Respingiamo l’assalto ai parchi naturali!


Monti Sibillini

Monti Sibillini

La XIII Commissione permanente (territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica ha in corso d’esame il testo unificato delle proposte di legge n. 119, 1004 e 1034 riguardante la modifica della legge n. 394/1991 e successive modifiche e integrazioni sulle aree naturali protette.

Il testo unificato in esame – se approvato – causerebbe uno sciagurato disastro per i nostri parchi naturali.

Ecco perchè:

1.  CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE: sono forti i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la legge n.157/1992 e s.m.i.), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale;

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

2.  SILENZIO ASSENSO SUL NULLA OSTA DEGLI ENTI PARCO: la proposta di modifica prevede la sostituzione dell’art. 13 della legge-quadro, introducendo nella procedura del nulla osta rilasciato dagli Enti Parco sulle nuove opere e progetti all’interno dell’area protetta il silenzio assenso dopo 60 giorni. Un provvedimento che rischia di ridurre la capacità di controllo degli Enti Parco sulle trasformazioni del territorio, in considerazione anche delle ridotte e inadeguate piante organiche degli Enti di gestione;

3.  GESTIONE DEI PARCHI IN MANO AI COMUNI: la proposta di riforma del Senato prevede nella procedura di approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di gestione dell’area naturale protetta, l’obbligo dell’intesa con i Comuni. Il Piano del Parco viene oggi adottato dal Consiglio Direttivo dell’Ente costituito al 50% dai Comuni, dopo consultazione della Comunità del Parco costituita dai Comuni e da altri Enti Locali. In via definitiva viene approvato dalla Regione (o le Regioni) territorialmente interessate. La proposta del Senato introdurrebbe anche l’obbligo dell’intesa con i Comuni da parte della Regione, che approva definitivamente il Piano. Si consegna definitivamente in questo modo la gestione dei Parchi nelle mani dei Comuni, con tutte le conseguenze legate ai tantissimi interessi particolari locali;

4.  FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY: è semplicemente assurdo il previsto meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche a elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato, se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalla proposta del Senato. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili, pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività il più delle volte non compatibili con la specifica qualità ambientale dei Parchi italiani;

Umbria, Appennino, boschi

Umbria, Appennino, boschi

5.  COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI: dopo l’approvazione del D.P.R. n.78 del 2013 che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunità del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In un’eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche  l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica  e beni culturali. Su questo tema tra l’altro è già intervenuto il Governo con un articolo presente nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità;

6.  NASCONO I PARCHI GEOLOGICI SOLO A VANTAGGIO DI ALCUNI TERRITORI: viene introdotta nella legge-quadro la categoria dei Parchi geologici nazionali, categoria non prevista dalla classificazione internazionale dell’I.U.C.N., per finanziare la fallimentare esperienza dei parchi geominerari. Il condivisibile obiettivo del recupero delle miniere e cave abbandonate non può essere spacciato per conservazione della natura favorendo la nascita di Parchi nazionali speciali con una ridotta tutela del patrimonio naturale (nei parchi geologici sarebbe ad esempio consentita la caccia). La legge 394 del 1991 e s.m.i. già consente oggi la nascita di Parchi nazionali per tutelare emergenze geologiche e geomorfologiche, come già avvenuto nel caso del Parco Nazionale del Vesuvio;

7.  IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI: La proposte di legge in esame attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilità della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.

Asinara, asini bianchi e vecchie strutture carcerarie (foto Fiorella Sanna)

Asinara, asini bianchi e vecchie strutture carcerarie (foto Fiorella Sanna)

Che cosa rappresentano oggi le aree naturali protette in Italia?

I parchi naturali e, in particolare, i parchi nazionali sono la vera “cassaforte ambientale” in Italia.

I 23 parchi nazionali salvaguardano direttamente oltre 1,5 milioni di ettari (il 5% del territorio nazionale). Ad essi si aggiungono 27 aree marine protette147 riserve naturali statali3 altre aree protette di carattere nazionale134 parchi naturali regionali365 riserve naturali regionali e altre 171 aree protette regionali.       Complessivamente 870 aree naturali protette che tutelano oltre 3,163 milioni di ettari terrestri e oltre 2,3 milioni di ettari di mare (vds. elenco ufficiale delle aree naturali protette, 6° aggiornamento, deliberazione Conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009).

