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Ricorso contro il nuovo “editto delle chiudende” in danno dei demani civici.


dune, ginepri, spiaggia, mare

dune, ginepri, spiaggia, mare

Come preannunciato, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia hanno inviato (12 agosto 2013) una specifica istanza al Governo affinchè impugni davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali (art. 127 cost.) la legge regionale n. 19/2013 (pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 36 – parti I e II – dell’8 agosto 2013) che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.

Nell’istanza ecologista sono ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali costituzionalmente garantite in materia di tutela dell’ambiente e di giurisdizione ai sensi dell’art. 117, comma 1°, lettere l, s, della Costituzione.

Infatti, con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.

Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).

Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambientale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).

Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta.

Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.

I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.

Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti.

Ma non finisce qui.

Molentargius, impianti salinieri

Molentargius, impianti salinieri

L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale.  La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia auspicano che il Governo sottoponga all’esame della Corte costituzionale questa scandalosa legge regionale contro l’ambiente e i diritti delle Collettività locali.

Ma chiunque può fare la sua parte in questa battaglia di civiltà: chi volesse una copia del fac simile di ricorso da completare con le proprie generalità può chiederla all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

Poiana (Buteo buteo)

Poiana (Buteo buteo)

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. agosto 13, 2013 alle 10:18 am

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  2. agosto 13, 2013 alle 6:06 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 12 agosto 2013
    Gli ambientalisti al Governo: «Impugnate la legge sugli usi civici». «Editto chiudende e speculazione su sponde stagni Sardegna». (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/08/12/news/gli-ambientalisti-al-governo-impugnate-la-legge-sugli-usi-civici-1.7569348)

    CAGLIARI. Come preannunciato, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia hanno inviato un’istanza al Governo perché impugni davanti alla Corte costituzionale la legge regionale 19/2013 che dispone una ricognizione, in tutta la Sardegna, degli usi civici e prevede altre norme che riguardano il settore urbanistico. Secondo gli ambientalisti si tratterebbe, infatti, di «un nuovo editto delle chiudende, un sacco dei demani civici e una speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna». La norma che delega ai Comuni la ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, secondo gli ambientalisti, manda in fumo «anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge. Una ricognizione che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni o meglio sdemanializzazioni, su terreni ove non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico». «I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola, quasi un quinto del territorio e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.- spiegano gli ambientalisti – Inoltre vi è una folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è già stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra».

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    da Sardinia Post, 12 agosto 2013
    Terre a uso civico, gli ambientalisti a Letta: «La legge sarda è incostituzionale». (http://www.sardiniapost.it/politica/terre-a-uso-civico-gli-ambientalisti-a-letta-la-legge-sarda-e-incostituzionale/)

    Una legge in tre articoli, «norme urgenti in materia di usi civici», approvata dal Consiglio regionale il 12 agosto scorso. In buona sostanza, dieci giorni fa è stata accesa luce verde alla riclassificazione di quelle terre, aprendo la strada ai cambi di destinazione urbanistica. Ma gli ambientali del Grig (Gruppo di intervento giuridico) non ci stanno. E con loro gli Amici della Terra e e la Lega per l’abolizione della caccia. Le associazioni verdi hanno scritto al Governo nazionale perché impugni la legge (la numero 19/2013), «di fatto incostituzionale».
    Dunque, abbracciano una nuova battaglia, gli ambientalisti che chiedono a Roma di cancellare la legge già ribattezzata come “l’editto delle chiudende”. Portano riferimenti giuridici, le associazioni, visto che gli usi civici «sono nati per garantire terre boschive e di pascoli e valgono un quinto del territorio sardo». A sentire Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia, «non è competenza della Regione sdemanializzare quelle aree, modificandone la destinazione urbanistica».
    Dietro la legge, insomma, per le tre associazioni c’è «solo il tentativo di aprire alla speculazione immobiliare, specie sulle sponde delle zone umide, e quindi vicino al mare». Non solo: «Con questi articoli – si legge ancora in una nota – si sta mandando all’aria il difficile lavoro di ricognizione fatto proprio dalla Regione e culminato con l’istituzione di un inventario generale delle terre civiche, così come prevede la normativa nazionale».
    L’attacco degli ambientalisti è durissimo: «Siamo davanti a una penosa, raffazzonata e squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, con l’obiettivo di aprire al saccheggio di un patrimonio importantissimo per la Sardegna». Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia la chiamano «modalità di rapina silenzio, pensata per sistemare qualche contenzioso a Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore e Carloforte, giusto per citarne alcuni. Siamo davanti – è scritto ancora nel comunicato – a una legge scempia stagni. Al Governo chiediamo di avviare la procedura di impugnazione, come già è stato fatto il 6 dicembre 2012 quando scoppiò il caso del palazzo realizzato nelle Saline di Molentargius.
    Le tre associazioni stanno anche raccogliendo le firme a sostegno della nuova battaglia. Per richiedere il modulo e una copia del ricorso bisogna mandare una mail grigsardegna5@gmail.com.

