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L’Italia è la prima nazione al mondo per l’utilizzo dell’energia solare.


pannello fotovoltaico

pannello fotovoltaico

Secondo il rapporto Snapshot of Global PV Markets dell’Agenzia internazionale dell’Energia (I.E.A.), l’Italia ha il primato mondiale dell’utilizzo dell’energia solare per il proprio fabbisogno interno, ben l’8% dei consumi energetici nel 2015.

Un primato di cui bisogna andar fieri, senza cedere alle sempre più incalzanti speculazioni ai danni dei terreni agricoli, oggetto delle mire di vari progetti per la realizzazioni di centrali solari termodinamiche a concentrazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Villasor, Su Scioffu, serre fotovoltaiche (da www.greenme.it)

Villasor, Su Scioffu, serre fotovoltaiche (da http://www.greenme.it)

A.N.S.A., 13 aprile 2016

Italia prima al mondo per uso dell’energia solare, 8% del fabbisogno.

Agenzia internazionale energia, Grecia 7,4%, Germania 7,1%.

L’Italia è il paese al mondo che utilizza di più l’energia solare: l’8% dei suoi consumi energetici è coperto dal fotovoltaico. Seguono in classifica la Grecia con il 7,4% e la Germania con il 7,1%. Lo rivela un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), organizzazione intergovernativa dell’Ocse che raccoglie 29 fra i paesi più industrializzati al mondo.

Il rapporto “Snapshot of Global PV Markets” spiega che la capacità produttiva mondiale del fotovoltaico nel 2015 è cresciuta di 50 GW (gigawatt), arrivando ad almeno 227 GW. La crescita maggiore è stata in Cina, con 15,3 gigawatt in più nel 2015, seguita da Giappone (11 GW), Usa (7 GW), Ue (7 GW) e India (2 GW). La regione Asia-Pacifico rappresenta da sola il 59% del mercato globale dell’energia solare.

Dopo Italia, Grecia e Germania, i paesi che utilizzano di più il fotovoltaico sono il Belgio e il Giappone (intorno al 4%), poi la Bulgaria, la Repubblica ceca e l’Australia (intorno al 3,5%). La Cina è solo 21/a, con solo l’1% del suo fabbisogno coperto dal sole. Peggio ancora gli Usa, al 25% posto con meno dell’1%.

 

Cossoine, Campu Giavesu, impianti fotovoltaici

Cossoine, Campu Giavesu, impianti fotovoltaici

(foto da http://www.greenme.it, Comitato popolare Cossoine, S.D., archivio GrIG)

 

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  1. max
    aprile 15, 2016 alle 6:53 am

    n°1 nonostante gli incentivi bufala significa che il popolo comprende l’importanza del rinnovabile. peccato che i politicastri di tutte le razze e governi finche’ prendono le tangenti dai petrolieri si guardano bene di scrivere una politica energetica degna di un paese evoluto. poi pero’ quando finalmente passera’ la produzione di energia da f.r. allora i ns nipoti litigheranno xche’ non vorranno a casa loro pale eoliche, biomasse,fotovoltaico,geotermico e idroelettrico x i motivi gia a noi noti.
    facciamo tutti pena.

