Il piano faunistico-venatorio sardo va modificato.


Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra sono intervenute (30 settembre 2016) con uno specifico atto nella procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) relativa al piano faunistico-venatorio regionale.

Infatti, a distanza di 23 anni dalla legge nazionale sulla caccia (art. 10 della legge n. 157/1992 e s.m.i.) e a 17 anni dalla legge regionale sarda sulla caccia (artt. 19 e ss. della legge regionale n. 23/1998 e s.m.i.), finalmente, la Giunta regionale ha avviato la procedura di approvazione del piano.

Con la deliberazione n. 66/28 del 23 dicembre 2015 si è avuta, infatti, l’adozione del piano.

Merlo femmina (Turdus merula)

Merlo femmina (Turdus merula)

Delibera del 23 dicembre 2015, n. 66/28 [file .pdf]
Adozione del Piano Faunistico Venatorio Regionale e degli elaborati connessi alla Valutazione Ambientale Strategica ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. L.R. n. 23/1998.

Tuttavia, soltanto in pieno periodo estivo, tanto per cambiare, è stata avviata la fase di consultazione pubblica prevista nell’ambito della procedura di V.A.S.: la notizia di avvenuto deposito è stata pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 37 del 11 agosto 2016 (Parte I e II).   I 60 giorni per l’inoltro di atti di “osservazione” scadono, quindi, l’11 ottobre 2016.

Il piano faunistico-venatorio regionale ha quale obiettivo la conservazione delle specie faunistiche e la regolamentazione del prelievo venatorio in base alle effettive consistenze faunistiche. Individua areali, stato faunistico, vegetazione degli habitat, dinamica delle popolazioni faunistiche, indicando gli interventi volti al miglioramento della fauna e degli ambienti.

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Sono così state avviate le necessarie procedura di V.A.S. e di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.): l’assenza di quest’ultima quantomeno sul calendario venatorio annuale regionale ha portato le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra a ricorrere in sede comunitaria contribuendo – insieme a vari altri casi – all’apertura della procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI da parte della Commissione europea “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) in aree rientranti in siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e zone di protezione speciale (Z.P.S.) componenti la Rete Natura 2000, individuati rispettivamente in base alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora e la direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica.

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

Numerose le “osservazioni” presentate, in particolare riguardo la conferma del legame cacciatore – territorio, necessario per legge e giurisprudenza costituzionale in quanto facente parte del “nucleo minimo di tutela della fauna selvatica vincolante per le Regioni” e le Province autonome” (Corte cost. n. 142/2013; Corte cost. n. 4/2000), l’esclusione dall’ammissione al regime di “caccia controllata” dei cacciatori non residenti in Sardegna oltre a quelli già autorizzati, l’ampliamento delle aree di divieto di caccia :

* è stato chiesto l’ampliamento della superficie agro-silvopastorale dove sia posto il divieto di caccia: infatti, al 2014 la superficie agro-silvo-pastorale del territorio regionale sottratta alla caccia (parchi nazionali, parchi naturali regionali, riserve naturali, oasi permanenti di protezione faunistica e cattura, zone temporanee di ripopolamento e cattura) è risultata pari a ettari 193.298,2, cioè solo l’8,4%, “nettamente al di sotto della soglia minima prevista dalla normativa nazionale e regionale, che individuano nel 20-30% di S.A.S.P. a tutela della fauna selvatica”.  Da ciò, “di conseguenza, il primo obiettivo inerente la pianificazione territoriale della gestione faunistico-venatoria non poteva prescindere dallo sforzo di individuare dei nuovi ambiti territoriali da destinare alla protezione della fauna”, come riconosce la stessa proposta di piano[1];cartello divieto di caccia

* al 2014, la superficie occupata da istituti di gestione venatoria (aziende agrituristico venatorie, zone in concessione ad autogestite di caccia, zone di addestramento cani) è risultata pari a ettari 287.201,39, cioè l’11,93%.  Complessivamente la superficie agro-silvo-pastorale formalmente aperta alla caccia è risultata pari a ettari 2.115.252,99, cioè il 91,37%;

* secondo i dati riportati dalla proposta di piano faunistico-venatorio (p. 210-212), i cacciatori in Sardegna risultano essere complessivamente 35.987, di cui 35.454 residenti e 528 provenienti da altre Regioni, con una densità di 1 cacciatore ogni 67 ettari di superficie agro-silvo-pastorale (stagione venatoria 2012-2013);cartello divieto di caccia - fondo chiuso

* in base alle normative regionale e nazionale, la proposta di piano faunistico-venatorio ha individuato 16 ambiti territoriali di caccia (A.T.C.) + Isola di S. Pietro + Isola di S. Antioco, cioè due A.T.C. per ognuna delle 8 Province già esistenti. In seguito all’entrata in vigore della legge regionale n. 2/2016 di riordino del sistema degli Enti locali in Sardegna sono attualmente esistenti la Città metropolitana di Cagliari e, fino a eventuali modifiche in conseguenza dell’esito del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016, le Province di Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna.   In proposito dovrebbero esser ridisegnati numero e territori degli A.T.C., nonché composizione degli organi direttivi degli A.T.C.;

