Il Qatar, il terrorismo, la Sardegna.


Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

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Di quelle che possono essere le reali intenzioni della sfrenata campagna acquisti condotta in Europa dal Qatar ne avevamo già parlato in precedenza, con un approfondimento sotto un particolare profilo sulla vicenda degli investimenti della Qatar Holding in Sardegna.

Del ruolo della International Swaps and Derivates Association (ISDA) in ambito geo-politico e finanziario internazionale ne aveva parlato chiaramente Joseph Stiglitz, economista statunitense e vincitore del premio Nobel per l’economia (2001).    Sia il Board of Directors che la Members List sono composti da persone e istituzioni che non perdono certo il loro tempo a pettinare bambolette.

Pubblichiamo ora una riflessione di Claudia Zuncheddu, medico, esponente politico di Sardigna Libera, già consigliere regionale e, soprattutto, conoscitrice delle dinamiche del Nord Africa.

Ma sappiamo veramente chi sono questi signori?   Sappiamo che ormai pubblicamente vengono accusati di foraggiare il terrorismo islamico?

Noi, per gli aspetti ambientali, facciamo la nostra parte fino in fondo, Stato e Regione autonoma della Sardegna che fanno?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Parigi, lutto

 

anche su La Collina, anno VIII, n° 3, luglio-settembre 2015

L’Affaire San Raffaele.  Un’operazione di marca colonialistica. (Claudia Zuncheddu)
Nei processi di espansionismo economico e di dominio del genere umano non sempre le guerre sono l’arma vincente. L’emirato del Qatar, che vanta una popolazione di poco superiore a quella sarda ma una economia che cresce al ritmo del 10% annuo, un PIL di 180 miliardi di dollari e un Fondo sovrano di 60 miliardi, oggi si pone come forte interlocutore economico, non solo nella sponda sud del Mediterraneo ma in Europa e nel mondo.

