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Chi racconta “favole” su Lepri e Pernici sarde?


Tanto per cambiare, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e WWF hanno ottenuto per il terzo anno di seguito una congrua amputazione del calendario venatorio regionale sardo, in questo caso del 2019-2020.

Il T.A.R. Sardegna, con decreto presidenziale Sez. I, 3 ottobre 2019, n. 247/2019, ha sospeso parzialmente il calendario venatorio regionale sardo 2019-2020 riguardo la caccia al Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus).

Quasi 900 mila Conigli selvatici – a tanto ammontava l’assurdo carniere potenziale stabilito senza uno straccio di censimento faunistico – per ora sono salvi.

Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus)

In realtà, forse nemmeno esistono 900 mila Conigli selvatici in Sardegna e ciò dà la misura di come siano fatti i calendari venatori.

Con la riunione del Comitato faunistico regionale – caso unico in Italia, in Sardegna decide il calendario regionale venatorio – dello scorso 27 settembre 2019 è stata deliberata l’integrazione del calendario venatorio regionale sardo 2019-2020 riguardo la caccia a Lepre sarda e Pernice sarda, puntualmente ripresa nel decreto assessoriale n. 20270/9 dell’1 ottobre 2019, pubblicato sul B.U.R.A.S. n. 43 – serie generale – del 3 ottobre 2019.

Tuttavia, i censimenti sulle rispettive popolazioni faunistiche – che dovrebbero consentire di individuare i carnieri venatori sostenibili sotto il profilo ambientale – indicherebbero un numero di capi abbattibili ben diverso da quanto indicato nel decreto assessoriale. Insomma, qualcuno avrebbe fatto carte false pur di cacciare lepri e pernici.

Questo è quanto afferma il quotidiano online Sardinia Post e nessuno l’ha smentito finora.

Non finirà qui, poco ma sicuro.

Gruppo d’intervento Giuridico onlus

bossoli abbandonati in campagna da cacciatori

da Sardinia Post, 4 ottobre 2019

Caccia a lepri e pernici, Regione divisa: spuntano documenti con pareri contrari.

Si preannuncia una stagione in salita per i cacciatori sardi, più degli altri anni. Stavolta non sono solo le battaglie legali degli ambientalisti a stoppare i fucili delle doppiette; la frenata arriva pure dagli stessi uffici regionali, dove spuntano documenti che sembrano valere l’apertura di un caso amministrativo destinato a mettere a rischio pure la caccia di lepri e pernici. Un eventuale e ulteriore stop, questo, che si aggiungerebbe al semaforo rosso acceso l’altro giorno sui conigli selvatici, quando il Tar ha accolto il ricorso del Grig (Gruppo di intervento giuridico) riservandosi di decidere nel merito il prossimo 16 ottobre.

Ma andiamo con ordine. Sembra esserci più di un peccato originale nel calendario venatorio 2019-2020 approvato lo scorso 26 agosto dal Comitato faunistico regionale, su proposta dell’assessorato all’Ambiente guidato da Gianni Lampis. Il primo ‘vizio’ riguarda l’assenza del censimento faunistico per la caccia al coniglio selvatico, come certificato dai giudici amministrativi. Infatti: i quasi 900mila capi che le doppiette sono autorizzate a sparare, forse nemmeno esistono in Sardegna. Di qui appunto la fondatezza del ricorso presentato dagli ambientalisti.

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Adesso, però, stanno emergendo stranezze anche sulla caccia di lepri e pernici. In questo caso i censimenti ci sono. Tra agosto e settembre li hanno realizzati gli uomini del Corpo forestale insieme al personale di Forestas. Tutto messo nero su bianco. Il 26 settembre scorso il carteggio – tecnicamente Piano di prelievo – è stato materialmente trasmesso dall’agenzia Forestas all’assessorato all’Ambiente. In quei documenti sono scritti precisi indirizzi che però non risultano rispettate nel calendario venatorio. Sulle lepri l’agenzia ha sconsigliato la caccia perché la loro presenza è risultata inferiore ai 15 esemplari per chilometro quadrato (la soglia di sicurezza); sulle pernici invece è stato suggerito un carniere di due capi a cacciatore mentre nel calendario venatorio è stato raddoppiato, sino a quota quattro.

L’assessore Lampis sembra dunque chiamato a una correzione immediata. Peraltro: come risulta dal sito della Regione, quando lo scorso 26 agosto l’esponente della Giunta ha incontrato la stampa per presentare il calendario venatorio, disse: “In queste settimane è stata svolta una capillare attività di censimento per le lepri e le pernici anche sul territorio libero, contrariamente a quanto invece era previsto in passato. Per questa ragione – aggiunse Lampis – ringrazio le strutture del Corpo forestale e dell’agenzia Forestas lan grande condivisione dell’indirizzo politico che io ho voluto dare”. Insomma, il titolare dell’Ambiente dovrà essere conseguente.

Il materiale è buono anche per la battaglia degli ambientalisti che da qui al prossimo 16 ottobre potranno portare al Tar nuovi documenti. A prescindere da cosa decideranno i giudici, la caccia al coniglio è atuorizzatta sulla carta sino al 29 dicembre; quella alla lepre e alla pernice era programmata per il 6 e il 20 ottobre. L’appuntamento di dopodomani salta. Per la seconda giornata si capirà a metà mese.

Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus, foto Raniero Massoli Novelli)

(foto Raniero Massoli Novelli, L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. MARCO EFISIO PISANU
    ottobre 6, 2019 alle 11:23 am

    Buongiorno,
    non è vero che nessuno ha smentito!
    Purtroppo la Stampa non ha pubblicato la mia comunicazione inviata in risposta al Grig.
    Per opportuna conoscenza copio e incollo in questo blog:

    Anche quest’anno, puntuale come l’influenza arriva il ricorso degli anticaccia, si proprio così, anticaccia, anche se loro si definiscono ambientalisti, ma di fatto tutti sanno che il loro è un ambientalismo da salotto…
    Questa volta però il “rivale” Stefano Deliperi ha toppato di brutto, sia nella presentazione del ricorso, definendo demenziale il carniere, dando poi numeri completamente sbagliati, non dicendo la verità sul pare Ispra e infine sui censimenti.
    Non ho nessuna difficoltà ad ammettere che il primo ricorso presentato dal Grig era giusto, un po’ meno il secondo poiché anche se in parte i censimenti furono fatti, ma per la stagione 2019/2020, i censimenti sono stati eseguiti seguendo i dettami dell’Ispra.
    In merito alla Sua affermazione “I relativi censimenti faunistici non sono stati resi conoscibili nel corso della riunione del Comitato faunistico regionale che ha, conseguentemente, deciso al buio” Mi spiace che i rappresentanti delle associazioni ambientaliste non gli abbiano riportato la verità, poiché non solo i dati sono stati illustrati dallo Staff dell’Assessorato, ma durante la riunione, un Tecnico faunistico che ha seguito in prima persona i censimenti, ha relazionato in merito alle specie lepri e pernici, evidenziando che i prelievi saranno consentiti esclusivamente nei territori in cui si è accertato che sia possibile effettuare il prelievo sostenibile.
    Abbiamo sempre avuto fiducia nel Tribunale Amministrativo e quando si è espresso negativamente abbiamo diligentemente rispettato la decisione presa, ma questa volta siamo quasi certi che il ricorso presentato sarà rigettato in quanto privo di fondamento.
    A furia di gridare “Al Lupo al Lupo” prima o poi ci si lascia la “pelle”.
    Ales, 29 Settembre 2019
    Marco Efisio Pisanu
    Componente Comitato Reg. Faunistico

    • ottobre 6, 2019 alle 12:36 pm

      abbi pazienza, Marco Efisio, ma ancora non sei il portavoce ufficiale dell’Assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, anche se si sta presentando sempre più come Assessore regionale della difesa della caccia.
      A quanto scrive Sardinia Post avrebbe dovuto replicare con una netta smentita l’Assessorato, cosa che non ha fatto e autorizza a ipotizzare che il quotidiano online sia ben informato.
      Tanto abbiamo “toppato” nella presentazione del ricorso che abbiamo ottenuto la sospensione di questo “intelligente” calendario venatorio riguardo la caccia al Coniglio selvatico? Non te ne sei accorto?
      La mera “illustrazione” dei censimenti faunistici non equivale minimamente alla loro “consegna” preventiva ai componenti del Comitato faunistico regionale che – come dovresti sapere bene – non è avvenuta con una procedura oltremodo scorretta.
      La consegna non è avvenuta perchè non si doveva sapere quanto aveva comunicato l’Agenzia Forestas sui censimenti di Lepre sarda e Pernice sarda?
      E’ così?
      Stai sereno, non finisce qui.
      Buona giornata e pure buona caccia, già che ci siamo 🙂

      Stefano Deliperi

      P.S. visto l’ennesimo “incidente” ci caccia (http://www.ansa.it/lazio/notizie/2019/10/06/centrato-da-colpo-durante-battuta-di-caccia-muore-71enne_479fcc1d-6119-426b-86ca-ef772e011acc.html) e vista la tua propensione a scrivere di caccia e dintorni, non credi che sia il caso di dire qualcosa sulla questione “sicurezza” in ambito venatorio? Mi sembra quanto mai urgente…

    • pietro paolo
      ottobre 17, 2019 alle 1:22 pm

      quindi chi avrebbe “TOPPATO DI BRUTTO”???
      Anche questa ulteriore bastonata presa oggi 17/10/2019 dal TAR indica che il calendario venatorio è fatto da gente che improvvisa e recita a soggetto nel fantomatico CFR…
      che brutti pensieri fanno venire queste legnate che dà il TAR al governo della regione Sardegna….

      • Marco Efisio Pisanu
        ottobre 17, 2019 alle 3:25 pm

        Caro Pietro Paolo,
        la mia affermazione “avete toppato di brutto” era chiaramente riferita alla nobile stanziale, infatti, avrai visto che gli Stessi ricorrenti hanno rinunciato a presentare i motivi aggiuntivi, proprio perché si sono resi conto di aver “Toppato”, di conseguenza noi abbiamo potuto fare i giusti e necessari prelievi.
        In merito alla caccia al Coniglio, ti faccio sapere, come ho avuto modo di dire al Signor Deliperi, che avremmo dovuto fare fronte comune.
        Forse non sai che essendo questa specie in sofferenza, l’Assessore Gianni Lampis ha accolto le nostre istanze per far si che si consegnassero i visceri dei Lagomorfi, con lo scopo di poterne studiare le malattie. Credo che tu sappia che che i virus che colpiscono questa specie riducono del 50 % la loro popolazione.
        A tal proposito, spero che si possano concedere alcune giornate per consentire i prelievi, in modo da poterne analizzare le interiora e successivamente fare un vaccino.
        Mep

      • ottobre 17, 2019 alle 3:27 pm

        caro Marco Efisio,

        con tutto il rispetto, di diritto mi pare che non ne capisca molto: è del tutto evidente ed è stato esplicitato che è stato impedito di precisare i motivi a sostegno avverso la caccia a Lepre sarda e Pernice sarda dalla mancata messa a disposizione dei censimenti da parte dell’Assessorato. Mancata pubblicità e mancata trasparenza, se pare poco. Il motivo di ricorso è rimasto centrato sulla contrarietà alla caccia del Coniglio selvatico e abbiamo ottenuto quanto avevamo chiesto. E la caccia al Coniglio non c’è più. A topparne tante così…

        Stefano Deliperi

        P.S. davvero complimenti alla Regione autonoma della Sardegna: a voler seguire le richieste venatorie è la nona “sberla” giurisdizionale in tre anni che prende in materia di caccia. Una vergogna.