I parchi naturali generano ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, con una ricaduta economico-sociale diffusa, nonostante il drastico taglio dei trasferimenti finanziari statali degli anni scorsi: nel 2011 sono stati solo 25 milioni di euro i fondi trasferiti ai soli parchi nazionali, 80 milioni nel 2012 e 83,2 nel 2013. Sempre pochi.

parchi nazionali e le altre aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno.

Parco del Gennargentu, manifesto listato a luttoI parchi nazionali sarebbero in realtà 24, ma l’ottusa e autolesionista ostilità preconcetta di taluni interessati soggetti sardi ha fatto sì che il parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei sia in un limbo giuridico: non è vivo e non è morto.   Anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu–Golfo di Orosei, per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, calcolando una spesa giornaliera complessiva di soli 100 euro, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui.   Per qualcuno, evidentemente, è superflua.

Ora bisogna comunque sventare questa follìa: scriviamo direttamente ai componenti della Commissione “ambiente” del Senato e cerchiamo di farli ragionare.  Di seguito trovate gli indirizzi di posta elettronica e un fac simile di messaggio da inviare.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Gennargentu, nevaio

Gennargentu, nevaio

indirizzi di posta elettronica dei Componenti della Commissione “ambiente” del Senato:

giuseppefrancesco.marinello@senato.it, aldo.dibiagio@senato.it, carlo.martelli@senato.it, stefano.vaccari@senato.it, paolo.arrigoni@senato.it, francesco.bruni@senato.it, massimo.caleo@senato.it,  giuseppe.compagnone@senato.it, vincenzo.cuomo@senato.it, gianpiero.dallazuanna@senato.it, domenico.desiano@senato.it, pietro.iurlaro@senato.it, albert.laniece@senato.it, patrizia.manassero@senato.it, bruno.mancuso@senato.it, franco.mirabelli@senato.it, mario.morgoni@senato.it, renzo.piano@senato.it, giovanni.piccoli@senato.it, laura.puppato@senato.it, pasquale.sollo@senato.it, vittorio.zizza@senato.it

 *****

Gent.mo Senatore,

ho appreso che è in esame presso la Commissione Ambiente di cui fa parte il testo unificato per i disegni di legge n. 119, 1004 e 1034 riguardante la modifica della legge n. 394/1991 e s.m.i. sulle aree protette. Nel testo sono presenti delle proposte di modifica che smantelleranno dalle fondamenta i pilastri della legge n. 394/1991 e s.m.i. sulle aree protette.   Il testo unificato in esame – se approvato – causerebbe uno sciagurato disastro per i nostri parchi naturali.

Ecco perchè:

1.  CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE: sono forti i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la legge n.157/1992 e s.m.i.), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale;

2.  SILENZIO ASSENSO SUL NULLA OSTA DEGLI ENTI PARCO: la proposta di modifica prevede la sostituzione dell’art. 13 della legge-quadro, introducendo nella procedura del nulla osta rilasciato dagli Enti Parco sulle nuove opere e progetti all’interno dell’area protetta il silenzio assenso dopo 60 giorni. Un provvedimento che rischia di ridurre la capacità di controllo degli Enti Parco sulle trasformazioni del territorio, in considerazione anche delle ridotte e inadeguate piante organiche degli Enti di gestione;

3.  GESTIONE DEI PARCHI IN MANO AI COMUNI: la proposta di riforma del Senato prevede nella procedura di approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di gestione dell’area naturale protetta, l’obbligo dell’intesa con i Comuni. Il Piano del Parco viene oggi adottato dal Consiglio Direttivo dell’Ente costituito al 50% dai Comuni, dopo consultazione della Comunità del Parco costituita dai Comuni e da altri Enti Locali. In via definitiva viene approvato dalla Regione (o le Regioni) territorialmente interessate. La proposta del Senato introdurrebbe anche l’obbligo dell’intesa con i Comuni da parte della Regione, che approva definitivamente il Piano. Si consegna definitivamente in questo modo la gestione dei Parchi nelle mani dei Comuni, con tutte le conseguenze legate ai tantissimi interessi particolari locali;