* i dati relativi ai prelievi faunistici appaiono palesemente carenti per stessa ammissione della proposta di piano faunistico-venatorio, con tendenza alla diminuzione della Lepre e della Pernice sarda, al contrario del Cinghiale, mentre apparirebbero stabili gli abbattimenti del Coniglio selvatico.   La scarsità di dati in merito alla consistenza delle popolazioni appartenenti alle specie faunistiche oggetto di caccia appare menomare qualsiasi effettiva valenza delle scelte programmatorie;

* la parte della proposta di piano faunistico-venatorio concernente i danni causati all’agricoltura dalle specie di fauna selvatica appare superata dal Report “Danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna, predisposto dallo stesso Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna;

Sardegna, incendio

Sardegna, incendio

* la mancanza di dati affidabili sulle effettive consistenze delle popolazioni appartenenti alle specie faunistiche oggetto di caccia, la persistente incidenza negativa sistematicamente rappresentata ogni anno dagli incendi[2], la presenza degli altri fattori negativi (inquinamenti, antropizzazione del territorio, ecc.) comporta, in applicazione del  principio di precauzione[3], la necessità di non aumentare in alcun modo la pressione venatoria, sia riguardo il numero dei cacciatori ammissibili nell’Isola, sia riguardo giornate (giovedi e domenica) e numero di giornate di caccia nella stagione venatoria.

Un contributo notevole per una migliore pianificazione faunistico-venatoria.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

 

_____________________

[1] la superficie totale della Sardegna è di ettari 2.408.361,71, mentre la superficie agro-silvo-pastorale è di ettari 2.314.798,19, pari al 96.1%. altre aree ove vige il divieto di caccia sono i poligoni militari (ettari 24.003,35), le colonie penali all’aperto (complessivamente ettari 6.247, di cui 2.775 Is Arenas, 772 Isili, 2.700 Mamone), i fondi chiusi cartografati.

[2] Anche quest’anno i dati provvisori indicano in 2.495 gli incendi per circa 11.600 ettari di terreni percorsi dal fuoco, dei quali 3.000 ettari di boschi (fonte R.A.S.).

[3] artt. 191 del TFUE, art. 174, par. 2, del Trattato CE, art. 301 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.

 

Daini (Dama dama)

Daini (Dama dama)

 

La Nuova Sardegna, 3 ottobre 2016

La Nuova Sardegna, 3 ottobre 2016

(foto Raniero Massoli Novelli, J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. M.A.
    ottobre 3, 2016 alle 8:21 am

    Bene Grig!
    1) del ripopolamento con l’utilizzo delle lepri e pernici prodotte dell’Ente Foreste che ne pensi?
    2) le autogestite che assolvono al legame cacciatore-territorio?

    La pianificazione venatoria, ossia la distribuzione di doppiette in base alla consistenza faunistica, è specie-specifica, o meglio riguarda la selvaggina stanziale e non la migratoria.
    Solo con la selvaggina stanziale (lepre, pernici, conigli e cinghiali) si possono fare degli interventi di gestione in funzione dei cacciatori (ripopolamenti, miglioramento habitat, con colture a perdere etc.)
    Viceversa per la selvaggina migratoria che è indipendente da ogni forma di gestione, la sua presenza è esclusivamente in funzione dell’etologia della specie.
    Cosa significa? Come un’anatra per sua natura andrà a cercare cibo e rifugio in uno stagno, un colombaccio o una beccaccia andranno a cercare cibo e rifugio in un bosco. La creazione di stagni e boschi esula dalla gestione e poiché molti ATC ne sono sprovvisti il legislatore ha concesso il nomadismo venatorio per la migratoria, come normale e naturale che sia, e com’è tuttora.
    Come ho detto varie volte, è impensabile per chi vive tra le carciofaie cacciare animali, inseriti nel calendario venatorio, che per forza di causa maggiore non ci sono e che l’ambito a cui paga per esercitare la caccia non può offrire.

