Nessun Riccio di mare nel nostro piatto!
Il Riccio di mare (Paracentrotus lividus) è in una situazione di progressiva gravissima rarefazione nei mari della Sardegna.
Eppure la Regione autonoma della Sardegna ha colpevolmente assunto (2023) la decisione di sospendere l’appena decisa moratoria della pesca dei Ricci per squisiti motivi politico-clientelari.
Una scelta assurda e deleteria.
Continua la pesca, continuano le vendite illecite di polpa di Riccio. Tuttora il consumo è presente in vari centri dell’Isola, in particolare a Cagliari.
Però sempre più ristoratori non offrono piatti a base di Riccio di mare, sempre più persone non ne consumano più.
Nessun Riccio di mare nel nostro piatto!
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
RAI 3 – Sardegna, 28 gennaio 2025
Ricci di mare, associazioni e ristoratori: serve stop alla pesca.
Ma a Cagliari i ricciai attendono i nuovi chioschi.
da L’Unione Sarda, 26 gennaio 2025
Cagliari, la moda dei ricci è (quasi) finita.
Si accende il dibattito in attesa delle concessioni per le tre strutture da allestire. Cresce il partito del fermo biologico. (Andrea Artizzu)
Possono pescarli ma non venderli. La vicenda dei ricci di mare è paradossale, la raccolta è aperta ma il Comune, pur avendo stabilito i nomi dei vincitori della gara, non ha ancora assegnato le concessioni per i chioschi da realizzare a Su Siccu, nella pineta tra il lungomare e viale Colombo, molto apprezzati dai buongustai cagliaritani. Quelle strutture, pur contestate duramente dagli ambientalisti e da chi pensa che senza limitazioni i ricci si estingueranno in breve tempo, consentono di avere una busta paga a circa trenta famiglie, che ora attendono con ansia il nulla osta.
La gara
Gli aspetti burocratici per la concessione di tre postazioni sono compito del Servizio Suape, mercati, attività produttive e turismo del Comune, al quale spetta la realizzazione dei chioschi (a carico dell’assessorato ai Lavori pubblici). Negli uffici diretti da Alessandro Cossa il 10 gennaio è stata aggiudicata la gara ma sono ancora in attesa delle risposte da parte degli altri Enti coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni: Asl, Tribunale, Regione. Una volta che le risposte positive saranno arrivate al Comune, il dirigente in pochi giorni firmerà le concessioni che a loro volta faranno scattare le procedure per la realizzazione delle 4 casette (3 per la vendita dei ricci, una destinata a locale di servizio per gli operatori). «Noi applichiamo le norme disposte dalla Regione», afferma Carlo Serra, assessore comunale alle Attività produttive, che solleva un problema. «Il fatto che le concessioni siano annuali crea non poche difficoltà ai nostri uffici che ogni 12 mesi devono ripetere da capo le procedure, molto lunghe e complesse, per l’assegnazione delle concessioni. Insomma – aggiunge – un aggravio per strutture già in affanno per carenza di personale. Ci vorrebbe una programmazione di più ampio respiro».
I ricciai
«Possiamo pescare ma non possiamo vendere i ricci perché non hanno ancora realizzato le strutture». A ribadire il concetto è Michele Puddu, ricciaio. «I termini della gara sono scaduti il 30 dicembre dell’anno scorso e da allora non abbiamo avuto più notizie, ormai abbiamo stabilito un record negativo. I tempi durante i quali possiamo vendere si stanno accorciando, potremo lavorare per due mesi. Purtroppo per noi ogni giorno in meno è un salasso e diventa sempre più complicato ammortizzare i 10 mila euro spesi per l’allaccio di energia, acqua e altre incombenze». Il problema etico non arriva a Su Siccu. «I clienti non sono mai mancati, anche se pescare ricci è sempre più complicato. Noi rispettiamo le imposizioni della Regione, controllando il calibro dei ricci e che siano passati per una giusta stabulazione». I prezzi sono aumentati? «No, rimarranno uguali a quelli dell’anno scorso: 12 ricci, un bicchiere di vino bianco e pane 12 euro».
No alla pesca
Emanuele Frongia è il presidente regionale della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). «Conosciamo il ruolo del riccio nella ristorazione: è sinonimo di prelibatezza. Però dobbiamo fare un ragionamento di sostenibilità, non è questione di essere ambientalisti o meno, il prodotto è carente e per questo è necessario il fermo biologico dietro un riconoscimento economico ai ricciai». Stefano Deliperi di Grig (Gruppo intervento giuridico), rincara la dose. «La Regione non ha tenuto fede alla moratoria di tre anni per motivi clientelari. Lo stesso sta facendo questa Giunta. Eppure l’esempio ce l’abbiamo: in Puglia il fermo biologico è una realtà».