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    da Arrèxini, 12 agosto 2013
    Scatta il ricorso del Grig contro il nuovo “Editto delle chiudende”. (http://www.arrexini.info/scatta-il-ricorso-del-grig-contro-il-nuovo-editto-delle-chiudende/)

    Gruppo d’intervento giuridico, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia ricorrono alla Corte costituzionale contro la legge 19/2013, che autorizza il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna. Mandando all’aria i lavori che hanno portato all’inventario generale delle terre civiche, che appartengono, cioè, alle collettività.
    Ma chiunque può fare la sua parte in questa battaglia di civiltà: chi volesse una copia del fac simile di ricorso da completare con le proprie generalità può chiederla all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com

  3. agosto 13, 2013 alle 6:08 PM

    da La Nuova Sardegna, 13 agosto 2013
    Usi civici, appello al governo. Gli ambientalisti chiedono interventi contro la legge di riordino appena varata. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. La legge regionale sul riordino degli usi civici il governo deve impugnarla davanti alla Corte costituzionale per «lesioni delle competenze dello Stato». È questa la sintesi dell’istanza inviata ieri dalle associazioni ambientaliste (Gruppo d’intervento giuridico, Amici della Terra e Lega anti caccia) al Consiglio dei ministri. Il motivo della richiesta è questo: «La legge, nei fatti, è un nuovo editto delle chiudende ed è destinata a spianare la strada al sacco dei demani civici e alla speculazione immobiliare intorno agli stagni e alle lagune». A fine luglio dopo l’approvazione in Consiglio a larga maggioranza (50 sì, 3 no e 4 astenuti), gli ambientalisti erano subito insorti, contestando la delega ai Comuni di completare entro la fine dell’anno «la ricognizione dei terreni gravati da usi civici e, allo stesso tempo, le amministrazioni comunali potranno proporre permute, alienazioni e trasferimenti dei diritti». Delega – secondo il Gruppo d’intervento giuridico e le altre associazioni – che «non solo ha cancellato anni di difficile lavoro per ricostruire la mappa degli usi civici, tra l’altro costata milioni di soldi pubblici, ma farà addirittura cadere il vincolo demaniale su quei terreni per cui non è riscontrabile con certezza la presenza dell’uso civico». Per il portavoce delle associazioni, Stefano Deliperi «gli usi civici e i demani civici sono una realtà storica che rappresenta quasi un quinto del territorio isolano e da sempre sono anche una cassaforte che custodisce, a favore delle collettività, insieme all’ambiente risorse socio-economiche». Dunque, sempre per il Gruppo d’intervento giuridico, gli Amici della Terra e la Lega anti-caccia: «Il governo deve intervenire per fermare una nuova speculazione immobiliare». Se questo è il rischio generale, gli ambientalisti sostengono che la legge regionale è destinata anche, come ha voluto la giunta, a far ritornare in vigore la cosiddetta norma scempia-stagni che nei fatti era una sorta di salvacondotto per le costruzioni realizzate a pochi metri dalla zone umide e già impugnata dal governo nel dicembre dell’anno scorso. «È un altro esempio – sostengono le associazioni – di come la Regione cerchi di aggirare leggi e sentenze che hanno riguardato , ad esempio, il contestato palazzo di via Gallinara, a Cagliari, costruito a ridosso del Parco di Molentargius e che deve essere demolito». Alle accuse degli ambientalisti, subito dopo l’approvazione della legge, c’era stata una replica bi-partisan da parte del Consiglio regionale. «Spesso si dimenticano – erano state le dichiarazioni dal Pdl al Pd – quanto la Sardegna abbia bisogno di una vera e propria rivoluzione burocratica ed è quindi compito della politica intervenire quando, per risolvere una situazione per quanto riguarda gli usi civici in cui ci sono migliaia di ettari sottoposti al vincolo senza che ci sia uno straccio di documento che quell’uso civico sia davvero legittimo. Per questo, come disposto dalla legge, i Comuni sono ora chiamati a fare chiarezza».

  4. agosto 14, 2013 alle 10:46 am

    da L’Unione Sarda, 14 agosto 2013
    AMBIENTALISTI. Demani civici, c’è un ricorso.

    Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia hanno inviato ieri un’istanza al governo affinché impugni davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali la legge regionale che – è scritto in una nota – «dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna». Con l’articolo 1 della legge i Comuni sono delegati “alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio”, svilendo – secondo le associazioni – «anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge».

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    da Friul.net, 14 agosto 2013
    IL NUOVO “EDITTO DELLE CHIUDENDE” VA FERMATO.
    Il “Gruppo d’Intervento Giuridico” denuncia «il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna»: http://www.friul.net/articui_vicinia.php?id=782

  5. agosto 15, 2013 alle 9:33 am

    da La Nuova Sardegna, 15 agosto 2013
    Legge sugli usi civici salvacondotto mascherato.
    Sorprendente vedere Gian Valerio Sanna, uno degli ostetrici del nostro Piano paesaggistico, allineato con la legge che favorisce il cemento. (Giorgio Todde)

    Usi civici, la storia, la proprietà, l’uso della terra. In Sardegna tutto questo è finito dentro due articoletti di una legge scarna. Un minimalismo giuridico che nasconde una minaccia. Il Consiglio regionale ha approvato con una discussione afona una legge ritenuta urgente da tutti i gruppi. Poche righe scivolose per modificare l’uso dei suoli nei 380 Comuni sardi. Dall’assessorato all’urbanistica dicono con sguardo sfuggente che non si tratta di provvedimenti sul paesaggio ma di chiarimenti e – parola avvelenata – semplificazioni. Eppure il titolo della legge recita: ”Norme urgenti in tema di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici”. Nessuna discussione in aula, neppure sui singoli articoli. Nulla. Solo silenziose alzate di mano. Qualche intervento “per diritto di voto”. Contrari solo i consiglieri Lotto e Solinas del Pd e Sechi di Sel. Sorprendente l’onorevole Gian Valerio Sanna, uno degli ostetrici del nostro Piano paesaggistico, allineato con la legge che in realtà favorisce il cemento travestito da interesse pubblico. Certo, è credibile che alcune intricate situazioni di fatto avessero urgenza di essere sanate. Ma cosa può accadere dopo questa legge? Secondo i proponenti nulla di negativo e, anzi, si scioglierebbero alcuni nodi. Invece sarà l’ennesimo salvacondotto per fare quello che si vuole del nostro suolo, uno strumento per rendere più facile la trasformazione e cancellazione degli attuali usi civici che sono una barriera contro la frenesia edificatoria. Gli usi civici definiscono gli utilizzi possibili di terre pubbliche e rappresentano da millenni la complessità del nostro modo di essere, di vivere, di occupare e utilizzare i luoghi. E’ giusto liquidarli con uno scheletrico articolo di legge e senza una discussione? No, certo. Neppure per l’onorevole Sanna conta che le terre destinate a usi civici siano considerate un bene paesaggistico dal Codice Urbani e dal nostro Piano? E non conta che Regione e Comuni non possano in solitudine, senza lo Stato, decidere cosa è o non è considerabile bene paesaggistico? E il fatto che la tutela del paesaggio prevalga su ogni altro interesse secondo la Costituzione e la Corte? Neppure una parola. Solo l’indebolimento sostanziale di un istituto ultramillenario. Questa legge sarà impugnata e un giorno si pronunceranno i giudici. Ma intanto la subiremo. La semplificazione consisterebbe nel dare la possibilità ai Comuni di “proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente”. Ma “l’interesse pubblico” è un’espressione vaga e azzardata. Abbiamo visto quale interesse prevalga e quale sia il destino dei luoghi, soprattutto quelli più belli e preziosi. Li rosicchiano sino a che non ne resta più nulla anche in nome dell’interesse pubblico. E l’onorevole Sanna lo sa. Facile immaginare quale sarà l’uso una volta che si sclassificherà un sito. Vedremo entro l’anno come i comuni sclassificheranno i loro usi civici e se la Regione approverà. Non è da profeti di sciagure aspettarsi un tornado di mattoni, di eolico e fotovoltaico con un Piano Paesaggistico svuotato, privi di un Piano energetico. Affoghiamo nel cemento e gli usi civici sono un argine alla speculazione. Casomai dovevamo rinforzare gli argini e non facilitarne la cancellazione uno pezzo per volta. Un’altra perla splendente inanellata da questa legge ribadisce una norma avversata un anno fa dai partiti della “sinistra” e dall’onorevole Sanna i quali, con una torsione improvvisa, hanno votato a favore. Il Consiglio ha ribadito che si può costruire a meno di 300 metri dagli stagni e proseguire sereni il disfacimento del nostro paesaggio. Un accordo difficile da comprendere, oppure troppo facile. E anche questa, si vede, è semplificazione. Basta un’alzata di mano.