  2. Riccardo Pusceddu
    aprile 15, 2016 alle 9:58 am

    E questo nonostante la continua e quasi totale (mi sembra) opposizione di questa associazione ambientalista e di numerosi gruppi locali.
    Esseri i primi nella giusta direzione va bene ma dire che siamo i migliori al mondo mi sembra scorretto perché l’8% di produzione energetica da rinnovabili e’ miseramente poco rispetto a quanto bisognerebbe fare per evitare un eccessivo riscaldamento globale. Diciamo pero che siamo i meno peggio e almeno 8 volte meglio degli USA.
    Purtroppo il fotovoltaico e’ una delle energie rinnovabili con l’EROEI più alto. EROEI significa Energy Return On Energy Invested ed e’ una misura dell’efficienza energetica di un sistema di produzione di energia anche se non tiene conto di altri danni ambientali indiretti come quelli causati da una diga a causa dell’invaso. Questo perché per produrre energia c’e’ sempre bisogno di energia: per i materiali, il trasporto di essi nel luogo di produzione del sistema, il trasporto del sistema nel luogo di produzione energetica e lo smaltimento dell’intero sistema a fine ciclo produttivo.
    Molto più efficienti sul piano dell’EROEI sono l’energia eolica da centrali eoliche (il minieolico e’ di gran lunga meno efficiente ma sempre meglio del fotovoltaico) e gli impianti termosolari.
    La mia speranza e’ che le associazioni ecologiste si mobilitino in forze tutte per la promozione di questi sistemi ad alta EROEI e basso impatto ambientale. E sottolineo ambientale, non paesaggistico. Perché in fin dei conti alle specie viventi con le quali dividiamo questo meraviglioso pianeta non potrebbe importare di meno della “presunta” bruttezza di una pala eolica. Quello che interessa a loro e’ la stabilita’ dell’ecosistema nel quale vivono e questa stabilita’ e’ posta seriamente a rischi a causa del riscaldamento globale e non dell’opinabile valore estetico di una centrale eolica.
    E’ necessario fare questo passo di qualità nella valutazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono sicuro che anche fra i contemporanei delle principali opere architettoniche della storia dell’uomo ci fossero numerosi oppositori ad esse sulla base del loro impatto estetico sul paesaggio urbano e non.
    La mia personale opinione e’ che siamo fortunati con le pale eoliche perché la maggiorparte di esse sono abbastanza belle, soprattutto se paragonate a quelle del passato che venivano erette su tralicci metallici simili a quelli delle attuali linee elettriche.
    Ma la mia e’ solo la modesta opinione di un umile disegnatore edile.

    • max
      aprile 15, 2016 alle 11:23 am

      hai ragione da vendere; purtroppo le pale dicono che deturpano il paesaggio,i parchi fotovoltaici usurpano l’agricoltura ( anche se costruiti in mezzo al nulla), le biomasse inquinano,l’idroelettrico stravolge l’ambiente, il geotemico non ricordo ma sicuramente hanno da dire anche su quello, quindi petrolio a go go x altri decenni.
      quella che regna sovrana e’ la disinformazione e quando c’e’e’ indottrinamento interessato. si veda la votazione di domenica; ho sentito fesserie da ambo le parti.
      occorre informare, poi uno decide in coscienza cosa fare visto che sono temi comunque di natura ECONOMICA al di la’ dei discorsi naif di alcuni e speculativi di altri.

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 15, 2016 alle 12:26 pm

        Caro Max, credo che non bisogni mettere tutto ciò che abbiamo a disposizione, sullo stesso piano. Per quanto ho letto finora, quindi con le mie limitate conoscenze in proposito, il miglior ritorno economico anche sul piano ambientale (che poi sono due facce della stessa medaglia se si considerano i due aspetti sotto una logica a lungo termine) lo offrono le centrali eoliche sia al largo delle coste (in pieno mare) che nella terraferma e gli impianti termodinamici quando costruiti su luoghi idonei ad alta insolazione. L’energia idroelettrica sarebbe meglio (anche considerando il cemento necessario) se non fosse per l’invaso, che letteralmente distrugge tutto quanto vi si trovi dentro e che in alcuni casi comprende estensioni davvero notevoli di preesistenti ecosistemi fluviali e ripariali.
        Vale la pena comunque insistere anche su quelli che offrono minori ritorni energetici come il fotovoltaico in modo da consentire una raffinazione di questa tecnologia fino a farla diventare competitiva con le altre due citate sopra.

