La nuova proposta di legge urbanistica della Toscana.


Castell'Azzara (GR), colline

Castell’Azzara (GR), colline

La Giunta regionale della Toscana, su impulso e proposta dell’assessore dell’urbanistica Anna Marson, ha approvato una proposta di legge urbanistica, in riforma della legge regionale n. 1/2005 e s.m.i., che spesso ha mostrato forti limiti nell’ambito della tutela del territorio.

Basti pensare al possibile e frequente contrasto fra strumenti urbanistici attuativi comunali e sovraordinati atti di pianificazione territoriale regionali, oggetto di una sorta di farraginosa procedura di conciliazione, puramente discrezionale.

Infatti, la normativa urbanistica regionale toscana attualmente prevede, in caso di contrasto fra previsioni di atti di pianificazione/programmazione/gestione di Enti territoriali differenti la richiesta di apertura di specifico procedimento davanti alla Conferenza paritetica interistituzionale ai fini del prescritto parere di competenza (artt. 24-26 della legge regionale Toscana n. 1/2005 e s.m.i.).  La suddetta richiesta comporta la sospensione degli effetti del provvedimento oggetto di contestazione (art. 25, comma 5°, e 26, comma 3°, della legge regionale Toscana n. 1/2005 e s.m.i.), mentre in caso di mancato adeguamento alla pronuncia della Conferenza paritetica interistituzionale la Regione può emanare misure di salvaguardia immediatamente efficaci” nei confronti del provvedimento contrastante “sino all’adeguamento degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio di comuni e province” (artt. 26, comma 3°, e 48, commi 4°, lettera d, e 5° della legge regionale Toscana n. 1/2005 e s.m.i.), analogamente alla Provincia (artt. 26, comma 3°, e 51, comma 4°, della legge regionale Toscana n. 1/2005 e s.m.i.).

E’ il caso, per esempio, verificatosi riguardo il progetto immobiliare nella Tenuta di Rimigliano, fra il Comune di San Vincenzo (LI) e la Regione Toscana.

Con simili modalità procedurali nel corso degli ultimi anni sono state autorizzati da numerosi Comuni veri e propri scempi ambientali e urbanistici in sfregio a paesaggi ammirati e invidiati nel mondo.

Si auspica una radicale inversione di rotta per riassicurare quel buon governo del territorio del quale la Toscana poteva un tempo andar fiera.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Castell'Azzara (GR), Selvena, Rocca Silvana

Castell’Azzara (GR), Selvena, Rocca Silvana

 

 

qui la proposta di legge regionale Toscana n. 3 del 30 settembre 2013

 

 

 

 

 

Firenze by night

Firenze by night

 

 

da Toscana Notizie, 1 ottobre 2013

Riforma della legge 1, Rossi: “Una svolta nel governo del territorio”.

FIRENZE – Una svolta nel governo del territorio, che tutela il patrimonio rurale, aiuta i Comuni e agevola il lavoro, nel senso di una “riconversione ecologica” dello sviluppo: sono questi per il presidente Enrico Rossi i punti fondamentali della riforma della legge regionale n.1, il cui nuovo articolato, approvato ieri dalla Giunta, sarà in tempi stretti trasmesso al Consiglio regionale e pubblicato sul sito internet www.regione.toscana.it.

“Con questa proposta vogliamo mettere sotto tutela il territorio rurale, con un vincolo di inedificabilità – ha detto Rossi alla stampa presentando la proposta di legge insieme all’assessore all’urbanistica Anna Marson – La Toscana è ancora bella, vogliamo evitare il rischio della proliferazione di ecomostri e villette a schiera. Tracciamo una linea netta tra territorio urbanizzato, in cui concentrare l’attività edilizia, soprattutto promuovendo riuso e riqualificazione, e territorio rurale, in cui non saranno consentite nuove edificazioni residenziali. Tra l’altro, sul provvedimento abbiamo trovato grande sintonia con il mondo della ruralità, che in questi anni sta conoscendo uno sviluppo di grande interesse, anche per le semplificazioni che vengono introdotte della conduzione aziendale”.

“Un altro aspetto fondamentale riguarda la promozione, procedurale e anche economica, dell’associazionismo tra i Comuni in materia urbanistica, con una tutela del territorio sviluppata in ambito intercomunale e misure di riequilibrio perequativo tra i comuni. Insomma – ha detto ancora il presidente – con questa riforma introduciamo un grande cambiamento nelle politiche del territorio, che condizionerà per decenni la nostra regione e che porteremo a compimento con il Piano paesaggistico”.