    • agosto 18, 2013 alle 10:34 am

      il nuovo “editto delle chiudende” sarebbe una “procedura semplificativa della borbonica e superata disciplina che attualmente governa questa materia, affidata ad una autorità monocratica definita ‘commissario’ che non sembra rispondere a nessuno”?
      Come no?
      E allora la sentenza di un Tribunale – nemmeno questo eletto dal “popolo” – è un modo per cancellare dalla vita pubblica un politico eletto dal “popolo”.
      Da chi e dove abbiamo già sentito queste parole?

      da La Nuova Sardegna, 18 agosto 2013
      USI CIVICI. Sanna : «Todde sbaglia Ecco perchè». (on. Gian Valerio Sanna, consigliere regionale P.D.)

      Ho letto con la consueta attenzione quanto il dottor Todde ha scritto sulle norme che riguardano gli usi civici usando la mia persona quasi a paradosso rispetto alla gravità, a suo dire, dell’approvazione da parte del Consiglio regionale di tali norme. Non mi meraviglia, d’altra parte abbiamo ruoli molto diversi e per quanto mi riguarda io devo obbedire al dovere di essere fino in fondo un servitore della mia terra a dispetto di chi la nostra terra e chi vi abita li giudica o commenta soltanto. Conosco tanto bene questa china del tempo presente che non posso fare a meno di dare alle leggi il significato che esse devono avere ricacciando cosi qualunque tentativo di addomesticarle a questa o quella esigenza partigiana. La norma approvata sugli usi civici altro non è che una procedura semplificativa della borbonica e superata disciplina che attualmente governa questa materia, affidata ad una autorità monocratica definita “commissario” che non sembra rispondere a nessuno. Comunque sia, questa norma tanto criticata non deroga alla disciplina contenuta nella legge regionale n.12 del 1994 ma accelera l’aggiornamento dello stato degli usi civici in Sardegna chiamando i Comuni a proporre un quadro attualizzato dei propri usi civici e lasciando alla Giunta regionale il compito di approvarlo previa verifica del rispetto di tutti i requisiti di legge. Gli usi civici poi, ho già avuto modo di precisare, non sono in automatico beni paesaggistici, lo possono essere ed in tal caso sono assoggettati alle specifiche norme e chi afferma il contrario sa’ di usare questo argomento per la sua strumentalizzazione. Al dottor Todde, dal suo punto di vista, probabilmente poco importa se la nostra società muore anche a causa di una pubblica amministrazione che risponde dopo anni alle istanze della gente o di una Regione che invece di creare lavoro ci mette anni a modificare un uso civico per realizzare un opera pubblica che oltre che utile produce lavoro e benessere. Resto dell’avviso che la temuta antipolitica alla fine altro non sia che un disperato bisogno dei cittadini di essere ascoltati, di trovare una risposta alle loro domande. Riconosco pienamente il valore del PPR per averlo pensato e voluto in larga parte, ma non sono piu disposto ad inseguire senza ragionare feticci vincolistici o burocratici che nulla hanno a che vedere con l’interesse del paesaggio. Il PPR in fondo, ha segnato un ’epoca delineando un quadro di coordinamento delle azioni di tutela del territorio capace di modulare attività dell’uomo con difesa dei valori ambientali. Se avesse voluto affermare al contrario soltanto l’intangibilita’ del territorio a prescindere dall’uomo, non sarebbe stato ne efficace né a misura d’uomo e invece lo è e lo sarà ancora a dispetto di quelli che non lo hanno capito per intero.

  6. agosto 15, 2013 alle 9:38 am

    l’Associazione per la Tutela delle Proprietà Collettive e i Diritti di Uso Civico (A.PRO.D.U.C.), attraverso il proprio Segretario generale avv. Athena Lorizio, ha espresso il proprio pieno accordo e sostegno al ricorso delle associazioni ecologiste GrIG, L.A.C. e A.d.T. avverso il nuovo “editto delle chiudende”.

  7. agosto 15, 2013 alle 10:02 am

    oltre a quella inviata da GrIG, A.d.T. e L.A.C., a oggi sono state inviate una decina di altre istanze al Governo perchè impugni davanti alla Corte costituzionale il nuovo “editto delle chiudende”.