    Oggi il legame cacciatore territorio esiste già.
    In Sardegna, esistono 377 comuni sardi, quasi tutti i comuni sardi possiedono una zona autogestita di caccia, dove i cacciatori residenti si iscrivono principalmente per cacciare la caccia al cinghiale, ma la legge indirettamente gli obbliga ad esercitare la caccia alla nobile stanziale esclusivamente all’interno delle zone autogestite.
    Nel nuorese, in molti comuni, tutti i cacciatori del territorio si trovano legati ad una autogestita, in quanto essendo la caccia al cinghiale la caccia per eccellenza, e le squadre locali battono esclusivamente a rotazione all’interno delle suddette aree, quindi se i cacciatori non si vincolano a suddette aree non possono cacciare.
    Con gli ATC sarebbe la stessa identica cosa, il cacciatore è legato alla caccia nobile stanziale per le giornate concesse, e poi la caccia alla migratoria libera in tutta la regione.
    La differenza sta che queste riserve comunali sarebbero eliminate e si crea una riserva a livello provinciale di dimensioni notevoli. Se le autogestite non sono state mai eliminate e gli ambiti non sono mai partiti è proprio grazie al fatto che i cacciatori ci sono molto legati per le battute di caccia al cinghiale in quanto sono delle riserve di caccia a livello comunale accessibili ai soli soci, garantendo l’esclusività delle zone vocate al cinghiale ai soli residenti.

    La nobile stanziale, si è evoluta in funzione della industrializzazione del territorio. Non solo le fabbriche, ma anche gli stessi ovili in Sardegna sono diventati delle industrie altamente inquinanti. L’uso del glifosfato, pesticidi ed erbicidi, ha drasticamente ridotto la selvaggina, in quanto non trova un territorio ospitabile e fonte di nutrimento. Le pernici non si trovano dove si trovavano 30 anni fa, in virtù di questo. In montagna però la situazione è diversa. Per trovare le pernici servono dei bravissimi cani, e specialmente gambe, tante GAMBE. I signori anziani che accusano la carenza della specie, specialmente nel nuorese, sono abituati a cacciare le pernici in quei territori deturpati da strade, fabbriche e pastorizia selvaggia, e vorrebbero la caccia facile di un tempo. Sono quelli che alle 9:00 sono nei bar a ricordare i vecchi tempi, e che da anni e per tradizione nel mirino del fucile hanno sempre e solo visto il cinghiale.
    Personalmente io pernici ne ho trovato e non poche.
    Discorso a parte per il coniglio.
    Le lepri negli ultimi anni stanno aumentando in quanto stanno colonizzando areali una volta occupati dal suo competitore naturale: il coniglio. Laddove il coniglio era diffuso massicciamente la lepre scarseggiava, ma colonizzava gli areali dove il coniglio non era presente. per esempio pianure del Campidano prive di siepi o nascondigli naturali per i roditori. In Gallura, per esempio, il coniglio è sempre stato poco diffuso ma le lepri invece sono sempre state consistenti. Il coniglio negli ultimi anni ha avuto una drastica diminuzione a causa di due virus letali (mixomatosi e malattia emorragica virale) decimandolo in ogni dove. Laddove è calato il coniglio, si è insediata nuovamente la lepre. La selvaggina non si estingue per il “saturnismo venatorio”, la selvaggina si evolve in funzione della modificazione degli habitat, ed in funzione delle interazioni con le altre specie. I conigli diminuiscono e la lepre aumenta, le pernici spariscano dai pascoli in virtù delle sostanze chimiche e dall’antropizzazione del territorio, riuscendo a conservare una consistenza importante nelle montagne fitte e nei rocciai, dove non arrivano gli ungulati. Discorso a parte per i cinghiali che iniziano a colonizzare aree a dir poco impensabili, facendo man bassa di ciò che trovano, vigne, coltivi, brigate di pernici e leprotti compresi.

    Il piano faunistico venatorio, NON considera come aree escluse alla caccia, le strade e le aree industrializzate la percentuale del territorio destinato all’attività venatoria è inferiore da quella indicata nell’articolo.
    Se voi volete creare dei parchi e delle riserve naturali nelle zone limitrofe di queste aree per favorire il ripristino ambientale e il recupero faunistico, nessuno oserebbe opporsi.

    Mi fa piacere vedere che siete coscienti della densità venatoria presente in Sardegna
    1 cacciatore sardo su 67 ettari, contro la densità venatoria imposta dalla !57/92 1 cacciatore su 19 ettari. A parità di ettari possiamo ospitare altri 2 cacciatori per saturare il territorio così come dice la 157/92 Facendo si che i cacciatori in sardegna passino dai 35.987 a circa 100000. (3 volte tanto!)

    • ottobre 3, 2016 alle 10:43 pm

      qualsiasi ripopolamento presume la tendenza all’estinzione di una specie faunistica in un certo territorio.
      E’ sintomo di un pesante squilibrio ecologico.
      Le autogestite, in parte, hanno assolto al legame cacciatore-territorio, ma non certo al legame di “ogni” cacciatore con un determinato territorio.
      La lotta concreta contro i distruttivi fattori di degrado ambientale (inquinamento, urbanizzazione, ecc.) è prerogativa esclusiva, purtroppo, solo di alcune associazioni ecologiste.
      Le associazioni venatorie su questo terreno penosamente latitano.

