo”» anche perché La Maddalena e il suo arcipelago «sono da sempre oggetto di un sistema vincolistico, acuito dalla istituzione del Parco nazionale, che consente l’utilizzo del territorio comunale a fini edificatori, per una quota approssimativamente pari al 40% del territorio della sola isola madre. È evidente che tale circostanza ha determinato una situazione di mercato pressoché inaccessibile per molte famiglie che hanno dato una risposta al bisogno di edificare ponendosi al di fuori della legge ma – almeno in alcuni casi – edificando la loro prima e unica abitazione». Il sindaco afferma di non avere nessuna intenzione di «attirare la vostra attenzione su casi che non siano di provata necessità», ma di ritenere che, «vista l’allarmante situazione di carattere sociale difficilmente risolvibile, sia necessario un provvedimento legislativo che inserisca una moratoria temporale concordata che dia il tempo, anche se molto ne è trascorso invano, di “salvare il salvabile”». Quindi, con una certa enfasi e come ultima annotazione che pure – ammette – non ha nessuna efficacia dal punto di vista giuridico, chiede «che lo Stato possa momentaneamente soprassedere nella dimostrazione della sua forza, in una città nella quale è largamente deficitario e colpevolmente in ritardo su questioni di vitale importanza che attengono a diritti sacrosanti di una comunità, vilipesa e offesa da troppo tempo». Comiti ha dichiarato di confidare in una assunzione di responsabilità da parte del consiglio regionale «per un’iniziativa che consenta una momentanea e virtuosa sospensione dei provvedimenti in atto». E che domani andrà a Cagliari confidando che nell’ordine del giorno del consiglio si possa inserire anche questo argomento, sperando in un percorso unitario dal punto di vista politico-istituzionale per risolvere la spinosa questione. Le famiglie interessate, pur riconoscendo di aver sbagliato, si attendono possibili sviluppi positivi. L’ultimo colpo di scena è stato quando l’ex assessore Andrea Columbano, accusato del cambio da zone rurali ad H, ha risposto: «Ho fatto rispettare la legge , poi l’amministrazione è caduta: dovete prendervela con chi è stato la causa di tutto ciò».

  17. ottobre 17, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2013
    Demolizioni, il Parco: rispettare la legge ma aiutare le famiglie. La Maddalena, il presidente Bonanno media con la Procura «Occorre cercare strade per venire incontro all’emergenza». (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Rispetto per la legge e per le decisioni del tribunale, ma senza dimenticare di cercare eventuali strade alternative per venire incontro alle famiglie in difficoltà facendo differenze tra grandi e piccoli abusi e venendo incontro alle esigenze di quelle famiglie che finirebbero sulla: in sintesi è questa la posizione di Giuseppe Bonanno, presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago, in riferimento alle previste demolizioni delle case abusive della Maddalena con sentenza passata in giudicato. Anche l’Ente parco, così come già il Comune, è impegnato in un’opera di interlocuzione con la Procura del tribunale di Tempio già dallo scorso luglio: lo ha fatto prima con il sostituto procuratore Riccardo Rossi, quindi con il procuratore Domenico Fiordalisi. Un’operazione che sembra difficile. «Posto il fatto che si sta parlando di una condanna per reato e che pertanto c’è una sentenza da eseguire – ha detto Bonanno – l’Ente parco riconosce il valore sociale dell’emergenza che si sta venendo a creare. Ed è proprio questo aspetto che abbiamo cercato di illustrare al procuratore, sperando in un’attenzione diversa nei confronti di chi ha una reale esigenza. Da una parte abbiamo mantenuto una presa di posizione precisa e netta su un problema riguardo al quale, come ha detto il procuratore, non è giusto regalare false speranze laddove non è possibile. Pur tuttavia abbiamo anche manifestato l’esigenza di verificare quali sono i reali casi familiari per i quali si può adottare eventualmente un rallentamento della procedura di abbattimento, ovviamente entro i termini previsti dal diritto». Prosegue Bonanno: «È ovvio che la situazione è molto complessa ed è anche ovvio che se non intervengono delle novità normative non si potrà procedere diversamente da quello che la sentenza ha previsto. Di certo occorre affrontare da subito il tema del supporto da fornire alle famiglie che rischiano di restare senza abitazione ed accelerare le procedure per la costruzione di case popolari. Sono temi difficili – dice il presidente del Parco – anche perché ci si muove con molto ritardo rispetto a un problema che cova sotto la cenere da 20 anni e che oggi è alla ribalta perché ormai siamo, come si dice in Toscana “alla porta coi sassi”», e cioè non c’è più tempo. Bonanno da una parte esprime la massima solidarietà nei confronti delle famiglie che hanno esigenze sociali vere, ma d’altronde bisogna fare i conti con la normativa. Insomma ipotizza un doppio binario: rigore nel rispetto della sentenza, ma anche verificare il più possibile soluzioni alternative a favore di chi rischia di trovarsi senza un tetto.