  2. Jud
    ottobre 6, 2019 alle 12:45 pm

    Ma sarebbe possibile presentare una denuncia , per esempio alla Corte dei Conti, per danno erariale contro la Regione Sardegna? Cioè se la Regione spende soldi per la conservazione della fauna selvatica, che quindi diventa patrimonio di tutti, visto che i soldi utilizzati sono dei cittadini, è possibile considerare la caccia come un danno alle casse della Regione?

    • ottobre 6, 2019 alle 12:48 pm

      magari. Logica vorrebbe che fosse così, ma la caccia – nelle modalità, tempistiche, criteri previsti da legge e provvedimenti – è attività lecita, quindi non rientra nelle ipotesi di danno erariale.

      • Jud
        ottobre 11, 2019 alle 8:57 am

        Certo, altrimenti il Vostro gruppo avrebbe già tentato anche questa strada.. grazie comunque per la risposta

  3. pietro paolo
    ottobre 6, 2019 alle 2:01 pm

    842…la chiave sta qua, questa reminiscenza di una legge fascista e’ la pietra angolare su cui basano la certezza di poter fare tutto cio’ che vogliono i braccocacciatori. Faccio appello a tutti gli ambientalisti lavoriamo uniti per scardinare questa pietra e il salotto lo dovranno frequentare a lungo i braccocacciatori.

  4. MARCO EFISIO PISANU
    ottobre 6, 2019 alle 2:56 pm

    Caro Stefano,
    non sono il porta voce dell’Assessorato, ma lo sono per una grande parte di Cacciatori Sardi, in qualità di Componente del Comitato regionale Faunistico.
    Non so perché Se l’Assessorato non abbia risposto, sono certo però che avranno le loro buone ragioni, in quanto voi presentate i ricorsi a prescindere…
    Per una cosa sono d’accordo, che non finisce qui!

    P.s. Per quanto riguarda la sicurezza sono sempre stato in prima linea e forse ti sei scordato che gli indumenti ad alta visibilità sono frutto di una mia battaglia. Detto questo, sappi che anche quest’anno stiamo facendo degli incontri sul territorio (ne abbiamo già fatto tre) proprio sulla sicurezza.

  5. MARCO EFISIO PISANU
    ottobre 6, 2019 alle 2:59 pm

    Il Signor Jud forse non sa che per esercitare l’attività venatoria si devono pagare due tasse, la prima è la governativa di 173.16 la seconda è la regionale di 25.00.
    Le faccio sapere inoltre che i soldi versati dai Cacciatori sono stati utilizzati anche per pagare i danni causati dai cormorani…

    • Jud
      ottobre 11, 2019 alle 9:03 am

      Sono una signora e lo so a quanto ammontano le misere tasse che pagate per dare sfogo alla vostra patologia ogni santo giovedì e domenica. Gente che spara ovunque, senza nessun rispetto per le quelle poche regole che pure ci sono, a delle creature senzienti senza nessuna necessità non ha diritto di parlare dei “danni”che fanno i cormorani, loro sì giustificati a cacciare. Siete degli assassini, sig Marco Efisio Pisanu, e siete pericolosi, perché persone che uccidono con gioia altri esseri viventi sono pericolosi per qualsiasi specie

  6. Porico.
    ottobre 6, 2019 alle 6:13 pm

    Marco Efisio, io non sono un anticaccia viscerale ,nel termine discutibile in cui voi classificate gli ambientalisti. Sono un anticaccia granitico per il modo in cui questa attività e resa possibile . Ti parlo come parlo con i miei cari amici personali affetti da virus venatorio. Non basta una ridicola tassa per pretendere l’assurdo privilegio di entrare impunemente nelle proprietà altrui a mano armata. E, a questo riguardo posso affermare che non tutti i cacciatori sono rispettosi e corretti. Non trovo rispettoso pure il fatto che i “cacciatori ” possano uccidere degli animali in via di estinzione, dal momento che essi ,come gli alberi e come la terra, come l’aria ,sono di tutti. Se non riuscite a controllare l’istinto atavico predatorio dovreste ,come in altri paesi, creare vostre riserve private con la selvaggina direttamente immessa da prelievi dei vostri vivai. Se poi ,in certe zone , la sovrabbondanza di animali selvatici creassero problemi seri, ecco che potreste intervenire a fianco delle guardie venatorie incaricate. Fermo restando il fatto che forse e meglio non usare armi, in nessun caso.

    • pietro paolo
      ottobre 6, 2019 alle 7:44 pm

      concordo Porico,purtroppo come ho scritto prima è il fatto di avere un articolo di legge risalente al periodo mussoliniano che permette di cacciare dappertutto tranne dove vietato…mentre in tutti i paesi europei occidentali la caccia è vietata dappertutto tranne dove è consentita, sembra una fesseria ma è il paradigma della situazione italiana, tornando alla tassa di 198.16 di M.E.Pisanu per esercitare un diritto dice… io per potere avere il diritto di non avere gente che spara sotto casa ho dovuto spendere quello che paghera’ in 50anni M.E.Pisanu di tasse venatorie, obbligato a fare una recinzione alta 180cm (mentre nel resto d’Italia è 120cm) e tabellare a mie spese.

  7. Donatella
    ottobre 6, 2019 alle 10:30 pm

    A tutti i Cacciatori: Perché invece di pagare queste tasse per cacciare non la smettete di andare a sparare agli animali ( e per sbaglio anche alle persone) e non andate a passeggiare nel bosco senza il fucile e ammirare le sue meraviglie e così gli altri animali stanno in pace e si può andare anche noi nel bosco a passeggiare senza paura di essere ammazzati ?