L’Emirato investe sulla propria immagine a livello internazionale, radicandosi con forti investimenti finanziari all’interno di altri Stati e senza mai disdegnare gli affari di guerra e di supporto al terrorismo djihdista. Il Qatar si è ritagliato un ruolo importante nei processi di destabilizzazione degli Stati, per poi come dice Obama, disegnare un nuovo ordine mondiale.
Con i Fondi sovrani acquista le isole Echinadi in Grecia. Dopo le Primavere arabe investe in Egitto e in tutto il Maghreb, con una predilezione per la Tunisia destabilizzata e in forte difficoltà economica. Ma la sua benevolenza e le ingerenze dell’Emiro nella vita politica del Paese, tanto da finanziare il partito islamista moderato Ennahda, che è stato al potere alla fine della Primavera dei gelsomini, è tale da scatenare ribellioni popolari. La mancanza da parte dell’UE di una seria politica internazionale nella sponde sud del Mediterraneo, dal Maghreb alla fascia subsahariana, specialmente nella fase di costruzione di nuove democrazie, ha fatto sì che il Qatar , si proponesse come forte interlocutore economico e nuovo colonizzatore.
Il ruolo del Qatar tra i finanziatori del terrorismo internazionale di matrice islamica, non solo è noto, ma al di là dell’ipocrisia di maniera, è anche funzionale alle cosiddette democrazie occidentali. Ne è un esempio la questione Libica. L’interesse del Qatar per la Libia di Gheddafi ha coinciso con interessi di stati europei e dell’America, non solo per il controllo delle risorse ma per la destabilizzazione del Paese con la stessa eliminazione fisica di Gheddafi, leader garante di stabilità nel mondo arabo, mentre ha prevalso la destabilizzazione del mondo per poi riorganizzalo su nuovi criteri di dominio.
In Libia il terrorismo internazionale si è unito a Governi europei, all’America di Obama e al Qatar. L’Emirato gioca un ruolo importante in quanto finanziatore principale di tutti i gruppi, da Al Qaeda a Isis, con varie diramazioni in certi casi anche di matrice tribale. Solo in un secondo tempo gli aiuti ufficiali del Qatar non vanno più agli alleati locali degli occidentali, ma ad una coalizione di forze islamiste tra Fratelli musulmani, salafiti e terroristi di spicco come Abdelhakim Belhadj.
Il Qatar, alleato degli USA, ospita la più grande base militare americana del Medio Oriente e la base Al Udeid con aerei e personale americano e britannico.
Non c’è aria di pace in Libia né in Siria se il Qatar continua a sostenere Jabhat al Nusra, diramazione diretta di Al Qaeda e organizzazioni terroristiche come Ahrar al Sham, particolarmente interessata alla creazione di un Califfato islamico, tanto da sollecitare l’alleanza tra Jabhat al Nusra e Isis.
E’ così che vanno letti i rapporti di amicizia e di affari internazionali di Al Thani con Sarkozy e con Obama, nonché il tradimento di Gheddafi da parte di Sarkozy.
Dopo la Libia i processi di destabilizzazione, seguendo l’itinerario delle risorse coinvolgono Stati subsahariani come il Mali. L’Azawad, terra storica di permanenza di Tuareg e di altre etnie arabe e sahariane, è una vasta regione nel cuore del Sahara che in questi anni è divenuta uno dei teatri di guerra su cui l’occidente ha colpevolmente taciuto, e spesso disinformato, per i propri fini. La Ribellione Tuareg esplosa nel 2012 contro il Governo del Mali, accusato di non rispettare gli antecedenti accordi di pace che prevedevano investimenti per lo sviluppo dei propri territori, si complica per l’infiltrazione in quelle aree di gruppi di fondamentalisti di matrice islamica.
La lotta laica dei Tuareg, che ambiva all’autodeterminazione e all’indipendenza dell’Azawad come via per il superamento della crisi economica, è stata infiltrata e contrastata da gruppi legati ad Al Qaeda (Aqmi per il Maghreb islamico, Mujao, Ansar Dine), ben supportati finanziariamente anche dal Qatar, che in nome della Legge islamica hanno permesso a questi banditi di mettere a ferro e fuoco l’Azawad. I Tuareg, senza alcun appoggio economico esterno, si sono ritrovati stretti in una morsa tra truppe governative maliane da una parte e djihadisti armati e ben finanziati dall’altra. Le democrazie occidentali, che dopo l’11 Settembre s’impegnarono a combattere il terrorismo su scala mondiale, di fatto hanno ignorato questa situazione geopolitica, abbandonando i Tuareg e lasciando che i terroristi destabilizzassero questa parte del Sahel con costi altissimi per i popoli coinvolti.
Il Subsahara sotto il controllo degli djihadisti è divenuto terra di traffici internazionali di armi, di droga, di esseri umani. Gli unici mezzi che nel pieno del conflitto circolavano incontrastati, erano quelli del Qatar, non di certo a sostegno dei Tuareg. Infatti, in una nota ufficiale Iyad Ag Ghali, leader di Ansar Dine (organizzazione legata ad Al Qaeda), dichiara di essere stato contattato da diplomatici del Qatar presenti nella regione, i quali avrebbero chiesto di concedere alle loro società petrolifere nazionali la possibilità di effettuare esplorazioni in cambio del riconoscimento dell’indipendenza dell’Azawad. Ma a Ag Ghali poco importava dell’indipendenza (ambita dai Tuareg), lui era interessato a imporre la Sharia.
Si è di fronte a una guerra finanziaria mondiale. Gli interessi delle multinazionali e dei governi che esse controllano non hanno colore, né religione, né ideologia. Essi non conoscono frontiere né le sovranità dei singoli Stati.
Secondo le mire di Obama, per il controllo delle risorse è necessario disegnare un nuovo ordine mondiale, ma ciò implica dinamiche di sconvolgimento globale e di guerre locali ammantate anche da ragioni pseudoreligiose, generando fame, disperazione e inducendo i popoli a fuggire. Sono le stesse strategie del terrore che volutamente rendono i cittadini occidentali più insicuri e vulnerabili. Il problema della destabilizzazione degli Stati nazionali, delle nuove migrazioni e del dramma umano e politico nel Mediterraneo, sono in gran parte il frutto di queste logiche internazionali.
E’ in questo quadro che vanno interpretate le attuali politiche espansionistiche e il colonialismo economico da parte di certi Stati e il ruolo del terrorismo internazionale.
Il Qatar, dopo essersi affermato nell’area mediorientale, marca la sua presenza nel Mediterraneo e approda in Europa. L’emiro Al Thani, grazie all’amicizia con Sarkozy, inaugura l’escalation di investimenti in Francia con l’acquisto della squadra di calcio Paris Saint-Germain, la Compagnia petrolifera Total, le case editrici più prestigiose, gli alberghi più lussuosi, il colosso Luis Vuitton, multinazionali, etc. Arriva persino a stanziare fondi di investimento per le banlieus, le periferie delle città francesi popolate principalmente da arabi. Ma l’esuberanza dell’emiro è tale da creare delle diffidenze nel mondo politico francese. La destra di Le Pen, intravede in modo non del tutto infondato, una minaccia islamica e ancor più un’indipendenza nazionale a rischio o a sovranità limitata.
Se il Qatar ambisce ad annoverarsi nella futura élite economica in Europa, in virtù del fatto che gli idrocarburi andranno ad esaurimento, per cui vede nella diversificazione degli investimenti le sue ricchezze future e il suo prestigio, è altrettanto vero che non si può non pensare alle future elezioni democratiche e alle potenzialità di controllo politico da parte del Qatar e del mondo arabo, nella politica francese ed europea. La Tunisia ne è già un laboratorio ed una vittima.
L’accumulo di partecipazioni in banche occidentali, con investimento diretto del Fondo Sovrano e l’acquisizione del 6% del Credit Suisse, oltre alle sue quote nella Agricultural Bank of China e nel Bank of America, rientrerebbe in queste logiche. Così come l’acquisizione da parte della famiglia reale del 6% della Deutsche Bank, attraverso la società di investimento Paramount Services Holding, direttamente controllata da Al Thani.
In Italia, l’Emiro acquisisce l’intera proprietà del complesso di Porta Nuova a Milano, rileva il 60% dell’Unipol, investe in maison di moda, da Gucci, a Bulgari, a Valentino, in immobili da trasformare in luoghi di culto e di scuole coraniche. Ma molti degli affari italo-qatariani sembrerebbero vincolati alla buona riuscita dei propri investimenti in Sardegna.
Il Qatar mette piede in Sardegna con l’acquisto della Costa Smeralda. Nella capitale degli “affari e anche di malaffari”, Olbia, l’emiro si trova a suo agio. S’innamora dell’ospedale San Raffaele, simbolo degli scandali di don Verzé.
Si innestano pressioni dell’Emiro sui Governi italiani e sulla Regione Autonoma della Sardegna, per concludere l’affaire qatariano che Renzi accelera.
La classe politica sarda, oggi con Pigliaru e ieri con Cappellacci, arriva addirittura a contendersi la paternità della più grande operazione coloniale italo-araba in Sardegna, con l’assenso di forze indipendentiste presenti nell’attuale Consiglio Regionale.
Questa operazione immobiliare e finanziaria è una perdita secca in termini monetari, visto che, nel rapporto costi/benefici per i sardi, prevalgono solo i costi.
La Qatar Foundation dispone di un miliardo e duecento milioni per un investimento immobiliare nell’Isola, da dilazionare in 10 anni. Mentre chi sponsorizza l’affaire, omette colpevolmente che la Sardegna perderà oltre 500 milioni in 10 anni, soldi distolti dalla sanità sarda e destinati all’organizzazione e al funzionamento dell’ospedale privato qatariano.
Nella sanità sarda già regna una grande confusione di ruoli e di competenze. Strutture pubbliche di eccellenza sono a rischio di chiusura e strutture private (Mater Olbia, ex San Raffaele) si aprono con un forte impegno di finanziamenti pubblici, creando doppioni inutili e costosissimi come la cardiochirurgia e la neurochirurgia (che nel Mater Olbia prevedono due posti letto per ciascun reparto), in concorrenza con le eccellenze pubbliche già esistenti nell’Isola. I dieci posti letto in oncologia non risolveranno i viaggi della speranza dei malati sardi.
L’affaire Mater Olbia implicherà lo scombussolamento del piano sanitario regionale e della razionalizzazione dei posti letto nell’Isola, alti costi in termini finanziari, disservizi in tutta la sanità e il pericolo di chiusura di presidi sanitari esistenti che garantiscono i servizi anche nei territori limitrofi e più disagiati.

