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Roma, mafia capitale, anche davanti all’aldilà.


Scorrono le immagini in televisione e sembra tutto uno scherzo.

Ma la realtà, come sempre, si diverte a superare la fantasia.

Vittorio Casamonica, esponente di spicco del clan imprenditoriale dei Casamonica, ammicca felice dai manifesti al suo funerale, arriva su un carro funebre trainato da sei cavalli neri, con una simpatica sinfonia tratta da Il Padrino.

Semplici assonanze, che difficilmente impressioneranno Chi lo peserà nell’aldilà.

Il problema, per noi che siamo su questa Terra, è che nessuno qui s’è preso la briga di impedire questa carnevalata, pesante sfoggio di potere sulla povera Roma, marcia Mafia Capitale fino in fondo.

Eppure a novembre prossimo una sessantina di colleghi andranno a giudizio davanti a un Tribunale di questa Terra. Un po’ di sana speranza rimane, alla fine.

Stefano Deliperi

Vittorio Casamonica, manifesto

Vittorio Casamonica, manifesto

(foto da Il Fatto Quotidiano)

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  1. max
    agosto 21, 2015 alle 6:53 am

    effettivamente pare uno scherzo, ovviamente di pessimo gusto.
    ma dov’erano il sindaco, il prefetto, il questore ( manifestazione non autorizzata)?
    e poi stamane il vice sindaco, come fosse un commentatore qualsiasi deprecava il fatto e la mancanza degli interventi di cui sopra.
    siamo propio un paese del terzo mondo…

  2. Mara
    agosto 21, 2015 alle 7:48 am

    Guardando la povera gente, molti sono anziani, che partecipa alla carnevalata viene un moto di sconforto. Anche questa è l’Italia. La Chiesa, naturalmente, non sapeva nulla: le gigantografie (e immagino anche l’addobbo all’interno) son state messe lì all’insaputa di tutti. Anche questa è l’Italia.

  3. riccardo
    agosto 21, 2015 alle 9:21 am

    la chiesa ovviamente è stata pagata profumatamente dalla famiglia del capo, i vigili dirigevano il traffico e tutti coloro che parlano erano a conoscenza del funerale, una manica di buffoni e cortigiani alla corte del re …..appunto.

  4. Terrae
    agosto 21, 2015 alle 10:20 am

    “C’è chi può, e chi non può. Io può!”.

    Così è la gretta “filosofia di vita” che guida l’esistenza di individui arroganti, presuntuosi e prepotenti, spesso violenti.

    Guarda caso “la pensano così” altri individui dall’esistenza meschina, perennemente proni innanzi a quell’arroganza violenta che li mette a lavorare e getta loro l’osso da cui rosicchiare i putridi rimasugli del malaffare e del crimine.

    In necessaria simbiosi l’uno vale l’altro, chi comanda e chi obbedisce in modo vile e servile, ma entrambi restano assolutamente indegni di far parte dell’ecumene umana.

    Con le Istituzioni “corpore assenti” c’era un sacco di “bella gente”, ieri ad assistere alla buzzurra messa in scena celebrativa della dipartita del proprio padrone.

    Individui eticamente troppo immaturi per condannare una ruberia o un ammazzamento, non possono certo fermarsi un attimo a chiedersi un banale “Ma io, che ci sto a fare qui?”.

    Orgogliosi, piuttosto, di poter dire “Io c’ero!” e raccontare all’universo mondo le gesta, la scaltrezza, la durezza e persino la generosità del loro criminale padrone.

    Se gli uomini delle Istituzioni, complici o no, dovranno rispondere del proprio operato ai Cittadini di questa repubblica, quegli altri, i servi osannanti le spoglie gloriose del padrone, non sentiranno neppure il bisogno di rispondere alla propria coscienza.

    “È morto il re. Viva il re”. Altro giro, altra corsa.

  5. Fabrizio De Andrè
    agosto 21, 2015 alle 11:57 am

    Di cosa ci meravigliamo……l’italliga è questa.Chi è stato è stato e chi stato non è.Buona giornata signori

  6. agosto 21, 2015 alle 3:00 pm

    un ritrattino del clan imprenditoriale.

    da Il Corriere della Sera, 21 agosto 2015
    LA MORTE DEL PADRINO. Casamonica, trash, boxe e Ferrari. Il clan tra sport, usura e politica.
    Strozzinaggio, racket, ma anche colossali investimenti in tutta Europa. E una passione per la boxe. Maglie azzurre e titoli nazionali. Ecco la holding malavitosa romana. (Alessandro Fulloni): http://roma.corriere.it/cronaca/cards/casamonica-trash-boxe-ferrari-clan-sport-usura-politica/vicini-banda-magliana_principale.shtml