  8. agosto 20, 2013 alle 2:42 PM

    da La Nuova Sardegna 20 agosto 2013
    Ppr regionale e usi civici Un assalto al bene comune.
    Lo scontro in atto è fuori dalle istituzioni ma dentro le comunità. Il quadro politico è in buona parte complice e se ne porterà la responsabilità. (Marcello Madau)

    Ovunque il paesaggio è componente basilare dell’identità nei luoghi, un’evidenza storica e geografica dall’antichità, radicata nelle norme europee e nelle nostre leggi nazionali di tutela. La Regione guidata da Ugo Cappellacci vuole indebolire l’identità, sino a diminuire i luoghi tutelabili, smontando il Ppr in vigore che ha dato una sistemazione coerente a tali quadri, disegnando una piattaforma avanzata in grado di costruirne nuove condizioni di tutela. All’assalto in corso al territorio della Sardegna ora Cappellacci vuole regalare organicità: sabotaggio del Ppr, un devastante e poco identitario piano regionale golfistico, già censurato giuridicamente (la solita magistratura comunista), piano-casa, la legge sugli usi civici (con il centro-sinistra). A somiglianza delle azioni del suo “caro leader”, non bada a spese per il collegio di difesa: anche il paesaggio ha i suoi Ghedini. Sarebbe semplicistico leggere questa fase come uno scontro fra cementificatori e ambientalisti. La tensione è ben più articolata. Vi si confrontano con crescente evidenza, anche se con armamentari in parte incerti, modelli storici differenti. Quello classico, logicamente più definito e “sperimentato”, basato molto in sintesi sulla fabbrica industriale a densa concentrazione operaia, il governo del territorio mediante l’edilizia e l’assistenzialismo; quello nuovo, in costruzione, che si ispira al cosiddetto sviluppo sostenibile, con priorità di ambiente, beni culturali e dei relativi beni comuni (l’unico settore in crescita occupazione nel paese!). Vi è poi la tensione fra una visione centralista e una basata sulla democrazia territoriale: la prima trova piena espressione nel recepire, con qualche modesta razionalizzazione, le iniziative esterne alleandosi di fatto con i relativi poteri. Nella risorsa più innovativa (curiosamente, la più antica), il settore cultura, se andasse in porto la proposta di Legge sulla “Fondazione Beni culturali Sardegna” (con la copertura sociale di assunzioni dirette “ope legis”) si esproprierebbero i territori e comuni della risorsa più promettente. La fine di ogni possibile sviluppo incentrato sul patrimonio culturale. A tale tensione di democrazia territoriale si lega – più nascosto ma in piena formazione – il nuovo aspetto, ancora asimmetrico, dello scontro capitale-lavoro: il territorio come mezzo di produzione basato sui beni paesaggistici, dotato di una straordinaria (e crescente) forza lavoro specializzata, essenziale per sostenere le comunità nelle politiche di tutela e valorizzazione dei luoghi. Possiamo tranquillizzare qualche storico: gli archeologi sono meno dei nuraghi (e anche degli storici) ma più di quelli che la vecchia società ha conosciuto solo nelle Soprintendenze e nelle Università (nessuno pensa di identificare gli architetti o i geologi solo con quelli in ruolo nello Stato). Con gli storici dell’arte, i demoantropologici, gli archivisti e i bibliotecari stanno diventando per legge quello che sono da tempo, pur non riconosciuti: professionisti della cultura e del territorio. In Sardegna lavoratori cognitivi e comunità iniziano a voler progettare e gestire questo mezzo. E’ quindi utile leggere la natura dello scontro storico in atto, la nuova battaglia sui beni comuni, fuori dalle istituzioni ma dentro le comunità, da Cossoine a Porto Torres, da Vallermosa ad Arborea a Bosa. Il quadro politico, inadeguato, è in buona parte complice di questo attacco al territorio e se ne porterà la responsabilità. Speriamo che non vada a buon fine, prepariamoci a smontarlo giuridicamente, culturalmente e politicamente.

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    usi civici Gian Valerio Sanna e la tutela del territorio. (Giorgio Todde)