La promessa dell’Emiro di cento posti di lavoro per la ricerca su diabete e talassemia, con un programma di informazione sanitaria nelle nostre scuole, è umiliante per l’istituzione Regione Autonoma della Sardegna e per tutti noi.
Si svilisce l’altissimo livello scientifico di alcuni ospedali come il Microcitemico di Cagliari, sede storica della scuola dello scienziato Antonio Cao. Un centro d’avanguardia clinica e polo di ricerca di eccellenza riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità condannato a perdere ogni sua specificità di eccellenza e a morire lentamente per la scarsità dei finanziamenti e per la miopia della politica sanitaria della Regione Sardegna. Il Microcitemico, che ha consentito di curare i nostri talassemici allungandogli la vita, perderà il riconoscimento di Centro di eccellenza dell’OMS e con esso la partecipazione ai protocolli clinici sperimentali.
Mentre la classe politica locale esulta per la chiusura dell’affaire, si preannuncia che il patrimonio immobiliare del Mater Olbia sarà di proprietà della Qatar Foundation mentre nascerà una società con diversi partner commerciali, fra cui la Regione Sardegna, che dovrà assumersi l’incombenza di far funzionare l’ospedale e il centro di ricerca.
Un’operazione che dice molto più sulla salute politica delle nostre istituzioni locali e dello Stato italiano, che sull’Emirato affarista.

