Il ponte romano è stato interrato.


Roma, il Colosseo visto dal parco di Colle Oppio

C’è chi afferma che l’Italia vanta il più importante patrimonio storico-culturale esistente nell’Orbe Terracqueo.

Però spesso e volentieri non viene tenuto nella debita considerazione e gestito con la cura che merita.

Nel luglio scorso una notizia aveva destato non poco sconcerto: secondo quanto riportato dal periodico romano Il Caffè di Roma, sarebbe stato demolito un ponte romano che dal 177 d.C. permetteva all’antica Via Laurentina di scavalcare il Fosso dell’Acqua Acetosa.

Venne fatto realizzare dall’imperatore Marco Aurelio e sarebbe stato fatto recentemente sparire su richiesta (2017) della società BNP Paribas, incredibilmente approvata dalla Regione Lazio, con pareri positivi da parte del Comune di Roma Capitale (Sovrintendenza Capitolina-Servizio Territorio, Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Dipartimento Tutela Ambientale) e della Soprintendenza speciale archeologica per Roma.

Sulla assurda vicenda l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (11 agosto 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti al Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, alla Regione Lazio, al Comune di Roma Capitale, informando per gli aspetti d’interesse la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

A distanza di mesi è pervenuta la risposta da parte della Soprintendenza speciale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma (nota prot. n. 44471 del 9 novembre 2020), che ha fornito i necessari chiarimenti sulla sorte del ponte romano e dei relativi tratti dell’antica Via Laurentina:

il ponte di epoca romana a cui si fa riferimento … si trova nei pressi del complesso delle sedi di Città Metropolitana ed Eni; la struttura, a causa di continui allagamenti in quanto rinvenuta a una quota molto inferiore dal piano di calpestio attuale, è stata scavata, studiata, tutelata (all’interno del dispositivo di tutela archeologica diretta DSR 11/01/2016) e opportunamente preservata mediante reinterro conservativo. Allo stato attuale la sua struttura è fedelmente ricalcata in superficie mediante una sistemazione a giardino presso i nuovi edifici.

decreto n. 1 dell’11 gennaio 2016, area vincolo culturale Castellaccio (Roma)

– la lunga campagna di scavo propedeutica alla realizzazione del programma urbanistico Europarco (anni 2000-2008) ha infatti permesso l’acquisizione di importanti dati scientifici sul riconoscimento dell’antica via Laurentina, sulla costruzione delle strade romane e sulle dinamiche occupazionali ed economiche del territorio in una zona nevralgica al confine dell’ager romanus antiquus. I reperti sono stati salvaguardati e valorizzati al fine di preservare le strutture antiche nella loro interezza e comunque per lasciare segni importanti sul territorio; sono state prescritte varianti al progetto urbanistico, e in particolare sono state adottate soluzioni di adeguamento attraverso lo spostamento dei sedimi edificatori, prescrivendo l’allineamento del complesso delle torri Eurosky alla viabilità antica. In considerazione dell’incompatibilità del mantenimento delle quote originarie dei reperti, a causa del cospicuo innalzamento del sistema idrico superficiale e del livello di falda, condizionata dalle edificazioni moderne, il tracciato e le strutture monumentali, adeguatamente protette da un reinterro conservativo nel sottosuolo, sono musealizzate in un’area a verde che spicca all’interno della piazza pedonale, polo della nuova centralità con rilettura dell’andamento in superficie.

L’intera area è stata anche tutelata con specifico vincolo culturale (artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) con decreto Commissione regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio n. 1 dell’11 gennaio 2016.

In conclusione, il ponte romano è stato reinterrato, anche per la sua tutela, e i resti dell’antica Via Laurentina sono rinvenibili dalla sistemazione a verde presso gli attuali edifici e viabilità.  Certamente non la soluzione auspicabile, ma almeno non si deve registrare l’ennesimo danno al nostro patrimonio storico-culturale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Roma, parco Colle Oppio, testimonianze archeologiche emerse nel corso dei lavori di riqualificazione degli impianti sportivi (feb. 2019). Anche queste sono state interrate.

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. donatella
    novembre 13, 2020 alle 6:50 pm

    Se non si poteva fare niente di meglio, peccato,
    tutta l’Italia ha meraviglie antiche sopra e sotto il suo suolo,
    purtroppo non riusciamo a proteggere nemmeno quelle sopra.
    Grazie

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