    Gentile direttore, rispondo alla lettera domenicale, pubblicata sulla Nuova, dell’onorevole Gian Valerio Sanna sugli usi civici e sulla legge approvata da un silenzioso Consiglio regionale. Entro nel merito e tralascio il pistolotto dell’onorevole sulla fatica di chi amministra (qualcuno la chiama sindrome di Atlante che reggeva il mondo) e sui “fannulloni” che, come me e, per fortuna, molti altri, esercitano il diritto di critica, spesso riunendosi in comitati, visto che dalla politica arriva quello che arriva. Trascuro anche l’auto-certificazione di “servitore della nostra terra” e ricordo all’Onorevole che la propria terra si serve in molti modi. Non bado neppure al rimprovero di essere insensibile al malessere che attraversa le nostre comunità perché è un’insinuazione che denota una superficialità disarmante. Poche parole nel merito bastano. Ovvio che gli usi civici comportino contenziosi intricati che sarebbe bene accelerare e appianare, ovvio. Ma la legge che l’onorevole Sanna difende si scontra con realtà inaggirabili. Dalla Galasso in poi, ossia dall’85, passando attraverso il Codice Urbani e il Piano paesaggistico e dunque sino a oggi le aree gravate da usi civici sono classificate come beni paesaggistici, ossia sono “in automatico” un bene paesaggistico o, come si dice, lo sono ex lege. Da qui non si esce neppure con fiumi di parole. E modificare l’uso di quelle aree, sclassificarle, non è consentito a Comuni e Regioni in solitudine, senza l’intervento dello Stato. Inutile girarci intorno. Non è concesso neppure a chi, come l’onorevole, rifiuta “feticci vincolistici” ed evoca il solito bistrattato “interesse pubblico”, spesso salvacondotto per innumerevoli sconcezze. L’elenco è lungo. Noto infine che l’onorevole Sanna, di solito attento ai particolari, sorvola sul fatto che lui e il suo gruppo con la stessa legge approvano con un apposito articolo il cemento a meno di trecento metri dai nostri bellissimi stagni. Non può negarlo e si limita a tacerlo. Si vede che anche nel limite dei trecento metri lui ci vedeva un “feticcio vincolistico”. L’Onorevole Sanna ha “pensato e voluto in larga parte” il Ppr che, tra l’altro, protegge la fascia dei 300 metri dagli stagni. Nel 2012 una legge regionale del centrodestra riduceva la tutela voluta dal Piano con un’interpretazione autentica dello stesso Piano. Oggi l’onorevole Sanna vota a favore di una conferma di quell’interpretazione. Eppure quell’interpretazione è stata impugnata dal governo e andava contro una sentenza del Consiglio di Stato. Be’, è difficile da comprendere, oppure troppo facile.

  9. agosto 25, 2013 alle 9:34 am

    da La Nuova Sardegna, 25 agosto 2013
    Usi civici ai Comuni, gravi rischi per l’ambiente. La normativa approvata non è in linea coi principi fondamentali della Costituzione in materia di tutela del paesaggio (art.9) e dell’ambiente (art. 117). (Carlo Dore)

    La pressoché unanime e fulminea approvazione, da parte del Consiglio regionale, della modifica della norma in materia di usi civici richiama alla mente la sciagurata legge n.9/2001 sul raddoppio delle province, approvata, quasi all’unanimità (dissenzienti solo il sottoscritto, all’epoca consigliere regionale de I Democratici, e il consigliere di An Cesare Corda che, per protesta, abbandonarono l’aula). Allora, come oggi, l’intento evidente che animava i “legislatori” regionali, improvvisamente divenuti solleciti ed efficienti, era non tanto quello di soddisfare le esigenze generali, quanto quello di lucrare il maggior consenso possibile in vista delle future elezioni. In ordine alle quali la “captatio benevolentiae” dei sindaci costituisce una tentazione troppo forte per chi aspira ad essere riconfermato nella appetitosa carica di consigliere regionale, ovvero, addirittura ad avere qualche “chance” per aspirare alla presidenza del consiglio o della giunta. Non si spiegherebbe altrimenti il ricorso alla procedura d’urgenza (con il salto a piè pari della competente commissione) e la maggioranza bulgara venutasi a creare, con Giampaolo Diana, Gianvalerio Sanna e Daniele Cocco a braccetto con Pietro Pittalis, Crhistian Solinas, Mario Diana, Franco Mula, etc. su un progetto che, mentre si avviavano alla conclusione le operazioni per il riordino degli usi civici da parte degli organismi regionali attivati a suo tempo dalla giunta Soru, ha ritenuto di attribuire tanto potere ai Sindaci in una materia così delicata. Sarà, infatti, pur vero che molti sindaci sono persone per bene e che le decisioni degli stessi, alla fine, dovranno passare al vaglio della Regione, ma è innegabile, da un lato, che i comuni non dispongono di una adeguata organizzazione per sbrogliare problemi del genere e, dall’atro lato, che Sindaci, specie quelli dei piccoli comuni, sono sottoposti a continue e pressanti pressioni e minacce, alle quali difficilmente sono in grado di resistere. Sta comunque di fatto che la normativa approvata, significativamente definita da Stefano Deliperi come il nuovo editto sulle chiudende, non è certo in linea con i principi del Codice Urbani, né con quelli del P.P.R., né, infine con i principi fondamentali della Costituzione in materia di tutela del paesaggio (art.9) e dell’ambiente (art.117, c.1, lett. s). Principi in ordine ai quali la Corte Costituzionale, con una giurisprudenza che, negli anni, è divenuta sempre più stringente, ha più volte affermato: che il paesaggio “ha valore primario,…….insuscettivo di essere subordinato a qualsiasi altro” ( sent. N. 151/1986); che “la tutela ambientale e paesaggistica…….precede e comunque costituisce un limite agli altri interessi pubblici” (sent. n. 367/2007). Il che significa che è pressoché scontato che anche questa legge finirà per passare al vaglio della Corte Costituzionale, ma che, nel frattempo, grazie alla assurda riforma costituzionale a suo tempo approvata, che attribuisce immediata esecutività alle leggi regionali, verranno realizzati e legittimati gravissimi scempi, la maggior parte dei quali causati proprio da quegli stessi comuni ai quali viene ora riconosciuto il potere di porvi rimedio, cioè di salvare sé stessi. Significativo in proposito è il caso del comune di Orosei, per il quale si parla di 1300 ettari di terreno gravati da uso civico venduti dal Comune ai privati, che vi avrebbero realizzato case, ville, alberghi e locali per attività commerciali (cfr. La Nuova del 31/7/2013).