 

Olbia, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru inaugurano il cantiere del Mater Olbia (28 maggio 2015, foto Tiscali Notizie)

Olbia, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru inaugurano il cantiere del Mater Olbia (28 maggio 2015, foto Tiscali Notizie)

(foto da Tiscali Notizie, per conto GrIG)

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  1. max
    gennaio 2, 2016 alle 7:52 am

    il qatar oltre ad essere un paese razzista ( nei confronti dei neri),sessuofobo( nei confronti delle donne),omofobo( nei confronti dei gay/lesbiche) e’ noto che alimenta terrorismo islamista sia nei confronti dei “crociati”che degli sciiti. purtroppo pur essendo un paese di beduini sono seduti sopra al petrolio e questo fa di loro dei pezzenti arricchiti senza storia e senza cultura che tentano goffamente di comprarla. la cosa stimola gli usa a mettersi in una posizione che favorisce una congiunzione contronatura( chi vuole intendere intenda).quindi personalmente, oltre ad avere un fastidio fisico nei confronti di TUTTI gli arabi del golfo, suggerisco la’ dove possibile di boicottare tutte le loro iniziative salvo portino ECLATANTI, IMPORTANTI ED INCONFUTABILI vantaggi al popolo italiano ( insomma se ci costruiscono ospedali, scuole o creano imprese con centinaia di addetti italiani a fronte di una semplice targhetta con scritto qatar potremmo tapparci il naso).

  2. Domenico Finiguerra
    gennaio 3, 2016 alle 6:45 pm

    L’ha ribloggato su domenico finiguerra | il blog.

  3. gennaio 6, 2016 alle 7:55 pm

    da Il Corriere della Sera, 6 gennaio 2016
    Isis, chi riempie le casse del Califfo milionario.
    Dagli sponsor del Golfo, uomini d’affari ricchissimi e predicatori religiosi di posizioni estremiste, fino ai mediatori, dalle banche agli scambi fiduciari: così l’Isis rimpingua i suoi conti esteri. (Viviana Mazza, collaborato Farid Adly): http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_06/isis-chi-riempie-casse-califfo-milionario-675afed8-b448-11e5-b7e0-5cea02412f89.shtml