  18. novembre 29, 2013 alle 2:53 pm

    scrivo oggi alle 14.30 del 29/11/2013 venerdì dopo aver assistito al telegiornale alla intervista del magistrato inquirente sulle cause dei danni e delle morti ad Olbia.
    Trovo innovativo per questo tipo di responsabilità richiamare:
    non solo il mancato allarme (“cerino acceso da passar di mano o conto da pagare da passare all’ultimo che passa dalla cassa”),
    ma in modo sommamente più corretto verificare se tutti coloro che hanno operato e sono stati compensati per la loro opera lo abbiano fatto con :
    1) diligenza
    2) onestà.
    Buon lavoro!!!!!
    Per quanto vi possa interessare, non siete soli!!
    Vi seguiamo dal “continente” perché quello che avete sotto i piedi, lì, è un vero tesoro ambientale (umani compresi) che tutto il mondo che lo conosce ci invidia!!
    Quello che non lo conosce ce lo invidierà!!!
    Basta conservarlo bene!
    Pago le tasse e vi ringrazio per quello che farete, o vi compatirò per quello che non farete!
    Buona fortuna, perché ci vuole anche quella.

  19. Benito Azzoni
    gennaio 29, 2014 alle 11:44 am

    Vi seguiamo dal “Continente” perché quello che avete sotto i piedi, lì, è un vero tesoro ambientale. Parole sante quelle di Giulio Bagliani. La Sardegna è e deve esser la Regione migliore d’Italia. Il nostro orgoglio e vanto.

  20. febbraio 21, 2014 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2014
    Mattone selvaggio, blitz ad Arzachena.
    Sedici indagati nell’inchiesta della procura di Tempio per abusivismo edilizio, il Corpo forestale ispeziona una lottizzazione.