      Stefano Deliperi

      ___________________________________________________

      dal sito web istituzionale Sardegna Ambiente
      Valutazione ambientale strategica del Piano Regionale Faunistico Venatorio. Estensione fase di consultazione. (http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=318906&v=2&c=4807&idsito=18)

      Il Servizio Valutazioni Ambientali informa che con avviso pubblicato sul BURAS n. 45 del 29.09.2016 (Parte I e II) è stato prorogato di ulteriori 20 giorni il termine entro il quale presentare osservazioni al Piano Regionale Faunistico Venatorio. Eventuali osservazioni pertanto dovranno pervenire entro il 30 ottobre 2016.
      Il Piano, il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica e i relativi allegati sono consultabili sul sito web della Regione o sul portale SardegnaAmbiente, ai seguenti link:
      https://www.regione.sardegna.it/j/v/66?v=9&c=27&c1=&n=10&s=1&mese=201512&p=4
      http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=316430&v=2&c=4807&idsito=18
      Le osservazioni dovranno essere trasmesse all’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente – Via Roma, 80 – 09123 Cagliari –
      Indirizzo email difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it.

  2. M.A.
    ottobre 4, 2016 alle 11:23 am

    Eppure Deliperi esistono dei centri regionali deputati alla produzione di fauna selvatica gestita dall’Ente Foreste in cui lavorano da anni numerosi operai e specialisti del campo. Producono migliaia di capi ogni e puntualmente muoiono dentro le voliere o le gabbie. La qualità genetica è indiscutibile, in quanto non si parla di produttori privati di selvaggina che pur di far lucro mascherano un pollo con le penne di una pernice, ma un Ente Regionale. Ciò che manca è burocrazia e volontà politica, ed interessi ambientalisti e venatori. Sai bene che più selvaggina significa, più danni alle colture e indirettamente più giornate di caccia dedicabili alla specie in questione, e ciò fa storcere il naso a chi non vede di buon occhio la caccia. Ma una riqualificazione della biodiversità del territorio in virtù dei cambiamento climatici, paesaggistici e antropici degli ultimi due decenni è fattibilissimo indipendentemente dall’attività venatoria. Per chi non lo sapesse in Sardegna nelle varie province esistono delle “zone di ripopolamento e cattura” di durata temporanea ove la caccia è cambiata. Lo scopo di queste aree è il ripopolamento della selvaggina, la cattura e la reintroduzione nelle aree carenti. Molte di queste zone non hanno mai funzionato, sono ancora chiuse da decenni e diventate porcilaie per cinghiali e covi di volpi, animali che negli anni hanno fatto man bassa del resto. In Campidano invece molte aree sono state chiuse, ma con l’antropizzazione e con le “fabbriche verdi” (ovili e agricoltura intensiva) spogliate dalla macchia e desertificate, formando dei campi da golf, ove oltretutto regnano foreste di eucalyptus risalenti ai primi anni ’70, piante “ciuccia acqua” che in Sardegna, terra soggetta ad una forte siccità nei mesi estivi, non ho mai capito la loro funzione, quando già la nostra macchia mediterranea, gestita a dovere, offriva legna e barriere frangivento.
    Queste zone, nonostante la caccia sia vietata, sono più sterili delle zone soggette ad attività venatoria. In ultimo, ma non ultimo, la trasformazione dell’agricoltura negli ultimi anni. Oggi la nuova tendenza è la semina su sodo. Per chi non la conoscesse si tratta di una tecnica che non prevede l’aratura ma una macchina “spara” pianta direttamente il seme nel terreno. Se da una parte ciò ha degli effetti positivi, in quanto dopo decenni e decenni di sfruttamento intensivo del suolo si lascia il tempo di ricreare le condizioni ideali, dall’altra non ribaltando il suolo e quindi eliminando molti semi di piante infestanti, si deve ricorrere ad un massiccio di erbicidi, sostanze che fanno ingiallire l’erba, e che sicuramente non giovano alle specie di cui se ne cibano, e che tramite processi di biomagnificazione chissà che non giungano anche a coloro che stanno in cima alla catena alimentare (uomo)….
    Tornando a noi perchè non proviamo a gestire le zone di ripopolamento e cattura delle province con progetti pilota, utilizzando la fauna prodotta dall’Ente Foreste per il ripopolamento in queste aree?? Perchè non studiare e favorire un ripristino della biodiversità per dare un valore aggiunto anche alle produzioni agricole??
    Tutti i progetti si muovono in quel vero lì. La componente “verde” dei pagamenti diretti, meglio conosciuta come “greening”, sarà la vera novità della Pac. Si tratta di ripristino ambientale, e sono pari al 40% del contributo stanziato.

    N.B. se in zone ove la caccia è vietata come queste zone di ripopolamento e cattura si appura tramite censimenti effettuati da esperti che ci sono 350 volpi e 1500 cornacchie, l’uso palliativo del piombo è indispensabile! in quanto un eventuale ripopolamento servirebbe solamente per trasformarli rispettivamente 700 e 3000 nel giro di poco tempo.
    Questo significa “gestione”.