4.  FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY: è semplicemente assurdo il previsto meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche a elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato, se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalla proposta del Senato. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili, pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività il più delle volte non compatibili con la specifica qualità ambientale dei Parchi italiani;

5.  COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI: dopo l’approvazione del D.P.R. n.78 del 2013 che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunità del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In un’eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche  l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica  e beni culturali. Su questo tema tra l’altro è già intervenuto il Governo con un articolo presente nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità;

6.  NASCONO I PARCHI GEOLOGICI SOLO A VANTAGGIO DI ALCUNI TERRITORI: viene introdotta nella legge-quadro la categoria dei Parchi geologici nazionali, categoria non prevista dalla classificazione internazionale dell’I.U.C.N., per finanziare la fallimentare esperienza dei parchi geominerari. Il condivisibile obiettivo del recupero delle miniere e cave abbandonate non può essere spacciato per conservazione della natura favorendo la nascita di Parchi nazionali speciali con una ridotta tutela del patrimonio naturale (nei parchi geologici sarebbe ad esempio consentita la caccia). La legge 394 del 1991 e s.m.i. già consente oggi la nascita di Parchi nazionali per tutelare emergenze geologiche e geomorfologiche, come già avvenuto nel caso del Parco Nazionale del Vesuvio;

7.  IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI: La proposte di legge in esame attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilità della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.

Quale cittadino italiano ed elettore, Le chiedo di adoperarsi concretamente per lo stralcio dei suddetti punti dal testo in esame al Senato, favorendo un percorso diverso e finalizzato al rilancio delle Aree naturali protette e della loro fondamentale missione di salvaguardia delle parti più pregiate del territorio italiano.

Le segnalo che l’operato della Commissione e dei suoi Componenti è costantemente monitorato da parte delle Associazioni e dei Comitati ecologisti, estremamente preoccupati per il presente e il futuro dei nostri parchi e riserve naturali.

Con i più cordiali saluti.

firma

(foto S.L., C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Anna
    marzo 21, 2014 alle 9:49 am

    L’UFFINGTON POST (collaborazione con il Gruppo Espresso) pubblica on line oggi 21.03.2014 un articolo dal titolo “Truffa all’Inps: indagato il senatore di Scelta Civica Aldo Di Biagio”, la cui lettura (depressiva, “ordinaria”) mi fa chiedere se sia opportuno estendere allo stesso senatore le richieste di modifica/annullamento della proposta di legge.

  2. irene boida
    marzo 21, 2014 alle 11:46 am

    e quindi?cosa pensano di fare le varie associazioni per difendere l’ambiente se questo nuovo disegno di legge fosse approvato,considerando che i cittadini non ne sanno assolutamente nulla.Nella stragrande maggioranza delle volte le leggi indegne e fatte ai danni della comunità,per avvantaggiare le soliti noti, vengono fatte passare nel più grande silenzio informativo da parte dei media,delle istituzioni e anche di molte associazioni ambientaliste.Ora vi chiedo se questa legge passa cosa possiamo fare per bloccarla?distinti saluti Irene Boida

  3. M.A.
    marzo 21, 2014 alle 12:26 PM

    Chi sarebbero i soliti noti??

  4. Anna
    marzo 21, 2014 alle 5:10 PM

    Per adesso cerchiamo di divulgare la necessità di inviare una richiesta di modifica ai membri della commissione (io eviterò il senatore indagato, privilegiando quelli che possiamo supporre meno legati ai sistemi trasversali), segnalando il post a associazioni e conoscenze. Alcuni giorni fa su queste pagine era segnalato l’intervento al parlamento europeo dell’on. Andrea Zanoni per la revisione della valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati: non si potrebbe richiedere (da parte anche dell’Associazione Gruppo Int. Giuridico) che faccia presente al partito cui ha aderito la necessità di modifica di proposte che sono assolutamente in contrasto con gli obiettivi di difesa ambientale?
    Certo le notizie non ci risparmiano lo sconforto; vedere però la qualità dell’impegno di tanti (l’associazione che ci ospita….) fa sperare che l’informazione, la conoscenza possano offrire occasioni di cambiamento.