((screenshot e foto per conto GrIG, foto S.D., archivio GrIG))





ecco…
da L’Unione Sarda, 14 febbraio 2025
Pesca abusiva di ricci a Vignola, tra i sub arrivano i ranger: multe e sequestro.
Gli uomini della Forestale hanno notato un uomo che cercava di nascondere una cesta e sono scattati i controlli: nessuno era autorizzato: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/gallura/pesca-abusiva-di-ricci-a-vignola-tra-i-sub-arrivano-i-ranger-multe-e-sequestro-bllcgpg7
da L’Unione Sarda, 24 febbraio 2025
Pescatori abusivi in auto con oltre mille ricci di mare a La Marinedda: multa e sequestro.
Controlli intensificati per salvaguardare una specie a rischio estinzione, proprio per via del prelievo massiccio e irregolare: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/gallura/pescatori-abusivi-in-auto-con-oltre-mille-ricci-di-mare-a-la-marinedda-multa-e-sequestro-hwrge8l5
ottusità egoista senza fine.
da L’Unione Sarda, 16 febbraio 2025
Cabras, ricciai ancora a casa: all’interno dell’Area marina protetta è vietato pescare.
Dal Ministero dell’Ambiente ancora nessuna risposta. (Sara Pinna): https://www.unionesarda.it/news-sardegna/oristano-provincia/cabras-ricciai-ancora-a-casa-allinterno-dellarea-marina-protetta-e-vietato-pescare-uzgad6d1
da L’Unione Sarda, 18 marzo 2025
Nurachi, in auto con 90 chili di ricci: denunciati due pescatori.
Li hanno trovati i carabinieri nel bagagliaio dell’auto, molluschi rimessi subito in mare: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/oristano-provincia/nurachi-in-auto-con-90-chili-di-ricci-denunciati-due-pescatori-fxu7x8eb
farabutti senza vergogna.
da L’Unione Sarda, 20 marzo 2025
Alghero, 5mila gusci di ricci di mare sul litorale. Il Parco lancia l’allarme: «Incivili».
Gli echinodermi erano stati svuotati per ricavare la prelibata polpa rossa.
grazie alla politica regionale cialtrona siamo quasi al punto di non ritorno.
dal sito web istituzionale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale
Contestato il delitto di inquinamento ambientale per la pesca abusiva di ricci di mare.
La Procura della Repubblica di Oristano, a seguito di una complessa indagine coordinata dal PM Dott. Paolo De Falco, ha richiesto il rinvio a giudizio per due indagati accusati di aver compromesso l’ecosistema dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis e Isola di Mal di Ventre attraverso il prelievo illegale di ricci di mare.
L’attività investigativa, condotta dalla Stazione Forestale e di Vigilanza Ambientale di Oristano con il supporto dei Barracelli di Cabras, ha svelato un prelievo illegale sistematico che comprendeva la lavorazione e commercializzazione del prodotto, destinato anche a ristoranti locali.In soli quattro mesi, è stata accertata la sottrazione di circa 70.000 esemplari di riccio di mare (Paracentrotus lividus), in particolare nella zona B dell’area protetta, dove vige il divieto assoluto di pesca.Determinante per la qualificazione giuridica dei fatti è stata la collaborazione con i consulenti del CNR di Oristano – Torregrande. Gli studi hanno documentato una diminuzione drastica della popolazione di ricci e l’attività investigativa ha evidenziato una riduzione della densità di esemplari di taglia commerciale direttamente correlata al prelievo illecito.Questi dati hanno permesso di configurare la compromissione significativa e misurabile dell’ecosistema, requisito essenziale per contestare il delitto di inquinamento ambientale previsto dall’art. 452-bis del codice penale.
La contestazione del delitto di inquinamento ambientale segna un passaggio storico nella tutela del territorio sardo. Questo reato prevede pene severe: reclusione da due a sei anni e multe da 10.000 a 100.000 euro. Oltre all’inquinamento, agli indagati sono stati contestati i reati contravvenzionali connessi all’esercizio illecito della pesca in area protetta e alla vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione.
L’azione congiunta di Procura, Corpo Forestale e comunità scientifica sottolinea come il prelievo illegale non sia solo una violazione delle norme, ma un vero e proprio degrado ambientale che minaccia lo sviluppo sostenibile del territorio.Il procedimento passerà ora alla fase processuale per accertare le responsabilità e quantificare il danno arrecato a uno dei contesti marini di maggior pregio del Mediterraneo.
22 aprile 2026