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Il piano urbanistico comunale di Sassari deve tutelare davvero il territorio.


Sassari, Cattedrale di San Nicola

Sassari, Cattedrale di San Nicola

Da tempo Sassari cerca di dotarsi del piano urbanistico comunale (P.U.C.).       Numerose le difficoltà di elaborazione, altrettante le aspettative.

E’ il fondamentale banco di prova per la politica di governo del territorio dell’Amministrazione comunale del Sindaco Gianfranco Ganau,  che merita uno degli indici di gradimento più elevati fra i suoi cittadini, secondo la classifica dei sindaci 2013 del Sole 24 Ore, avendo confermato gli importanti precedenti risultati.

Deve, quindi, avere sicuramente molto a cuore la sua Città quando afferma che il suo obiettivo è “una città sostenibile”.   Siamo naturalmente d’accordo. Ora la prova dei fatti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Sassari, Castello aragonese (acquarello di Simone Manca di Mores, fine '800)

Sassari, Castello aragonese (acquarello di Simone Manca di Mores, fine ‘800)

 

 

 

da Sardies, 23 marzo 2013

Puc di Sassari, a che punto siamo?  Fabrizio Moro

Sassari – Sono ancora incerti i tempi per la pubblicazione del Puc del Comune di Sassari. Il Piano Urbanistico, approvato dal Consiglio Comunale nel luglio dello scorso anno, è ancora in attesa che gli uffici regionali si pronuncino in merito alla verifica di coerenza con il Piano Paesaggistico Regionale. Una situazione che assomiglia molto, forse troppo, a quella che portò la prima versione del Puc, approvata dal Consiglio Comunale nel luglio del 2009, a subire, nel marzo del 2010, la bocciatura dagli uffici regionali che avanzarono numerosi rilievi con relativa richiesta di modifica. Questo, soprattutto negli ultimi tempi, sta causando un po’ di apprensione in Consiglio Comunale. Ne abbiamo parlato con Stefano Deliperi, presidente della Onlus Gruppo d’Intervento Giuridico nata a Cagliari nel 1992 e con all’attivo più di 1500 azioni legali a favore del patrimonio storico-culturale della Sardegna.

Qual è lo stato di avanzamento del piano?

«La procedura di verifica di coerenza è attualmente sospesa in base alle determinazioni del Direttore generale del settore Pianificazione urbanistica, Territoriale e Vigilanza edilizia della Regione datate 31 ottobre 2012 e 11 gennaio 2013. L’iter di verifica potrà riprendere quando sarà approvato lo “Studio di compatibilità idraulica e geologico-geotecnica” da parte dell’Agenzia del Distretto Idrografico della Sardegna e dell’atto conclusivo del processo di copianificazione sul patrimonio storico – culturale con il Servizio Regionale Politiche Urbane».

Sono passati più di sette mesi dal voto in Consiglio Comunale che ha portato all’adozione del Puc. La pratica sta andando a rilento?

«I tempi di cui hanno bisogno gli uffici regionali sono determinati dalla complessità dei rilievi effettuati sulla pianificazione urbanistica comunale e, finora, sono nella media».

Recentemente alcuni consiglieri comunali hanno proposto la pubblicazione dello strumento urbanistico anche in assenza del parere positivo della Regione. È una strada percorribile?

«Il superamento positivo della procedura di verifica di coerenza degli strumenti urbanistici con la sovraordinata pianificazione territoriale regionale, in primo luogo il Piano Paesaggistico Regionale, è previsto dall’art. 31 della legge regionale n. 7/2002 ed è requisito necessario per la pubblicazione del medesimo strumento urbanistico sul B.U.R.A.S., quindi per la sua efficacia. È un passaggio necessario e vincolante».

Si è anche paventata la possibilità di commissariare il Puc.

«Crediamo che al momento sia più utile attendere la conclusione dell’iter negli uffici regionali per poi adeguare il Puc al parere che sarà reso in sede di verifica di coerenza».

Il Puc prevede la possibilità di insediare 31.851 nuovi abitanti con un incremento demografico del 24,6 per cento in 2,4 milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Ci può essere compatibilità tra queste scelte e gli indirizzi del PPR?

«La crescita demografica ipotizzata per il Comune di Sassari mi pare abnorme, in base ai dati della popolazione attualmente disponibili, e poco in linea con le disposizioni del PPR in proposito, in particolare con l’articolo 74 che lega l’individuazione di aree da urbanizzare a fini residenziali alla dimostrazione di reali fabbisogni abitativi».

Sassari, "Campagna Bellieni"

Sassari, “Campagna Bellieni”

La vostra Associazione ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica il caso della Campagna Bellieni e del suo oliveto storico. Recentemente, nella pagina che il quotidiano locale dedica alle domande dei cittadini al sindaco di Sassari, avete richiamato l’attenzione sul futuro di questo oliveto. Siete soddisfatti della risposta del primo cittadino?

«La vicenda della Campagna Bellieni, a nostro parere, rappresenta un po’ la “cartina di tornasole” per verificare la bontà delle intenzioni dell’Amministrazione comunale sassarese in campo ambientale e della tutela del territorio. Si tratta di uno dei pochi esempi di “campagne” rimaste ai limiti dell’area già urbanizzata, di quell’area olivetata vanto e caratteristica dell’agro di Sassari che è stata massacrata dall’edilizia negli ultimi trent’anni. Uno studio condotto nel 2006 dalla Cattedra di Olivicoltura dell’Università di Sassari ha appurato una perdita complessiva di superficie olivetata fruibile anche a fini economici di ben 926 ettari, il 19 per cento del totale, causata quasi esclusivamente della crescita edilizia incontrollata nell’agro. Quindi tutelare la Campagna Bellieni, anche per il suo valore storico-culturale, è una scelta di civiltà e sta all’Amministrazione comunale guida dal sindaco Ganau farla. La nostra richiesta, sostenuta dall’Associazione Amici della Terra e dal proprietario del terreno, è che venga modificata la destinazione d’uso della Campagna Bellieni da zona di espansione edilizia, come previsto dal Puc, a zona agricola. Questo passaggio può essere fatto anche in sede di adeguamento del Piano Urbanistico al parere regionale».

Il Piano Urbanistico prevede degli interventi edilizi, a volte anche abbastanza consistenti, all’interno dei perimetri di tutela condizionata di alcune aree archeologiche nei quali, di solito, non sono ammessi neanche interventi di trasformazione dei luoghi minimi. Che opinione avete in merito?

«Crediamo che vadano privilegiati gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, anche di interi isolati in degrado. Come detto, la crescita demografica ipotizzata appare eccessiva e non determinerebbe questo “bisogno” di nuove edificazioni, soprattutto presso siti d’interesse storico-culturale».

gemme, acqua, bosco

gemme, acqua, bosco

La Onlus Gruppo di Intervento Giuridico ha aderito al Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Di cosa si tratta?

«È un coordinamento nazionale delle associazioni e dei comitati, a carattere nazionale o locale, che si battono per la salvaguardia del territorio e della sue caratteristiche naturali, paesaggistiche, storico-culturali».

Quali sono le attività avviate dal Forum?

«Il primo atto è stato l’avvio del “Censimento del cemento”. È stata inviata una lettera a tutti i Comuni italiani chiedendo loro di indicare il numero di abitazioni ed edifici produttivi vuoti o non utilizzati sul territorio comunale. Con questo strumento si intende realizzare una prima mappatura delle trasformazioni edilizie per proporre ed effettuare iniziative mirate a fermare il consumo di territorio».

Come è stata la collaborazione degli enti pubblici?

«Purtroppo i Comuni che hanno risposto alla campagna sono pochi. Nella nostra regione, finora, solo il Comune di Padria ha risposto compilando in maniera esaustiva il questionario. Ma non bisogna desistere, perché ormai sempre più cittadini sono sensibili alla difesa del “proprio” territorio: l’esempio di Cossoine e del referendum popolare sul progetto di centrale termodinamica lo dimostra».

P.U.C. Sassari, “zona C 3 – ERP” per la "Campagna Bellieni"

P.U.C. Sassari, “zona C 3 – ERP” per la “Campagna Bellieni”

(tavola P.U.C. Sassari, foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. novembre 30, -0001 alle 12:00 am

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2013
    URBANISTICA » BRACCIO DI FERRO A CAGLIARI. Puc, è sempre guerra di posizione.
    Regione e Comune arroccati su come tracciare i confini attorno ai monumenti: il Piano resta al palo. L’assessore Nicola Rassu. Nessun ostracismo politico, è interesse di tutti che l’iter di approvazione acceleri: oggi e domani speriamo in incontri chiarificatori. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Per ora sono trascorsi nove mesi, e il parto sembra ancora lontano. Il Puc è ancora sulle scrivanie della Regione, e i presupposti perché possa a breve schiodarsi e approdare al Comitato tecnico non sono così incoraggianti. C’è la buona volontà da parte dell’assessore Rassu (almeno a parole) di voler a tutti i costi accelerare i tempi, con la speranza che gli incontri di oggi e di domani con l’amministrazione di Sassari servano per risolvere i contrasti. Ma le posizioni sulla linea da seguire, restano ancora distanti e apparentemente inconciliabili. Tanto che il sindaco Ganau e la sua giunta temono che possa trattarsi di una sorta di ostracismo. Se n’è parlato due giorni fa anche in Consiglio comunale, perché 18 consiglieri hanno firmato una richiesta di chiarimenti sulla situazione del Puc. Una seduta accesa, alla quale hanno presenziato imprenditori e professionisti del settore edile. L’assessore regionale Rassu, sgombra il campo da qualsiasi accanimento politico, e sottolinea solo un diverbio procedurale: «Dalle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Gianfranco Ganau, non sembra che siano state individuate con esattezza le ragioni che caratterizzano il percorso che conduce alla definizione dell’iter del Piano Urbanistico: indicando la Regione come soggetto principale dell’attività di copianificazione che, come previsto dal Piano paesaggistico del 2006, è invece di competenza primaria dei comuni. L’iter di approvazione del Puc deve seguire e rispettare le disposizioni contenute nel comma 2 dell’articolo 49 del Ppr secondo il quale è il Comune che deve presentare le proposte che poi devono trovare la condivisione della Regione e soprattutto della Soprintendenza. Devono dunque essere rispettati i diversi ruoli istituzionali in capo al Ministero, alla Regione e al Comune, nelle diverse fasi dell’iter che deve portare all’approvazione definitiva del Piano». E prosegue: «È bene ricordare che l’assessorato dell’Urbanistica, in più circostanze, ha evidenziato in maniera esaustiva tutte le criticità che non hanno permesso sino a oggi la conclusione del percorso avviato, come ribadito inoltre, nella nota dell’8 marzo 2013 inviata dagli uffici regionali all’amministrazione comunale sassarese. Tutto questo è rimarcato senza nessuna nota polemica ma in senso costruttivo». E ancora: «Le norme attualmente vigenti, che la Regione applica con estrema continuità dalla loro entrata in vigore durante la scorsa legislatura, prevedono che le attività di copianificazione debbano essere improntate alla ricerca di una soluzione condivisa tra tutte le istituzioni coinvolte – ha ricordato Rassu – proprio per questo la piena disponibilità della Regione a offrire il massimo supporto per una risoluzione rapida ed esaustiva di tutte le criticità. Perciò – conclude Rassu – è stato dato pieno mandato al direttore generale dell’Urbanistica di proseguire con continuità nel lavoro di supporto che la Regione sta dando già nella riunione del 22 aprile scorso: sono stati condivisi definiti tra l’altro tutti i contenuti per due tipologie di beni (torri costiere e cuiles) ed è stata convocata per oggi una riunione per un’ ulteriore disamina». Ma se da un lato l’apertura parrebbe evidente, dall’altra non ci sono margini di trattativa sulla procedura da seguire per la pianificazione. La Regione sostiene che il Ppr disponga che la copianificazione (cioè la definizione delle aree da preservare attorno ai beni identitari e storici di un territorio) sia una questione che va risolta tra Regione, Comune, e Soprintendenza. Solo dopo che è stata raggiunta piena condivisione sui perimetri (la Regione contesta 85 casi su 500 monumenti), il Piano potrà passare al vaglio del Comitato tecnico per il parere di coerenza con il Ppr. Invece Palazzo Ducale la pensa diversamente: rimprovera alla Regione di voler cambiare i confini tracciati dai tecnici del Comune (condivisi anche dagli esperti della Soprintendenza) e di pretendere che Sassari chini la testa e ratifichi le nuove scelte. «Non funziona così – dice Ganau – se la Regione contesta i perimetri intorno ai monumenti, faccia i propri rilievi e li presenti al Comitato tecnico sotto forma di osservazioni. La copianificazione, e lo dice lo stesso Ppr, va risolta in fase di verifica di coerenza».