  5. Mara
    marzo 23, 2014 alle 10:38 PM

    Fatto. Speriamo che almeno un paio leggano la mail….

  6. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    marzo 24, 2014 alle 9:12 PM

    Ritengo che queste modifiche indicate nel ddl da apportarsi alla nefasta Legge 391/91 siano ottime e in grave ritardo. In più in periodo di spending review tutti questi impiegati sono superlfui. Il presidente ed il direttivo dovrebbe gestire almeno 3 parchi.
    Si creino aree wilderness come accade negli usa che in fatto di gestione dell’ambiente sono avanti anni luce.
    Il parco del Gennargentu non nascerà mai. Classico esempio di provvedimento calato dall’alto senza chiede a chi il territorio lo vive. Quando poi è stato chiesto, le gente del Gennargentu ha detto a gran voce: No Grazie!

    Cosi si chiede in un articolo che condivido:
    Si ridimensioni l’estensione dei Parchi esistenti obbligando i vari enti nazionali e regionali a pianificare la dismissione dei territori inutili per finalità di conservazione della Natura, quella natura VERA che spesso rappresenta solo il 50% e a volte anche meno delle cosiddette aree protette; lo chiediamo perché i finanziamenti ai Parchi Nazionali e Regionali sono spesso elargiti proprio, non sulla base del valore che devono proteggere, ma sull’estensione dei loro territori: per cui, più sono vasti i Parchi più soldi pubblici richiedono! Accentri ed elimini gli Enti. Obblighi la trasformazione di tanti Parchi e Riserve in snelle e semplici Aree Wilderness e/o Zone di Tutela Ambientale sulla base dei poteri dell’autonomia locale, aree e zone che se hanno bisogno di difesa, non hanno bisogno di finanziamenti pubblici per la loro gestione, né di apparati amministrativi da riempire di “poltrone” e di relativi stipendi e prebende varie. Si Imiti Obama: obbligando gli enti autonomi dei Parchi a spendere soldi solo per il personale in organico strettamente indispensabile e di ruolo, e per l’acquisizione e/o affitto di boschi e montagne e la gestione di fauna e flora a soli fini di conservazione, ed impedisca ogni altra spesa che non abbia questa finalità gestionale (e Lei non ha idea di quante spese inutili facciano i Parchi: una per tutte, le riviste e pubblicazioni varie: tutte eguali e tutte non indispensabili se non a chi le dirige e a chi vi pubblica!). Salverà l’Italia e salverà la Natura del nostro Paese più di quanto possa fare finanziando folli progetti per studi e “valorizzazione” dell’ambiente, che SEMPRE si rivelano un danno per la Natura. Natura protetta a costo zero, di questo ha bisogno l’Italia ed il suo ambiente, non di carrozzoni pubblici! Scopra l’acqua calda delle Aree Wilderness americane, che proprio quest’anno stanno festeggiando il 50° anniversario della legge che le prevede, difendendole severamente a COSTO ZERO per la collettività. L’Italia è piena di Parchi e Riserve la cui difesa può ottenersi senza apparati pubblici di gestione e amministrazione; non dia retta a chi le dice che senza soldi pubblici e senza dipendenti pubblici le aree protette non possono esistere. Le potremmo fare un lungo elenco di aree protette inutili, di aree protette difendibili, spesso anche meglio, senza apparati gestionali o con apparati ridotti al lumicino. Infine, elimini o riduca anche i vincoli non strettamente indispensabili, e salverà i Parchi, la loro Natura, l’Italia e lo Stato!

    • marzo 24, 2014 alle 10:00 PM

      certo, Pietro, continuiamo così.
      Il Gennargentu deve rimanere preda di chi non vuole “intromissioni” nel territorio.
      Poveri, minacciati, silenziosi.
      Solo battute di caccia al Cinghiale, pascolo suino brado con peste suina, nient’altro.
      Soprattutto nessun occhio indiscreto.
      Bene, continuate così.
      Sputate sopra la possibilità di una ricaduta economica di 30 milioni di euro all’anno.
      Chi se ne frega.

