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Come affrontare le emergenze determinate dal dissesto idrogeologico: in Val Bregaglia (Svizzera) e sul Rio San Girolamo (Capoterra, Poggio dei Pini).


Capoterra, progetto viadotto Poggio dei Pini

La disastrosa alluvione dell’autunno 2008 nel territorio comunale di Capoterra (Città metropolitana di Cagliari) è stata, in realtà, una calamità innaturale determinata dalla pesante cementificazione del territorio.

Fra i tanti interventi di mitigazione del rischio, la struttura del solito (in queste tristi circostanze, abituali per il Bel Paese) Commissariato emergenziale (in pratica l’Assessorato dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna) ha previsto un mega-viadotto sul Rio San Girolamo, nella zona di Poggio dei Pini.

Un’opera pubblica tanto brutta, quanto impattante e, soprattutto, quanto dispendiosa (oltre 7 milioni di euro), frutto di un progetto preliminare predisposto dalla Metassociati s.r.l., società di progettazione la cui attività è attualmente oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica di Oristano.

Il Consiglio comunale di Capoterra si è espresso all’unanimità (fatto non consueto) in termini assolutamente contrari (deliberazione Consiglio comunale n. 18 del 7 marzo 2016), ma in pieno agosto 2017 è stato pubblicato il bando per la predisposizione del progetto definitivo ed esecutivo.

Ma questo è l’unico modo per temperare il rischio idrogeologico?

In Val Bregaglia (Svizzera) han fatto diversamente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Bondo (Val Bregaglia), effetti della frana (agosto 2017)

 

Grandi ponti o piccoli rilevatori? Così la Svizzera affronta l’emergenza.

Sì, si può fare. Esiste un’alternativa al megaponte sul rio San Gerolamo. Un’alternativa meno devastante rispetto al progetto che la Regione vuole imporre per mettere in sicurezza la strada a monte del lago di Poggio dei Pini.

La conferma arriva dalla Svizzera, dove una situazione di grave dissesto idrogeologico viene gestita senza ricorrere a devastanti interventi sul territorio. Nel Cantone dei Grigioni, a breve distanza dal confine con l’Italia, un intero costone si è staccato (agosto 2017) dal fronte settentrionale del Pizzo Cengalo provocando una gigantesca frana che ha investito la Val Bregaglia. Quattro milioni di metri cubi di massi, ghiaia e terra sono precipitati a valle e, incontrando l’acqua dei torrenti, sono diventati una marea limacciosa che ha travolto alberi, case, strade e ogni altro ostacolo. Conosciamo bene cosa significhi tutto ciò.

Anche se le cause sono completamente diverse, gli effetti della frana sono stati molto simili a quelli provocati dall’alluvione di Capoterra del 2008. Per avere ben chiaro cosa è successo, guardate questo video di 2 minuti su You Tube che raccoglie i principali filmati riversati sul web.

Ma torniamo alla storia di Pizzo Cengalo. Da alcuni mesi venivano segnalati piccoli movimenti franosi nel versante svizzero della montagna (la cima, 3367 metri, è sul confine con l’Italia) e le autorità elvetiche, per mettere in sicurezza la zona, hanno dato attuazione alle procedure previste quando si verificano situazioni di grande rischio idrogeologico.

No, non hanno messo in cantiere viadotti arditi, non hanno bloccato le strade e non hanno fatto evacuare i paesi vicini. Hanno posto sul terreno una serie di rilevatori e hanno tenuto sotto costante monitoraggio l’area di frana. Niente di eccezionale, sono tecniche di telerilevamento ben conosciute e applicate più volte anche a casa nostra.

Quando la grande frana è arrivata, i rilevatori hanno dato l’allarme in tempo reale e hanno fatto scattare i semafori posti su tutte le strade che potevano essere coinvolte. In questo modo, gli abitanti e i turisti che si trovavano a Bondo, Promontogno, Sottoponte e Spino si sono potuti mettere in salvo mentre le auto sono state bloccate lontano dall’area investita dalla frana. Ci sono otto dispersi, è vero, ma si tratta di escursionisti che percorrevano un sentiero sotto la montagna, nella gola dove si è incanalata la valanga di massi.

In queste situazioni, purtroppo, non ci può essere prevenzione che tenga. Altra possibile obiezione: potrebbe essere un’area facile da monitorare, una valle isolata, abitata da poche centinaia di persone. Niente di tutto ciò. La Val Bregaglia si immette nel lago di Como e collega la Lombardia con alcune delle più note località turistiche della Svizzera. La frana ha interrotto la Strada Principale (l’equivalente delle nostre strade statali) che attraversa l’Engadina e consente di raggiungere St. Moritz, distante appena 36 chilometri.

In Svizzera, un semplice impianto di monitoraggio ha consentito di porre in sicurezza cinque paesi e una importante via di comunicazione che assorbe una mole di traffico certamente superiore a quella che si registra a Poggio dei Pini.

Capoterra, progetto viadotto Poggio dei Pini

Nella nostra Sardegna, l’Assessorato regionale ai Lavori Pubblici vuole mettere in sicurezza una strada periferica sostituendola con un ponte autostradale il cui costo iniziale è di 7 milioni di euro. Un viadotto che gli abitanti del posto non vogliono e che lo stesso Consiglio comunale di Capoterra ha respinto.

Più volte è stato chiesto di ridurre drasticamente le dimensioni del nuovo ponte che si vuole costruire e di monitorare il territorio posizionando una serie di pluviometri (uno esiste già) che, in caso di forti piogge, attivino il segnale di pericolo. Scienza e logica imporrebbero tra le due soluzioni quella meno impattante ed enormemente meno costosa che garantisce eguale sicurezza, ma i deboli segnali di apertura al dialogo si sono interrotti con l’uscita di scena dell’assessore Maninchedda.

Il suo successore, l’ing. Balzarini, già Direttore generale dello stesso Assessorato, non pare disposto a mettere in discussione decisioni prese da altri e ha rimesso in corsa il progetto contestato. Talvolta i limiti della ragione sfuggono persino alla ragione.

Angelo Pani

 

Capoterra, Rio S. Girolamo, serre travolte dalle alluvioni (1999, 2008)

(foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

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  1. Renzo Barighini
    agosto 30, 2017 alle 5:17 pm

    Otto paralleli ci dividono dalla Svizzera. Come colmarli?

  2. Giuseppe Congiu
    settembre 9, 2017 alle 12:53 pm

    In questa fase cosa è possibile fare per scongiurare la costruzione di questo inutile, dispendioso e orrendo viadotto?

  3. ottobre 25, 2017 alle 2:44 pm

    da L’Unione Sarda, 24 ottobre 2017
    Ponte di Poggio dei Pini, Sgarbi contro la Regione: “Progetto ridicolo”. (Ivan Murgana): http://www.unionesarda.it/multimedia/articolo.aspx?id=659024

  1. agosto 30, 2017 alle 7:42 am

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