    ARZACHENA. Dopo La Maddalena, tocca ad Arzachena entrare nel mirino della procura della Repubblica di Tempio per un caso di presunto abusivismo edilizio. Gli agenti del Corpo forestale hanno ispezionato una lottizzazione in una zona dell’agro tra il centro urbano e il mare che, secondo il magistrato che conduce le indagini (coperte dal più stretto riserbo), sarebbe nata fuori da ogni regola. Ben sedici le persone iscritte nel registro degli indagati. Ai terreni e alle opere sono quindi stati apposti i sigilli e sono state poste sotto sequestro in attesa di chiarire meglio la situazione. Quello di Arzachena è solo l’ultimo dei vari blitz ordinati per stroncare l’abusivismo edilizio nel nord Sardegna. Il procuratore della Repubblica, Domenico Fiordalisi, sembra infatti aver lanciato una sorta di giro di vite nei confronti dell’odioso fenomeno che mette a repentaglio il territorio e crea danni perlopiù irreparabili. Fenomeno particolarmente diffuso in Gallura e i tragici aventi dell’alluvione hanno dimostrato in maniera terribilmente efficace quanto sia necessario porvi un freno. Nei mesi scorsi infatti sono stati segnalati già posto altri sequestri in diverse località della Gallura. L’operazione contro “mattone selvaggio” più clamorosa è stata quella messa in atto il 9 gennaio scorso alla Maddalena, a “Sualeddu”, tra Trinita e Spalmatore, dove la procura della Repubblica aveva individuato una decina di immobili abusivi da abbattere sui quali da anni penderebbero ordinanze di demolizione mai eseguite. Il Comune isolano si è così trovato costretto a occuparsi del caso per trovare una sistemazione alternativa a una famiglia “sfrattata” dal terreno posto sotto sequestro, tra l’altro in un’area iperprotetta. Il rischio è quello della confisca con passaggio dei beni al patrimonio comunale. Nel caso maddalenino, gli indagati erano stati denunciati per il reato di lottizzazione abusiva, oltre che per le violazioni amministrative (avrebbero realizzato strade interpoderali e muretti a secco). La lottizzazione abusiva era stata realizzata negli anni scorsi dal proprietario dei terreni dopo aver frazionato illegalmente quasi settemila metri quadrati di rocciaio e aver venduto i lotti.

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    da Sardegna Oggi, 21 febbraio 2014
    Cemento sulle coste, boom di denunce e arresti in Sardegna. Fiordalisi: “Un danno per il fisco”: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2014-02-20/24417/Cemento_sulle_coste_boom_di_denunce_e_arresti_in_Sardegna_Fiordalisi_Un_danno_per_il_fisco.html

  21. febbraio 22, 2014 alle 11:02 am

    da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2014
    Case abusive, la procura accelera sugli sgomberi.
    La Maddalena, nei prossimi giorni in due case verranno staccate luce e gas. Questo pomeriggio Consiglio comunale urgente per chiedere una moratoria. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Il rumore delle ruspe si sente in modo sempre più chiaro sull’isola. E le case abusive finite nel mirino della procura di Tempio traballano ogni giorno che passa. Due proprietari di appartamenti, realizzati in modo abusivo su aree non edificabili, hanno ricevuto una notifica dai carabinieri. Un ultimatum, preludio alla demolizione. Già dalla prossima settimana nelle case verranno staccati i servizi essenziali: luce, acqua, telefono. Capitolo finale di una vicenda destinata a concludersi con l’abbattimento dei manufatti. Sono bastate le prime due notifiche per scatenare il panico anche tra gli altri trenta proprietari finiti nella black list della procura. Per le altre famiglie è solo questione di tempo. Il panico ha spinto i cittadini a prendere d’assalto il palazzo del municipio e a chiedere un incontro con il sindaco. Il primo cittadino ha convocato un Consiglio comunale urgente per questo pomeriggio, con un unico punto all’ordine del giorno: l’approvazione di un atto di indirizzo sugli abusi edilizi. L’incontro è fissato per le 15. La situazione è più che nota. Il procuratore di Tempio, Domenico Fiordalisi, ha deciso di dare seguito alle ordinanze di demolizione di edifici abusivi ignorati dall’ amministrazione comunale per decenni. Piccoli e grandi abusi. In alcuni casi di intere abitazioni, in altri di stanze o terrazze. Un adempimento di legge, l’unica bibbia che viene seguita dalla procura gallurese. Provvedimenti esecutivi da decenni che non riguardano solo La Maddalena, ma anche altri comuni costieri. Il 9 gennaio a Sualeddu, la procura aveva messo sotto sequestro alcuni terreni su cui sorgono immobili abusivi. Alla fine dello scorso anno il sindaco Angelo Comiti aveva inviato una lettera al procuratore e alla Regione sottolineano che «sull’isola non esiste un fenomeno di abusivismo speculativo. Dal primo cittadino era arrivato l’invito a una deroga. «Vista l’allarmante situazione di carattere sociale difficilmente risolvibile, è necessario un provvedimento legislativo che inserisca una moratoria temporale concordata che dia il tempo, anche se molto ne è trascorso invano, di salvare il salvabile». Arzachena. Sono invece abusi “freschi” quelli su cui porta avanti le indagini il Corpo forestale. Sotto accusa una lottizzazione non in regola nelle campagne tra Arzachena e Palau. Nel mirino dei frazionamenti sospetti. Sono già 16 le persone iscritte nel registro degli indagati.