    • PIETRO PIRREDDA - Arzachena (SS)
      ottobre 12, 2019 alle 11:28 am

      Donatella, per me passeggiare nel bosco senza fucile, nelle giornate di caccia aperte è come invitare Belen o Diletta in camera da letto per guardare Striscia la notizia o Geo&Geo 😉 😉
      Ovviamente in tutte le giornate che vado a caccia mi porto anche la macchina fotografica e mediamente faccio 100 foto e 2 fucilate.
      Non c’è niente di più bello ammirare la natura, fotografare i bellissimi paesaggi della Sardegna, ammirare l’aquila reale, i mufloni, i cervi e poi, magari sparare ai colombacci di passo che passano a tiro!!
      A differenza di quanto voi animalari potreste pensare, si rispetta la Legge e si spara a ciò che si può cacciare in quella giornata (non tutti facciamo così, ne sono consapevole ma quelli che fanno questo non sono cacciatori)!
      Vi invito a farvi una passeggiata con me nelle giornate di caccia, mi riprendete e mi fotografate in tutto ciò che faccio, poi lo pubblicate.
      Ecco, forse questa esperienza vi fa paura o vi metterebbe a disagio con i vostri ideali???

      • pietro paolo
        ottobre 12, 2019 alle 12:25 pm

        …bisognerebbe chiedere ai colombacci…cosa ne pensano delle sue passeggiate ecologiche sig. Pirredda

      • MARCO EFISIO PISANU
        ottobre 13, 2019 alle 9:10 am

        Fino a quando (credo per sempre…) nella filiera alimentare ci sarà la carne, noi Cacciatori, quando la caccia è aperta, nel pieno rispetto delle leggi, invece di andare in macelleria preferiamo prelevare dalla natura ciò che il buon Dio ci ha donato.
        A voi anti caccia resta solo l’ipocrisia…
        Mep

        P.s. mi piacerebbe vedere cosa mettete nel carrello della spesa!

      • ottobre 13, 2019 alle 10:47 am

        che noia…

      • pietro paolo
        ottobre 13, 2019 alle 12:40 pm

        …che il buon Dio abbia creato qualcosa è già tema di discussione da qualche secolo… ma che lo abbia creato per
        donarlo ai braccocacciatori tipo Aquile,Falchi e altri “innocenti sbagli”…mi sembra eccessivo. in quanto all’eternita’ della filiera della carne non credo che durerete abbastanza vi converrà andare in macelleria, chieda a chi conta il vs nr progressivo ogni anno e vi saprà dire la data esatta della vs estinzione ( il 70% dei cacciatori e’ over 65, 20.000 ultra ottantenni girano armati magari già senza la patente di guida) e non sono secoli ma pochi lustri. il suo carrello sarà cartucce e altri attrezzi simili per ingrassare i produttori armi con cui le associazioni venatorie vanno a braccetto insieme a politici guerrafondai che vanno per la maggiore attualmente.
        e ipocrita lo vada a dire ai figli dei suoi colleghi che protestano ogni venerdi insieme milioni di nuove generazioni “ipocrite”… vi spellirano con un tweet….

      • G.Maiuscolo
        ottobre 13, 2019 alle 2:11 pm

        Tutto si può dire tranne che sig. Pirredda non dimostri una grande sensibilità nei confronti delle donne; soprattutto grande eleganza.

        Commovente quel suo … “narrare” sulla ammirazione delle bellezze dell’Isola e degli animali da fotografare ma anche quel…” e poi, magari sparare ai colombacci di passo che passano a tiro!!”.

        Le confesso che, leggendoLa io mi sono incantata. E ho pensato tra me e me:
        Ma guarda questo signore …che romantico: uno sguardo allo splendore dell’Isoletta bella, uno sguardo all’ aquila e, tanto per non annoiarsi …un sonoro e portentoso “Boom…buom..” a qualche povero colombaccio che passa a tiro!

        Glielo chiedo: secondo Lei, sig. Pirredda, noi abbiamo tempo da perdere a seguirLa nei suoi tanto carini giri ad ammirar bellezza e nel contempo a mollare qualche…”innocente” sparatina ad altrettanto innocenti ( senza virgolette stavolta) colombacci?

        Niente temiamo e niente ci fa paura; l’unica cosa che ci imbarazza più che far paura è la sua sfrontata idea che, seguirLa, potrebbe “metterci a disagio con i nostri ideali”.
        Neanche migliaia, milioni di passeggiate con il sig. Pirredda potrebbero servire ad inficiare o a mettere in discussione i nostri ideali. Sempre che si conosca il significato di “ IDEALE”.

  8. franco casula
    ottobre 8, 2019 alle 12:30 pm

    Donatella perché se no i cinghiali diventano troppi. la caccia deve diventare un servizio di riequilibrio degli ecosistemi. troppe cornacchie che predano uova e nidiacei degli altri uccelli e troppi cinghiali che fanno danno ad agricoltura e pastorizia e causano incidenti stradali. alla periferia di sassari zona monte bianchino ne vedi mandrie.

    • pietro paolo
      ottobre 8, 2019 alle 2:14 pm

      …troppi cinghiali li vediamo da quando sono stati introdotti esemplari non sardi a scopo venatorio!!! e ora che il danno è fatto i cacciatori non incidono sulla loro consistenza perché quelli che vengono abbattuti sono pochi rispetto alla popolazione e serve solo a stimolare un aumento della fertilita’ sia nel nr di estri della femmina che nel nr di nati per parto se volete documentarvi fate semplici ricerche su google sul tema “controllo del cinghiale con la caccia” o anche sul sito che ci ospita che pubblico’ a suo tempo uno studio sul problema le conclusioni erano queste:

      Il sistema che si è venuto a creare, infatti, si può riassumere in modo schematico e generale in un continuo ripetersi di questo elenco:

      – introduzione (illegale molte volte) di alcune specie in territori in cui non c’entrano niente;

      – sparare a quelli che riescono;

      – quelli che sopravvivono e riescono a riprodursi crescono di numero;

      – nel frattempo le introduzioni continuano;

      – lamentarsi che ci sono troppi animali e che cominciano a dare fastidio;

      – continuare a cacciare indisturbati, anzi spesso incentivati dalle regioni o province o comuni o stato, perché quello che era iniziato come uno svago per pochi, ora è diventato un problema pubblico e quindi va finanziato con i soldi di tutti.

