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Nuove demolizioni in vista per gli abusi edilizi.


S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo

S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo

Le operazioni di demolizione degli abusi edilizi e di ripristino ambientale in seguito a sentenze penali passate in giudicato starebbero per riprendere in Sardegna.

Dopo la positiva esperienza di ripristino della legalità e dell’ambiente condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei, sarebbe la volta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari a procedere con gli interventi contro l’abusivismo edilizio.

Il primo caso della lista sarebbe quello del complesso turistico-edilizio abusivo realizzato a Corrumanciu, isolotto nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), la cui demolizione è stata chiesta recentemente dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Di seguito, probabilmente, casi analoghi a Carloforte e Quartu S. Elena.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

S. Anna Arresi, Stagno di Porto Pino, Aironi cenerini (Ardea cinerea)

S. Anna Arresi, Stagno di Porto Pino, Aironi cenerini (Ardea cinerea)

 

 

da La Nuova Sardegna, 5 aprile 2013

CAGLIARI. La Procura accende le ruspe.  Cadranno 45 case a Corrumanciu, poi sarà la volta di Carloforte. Mauro Lissia

CAGLIARI. Gli abusi edilizi dell’area di Cagliari saranno rasi al suolo, lo promette la Procura della Repubblica. Si comincia con le 45 tra villette e locali commerciali costruiti illegalmente nell’isolotto di Corrumanciu, a Porto Pino. Poi i bulldozer si sposteranno verso le altre zone dove sono stati messi in piedi edifici fuorilegge: a tremare sono soprattutto Quartu e Carloforte. La fase operativa si è aperta ieri mattina con un sopralluogo: il capo del pool reati contro la pubblica amministrazione Gaetano Porcu, il sostituto Daniele Caria che ha istruito il procedimento per gli abusi di Porto Pino, e Salvatore Gianino, l’ingegnere che da anni collabora con la Procura, si sono dati appuntamento a Corrumanciu con il Corpo Forestale. Il programma di lavoro comprendeva l’esame dei luoghi. L’idea è di chiudere il cerchio della legalità attorno a chi costruisce violando la legge: fino ad oggi, con qualche eccezione, si è andati avanti a fari spenti. I comuni, che dovrebbero eseguire le sentenze definitive col ripristino dei luoghi, non hanno mezzi per demolire e non si affannano a cercarli nel timore di perdere consenso. La Regione, chiamata dalla legge a esercitare il potere sostitutivo, è assente da decenni senza alcuna distinzione di colore politico. Alla fine, con la politica sorda e inerme, la magistratura ha dovuto impegnarsi per eseguire le sentenze: il primo caso è stato quello di Baia delle Ginestre, a Teulada, dove la procura generale ricorse ai mezzi del Genio militare arrivati dalla Sicilia. Il villaggio abusivo è stato spianato, ma poi nessuno nell’arco di quasi dieci anni si è occupato di sgomberare le macerie. In Ogliastra è in corso l’operazione più radicale, con 130 case abusive cadute sotto la benna del bulldozer per iniziativa del procuratore capo Domenico Fiordalisi. La Procura di Cagliari intende muoversi con gradualità, con interventi mirati su abusi insanabili e colpiti da decisioni definitive. E il primo obiettivo non poteva che essere Corrumanciu, dove la società «L’Isolotto» ha costruito un villaggio e l’ha difeso nei tre gradi di giudizio sostenendo che la distanza dal mare fosse stata rispettata. Una tesi bocciata dai giudici penali fino alla Cassazione e rispedita al mittente anche dal Tar. Ma poi si andrà avanti: la Procura ha avviato uno screening degli abusi definiti con sentenza inappellabile, che saranno inseriti in un database. Una volta concluso il lavoro di ricognizione verrà chiesta la collaborazione dei Comuni di riferimento, ma anche senza quella le ruspe avranno il via libera. Una certezza: ad abbattere gli abusi non saranno chiamati i mezzi militari, che costano troppo. La Procura pensa a una selezione pubblica tra le imprese locali, sotto lo stretto controllo del Corpo Forestale. Per il caso Corrumanciu sono stati condannati a nove mesi di reclusione il responsabile dell’ufficio tecnico di Sant’Anna Arresi Paolo Granella, l’amministratore dell’‘Isolotto srl’ Francesco Monti e il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme sulla tutela paesaggistica. Per tutti e tre la sospensione condizionale della pena è stata subordinata al ripristino dei luoghi, la demolizione completa del villaggio illegale. Demolizione finora neppure avviata.

S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo

S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. max
    aprile 6, 2013 alle 7:03 am

    la domanda che immagino molti si porranno e’ come si possa edificare bellamente e poi a distanza di anni demolire; le amministrazioni comunali come passano il tempo? ancora una volta siamo di fronte a grave negligenza, manifesta incompetenza o collusione?

  2. aprile 6, 2013 alle 1:28 PM

    Sarà la volta anche del parco di Molentargius?

  3. Shardana
    aprile 8, 2013 alle 9:21 PM

    Collusione, collusione senza dubbio, come potrebbe essere il contrario.In certe isole italiane la finanza è andata a pescare progetti abusivi che risalivano a pegli anni 70 dove le amministrazioni erano complici.Sarebbe ora si che le istituzioni si muovessero un pò non solo per i figli di un dio minore

  4. luglio 2, 2014 alle 2:51 PM

    anche nell’Oristanese?

    da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2014
    Abusi edilizi: entrano in azione le ruspe.
    Sono 41 i casi di sentenze ormai passate in giudicato: sono in atto le procedure per eseguire le demolizioni. (Enrico Carta): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/07/01/news/abusi-edilizi-entrano-in-azione-le-ruspe-1.9522948

  1. aprile 6, 2013 alle 4:57 PM

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