  22. febbraio 23, 2014 alle 11:50 am

    da La Nuova Sardegna, 23 febbraio 2014
    Abusi, Comune contro la procura. La Maddalena, il Consiglio chiede di non procedere alla demolizione delle case costruite illegalmente. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Il consiglio comunale all’unanimità fa quadrato attorno ai proprietari dei 35 edifici abusivi che rischiano di essere demoliti dalle benne della Procura. Abusi che risalgono agli anni 90 e che nessuno ha mai voluto fermare e sui quali ora il nuovo procuratore della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi, ha deciso di intervenire in maniera drastica. Per adesso solo a due famiglie è giunta la notifica di sgombero delle abitazioni cui saranno tolti i servizi primari, per poi essere abbattute. Nell’assemblea civica di ieri è stato approvato all’unanimità, dopo tre ore, un documento nel quale si chiede alla procura la sospensione del decreto di esecutività dell’ordine di demolizione. Le abitazioni interessate sono a Nido D’Aquila, Abbatoggia, Fangotto, Sualeddu, Chiusedda, Spalmatore Punta Villa e Barabò. I diretti interessati sono accorsi numerosi in sala consiliare per cercare di capire come l’amministrazione intende muoversi. Ciò che sembra evidente è che si vuol prendere tempo prima. Uno dei proprietari, Fabio Are, ha detto chiaro e tondo che se si inizierà a demolire non si salverà nessuno: «Se il problema fosse stato affrontato prima, forse la situazione sarebbe diversa – dice – anche perchè gli abusi sono iniziati da decenni e né il Comune né la Regione sono intervenuti». Dal canto suo l’amministrazione, tramite l’assessore Mauro Bittu, ha affermato che, seppure l’abusivismo sia da condannare, oggi «dobbiamo cercare di fare il possibile perché siamo davanti gente che ha costruito con sacrifici la sua prima casa. Due sono le strade da seguire: aprire i piani di recupero e, come amministrazione, fare un censimento di tutti gli abusi per localizzarli e stabilire di portare a termine i piani stessi». Per Claudio Tollis, «il sindaco deve chiedere al procuratore di attendere che si instauri la nuova giunta regionale». Secondo Massimiliano Guccini, «l”unica differenza tra un terremoto e l’abbattimento di una casa ad opera delle ruspe è che il terremoto non avvisa. Ma l’effetto è uguale. Di colpo vengono cancellati i ricordi e gli affetti di un nucleo familiare. A questi soggetti, che pure hanno sbagliato, deve essere concessa la possibilità di rimediare, naturalmente nei termini di legge». Il sindaco Comiti è stato chiaro, perché pur affermando di non condividere gli abusi ha dichiarato: «Io sarò in trincea ad impedire che ci sia l’abbattimento e voglio vedere quanti mi seguiranno. Anche perché voglio capire perché si è voluto iniziare proprio dalla Maddalena, in Sardegna ci sono tanti altri abusi fatti molto prima». Pier Franco Zanchetta ha chiesto che siano investiti il ministro dell’ambiente, Renzi e la giunta Pigliaru, gli unici che possono prendere dei provvedimenti, tenendo presente che solo il 40% dell’isola è edificabile, chiedendo un piano di recupero in deroga. Cataldi è convinto che il piano recupero non risolverà tutti i problemi: ci sono abusi che non potranno mai essere sanati. Il presidente del Parco, Giuseppe Bonanno, ha affermato che «la redazione degli strumenti di pianificazione del parco, di imminente presentazione agli organi competenti, prevede la possibilità di poter ricorrere ai piani di risanamento urbanistico per le zone classificate “Tc”».