    • aprile 16, 2016 alle 2:05 pm

      Riccardo, noi siamo A FAVORE delle fonti rinnovabili, quando siano utili alla collettività e non costituiscano un danno ambientale. Ciò vuol dire che non devono essere un mero pretesto per lucrare incentivi e certificati verdi, non devono essere una nuova forma di speculazione in aree agricole e boscate, quando possono esse ubicate in zone industriali dismesse o sotto-utilizzate. Dovrebbero, poi, sostituire le fonti fossili obbligatoriamente, perlomeno in parte. Ma oggi non é così.
      Sono posizioni espresse in mille occasioni, non difficili da capire 😉

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 16, 2016 alle 7:55 pm

        Stefano, a quale collettività ti riferisci? A quella sarda soltanto? Certo sarebbe auspicabile che i maggiori beneficiari fossimo noi sardi ma in mancanza vanno bene anche altre collettività e la produzione di energia verde alla fin dei conti va a beneficio della collettività mondiale e quindi dell’ambiente globale e si ripercuote sugli ecosistemi locali. Bisogna pensare al pianeta tutto e non solo alla Sardegna e ai sardi o alla Cina e ai cinesi, ecc. ecc.
        Ogni volta che si costruisce un’impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili si immette in rete dell’energia che qualora non ci fosse dovrebbe essere prodotta con fonti non rinnovabili (anche se c’e’ un fenomeno del quale non ricordo il nome che causa un aumento della richiesta di un bene e quindi nessuna riduzione della produzione di quel bene e questo e’ a maggior ragione più vero a causa del distorto meccanismo che regola i mercati globali nei quali le merci non pagano i danni ambientali che provocano). Quindi a livello globale quanto più energia rinnovabile si produca, tanto meno energia fossile occorre per soddisfare gli attuali fabbisogni mondiali.
        Gli incentivi si danno anche alle fonti fossili sotto forma di sgravi fiscali e di contributi per la ricerca e lo sviluppo e anzi le fonti rinnovabili sono quelle che ne prendono di meno. C’e’ una montagna di letteratura in proposito. E questo senza considerare i danni ambientali a lungo termine, ovvero il famigerato riscaldamento globale che porterebbe i costi dell’energia fossile molto più in alto di quanto costi oggi.
        Certamente bisognerebbe costruire gli impianti in zone a basso impatto ambientale ma questo e’ possibile solo per l’energia fotovoltaica e solare ma non per quella eolica che invece ha bisogno di aree ventilate che a volte si trovano in luoghi naturali e quindi gli impianti vanno fatti li, cercando di limitare i danni ma non sottovalutando i danni ben più gravi ai quali si andrebbe incontro nel caso non si procedesse.
        Lo status quo non e’ piu’ sostenibile.
        Ci avviamo a essere 11 miliardi nel 2100 e quindi e’ molto improbabile che gli impianti a fonti fossili siano sostituiti da altri a energia rinnovabile perché c’e’ sempre più gente ogni giorno che passa. Almeno pero cerchiamo di non costruire più (o far costruire altrove e poi inviare l’energia avanti e indietro nel globo dove ci sia richiesta) impianti a energia fossile. Anche quello sarebbe un gran passo avanti o almeno un passo indietro all’imminente catastrofe che ci aspetta.

    • aprile 16, 2016 alle 9:01 pm

      Errata corrige: “il fotovoltaico e’ una delle energie rinnovabile con l’EROEI più basso”, non più alto come scritto da me in precedenza.

  3. aprile 16, 2016 alle 8:03 pm

    Stefano, perche’ il GRiG non si fa promotore della costruzione di impianti eolici o termodinamici che beneficino le comunita’ locali, sull’esempio di quanto succede in Danimarca? Oppure a livello dei singoli comuni che potrebbero così fornire i propri cittadini di energia a basso costo o almeno non inquinante (e quindi indirettamente a basso costo nel lungo termine)? Bisogna fare qualcosa, sarai d’accordo anche tu. Qual’e’ la visione del GRiG per il mondo di domani? Lo status quo non e’ un’alternativa, lo sai anche tu così come ubicare gli impianti in aree industriali dismesse: esse non sono abbastanza rispetto all’enorme fabbisogno globale, non della sola Sardegna. C’e’ qualcosa che mi sfugge nel mio ragionamento?