 

 

Arcidosso, vetta del Monte Labbro e Torre Giurisdavidica

Arcidosso, vetta del Monte Labbro e Torre Giurisdavidica

Riforma legge 1, Marson: “Stop al consumo di suolo, pianificazione di area vasta e tempi più brevi”.

FIRENZE – “Una legge che migliora la governance interistituzionale, mettendo a punto in maniera più attenta le coerenze che devono esserci tra le azioni portate avanti in tema di governo del territorio dai diversi soggetti competenti”.

Così l’assessore Marson ha presentato oggi, insieme al presidente Enrico Rossi, la proposta di riforma della legge 1 del 2005 approvata ieri dalla giunta.

“Certo – prosegue Marson – è stata una messa a punto lunga e faticosa, cui abbiamo lavorato molti mesi insieme alle rappresentanze di Anci, Upi, Uncem, ma riteniamo il risultato proficuo. Rispetto alla discussione nazionale sui possibili disegni di legge per contrastare il consumo di suolo, come Regione Toscana siamo riusciti, primi in Italia a proporre al Consiglio regionale norme che introducono innovazioni significative nel contrasto al consumo di suolo e nel riconoscimento del territorio rurale e del suo valore in quanto tale”.

Quella del contrasto al consumo di suolo è uno dei contenuti salienti della proposta di legge. “La novità rispetto alla legge oggi vigente – spiega l’assessore Marson – è che abbiamo tradotto quelli che ora sono dei principi molto importanti ma in quanto tali troppo spesso disattesi, in dispositivi operativi quali la definizione di territorio urbanizzato e la netta diversificazione delle procedure per intervenire in territorio urbanizzato e in territorio rurale”.

“Il territorio rurale che oggi viene ancora troppo spesso considerato un insieme di lotti da ‘sviluppare’ va concepito come patrimonio territoriale, risorsa fondamentale non solo per l’equilibrio idrogeologico e ambientale, ma anche per l’economia della Regione. Occorre un cambiamento di visione analogo a quello che avvenne tra gli anni 50 e 60 del Novecento grazie anche al contributo di Bianchi Bandinelli, con il passaggio dal riconoscimento di singoli edifici di valore, a quello dei centri storici quali organismi complessi”.

Un altro elemento essenziale è l’accorciamento dei tempi. “Come ha evidenziato l’Irpet – dice ancora Marson – i tempi medi in Toscana per la redazione degli strumenti di governo del territorio è di 6 anni, un tempo spropositato. Con Anci, Upi e Uncem abbiamo convenuto che 2 anni sono un tempo fisiologicamente più che adeguato e abbiamo deciso di introdurre forti sanzioni alle possibilità di attuare trasformazioni urbanistiche e edilizie per quei Comuni che avviino un procedimento di formazione di un atto di pianificazione senza concluderlo entro questo termine”.

Da sottolineare anche l’attribuzione di nuovi poteri alla conferenza paritetica interistituzionale. “La conferenza – spiega Marson – sarà in grado di valutare gli adeguamenti realizzati in attuazione delle proprie richieste e in caso di valutazione negativa, l’atto o parte di esso non potrà divenire efficace. Inoltre la conferenza potrà pronunciarsi anche su presunti contrasti con norme di legge e non solo tra piani”

“Mi auguro – ha concluso l’assessore – che, visto il lavoro approfondito e paziente di concertazione e discussione con le rappresentanze istituzionali che è stato svolto, mi attendo che i tempi per l’approvazione della legge siano, a questo punto, ragionevolmente rapidi””.

  

Toscana, oliveto

Toscana, oliveto

 

La proposta di riforma della legge 1: ecco cosa cambia.

FIRENZE – La proposta di riforma della legge 1/2005 sul Governo del territorio approvata dalla giunta nell’ultima seduta interviene, a più di otto anni dall’entrata in vigore della legge, a modificarne i contenuti alla luce dell’esperienza applicativa, con lo scopo di:

  • valorizzare il patrimonio territoriale e paesaggistico per uno sviluppo regionale sostenibile e durevole
  • contrastare il consumo di suolo promuovendo il ruolo multifunzionale del territorio rurale
  • sviluppare la partecipazione come componente ordinaria delle procedure di formazione dei piani.

Nell’insieme la riforma è diretta a migliorare l’efficacia della governance interistituzionale in base ai principi della sussidiarietà, e a rendere più chiare e rapide le procedure, graduando la complessità degli adempimenti in relazione alla rilevanza delle trasformazioni.