  23. febbraio 25, 2014 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 febbraio 2014
    Abusivismo, il Parco cerca una soluzione per salvare le case.
    Il presidente Bonanno: occorre un intervento della Regione, noi forniremo l’appiglio normativo nel nostro Piano. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Sulle costruzioni abusive della Maddalena incombe la spada di Damocle della demolizione ordinata dalla procura di Tempio: viene così a galla un problema che per decenni in molti si sono illusi di poter nascondere e per 35 proprietari si materializza il dramma di restare senza abitazione. Sulla vicenda interviene il presidente del Parco dell’Arcipelago, Giuseppe Bonanno, che dice di non credere «che in questa storia esistano buoni o cattivi» e che «il procuratore sta facendo solo il suo mestiere, applicando la legge. Ma è anche vero che il problema degli abusi tocca la carne viva di questo tessuto sociale, perché fondamentalmente va ad intaccare il tessuto sociale di persone che hanno costruito in assenza da oltre trent’anni dei piani urbanistici comunali. Così, a distanza di tanti anni, si paga la latitanza della politica». Bonanno a questo punto si chiede come è meglio agire. «Si può solo percorrere un sentiero tortuoso e molto stretto facendo leva sulla possibilità di rendere operativi i famosi piani di risanamento urbanistico – dice –. Ovviamente ci vuole un intervento normativo che non compete né al Comune né al Parco che, però, può prevedere (come infatti sta facendo) nel futuro piano del Parco gli strumenti di pianificazione, in modo da fornire l’appiglio che altrimenti non ci potrebbe essere. Ma l’iniziativa legislativa è nelle mani della Regione e perciò bisognerà intervenire su quel fronte in modo da poter riaprire i termini per presentare i piani di riqualificazione». Secondo il presidente del Parco, è stato Pierfranco Zanchetta a indicare la strada giusta, che è poi quella che stiamo seguendo:rendere possibili interventi di riqualificazione proprio perché l’intenzione del Parco è quella seguire questi criteri, puntano su opere realizzate in termini ecosostenibili e ambientali. Occorre quindi trovare il sistema per cui, invece di abbattere, è possibile costruire utilizzando le nuove tecnologie, le fonti rinnovabili, i sistemi edilizi più avanzati. Trovando dei meccanismi di incentivazione e agevolazione perché queste operazioni si trasformino in qualcosa di positivo». Le abitazioni già costruite certo nonrientrano in quei canoni, ma sarebbe un modo per prendere tempo e inseguire una soluzione che resta complicata.

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    Uno dei proprietari: domanda di condono senza mai risposte.

    LA MADDALENA. Trepidano e non poco i 35 proprietari che hanno ricevuto o riceveranno l’ordine di demolizione delle case costruite abusivamente e che il procuratore della repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi ha notificato per adesso a due famiglie. Uno di essi è Giuseppe Nieddu, moglie e due figli nati e cresciuti proprio in quella casa di circa 90 metri costruita nel 1996 a Punta della Gatta e per la quale ha speso tutti i suoi averi con grandi sacrifici: ora rischia di vederla buttata giù dalle benne delle ruspe, che insieme ai muri distruggerebbero il sogno di una famiglia, mettendola seriamente nei guai. Dopo la costruzione avvenuta nel ’96, nel 2000 la procura aveva disposto la demolizione. «Nel 2003 effettuai le procedure per la domanda di condono – dice Nieddu – . Ma non ho mai ricevuto risposte né dal Comune né tanto meno dalla Regione. Sino al settembre 2013, quando è arrivata un’ordinanza della Procura di Tempio secondo la quale nel giro di pochi giorni avrei dovuto liberare l’immobile. Dopo questa ingiunzione sono passati altri 5 mesi e siamo arrivati a oggi con l’epilogo che potrebbe essere definitivo. Infatti nell’ordinanza della procura presentatami dai carabinieri “si intima di sgomberare l’immobile oggetto di sentenza del 28 agosto 2000, con la quale è stata disposta la demolizione,in quanto le operazioni inizieranno a breve termine con immediato slaccio di utenze idriche ed elettriche e asportazione degli infissi, sanitari e tombamento degli scarichi”. Tutti dicono che questo problema andava affrontato da tanto tempo, dal Comune innanzitutto, anche perché questi abusi si commettono da decine di anni e non si sarebbe dovuto arrivare a questo punto».