  3. Mara
    ottobre 5, 2016 alle 12:12 pm

    Per una volta sono d’accordo con M.A.: cosa si aspetta a eradicare completamente gli eucalipti bastardi dai terreni sardi? Consumano solo acqua preziosa e sono pessimi anche come legna da ardere. E già che ci siamo… iniziamo a eliminare i 528 cacciatori “continentali” 🙂

  4. M.A.
    ottobre 11, 2016 alle 11:55 am

    Grig mi stavo leggendo il Piano Fuanistico Venatorio Regionale,
    Le Associazioni venatorie e le associazioni naturalistiche e di tutela degli animali, riconosciute. (voi da quest’anno siete riconosciuti vero??) ed operanti in Sardegna, che ne fanno richiesta, possono accedere ai contributi previsti dall’art. 94 della L.R. 23/1998, per le attività di vigilanza, organizzative ed educative inerenti la gestione della fauna selvatica e degli habitat.
    Il contributo è pari al 5% (2,5% per le associazioni venatorie e 2,5% per le associazioni
    naturalistiche e di tutela degli animali) della tassa di concessione regionale per l’esercizio
    della caccia in Sardegna corrisposta dai cacciatori.
    Ergo, se dovessero approvare il Piano faunistico regionale indirettamente diventiamo Soci?? 🙂 😉

    • ottobre 11, 2016 alle 3:43 pm

      bisogna vedere se andremo a chiedere quei soldi. Dubito 😉
      Invece vorrei sapere che fine fanno i 4 milioni di euro che ogni anno prendono le associazioni venatorie in base alla legge n. 157 del 1992.
      Mistero…

      Stefano Deliperi

  5. M.A.
    ottobre 11, 2016 alle 4:14 pm

    Però, se questo è l’andazzo mi spiego tante cose. Altro che lobby venatoria, se la caccia esiste, indirettamente fa comodo a tutti. Ci sono veramente troppi soldi dietro. Ecco perchè dal 1992 non si è mai parlato di referendum abrogativi, ed ecco perchè l’ultimo Referendum del Piemonte, chiesto dagli anti caccia e da movimenti affini, chiedeva la limitazione dell’attività a determinate specie ma non l’abolizione totale; capisco poi del patto delle “TRE SORELLE” (associazioni ambientaliste e venatorie) mentre “noi” poveri cristi ci battibecchiamo simpaticamente su le nostre posizioni ideologiche. La verità è che dopo il referendum del 1990, la legge nazionale 157 del 1992 con gli ambiti territoriali di caccia, ha creato un indotto economico da cui hanno mangiato tutti e dico TUTTI.
    Tornando a noi il PFVR mi preoccupa e non poco, è palese l’insostenibilità finanziaria a causa dell’esigua densità venatoria in Sardegna, ed è palese il richiamo al turismo venatorio (basato su quali specie? cinghiali che abbondano in tutta Italia da Nord a Sud??).
    “In considerazione delle disposizioni normative attuali e soprattutto in considerazione del basso valore di Densità Venatoria che caratterizzano tutti gli A.T.C., risulta evidente che ad essi potranno essere iscritti numerosi altri cacciatori. Questa prospettiva però non deve rappresentare né un problema, né una penalizzazione, ma piuttosto un’opportunità che se organizzata e gestita adeguatamente può risultare estremamente vantaggiosa.
    Infatti, per quanto riguardano le risorse economiche a cui il Comitato direttivo degli A.T.C. può attingere per la realizzazione della gestione nel territorio a caccia programmata, esse sono definite dall’articolo 54 della L.R 23/98.”

    • ottobre 11, 2016 alle 9:25 pm

      la caccia fa comodo a tanti, ma non a tutti.
      Anzi, alla gran parte degli italiani probabilmente non piace proprio.
      La proposta di piano faunistico-venatorio regionale sardo è certamente profondamente migliorabile, ma è un passo avanti rispetto al nulla del passato.
      Quel nulla che ha fatto comodo tantissimo alle associazioni venatorie, non dimentichiamolo.