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    LA CITTÀ VUOLE RISPOSTE. (Daniela Scano)

    Sassari è una città paralizzata, non solo a causa della drammatica crisi economica. L’edilizia è uno dei comparti stagnanti, con un numero indefinito di imprese in stand-by e centinaia di operai senza lavoro e senza prospettive. Da quasi un anno il piano urbanistico comunale è bloccato in Regione, all’esame dell’assessorato regionale agli Enti locali e Urbanistica guidato dal sassarese Nicola Rassu. L’altro ieri, rispondendo ai quesiti pressanti e preoccupati dei consiglieri comunali, il sindaco Gianfranco Ganau ha affermato sostanzialmente una cosa: le ragioni del congelamento del Puc sono più politiche che tecniche. Francamente non siamo in grado di dire se Ganau abbia ragione o torto, ma di una cosa siamo convinti. Se il primo cittadino ha ragione, qualcuno prima o poi dovrà assumersi la responsabilità politica di avere tenuto in ostaggio una città intera e uno dei suoi comparti produttivi più importanti. Se invece il sindaco ha torto, gli uffici tecnici della Regione hanno l’obbligo di dire quali sono le ragioni squisitamente tecniche che bloccano il Piano urbanistico comunale. E contemporaneamente, gli stessi soggetti devono indicare i correttivi perché Sassari possa dotarsi al più presto di un Puc e di un quadro preciso di regole urbanistiche. Attendono una risposta le imprese rimaste al palo, i lavoratori in attesa di uno spiraglio di luce nell’orizzonte plumbeo della crisi. Ma soprattutto, pretende chiarezza una città che non può accettare di sacrificare il proprio sviluppo urbanistico sull’altare degli egoismi politici dei singoli o dei calcoli elettorali dei gruppi. Si sa, i piani urbanistici portano un bagaglio pesante di aspettative e interessi, speranze e progetti di speculazioni, desiderio oppure paura di espropri. Tutto questo calderone di progetti, paure e speranze viene elaborato nella fase della ideazione e in quello della discussione del piano urbanistico. Tutto dovrebbe manifestarsi e trovare un punto di equilibrio e, quindi, una sintesi, in consiglio comunale. In quel luogo dalle pareti di cristallo che è la rappresentazione della città con tutte le sue anime. Quel rito a Sassari si è consumato non una, ma due volte, lasciando anche uno strascico giudiziario. Il problema del Puc di Sassari, dunque, adesso non dovrebbe essere più politico, ma tecnico, affidato alla Regione che deve dare il sigillo alla costruzione ideale della città. Eppure questa infinita attesa, questo tempo incredibile per avere una risposta di legittimità, ha un sapore squisitamente politico. Perché è un blocco che non trova alcuna apparente spiegazione tecnica. La Nuova Sardegna non conosce le ragioni di questo stallo insopportabilmente lungo e da oggi ne chiederà conto ogni giorno, senza dare tregua agli interlocutori. Sassari ha diritto a una risposta, subito. Ha aspettato anche troppo.

  2. maggio 15, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2013
    Ganau: «O si sblocca il Puc o è guerra con la Regione». Secondo il sindaco non esistono ragioni tecniche per congelare il Piano «C’è un’anomalia , non si può aspettare un anno, ci tuteleremo con tutti i mezzi».
    Le possibili soluzioni. Revoca, pubblicazione o grande protesta? (Luigi Soriga)

    SASSARI. Il prossimo incontro a Cagliari è fissato per venerdì, e l’amministrazione e il Consiglio si aspettano delle risposte concrete. Altrimenti si pensa di passare alle vie di fatto. Rotella, Panu, e Frau propongono ad esempio di pubblicare il Piano, a prescindere dal parere di coerenza del Comitato tecnico regionale, in modo da eliminare il regime di doppia conformità urbanistica (i progetti devono rispettare sia il Puc che il Prg) che rende più difficoltoso far approvare alcune pratiche edilizie. Ma è una soluzione estremamente rischiosa, perché espone il Comune a migliaia di ricorsi e risarcimenti, nel caso poi il Puc venisse cassato dal Tar. L’altra ipotesi sarebbe la revoca del PIano e il ritorno al vecchio Piano Regolatore. Ma si parla di uno strumento vecchio, che ha già esaurito le sue potenzialità urbanistiche: quindi un passo indietro improponibile. Allora la terza soluzione è quella di fare quadrato contro i ritardi della Regione, coinvolgendo le forze politiche, sociali e imprenditoriali in una grande protesta collettiva.

    SASSARI. Per i primi tre mesi si parlava di tempi tecnici. Poi la gestazione del Puc ha richiesto altri due mesi, e allora si è usato il termine anomalia. Adesso che il Piano urbanistico è ancora nel freezer della Regione la parola più giusta per inquadrare la situazione è quella di braccio di ferro politico. Perché da un punto di vista tecnico e procedurale non c’è nulla che possa giustificare un simile ritardo nel fornire un parere di coerenza rispetto al Piano paesaggistico regionale. Così almeno la pensa il sindaco Ganau che ieri in Consiglio comunale, incalzato dai tre dissidenti Frau, Panu e Rotella e dagli esponenti dell’opposizione, ha fatto il punto sullo stato di approvazione del Puc. A quest’ora il faldone con le cartografie inviate da quasi un anno dal Comune, sarebbe già dovuto essere passato al vaglio del Comitato tecnico regionale. Invece su quelle scrivanie non è ancora approdato, perché il documento è ancora fermo negli uffici della Regione, impantanato nelle sabbie mobili della copianificazione. Si tratta dell’elenco dei beni storici, architettonici e identitari di Sassari, eseguito dai tecnici del Comune sulla base delle indicazioni della Soprintendenza e con la collaborazione degli esperti della Regione. Il censimento e le carte, assicura Palazzo Ducale, sono complete e sono state inviate a Cagliari assieme al Puc. Ma in Regione non condividono la cosidetta seconda perimetrazione ritagliata attorno a diversi monumenti di pregio, cioè quell’area più ampia che mette in relazione il monumento con il suo contesto visivo. E qui nasce il braccio di ferro: «Se c’è qualcosa che non va – spiega Ganau – la Regione dovrebbe formalizzarlo con delle osservazioni, che poi avrà cura di inviare e sottoporre all’attenzione del Comitato tecnico, unico organismo che ha la titolarità di stabilire le correzioni da apportare al Puc». E’ la legge a predisporre la procedura, e precisamente gli articoli 49 e 107 delle norme tecniche di attuazione del Ppr, che disciplinano la fase di copianificazione tra Comune, Regione e Soprintendenza. Invece, secondo Ganau, gli uffici regionali non rispetterebbero le regole: «Pretendono di apportare le modifiche al perimetro dei beni identitari e noi dovremo limitarci a ratificare le loro correzioni. Ma non funziona così e noi non siamo d’accordo. Perché se ci sono variazioni, il Puc dovrebbe per forza essere riesaminato in Consiglio e i proprietari delle aree hanno tutti i diritti di presentare delle controsservazioni. Questo dice la norma, e la Regione se ha dei rilievi da fare, li faccia in sede di verifica di coerenza, senza congelare per mesi il Puc». La minoranza non è convinta che il Piano sia così granitico e che il problema si limiti alla copianificazione: «Evidentemente avete spedito a Cagliari una documentazione incompleta e carente – dicono gli esponenti di opposizione – e i ritardi si spiegano in questa maniera». Ma il sindaco sembra sicuro del fatto suo e intende assumere una posizione dura nei confronti della Regione: «Non esiste un solo motivo perché ancora non ci abbiano dato una risposta positiva o negativa. La verità è che tutti i piani urbanistici della Sardegna sono fermi, e questo per l’inadeguatezza delle strutture di controllo della Regione, che non sono in grado di far fronte alla mole di lavoro che devono sbrigare. Non c’è rispetto della tempistica. Sassari, come seconda città dell’isola, ha diritto a una risposta in tempi brevissimi. E se dovessimo ravvisare delle anomalie procedurali, ci tuteleremo con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione».