  24. febbraio 26, 2014 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 febbraio 2014
    Le ruspe puntano sulla Maddalena. I primi sgomberi in settimana. Due le notifiche di distacco immediato della luce. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Sono rimaste nei cassetti del Comune per più di dieci anni, ignorate da amministrazioni di ogni colore politico. Come se fingere che 35 ordinanze di demolizione non esistessero, potessero farle magicamente sparire . Ora per gli abusi edilizi realizzati sull’isola negli anni Novanta, insanabili perfino con i condoni governativi, è arrivato l’atto finale. Il procuratore Domenico Fiordalisi (foto) ha deciso di applicare la legge e chiedere spiegazioni ai comuni per non aver dato seguito alle ordinanze di demolizione. Dal rapporto della procura emerge con chiarezza la distribuzione a macchia di leopardo dei mattoni isolani impilati fuori dalle regole: da Nido D’Aquila ad Abbatoggia, da Fangotto a Sualeddu, da Chiusedda a Spalmatore passando per Punta Villa e Barabò. Alcuni proprietari hanno già ricevuto l’ultimatum prima del colpo di benna: entro pochi giorni Abbanoa e l’ Enel staccheranno luce e acqua. Dei 35 edifici realizzati senza licenza edilizia, in alcuni casi in zona H, di riserva integrale, solo 9 sono prime case. Sono tutti abusi edilizi insanabili. Situazioni già discusse e definite in processi penali, con sentenze passate in giudicato. In alcuni casi si tratta di abitazioni intere; in altri casi di ampliamenti, di verande, stanze da 10 metri quadri, ma anche interi piani fino a 200 metri quadri. Il Consiglio comunale con un voto unanime chiede alla procura di sospendere le ruspe. L’amministrazione di Angelo Comiti, al nono anno con la fascia tricolore, studia una sanatoria attraverso i piani di recupero. Intanto la procura porta avanti la sua battaglia di legalità anche nel resto della Gallura. Secondo i primi calcoli sono alcune centinaia gli edifici su cui pendono ordinanze di demolizione.

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    Abusi edilizi, indagato il dirigente Matiz.
    Arzachena, nel mirino della procura di Tempio una presunta lottizzazione non in regola a Lu Cuccu, sulla strada per Palau.

    TEMPIO. La procura di Tempio vuole vederci chiaro sulla lottizzazione a Lu Cuccu, sorta nelle campagne tra Arzachena e Palau. 16 gli indagati per presunti abusi edilizi, tra cui anche l’ex dirigente comunale del settore Urbanistica e oggi responsabile dei Lavori pubblici, Antonello Matiz. Il funzionario, raggiunto da una informazione di garanzia, è difeso dagli avvocati Gerolamo Orecchioni e Pietro Corda. I legali sono pronti a dimostrare la regolarità degli atti compiuti in qualità di dirigente dell’Urbanistica. Nei giorni scorsi gli agenti del Corpo forestale hanno passato al setaccio la lottizzazione a “Lu Cuccu”, in cui sono già state realizzate diverse costruzioni. Tutti interventi la cui legittimità è in corso di accertamento. Ai terreni e alle opere già realizzate sono stati apposti i sigilli e messi sotto sequestro in attesa di chiarire meglio la situazione. Nei prossimi giorni ci sarà un ulteriore sopralluogo della forestale. Il nuovo procuratore, Domenico Fiordalisi, sin dal suo insediamento aveva dichiarato che avrebbe dedicato molte energie alla lotta agli abusi. Una promessa mantenuta come dimostra l’accelerata sulle ordinanze di demolizione alla Maddalena. L’indagine in corso a Lu Cuccu potrebbe avere ricadute anche nell’assetto della macchina organizzativa arzachenese. Il Comune ha recentemente approvato il piano triennale di prevenzione della corruzione, obbligatorio per legge. L’articolo 11 stabilisce che «in caso di notizia formale di avvio di procedimento penale a carico di un dipendente, ad esempio perché l’amministrazione ha avuto conoscenza di un’informazione di garanzia, si deve procedere ad assegnare il dirigente ad altro incarico».