  10. agosto 27, 2013 alle 2:48 PM

    e in dieci anni non sono riusciti a trasferire i diritti di uso civico su altri terreni comunali?!

    da La Nuova Sardegna, 27 agosto 2013
    Via gli usi civici a Coronas, nuovo stop dalla Regione. Macomer, Cagliari risponde picche alla richiesta di “sanatoria” del rione Ora il Comune tenterà la strada del trasferimento su altri terreni pubblici.
    Il caso. Dieci anni di tentativi andati a vuoto. (Tito Giuseppe Tola)

    Il primo tentativo di sclassificare gli usi civici di Coronas è stato fatto nel 2004, ma si è concluso con un flop nel 2008, quando Argea, competente in materia di usi civici, respinse la richiesta del comune. L’altro tentativo è del settembre 2012, quando il consiglio comunale approvò la richiesta di sclassificazione dell’area respinta poi dalla Regione. Quella di Coronas è una situazione pasticciata fin dall’inizio. Il rione è sorto su terreni venduti dal Comune. Molti contratti di vendita furono stipulati con scritture private mai registrate e non si tenne che i terreni erano gravati da uso civico.

    MACOMER. La Regione ha risposto picche alla richiesta di estinguere l’uso civico che grava sui terreni di Coronas dove negli ultimo 80 anni è nato un rione. Ora si ritenta percorrendo nuove strade. Una l’ha aperta da poco la Regione con una legge che avvia una ricognizione generale degli usi civici esistenti sul territorio regionale. Se non dovesse funzionare, il comune chiederà di trasferire il vincolo su altri terreni, per la gran parte reliquati di vecchie espropriazioni e altro, individuati con un lavoro certosino di misurazione e confronto con le visure catastali portato avanti sotto il sole di luglio e agosto dal personale dell’ufficio tecnico. A Coronas sono state costruite più di 200 case per le quali non possono essere rilasciate autorizzazioni edilizie e sulle quali non si possono accendere ipoteche perché i terreni dove sono state costruite sono gravati da uso civico. Teoricamente non sarebbe possibile neppure la successione perché non può essere trascritta. Non è difficile immaginare la delusione dei proprietari delle case quando hanno appreso la Regione aveva respinto la richiesta di sclassificazione degli usi civici, i quali hanno portato il problema all’attenzione dell’assessore all’urbanistica, Gianfranco Congiu, che se n’è fatto carico. Oggi, in comune, si terrà una conferenza di servizi interna per decidere quali strade percorrere per risolverlo. «Stiamo cercando di risolvere il problema di Coronas – spiega l’assessore – utilizzando la finestra aperta dalla normativa regionale. Una legge entrata in vigore ai primi di agosto consente di sclassificare queste aree. Al problema stiamo dedicando la massima attenzione». La legge che consente di sclassificare le aree gravate da usi civici è la n. 19 del 2 agosto 2013, la quale stabilisce che i comuni «possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente». Quella della sclassificazione è la strada principale che il comune si propone di percorrere per risolvere il problema. Se non dovesse funzionare, si chiederà di trasferire il vincolo su altri terreni. Già dal mese di luglio si è proceduto con la ricerca e la misurazione di tutti i reliquati di cui dispone il comune, piccoli e piccolissimi appezzamenti di terreno, a volte strisce inutilizzabili di poche decine di metri ma che sommate hanno consentito di arrivare a una superficie pari all’estensione di Coronas. «È un lavoro meticoloso di ricerca e misurazione – spiega l’assessore Congiu –, al quale si sono dedicati l’ingegnere Alessandro Naitana, capo dell’ufficio tecnico, e il geometra Alberto Contini. Sarà utilissimo per risolvere il problema di Coronas».

