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Firenze, urbanistica e tutela del paesaggio sotto indagine della Magistratura.


Firenze

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze ha aperto un procedimento penale riguardo un contestato progetto di recupero dell’ex Teatro Comunale cittadino.

Contestati i reati di falso, abuso edilizio, violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio, ben quindici avvisi di garanzia a carico di funzionari pubblici statali e comunali, progettisti, dirigenti d’azienda.

Si ipotizza un fenomeno ben più vasto di gestione urbanisticamente disinvolta del centro storico fra i più belli del mondo.

Milano non sembra isolata.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Firenze, Piazza Brunelleschi, Chiostro

da La Nazione, 25 aprile 2026

Cubo nero, le carte dell’inchiesta. Difformità choc tra i progetti: due piani in più nel blocco B, ma la Soprintendenza disse sì.

Tra aprile e agosto 2020, l’ente guidato da Pessina prima boccia poi promuove il restyling. La procura: dopo le modifiche l’iter del piano di recupero sarebbe dovuto tornare indietro. (Stefano Brogioni)

Firenze, 25 aprile 2026 – Sono due i principali momenti della fase autorizzativa del “cubo nero” sorto al posto dell’ex Teatro Comunale di corso Italia, in cui la magistratura, che ha recapitato 15 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati per i reati di falso, abuso edilizio, violazione del codice dei beni e del paesaggio, intende far luce. Quello delle “varianti sostanziali” rispetto al primo progetto che la Cassa Depositi e Prestiti aveva in pancia, approvato nel 2018, e il “dietrofront“ della Soprintendenza dopo il primo no da lei stessa espresso.

Che diventa un sì, nonostante le modifiche al piano di recupero precedentemente approvato siano “sostanziali” e non sia stata per questo convocata una nuova conferenza dei servizi, si legge nelle incolpazioni redatte dal procuratore aggiunto Marilù Gattelli.

Relazioni a confronto. Al 24 aprile del 2020, per la Soprintendenza (sono indagati l’ex Andrea Pessina e la funzionaria Francesca Fabiani) ci sono “motivi ostativi parziali” alla concessione dell’autorizzazione paesaggistica in un’area tutelata e vincolata secondo il piano d’indirizzo della Regione Toscana.

Firenze by night

Il progetto presentato dall’architetto Vittorio Grassi (anch’egli indagato), incaricato dalla Cassa Depositi e Prestiti di redigere un nuovo progetto in virtù del cambio di destinazione ottenuto, e già passato in commissione paesaggio del Comune, in quel momento non va bene perché presenta “elementi progettuali peggiorativi nella configurazione dell’involucro esteriore rispetto a quanto riportato negli elaborati del piano di recupero approvato”. L’edificio che prenderebbe il posto dell’ex Teatro Comunale di corso Italia avrebbe un “non adeguato inserimento paesaggistico delle trasformazioni, segnato da contrasti coni valori morfologici dell’edificato preesistente all’interno dell’area tutelata, per disarmonia formale e sovrapposizioni incongrue”.

Una bocciatura completa ma che, il 4 agosto 2020, quindi meno di quattro mesi dopo, è completamente superata dalle “modifiche apportate all’impaginazione dei fronti”. A questo punto viene dunque espresso un parere positivo anche se vincolato alle ormai note prescrizioni delle scelta dei materiali, degli infissi, delle finiture da concordare in corso d’opera.

Altezze e volumi difformi. Il “sì“ vincolato alle prescrizioni passa, sottolinea la procura fiorentina, nonostante una grossa difformità con il piano di recupero approvato dal consiglio comunale del 31 dicembre 2018: al blocco C sono stati aggiunti due piani, nonostante l’altezza massima di 29,75 metri fosse stata autorizzata solo per il blocco B.

La cronologia dei reati. A questo punto, l’Urbanistica di Palazzo Vecchio adottava la deliberazione paesaggistica in data 8 settembre 2020. E, il 22 aprile 2021, veniva concesso il permesso a costruire. Anch’esso falso, secondo la procura, perché “attestante la rispondenza delle opere alle previsioni degli strumenti urbanistici e al regolamento edilizio”.

Gli interrogatori. Dei quindici indagati convocati in procura, solo Pessina e una componente della commissione paesaggistica hanno deciso di rispondere.

Firenze, Battistero e Duomo

da Firenze Today, 26 aprile 2026

Cubo Nero, la Procura: “Illecito il permesso a costruire”.