  25. febbraio 28, 2014 alle 11:19 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 febbraio 2014
    Case abusive, Comiti incontra Fiordalisi.
    Il sindaco della Maddalena: «Nulla di nuovo, la Procura procederà nella sua azione». Presto nell’isola arriveranno le ruspe.

    LA MADDALENA. Un vertice tra il procuratore Domenico Fiordalisi ed il sindaco della Maddalena , Angelo Comiti: si è tenuto ieri mattina nelle stanze della Procura della Repubblica di Tempio Pausania per fare il punto sulla situazione delle 35 costruzioni abusive a La Maddalena in procinto di essere demolite, dopo le sentenze definitive, perchè edificate in un’area sottoposta a vincolo ambientale a tutela integrale. L’iniziativa del primo cittadino non aveva troppe speranze di successo, tutt’altro: Comiti ha presentato la drammatica situazione in cui si trovano varie famiglie che occupano le case, costruite anche da decenni in varie località, finite nella lista nera della magistratura. Ai primi di marzo le ruspe potrebbero entrare in azione. E infatti Fiordalisi non si è smosso. «Non c’è nulla di nuovo», si è limitato a dire il sindaco Comiti, «il Procuratore procederà nella sua azione. Purtroppo non abbiamo potere legislativo, che spetta al Consiglio regionale il quale, però, non si è insediato». Negli scorsi giorni gli agenti di polizia giudiziaria hanno iniziato a distribuire le ordinanze di sgombero. Martedi di buon’ora tecnici Abbanoa hanno sigillato i contatori dell’acqua e i tecnici Enel hanno slacciato la luce di 4 case: è il passaggio propedeutico alla demolizione dei manufatti abusivi. Le abitazioni sono state realizzate senza concessione edilizia in quella che prima era una zona a destinazione turistica, poi modificata in zona H, quindi a tutela integrale. I proprietari interessati sono, com’è comprensibile, alla disperazione, e non sanno dove trasferirsi. A questo proposito il sindaco afferma che «vedremo in questi giorni cosa si può fare ancora e quali forze è possibile mettere in campo». Insomma, in attesa di capire come si svilupperà la situazione, non è stato ancora approntato un piano per ospitare in qualche modo le famiglie che resteranno senza un tetto. Nonostante la costruzione sia avvenuta in maniera evidentemente irregolare, attorno agli abusivi si è stretta la solidarietà di amministrazione e addirittura del Parco, che sperano in un allungamento dei tempi per tentare di salvare il salvabile. In realtà stanno venendo al pettine i nodi di una decennale cattiva gestione della cosa pubblica, fatta di eterni rinvii e di mancati controlli. La Procura sta semplicemente ripristinando la legalità e a pagare sono coloro che hanno gettato risorse e speranze in un progetto sbagliato.