      Stefano Deliperi

      • Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
        marzo 25, 2014 alle 3:54 PM

        Io non penso ai soldi che i parchi si metterebbero in tasca. La gestione del territorio nel modo che viene predicato dai parchisti è quanto mai assurdo. Il supramonte è preservato da chi il territorio lo vive da sempre altrimenti non l’avremmo ammirato per com’è oggi. Per tua informazione ci sono tantissimi turisti (italiani e non) che in ogni periodo dell’anno vagano per i sentieri del supramonte. Li trovi da tutte le parti dato che con i GPS e con le guide sanno dove muoversi per ammirare le bellezze della natura. Dovrebbero pagare per vedere un panorama?..
        Si facciano più controlli dato che si sa da sempre di chi sono gli animali al pascolo in quelle zone. Altrimenti basta approvare una legge per un’eradicazione seduta stante appena si vedono fuori recinto. Ma voi certo non volete….
        Finitela di pensare ai parchi come i protettori della natura. Ci sono parchi che sono altamente inquinati. Parchi su cui lo stato ogni anno spende un sacco di soldi per poi riceve i soldi del biglietto. Ad oggi sono tutti carrozzoni

  7. M.A.
    marzo 25, 2014 alle 4:44 PM

    Condivido il pensiero di Pietro Pirredda.

  8. marzo 25, 2014 alle 4:57 PM

    Pietro Pirredda – Arzachena (ss) :

    Io non penso ai soldi che i parchi si metterebbero in tasca. La gestione del territorio nel modo che viene predicato dai parchisti è quanto mai assurdo. Il supramonte è preservato da chi il territorio lo vive da sempre altrimenti non l’avremmo ammirato per com’è oggi. Per tua informazione ci sono tantissimi turisti (italiani e non) che in ogni periodo dell’anno vagano per i sentieri del supramonte. Li trovi da tutte le parti dato che con i GPS e con le guide sanno dove muoversi per ammirare le bellezze della natura. Dovrebbero pagare per vedere un panorama?..
    Si facciano più controlli dato che si sa da sempre di chi sono gli animali al pascolo in quelle zone. Altrimenti basta approvare una legge per un’eradicazione seduta stante appena si vedono fuori recinto. Ma voi certo non volete….
    Finitela di pensare ai parchi come i protettori della natura. Ci sono parchi che sono altamente inquinati. Parchi su cui lo stato ogni anno spende un sacco di soldi per poi riceve i soldi del biglietto. Ad oggi sono tutti carrozzoni

    di grazia, chi sono “i parchisti”?
    Una specie di “figli dei fiori”?
    Pietro, a parte il fatto che i parchi naturali tutelano il nostro patrimonio ambientale e contribuiscono efficacemente a combattere il degrado del suolo (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/03/17/i-parchi-naturali-sono-la-cassaforte-ambientale-ditalia/), determinano una notevole ricaduta economica diffusa nei centri abitati interessati.
    Per esempio, nella Provincia di Trento circa 50 milioni di euro nel solo periodo estivo (vds. http://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/binary/pat_ufficio_stampa/supplementi_trentino/REPORT_40.1383050052.pdf).
    Questi sono fatti.

    Stefano Deliperi

    • M.A.
      marzo 25, 2014 alle 5:16 PM

      E in Sardegna dove sono i benefici del Parchi naturali? I pochi esistenti sono esclusivamente serbatoi che sfornano migliai di cinghiali! Altro che profitti..Se nel Gennargentu i locali all’istituzione di un parco dicono: “No, grazie!” chi è la politica o le associazioni varie per imporre una decisione che si ripercuote nella vita di chi ci vive?? Chi dice che i locali vorrebbero vedere il supramonte invaso dai turisti?

      • marzo 25, 2014 alle 5:27 PM

        il motivo della contrarietà da parte di una minoranza interessata è proprio nelle tue parole: “chi dice che i locali vorrebbero vedere il supramonte invaso dai turisti?”
        Gente che non vuole turisti fra i piedi per poter continuare a fare i cavoli propri in terre ormai quasi deserte.
        Gente che sarebbe “disturbata” dalla presenza di persone “non gradite”.
        Ti ricordo che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale del Gennargentu, 3 avevano aderito con condizioni, uno non si era espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) avevano opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli?

