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Come vendere un pezzo dell’identità di Porto Venere.


Porto Venere, Piazza Spallanzani

E’ una parte del centro storico di Porto Venere, sulla costa ligure, di fronte all’Isola Palmaria, tuttora a rischio speculazione.

Centoquattro metri quadri di Piazza Spallanzani, all’incrocio fra Via Vittoria e Via Colonna, sono stati inseriti nell’aggiornamento del piano delle alienazioni immobiliari e delle valorizzazioni 2021-2023,  approvato dal Consiglio comunale, a maggioranza, con la deliberazione n. 58 del 22 dicembre 2020.

L’acquirente è già pronto, la Locanda di San Pietro, piccolo hotel a cinque stelle (28 camere, di cui 5 suites) attualmente in corso di ristrutturazione, così come la stima di 46.800,00 euro, effettuata da una libera professionista incaricata.

Meno di 50 mila euro per un pezzetto di centro storico, tutelato con vincolo paesaggistico e vincolo culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), rientrante dal 1997 nel sito Unesco di Porto Venere, delle Cinque Terre e delle Isole (Palmaria, Tino, Tinetto).

Un vero affare, però senza far i conti con l’oste.

Infatti, la Piazza Spallanzani con le sue pertinenze, così come l’intero centro storico, è un bene culturale (artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e, in assenza di dichiarazione di inesistenza del valore culturale da parte dei competenti organi del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, non può perdere l’utilizzo pubblico e subire variazioni d’uso, immediatamente conseguenti all’alienazione a un soggetto imprenditoriale privato.

L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico odv, su segnalazione di residenti, ha inviato (2 gennaio 2021) una specifica istanza finalizzata all’annullamento in via di autotutela della deliberazione consiliare finalizzata all’alienazione e all’adozione di provvedimenti di inibizione della perdita del valore di bene culturale al Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, alla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Genova, al Comune di Porto Venere e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia.

Analoga situazione, “perchè tanto il Comune non avrebbe risorse adeguate per mantenerlo”, magari si verificherà in futuro anche per parti più o meno grandi di Palmaria, acquisita in gran parte al Comune di Porto Venere dalla Marina Militare nel febbraio 2020.

Uno scenario da evitare assolutamente.

Gruppo d’intervento Giuridico odv

mare e coste (foto Benthos)

(foto Benthos, Wikimedia Commons)

  1. gennaio 2, 2021 alle 12:27 PM

    da Levante News, 2 gennaio 2021
    Porto Venere: “Impossibile vendere un pezzo di centro storico”: http://www.levantenews.it/index.php/2021/01/02/porto-venere-impossibile-vendere-un-pezzo-di-centro-storico/

    ____________________

    da Città della Spezia, 2 gennaio 2021
    Lettera al ministero per congelare la possibile alienazione a un passo da Piazza San Pietro.
    L’intervento dell’associazione ambientalista Gruppo d’intervento giuridico: http://www.cittadellaspezia.com/Golfo-dei-Poeti/Attualita/Lettera-al-ministero-per-congelare-la-possibile-alienazione-a-un-passo-da-Piazza-San-Pietro-326744.aspx

    __________________

    da Il Manifesto Sardo, n. 320, 1 gennaio 2021
    Come vendere un pezzo dell’identità di Porto Venere: https://www.manifestosardo.org/come-vendere-un-pezzo-dellidentita-di-porto-venere/

    _________________

    da La Nazione, 3 gennaio 2021
    PORTO VENERE. Via Colonna, chiesto il ritiro della delibera per l’alienazione: https://www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/via-colonna-chiesto-il-ritiro-della-delibera-per-l-alienazione-1.5874390

  2. Paolo Putrino
    gennaio 2, 2021 alle 1:26 PM

    Ottima notizia avete fatto bene.. una scelta assurda che va contrastata in tutti i modi e la via legale va benissimo
    Paolo

  3. gennaio 2, 2021 alle 3:29 PM

    I residenti di Portovenere sono di un’altra tempra rispetto a quelli di San Gimignano, nonostante che entrambe le località si contraddistinguano per esser patrimonio mondiale dell’Unesco (a cui, evidentemente, interessa solo di incamanerare la quota associativa).
    San Gimignano, la turrita città medievale famosa in tutto il mondo, fu dichiarata interamente complesso monumentale con decreto del 1928 emanato in vigenza della c.d. legge Nasi n. 364/1908.
    Nonostante i complessi monumentali, ai sensi dell’art. 101 del Codice non possano essere distolti dalla pubblica fruizione, il Sindaco di San Gimignano, Andrea Marrucci, spalleggiato nell’ultimo consiglio comunale del 30.12.2020 (ma guarda come i consigli comunali di fine anno si prestano a tali colpi di mano in danno del patrimonio culturale) dal Presidente della Giunta della Regione Toscana Eugenio Giani, in collegamento telefonico dalla sua macchina di ritorno da Roma con il consiglio comunale, ha deciso di portare avanti l’appalto pubblico di project financing con cui un costituito raggruppamento di società (di cui fanno parte influentissimi personaggi centristi della politica italiana) trasformerà l’ex Convento di San Domenico (della fine del 900 d.c., primo nucleo della cittadina turrita) in un carcere sottraendolo per 70 anni (ben tre generazioni) alla fruzione pubblica.
    Portovenere e San Gimignano, due coevi esempi del passaggio delle cavallette nel momento del disfacimento dell’Italia: l’imperativo è arraffare i beni culturali, con ogni mezzo, grazie alla fedeltà di sindaci che evidentemente aspirano a ingraziarsi i potenti di turno che possono loro garantire il perpetuare di impieghi politici.
    Sono certo che l’iniziativa del GRIG non sortirà effetti tangibili perché ormai tutto è corrotto e i cittadini servono solo per pagare le tasse e votare come loro vogliono al fine di dimostrare la persistenza di una parvenza di democrazia.
    Si consideri che riguardo alla questione di San Gimignano non hanno sortito effetto nemmeno diffide penali ed erariali rivolte al Presidente del Consiglio dei Ministri Avv. Giuseppe Conte e al sempiterno Dario Franceschini ministro dei beni culturali. E pensare che il padre di Franceschini, l’on. Giorgio, fu colui che presiedette la famosa Commissione Franceschini per la tutela del patrimonio culturale.
    E poi dovremmo credere alle lacrime di coccodrillo che quotidiamente sentiamo spendere a difesa della cultura.
    Che fine …
    Tornasse indietro Benedetto Croce lo vedresti che strali lancerebbe.
    E’ finita.
    SIAMO IN MANO A BARBARI DEVASTATORI CHE SI MUOVONO PER ARRICCHIMENTI PERSONALI FACENDO DEL PATRIMONIO CULTURALE NUMEROSI E PARTICOLARI BOTTINI DI GUERRA.

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