    • aprile 18, 2016 alle 12:04 am

      perchè il GrIG è un’associazione ecologista, non un imprenditore delle energie rinnovabili.
      Tantomeno ha i fondi per farlo.
      Ovviamente il nostro è un impegno che guarda al livello nazionale e internazionale, ma il primo grande contributo lo deve dare il risparmio energetico e l’efficienza energetica.
      Ci sarebbe bisogno così di molta meno energia.
      Le aree industriali dismesse o sotto utilizzate sarebbero parecchie, non certo poche: se ci limitiamo alla Sardegna, vi sono ampi spazi già infrastrutturati e non utilizzati a Macchiareddu, Ottana, ecc.
      Il vento e il sole ci sono anche lì 😉

      • max
        aprile 18, 2016 alle 6:32 am

        mi sa che questa volta grig ha ragione da vendere………..! diamo la precedenza al risparmio energetico e sfruttiamo aree gia’ utilizzate e tutto questo all’interno di un piano energetico nazionale che e’ il GRANDE ASSENTE.

      • aprile 18, 2016 alle 2:03 pm

        A Max rispondo che ma certo che il GRiG ha ragione da vendere! Sono decenni che si insiste sul risparmio energetico che giustamente e’ stato definito la fonte energetica più pulita. Non rinnovabile pero’, quindi non basta a risolvere il problema perché i consumi sono purtroppo destinati a salire a livello planetario, anche mettendoci dentro tutto il risparmio energetico possibile.

  4. aprile 18, 2016 alle 2:43 am

    Un’associazione ecologista che pero’, e giustamente, fa politica. Vi chiedo solo di farne un po’ più del tipo propositivo e non principalmente ostruzionista come principalmente, mi sembra, state facendo ora. Qualcosa in tal senso ho già visto da parte vostra: mi riferisco alla vostra proposta di riconvertire Portoscuso in un impianto per la produzione di alluminio riciclato invece che l’oscena proposta di farne una centrale a carbone.
    Capisco perfettamente che il GRiG non sia un imprenditore delle energie rinnovabili e non ha i fondi per diventarlo ma non e’ mai stata mia intenzione di insinuare una cosa simile. Invece mi riferivo al promuovere, politicamente, una politica energetica sul tipo di quella Danese, che consiste nella creazione di cooperative locali che si attivano per l’istallazione di una pala eolica di una potenza tale da soddisfare i bisogni dei soci tutti. Non conosco molto in dettaglio il funzionamento ma credo che a volte tali cooperative si estendano a interi paesi. Così facendo si eviterebbe di far arricchire i soliti speculatori continentali perché i beneficiari sarebbero i cittadini del luogo dove la pala verrebbe eretta. Si tratta pero’ di pale gigantesche che creano un inevitabile impatto visivo sul paesaggio ma almeno lo preservano dal cambiamento ben più drastico che si verificherà a causa del riscaldamento globale. Ma non voglio tediarti con le mie posizioni, che ho espresso a più riprese in questo come in altri tuoi articoli sull’argomento.
    Il sole a Macchiareddu c’e’ lo stesso ma per il vento il discorso e’ diverso: ci sono delle differenze anche su maglie di poche centinaia di metri. Ci sono luoghi ventosi che distano da altri che non lo sono di soli pochi chilometri. E per questo che a volte bisogna sacrificare un po’ le aree più naturali che sono anche per ovvi motivi quelle più ventilate visto che sono quelle che hanno subito meno il condizionamento umano anche a causa della ventosità eccessiva. Un’altra importante considerazione e’ la distanza dell’impianto dalla zona di utilizzo dell’energia ivi prodotta anche se questo parametro ora sta diventando sempre meno importante.
    Ma io non sono un’esperto quindi perché non vi avvalete della consulenza di qualche esperto nel settore? Senza dimenticarsi dell’inevitabile interesse che egli avrebbe nella vendita delle pale eoliche. Magari affiancato da qualche esperto super partes, qualcuno non legato alle ditte installatrici e produttrici. Sto solo proponendo qualche idea, da osservatore esterno che ha a cuore il futuro di questo nostro meraviglioso pianeta.