  4. Arpia
    aprile 22, 2016 alle 9:49 pm

    Sapevo delle cose di cui si parla in questo articolo da altre fonti varie, si sente il pericolo e per quello che si sente su depopolazione e mettere mani sui territori io non mi fiderei a mandarci nessuno, cosa tutto si possa fare all’interno non si sa’, io non ho un buon feeling su questa cosa. Leggevo articoli del fatto quotidiano con le cifre, praticamente si sono succhiati un bel po’ di soldi e continueranno a farlo a discapito di tutti per accordi che da come scodinzolano hanno di certo reso felici alcuni. Io me ne terrei personalmente il piu’ lontano possibile e devo dire che concordo con un articolo dove si parla del fatto che e’ come vendere l’anima al diavolo, come al solito gli affaristi esterni con complicita’ locali vendono l’anima al diavolo degli altri e veramente gli fanno pagare il conto in vari modi, economico, sociale, giocando sulla salute della gente, perché se uno deve spostarsi da un luogo all’altro per essere visto ad es. in un pronto soccorso a volte i min. contano figuriamoci l’aggiunta di tempi molto piu’ lunghi in particolare con il traffico estivo.
    Certo che gli dava fastidio investirli negli ospedali Sardi che da anni fanno andare in giro con le pezze al sedere. Certo che per un paese che non rispetta i diritti umani, che e’ coinvolto in cose spiacevoli che sappiamo per es. da Amnesty int. un paese che prevede la pena di morte per gli atei, occuparsi di salute e’ veramente allarmante. Vorrei vedere se quelli che dicevano, portano i soldi, si sono documentati su chi sono cosa portano e cosa veramente prendono.
    http://www.sassarinotizie.com/articolo-25489-olbia_il_san_raffaele_e_un_opportunita_ma_intorno_si_rischia_il_deserto.aspx

  5. max
    aprile 23, 2016 alle 7:20 am

    ho letto da qualche parte che se il solo qatar mettesse sul mercato i titoli usa che possiede gli stati uniti avrebbero un tracollo economico pari a quello del ’29.
    quindi amici miei i cammellieri ci tengono x le palle e possiamo solo ringraziare i politicastri che x anni ci hanno governato facendo i loro interessi e solo apparentemente i ns.circa la sardegna credo che presto diverra’il sardistan se i sardi non insorgono.
    non ho ricette politiche da proporre ma il ns immobilismo sociopolitico non ci aiuta.

  6. Fabbrizio De Andrè
    aprile 23, 2016 alle 10:11 am

    L’immobilismo socio politico ingrassa I potenti e annebbia le menti.

    • Arpia
      maggio 3, 2016 alle 3:50 pm

      I sardi i generale che hanno a cuore le vere problematiche sarde e la terra, dovrebbero incontrarsi e fare delle numerose proteste indipendentemente da partiti e bandiere. Solo che come le pecorelle serve sempre uno che faccia mobilitare il gregge ma quella giusta non finta e doppiogiochista. Menomale che la Gallura e’ la zona piu’ ricca, se solo si liberasse dalla feccia che si e’ formata non sarebbe a questo punto, in alternativa remare e spingersi in Corsica sarebbe sempre una buona idea di autopreservazione. In Corsica non sono n molti ad andare a mancare di rispetto i luoghi e la gente come in Sardegna.

  7. max
    aprile 23, 2016 alle 11:30 am

    “business is business”ma c’e’ un limite a tutto; cdp(cassa depositi e prestiti) by MEF (ministero econfin)tramite FSI ( fondo strategico italiano) ha fatto jv anche con il qatar creando addirittura una societa’ mista per fare companies shopping. con paesi privi di diritti civili, sessuofobi,omofobi,razzisti,che applicano la pena di morte ai dissidenti , che foraggiano il terrorismo e che considerano la donna un animale per piacere e riproduzione non si dovrebbe trattare. purtroppo con gentaglia senza morale, etica, senso di giustizia e pure negligente ed incapace che ci governa da almeno 2 decenni non possiamo ben sperare.