  3. maggio 17, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2013
    PIANO URBANISTICO » LA POLEMICA. Zirattu: «Puc, ritardi incomprensibili». L’assessore comunale spiega date e iter percorso in questi anni e afferma: «Per noi lo studio della copianificazione è finito». (Vannalisa Manca)

    SASSARI. Dopo 25 anni di Piano regolatore generale, Sassari aveva necessità di un Piano urbanistico che potesse cogliere le nuove esigenze della città e della sua popolazione. Sin dal primo mandato 2005-2010 e con l’attuale amministrazione, il sindaco Gianfranco Ganau si è adoperato per rimodulare queste esigenze e disegnare lo sviluppo urbanistico di Sassari per il prossimo futuro. Il “primo” Puc. Il Puc fu adottato nel 2006 e approvato nel 2009. Ma nel marzo 2010 la Regione restituì il plico, bocciando la “perequazione compensativa” (che era stata studiata anche in vista del riordino dell’agro) e presentando 359 osservazioni e 579 schede, perchè alcune osservazioni contenevano più richieste di modifica. Insomma, il Piano era risultato non conforme al Ppr ead altre norme. Le osservazioni. Nel frattempo, si andò a elezioni e la nuova giunta Ganau riprese in mano lo strumento urbanistico con l’intento di riportarlo a coerenza. La commissione Urbanistica ha dedicato 25 sedute all’argomento, le osservazioni hanno affrontato l’istruttoria dei tecnici comunali comprensiva di un parere preliminare rilasciato dalla Provincia di Sassari nell’ambito del procedimento Vas (Valutazione ambientale strategica), e l’istruttoria tecnica dell’Ufficio del Piano, che ha proposto per ciascuna osservazione l’accoglimento, il parzialmente accoglimento o la bocciatura. L’esito: 64 accolte, 71 accolte parzialmente, 444 respinte. Una fase che si è conclusa con l’approvazione del consiglio comunale il 26 luglio 2012. La mozione. Da questa data si riparte: sono trascorsi 293 giorni, da quel giorno la “pratica” è sul tavolo della Regione. Perciò l’altro giorno il consiglio comunale ha discusso su tempi e sull’«a che punto siamo», sollecitato da una mozione presentata dai dissidenti della maggioranza (Frau, Panu, Rotella, insieme a Satta e Aiello) e sottoscritta da tutta la minoranza. L’assessore. Per il sindaco il problema ormai è solo politico, legato ai rapporti con la Regione. Ed è emerso, ancora una volta, il tema delle copianificazione. Puni sui quali, da queste colonne, è intervenuto l’assessore regionale all’Urbanistica Nicola Rassu. E, su quelle dichiarazioni, arriva la replica dell’assessore comunale all’Urbanistica, Gavino Zirattu. «Non abbiamo mai dichiarato che la Regione è il soggetto principale dell’attività di copianificazione – dice Zirattu -, ma al contrario, abbiamo sempre ribadito che essendo uno strumento sovraordinato, la procedura imponeva che venisse condivisa con Comune, Ministero e Regione». La copianificazione. A dimostrazione di ciò, si è aperto il percorso di condivisione della proposta di copianificazione da parte del Comune di Sassari con la Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Archeologici, iniziato nel novembre del 2011 e proseguito sino a marzo del 2012. Inizia a questo punto la fase di condivisione per lo studio di copiafinicazione di quasi 500 beni identitari con la Regione e le Soprintendenze ai Beni archeologici e architettonici, esattamente il 3 maggio del 2012 che si conclude dopo nove incontri il 9 luglio dello stesso anno. Durante la fase di esame della proposta avanzata da Comune e Soprintendenza, è stata richiesta la revisione di gran parte dei perimetri e di alcune normative relative ai beni in esame. «L’amministrazione – dice Zirattu -, in accordo con le Soprintendenze, ha adempiuto alle richieste della Regione emerse nel tavolo di copianificazione ed ha trasposto nel Puc adottato in via definitiva il 26 luglio 2012 le modifiche richieste». Successivamente, a seguito dell’approvazione definitiva, il Comune trasmette il 10 agosto del 2012, tutti gli elaborati compresa la copianificazione, ovvero tutti gli atti relativi all’assetto storico culturale, alla Regione per la verifica di coerenza. Termini sospesi. Il 31 ottobre del 2012 la Regione invia al Comune di Sassari una determinazione con la quale sospende i termini previsti per la verifica di coerenza, 90 giorni a decorrere dal 10 agosto 2012, sino all’approvazione dello studio di compatibilità idraulica e geologico – geotecnica da parte del comitato dell’Autorità di Bacino della Regione e per un tempo massimo di 60 giorni, così come previsto dalla legge regionale n. 1 del 2011 (art. 8 comma 9). «Lo studio – ricorda l’assessore Zirattu – verrà poi approvato definitivamente il 12 dicembre 2012. L’11 gennaio 2013 la Regione invia una comunicazione con la quale contesta la mancata conclusione dell’attività di copianificazione, nonostante tutti i passaggi fossero stati condivisi, e successivamente con altre due note, a gennaio e a marzo, richiede nuove modifiche ai perimetri ed alle norme sui beni dell’assetto storico culturale». Il Comune ritiene di aver rispettato quanto previsto dal Piano paesaggistico regionale e dalla normativa nazionale e regionale in materia di pianificazione paesaggistica, «appare evidente – dice Zirattu – che per noi lo studio sulla copianificazione è terminato». E l’assessore si augura pertanto che «la Regione possa portare al più presto, nell’interesse dei cittadini, il Puc di Sassari in Comitato tecnico regionale per l’urbanistica per il parere definivo di verifica di coerenza». Dando, comunque, disponibilità al confronto.

  4. maggio 18, 2013 alle 3:09 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2013
    «Puc, i documenti sono incompleti». L’assessore regionale all’Urbanistica Rassu ribadisce le cause dell’impasse: «Così la copianificazione non può proseguire».

    SASSARI. Dopo che l’incontro previsto per giovedì e per ieri è saltato, tra la Regione e il Comune non c’è stato alcun chiarimento sull’iter di approvazione del Puc. L’assessore regionale all’Urbanistica Nicola Rassu ribadisce le ragioni degli uffici cagliaritani e sottolinea l’inadempienza del Comune che non avrebbe ancora inviato tutta la documentazione richiesta: «Nonostante la forte volontà di dare il prima possibile al territorio e alla comunità di Sassari uno degli strumenti principali di sviluppo, l’Amministrazione regionale deve rispettare il disposto legislativo previsto dal Piano Paesaggistico Regionale e non può, suo malgrado, omettere i necessari passaggi procedurali che portano al completamento dell’attività di copianificazione. Questo anche a causa della mancanza dell’indispensabile documentazione prevista dalle norme di legge citate e richiesta agli uffici comunali a più riprese dalla Regione ma che ad oggi non risulta pervenuta sui tavoli dell’assessorato”. E aggiunge: «Per sgombrare il campo da nuovi dubbi è bene ricordare per l’ennesima volta che l’assessorato dell’Urbanistica, ha presentato al Comune le proprie osservazioni nel merito in maniera più che esauriente, come ribadito inoltre, nella nota dell’8 marzo 2013 inviata dagli uffici regionali all’amministrazione comunale sassarese. In osservanza delle norme vigenti, alle quali non è possibile ovviare, l’iter del Piano urbanistico sta evidenziando problematiche tecniche che ancora sussistono e che il Comune era chiamato a risolvere». Si tratta sempre di divergenze che riguardano la copianificazione, cioè l’individuazione delle aree da tutelare intorno ai monumenti storici e i beni identitari del territorio. In particolare l’estensione dei secondi perimetri, quelli che cioè riguardano il contesto e la percezione visiva dell’ambiente intorno al monumento. La Regione, che contesta una trentina di perimetri, sostiene che il Comune non abbia ancora spedito le cartografie e le integrazioni richieste. Invece due giorni fa l’assessore comunale all’Urbanistica Gavino Zirattu aveva dichiarato che la copianificazione era terminata, ed era stata inviata in maniera completa a Cagliari. Solo un faccia a faccia tra politici e dirigenti potrà superare questa empasse. «Non vi è alcuna volontà politica di bloccare o rallentare i tempi di approvazione del Puc – dice Rassu – come troppo spesso si sente dire strumentalmente, tanto che, considerato l’annullamento della riunione programmata per ieri abbiamo già fissato a breve un nuovo incontro».

  5. maggio 21, 2013 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 maggio 2013
    PUC superato, si può ancora correggere (Giampiero Uneddu, consigliere comunale Sassari)

    In qualità di consigliere comunale ed ex progettista del Puc, vorrei tentare di rispondere all’appello della Nuova che chiede di spiegare alla città le ragioni di uno stallo che dura ormai da quasi 5 anni. Concordo sul fatto che le lungaggini della Regione nel rilascio del parere di coerenza siano dovute anche ad un problema politico: in particolare non credo che convenga elettoralmente a nessuno dei possibili candidati del nostro territorio alle prossime elezioni regionali essere considerati responsabili di una eventuale certificazione dell’incoerenza del Piano, né in quanto proponenti (gli amministratori comunali) né in quanto valutatori (i rappresentanti regionali). Ma il vero problema è che il lungo tempo trascorso dalla sua predisposizione (luglio 2008) ha reso vecchio e superato il Piano urbanistico comunale prima ancora della sua nascita. La gravissima crisi economica, che ha travolto anche il settore dell’edilizia, ha inequivocabilmente decretato la non coerenza del Piano con le attuali aspettative della città: non può essere attuale un progetto di sviluppo che si limita ad offrire 17.000 nuovi alloggi ad un mercato immobiliare che non appare in grado di assorbirne neppure la minima parte. La loro realizzazione determinerebbe il sicuro fallimento delle imprese interessate. Nello specifico, a mio avviso il Puc presenta tre carenze fondamentali che ne impediscono l’approvazione: la prima è di legittimità, la seconda è di legalità, la terza è di contenuti. Sulle prime due ho avuto modo di esporre le mie denunce al consiglio comunale, alla Regione ed alla magistratura in varie occasioni ed in vari modi, da ultimo in una circostanziata relazione di 157 pagine che ho inviato a tutti i soggetti coinvolti. La carenza sui contenuti è di tipo strutturale: il Puc non indica un modello di sviluppo condivisibile per il nostro territorio ed omette di dare risposte adeguate alle reali esigenze della città. In primo luogo, non risponde ai più elementari criteri di salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali del territorio: aggredisce come un tumore maligno i sistemi ambientali della nostra corona olivetata e delle valli cittadine, localizzandovi quasi tutte le nuove aree di espansione residenziale. In secondo luogo, non risolve il problema della cronica carenza di alloggi per l’edilizia sociale: a fronte di un fabbisogno insoddisfatto di quasi 2000 alloggi, equivalenti a circa 800.000 metri cubi, il Puc propone aree soltanto per 170.000 metri cubi, corrispondenti a circa quattrocento alloggi. In terzo luogo, il Piano non propone soluzioni per l’infrastrutturazione dell’agro antropizzato, limitandosi a demandare ad una imprecisata fase di pianificazione successiva la semplice distribuzione di una riserva volumetrica di 400.000 metri cubi, anziché individuare aree da sottoporre ad appositi Piani di risanamento urbanistico, ai sensi della L.R. n. 23/1985. Inoltre, il Piano urbanistico comunale non propone programmi di sviluppo nel settore turistico: a fronte di una capacità insediativa dei litorali per circa 780.000 metri cubi, si limita a localizzarne una minima parte (46.000 metri cubi) nelle borgate costiere, rimandando per il resto l’individuazione di nuove aree per insediamenti turistico-alberghieri ad una successiva non meglio precisata procedura di evidenza pubblica. Infine, il Puc non propone soluzioni per la riqualificazione delle aree degradate della città e l’utilizzo funzionale dei cosiddetti “vuoti urbani”, né individua allo scopo adeguati programmi integrati che prevedano la partecipazione in partenariato di soggetti pubblici e privati. La mia proposta all’amministrazione comunale è di approfittare dei tempi morti dovuti all’indecisione della Regione per rimettere mano al Piano, emendarlo delle parti illegittime ed adeguarlo alle reali esigenze della città, utilizzando il bagaglio di conoscenza acquisito in cinque anni di discussione che può garantire tempi di rielaborazione brevissimi (non più di 2 mesi) e un’approvazione regionale altrettanto rapida.