    —————————————-

    IL FUNERALE DI VITTORIO CASAMONICA. Il parroco: «Quel funerale lo rifarei».
    L’elicotterista perde la licenza. Don Manieri: «Non spettava a me bloccarlo». Il prefetto ha inviato lettere con richieste di chiarimenti alla questura, ai carabinieri, ai vigili urbani e al Campidoglio: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_21/parroco-quel-funerale-rifarei-arrestato-l-elicotterista-clan-c7890e0a-47ef-11e5-9031-22dbf5f9fa34.shtml
    ___________________________________________________________________

    A.N.S.A., 21 agosto 2015
    Vittorio Casamonica, funerali show stile ‘Il padrino’ per il boss: a Roma è bufera.
    Da stessa chiesa no a Welby. Imbarazzo vicariato.Si muove Alfano: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/08/20/funerali-di-vittorio-casamonica-a-roma-in-stile-il-padrino_25cb84fe-a78b-4a04-b7d4-496474acb238.html

    ———————-

    Funerali Casamonica, il nipote del boss al ministro Alfano: ‘Non siamo mafiosi’.
    Il giorno dopo la bufera per le esequie show, le polemiche sono ancora più roventi: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/08/20/funerali-di-vittorio-casamonica-a-roma-in-stile-il-padrino_25cb84fe-a78b-4a04-b7d4-496474acb238.html

    • Terrae
      agosto 21, 2015 alle 6:52 pm

      Sono d’accordo col prete.
      Anch’io quel funerale lo rifarei.
      Magari un pò più sobrio per evitare l’assuefazione alla cafonagine ma anche io quel funerale lo rifarei, lo rifarei, lo rifarei, lo rifarei … ogni giorno con un personaggio diverso lo rifarei.
      Un funerale al giorno leva il crimine di torno!
      Si, direte voi. Ma il prete?
      Cenere sul capo, cilicio a fasciargli i fianchi, e rozzi sandali di legno ai piedi per percorrere l’Appia antica a chiedere perdono per il peccato d’avere servito Mamona.
      Penitenza! Penitenza!

  7. Fabrizio De Andrè
    agosto 22, 2015 alle 11:12 am

    Per i preti e davanti a Dio siamo tutti uguali è lo stato che fa la differenza.

  8. max
    novembre 5, 2015 alle 9:15 am

    inizia il maxi processo a mafia capitale; immagino che siamo tutti consci che si tratta dell’ennesima punta ( direi puntina) del gigantesco iceberg sommerso di malaffare diffuso da nord a sud in egual misura dove il potere politico e’ colluso con la criminalita’e non saranno i processi o il pubblico ludribio a cancellare tale costumanza che esiste da SEMPRE ma solo l’evoluzione del dna/genoma umano potra’debellarlo ovvero la ns evoluzione. ma ci vorra’ molto tempo.
    per il momento:
    deus pecunia ordines ( dio denaro comanda).

    • Terrae
      novembre 5, 2015 alle 10:53 am

      Un grande iceberg immerso in un mare che è un grande brodo di coltura per il malaffare e il crimine.

      Roma capitale, vizi capitali. Da sempre. Sotto re, imperatori, papi ,duci, rappresentanti democraticamente eletti dal popolo.

      Dove c’è potere c’è clientela;
      Dove c’è clientela c’è denaro rubato;
      Dove c’è denaro rubato c’è corruzione, malaffare e crimine;
      Dove c’è corruzione, malaffare e crimine, c’è povertà morale e materiale;
      Dove c’è c’è povertà morale e materiale c’è bisogno e dunque disponibilità clientelare verso i potenti … e via da capo.

      Un circolo vizioso conosciuto e atteso, praticamente eterno sino a che lo si continua a sottovalutare, tollerare e persino nutrire ogni qualvolta si soprassiede alla propria coscienza per ottenerne vantaggi particolari anche minimi ed insignificanti ma a scapito del bene comune (questo è brodo di coltura).

      L’antidoto a tanto sfacelo è nelle persone profondamente oneste, quelle che davvero provano indignazione e schifo per azioni contrarie all’armonioso vivere sociale (e per gli individui dall’animo corrotto che quelle azioni mettono in essere).

      Poi le persone oneste debbono imparare a fare “massa critica” affinché siano gli uomini e le donne più degni ed onesti a guidare le Istituzioni, il cui unico mandato è il migliore servizio unicamente a favore del bene comune.

      Auspico un processo equo per tutti e pene esemplari e senza sconti per chi ha lucrato facendoci del male e per quei servi prezzolati complici dei loro schifosissimi crimini.