        Stefano Deliperi

        P.S. anche la Confindustria chiede il parco naturale del Gennargentu, è una delle poche carte valide da giocare per dare un futuro alle zone interne sempre più spopolate e senza lavoro (https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/08/08/ma-guarda-un-po-ora-la-confindustria-vuole-il-parco-nazionale-del-gennargentu/).

  9. M.A.
    marzo 25, 2014 alle 5:49 PM

    Ma il parere favorevole è piovuto dai cittadini o dalle giunte comunali?? Io mi ricordo un grande movimento di pastori che si oppose vivamente. Per quanto la Confindustria possa dire, prima di istituire un Parco con vincoli che vanno contro cultura e tradizioni, bisognerebbe prendere in considerazioni l’aspetto socio-culturale dell’ ambiente in questione dove vuole essere istituito. Chissà magari non sono del tutto favorevoli nel far vedere ai turisti come producono il pecorino, ma preferiscono farne tesoro e tenerselo per “se”.

    • marzo 25, 2014 alle 5:54 PM

      il parere favorevole “è piovuto” dai Consigli comunali.
      E il “movimento” contrario vide ben pochi pastori: in prima fila c’era L’Unione Sarda diretta da Antonangelo Liori…..

      Stefano Deliperi

  10. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    marzo 25, 2014 alle 7:37 PM

    Di recente siete stati al Parco dell’Asinara? Ci son stato (per ora senza carabina) il 22/09/2013. Gli asini sono in un numero spaventoso, rachitici ed affamati con malattie cutanee. I cinghiali girano indisturbati tra le stradine ed addirittura, se volete vi posto le foto, uno era morto da qualche giorno all’inizio di un laghetto salato che da cala reale conduce a fornelli.
    Nell’isola non vi è un cesto dell’immondizia per espresso regolamento del parco e pertanto avendo mangiato nei tavolini sutto gli alberi, abbiamo dovuto poi riportare le buste dell’immondizia, a piedi, vicino a cala reale dove ci era stato indicato il compattatore che poi sarebbe stato caricato sul traghetto……noi abbiamo preservato l’ambiente….i numerosi turisti che visitano d’estate l’isola saranno stati tutti coscenziosi?
    Questo significa rendere il parco fruibile? No! Questo è fatto ad hoc per non invogliare troppi turisti a visitare l’Asinara. Va bene il parco marino ma di preservabile nella bellissima Asinara non vi è nulla di più e nulla di meno che nell’isola madre.
    Stessa cosa, anzi peggio nel parco della Maddalena dove con altri faccio parte di coloro che abbattono gli ibridi di cinghiale …..
    Se quella è gestione di un parco, io sono il Presidente del WWF….

  11. Mara
    marzo 27, 2014 alle 4:41 PM

    GRIG: anche io sono specie alloctona però giuro che mi scoccia essere eliminata, AIUTO!!

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      marzo 28, 2014 alle 5:16 PM

      Tendi a tutelare gli animali nello stesso modo in cui “dovrebbero” essere tutelate le persone. Io in questo non sono d’accordo.
      Un animale merita rispetto, ma ci vuole la giusta proporzione che ci è data dalla Legge.
      Altrimenti rischieremmo di diventare tutti vegani per un concetto astratto derivante dalle favore di Walt Disney o da qualche rossa (per i capelli) parlamentare che vorrebbe coricarsi un cavallo a casa impedendomi di mangiare le ottime fettine di cavallo precedentemente condite con olio e aromi.
      Nell’interesse pubblico…e la salvaguardia dell’ambiente è un interesse pubblico, si deve cercare una corretta gestione del patrimonio faunistico nazionale.
      Pertanto è previsto che animali in esubero siano gestiti anche attraverso la caccia di selezione. Questo è l’ultimo stadio che la Legge indica nella gestione ma vi è un ente che lo determina.
      Poi ci sono animali che non corrono rischi di estinzione che sono normalmente cacciabili.
      Non capisco come mai le Oche (solo in Italia) non sono cacciabili….:(
      Le specie alloctone sia animali che vegetali creano gravi danni, non lo dico io, vedasi alga killer o conigli in Australia o il pesce siluro nel Po o per fare un caso Sardo, il gambero Killer della Louisiana. Certo questi problemi li ha creati l’uomo.
      Signora Mara se te ne occupi tu di questi problemi derivanti da specie alloctone, allora io sarò ben lieto di non curarmene.
      Ma per ora…………