  6. maggio 22, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 maggio 2013
    Una città senza Puc Anzi, ne ha due. Strani effetti del vuoto normativo tra vecchio e nuovo piano I due strumenti urbanistici si limitano a vicenda. (Pinuccio Saba)

    SASSARI. Non è vero che la città di Sassari non abbia uno strumento urbanistico. Anzi, ne ha due. Questo il paradosso normativo scaturito dalla mancata approvazione del Piano urbanistico comunale licenziato dal consiglio comunale lo scorso anno e che sta paralizzano non solo il settore delle costruzioni, ma impedisce la programmazione di un’intera città. Una convivenza fra il nuovo Puc e il vecchio Prg (Piano regolatore generale) che non è sempre facile e che ha creato più di un problema di interpretazione delle norme. Quando, lo scorso anno, il consiglio comunale ha approvato il Puc automaticamente (almeno in teoria) il vecchio piano regolatore generale ha perso di efficacia. Il legislatore ha però previsto un periodo di coabitazione una “fase in regime di salvaguardia” per evitare che, in attesa del via libera della Regione, le amministrazioni locali si trovassero nella condizione di non poter far fronte alle richieste delle aziende e non solo di quelle edili. Non era invece previsto che il regime di salvaguardia durasse quasi un anno, come sta accadendo al Puc di Sassari. In questa fase, quindi, oltre alle norme urbanistiche generali (nazionali e regionali) i due strumenti di programmazione si disciplinano, si sostengono e si limitano a vicenda. E in ogni caso viene applicata la norma più restrittiva. «La situazione rischia di essere paradossale – spiegano all’Ance provinciale di Sassari –. Se un cittadino col vecchio piano regolatore poteva realizzare un immobile da 100 metri quadri e con il nuovo invece 80 metri quadri, in base al regime di salvaguardia, deve rispettare quest’ultimo limite. E così se il Prg prevedeva una cubatura minore rispetto al Puc, nella fase di salvaguardia deve invece essere applicato il limite del vecchio piano regolatore generale. Una norma che i cittadini, spesso, faticano a digerire». E così accade per le aree prima vincolate e poi edificabili (e viceversa) ma in questo caso l’area diventa automaticamente inedificabile poichè entra in vigore la norma più restrittiva. Di fatto viene impedita la realizzazione di quasi tutti i progetti, che spesso non sono relativi a edilizia residenziale. Il Puc, infatti, non è soltanto una mappa che stabilisce dove e quanto poter costruire, ma fornisce indicazioni per la sviluppo di altri settori, da quello commerciale e quello manifatturiero, a quello dei servizi. Il blocco del comparto delle costruzioni trascina nell’immobilismo tutto il settore dell’indotto che operava sulla città come l’impiantistica, la produzione di laterizi, fino all’antennista e al decoratore. Una serie di problemi dalla quale che fotografa una situazione drammatica del comparto, soprattutto se si pensa che il settore edile, in Sardegna, esprime il 48,5 per cento dei lavoratori dell’intera industria ed il 9,4% di tutti i lavoratori del sistema economico regionale.Tale incidenza diventa ancora più marcata nella Provincia di Sassari (in cui l’economia è tradizionalmente fondata sull’edilizia), dove il peso del settore sul totale degli occupati nell’industria arriva al 57,9 per cento, mentre il 10,3 per cento degli addetti nel complesso. Una crisi acuita dalla mancanza di investimenti del settore delle opere pubbliche. «In dieci anni i finanziamenti sono scesi dell’80 per cento – ricordava alcuni giorni fa il presidente della Consulta delle costruzioni Andrea Piredda –, problema che va ad aggiungersi alla stretta creditizia e alla burocrazia degli enti pubblici sempre più lenta e soffocante. In questo condizioni noi non possiamo più andare avanti». Per questa ragione, sia l’Ance (che aderisce alla Confindustria derlla Provincia di Sassari) sia la Consulta delle Costruzioni stanno premendo affinchè si arrivi quanto prima a confronto fra Comune di Sassari e assessorato regionale all’Urbanistica che porti alla soluzione dei problemi e all’approvazione definitiva del Piano urbanistico comunale.

  7. maggio 31, 2013 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2013
    Lo sviluppo costiero è fermo in attesa delle regole del Puc. Gli imprenditori non possono presentare i progetti Tra litorale e borgate sono in gioco 600mila metri cubi.

    SASSARI. Anche lo sviluppo costiero del territorio di Sassari è legato a filo doppio all’approvazione del Puc. Da troppi anni tutto è fermo, non ci sono investimenti nel settore turistico e la crisi contribuisce a spegnere sempre di più i litorali. Il Piano urbanistico comunale potrebbe dare nuovi impulsi, consentendo la realizzazione di nuove attività ricettive. Prevede due tipi di interventi sulla fascia costiera: quelli di riqualificazione all’interno di insediamenti già esistenti. E poi nuove aree ricettivo-alberghiere localizzate nei pressi delle borgate. Saranno questi gli interventi più consistenti sotto il profilo delle volumetrie, per i quali il Puc si è limitato a fornire delle indicazioni di massima. Perché l’individuazione vera e propria sarà subordinata alla procedura di un bando di evidenza pubblica finalizzato alla definizione del Piano di utilizzo dei litorali. Il territorio costiero viene suddiviso nei 5 ambiti di Platamona-Ottava, Biancareddu-La Petraia, Argentiera – Porto Palmas, Baratz-Villa Assunta, Sassari periurbano. Su questi comparti il Puc spalma 302.409. metri cubi. La volumetria sarà ripartita in questo modo: Su Platamona 88mila mc; Biancareddu 36mila; La Pedraia 15mila; Argentiera 75mila; Palmadula 10mila; Villa Assunta 37mila; periferia di Sassari 40mila. Gli imprenditori intenzionati a investire dovranno inviare all’amministrazione la propria manifestazione di interesse. Dopodiché i progetti verranno valutati sulla base di diversi criteri, tra i quali il pregio architettonico, il risparmio energetico e naturalmente l’integrazione con il contesto culturale e paesaggistico preesistente. L’idea sulle zone F è interessante: «Sulle carte del Puc questa classificazione ancora non compare – spiega l’assessorecomunale all’Urbanistica Gavino Zirattu – per il momento rimane la dicitura zona agricola. Ma si potranno applicare in una fase successiva delle varianti con cambio di destinazione d’uso. Si procederà con dei bandi di gara: gli imprenditori presentano dei progetti per strutture ricettive, economicamente sostenibili, e il Comune li valuta e li aggiudica. Solo per quelli ammissibili ci potrà essere la variante urbanistica e la lettera F, le altre aree resteranno zone agricole. Quella dei bandi e della manifestazione di interesse è un’idea che sin dal 2008 avevamo proposto alla Regione, e gli uffici cagliaritani l’avevano giudicata positivamente. Per questo siamo andati avanti e abbiamo mantenuto questa linea».

  8. giugno 2, 2013 alle 11:15 am

    da La Nuova Sardegna, 2 giugno 2013
    L’OPINIONE. Puc, meglio parlare di contenuti che di procedure. Sassari ha bisogno che il suo piano entri subito in vigore per potersi agganciare al prossimo treno della ripresa economica. (Nicola Sanna, Assessore comunale alla programmazione)

    Su questa querelle del Puc di Sassari, nel corso di questo count down alla rovescia che meritoriamente “La Nuova” ha messo in evidenza, mi piacerebbe che si possano discutere molto di più i contenuti del Piano, piuttosto che le procedure burocratiche. Di queste si può solo dire che la frammentaria normativa regionale sull’urbanistica, per nulla adeguata all’innovativo Piano paesaggistico regionale, consente ampie interpretazioni, generatrici di conflitti tra enti territoriali equiordinati Regione-Comuni. Conflitti risolvibili solo sulla base di una intesa politica che, fatto salvo il ruolo del Comitato tecnico urbanistico regionale, consenta di avviare la rigenerazione della seconda Città della Sardegna. Sassari ha bisogno che il suo Puc entri subito in vigore per potersi agganciare al prossimo treno della ripresa economica.Parlare di un Piano nato già vecchio, dal punto di vista dottrinale, non ha senso. Un Piano urbanistico non è un oggetto inanimato, immobile nel tempo, è un fenomeno dinamico frutto dei sistemi sociali e ambientali. Un piano è vivo in quanto propone un cambiamento. La normativa urbanistica dovrebbe contenere quel minimo di regole che servono per tutelare e valorizzare le risorse e per utilizzare lo spazio. L’ossatura del Puc di Sassari propone diversi progetti di cambiamento del sistema insediativo e infrastrutturale che parte dalla rinascita del centro storico per ricomprendere sia le espansioni ottocentesche sia le più significative espansioni urbane del primo novecento. Si individua nella nuova area del Centro direzionale di via San Paolo-viale Porto Torres lo sviluppo attorno l’asse parco, quale prolungamento del sistema delle valli urbane e della corona olivetata che circonda la città nella sua valenza principale di corridoio ecologico, accompagnato dalla viabilità ciclopedonale per rendere la città più green. Nell’agro, su precisa richiesta della Regione, sono state espunte le zone C2 della corona olivetata ripristinando la vecchia e anacronistica classificazione di zona E agricola, sulla quale occorreranno programmi di riqualificazione e recupero paesaggistico-ambientale. Per alcune connessioni viabilistiche su aree particolarmente sensibili (Monserrato, Sant’Orsola-Orti di Lu Paradisu, circonvallazione Logulentu-Monte Bianchinu), sono mantenute prescrizioni per una puntuale analisi delle alternative di tracciato e specificazione delle caratteristiche dei manufatti, minimizzando gli impatti. I progetti speciali per i nuclei urbani delle periferie, nuclei rurali e costieri consentono anche nuove edificazioni, nell’esaltazione della mobilità su ferro, quale connessione territoriale alle porte di accesso della Sardegna: porto e aeroporto, per utilizzare lo spazio in un quadro di riposizionamento dell’offerta di servizi e funzioni della città utilizzabili dai residenti del territorio provinciale, regionale ed extra regionale. Infatti il Puc di Sassari guarda al suo sistema ambientale territoriale, proponendo la riqualicazione dell’arco costiero nord orientale e nord occidental. Il piano include il sistema parchi con il sistema energetico e con il Parco agricolo comunale della produttiva Nurra, quale riserva di sviluppo per i prossimi anni. La necessità della tutela deve far parte dell’innovazione e dell’inserimento nella rete globale, senza né maggiore consumo di suolo, né perdita di identità. La comprensione dinamica del nostro territorio deve stimolare visioni del futuro innovative. Il Puc di Sassari non sarà un piano per i prossimi cinquant’anni, ci saranno risorse e tecnologie oggi inimmaginabili ma, se sapremo conservare l’ambiente che temporaneamente ci hanno affidato i nostri avi, lo sapremo offrire così bello anche ai nostri figli.