Nei prossimi giorni il testo sarà consultabile sul sito internet della Regione Toscana agli indirizzihttp://www.regione.toscana.it/cittadini/territorio-e-paesaggio ehttp://www.regione.toscana.it/enti-e-associazioni/pianificazione-e-paesaggio

Ecco le principali innovazioni introdotte.

1. Consumo di suolo

La situazione

Nonostante la legge vigente dichiari che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”, dal 2005 a oggi il consumo di suolo è proseguito non solo per effetto delle previsioni già vigenti ma anche in conseguenza dei nuovi impegni di suoli agricoli a fini di edificazione, in assenza di verifiche effettive sulla sussistenza di possibili alternative interne alle aree già urbanizzate.

Cosa cambia

Per contrastare e ridurre al minimo strettamente necessario il consumo di suolo ciò che nel testo vigente è soltanto un enunciato di principio viene tradotto in una serie di dispositivi operativi concreti:

– si definisce in modo puntuale il territorio urbanizzato, differenziando le procedure per intervenire all’interno dello stesso da quelle per la trasformazione in aree esterne, con particolare riferimento alla salvaguardia del territorio rurale e al fine di promuovere il riuso e la riqualificazione delle aree urbane degradate o dismesse;

– in aree esterne al territorio urbanizzato non sono consentite nuove edificazioni residenziali. Limitati impegni di suolo per destinazioni diverse da quella residenziale sono in ogni caso assoggettati al parere obbligatorio della conferenza di copianificazione d’area vasta, chiamata a verificare puntualmente, oltre alla conformità al PIT, che non sussistano alternative di riutilizzazione o riorganizzazione di insediamenti e infrastrutture esistenti;

– nel territorio urbanizzato, per promuoverne il riuso e la riqualificazione, ferme restando una serie di condizioni generali sono introdotte alcune semplificazioni.

2. Correttezza delle procedure ed efficacia delle norme di legge

La situazione

La forte autonomia assegnata dalla legge vigente a ciascun ente territoriale nel procedimento di formazione degli strumenti della pianificazione ha comportato in questi anni interpretazioni anche piuttosto ampie e divergenti delle norme di riferimento. La conferenza paritetica interistituzionale, unico strumento di trattazione dei conflitti previsto, per riconoscimento unanime di tutte le sue componenti ha funzionato in modo apprezzabile, senza avere tuttavia il potere di rendere cogenti le proprie decisioni e mettendo così a rischio la stessa credibilità dello strumento.

Cosa cambia

In seguito alla valutazione positiva del suo funzionamento si è scelto di mantenere la conferenza paritetica interistituzionale come strumento di riferimento per la regolazione dei conflitti, dotandola tuttavia dei poteri necessari ad assicurare il recepimento delle proprie conclusioni, e richiamando il ruolo di tutti i soggetti istituzionali nel far rispettare le norme di riferimento:

– i soggetti istituzionali possono adire la conferenza paritetica qualora ravvisino contrasti non solo tra gli strumenti della pianificazione ma anche rispetto alle disposizioni della legge;

– la conferenza paritetica valuta gli adeguamenti prodotti a seguito delle proprie conclusioni e relative richieste;

– se gli adeguamenti sono valutati negativamente, l’atto, o la parte di esso in questione, non assume efficacia.

3. Informazione e partecipazione

La situazione

Nonostante la legge vigente preveda la costruzione partecipata dello statuto dei piani, l’attivazione di processi partecipativi strutturati è stata quasi esclusivamente limitata alle iniziative finanziate dalla legge 69/2007, che peraltro, quando non inserite nel procedimento di formazione del piano, hanno evidenziato problemi di relazione rispetto al piano stesso. L’accesso all’informazione è inoltre in troppi casi tuttora difficoltoso.

Cosa cambia

In coerenza con la rinnovata legge regionale sulla partecipazione, 46/2013, è previsto che le attività di partecipazione siano inserite a tutti gli effetti nella procedura di formazione degli atti di governo del territorio.

Gli articoli dedicati alla partecipazione degli abitanti nei procedimenti di governo del territorio sono stati riordinati, prevedendo linee guida comuni a livello regionale per garantire prestazioni omogenee, tecnicamente adeguate alle diverse tipologie di atti.

E’ previsto il diritto d’accesso agli atti amministrativi relativi ai procedimenti del governo del territorio, senza obbligo di specifica motivazione.