  8. Arpia
    aprile 24, 2016 alle 1:44 pm

    Voglio lanciare un messaggio a chi potrebbe spiegarci quello che succede. Il dott. Stefano Sotgiu eccellenza sarda per la ricerca, potrebbe onestamente farci capire cosa succede, Ugo Storelli a capo della Usl n.8 di Cagliari ex direttore Brotzu ed ex consigliere al comune di Cagliari per forza italia. Due persone forse diverse che potrebbero far capire ai comuni mortali cosa sta’ accadendo in Sardegna a livello sanitario far avere informazioni ai sardi su cose che meritano di sapere. Hanno entrambi, essendo medici, fatto il giuramento di Ippocrate e potrebbero illuminare noi comuni mortali su cosa veramente accade in Sardegna. Ovviamente se ignoro articoli o interviste in tal senso, fatemi sapere, perché a volte stacco la spina e perdo alcune informazioni. Chi conosce altre persone rilevanti nel settore puo’ invitare altri nomi a partecipare. I Sardi hanno il diritto di sapere e essere informati, il mito del buon selvaggio deve finire e chi ha delle inside info deve renderle pubbliche come puo’, finiamola di mentire e tacere. Si sventolano bandiere dei quattro mori, tra’ un po’ avranno dei teschi coi 4 morti! A volte accadono delle cose strane nella vita di ognuno di noi, molti anni fa’ mi trovai con vari amici italiani e francesi in un ristorante in Corsica, il cameriere ci chiese di dove fossimo, ognuno disse della sua provenienza, il cameriere espresse disinteresse e si concentro’ su di me! Espresse il suo’ dissenso sul fatto che i Sardi avessero perso il senso delle loro battaglie, mi prese da parte e mi spiego’ delle cose. Non era corsicano ne’ sardo ma veniva da una zona della Spagna, quello che all’epoca vidi come un episodio casuale e divertente ora la rivivo nella mia memoria come una strana coincidenza che mi fa pensare e riflettere. Perché in Corsica si mantiene una integrita’ di identita’ che i Sardi hanno perduto?

  9. Arpia
    maggio 3, 2016 alle 3:38 pm

    Sul blog di grilo oggi alcune info su vari gruppi e coinvolgimenti di califfati mercenari e gruppi vari che da’ una idea anche se a mio parere ci sono delle piccole imprecisioni e piccole omissioni, in base sentito e letto da ltre fonti internazionali, conoscere e usare la mente in modo critico sono alla base della ricerca della verita’ anche se curiosty kill the cat! Vediamo di cercare chi il Qatar sponsorizza in Syria, le bugie poi ammesse su Iraq ci insegna molto. La strana situazione dei Kurdi il popolo piu’ ampio senza stato di cui nessuno si cura. Si usa come popolo di cui occuparsi per attaccare Iraq ma non se ne cura nessuno quando la Turkia appoggiata e finanziata dall’occidente li stermina! Siamo oltre la follia pura e ai double games. Occorre vedere chi da dietro manovra e quali sono le alleanze che pare non riguardino nessuno a ci riguardano molto piu’ da vicino di cosa possiamo mai pensare. Informarsi bene e’ la chiave verso la verita’ o la ricerca di essa. Forse gli ex soldi della sanita’ sarda dei sardi stanno andando non proprio a curare, chissa’ se sapessimo la verita’ se veramente ci piacerebbe. Cercare e pretendere la verita’ rende tutti liberi.

  10. max
    maggio 3, 2016 alle 5:38 pm

    ORA UNA DELLE SOCIETA’DEL QATAR SI E’ COMPRATO IL S.RAFFAELE DI OLBIA RIBATTEZZANDOLO MATER OLBIA. MI PARE UNA COSA CORRETTA; DA UN LATO FINANZIA L’ISIS DISPENSATORE DI MORTE E MUTILAZIONI DALL’ALTRO CURA CRISTIANI E NON CON IL BENE PLACITO DELLA CHIESA DI ROMA.
    BUSINESS IS BUSINESS FOREVER.
    QUINDI CARI BLOGGHISTI FINCHE’ ACCADRANNO QUESTE ASSURDITA’LE NS LAGNANZE VARRANNO UNA PIPPA ( CON 2 P).

  11. Fabrizio De Andrè
    maggio 4, 2016 alle 11:06 am

    CRICCHE

  12. Arpia
    maggio 4, 2016 alle 3:29 pm

    Scusate so che odiate quesse cose e credetemi le odio pure io e non voglio perdere ne tempo ne energie preziose , ma max che parla di Sardi e Qatar mi fa scompiciare dalle risate in particolare se si leggono i vecchi sui posts. Dove i poveri pecorari dovevano vendersi per il progresso, ma per cortesia , la mia pazienza ha un limite.