      Stefano Deliperi

  6. M.A.
    ottobre 11, 2016 alle 9:48 pm

    Certamente, ma sono convinto che la maggior parte degli italiani, non sa minimamente che determinate associazioni ambientaliste riconosciute, volendo, possono godere di una parte dei soldi degli stessi cacciatori. Una sorta di conflitto d’interessi e conflitto ideologico se vuoi. Gli ambiti in Sardegna sono pericolosissimi e deleteri , con il Dio denaro si compra tutto e tutti. Dalla riunione VAS è emerso che se non esistessero i cacciatori lo Stato dovrebbe pagare qualcuno per far ciò per cui noi ogni anno paghiamo, ossia il prelievo della fauna; Inoltre sempre dalle VAS è emerso che se in pianura Padana non esistessero gli Ambiti Territoriali di Caccia e i ripopolamenti, oggi non esisterebbero le condizioni ambientali per far vivere delle specie allo stato selvatico. Senza caccia molte aree sarebbero deserti faunistici. Solo in quest’ultimo periodo ho visto come la 157 abbia in determinate zone, salvato capre e cavoli. Se non fosse esistita questa legge, senza ombra di dubbio la caccia sarebbe giunta, in seguito ai fattori socio-ambientali e politici, all’estinzione. Se per te l’istituzione degli ambiti territoriali di caccia in Sardegna rappresenta un passo in avanti, pur vedendo che sono insostenibili economicamente e che porteranno le province a praticare pacchetti sponsorizzanti il turismo venatorio con il triplicarsi del numero dei cacciatori, in gestione e tutela faunistica la pensiamo diversamente. Nello stesso Piano si evince che la densità venatoria delle doppiette sarde è bassissima e in sede di VAS è emerso che è stato uno dei principali motivi per cui siamo riusciti a conservare la nostra fauna allo stato selvatico in un buon stato di conservazione.

    • ottobre 11, 2016 alle 9:59 pm

      le Province? Sono in stato di agonia in Sardegna. Praticamente non esistono più.
      Ti attacchi a questo per evitare che finalmente esista anche in Sardegna il legame cacciatore – territorio?
      Non c’è scritto da nessuna parte che debbano fare i “viaggi della doppietta” in Sardegna.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 11, 2016 alle 10:15 pm

        Non è tanto il problema legame cacciatore territorio che ci spaventa, sai benissimo che siamo già legati in massima parte alla lepre e alla pernice con le autogestite, cacciamo liberamente la migratoria e il cinghiale. Fatto sta che con l’attuale Piano, se un cacciatore Toscano o Laziale, ad esempio viene accettato in un ambito, in virtù della legge regionale può anche lui cacciare liberamente la migratoria in tutti gli ATC regionali. Come ho già scritto nel Piano il Turismo Venatorio viene presentato come opportunità per la sostenibilità economico finanziaria degli ATC. C’è scritto tutto nero su bianco!

      • ottobre 11, 2016 alle 10:28 pm

        è una considerazione contenuta nella proposta, non è oro colato, nemmeno il Vangelo.
        Noi abbiamo presentato “osservazioni” contrarie, immagino che abbiate fatto altrettanto voi cacciatori (almeno, alcune associazioni venatorie).
        Ma il piano proposto non si limita a questo. Non è tutto da buttar via.

        Stefano Deliperi

  7. M.A.
    ottobre 11, 2016 alle 11:04 pm

    Si ma stiamo parlando però di un piano faunistico VENATORIO, senza caccia non esiste piano e non esiste gestione, senza cacciatori non esiste caccia. L’istituzione degli ambiti, in Sardegna è fallimentare per ammissione dello stesso ente produttore del piano che ha specificato la bassa densità venatoria. Analizza la sostenibilità economica finanziaria. Per legge devono essere imposte le quote minime e massime e nel piano mancano, hanno solamente inserito come queste debbano essere destinate alle diverse attività ma non sono riusciti a scrivere una cifra orientativa minima e massima perchè? Imbarazzo! perchè la quota per una gestione ottimale di un ATC sarebbe troppo elevata per qualche migliaio di cacciatori residenti in un ambito e fuori dalla portata di tutti perchè come specificato nel piano la densità venatoria in Sardegna è troppo bassa, siamo pochi cacciatori e quindi pochi portafogli, Presentando una cifra esorbitante si sarebbero presi fischi e pernacchie in sede di VAS, ma la legge regionale prevede che il piano indichi la quota. Per questo motivo, essendo insostenibile la gestione con i soli cacciatori sardi, si deve ricorrere ai portafogli dei cacciatori continentali, diversamente gli ATC sono morti ancor prima di nascere. Più le tasse aumentano, meno i cacciatori pagano, più aumenta il bracconaggio, meno i cacciatori pagano e meno soldi ci saranno per la gestione del territorio, meno soldi per la fauna, meno soldi per i risarcimenti danni causati dalla fauna, ergo più giornate di caccia, più pacchetti per i cacciatori extraregionali etc etc. La Regione ha già stanziato .euro alle province, ma il tutto è privo di fondamenta. Senza una sostenibilità economica non esiste nè gestione nè programmazione. Deliperi, seriamente, è questo ciò che volete? Io penso di no!

    • ottobre 11, 2016 alle 11:10 pm

      come ho già detto, a mio parere, l’applicabilità di questa proposta di piano come di qualsiasi altra proposta di piano necessità di una riforma legislativa.
      Il Piano faunistico-venatorio non è un “piano economico” e gli ambiti di caccia non possono esser paragonati ad “aziende”.