4. Monitoraggio dell’esperienza applicativa delle legge e valutazione della sua efficacia

La situazione

Attualmente non è previsto alcun tipo di monitoraggio dell’esperienza applicativa della legge, che ne evidenzi eventuali problematiche operative, né di valutazione della sua efficacia nel raggiungere le finalità enunciate. Si ritiene invece fondamentale che la legge definisca le modalità per poter proporre le correzioni eventualmente necessarie alla luce di evidenze motivate derivanti dalla sua applicazione.

Cosa cambia

La conferenza paritetica interistituzionale, avvalendosi anche del monitoraggio svolto dalle strutture tecniche, formula annualmente eventuali proposte e rilievi alla Giunta in merito al funzionamento della pianificazione.

La Regione, per valutare l’efficacia della legge e lo stato della pianificazione, promuove il confronto con le rappresentanze istituzionali, le parti sociali, le associazioni ambientaliste, il mondo della cultura e dell’Università.

5. Patrimonio territoriale

La situazione

In assenza di una definizione chiara di “statuto” del territorio e delle sue “invarianti strutturali”, gran parte dei piani redatti ai sensi della legge 5/95 e 1/05 hanno interpretato lo statuto come elencazione di beni culturali e aree protette, dunque come vincoli anziché regole di corretta trasformazione dell’intero territorio, rendendo inefficace la relazione tra componente statutaria e componente strategica dei piani.

Cosa cambia

L’introduzione del concetto di patrimonio territoriale, quale bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale, costituisce riferimento per contestualizzare le “invarianti strutturali” nello Statuto del territorio, e promuovere una più efficace relazione tra statuto e strategia dei piani. Analogamente a quanto avvenuto con il passaggio dal riconoscimento di singoli edifici di valore al riconoscimento dei centri storici quali organismi complessi, caratterizzati dalle relazioni tra edilizia monumentale ed edilizia minore, e tra edifici e abitanti, compiuto tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, con il concetto di patrimonio territoriale esteso all’intero territorio regionale si realizza un avanzamento culturale, che sottolinea il passaggio, per la Toscana, da una concezione vincolistica per aree specifiche alla messa in valore progettuale del territorio e del paesaggio nel suo insieme.

6. Pianificazione d’area vasta

La situazione

Stante l’attuale frammentazione delle pianificazioni, e la necessità di una scala adeguata ad affrontare le scelte progettuali e pianificatorie, che producono effetti al di là dei singoli confini comunali, per ambiti territoriali significativi anche dal punto di vista del raccordo con gli ambiti di paesaggio previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, si è ritenuto necessario riconoscere formalmente e promuovere forme di pianificazione intercomunali.

Cosa cambia

E’ stato introdotto e valorizzato il piano strutturale intercomunale, che insieme alla conferenza di copianificazione diventa riferimento qualificante per garantire una progettazione unitaria e multisettoriale delle trasformazioni a livello d’area vasta.

7. Politiche per la casa

La situazione

Considerata la difficoltà degli enti locali, a fronte di una domanda sociale crescente, a dare attuazione ad adeguate politiche per la casa, anche in conseguenza della difficoltà di ottenere finanziamenti dedicati e ancor più di accedere alla disponibilità di aree a costi sostenibili, ci si è posti il problema di contribuire, per quanto possibile, a sostenere tali politiche.

Cosa cambia

Si dispone che la pianificazione territoriale e urbanistica concorra alla formazione delle politiche per la casa, riconoscendo gli alloggi sociali come standard urbanistico, da assicurare mediante cessione di aree, di unità immobiliari o di oneri aggiuntivi a destinazione vincolata.

8. Prevenzione e mitigazione dei rischi idrogeologico e sismico

La situazione

I recenti e ripetuti eventi alluvionali e sismici che hanno interessato la regione hanno evidenziato l’importanza strategica di inserire nella pianificazione territoriale e urbanistica regole precauzionali chiare per la prevenzione e mitigazione dei rischi.

Cosa cambia

Viene introdotta una serie di indicazioni specifiche rivolte alla formazione dei piani strutturali e dei piani operativi. Si prevede inoltre che il Piano di Protezione Civile costituisca parte integrante del Piano operativo comunale (ex Regolamento urbanistico).

9. Qualità del territorio rurale

La situazione

Il territorio rurale è tuttora considerato, in troppi casi, come un territorio privo di valore, che richiede di essere ‘sviluppato’ attraverso previsioni di nuova urbanizzazione. Va invece emergendo con sempre maggior evidenza come il mantenimento del territorio rurale e delle sue multifunzionalità sia fondamentale per uno sviluppo sostenibile e durevole, garantendo la qualità alimentare e dell’ambiente, la riproduzione del paesaggio, l’equilibrio idrogeologico, il benessere anche economico della regione.