  26. marzo 13, 2014 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 marzo 2014
    La Procura accende i motori delle ruspe. Avviata la selezione delle imprese specializzate. Le demolizioni si faranno da aprile a giugno e da settembre a novembre. (Giampiero Cocco)

    L’ufficio demolizioni della procura della Repubblica di Tempio ha fissato i tempi d’intervento delle ruspe ed ha avviato la selezione delle imprese che eseguiranno i lavori di sbancamento
    degli immobili abusivi.
    Il piano di intervento in Gallura è stato prospettato e approvato, ieri l’altro, nel corso della riunione dei capi delle procure isolane convocati a Cagliari dal procuratore generale Ettore Angioni. All’ordine del giorno predisposto dal procuratore generale c’erano le modalità operative da applicare per mettere in esecuzione le tantissime sentenze passate in giudicato e che dispongono la demolizione di fabbricati abusivi.
    Nel circondario della procura della Repubblica di Tempio le ruspe entreranno in azione da aprile a giugno e riprenderanno i lavori da settembre a novembre, con una interruzione nel periodo estivo. Il procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi ha nel frattempo invitato le ditte iscritte nel registro delle imprese dei capoluoghi regionali e abilitate alle «attività di demolizione di strutture edilizie» a presentare la propria offerta di partecipazione entro il 24 marzo prossimo, inviando una mai all’indirizzo ufficiodemolizioni.procura.tempiopausania@giustizia.it.
    Nella missiva le imprese dovranno indicare i costi per le demolizioni di strutture portanti in cemento armato, in semplice muratura, di strutture in legno o pannelli di lamiera, plastica o altro materiale. I costi per la demolizione parziale controllata (per metro cubo) e quelli di sgombero, trasporto e smaltimento in una discarica autorizzata o centro di recupero del materiale di risulta. Alcune offerte sono già state presentate agli uffici della procura della Repubblica da due imprese (una lombarda e l’altra piemontese) e da una terza impresa operante in alta Gallura. I prezzi indicati saranno resi noti alle imprese partecipanti attraverso la posta elettronica. Con la selezione delle aziende che si occuperanno della demolizione dei manufatti abusivi (si dovrebbe cominciare dalle abitazioni già fatte sgomberare nell’isola di La Maddalena, per poi passare a Olbia, Palau, Arzachena e Santa Teresa di Gallura) il programma di intervento contro gli abusi edilizi conclamati, annunciato all’atto dell’ insediamento negli uffici inquirenti della Gallura dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, passa dalla fase organizzativa a quella esecutiva. Stando agli atti sinora acquisiti dall’ufficio demolizioni della procura della Repubblica nella sola Gallura ci sarebbero oltre duecento casi di abusivismo da “sanare” a colpi di ruspa. Case, terrazze, muretti e stalle realizzate senza alcuna autorizzazione, immobili che non rientrano in alcuna sanatoria.

  27. marzo 17, 2014 alle 2:53 pm

    da L’Unione Sarda, 17 marzo 2014
    ABUSI EDILIZI. Si cercano imprese per eseguire i lavori. Via alle ruspe: demolizioni da aprile. (Andrea Busia): https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20140317091548.pdf

  28. Mario
    luglio 8, 2014 alle 4:34 pm

    Dopo aver letto tutto quanto avete citato, da settembre 2013 a marzo 2014, mi chiedo se sono l’unico che ha subito intimidazioni. Anche questo succede nella “civilissima” La Maddalena. Succede che in pieno centro storico una casa singola (la mia) improvvisamente non sia più tale, un vicolo e un cortile di proprietà pubblica vengano inglobati in una nuova “ristrutturazione” che si allarga, con quali licenze sarebbe proprio da vedere. E nel dubbio che la delazione o la denuncia possano portare in fine alla demolizione dell’immobile, io mi trovo pallettoni da cinghiale sulla porta di casa. L’invito è chiaro, lampante come la mia solitudine di fronte a tanta prepotenza.

    • luglio 8, 2014 alle 4:37 pm

      l’unica cosa che possiamo suggerirle è quella di denunciare quanto accaduto alla competente Procura della Repubblica.

      Stefano Deliperi

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