      La gestione del problema dovrebbe essere fatta con più criterio, coinvolgendo tutte le parti e gli esperti che possono aiutare a capire e a trovare soluzioni attuabili ed efficaci e non prendendo solo esperti di caccia.

      Davide Asnicar

      Dottore in Biologia

      Università degli Studi di Padova

      ..questa è la realtà Signor Casula non serve la caccia ma solo comportamenti corretti e onesti non raccontare le favole suglli assedi di selvatici io in campagna ci vivo e mi sento assediato solo le domeniche e il giovedi di caccia.
      poi se siete particolarmente solidali dai danni
      ad agricoltori pescatori pastori ecc. quotatevi e mettete ulteriori soldi a quelli che già sono destinati dalle istituzioni pubbliche ai danni da selvatci compresi gli incidenti stradali,senza includere le mucche che si trovano in mezzo alla 131 DCN ho volete sparare anche a quelle?

       

      • M.A.
        ottobre 8, 2019 alle 5:03 pm

        Di questi fantomatici “lanci” di cinghiali vorrei saperne ancora di più, perchè per quanto ne so, leggende popolari da bar narrano di fantomatiche leggende di introduzioni di cinghiali maremmani in Sardegna, nel Goceano oltre 70 anni fa, un’altra epoca storica.
        Che dopo ci siano stati delle introduzioni di cinghiali nelle isole minori (La Maddalena, Sant’Antioco, Caprera etc) non lo escluderei.
        Ma tralasciando questi aspetti che risalgono alla preistoria, prenderei in considerazione anche altri fattori che, a mio avviso, hanno contribuito ad un esplosione demografica del cinghiale in Sardegna, che ricordiamo, oltre ad incidenti e danni alla agricoltura, quando in sovrannumero causa forti danni alla restante biodiversità animale e vegetale:
        -fino a poco tempo fa il pascolo brado dei suini domestici ha contribuito alla nascita di ibridi molto più prolifici, facilmente riconoscibili per dimensioni e morfologia;
        – errate politiche agricole ed ambientali negli ultimi decenni hanno pesantemente contribuito alla modifica dell’habitat sardo. Alcune politche agricole hanno inciso direttamente o indirettamente all’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia nelle zone interne, che oltre al “ritorno del bosco” (o meglio macchia specialmente rovi e ginestre impenetrabili) hanno goduto di una massiccia riforestazione del territorio da parte degli enti con piante alloctone (pino, eucliptus etc) generando nuovi habitat per la specie prima del tutto assenti (invito a visionare il sito Sardegna Geoportale – foto aeree, e comparare poi le immagini satellitari degli anni ’70 o ’60 con le più recenti per comprendere veramente di cosa sto parlando);
        – aumento della capacità portante del territorio in seguito alla nascita di nuovi areali e fonti di cibo.
        – concomitante aumento della specie proporzionale però al decremento dei cacciatori (il cacciatore è l’unico PREDATORE della specie in Sardegna) ergo, i cinghiali aumentano e i cacciatori diminuiscono.
        (fonti ISTAT);

        – in Sardegna la pressione venatoria è praticabile solamente per 3 mesi all’anno per due giornate settimanali Giovedì e Domenica (la maggior parte della categoria caccia esclusivamente la domenica per mancanza di partecipanti).L’ inasprimento del territorio e la carenza di partecipanti sono fattori che rendono difficoltose le battute di caccia condizionandone l’esito del prelievo (se ne uccidono tanti ma se ne sbagliano e quindi salvano molti di più spostandosi nelle oasi );
        – crescita esponenziale di territori preclusi al prelievo venatorio (oasi, parchi naturali, riserve naturali, zone di ripopolamento e cattura, servitù militari, etc etc) che rende vano il controllo numerico con l’attività venatoria praticato nei fazzoletti di territorio cacciabile.
        Questi a mio avviso sono tutti aspetti determinanti sulla popolazione attuale di cinghiali.
        In generale però, mi è parso di capire che la politica (anche la più ostile alla caccia come il M5S con Gallinella) stia provando in qualche modo ad autorizzare il controllo in determinate aree spesso camuffando il nome del cacciatore in selecontrollore, coadiutore, cacciatore abilitato etc etc… pur di riuscirci ma con scarsi risultati, perchè boicottato dalle AA. animal-ambientaliste che lanciano puntualmente l’allarme mediatico della “caccia nei parchi”. Le associazioni di categoria degli agricoltori stufe da anni ormai di vedere questo lassismo politico dettato da questa lotta ideologica, stanno spingendo forte per prendere in mano la situazione ed essere autorizzati al controllo della specie nei propri campi ( un estensione della legittima difesa Salviniana in chiave ambientale). Ben venga, seppur si corre il rischio di far diventare le campagne un far west. Dubito comunque che riescano ad ottenere un autorizzazione trattandosi di un patrimonio indisponibile dello Stato e non di un privato.
        Sulla sterilizzazione in natura poi ho già detto la mia. Oltre che essere costosa, è di difficile applicazione seppur pare potrebbe dare nel lungo termine dei buoni risultati. Ma le difficoltà sono tante. Come riuscire a somministrare un farmaco ad un animale selvatico che oggi è li e domani chissà (il cinghiale possiede un home range notevole. Esistono mangimi selettivi per un animale onnivoro che mangia di tutto da spargere in natura?
        Se si dovesse tralasciare l’ideologia e la politica, da una parte e dall’altra, forse, e dico forse, una soluzione si troverebbe, ma finchè rimarrà questa lotta ideologica che va avanti da più di 30 anni utile ad aumentare le tessere, e capitalizzare dei consensi ne dubito fortemente. Chi ne fa le spese però è l’ambiente.

      • ottobre 8, 2019 alle 7:00 pm

        i ripopolamenti di Cinghiali di provenienza continentale a fini venatori sono un dato di fatto a la Maddalena, Caprera, s. Antioco e S. Pietro, ancora in tempi recenti. Ne abbiamo già scritto più volte ed è superfluo ritornarci.