  12. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    marzo 28, 2014 alle 5:22 PM

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    la presenza della Gazza (Pica pica) in Sardegna è dovuta all’introduzione di una coppia nell’isola
    dell’Asinara, attualmente Parco Nazionale, negli anni ’50 del secolo scorso, sembra da parte di un ergastolano. Da lì si è diffusa nel Nord Ovest della Sardegna, con una presenza sporadica (http://www.censfauna.it/pdf/Distribuzione%20della%20Gazza%20Pica.pdf).
    Capre e Cinghiali, soprattutto ibridi, sono già stati oggetto più volte di interventi di “delocalizzazione/eradicazione” (http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/23/Asinara_via_capre_Molte_macello_co_9_070423073.shtml; http://www.parks.it/parco.nazionale.asinara/dettaglio.php?id=14956).
    I Mufloni (Ovis musimon) non sono numerosi all’Asinara, è considerata una specie “rara” (http://www.parcoasinara.org/?modulo=contenuti&id=307&pag=377).
    Stefano Deliperi

    Grig ho solo detto che anche i Mufloni non se la passano benissimo all’Asinara ecco perché mi piacerebbe fotografarli belli in salute.
    Capre, Asini e Cinghiali invece andrebbero gestiti con un serio piano concordato…..poi vedo l’elenco dei coadiuttori abilitati all’accesso nell’Ente Parco dell’Asinara e …”carramba che coincidenza”…

  13. Mara
    marzo 28, 2014 alle 9:32 PM

    Dunque, caro Signor Pietro, innanzitutto grazie per il maiuscolo! Il mio intervento, scherzoso ma non troppo, si riferiva alle gazze che tu vorresti con un termine graziosamente nazista “eradicare”. Penso anche io che alcune specie introdotte dall’uomo siano deleterie per l’ambiente. Solo tre giorni fa ho telefonato alla Forestale segnalando la presenza di una grande nutria in uno stagno temporaneo, dove becchettavano beate anatre e folaghe. La risposta è stata che loro non possono farci nulla. Penso (anche le Oche a volte pensano:) ) che sarebbe necessario un progetto globale in tutta l’isola, per ripristinare le condizioni ottimali. Una bella utopia, perché intanto gli animali si spostano, i cacciatori (non tutti per fortuna) ripopolano a vanvera, gli allevatori introducono specie che confliggono con le autoctone, i turisti si portano via le testuggini “per ricordo”, ecc. Davvero non me la sento di occuparmi di tutti questi problemi..
    Ho una buona autostima, non così grande da pensare di essere Dio. E tu?

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      marzo 29, 2014 alle 10:44 am

      Mara :Dunque, caro Signor Pietro, innanzitutto grazie per il maiuscolo! Il mio intervento, scherzoso ma non troppo, si riferiva alle gazze che tu vorresti con un termine graziosamente nazista “eradicare”. Penso anche io che alcune specie introdotte dall’uomo siano deleterie per l’ambiente. Solo tre giorni fa ho telefonato alla Forestale segnalando la presenza di una grande nutria in uno stagno temporaneo, dove becchettavano beate anatre e folaghe. La risposta è stata che loro non possono farci nulla. Penso (anche le Oche a volte pensano:) ) che sarebbe necessario un progetto globale in tutta l’isola, per ripristinare le condizioni ottimali. Una bella utopia, perché intanto gli animali si spostano, i cacciatori (non tutti per fortuna) ripopolano a vanvera, gli allevatori introducono specie che confliggono con le autoctone, i turisti si portano via le testuggini “per ricordo”, ecc. Davvero non me la sento di occuparmi di tutti questi problemi..Ho una buona autostima, non così grande da pensare di essere Dio. E tu?