    • max
      maggio 4, 2016 alle 4:46 pm

      arpia se hai tanto tempo libero da collezionare i miei vecchi posts dovresti quindi anche’rileggerteli perche’scrivi assurdita’. non so se ti senti parte in causa perche’ sei pecoraio o fai la difesa d’ufficio dei pecorai ma non ho mai scritto che i pecorai devono vendersi al progresso. pero’ adesso che mi ci fai pensare la cosa per te’ potrebbe avere un senso, ovvero ti vendi a qualcuno, prendii soldi, non hai + tempo libero e quindi non scrivi + FESSERIE.
      okkio che non ti rispondo+xche’ non voglio annoiare i lettori ne stare al tuo gioco MALATO.

  13. Arpia
    maggio 6, 2016 alle 6:16 pm

    Ieri sulla nuova Sardegna, prima era messo male ora peggio! Come al solito un articolo illeggibile su Qatar e ospedale di Olbia in stile manageriale e di grande felicita’ di politici che dovremmo tutti condividere! Addirittura l’articolo parla del Qatar che non ha problemi di soldi, se cosi’ fosse usino i loro di soldi e si facciano i loro ospedali privati invece di usare quelli delle tasse dei cittadini, tutta propaganda patetica. Ormai i politici alleati con le compagnie private hanno capitp che si fanno piu’ soldi investendo il denaro dei cittadini, una cosa vergognosissima questa. Sull’art. del fatto quotidiano si parlava dell’interesse del Qatar in Sardegna per il gas, ci manca solo il fracking con cio’ che comporta di inquinamento e danni alla salute e alla terra. Questi politici sono ormai pensano solo ai loro interessi, tutti i giorni i quadro e’ sempre piu’ chiaro. Chissa’ chi sono gli operai?

  14. Arpia
    maggio 8, 2016 alle 1:59 pm

    Altro articolo che parla dell’ospedale.Iil fatto che vengano presi e trasferiti dati personali con indirizzi, residenze dati anagrafici e sulla salute delle persone in certe mani, trovo sia inquietante. Mi auguro che venga chiesta l’autorizzazione degli individui, perché ad alcuni la cosa non andrebbe affatto. Il problema e’ che si fara’ leva sulle persone piu’ vulnerabili, ci sono alcuni che possono prendersi un aereo o una nave e spostarsi ma per altri non sara’ cosi’ semplice avere una vera scelta.
    In questo articolo si parla della presenza di Fiordalisi unico elemento interessante dell’articolo.
    http://www.olbia.it/mater-olbia-immagini-cantiere-video-foto-olbia-27-04-2016/

  15. Arpia
    maggio 11, 2016 alle 4:24 pm

    Evito di commentare ma l’articolo se i sospetti fossero confermati si commenta da solo.
    http://www.dpa-international.com/news/top_stories/un-to-investigate-murderous-attack-on-refugee-camp-in-syria-a-49216571.html

  16. giugno 5, 2017 alle 2:58 pm

    quando si apriranno finalmente gli occhi su questi “benefattori”?

    A.N.S.A., 5 giugno 2017
    Qatar, 4 paesi Golfo tagliano rapporti. La decisione di Egitto, Arabia, Emirati e Bahrein. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/06/05/qatar-4-paesi-golfo-tagliano-rapporti_e1f2bb70-546a-4042-9341-c11544a81553.html)

    Dubai. Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain hanno annunciato lo stop dei rapporti diplomatici col Qatar. La mossa delle quattro nazioni arabe approfondisce la divisione tra i paesi del Golfo per il sostegno qatariota ai gruppi islamici. L’Arabia afferma che le truppe qatariote sarebbero state ritirate dalla guerra in corso in Yemen, mentre il Bahrein accusa il Qatar per “il sostegno alle attività terroristiche armate e i finanziamenti legati a gruppi iraniani” Bahrain, Egitto, Arabia ed Emirati hanno annunciato il ritiro del loro personale diplomatico dal Qatar, nazione ricca di gas e che ospiterà i Mondiali di calcio del 2022. Le quattro nazioni arabe hanno annunciato anche di voler tagliare il traffico aereo e marittimo verso il paese peninsulare.

    Il ministro degli Esteri del Qatar ha espresso oggi rammarico per la decisione “ingiustificata” da parte di alcuni Paesi arabi di interrompere i rapporti diplomatici con Doha: lo riporta l’agenzia di stampa cinese Xinhua in un tweet.