        Così come la maggiore pressione venatoria sui Cinghiali fa sì che, in realtà, aumentino (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/01/09/cacciare-il-cinghiale-limita-davvero-i-danni-allagricoltura/).

        Non c’è la bacchetta magica e men che meno la “doppietta magica”. Lungo la Penisola il principale fattore di limitazione del Cinghiale è il Lupo (vds. http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/lupi-cinghiali-uomini-conferme-sorprese-uno-studio-italiano-video-immagini-cruente/).

        A buon intenditor poche parole 😉

        Stefano Deliperi

  9. G. Maiuscolo
    ottobre 11, 2019 alle 7:40 am

    Ho letto con attenzione la “disputa” tra commentatori.
    E la vignetta introduttiva. Dottori…arditi!
    Ahahahahah.
    Buona giornata a tutti.

  10. pietro paolo
    ottobre 17, 2019 alle 8:18 pm

    gent.mo M.E.P. ma li volete sparare o vaccinare i conigli selvatici??
    …gliela do’ io un’ informazione, le malattie che limitano la popolazione di una specie sono meccanismi o strategie naturali per controllarne l’eccesso, detti “carryng capacity”, quindi il coniglio selvatico non ha bisogno dei cacciatori per essere controllato ci pensa la natura e per il vaccino il solo pensarlo è risibile per un selvatico. se i conigli non ci sono non li sparate fine dei discorsi poi ci pensa la natura da sola a modulare le popolazioni. la sorveglianza dei lagomorfi e delle loro malattie la faranno le istituzioni preposte, potete mettervi il cuore in pace per quest’anno.

    • M.A.
      ottobre 18, 2019 alle 8:41 pm

      Direi che non è proprio così anzi…I virus in questione non sono patologie specie specifiche, che nascono spontaneamente nella popolazione per il raggiungimento della capacità portante a causa del mancato ricambio genetico. Il mixoma, l’RHDV1 e RHDV2 sono dei virus utilizzati dall’uomo a partire dal secolo scorso come agenti di biocontrollo. I virus sono stati appositamente liberati in natura dall’uomo per eliminare i conigli in Australia, dove l’introduzione di una specie alloctona ha creato importanti danni alla fauna autoctona, così come la sua rarefazioni sta causando importanti squilibri negli ecosistemi del mediterraneo dove è una specie chiave della catena alimentare. In Europa, il virus del Mixoma fu liberato intorno agli anni’50 in Francia su una proprietà di un medico perchè i conigli infestavano il suo orto e con i denti danneggiavano alberi e staccionate. Furono decimati in pochissimi anni milioni e milioni di conigli. Dalla Franca si è esteso a macchia d’olio anche in Spagna e in Portogallo giungendo in Italia e anche in Sardegna. Le epidemie decimavano i conigli ma nel giro di qualche mese la popolazione con gli esemplari supersiti riuscivano a ristabilirsi. Nel 1995 in Australia fu liberato la prima variante della MEV come agente di biocontrollo, in quanto i conigli australiani avevano acquistato resistenza al Mixoma. Tramite il turismo e il libero mercato il virus è giunto in Europa decimando drasticamente i conigli già affetti da Mixomatosi. L’esposizione al Mixoma con conseguente indebolimento del sistema immunitario, rendeva i conigli più suscettibili alla MEV, causando un forte decremento della popolazione. I virus sono parassiti obbligati, e più nel corso dell’evoluzione la specie ospite (coniglio) ha acquisito resistenze, il virus si è evoluto per poter superare la resistenza del coniglio. Nel 2010 sempre in Francia è arrivato una nuova variante della MEV, chiamato RHDV2, destabilizzando fortemente le popolazioni superstite di conigli. Non contenti gli Australiani nel 2017 hanno rilasciato un nuovo agente patogeno chiamato RHDV1-K5, che presto o tardi arriverà in Europa. La situazione del coniglio è solamente causa dell’uomo. Non c’è niente di naturale,anzi. C’è stato un errore umano che sta creando oggi importanti squilibri ambientali. Stiamo arrivano al punto di non ritorno. Delle iniziative serie e concrete si sarebbero dovute prendere 20 anni fa. In questo panorama, che speranze ha il coniglio senza la scienza?? Nessuna.

      • ottobre 19, 2019 alle 11:57 am

        ..anche tutto questo è molto bello (vds. https://it.wikipedia.org/wiki/Mixomatosi)..e quindi? Spariamoli, così non si ammalano? Cavolo, più efficace dei vaccini…

      • pietro paolo
        ottobre 19, 2019 alle 2:26 pm

        ma si abbondiamo… vacciniamoli e… poi spariamoli!