    • settembre 1, 2013 alle 11:37 am

      trasferire i diritti di uso civico no, vero?

      da La Nuova Sardegna, 1 settembre 2013
      Usi civici, Congiu ribatte a Uda. Macomer, l’assessore all’Urbanistica: «Su Coronas il merito è nostro».

      MACOMER. La sclassificazione degli usi civici a Coronas punta anche a rilanciare l’edilizia. L’assessore all’urbanistica Gianfranco Congiu, ritiene che dando agli abitanti e ai proprietari di immobili a Coronas la possibilità di ristrutturare o vendere le case, si contribuirà alla ripresa del settore. Risponde quindi alle affermazioni dell’ex sindaco Riccardo Uda, il quale ha dichiarato che il lavoro che consentirà di eliminare il vincolo è stato fatto dalla sua amministrazione e non nei mesi di luglio e agosto. «Il risultato ancora non c’è e non siamo alla ricerca di medaglie – dice –, la nostra amministrazione punta ai risultati concreti e, come è accaduto con piazza Pertini, completa interventi iniziati da altri ai quali riconosce il merito di averli fatti e intuiti. Qui il discorso è diverso. La soluzione dei problemi di Coronas è stata tentata da Marco Mura nel 2004, ma senza risultati. Riccardo Uda l’ha portata in consiglio a settembre del 2012. La Regione ha risposto rigettando la richiesta di sclassificazione nel mese di febbraio del 2013. Il sindaco non ha reso nota la risposta della Regione. Poi ci sono state le elezioni. Noi abbiamo ripreso il discorso, ma seguendo un percorso diverso da quello avviato con le due precedenti iniziative». La soluzione è quella della permuta, cioè del trasferimento del vincolo su altri terreni, che l’ufficio tecnico ha individuato col «lavoro certosino» fatto nei mesi di luglio e agosto, i quali si stendono su 3,5 ettari di reliquati da espropriazioni su 3,2 ettari di Coronas. «C’è anche il terreno di Scalarba di cui parla Uda, ma non copre tutto – dice l’assessore Congiu –, non avevamo il lotto unico, ma disponevano di più lotti, che abbiamo cercato e misurato. La finestra aperta dalla legge regionale è a rischio perché un’associazione ambientalista ne ha chiesto l’impugnazione al Governo. Noi abbiamo cercato un’altra strada. Per il momento il risultato non c’è, se arriverà il merito sarà nostro». (t.g.t.)

      • settembre 5, 2013 alle 4:50 PM

        da La Nuova Sardegna, 5 settembre 2013
        Trogu: «Usi civici non soltanto a Coronas».

        MACOMER. «Gli usi civici non riguardano soltanto Coronas, ma anche altre parti della città oltre all’intero monte Sant’Antonio». Lo sostiene l’ex assessore comunale, Paolo Trogu, il quale è stato assessore con la giunta Mura. Trogu interviene nel dibattito in corso in questi giorni sul tentativo di eliminare il vincolo degli usi civici che grava sul rione Coronas, una zona dell’abitato di Macomer dove negli ultimi settant’anni il Comune ha venduto i lotti e i cittadini hanno costruito. «Già nel 2000-2004 – scrive in una nota l’ex assessore –, la giunta Ledda prima e Mura successivamente, avevano cercato di risolvere il problema nel rispetto della normativa regionale. Il problema balzò all’attenzione quando nel 2000 si iniziò a verificare la situazione del pascolo al monte Sant’Antonio, e in seguito a un’accurata ricerca si constatò che un intero quartiere, quello di Coronas, ricadeva su terreno gravato da uso civico. Si iniziò la procedura per la sclassificazione affidando l’incarico a dei professionisti e comprendendo il tutto in un piano di valorizzazione delle terre civiche. Nel 2005 si tennero due riunioni di consiglio comunale per sclassificare le aree che avevano perduto i requisiti di uso civico (pascolo, ghiandaia e legnatico)». Trogu spiega che la pratica fu presentata alla Regione nel 2005, dove nonostante i continui solleciti stagionò per anni. Nel 2008 Regione passò l’incarico ad Argea. «La giunta Uda – prosegue – riprese il tutto e fornì le integrazioni richieste dall’Argea». A febbraio è arrivata la risposta con l’esito negativo. Trogu spiega che il problema non è ancora risolto. «Nessuno – conclude – ha e deve darsi meriti. Chi ha amministrato ha sempre fatto il possibile per dare risposte ai cittadini. Amministrare è un servizio reso alla comunità». (t.g.t.)

  1. ottobre 4, 2013 alle 6:31 PM

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