Cosa cambia

La legge riconosce l’attività agricola come attività economico-produttiva, nel rispetto della valorizzazione dell‘ambiente e del paesaggio, cui la stessa attività agricola può contribuire attraverso il suo ruolo multifunzionale, segnando con ciò una importante svolta culturale. Tale riconoscimento porta a individuare innanzitutto il principio di limitare il più possibile la frammentazione del territorio agricolo a opera di interventi non agricoli.

Nel territorio rurale si prevede che gli strumenti della pianificazione individuino i “nuclei rurali”, le cui trasformazioni devono garantire la coerenza con i caratteri propri degli insediamenti, gli “ambiti di pertinenza di centri e nuclei storici” di cui tutelare la valenza paesaggistica, e gli “ambiti periurbani” in cui promuovere forme di agricoltura utilmente integrabili con gli insediamenti urbani e che ne contribuiscano al miglioramento..

Per quanto attiene le trasformazioni richieste dall’imprenditore agricolo, vengono semplificate le procedure per una serie di interventi temporanei o di minore entità, specificate le trasformazioni aziendali che comportano la necessità di un piano attuativo, e rafforzati i vincoli e le sanzioni in caso di perdita della destinazione d’uso agricola.

10. Riordino lessicale

La situazione

Diversi contenuti della legge vigente sono di difficile lettura, né i contenuti presentano sempre una diretta correlazione logica con i titoli.

Cosa cambia

In generale le norme sono state oggetto di una riscrittura attenta a promuoverne la facilità di lettura anche ai non addetti ai lavori, e a chiarire le relazioni fra i diversi dispositivi procedurali e di contenuto.

Il vigente “Regolamento urbanistico” è stato ridenominato “Piano operativo” per eliminare la frequente confusione fra regolamento urbanistico e regolamento edilizio.

11. Tempi della pianificazione

La situazione

I tempi medi di formazione degli strumenti di pianificazione dei Comuni toscani, come rilevato da una indagine Irpet del 2012, sono di circa 6 anni. Tempi così lunghi comportano chiaramente un deficit di efficacia della pianificazione nel trattare le questioni rilevanti che si pongono relativamente alla gestione e trasformazione del territorio, nonché alla possibilità per i diversi soggetti potenzialmente interessati di aver contezza del procedimento e della sua evoluzione.

Cosa cambia

Si è ritenuto di poter individuare in 2 anni il tempo massimo necessario per la formazione di uno strumento di pianificazione dall’avvio del procedimento all’approvazione. Al fine di scoraggiare tempi che superino questo termine sono state introdotte restrizioni per gli interventi urbanistici ed edilizi nei Comuni che, dall’avvio del procedimento di formazione del piano strutturale o operativo alla sua approvazione, superano i due anni.

Laddove vi sia un doppio procedimento, ai fini VAS e ai fini della presente legge, è prevista la non duplicazione degli adempimenti.

Sono stati specificati in maniera univoca i contenuti propri di ciascuno strumento della pianificazione, al fine di eliminare ambiguità e duplicazioni.

12. Tutela paesaggistica

La situazione

Relativamente alla tutela paesaggistica la legge risente di una stesura precedente rispetto al Codice dei beni culturali e del paesaggio attualmente vigente, e dunque non adeguata ai suoi contenuti.

Cosa cambia

Sono stati perfezionati i riferimenti alla normativa nazionale vigente in materia di tutela del paesaggio, specificando le valenze del PIT come piano paesaggistico ai sensi del Codice per i Beni culturali e il paesaggio. La redazione del Piano paesaggistico è attualmente in corso di completamento, e prevede azioni non solo di tutela ma anche di valorizzazione e riqualificazione dei paesaggi regionali.

Sono stati inoltre specificati i compiti dell’Osservatorio regionale del paesaggio, che avrà il ruolo, tra l’altro, di promuovere, in attuazione della Convenzione europea sul paesaggio, la partecipazione delle popolazioni alla tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale.