  9. giugno 12, 2013 alle 2:43 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2013
    UDIENZA PRELIMINARE » LA TESI DELL’ACCUSA. Puc e Tanit, il pm chiede il processo. Sollecitato il rinvio a giudizio di sindaco e consiglieri, ma si esclude che nel complesso ci siano stati abusi edilizi o d’ufficio. Una vicenda che pesa sulle primarie. (Elena Laudante)

    Gianfranco Ganau è apparso più risollevato dopo la richiesta di proscioglimento da un importante capo d’accusa. Non ha fatto alcun commento, ma ieri pomeriggio il sindaco in consiglio comunale aveva un volto più sereno del solito. Questa è stata l’impressione da parte di suoi sostenitori. Il vecchio Puc, che aveva rappresentato un traguardo per la città il giorno in cui era stato votato, è diventato una spina nel fianco subito dopo. Una serie di traversie che hanno messo a dura prova la prima giunta Ganau e anche la seconda. Una vicenda che ha finito con l’affastellare questioni politiche. Già, perchè l’esito dell’inchiesta e dei processi sul Puc pende anche sulle scelte politiche di Gianfranco Ganau, in vista delle elezioni regionali. In realtà il sindaco aveva dichiarato di voler portare a termine il suo mandato che scadrà nel 2015. Ma – visti i malumori e gli appetiti che si sono scatenati all’interno del Pd e della coalizione di centrosinistra – anche Ganau a quel punto potrebbe partecipare alle primarie per scegliere il candidato alla presidenza della Regione. Insomma, se la potrebbe giocare, cercando di portare nell’istituzione regionale finalmente anche il territorio del nord, che oggi appare abbandonato al suo destino. Il caso Puc pesa, ma da qui a fine settembre (quando si terranno le primarie) la vicenda dovrebbe essere più chiara. Allora si vedrà se Ganau vorrà concorrere per la Regione.

    SASSARI. «L’input di bloccare il Tanit era arrivato dal vertice del Comune, era di natura politica. Ma nessun abuso edilizio è stato commesso nella costruzione del complesso». Solo due aspetti dell’inchiesta su Puc e Tanit sono stati affrontati ieri dal pubblico ministero Giovanni Porcheddu, che ha sollecitato al giudice dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio per il sindaco Gianfranco Ganau, gli assessori Dolores Lai, Monica Spanedda (all’epoca dei fatti, consigliere), dell’allora responsabile dell’Urbanistica Valerio Meloni, del presidente di Confcommercio Alberto Cossu e di altri 27 imputati tra dirigenti comunali, progettisti e consiglieri che votarono il Puc versione 2008, sospettato di assicurare un vantaggio ai parenti di Lai e Ganau consentendo più cemento su terreni di loro proprietà. Ma il magistrato ha fatto marcia indietro sull’ipotesi di abuso edilizio, contestata al costruttore di Tanit, Nicolino Brozzu, titolare della società Sarda Vibrocementi. E che a cascata si è tradotto nella richiesta di non luogo a procedere per uno dei capi d’accusa di Ganau, Masia, Meloni. Il centro commerciale. Tutto nasce dal contrasto sulla natura di nuovo “centro commerciale” che Tanit sembrava assumere, nel 2006, quando aveva chiesto una variante a un progetto già autorizzato. Poi, dopo una lunga battaglia contro Brozzu, nel 2008 il Comune scoprì difformità nelle volumetrie dei capannoni in costruzione a Caniga che abbonò con una concessione in sanatoria. Abusi sanabili. La Procura considerava abusivi quei centimetri in più (4 metri in altezza), tanto che Brozzu è parte civile e imputato di violazione delle norme urbanistiche. Era quindi bollata come illegittima la sanatoria concessa dal Comune a dicembre 2008, che costa a sindaco, Meloni e al responsabile dello Sportello unico Gianfranco Masia, imputazioni di abuso d’ufficio e falso. Ma ieri il pm ha spiegato che «quegli abusi erano sanabili, quindi Brozzu deve essere prosciolto in udienza preliminare, e così anche Ganau, Meloni e Masia in relazione a questa vicenda». La nuova interpretazione è frutto di una relazione depositata da Giampiero Uneddu, ingegnere coimputato con Brozzu di abusi edilizi, che ha scelto la strada del rito abbreviato. In questa sede Uneddu ha potuto spiegare le norme e contraddire il consulente della Procura. A differenza di Marcello Romano, Uneddu è certo che quello dell’altezza non potesse essere un limite da imporre in una zona dove sorgono solo attività produttive. Tanto meno, è stato il ragionamento, lo si può fare se è vero – come sosteneva pure Masia – che quella sopraelevazione fatta al Tanit aveva solo ragioni tecniche, senza aumento “vero” di volumetrie. Il pm ha sposato questa tesi. Ma sarà il gup Carla Altieri, a ottobre, a stabilire se Brozzu non commise abusi per il Tanit, quindi va prosciolto, oppure se ha ragione consulente della Procura. Lo stop. A parte la coda del braccio di ferro, il resto dell’impianto accusatorio, secondo la Procura, resta saldo, tanto che il magistrato ha sollecitato il processo per tutti gli che non hanno chiesto il rito abbreviato. Primo capo d’accusa che pende su Ganau e Masia, in concorso con l’ex assessore regionale Turismo Luisanna Depau e il direttore del Servizio commercio Margherita Demuro (le due hanno chiesto l’abbreviato), è quello di concorso in abuso d’ufficio. Il sospetto è che sindaco e dirigente volesse convincere la Regione che Brozzu aveva intenzione di realizzare un nuovo centro commerciale, quando nel 2006 chiese la variante a un’autorizzazione ottenuta l’anno prima. Si dibatteva sul fatto che quella variante – che ripartiva lo stesso spazio in modo diverso – potesse comportare, nella sostanza, la creazione dell’ennesimo centro commerciale in città, che la legge regionale del 2005 vietava. I tecnici del Comune di Sassari davano ragione a Brozzu, ma il sindaco scrisse una lettera a Soru (marzo 2007) e secondo l’accusa interferì con la procedura amministrativa, commettendo un falso ideologico perché avrebbe esposto al governatore una versione diversa dalla realtà. Questo mentre a Cagliari, l’allora dirigente regionale Francesco Sanna, negava che la variante al Tanit creasse un nuovo centro commerciale. Prima che l’assessore Depau rimuovesse Sanna, secondo l’accusa perché non voleva seguire l’”input politico” e cassare Tanit. Nel processo a Depau, il pm ha chiesto di ascoltare di nuovo Sanna (parte civile) per capire se subì pressioni, ma ha chiamato in aula pure chi la legge sul commercio la scrisse, Salvatore Fois. Le lettere del corvo. Abbreviato anche per Efisio Planetta. Il suo difensore ha ottenuto che venissero eliminate dal fascicolo le lettere del “corvo”, che disseminarono i primi veleni sul Puc, anni fa.

  10. giugno 13, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 giugno 2013
    «Puc, legittimo il voto dei consiglieri». Udienza Tanit: il legale di Planetta ottiene l’eliminazione dal fascicolo delle lettere del “corvo”. Prime arringhe difensive. (Elena Laudante)

    SASSARI. In principio fu la lettera del “corvo”, quello scritto anonimo che la mattina del 10 luglio 2008, giorno della votazione del Puc, i consiglieri si ritrovarono sul banco. Quelle missive, recapitate da un corriere partito da Olbia, contenevano indicazioni su presunti vantaggi in termini di cubature che lo strumento urbanistico da approvare avrebbero comportato per i terreni di proprietà di parenti di sindaco e attuale assessore alle Culture. Praticamente, l’accusa contestata oggi a Ganau, Lai, ai progettisti del Puc versione 2008 e ai consiglieri comunali che lo votarono, nella forma del reato di tentato abuso d’ufficio (poi il Puc non divenne efficace). Accuse sempre respinte con forza. Nel processo a 37 imputati, in corso davanti al giudice dell’udienza preliminare, quegli scritti anonimi servivano alla Procura per dimostrare che i consiglieri sapevano cosa quel voto avrebbe comportato il giorno dell’approvazione del Puc. Una sorta di prova del movente. Che però è stata eliminata dal processo. Proprio perché scritto anonimo, il gup Carla Altieri lo ha “espunto” dal fascicolo su richiesta di uno dei difensori degli imputati, l’avvocato Agostinangelo Marras, legale di Efisio Planetta. Non è chiaro, ora, se la Procura avrà modo e interesse di far entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Tanit. All’udienza preliminare di martedì il pm Giovanni Porcheddu ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti quelli che non hanno chiesto il rito abbreviato (4 imputati) e il non luogo a procedere per il costruttore Nicolino Brozzu, patron del centro commerciale Tanit che aveva denunciato il sindaco per una supposta pressione affinché non ricorresse al Tar contro il Puc. Il magistrato è parso convinto che alla galleria commerciale al centro di un braccio di ferro tra Comune e costruttore – tra il 2006 e il 2010 – non furono commessi abusi edilizi. Lo aveva sostenuto in aula uno dei coindagati, l’ingegnere Giampiero Uneddu, direttore dei lavori di Tanit sospettato di aver avallato quei presunti abusi. Difeso dall’avvocato Mariano Mameli, Uneddu ha seguito il rito abbreviato, separando la sua posizione da quella della gran parte degli imputati. E così, in una delle passate udienze, ha potuto chiarire che le difformità in termini di altezza che la Procura contesta su Tanit, sulla base di una consulenza, non costituiscono irregolarità urbanistiche. Perché si tratta di volumi tecnici, destinati a impianti. Di questo si è convinto il pm, e perciò nella richiesta di rinvio a giudizio ha chiarito che Brozzu non deve essere processato per quel fatto. E quindi non ne devono rispondere i vertici del Comune – sindaco, ex assessore Valerio Meloni, dirigente Gian Franco Masia – imputati di abuso d’ufficio e falso per aver concesso il permesso a costruire in sanatoria. Se non ci furono abusi, è il ragionamento, la concessione era pienamente legittima. «Per due capi d’accusa – ha detto il pm – chiedo il non luogo a procedere per Ganau, Meloni e Masia». La difesa. Dopo la requisitoria, sono iniziate le arringhe difensive per chi ha scelto di proseguire in udienza preliminare, dei legali Gianluca Giordo, Stefano e Sergio Porcu, Lorenzo Galisai, Martina Pinna, tutti in rappresentanza di alcuni dei consiglieri imputati di tentato abuso d’ufficio per la votazione del Puc del luglio 2008. Per primo Giordo ha sostenuto che nessun reato può essere stato commesso da chi ha votato un complesso strumento di indirizzo politico come il piano urbanistico, «praticamente, il più importante atto politico di una amministrazione», ha ricordato Giordo. «È impensabile – ha sostenuto il legale, sintetizzando il pensiero dei colleghi – che questo atto fosse il frutto di un tentativo di avvantaggiare il sindaco o Dolores Lai», anche perché dai documenti allegati al Piano non emerge la proprietà dei lotti interessati. «La questione è estremamente tecnica e non si può pensare che un consigliere abbia tali conoscenze da sapere chi ne avrebbe tratto un supposto vantaggio». Il penalista ha ricordato che la votazione era il frutto di una discussione già effettuata in sede di commissione Urbanistica. «E il voto dei consiglieri – è la conclusione – ha una valenza meramente politica». Di qui, la richiesta di non luogo a procedere per gli imputati. Le arringhe proseguono all’udienza del 5 luglio; il 10 parlerà il difensore del primo cittadino, l’avvocato Giuseppe Masala. Poi all’udienza dell’8 ottobre il gup Carla Altieri ascolterà i difensori degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato (Uneddu, Planetta, l’ex assessore regionale Depau e il dirigente regionale Demuro). Poi arriverà la sentenza e la decisione sull’eventuale rinvio a giudizio per gli altri.

  11. luglio 3, 2013 alle 2:53 pm

    condividiamo al 100%.