    Petrolio, balzo prezzo dell’1,6% con tensione nel Golfo – Le tensioni nel Golfo Persico dove Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain hanno annunciato lo stop dei rapporti diplomatici col Qatar, spingono il prezzo del petrolio sui mercati internazionali. Il greggio Wti del Texas sale dell’1,6% a 48,46 dollari al barile mentre il Brent avanza dello 0,6% a 50,56 dollari.

    Affonda Borsa Qatar (-5,7%) con tensione nell’area – Affonda la Borsa del Qatar dopo che Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain hanno annunciato lo stop dei rapporti diplomatici con il paese del Golfo Persico. All’avvio l’indice generale del mercato ha ceduto il 5,7%. Poco mossi i mercati degli altri paese dell’area come Emirati (-0,78%), Arabia Saudita (+0,93%) e Oman (-0,12%).

  17. giugno 9, 2017 alle 2:52 pm

    da La Stampa, 9 giugno 2017
    Nuovo ultimatum dei sauditi al Qatar: “Ecco la lista dei terroristi”.
    Accuse a 59 personalità, anche della famiglia dell’emiro, e a 14 organizzazioni. (Giordano Stabile) (http://www.lastampa.it/2017/06/09/esteri/nuovo-ultimatum-dei-sauditi-al-qatar-ecco-la-lista-dei-terroristi-IbumwnaeYAC8ry92ml937J/pagina.html)

    Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Egitto e Bahrein hanno pubblicato la lista di 59 personalità e 14 organizzazione ospitate dal Qatar e accusate di appoggiare e finanziare il terrorismo. La lista arriva dopo l’ultimatum in dieci punti che chiedeva all’emiro Tamim bin Hamad al-Thani di tagliare ogni relazione con le organizzazioni terroristiche ed espellere i suoi leader. L’emiro si è finora rifiutato e anche oggi ha ribadito che le accuse sono «infondate».

    Manovre militari
    La lista dettagliata è un altro passo verso il confronto armato. L’emiro ha ritirato le sue truppe che combattevano a fianco dei sauditi al confine con lo Yemen e le ha schierate in parte al confine fra Qatar e Arabia saudita. Può contare sull’appoggio della Turchia: stanotte il presidente Recep Tayyip Erdogan ha controfirmato la legge che gli permette di inviare soldati e addestratori nell’emirato, un primo contingente di 5 mila uomini che potrebbe salire a 15 mila.

    Legami con Al-Qaeda
    Nella lista ci sono anche membri della famiglia dell’emiro e tre Organizzazioni caritatevoli legate allo Stato. Queste “Charities” sono da anni sospettate di aver finanziato, oltre ad Hamas, anche gruppi legati ad Al-Qaeda, e, perlomeno fino al 2014, persino l’Isis. Ma è la prima volta che altri Stati sovrani accusano pubblicamente il Qatar. La lista, secondo sauditi e alleati, dimostra la «duplicità» dell’emirato che ora si dovrà «adeguare» alle dichiarazioni comuni «sulla lotta al terrorismo e all’estremismo».

    I gruppi sciiti
    Nella lista però ci sono anche personalità e organizzazioni in esilio del Bahrein, dove gli sciiti stanno conducendo una strisciante insurrezione contro la monarchia sunnita, minoritaria nel Paese, e alcuni yemeniti legati al movimento sciita Houthi, in lotta contro l’Arabia Saudita e gli Emirati, che sostengono il presidente Abd Rabo Mansour Hadi.

    Il fronte libico
    Infine ci sono movimenti islamisti libici, primo di tutto le Soraya Difaa Benghazi, le Brigate di difesa di Bengasi, che includono gruppi legati ad Al-Qaeda e si oppongono all’avanza del generale Khalifa Haftar verso Tripoli. Haftar è appoggiato dall’aviazione egiziana ed emiratina ed è l’uomo del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi in Libia.

  18. giugno 15, 2017 alle 2:46 pm

    ipocrisia a suon di dollari.

    A.N.S.A., 15 giugno 2017
    Qatar, accordo con Usa per caccia F-15.
    Una fornitura di 26 jet, per 12 miliardi di dollari: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/06/15/qatar-accordo-con-usa-per-caccia-f-15_9283722b-1430-423c-ab67-3aee4414b006.html

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