      Signore ce n’è uno (almeno cosi dicono 😉 il che significa che io sono per fortuna un essere umano).
      Mara se mi permettessero di risolvere il problema “pica pica” all’Asinara ci andrei subito.
      I modi me li posso inventare sul momento, basta che mi facciano portare l’occorrente. Gabbie e pane duro uniti a buona volontà.-
      Poi però qualcuno si deve occupare di portarle al di fuori dalla Regione. C’è da considerare che in tutte le regioni dove tale volatile è autoctono vi è un piano annuale di gestione del numero. (come dovrebbe accadere qui per cornacchie, ghiandaie, storni (sturnus vulgaris), volpi).
      Altrimenti si dovranno eliminare non uccidendole con una fucilata (per carità) ma come sottolinea qualcuno quando si devono sopprimere delle cornacchie; bisogna disarticolargli il collo…..
      Problema nutrie: sono da eliminare totalemente. Lo dovrebbe fare la Forestale con armi che hanno in dotazione o farsi aiutare dai coadiuttori a costo ZERO.

      DIscorso animali protetti: hai fatti il caso delle tartarughe. Tempo fa al porto di Olbia incappai in un tizio sardo che asserendo a motivi religiosi di un Dio (venerato da alcune tribù africane) di cui non ricordo il nome, voleva sacrficarle per risolvere la sua sfortuna…..
      Le sequestrammo (5 tartarughe marginate prelevate dall’oasi di Is Arenas) e il tizio venne deferito all’A.G. e le tartarughe vennero consegnate alla Forestale.
      Ma ti potrei indicare vari interventi per turisti che rubano sassi e sabbia da vari arenili della Sardegna.

      Per dire che sono un cacciatore e me ne vanto, amante della natura e rispettoso delle Leggi a prescindere. Sono anche appassionato di fotografia e quando vado a fare qualche gita o a caccia la porto sempre con me. Potrei farti vedere le foto di vari posti della Sardegna da mozzare il fiato. Sono anche un amante delle armi in genere. Ho solo una diversa visione di alcune cose rispetto a te e se si deve “eradicare” una animale (in base ad una decisione di un Ente – Organo a ciò preposto) o un’intera specie, nel rispetto delle Leggi non mi metto il problema di farlo.
      Quindi – ripeto – in base ad una eventuale decisione di tali Enti, non avrei problemi a sparare a Leoni, Bufali, Gazze, Cervi, Orsi, Lupi o altri animali viventi.

      Tanti cari saluti
      Pietro Pirredda 😉

  14. Mara
    marzo 29, 2014 alle 11:46 am

    Ok Pietro, ho capito che sei davvero una brava persona, anche se armata :). In fondo su diverse cose siamo d’accordo, anche se non mangerei mai un cavallo (sono miei fratelli di sangue) e sparerei ad un animale solo per difendere la mia vita. Il vero problema (espressione assurdamente di moda, come se esistessero problemi finti..) è: quante persone ci sono come te? In Sardegna e altrove? Confesso che 35 anni fa rubai anch’io sabbia da Is Arutas, ma ero ignorante, per fortuna ci si evolve, per questo c’è grande bisogno di “Buoni Maestri”, che insegnino a tutti ANCHE quanto può essere prezioso un Parco, se gestito con intelligenza. In questo il GRIG è assolutamente prezioso, anzi unico.
    Comunque invidio la tua fiducia nella bontà delle decisioni prese dagli Enti preposti….
    Un caro saluto a te.
    Mara
    P.S. Conosco piuttosto bene la Sardegna, da continentale che ha scelto di viverci e ancora oggi la esplora, possibilmente a piedi. E’ un’isola meravigliosa e non mi basteranno altre vite per conoscerla a fondo. E’ da difendere ad ogni costo, anche da molti dei suoi abitanti.

  15. marzo 31, 2014 alle 10:05 PM

    ..Gira e rigira alla fine spunta sempre il cacciatore e si va a finire sulla “soluzione finale della questione esuberi”, prendendo in prestito un termine storico. Ce la infilano sempre 😀

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