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2013
    Anche gli oliveti di Sassari meritano attenzione e tutela.
    Perché nessun politico, intellettuale o esperto tenta di opporsi alle modifiche del Ppr contenute nel Puc adottato dal Comune? (Giampiero Uneddu, consigliere comunale di Sassari)

    Nell’intervento di Sandro Roggio, pubblicato il 29 giugno, ho letto con piacere che Luigi Manconi, parlamentare eletto in Sardegna per rappresentare soprattutto (credo) gli interessi della sua città di origine (Sassari), ha presentato un’interrogazione sul progetto edilizio di “Tentizzos”, nella costa di Bosa. Tale progetto costituirebbe una “modifica a domanda” del Piano paesaggistico regionale e, insieme ad altri interventi come quello del Qatar in Costa Smeralda, alimenterebbe un “effetto domino” che potrebbe portare in breve tempo alla revisione totale del Ppr da parte della Regione. Condivido l’intervento di Roggio nelle sue linee generali, tuttavia nel leggerlo non ho potuto fare a meno di ripetermi una domanda che mi pongo da quando, tre anni fa, sono stato eletto consigliere comunale di Sassari e ho iniziato una battaglia politica sul Piano urbanistico comunale: perché nessun politico, intellettuale o esperto di settore tenta di opporsi alle modifiche del Ppr contenute nel Puc adottato dal Comune di Sassari nel luglio del 2008 e confermate in quello del 2012. Ricordo che queste modifiche riguardano il sistema ambientale della corona olivetata, la cui salvaguardia e valorizzazione è prevista dagli indirizzi generali della Scheda d’Ambito 14 del Golfo dell’Asinara e per il quale il Ppr prescrive esplicitamente “il mantenimento dei rapporti volumetrici e dimensionali esistenti”. Il Puc, al contrario, localizza nella corona olivetata oltre 100 nuove zone di espansione residenziale (lottizzazioni), che comportano la previsione di oltre un milione di metri cubi e l’insediamento di 6.000 nuovi abitanti. Alcune di queste lottizzazioni sono localizzate in zone boschive, dove il Ppr vieta qualunque tipo di nuovo intervento, mentre altre sono localizzate in aree ad utilizzazione agro forestale, dove sono vietate trasformazioni diverse da quelle ad uso agricolo, a meno che non ne sia dimostrata la rilevanza pubblica economica e sociale e l’impossibilità di localizzazioni alternative. Credo che per non essere ritenuti oggettivamente corresponsabili del tentativo di “asservimento” del Ppr ad interessi di varia natura, generali o particolari, politici o economici, non sia sufficiente (pre)occuparsi di garantire la sua applicazione solo quando si tratta di ambiti fuori dal nostro territorio e tacere quando le trasformazioni ci riguardano direttamente. Anche io ritengo necessario, come Roggio e Manconi, “tenere alta l’attenzione, non solo in Sardegna”, senza però dimenticare che Sassari ne fa parte. Ricordo inoltre che lo stravolgimento del Ppr è uno dei motivi che impediscono l’ottenimento del parere di coerenza sul Puc da parte della Regione e, sostanzialmente se non formalmente, determinano la situazione di stallo nella quale lo stesso PUC si trova. A questo proposito, per tentare di uscire dalla situazione di stallo e riuscire a dotare il Comune di Sassari di un nuovo Piano urbanistico che possa legittimamente entrare al più presto in vigore, ho recentemente presentato al Sindaco Ganau un’interpellanza con la quale lo invito ad attivarsi direttamente e personalmente per emendare il PUC dalle sue parti illegittime, adeguarlo alle reali esigenze del territorio e riproporlo all’attenzione dei cittadini e all’approvazione del Consiglio comunale.

    ———————————-

    questa cosa, invece, non la condividiamo per nulla.

    In 18 chiedono: approviamo il Puc. Mozione dei dissidenti e dell’opposizione. Mameli (Urbanistica): non mi dimetto.

    SASSARI. Diciotto consiglieri di maggioranza e opposizione chiedono con una mozione la convocazione del consiglio comunale per votare la pubblicazione del Puc sul Buras, facendolo così diventare effettivo. La richiesta è partita dai cosiddetti dissidenti del centrosinistra (Piero Frau, Pier Paolo Panu, Gian Carlo Rotella, Dario Satta), da Isidoro Aiello dell’Idv, partito che fa parte della giunta Ganau e si è via via allargata agli altri consiglieri di minoranza. Il documento è stato presentato «ai sensi del decreto legislativo 267 del 2000» e come sostengono i firmatari, prevede, secondo regolamento, che il consiglio debba essere convocato entro venti giorni. La nuova offensiva sul Puc, ancora fermo alla Regione per il parere di coerenza, è arrivata in seguito alle dichiarazioni rese nel corso della seduta dell’assemblea civica del 18 giugno scorso dall’assessore all’Urbanistica. Per Gavino Zirattu la copianificazione, che era l’ultimo scoglio, è chiusa, mentre in Regione affermano il contrario. Una risposta data alla ennesima sollecitazione di Pier Paolo Panu che chiedeva di sapere a che punto fosse la pratica. «Se tutto è in regola, allora perché non pubblichiamo il piano sul bollettino regionale? Il parere del Comitato tecnico regionale non è vincolante. Se qualcuno ha pianificato che la città debba restare così fino a dopo le elezioni regionali ce lo dica». E l’urbanistica continua ad essere materia di divisione a Palazzo Ducale. Ieri in commissione si è giocata un’altra partita, quella cioè che riguarda il presidente Gianpaolo Mameli. Messo “sotto processo” dai tre consiglieri dissidenti (Frau, Rotella e Panu) e dai commissari di minoranza per la conduzione dei lavori. Contro di lui è stata presentata una mozione di sfiducia, tecnicamente non applicabile ai presidenti di commissione, ma che ha pur sempre valore politico, visto che gli equilibri all’interno della commissione urbanistica sono cambiati proprio in forza dell’atteggiamento critico dei “ribelli” nei confronti della giunta Ganau. «Non hai più la maggioranza dei consensi, per dignità devi lasciare l’incarico», ha detto Frau. Sono volate parole sferzanti e scambi di accuse reciproche. Tra l’altro uno dei consiglieri, Giampiero Uneddu, ha querelato per diffamazione Mameli. Il quale si è “difeso” punto per punto. «Mi accusate di non rispettare il regolamento, ma non è così e mai una volta ho commesso scorrettezze o prevaricazioni. Queste sono strumentalizzazioni. Io non mi dimetto». Intanto la commissione urbanistica ha un nuovo vice presidente, il sardista Francesco Era. L’incarico era vacante dopo le (reiterate) dimissioni di Giampiero Uneddu.

    • luglio 5, 2013 alle 2:45 pm

      da La Nuova Sardegna, 5 luglio 2013
      Il Puc di Sassari. Non sono compiacente col Palazzo. (Sandro Roggio)

      Giampiero Uneddu mi chiama in causa nel suo intervento del 3 luglio su questa pagina. Mi rimprovera di tacere sul Puc di Sassari. A mia discolpa: ricevo continuamente inviti ad occuparmi di questo o di quel caso di buono o cattivo governo del territorio. Non sono organizzato per svolgere un ruolo così ponderoso. Se ho dato questa impressione è per incoscienza (ostento la perseveranza dei militanti e non so contenere lo stile pedagogico da signorina Rottenmeier). Faccio nel tempo che ho, usando i casi più adatti a spiegare il rischio per la Sardegna di perdere il suo carattere. Per dire del Puc di Sassari servirebbe l’impegno che Uneddu ha messo da consigliere in chissà quante riunioni e col vantaggio di essersene occupato da progettista. Tuttavia scrive una imprecisione. Un Puc non può apportare modifiche al Ppr, caso mai violarne le disposizioni. Se il Puc di Sassari è incoerente con il Ppr sarà cassato per le previsioni in contrasto. Oppure il Ppr dovrà essere variato per rimuovere i vincoli, ma non risulta che il Comune lo abbia chiesto (come Arzachena per Qatar). Mi dispiace che Uneddu mi collochi tra i reticenti, sospettabili di compiacere il Palazzo sul tema. Eppure sa che non sto in quel girone (da poco mi sono svantaggiosamente dimesso da progettista di un Puc, proprio in disaccordo su lottizzazioni in aree di pregio).

  12. luglio 10, 2013 alle 10:07 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2013
    COMMISSIONE URBANISTICA. Puc: copianificazione finita ma la Regione non risponde. (Vincenzo Garofalo)

    SASSARI. La Regione accumula nuovi ritardi sull’analisi del nuovo Puc di Sassari, fermo ai box dell’assessorato regionale all’Urbanistica ormai da undici mesi. Martedì scorso l’assessore e il dirigente all’Urbanistica del Comune, Gavino Zirattu e Gianni Agatau, sono stati convocati a Cagliari, in assessorato per quello che sarebbe dovuto essere l’ultimo incontro della tanto sospirata copianificazione Regione-Comune-Soprintendenza per la predisposizione finale del Puc. La Regione ha informato i rappresentati di Palazzo Ducale di avere concluso la verifica delle 85 schede tecniche su altrettanti beni identitari individuati sia nel Piano urbanistico comunale (su circa 500) sia nel Piano paesaggistico regionale. Le 85 aree selezionate, perimetrate e vincolate dai progettisti del Puc in collaborazione con la Soprintendenza, sono state passate al vaglio dell’assessorato all’Urbanistica regionale. «Martedì alla Regione ci avevano assicurato che le monografie di questi 85 beni identitari sarebbero state consegnate al Comune entro venerdì scorso, ma a oggi agli uffici comunali non è arrivato ancora nulla», spiega il dirigente del settore urbanistico del Comune, Gianni Agatau, durante un’audizione con la III Commissione consiliare. Dall’arrivo e dall’analisi delle 85 schede dipendono i tempi di un’eventuale approvazione o bocciatura del nuovo Puc. «Non sappiamo se la Regione abbia apportato modifiche alle schede dei beni identitari così come sono state predisposte dai progettisti del Puc. Se non ci saranno modifiche o se queste saranno di lieve entità, il Comune potrà procedere con la stesura definitiva delle monografie sottoscritte dai tre enti in base alla coopianificazione, e richiedere alla Regione di avviare la valutazione di coerenza su tutto il Puc, per poi, in caso di un giudizio positivo, andare avanti con l’ultimo atto del Piano urbanistico, la pubblicazione definitiva sul Buras», continua Agatau. Certo poi ottenere la coerenza con la selva di norme urbanistiche regionali è un altro discorso. L’ok del comitato tecnico regionale Ctru non è per nulla scontato. Così come ha fatto notare il consigliere di Scelta civica, Giampiero Uneddu, nella versione riveduta e corretta del Puc, approvato dal consiglio comunale nel luglio dello scorso anno, potrebbero essere riscontrate diverse incongruenze con le norme urbanistiche regionali: dall’istituzione di nuove zone B, all’inserimento di nuove schede norma e altre trasformazioni che sono state approvate senza sottoporle preventivamente alle osservazioni dei cittadini. Quindi se lo scoglio della coopianificazione del Puc con la Regione e con la Soprintendenza sembra essere ormai superato, all’orizzonte del Puc sorgono nuovi ostacoli, forse anche più impervi. I consiglieri ribelli della maggioranza, Piero Frau e Pierpaolo Panu, chiedono al dirigente se «è possibile pubblicare il Puc anche senza la valutazione di coerenza della Regione?». La riposta di Agatau non scioglie il dilemma: «Sì è possibile, ma si aprirebbe un contenzioso con la Regione e ci si esporrebbe a una serie di ricorsi».