      Stefano Deliperi

  8. M.A.
    ottobre 11, 2016 alle 11:31 pm

    Gli euro stanziati con la recente delibera sono 200.000.
    E’ qui che ti sbagli! sono anni che mi sforzo di far capire che con il recepimento della 157 e specialmente con gli ATC in Sardegna si crea l'”imprenditorialzzazione” della caccia. Gli ATC sono Aziende a tutti gli effetti con tanto di presidenti, segretari, portaborse e tecnici; c’è una gestione economica sotto con tanto di bilancio annuale, quote per il ripopolamento della fauna, risarcimento danni, e pure il 2,5% per tappare la bocca alle ass,ambientaliste che protestano più del solito. E’ questa la caccia con la 157.E’ questa la lobby venatoria italiana che in Sardegna non è mai esistita, ma al contrario è esistita sempre una forma di caccia sulle orme della 157 ma in versione folkloristika, agro-pastorale ben più ecologica. Il turismo venatorio è ciò che si prospetta per la Sardegna in una forma, a mio avviso, ancora più deleteria rispetto alle altre regioni italiane per l’esiguo numero di cacciatori residenti che porterà questi enti a porre delle politiche venatorie e commerciali, a norma di legge, ma dai pericolosi effetti ambientali. Il patrimonio faunistico è un patrimonio culturale dei sardi. Diciamo che è un regalo che questa terra brulla e povera fa a quei 4 disgraziati che riescono a viverci ed è un loro diritto usufruirne, non una risorsa ambientale su cui creare un settore utile a lucrare su 4 papponi continentali che possono permettersi di spendere qualche miglio di euro.

    • ottobre 12, 2016 alle 6:39 am

      onestamente tutto questo non ce lo vedo, perché nella proposta di piano non c’è il grado di autonomia gestionale che presuppone quanto tu paventi.
      In ogni caso,ripeto, la proposta di piano é inattuabile a mio parere senza una modifica legislativa.
      La strada è lunga…

      Stefano Deliperi

  9. M.A.
    ottobre 12, 2016 alle 9:50 am

    Chiedo scusa per gli errori di battitura, ieri ero molto preso dal discorso e ho inviato velocemente l’ultimo commento senza rileggere.
    Comunque, ciò che io pavento è ciò che accadrà nel breve o lungo termine, perchè gli ATC sono ciò che tu hai giustamente scritto: AZIENDE pubbliche di carattere provinciale o sub provinciale che vivono con contributi pubblici in massima parte elargiti dai cacciatori. Con la 157 senza fondi non esisterebbe gestione faunistica.
    In sede di VAS si è parlato di contributi regionali per far fronte alle esose spese di gestione degli ambiti, Quanto può durare: 1 stagione? 2 stagioni? e quando non arrivano fondi che si fa? Si applicano politiche commerciali filo venatorie, per incrementare il numero di cacciatori extra regionali, ergo i fondi a disposizione. La 157/92 lo permette, in Sardegna, sarà peggio, perchè, quando saranno chiusi i rubinetti pubblici, in virtù della scarsa densità venatoria si dovrà ricorrere al turismo venatorio.

    24 anni fa, il numero dei cacciatori in Italia era il doppio rispetto al numero odierno, ergo.la gestione degli ambiti era fattibile dal punto di vista economico. Con il calo delle doppiette, il mancato ricambio generazionale, la crisi economica etc etc cosa sta accadendo? in molte Regioni si cerca di accorpare gli ATC e ridurli drasticamente di numero (Piemonte e Toscana); in altre si sponsorizza la caccia introducendo il nomadismo venatorio alla migratoria per invogliare gli appassionati al rinnovo (VENETO): in altre ancora si attuano campagne filo-venatorie nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni, infine in tantissimi altri (come nell’ ATC di Foggia), si applicano dei pacchetti di caccia giornalieri per i cacciatori extra regionali (.http://www.foggiatoday.it/cronaca/permessi-cacciatori-extra-regione-atc-foggia.html ).

    Cambiare la normativa non è facile. Tutta le leggi regionali si devono basare sulla 157/92 e nessun governo (destra, sinistra e centro) si è mai permesso di riformare la legge della caccia in Italia (ci credo bene con il business che ha creato, e con l’economia che ruota attorno agli ATC, troppi interessi dietro).

    La nostra legge regionale 23/98 prevede gli ATC e il piano faunistico venatorio, ma ci ha messo al riparo da innumerevoli ricorsi al calendario venatorio fatto dalle associazioni ambientaliste negli ultimi 18 anni. Nessun TAR ha mai vietato la caccia in Sardegna, in quanto la normativa lo consente. Noi stiamo cacciando in parte con una legge del 77 e in parte con la 23/98, Grazie a ciò, negli anni abbiamo trovato un equilibrio legislativo che ci permette di tutelare la fauna autoctona e di continuare a vivere la nostra passione con lo spirito tradizionale della cultura sarda, che ha da sempre contraddistinto la caccia in Sardegna, in armonia con il mondo agro-pastorale.