      • Mara
        novembre 5, 2015 alle 11:14 am

        Perfettamente detto! Sottoscrivo in toto. Un unico appunto: molte persone profondamente oneste rifiutano di entrare in politica, temono di essere contaminati o subito espulsi come corpo estraneo, e non oso dar loro torto….

      • Terrae
        novembre 5, 2015 alle 2:05 pm

        Ciao Mara.

        Si tanti hanno paura di entrare in politica (anche) per non esserne travolti.

        Però sappiamo pure che si può fare politica anche fuori dalle sedi di partito o delle istituzioni. Tutti noi siamo Opinione Pubblica.
        Tra persone perbene, intellettualmente oneste, non dovrebbe essere difficile esprimere le proprie opinioni, proporre progetti, e soprattutto aere interesse anche per le posizioni altrui.

        Noi in questo spazio, in questo momento, in modo civile e consapevole stiamo facendo Opinione Pubblica e dunque politica.

        Altra cosa è proporsi per amministrare la cosa pubblica o governare le sorti di una nazione; fatta salva l’onestà, sono evidentemente indispensabili altre doti tra cui grande spirito di abnegazione, capacità di leadership, capacità di discernimento e di presa di decisioni in tempi congrui ai problemi, etc.

        Personalmente mi tiro fuori da solo, e quando vado a votare mi sforzo di esprimere un voto coerente con la mia onestà.

        Poi c’è un altro modo di fare politica, che è quello della bontà delle nostre azioni quotidiane; spesso passa per mala politica l’azione di funzionari infedeli, investiti di responsabilità che non meritano e che, messi alle corde, svalangano fango sul politico di riferimento del proprio ufficio(sindaco, ministro, etc.), e questo è ingiusto.

        Chi non se la sente di entrare nell’agone politico deve, giocoforza, dare fiducia a chi si propone per gestire la cosa pubblica. Ovviamente lo si deve fare con cognizione di causa, pesando le qualità morali e le doti dei candidato e condividendo perlomeno i punti qualificanti di un serio programma di lavoro.

  9. max
    novembre 5, 2015 alle 1:53 pm

    brava Mara; hai detto una grande verita’.

  10. novembre 5, 2015 alle 2:59 pm

    e tanti “colleghi” vanno davanti a un Tribunale di questa Terra.

    A.N.S.A., 5 novembre 2015
    Mafia Capitale, al via il maxiprocesso.
    Quarantasei imputati, un esercito di sessanta avvocati, oltre 130 udienze previste fino a luglio. Migliaia di intercettazioni e centinaia di documenti depositati: http://www.ansa.it/lazio/notizie/2015/11/05/mafia-capitale-al-via-il-maxiprocesso_87fc3464-82ac-4db3-a963-ba4cfeff065c.html

    • Terrae
      novembre 6, 2015 alle 10:45 am

      Mi sfugge qualcosa. Chi e a chi sono “colleghi”?

      Comunque occhio perché là dentro e là fuori, schizza fango in ogni dove.

      Ho detto fango? Ma si! 🙂

  11. max
    novembre 6, 2015 alle 11:11 am

    anche gli avvocati devono mangiare; ricordate i bei tempi di mani pulite? e’ cambiato qualcosa? be si in peggio…credo che la corruzione di cui tanto si parla sia il male minore rispetto il resto ( l’elenco e’ troppo lungo; risparmiatemelo…).
    questi processoni poi fanno benissimo al potente di turno se poi questo non e’ coinvolto.
    forse un bel comitato di “salute pubblica”non sarebbe male ( non chiedetemi i dettagli non propiamente legali).
    qualunquismo? no sfere colme!

  12. maggio 23, 2017 alle 2:53 pm

    chi ha combattuto davvero le mafie in questo splendido Bel Paese è stato lasciato solo, denigrato, accusato, ucciso.

    da Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2017
    Giovanni Falcone, chi lo chiamava “cretino” e chi non lo votò al Csm: ecco i nemici del giudice ucciso nella strage di Capaci.
    Dalle offese di Carnevale agli attacchi in diretta televisiva fino all’ultima provocazione di Berlusconi. A 25 anni dalla strage di Capaci ecco i nomi di chi ha provato in tutti i modi a rendere difficile l’esistenza del magistrato palermitano. Come Lino Jannuzzi che ai tempi della Superprocura definiva lui e De Gennaro “i maggiori responsabili della débâcle dello Stato di fronte alla mafia. Una coppia la cui strategia ha approdato al più completo fallimento”. (Giuseppe Pipitone): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/23/giovanni-falcone-chi-lo-chiamava-cretino-e-chi-non-lo-voto-al-csm-ecco-i-nemici-del-giudice-ucciso-nella-strage-di-capaci/3595352/

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