    • aprile 18, 2016 alle 6:50 am

      caro Riccardo, facciamo del nostro meglio con l’entusiasmo, le capacità, le energie e, soprattutto, le (poche) risorse che abbiamo.
      Spesso e volentieri in senso propositivo: per esempio, la riconversione del polo dell’alluminio di Portoscuso per la produzione di alluminio riciclato avrebbe un forte impatto positivo in termini di infinitamente minore consumo energetico, di infinitamente minore inquinamento ambientale, di salvaguardia dell’occupazione.
      Finora l’abbiamo fatta solo noi. Con 40-50 mila euro a disposizione potremmo fare una campagna pubblicitaria decente in proposito. Ma non li abbiamo.
      E’ abbastanza semplice: se un cavallo avesse le ali, potrebbe volare. Ma non le ha 😉

      Stefano Deliperi

      • aprile 18, 2016 alle 1:57 pm

        Sefano, avevi ricevuto i 10 euro che avevo chiesto a mio padre di inviarti? In caso negativo, mi suggerisci un modo semplice di pagarle, magari con una debit card? Ne aggiungo anche altre 10 per l’idea di Portoscuso. E altre ancora qualora decidiate di promuovere impianti eolici nei posti giusti ma cominciamo con le 10 che avevo promesso. 🙂

      • aprile 18, 2016 alle 5:50 pm

        arrivati, grazie 😊

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 19, 2016 alle 1:22 am

        Grazie lo dico io a voi. Allora dico a mio padre se può darvi il 5 per mille visto che io non posso da qui.

      • aprile 19, 2016 alle 6:28 am

        😊

  5. settembre 7, 2016 alle 6:10 pm

    obiettivi raggiunti 😉

    A.N.S.A., 7 settembre 2016
    Ue, già raggiunto obiettivo 2020 taglio consumi energia.
    Grazie a maggiore efficienza e terziarizzazione economia. (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2016/09/07/ue-gia-raggiunto-obiettivo-2020-taglio-consumi-energia_555a43d7-ef34-4f05-9535-de17fa646d8f.html)

    ROMA, 7 SET – L’Unione europea ha raggiunto già nel 2014 il suo obiettivo per il 2020 di riduzione dei consumi di energia elettrica. Lo rivela una ricerca del Joint Research Centre (JRC, il centro studi della Ue). Dal 2000 al 2014 l’Unione è passata da un consumo di energia di 1.133 Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) a 1.061 Mtoe. In questo modo già nel 2014 l’Europa è scesa al di sotto dell’obiettivo fissato per il 2020 dalla direttiva europea per l’efficienza energetica, 1.086 Mtoe.

    Il calo maggiore dei consumi energetici è stato registrato dal settore industriale (-17,62%), a causa della riduzione della produzione di ferro e acciaio in Europa e della crisi economica che ha limitato la produzione. Anche il settore residenziale ha avuto un calo (-9,52%), grazie soprattutto a nuove tecnologie mirate al risparmio energetico. Il settore dei trasporti, che è quello che “mangia” energia più di tutti (un terzo del totale) ha avuto solo un leggero incremento (+2,21%). I servizi hanno avuto un aumento sensibile dei consumi (+16,48%), a riprova della crescente terziarizzazione dell’economia.