Quindici indagati nell’intera filiera decisionale: Comune, Soprintendenza e privati. (Emanuele De Lucia)

Sorgeva dove un tempo c’era la musica del Teatro Comunale, oggi il cosiddetto ‘Cubo Nero’ è al centro di una sinfonia ben diversa: quella giudiziaria. L’inchiesta della Procura di Firenze è arrivata a scuotere le fondamenta di Palazzo Vecchio e della tutela paesaggistica della città. Le ipotesi di reato sono pesanti. Falso, falso ideologico in atto pubblico, abuso edilizio e violazione del codice dei beni culturali. Sono quindici i nomi iscritti nel registro degli indagati. Una catena che attraversa l’intera filiera decisionale, dai tecnici e dirigenti degli uffici Urbanistica ed Edilizia del Comune fino ai vertici della Soprintendenza. Tra i nomi di spicco figurano l’ex soprintendente Andrea Pessina e la funzionaria Francesca Fabiani, chiamati a rispondere dei pareri rilasciati durante l’iter burocratico che ha portato alla realizzazione del ‘Cubo Nero’. Sul fronte progettuale nel registro degli indagati compaiono i nomi dell’architetto Vittorio Grassi, autore del progetto definitivo insieme a Stefano Boninsegna ed Enrico Santi, incaricati dalla proprietà. Il progetto inizialmente veniva classificato come ‘non adeguato inserimento paesaggistico delle trasformazioni, segnato da contrasti con i valori morfologici dell’edificato preesistente all’interno dell’area tutelata’, ma questo stesso giudizio nel 2020 viene superato dalle modifiche apportate al progetto e viene espresso un parere positivo, anche se vincolato alle prescrizioni della scelta dei materiali, infissi e finiture da concordare in corso d’opera.

Firenze, Arco di Trionfo degli Asburgo-Lorena (XVIII sec.)

Indagati anche il manager senior della società proprietaria della struttura, Savillis, Alessandro Rendina, l’ex direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti al tempo in cui fu venduto l’ex teatro Comunale, Marco Sangiorgio. L’avviso di garanzia è arrivato all’architetta Stefania Fanfani, dirigente della direzione Urbanistica a Palazzo Vecchio, alla dirigente della direzione edilizia privata Elisabetta Fancelli, ad Annalisa Pontenani responsabile del procedimento sull’ex teatro comunale ed Eleonora Cisternino dirigente servizio amministrativo all’Urbanistica. Sul fronte della Commissione Paesaggio, nominata dal Comune anche se composta di esperti esterni, hanno ricevuto avviso di garanzia anche il relatore Michele Martino e i membri Alessandro Foggi, Goretta Adele Caucci e Alessandro Bellini, in carica fino al 2020.

L’accusa mette l’accento su come si è trasformato il progetto, l’assenza di coerenza tra ciò che è stato approvato e ciò che è stato realizzato. Tutte modifiche apportate tra il 2018 e il 2020, modifiche su volumi e altezze, fino alla costruzione dei tre blocchi attuali. E in tutto questo pesa il parere della Soprintendenza, rilasciato in modo anomalo, secondo gli inquirenti. La Procura è netta: illecito il permesso a costruire. E poi ancora ci sono i controlli successivi che risultano privi di una documentazione completa.

I pubblici ministeri contestano la falsità dell’autorizzazione paesaggistica e la non conformità del permesso a costruire. Sotto la lente della magistratura un iter che vede diverse lacune, come la mancanza di una documentazione completa dei controlli in cantiere, che avrebbero dovuto verificare materiali e finiture.

Il ‘Cubo Nero’ torna al centro delle cronache, evidenziato da tempo dai comitati cittadini, in prima linea ‘Salviamo Firenze’, che ha sempre denunciato l’overturism e la speculazione edilizia sempre più asfittica in città. Il ‘Cubo Nero’ diventa un esempio palese della trasformazione metropolitana senza freno e chiama a rispondere vertici istituzionali su come ripensare la città, su quale destinazione deve prendere Firenze, se è realmente sostenibile un tale sistema.

Firenze, Ponte Vecchio

(foto E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. Maggio 8, 2026 alle 9:00 am

    C’è un illecito MANIFESTO che non è contestato: la lottizzazione abusiva. A fronte delle nuove destinazioni d’uso urbanisticamente rilevanti non esistono gli standard urbanistici ex DM 1444/1968

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