      • M.A.
        ottobre 19, 2019 alle 3:12 pm

        In commercio sono presenti dei vaccini per queste patologie, ma questi vaccini commerciali sono utili per i conigli domestici, sia d’affezione che d’ allevamento,ma risultano inefficaci sul coniglio selvatico per le grandi difficoltà che comporta la vaccinazione di animali selvatici in campo. La copertura umorale dei farmaci inoltre dura solo circa 6 mesi, trascorso questo periodo è necessario un richiamo. La ricattura di un un coniglio precedentemente vaccinato, al fine di effettuare il richiamo, è praticamente impossibile. Inoltre non vi è nessuna trasmissione dell’immunità di conigli vaccinati alla prole. L’RHDV2 colpisce anche i coniglietti di poche settimane. Lo stress da cattura poi condiziona fortemente la risposta del sistema immunitario, rendendo vana nella maggior parte dei casi la vaccinazione. Tutte queste informazioni sono frutto delle iniziative risultanti fallimentari in molti paesi europei che hanno tentato anni fa questa strada ritenuta la più semplice, ma anche la più fallimentare. Con i vaccini commerciali la specie in senso lato non ne beneficia. In passato anche tanti cacciatori, sia in Italia che nel resto d’Europa, specialmente in Francia e Spagna, pensavano di risolvere il problema semplicemente vaccinando e immettendo conigli vaccinati, ma tutti gli sforzi sono stati vani e costosi. Ogni anno erano costretti al “vaccina e lancia”.”vaccina e lancia” senza apportare nessun beneficio alla specie. Essendo noi in un’isola nel Mediterraneo, dove il coniglio è un animale presente, ed è stato sempre presente ovunque, con grandissimi numeri, a livello genetico noi potremmo dare un importante contributo alla ricerca scientifica. Ancor di più ora, che l’Istituto Zooprofilattico ha avviato questa campagna. A livello epidemiologico l’ideale sarebbe raggiungere un numero sufficiente di campioni dislocati su scala regionale. E’ importantissimo lo studio dell’organo bersaglio dei virus: il fegato. I vaccini commerciali sono tutt’oggi ottenuti da preparati di fegato di conigli malati, ed il virus viene inoculato vivo nei conigli sani per indurre una risposta antigenica. La ricerca si sta spostando sullo sviluppo di moderni vaccini ricombinanti ma per la creazione dei farmaci adatti occorre avere maggiori informazioni sul nostro coniglio. In Sardegna, mai nulla di tutto ciò è stato fatto, ed è questo il momento di agire, perchè tra qualche anno con l’evoluzione dei virus e l’arrivo di quelli nuovi liberati dall’alta parte del mondo, potrebbero mancare anche i conigli da analizzare. Lo studio avrebbe un grande valore, specialmente se si avvia una collaborazione con tutti i paesi europei che stanno investendo nella ricerca per trovare una soluzione duratura ed efficace per questo selvatico, fondamentale per la salute dei nostri ecosistemi e per la biodiversità.

      • ottobre 19, 2019 alle 3:18 pm

        tutto davvero molto bello, ma – a parte il fatto che tali “nobilissime” intenzioni sono saltate fuori solo quando il T.A.R. ha sospeso la caccia al Coniglio selvatico – mi pare che sia tutto frutto di solipsismo esasperato.

        Visto che sei una persona intelligente, repatita iuvant.

        … alla “bontà” dell’Assessorato regionale della difesa della caccia e delle associazioni venatorie che desiderano evitare che i Conigli selvatici si ammalino ammazzandoli ci crediamo molto poco.

        Anche i giapponesi cacciano le Balene per “nobilissimi” motivi scientifici.

        Se così fosse, non sarebbe stata adottata nel calendario venatorio una previsione ad mentula canis come quella che prevede un carniere potenziale di quasi 900 mila Conigli selvatici.

        Sarebbe stato proposto un prelievo commisurato sulla base delle precise richieste dell’Istituto Zooprofilattico sotto il profilo sanitario, cosa che non è avvenuta nemmeno lontanamente.

        Così come non sono stati resi pubblici i censimenti – ben parziali (effettuati su circa l’11% del territorio aperto alla caccia, sbaglio?) – di Lepre sarda e di Pernice sarda, pur di consentirne la caccia senza “rotture di scatole”.

        Tutta questa “buona volontà” dell’Assessorato regionale della difesa della caccia e delle associazioni venatorie non la vediamo proprio.

        A questa “chiusura” non possiamo che replicare in sede giurisdizionale, come già fatto in passato e come continueremo a fare, se non vi saranno cambiamenti.

        La fauna selvatica è patrimonio di tutta la collettività, non di una minoranza venatoria sostenuta da una parte politica ben attenta ai riscontri elettorali.

        Stefano Deliperi

        P.S. e ora non iniziare a parlare delle benefiche virtù del piombo per via venosa (per i Conigli, ovviamente) perchè altri commenti simili, ben più che ripetitivi, non saranno pubblicati 🙂 🙂 🙂

      • M.A.
        ottobre 19, 2019 alle 4:09 pm

        Non direi, anche perchè nel calendario deliberato, e successive integrazioni, è stato inserito e specificato da subito la consegna dei visceri dei lagomorfi abbattuti alle ASL in virtù del coinvolgimento dell’IZS. Lo scopo del coinvolgimento dell’IZS è questo. E’ sempre stato così e non è emerso niente dopo il TAR. Ripeto, cacciare i conigli oggi non è far carniere,(ci sono tantissime altre forme di caccia che ti consente di far ciò) ma è quello di cercare di fornire campioni all’IZS sfruttando il coinvolgimento della categoria. Ricerca di cui ne beneficieranno TUTTI. Il carniere “fantasioso” concesso dal CRF, e che voi a vostre ragioni avete impugnato , è un carniere totalmente simbolico. 3 conigli a cacciatore a giornata, e 25 stagionali, sono ben oltre le possibilità della maggior parte dei pochissimi praticanti. Ti dico questo perchè penso che anche tu sia una persona intelligente. Dimostrate da che parte siete, se avete capito l’entità del problema. Per il resto, perchè parziali? ISPRA stabilisce il raggiungimento del 10% del territorio censito per consentire la standardizzazione dei dati su tutto il territorio regionale. Non è “solo” l’11%. I censimenti faunistici, che io sappia, si fanno su territori campione e sono delle stime. Non si censisce palmo a palmo ogni singolo ettaro di superficie cacciabile ed è impossibile avvistare ogni animale presente. Stiamo parlando di fauna selvatica. Sinceramente vi ringrazio, nonstante due anni di chiusura imposta, tramite il vostro impegno, i vostri ricorsi, avete smosso una situazione totalmente inchiodata dal lassisimo politico. In futuro, grazie a voi, sarà possibile avere dati, e con i dati si potranno valutare la “salute faunistica” laddove viene esercitato il prelievo venatorio, e in tutte quelle zone di protezione dove la caccia non viene praticata. Potremmo capire, se realmente il piombo o la doppietta rappresentano un problema, o se per la fauna e la biodiversità è peggio la non gestione e l’abbandono della Natura a se stessa.

        Buona serata.