    A me dispiace, ma siete arrivati tardi nel capire determinate cose, e dopo anni che chiedete un piano faunistico venatorio, ora che lo presentano, e ci rendiamo tutti conto quale futuro ambientale e faunistico si prospetta, chiedete la modifica perchè non vi piace il piano redatto con le norme vigenti. Meglio tardi che mai!

    Anche se sostieni che la strada sia lunga, io penso che i giochi siano fatti. L’iter ha preso avvio, e la volontà politica per la discussione del piano in consiglio regionale non manca.

    Spero di sbagliarmi.

    Buona giornata

    • ottobre 12, 2016 alle 4:56 pm

      guarda che abbiamo ben capito da anni che voi cacciatori non volete alcun legame cacciatore-territorio, ora la proposta di piano faunistico-venatorio va, finalmente, in questa direzione, ha bisogno di parecchie e profonde modifiche, ma è un primo passo in avanti.
      Il futuro si vedrà.

    • Mara
      ottobre 19, 2016 alle 9:13 pm

      “24 anni fa, il numero dei cacciatori in Italia era il doppio rispetto al numero odierno”
      Sei un tesoro, M.A.! Mi hai regalato una bella notizia, GRAZIE.

  10. M.A.
    ottobre 12, 2016 alle 5:28 pm

    ancora con questo legame? per sparare lepri pernici e conigli forse…e forse cinghiale!
    Sono socio di un autogestita, quindi per me o per migliaia di cacciatori sardi, cosa cambierebbe!?
    Ma chi caccia dall’anatra alla quaglia, dal tordo alla beccaccia passando per il colombaccio.
    vige questo:
    Art.55 legge regionale 23/98
    Accesso all’A.T.C.
    4. Ogni cacciatore, previa domanda al competente Comitato direttivo, ha diritto di accesso in un ambito di caccia prescelto per l’esercizio dell’attività venatoria nei confronti della fauna stanziale e stanziale nobile. Per gli stessi fini può avere accesso ad altri ambiti, nei limiti di densità venatoria, stabiliti dal piano faunistico-venatorio regionale e avuto riguardo alle priorità indicate dagli articoli seguenti.
    2. L’esercizio venatorio nei confronti della fauna migratoria può essere esercitato in tutti gli A.T.C..

    Nel piano i limiti non verranno mai superati con i residenti In certi comuni la disponibilità di ettari per singolo cacciatore arrivano a 130!

    Se un laziale o un toscano si iscrive ad un ATC sardo, quest’articolo 55 è valido anche per lui?

    Dato che siete in Veneto perchè non ci parlate di cosa siano e come funzionano gli ambiti territoriali di caccia al Nord?

    • ottobre 12, 2016 alle 9:58 pm

      ancora con ‘sta storia delle “autogestite”?
      Non pare che riguardino la totalità dei cacciatori sardi, anzi.
      Già oggi più di 500 cacciatori “continentali” sono autorizzati a cacciare in Sardegna.
      Con la proposta di piano non c’è alcun obbligo di accogliere “a vanvera” tutti i cacciatori che lo chiedano.
      Ripeto, per l’ultima volta, la proposta di piano – qualsiasi piano – richiede modifiche normative per l’attuazione, così come abbiamo evidenziato nel nostro atto di “osservazioni”.

      Stefano Deliperi

  11. giugno 13, 2017 alle 2:52 pm

    dal sito web istituzionale Sardegna Ambiente. 12 giugno 2017
    Piano Regionale Faunistico Venatorio. Chiusa la procedura di VAS.(http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=339864&v=2&c=4807&idsito=18)

    Il Servizio Valutazioni Ambientali dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente informa che con Determinazione n. 11362/287 del 31.05.2017è stato emesso il Parere Motivato di cui all’art. 15 della Parte II del D. Lgs. 152/2006 (e s.m.i.), relativo al procedimento di VAS del Piano Regionale Faunistico Venatorio, predisposto dal Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente. Il Servizio Valutazioni Ambientali, in collaborazione con il Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali, ha provveduto all’esame di tutte le osservazioni pervenute durante la fase di consultazione di cui all’art. 14 del D. Lgs. 152/2006 (e s.m.i.) al fine di tenerne conto nella formulazione del parere motivato.

    Prima della trasmissione del Piano alla Giunta Regionale ai fini della sua approvazione definitiva, il Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali provvederà alle opportune revisioni alla luce delle prescrizioni e delle raccomandazioni formulate nel Parere Motivato di VAS.

    * determinazione S.V.A. Regione autonoma Sardegna prot. n. 11362-287 del 31 maggio 2017: http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20170612102227.pdf

  1. ottobre 5, 2016 alle 7:01 am
  2. ottobre 5, 2016 alle 7:02 am

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