    La Commissione europea di fronte a questi dati preferisce essere prudente. I consumi energetici potrebbero ancora salire con la ripresa economica e da qui al 2020 potrebbero ancora superare il livello previsto. “Il consumo finale di energia è al momento al di sotto dell’obiettivo del 2020 – ha commentato una portavoce della Commissione europea al quotidiano britannico Guardian -. I 28 paesi europei sono sulla strada giusta per raggiungere l’obiettivo primario di consumi energetici al 2020, se gli sforzi attuali saranno mantenuti”

  6. novembre 30, 2016 alle 2:54 pm

    bellissimo esempio 😛

    A.N.S.A., 29 novembre 2016
    Isola del Pacifico funziona solo grazie a energia solare.
    Progetto di Tesla, Ta’u dice addio ai combustibili fossili: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2016/11/29/isola-del-pacifico-funziona-solo-grazie-a-energia-solare_b4c68cf9-9767-441d-a038-5156acea9bf4.html

  7. ottobre 5, 2017 alle 4:25 pm

    A.N.S.A., 5 ottobre 2017
    Energia, in Italia 37% da rinnovabili. 13,6 mld in bolletta. Autorità,in calo energia da carbone (-17,6%) e petrolio (-26,6%). (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2017/10/05/energia-in-italia-37-da-rinnovabili.-136-mld-in-bolletta_3e8feed2-1f35-4a36-a3a0-9553962eb4f9.html)

    ROMA – Le fonti rinnovabili hanno assicurato nel 2016 il 37% della produzione totale con poco meno di 108 TWh (era il 39% nel 2015 e il 43% nel 2014). Nel dettaglio, risulta in crescita l’eolico (+19%), mentre risultano in discesa rispetto al 2015 sia l’idroelettrico (-7,2%) sia il fotovoltaico (-3,7%). E’ quanto risulta dalla relazione annuale dell’Autorità dell’energia sottolineando che la quantità di energia elettrica da rinnovabili incentivata ha superato i 66 TWh (65 TWh nel 2015), per un costo nel 2016 di circa 13,6 miliardi di euro (12,5 nel 2015), coperti tramite la componente A3 della bolletta. In generale nel 2016 sale ancora la produzione nazionale lorda (+2,2% rispetto al 2015), raggiungendo i 289,3 TWh. coprendo una quota del fabbisogno complessivo nazionale pari al 93%. All’aumento ha contribuito la produzione termoelettrica, che è cresciuta di circa il 4% rispetto all’anno precedente, coprendo di fatto il 62% della produzione totale.

    L’impiego del gas naturale ha avuto l’incremento più significativo (+13,7%), mentre è consistentemente diminuito l’utilizzo del carbone (-17,6%) e ancor più quello dei prodotti petroliferi (-26,6%). In questo contesto sono diminuite le importazioni di energia dalla Francia (-14%), dalla Svizzera (-20%) e dall’Austria (-6%) mentre aumentano le esportazioni verso Malta e Grecia (+38%).

    • Riccardo Pusceddu
      ottobre 6, 2017 alle 2:15 pm

      Peccato che il fotovoltaico sia uno dei sistemi meno efficienti a parita’ di denaro investito, per produrre energia pulita. L’eolico e il termodinamico nei posti giusti sono di gran lunga piu’ efficienti.

      • ottobre 6, 2017 alle 3:40 pm

        ..”nei posti giusti”…magari 😉

      • Riccardo Pusceddu
        ottobre 6, 2017 alle 11:03 pm

        Certamente nei posti “giusti” ma lo sapete cosa intendo io per “posti giusti”. Non nel senso che intendete voi: qui non si fa’ perche’ c’e’ gia’ abbastanza energia, qui neppure perche’ rovina il paesaggio (opinabile) o la vocazione agricola dell’area (anche questo opinabile). Purtroppo di fronte a una crisi climatica come quella che abbiamo alle soglie, non possiamo permetterci di fare gli schizzinosi perche’ il riscaldamento globale rovina il paesaggio e le aree agricole molto ma molto di piu di una qualsivoglia centrale eolica e termodinamica.
        Un saluto

      • ottobre 6, 2017 alle 11:09 pm

        questa non è e non può essere una Terra a uso e consumo degli speculatori energetici. Punto e basta, Riccardo.
        Perchè sono speculatori energetici quelli che sono comparsi.
        Non si tratta di egoismo, si tratta di uno straccio di decenza. Tutto qui.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        ottobre 6, 2017 alle 11:28 pm

        Caro Stefano ma tu pensi quindi che l’Italia sia la prima al mondo per l’utilizzo delle energie rinnovabili grazie solo agli ambientalisti come te e me oppure soprattutto grazie a quegli speculatori che tu disprezzi tanto?