 

Monte Amiata, cavalli al pascolo

Monte Amiata, cavalli al pascolo

(foto E.R., archivio GrIG)

  1. ottobre 15, 2013 alle 11:23 pm

    da Eddyburg, 13 ottobre 2013
    Toscana felix. (Vezio De Lucia) (http://www.eddyburg.it/2013/10/toscana-felix.html)

    Finalmente una buona notizia per l’urbanistica italiana. Viene dalla Toscana ma dovrebbe avere riflessi positivi per l’intero Paese. Mi riferisco alla proposta di riforma della legge urbanistica approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. Si tratta di un provvedimento ampio e complesso, ben 226 articoli, che: riorganizza le procedure e le regole relative all’informazione e alla partecipazione (rafforzando i poteri d’intervento regionali); istituisce il monitoraggio dell’esperienza applicativa della legge e della sua efficacia; introduce il suggestivo concetto di «patrimonio territoriale»; valorizza la pianificazione di area vasta; immette le politiche abitative fra i contenuti della pianificazione urbanistica; rafforza le regole di prevenzione e mitigazione dei rischi sismici e idrogeologici; valorizza l’attività agricola e il mondo rurale; corregge il lessico (il «regolamento urbanistico» diventa più correttamente «piano operativo»); riduce i tempi della pianificazione (gli attuali 6 anni in media per i piani comunali dovrebbero ridursi a 2); adegua la legislazione regionale al Codice del paesaggio.
    Sono tutti importanti contenuti sui quali avremo occasione di tornare. Ma la svolta dirompente riguarda le norme che inibiscono il consumo del suolo, e soprattutto su di esse si sta concentrando la discussione. Nel presentare la proposta insieme all’assessore Anna Marson, il presidente Enrico Rossi ha dichiarato: «Tracciamo una linea netta tra territorio urbanizzato, in cui concentrare l’attività edilizia, soprattutto promuovendo riuso e riqualificazione, e territorio rurale, in cui non saranno consentite nuove edificazioni residenziali». Ed è esattamente questa la novità che più di ogni altra caratterizza e qualifica la proposta. La cui elaborazione è partita dall’analisi critica delle norme vigenti: in effetti, dal 1990 la Toscana è dotata di precetti volti a contenere il consumo del suolo, la legge vigente (n. 1/2005) prevede che «nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti» (art 3). Ma soprattutto a causa della carenza di verifiche e di piccole furbizie, la norma non ha impedito il dilagare incontrollato dell’urbanizzazione.
    Per rendere davvero efficace la riduzione al minimo del consumo del suolo (obiettivo tenacemente sostenuto dall’assessore Marson) il nuovo disegno di legge (art. 4) introduce la rigorosa perimetrazione del territorio urbanizzato. In sostanza, il territorio di ogni comune è diviso in due parti: quella urbanizzata e quella rurale. All’interno del territorio urbanizzato deve essere concentrato ogni nuovo intervento di nuova edificazione o di trasformazione urbanistica. All’esterno del territorio urbanizzato non sono mai consentite nuove edificazioni residenziali. Sono invece possibili limitate trasformazioni di nuovo impianto per altre destinazioni, solo se autorizzate dalla conferenza di pianificazione di area vasta (alla quale partecipa la Regione) cui spetta di verificare che non sussistano (anche nei comuni limitrofi) alternative di riuso o riorganizzazione di insediamenti e infrastrutture esistenti. Finisce la stagione degli ecomostri e delle villette a schiera.
    Meglio di così mi pare impossibile. Il pregio della proposta toscana si coglie appieno confrontandola con le proposte di legge per il contenimento del consumo di suolo presentate in Parlamento negli ultimi tempi: sono finora ben 13 (8 alla Camera e 5 al Senato), presentate dal governo e da quasi tutte le forze politiche. I dispositivi previsti sono in genere molto complicati, certe volte bizzarri, o addirittura controproducenti: anche di questo tratteremo in altra occasione. Mi sembra solo importante ricordare che mentre in tutte le sedi ci si affanna a proporre nuove leggi nazionali, giace dimenticata una buona legge, misteriosamente approvata all’inizio del 2013 (n. 10, «Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani»), che rappresenta una base più che sufficiente per avviare, se non altro in via sperimentale, politiche nazionali e locali di contenimento del consumo di suolo. Ma nel nostro Paese, com’è noto, alla gestione delle politiche si preferisce generalmente la scorciatoia di una nuova legge. È meno faticoso e dà più visibilità.
    In conclusione mi permetto di suggerire al presidente Rossi e all’assessore Marson che, mentre si avvia il dibattito in Consiglio regionale, si attivino per far conoscere al meglio su scala nazionale la loro proposta di riforma, rivendicando consapevolmente il primato della Toscana nei temi del consumo del suolo.

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