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Meno chiasso e migliore qualità della vita per tutti nel quartiere storico della Marina a Cagliari.


Cagliari, il quartiere storico di Stampace visto dal Bastione di S. Croce

Da anni ormai nei quartieri storici di Cagliari della Marina e di Stampace si è sviluppato un rapporto conflittuale (per usare un eufemismo…) fra numerosi locali pubblici e gran parte dei residenti per il chiassoche determinano i frequentatori nelle ore notturne.

Certamente non si tratta di questi ultimi mesi, durante i quali i reiterati provvedimenti di contrasto alla pandemia di coronavirus Covid-19 han fatto sfollare gli avventori già dalle ore serali.  

Tuttavia i rilevamenti condotti dall’A.R.P.A.S. nel corso degli ultimi anni hanno delineato una situazione oggettiva di pesante inquinamento acustico:

* “Dall’elaborazione dei dati risulta che l’emissione specificamente associabile all’impianto di estrazione asservente il ristorante ***** (Via Napoli, n.d.r.) si attesta su valori dell’ordine di 59 dB (A), nettamente superiore ai ‘valori limite di emissione’ applicabili nelle zone acusticamente classificate in Classe III, stabiliti in 55 dB (A) durante il tempo di riferimento diurno (06:00÷22:00) e in 45 dB (A) durante il tempo di riferimento notturno (22:00÷06:00).” (relazione A.R.P.A.S., agosto 2020);

* in tutte le ore della notte (22,00-06,00) il Livello di rumore certificato risulta superiore, per il 90% dei tempi di registrazione, al Livello di rumore massimo ammesso e al Valore di attenzione che coincidono essendo i rilevamenti fonometrici eseguiti in continuità (h. 22,00-06,00). Alla Marina per l’80% del tempo i rilevamenti fonometri risultano da 60 decibel in su e a Stampace per il 65%.  In particolare, “la principale sorgente sonora è stata individuata nell’aggregazione di persone, richiamate dalle attività dei locali che offrono servizi ai tavoli all’aperto, atte a conversare e talvolta a schiamazzare all’esterno degli esercizi pubblici. Si tratta di situazioni in cui la tendenza è di parlare ad un livello di emissione medio‐alto, con conversazione continuativa a piccoli gruppi, in cui due o più persone si alternano senza interruzione. Il fenomeno sonoro complessivo che ne risulta, è di un’emissione di livello variabile ma pressoché senza interruzioni” (relazione tecnica allegata alla proposta di piano comunale di risanamento acustico n. 270 del 28 novembre 2017).

Cagliari, sede del T.A.R. Sardegna (Piazza del Carmine-Via Sassari)

Già con sentenza T.A.R. Sardegna, Sez. I, 28 gennaio 2015, n. 253 il Comune di Cagliari era stato condannato ad avviare entro 90 giorni la predisposizione di specifica ordinanza contingibile e urgente comportante “ricorso temporaneo a speciali forme di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibitoria parziale o totale di determinate attività”, ai sensi dell’art. 9 della legge n. 447/1995 e s.m.i., ordinanza tuttora inesistente in forma adeguata ed efficace.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, raccogliendo preoccupatissime segnalazioni dei residenti, ha quindi inoltrato (1 dicembre 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti al Comune di Cagliari, all’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna, all’A.R.P.A.S. e ai Carabinieri del N.O.E. perché venga predisposto – con il dovuto confronto con residenti e titolari di locali pubblici – il necessario piano di risanamento acustico (legge n. 447/1995 e s.m.i.) che possa far conseguire una migliore qualità della vita a chi vive e lavora e a tutti i frequentatori dei quartieri storici cagliaritani.

L’attuale momento appare decisamente valido per un confronto proficuo e non esasperato fra tutti i soggetti interessati.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cagliari, Bastione Saint Remy

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Guido Morcelli
    dicembre 2, 2020 alle 8:12 am

    Buon giorno. Articolo molto interessante. La problematica del rumore legata allo svolgimento delle attività di intrattenimento svolta da pubblici esercizi travestiti da discoteche sta diventando di forte attualità. Purtroppo nel nome della liberalizzazione e della libera concorrenza, nessuno o quasi rispetta le regole e predispone la valutazione previsionale di impatto acustico prevista dalla normativa pubblicistica sul rumore. Le amministrazioni comunali spesso, nel nome dello sviluppo economico e e turistico, fanno finta di non vedere e non sentire. Vorrei però segnalare un ulteriore aspetto che a mio parere assume notevole importanza in questo contesto: purtroppo i limiti di immissione sonora previsti dalla 447/1995 non sono sufficientemente tutelanti poiché si discostano in maniera significativa dai limiti molto più stringenti previsti dalla giurisprudenza in materia di immissioni in applicazione dell’art. 844 c.c. Il risultato di questa situazione è che, nella maggior parte dei casi, anche nell’ipotesi di rispetto dei limiti pubblicistici da parte dell’esercente, il cittadino che abita in prossimità di questi esercizi, è costretto a sorbirsi immissioni che superano comunque il limite di normale tollerabilità. Occorre quindi che le amministrazioni comunali si facciano carico di questa situazione stabilendo limiti più stringenti tramite apposito regolamenti comunali.

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