  13. settembre 8, 2013 alle 10:49 am

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2013
    Puc “congelato” da 406 giorni, costruttore attacca i politici. Striscione di protesta in via Verona: «Qui darei lavoro a 45 persone. La crisi è un falso, non esiste» Intanto l’assessore all’Urbanistica è andato più volte in Regione: l’iter a breve dovrebbe accelerare.

    SASSARI. Ci ha pensato su qualche giorno e poi ha deciso che doveva fare qualcosa di eclatante per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei suoi colleghi imprenditori, apparentemente rassegnati ad aspettare un Puc che stagna in Regione da 406 giorni. Isio Camboni, costruttore e titolare della “2C Costruzioni” di Alghero, nei giorni scorsi ha deciso di utilizzare la facciata scrostata di un vecchio immobile di sua proprietà in via Verona, all’angolo con via Venezia, per dire la sua sugli effetti economici e occupazionali del congelamento del piano urbanistico. Ed è andato dritto al punto. «2C Costruzioni potrebbe impegnare in questo cantiere 45 unità lavorative in tre anni – è il messaggio scritto a caratteri cubitali –. La crisi è un falso, non esiste». Lo striscione, annuncia il suo autore, continuerà a campeggiare sul muro giallo dello stabile fino a quando la pratica del Puc non sarà stata sbloccata. «Lo faccio per sensibilizzare gli altri costruttori, per convincerli a fare qualcosa tutti insieme – spiega Camboni senza giri di parole –. Ma ho deciso di muovermi anche per ricordare la surreale situazione sassarese ai nostri politici, quelli del territorio, che sono a Cagliari ma che se ne fregano del nostro territorio». Se voleva attirare l’attenzione, Camboni è riuscito nel suo intento. Del resto, è difficile non notare quel grande striscione e non leggere il messaggio. Isio Camboni racconta una storia simile a quella di tanti altri imprenditori che hanno dovuto mettere nel cassetto progetti di edificazione. Nel terreno di via Verona, spiega il titolare della “2C Costruzioni”, dovrebbe sorgere un complesso edilizio la cui costruzione impegnerebbe 45 addetti per almeno tre anni. »La nostra è una storia come tante – dice Isio Camboni –: progetto presentato e poi tutto fermo in attesa del Piano urbanistico comunale». Camboni non è disposto a rassegnarsi e chiama a raccolta gli altri danneggiati da quella che definisce «una situazione che avvantaggia solo le banche, che hanno tutto l’interesse a tenere tutto bloccato». Intanto l’assessore all’Urbanistica Gavino Zirattu in queste settimane è adanto a più riprese a cagliari per cercare di accelerare l’iter di approvazione del Puc. Il braccio di ferro con la Regione sulla questione della copianificazione e sulla perimetrazione dei beni identitari e storici del territorio non si è ancora concluso. Tanto che il Piano urbanistico è ancora nei cassetti degli uffici regionali e non è ancora approdato al vaglio del Comitato tecnico regionale, l’organo deputato a muovere i rilievi sulle cartografie e a chiedere delle modifiche. La prossima settimana da Cagliari potrebbero arrivare delle novità positive.

  14. settembre 22, 2013 alle 12:30 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 settembre 2013
    Puc in trasferta? Convocata a Cagliari la commissione. La minoranza organizza per giovedì un vertice in Regione L’assessore: scelta insensata e non prevista dalla normativa.
    Gavino Zirattu. Il Piano è in attesa dell’analisi finale da parte del Comitato tecnico regionale per l’urbanistica, i tempi non dipendono da noi. (Vincenzo Garofalo)

    SASSARI. Appuntamento a Cagliari con giallo per il Puc di Sassari. I consiglieri di opposizione hanno annunciato di avere convocato la commissione Urbanistica di Palazzo Ducale direttamente negli uffici della Regione. Un incontro concordato tra il vicepresidente della terza commissione consiliare, il sardista Franco Era, e il direttore del Servizio pianificazione paesaggistica dell’assessorato regionale, Antonio Sanna. Il vertice dovrebbe tenersi giovedì alle 11 per discutere proprio del nuovo Puc di Sassari, congelato in Regione dall’inizio dell’anno e apparentemente senza via d’uscita. E la convocazione potrebbe coinvolgere non solo la commissione urbanistica ma tutto il Consiglio: il Psd’Az ha infatti chiesto al presidente dell’assemblea municipale di radunare tutto il Consiglio a Cagliari per dare maggiore forza all’azione. La riunione però potrebbe non tenersi: «Sorvolando sull’inopportunità dell’iniziativa presa dalla minoranza, in un momento in cui è in corso un fitto dialogo con la Regione per sbloccare e risolvere la situazione relativa al Puc di Sassari, una convocazione del Consiglio fuori dal territorio comunale non è possibile per questioni normative – spiega l’assessore all’Urbanistica di Palazzo Ducale, Gavino Zirattu – Gli uffici stanno verificando lo statuto e il regolamento, ma solamente analizzando le spese che comporterebbe una convocazione del Consiglio a Cagliari, direi proprio che si tratta di una scelta insensata», continua l’assessore. «Il nostro assessorato e i nostri tecnici sono in continuo contatto con la Regione per cercare la soluzione più consona e rapida che consenta al Puc di ottenere il via libera. La fase di copianificazione con Regione e ministero è chiusa da tempo, e il Piano è in attesa di essere inviato al Comitato tecnico regionale per l’urbanistica (C.T.R.U.) per l’analisi finale. I tempi non dipendono da noi ma dall’assessorato regionale, al quale abbiamo più volte chiesto di chiudere la pratica al più presto. Noi abbiamo fatto tutto quello che era nei nostri compiti. Se la situazione non si sbloccherà a breve, saremo costretti a muoverci di conseguenza». Proprio per capire quale sia l’ostacolo che tiene ancorato il Puc alla Regione, e allo stesso tempo mettere pressione agli uffici regionali, il vicepresidente della commissione Urbanistica ha preso l’iniziativa di convocare un incontro a Cagliari. Ma la fattibilità di quella convocazione resta un’incognita: «Prima di tutto il consigliere Era dovrebbe chiarire a che titolo si è accordato con il dirigente regionale, e poi dovrebbe anche chiarire cosa ha intenzione di fare – commenta il presidente della commissione urbanistica del Comune, Gianpaolo Mameli – Prima, appellandosi all’articolo 77, mi ha chiesto la disponibilità a convocare la commissione giovedì. Poi ha ritirato la sua richiesta dicendo di voler convocare addirittura tutto il Consiglio. Dal punto di vista regolamentare non so se questo sia possibile, gli uffici verificheranno, ma politicamente mi sembra un’azione inappropriata. E comunque formalmente non esiste ancora nessuna convocazione».

  15. ottobre 2, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 ottobre 2013
    URBANISTICA » LE PARCELLE. Il Puc è costato due milioni di euro.
    Sono 54 i professionisti che dal 2005 ad oggi hanno ottenuto incarichi e consulenze per redigere il piano e correggerlo.

    SASSARI. Sono 54 i professionisti che dal 2005 ad oggi hanno lavorato al Puc on una spesa complessiva di 1milione 980mila euro. Quanto sia costato al contribuente sassarese il piano urbanistico ancora impantanato alla Regione è emerso ieri mattina nel corso della riunione della commissione urbanistica. Riunione convocata per verificare, in base all’articolo 77 del regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, l’attuazione del programma del sindaco. Che appunto vedeva come obiettivo principale e qualificante proprio il Puc. La commissione era presieduta in questa occasione dal vicepresidente Francesco Era che ha illustrato la propria relazione. Uno dei capitoli era appunto il Puc e sono così riemerse tensioni e interrogativi sull’inconsueto e lungo iter di approvazione, in un continuo via vai del dossier , ormai da un anno, da Cagliari a Sassari. È stato Pier Paolo Panu, uno dei cosiddetti ribelli del centrosinistra, ad esordire affermando che sul piano urbanistico restano ancora molti punti oscuri e da chiarire. Quindi ha informato i commissari di una richiesta di accesso agli atti sul Puc, presentata lo scorso luglio e firmata oltre che da lui anche da Piero Frau, Giancarlo Rotella, Dario Satta e Isidoro Ajello. Richiesta, incentrata sugli incarichi professionali affidati per redigere il nuovo strumento urbanistico, sul quale la maggioranza di centrosinistra è impegnata sin dal primo mandato di Ganau, cioè ormai otto anni fa. Si è così appreso, attraverso la risposta fornita nei giorni scorsi dal dirigente del settore urbanistica ed edilizia privata Giovanni Agatau, che in questo arco di tempo un vero esercito di esperti è stato messo in campo, sia per la prima predisposizione, con l’architetto genovese Bruno Gabrielli nel ruolo di coordinatore, sia per le modifiche e gli aggiornamenti vari che si sono resi necessari in seguito ai “respingimenti”, a partire dal 2010, da parte degli uffici regionali urbanistici. Dal piano di assetto idrogeologico, alla Vas, a consulenze legali e informatiche, fino alla catalogazione dei beni storici e ambientali, ci sono stati aggiustamenti continui e altri ce ne saranno, probabilmente. «Scopro anche – ha rincarato il consigliere Panu – che la convenzione con l’architetto Gabrielli è ancora in essere mentre mi era stato detto – e si è rivolto al presidente della commissione urbanistica Giampaolo Mameli e agli altri commissari – che invece il compito svolto da Gabrielli era stato affidato all’ingegner Enrico Corti». L’argomento incarichi non è stato il solo a tenere banco. Panu si è anche scagliato contro l’assessore all’urbanistica Gavino Zirattu, «Aveva promesso che avremmo fatto fuoco e fiamme a Cagliari e invece non è successo niente». Poi la discussione è ritornata sulla trasferta cagliaritana della commissione negli uffici della pianificazione urbanistica, che il vicepresidente Francesco Era aveva promosso ottenendo un incontro. La conferenza dei capigruppo si era però espressa contro e intanto l’incontro con il dirigente regionale Antonio Sanna è saltato per impegni improvvisi, ma ieri il Mameli ha informato di aver inviato l’altro ieri, come presidente della commissione urbanistica, una richiesta di audizione allo stesso dirigente: «Io penso che ottenere chiarimenti sullo stato dell’arte del Puc sia necessario, e tutti lo vogliano». Una svolta, quindi, dopo il muro alzato dalla maggioranza. (p.f.)