      • ottobre 7, 2017 alle 6:36 am

        il fatto che vi siano state speculazioni e conseguente degrado ambientale non significa che si debba continuare sulla stessa strada 😊
        Siamo pieni di aree industriali semi-vuote…
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        ottobre 6, 2017 alle 11:32 pm

        Ma per saperlo ti basta solo di guardare la stessa foto che hai messo in cima a questo articolo: un enorme panello fotovoltaico in mezzo ad uno splendido quadro di macchia mediterranea e massi di granito. Ma certo che ad averlo istallato e’ stato uno speculatore. Il punto e’ che e’ grazie a speculatori come questi che l’Italia e’ la prima al mondo.

      • ottobre 7, 2017 alle 6:40 am

        no, tutt’altro. Un conto è un pannello per fornire energia a una struttura forestale isolata, altro é una distesa di pannelli fotovoltaici al posto di un bosco.
        É intuitivo e non c’è bisogno di molte spiegazioni, soprattutto quando vi sono parecchie aree industriali ampiamente sottoutilizzate.
        Buona giornata 😊

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        ottobre 7, 2017 alle 1:40 pm

        Non ho mai detto che vada bene abbattere un bosco, che per me e’ una cosa quasi sacra, soprattutto in posti come la Sardegna dove gli alberi non crescono cosi facilmente a causa della siccita’ cronica, per far posto a una distesa di pannelli fotovoltaici. Per favore non mettermi in bocca parole che non ho mai detto e neppure pensato. Invece va benissimo fare un impianto termodinamico, molto piu’ efficente della tecnologia del fotovoltaico, in aree dove di alberi non ce n’e’ neppure uno. E poi non fare di tutta l’erba un fascio: nel caso dell’eolico sarebbe poco efficiente mettere le pale eoliche in un’area industriale se non ci fosse abbastanza vento. Le pale vanno messe in posti i piu’ ventosi possibile. E se in tali posti ci sono dei boschi, non ci sono grossi problemi perche’ basterebbe tagliare solo gli alberi sufficienti a far posto alle pale e alle strade di accesso durante i lavori e dopo rimettere tutto a posto o anche migliorare i luoghi o estenderli per controbilanciare la perdita di alberi provocata dalle pale.
        Non c’e’ posto per considerazioni oggettive come quella di considerare le pale eoliche deleterie per il paesaggio oppure di considerare la morte di qualche uccello o pipistrello (che tra l’altro si potrebbero controbilanciare con altri interventi) piu’ importanti del riscaldamento globale. Il motivo l’ho detto prima.
        E’ un peccato che nessun’altro contribuisca a questa discussione fra me e te. Spero almeno che qualcuno legga i nostri commenti e si formi un’opinione oppure se c’e’ l’ha gia’ la cambi, magari dopo aver verificato personalmente le nostre asserzioni in merito.
        Un saluto
        Riccardo Pusceddu

      • ottobre 7, 2017 alle 7:04 pm

        gli impianti possono andare benissimo in aree industriali 😉

  8. ottobre 12, 2017 alle 10:42 pm

    A.N.S.A., 12 ottobre 2017
    Calano rinnovabili in Italia, aumento consumi energia spinge il gas.
    Rapporto trimestrale Enea, rallenta la decarbonizzazione: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2017/10/12/aumentano-consumi-energia-italia-piu-gas-meno-rinnovabili_ac70b536-e7f9-41b7-bd64-4d9b483d8146.html

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