      • ottobre 19, 2019 alle 4:31 pm

        no, mi dispiace ma non è così. troppo comodo parlare di “un carniere totalmente simbolico”.

        L’atto impugnato permette a TUTTI i 36 mila cacciatori di sparare fino a 25 Conigli selvatici per stagione.

        Ripeto per l’ennesima volta (poi basta davvero): se l’intenzione fosse stata realmente solo quella di “aiutare” la popolazione sarda di Coniglio selvatico attraverso la ricerca scientifica dell’Istituto Zooprofilattico, sarebbe stato proposto un prelievo commisurato sulla base delle precise richieste dell’Istituto Zooprofilattico sotto il profilo sanitario, cosa che non è avvenuta nemmeno lontanamente.

        Affermare il contrario sarebbe come dire che la caccia al Cinghiale viene autorizzata solo per combattere la peste suina africana.

        Chi caccia il Coniglio lo fa per spararlo e per prenderlo, il resto è banale contorno. Nessun sacrificio del povero cacciatore per la scienza, lo sai benissimo.

        Così il censimento su una minima parte del territorio aperto alla caccia non è certo sufficiente per fare stime accurate, lo afferma bene l’I.S.P.R.A. e, una volta tanto, l’Assessorato alla difesa della caccia l’ha recepito, tant’è che nelle Riserve di caccia autogestite che non hanno svolto i censimenti o che non hanno raggiunto la densità minima di Lepri sarde e di Pernici sarde la caccia a Lepri e Pernici non è stata autorizzata con grande arrabbiatura dei soci di quelle Autogestite (30-40% dei cacciatori), che non si sono potuti sacrificare per la scienza nemmeno nel c.d. territorio libero 😉

        Fare seriamente i censimenti faunistici è il minimo indispensabile per ogni decente decisione contenuta in un calendario venatorio.
        In assenza è solo stupido, controproducente e illegittimo autorizzare la caccia.

        E se questa cosa entrerà finalmente e definitivamente nel modo d’agire della Regione autonoma della Sardegna si dovrà esclusivamente ai tanti ricorsi ecologisti vinti in sede giurisdizionale, non certo grazie alle associazioni venatorie che tanto blaterano di tutela ambientale ma poco o nulla han fatto e fanno in proposito, ferme nel loro opportunistico interesse egoistico.

        Buona serata..e buona caccia (che non guasta) 🙂

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 19, 2019 alle 5:02 pm

        “Affermare il contrario sarebbe come dire che la caccia al Cinghiale viene autorizzata solo per combattere la peste suina africana”. Ma veramente? 🙂
        Hai affermato bene. La caccia al cinghiale in virtù di un provvedimento sanitario, viene concessa esclusivamente in deroga ai soli cacciatori referenti. L’autorizzazione della caccia al cinghiale è finalizzata alla lotta della PSA. Il contributo dei cacciatori è stato fondamentale, e del tutto volontario, con costi a proprio carico (celle frigo, fossa ) ed impegni, consegna provette alla ASL, macellazione dei capi dopo l’esito dei referti etc. etc.

        “Chi caccia il Coniglio lo fa per spararlo e per prenderlo, il resto è banale contorno. Nessun sacrificio del povero cacciatore per la scienza, lo sai benissimo.” Chi caccia il coniglio da un contributo importantissimo alla ricerca. Dal momento che l’ha ammazzato ed è commestibile, che fa dopo? Lo butta e lo ammazza per consegnare un fegato ai veterinari?
        Sono patologie che devono essere affrontate allo stesso modo, e il coinvolgimento di tutti noi è fondamentale.

        Chiudo anche io il discorso.

        P.S. permettimi però un’ ultimissima curiosità: come mai lo chiamate Assessorato della difesa della caccia?? 😀 Siete allergici agli Assessori della difesa dell’Ambiente? 😀 😀 Ricordo i post e i commenti dell’anno scorso sul precedente assessorato di centrosinistra, che è arrivato fino al Consiglio di Stato per difendere il calendario venatorio prendendo poi una sonora batosta.. 😀 😀

      • ottobre 19, 2019 alle 5:26 pm

        …abbi pazienza, lo sai bene che Cinghiale o Coniglio che sia li cacciate perchè volete cacciarli, non certo perchè volete fare un favore alla scienza, il resto (il contributo alla lotta alla peste suina africana) è una conseguenza, un contorno.

        Non è certo la ragione fondamentale. Nessun cacciatore è stato “obbligato” alla caccia al Cinghiale e lo sai bene.

        Quanto all’Assessore Lampis è lui stesso che vuol apparire dalla stessa parte dei cacciatori (con tanto di sottotitolo “ora lavoriamo insieme, regione e associazioni venatorie, alla difesa del calendario nelle aule dei tribunali”: https://www.facebook.com/1755297548055992/videos/1356525534513529/

        E che ci possiamo fare? 🙂

        Per noi non cambia nulla, lo riconosci anche tu: il precedente Assessore Spano ha perseverato nelle batoste reiteratamente fino al Consiglio di Stato (più volte). Spero davvero che l’attuale Assessore abbia maggiore buon senso, vedremo…

        Stefano Deliperi

      • pietro paolo
        ottobre 19, 2019 alle 7:37 pm

        compagni un informazione per cortesia, la data esatta della riunione annuale del Politburo del GrIG, abbiamo già la conferma di Kim Jon Un? ricordiamoci di fare le prove per l’applauso ritmato che l’anno scorso non è venuto molto bene…. sigh
        solo gli egoisti non capiscono che si puo’ lottare per una causa giusta senza interessi se non quello dell’ideale stesso,
        inutile che cercate etichette da affibiarci qui non le trovate qualunque sia la storia personale degli attivisti del GrIG ci unisce solo la salvaguardia del nostro pianeta a 360 gradi.
        ps
        “contrordine compagni” !!!
        niente caccia al coniglio selvatico.

      • ottobre 19, 2019 alle 9:51 pm

        😛 😛 😛

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