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    Zirattu: «Il prossimo incontro in Regione sarà risolutivo». (Luigi Soriga)

    SASSARI. La situazione del Puc di Sassari ormai ha del surreale. Il documento di programmazione urbanistica è stritolato da più di 400 giorni nella morsa di Regione e Comune. I due enti dopo oltre un anno non sono riusciti a mettersi d’accordo sui confini da tracciare intorno ai beni identitari censiti all’interno delle cartografie. Decine di faccia a faccia tra l’assessore Gavino Zirattu, il suo staff del settore urbanistica e i tecnici cagliaritani finora non hanno smosso di un millimetro il braccio di ferro in atto. Tanto che il Puc è ancora congelato nei cassetti della Regione e stenta ad approdare alla fase approvativa seguente, ovvero il vaglio del Comitato tecnico. L’ultima visita negli uffici regionali risale alla settimana scorsa, e come al solito si è rivelata un buco nell’acqua. Ancora una volta il faccia a faccia si è risolto con un rinvio a mercoledì prossimo. Nell’ultimo Consiglio, incalzato dai dissidenti di maggioranza e da alcuni esponenti di minoranza, Zirattu è dovuto parzialmente uscire dalla sua tradizionale reticenza. I consiglieri hanno chiesto conto dell’immobilismo da parte del Comune che continua ad accettare passivamente questo stand-by. Un nodo morto che contribuisce a soffocare l’edilizia e lo sviluppo della città. «Se il Comune è convinto di avere le carte in regola, allora pubblichi il Piano o forzi in qualche modo la mano, in modo che questo e impasse si sblocchi», è il succo della richiesta. E Zirattu ha fatto intendere di voler andare in missione a Cagliari particolarmente battagliero: «Per noi il Piano è finito – dice l’assessore – così come la copianificazione sui beni identitari. Abbiamo lavorato in collaborazione con la Soprintendenza e la stessa Regione, e in questa fase non riteniamo di dover correggere alcunché: se mercoledì non si troverà una soluzione condivisa, metteremo per iscritto che per noi l’iter è concluso. A quel punto la palla passerà nelle mani della Regione che avrà il dovere di inviare il Puc al Comitato tecnico, ovvero all’organismo che ha la titolarità per muovere dei rilievi e chiedere le correzioni». L’assessore, naturalmente, preferirebbe arrivare a un punto di incontro, dato che gli ultimatum, quando in ballo c’è l’approvazione di un documento così complesso come il Puc, sono sempre rischiosi. Sicuramente non si tratta di un Piano perfetto e il comitato tecnico è probabilissimo che faccia una serie di sottolineature sui contenuti. Presentarsi con una copianificazione monca, priva cioè del benestare della Regione, non è un buon biglietto da visita. Ma d’altro canto anche questa melina estenuante è diventata intollerabile per la città. Pesa anche la mancanza di trasparenza sulla trattativa condotta in Regione e questa incertezza esaspera i toni in Consiglio comunale e in commissione Urbanistica. Finora nessuno ha le idee chiare su quali siano i problemi nella copianificazione. In ballo ci sono 85 schede che riguardano altrettanti monumenti. Zirattu non ha mai spiegato quale sia la posizione specifica del Comune e quella della Regione sui confini di questi beni identitari. Se cioè la Regione abbia un atteggiamento più restrittivo e chieda zone di tutela più ampie attorno a un monumento, oppure se al contrario voglia restringere i vincoli e concedere aree più estese di edificazione.

  16. ottobre 29, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 ottobre 2013
    POLEMICA SUL PUC. Rassu: «Lavoriamo per una rapida approvazione».

    SASSARI. «Non c’è alcuna scorrettezza o inesattezza riguardo a quanto affermato sullo stato dell’iter del Puc di Sassari. In una mia recente intervista, rispondendo a chi continua ad accusare strumentalmente la Regione di bloccare il via libera al Piano Urbanistico, ho semplicemente chiarito che i ritardi fin ora accumulati non dipendono in alcun modo dagli uffici dell’assessorato dell’Urbanistica e tantomeno da alcuna volontà politica di bloccare o rallentare i tempi di approvazione del Puc, e questo è ampiamente dimostrato e dimostrabile in qualsiasi momento». L’assessore regionale dell’Urbanistica, Nicola Rassu, intende smussare i toni della polemica sul Puc di Sassari. «Proprio perché sempre al corrente dei lavori e dello stato di avanzamento dell’iter del Piano Urbanistico di Sassari, ribadisco che continua ad essere ferma intenzione dell’amministrazione regionale concludere nel minor tempo possibile l’iter della sua approvazione. È stata infatti fissata già per il 7 novembre la prossima riunione con il Comune di Sassari e i rappresentanti delle soprintendenze, in quanto quella dello scorso 21 ottobre non si è potuta tenere ufficialmente perché il soprintendente ai beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro non risultava ancora nominato». Infine un passaggio sui beni architettonici e paesaggistici vincolati che sono stati catalogati e allegati dal Comune al Puc: «Questi nel territorio di Sassari restano 84 come previsto dal Ppr che è l’unico strumento che può identificare tali beni. Riguardo gli altri elementi che il Comune di Sassari ha individuato, la Regione intende comunque tenerli in considerazione ma all’interno degli opportuni strumenti legislativi».

  17. novembre 13, 2013 alle 2:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2013
    Puc, sottoscritta la copianificazione.
    Oggi il soprintendente firmerà il verbale definitivo e il Piano urbanistico potrà andare al Comitato tecnico regionale.

    SASSARI. La buona notizia è arrivata in apertura di Consiglio comunale. È stato il sindaco a prendere la parola: «La fase della copianificazione è ultimata. Il verbale definitivo è stato sottoscritto questo pomeriggio e adesso il Puc è pronto per andare all’attenzione del Comitato tecnico regionale». In verità mancano ancora due firme al documento: quella del soprintendente e quella del direttore generale. Ma questa mattina, attorno alle 10,30, ci sarà un ulteriore incontro a Palazzo Ducale per chiudere la pratica. Non è ancora chiaro come sia stata risolta la diatriba sulla catalogazione dei beni identitari. Una divergenza di vedute che ha congelato il Piano urbanistico in Regione per oltre un anno. L’assessore Zirattu sulla questione non proferisce verbo, almeno fino a che non vedrà ogni cosa nero su bianco. Ma a quanto pare alla fine è stata accolta la soluzione proposta dal Comune: restano validi gli 84 beni identitari già censiti dal Ppr, ma verranno integrati in una fase successiva. È lo stesso Ppr, in verità a suggerire questo tipo di approccio, quando riconosce ai comuni la prerogativa di predisporre degli studi del territorio con un livello di dettaglio nettamente superiori. Elaborati che poi verranno assorbiti dal Ppr e ne faranno parte integrante. Questo dovrebbe accadere ai 400 beni identitari rilevati e catalogati dai tecnici di Palazzo Ducale. Ma sicuramente, se il braccio di ferro con la Regione si è protratto così a lungo, le criticità devono essere anche altre. Nel confronto sono emerse anche una serie di prescrizioni mosse dalla Regione, che riguardano probabilmente alcune volumetrie concesse nella zona olivetata intorno al nucleo urbano. L’assessore Zirattu l’ha sempre detto: «Il Puc non può essere perfetto». E infatti al Ctru difficilmente mancheranno ulteriori sottolineature e richieste di correzioni.

  18. novembre 22, 2013 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 novembre 2013
    Puc, la Regione inizia l’esame Zirattu: questa è la volta buona.
    Ieri l’assessore ha presentato il piano ai tecnici del Ctru che ora hanno 90 giorni per l’istruttoria Probabile un’approvazione con prescrizioni che porterebbe a un via libera entro due o tre mesi. (Giovanni Bua)

    SASSARI. Ultima casella nel gigantesco gioco dell’oca in cui è impegnato il Puc sassarese. Ieri mattina il vicesindaco e assessore all’urbanistica Gavino Zirattu e il professor Enrico Corti hanno illustrato di fronte al comitato tecnico regionale per l’urbanistica (il famigerato Ctru) il piano approvato in consiglio comunale il 26 luglio del 2012. E i tecnici della Regione hanno dato ufficialmente il via all’istruttoria, che dovrebbe concludersi entro qualche settimana (e comunque entro 90 giorni) e al termine della quale è atteso il decisivo parere di coerenza rispetto al piano paesaggistico. Un decisivo passo in avanti arrivato dopo che, qualche giorno fa, Comune e Regione avevano posto la parola fine sulla estenuante “pratica copianificazione” andata in scena per oltre un anno. Adesso i quattro requisiti fondamentali per considerare completo il piano urbanistico ci sono tutti: la copianificazione, la Vas, la Valutazione di incidenza ambiente e il Pai (piano per l’assetto idrogeologico). La pratica è finalmente incardinata al Ctru e per chiudere manca solo il via libera del comitato. Un via libera tutt’altro che scontato, sia chiaro, visto che da quando, sette anni fa, è stato adottato l’attuale Piano paesaggistico sono stati appena nove i Puc benedetti dalla Regione, e nessuno della mole e dell’importanza di quello sassarese. Lo stesso Ctru nel 2010 inoltre ha giudicato il piano sassarese non in linea con l’attuale normativa. Demolendo in particolare la perequazione compensativa e bocciando inoltre le zone C2 e C3 per via dell’eccessivo «peso antropico» sulla fascia olivetata. Una critica filosofica alle basi stesse del Puc che ha portato all’affondamento del piano e all’adozione bis nel luglio del 2012. Con la nuova versione dello strumento urbanistico che però, nonostante la correzione dei vizi denunciati dalla Regione, non ha avuto lo stesso vita facile. Tanto che il sindaco Ganau ha di recente definito kafkiano il suo percorso. E gli assessori regionale e comunale all’urbanistica Rassu e Zirattu più di una volta si sono affrontati, a volte in punta di fioretto, a volte a colpi di cannone. Ora però, dopo un surreale blocco causato dal disaccordo del numero di beni identitari da censire all’interno delle cartografie, il dado sembra essere tratto. E, anche se da parte del Ctru si attendono prescrizioni molto precise (e numerose) su tutte le categorie del piano, l’aria nei corridoi della Regione sembra essere cambiata. Difficilmente, insomma, al Puc sassarese potrà sfuggire il via libera regionale. «Sì – spiega Zirattu fresco di incontro con i tecnici – non nego di essere ottimista. Penso che il comitato farà le sue osservazioni in tempi brevi. L’elaborato è molto complesso e si entrerà nel dettaglio delle singole questioni. E non mancheranno sicuramente prescrizioni o limature. Ma, nonostante sia oggi il giorno in cui ufficialmente abbiamo presentato il piano, non è certo oggi la prima volta che la Regione lo vede. Abbiamo fatto un lavoro di lima in accordo con gli uffici regionali. E sono sicuro che le principali asperità siano cosa superata. Il Ctru si prenderà il tempo necessario, ma penso che a breve Sassari e tutto il territorio, avrà la notizia che da tempo aspetta con ansia». Notizia che dovrebbe arrivare entro 90 giorni (anche se il Ctru può bloccare quando vuole i termini chiedendo nuova documentazione). E che, scartando a priori la poco probabile bocciatura secca, potrebbe essere un sì vincolato da prescrizioni leggere, con veloce pubblicazione nel Buras, o il ritorno in aula del piano per modifiche più grosse e la successiva pubblicazione nel bollettino regionale. Comunque vada il Puc uscirà dal limbo in cui vaga ormai dal 2010. E città e territorio avranno le loro agognate e, si spera, adeguate risposte.

  19. novembre 24, 2013 alle 2:31 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2013
    URBANISTICA»VERSO L’APPROVAZIONE. Il Puc ottiene il parere di conformità.
    Il Piano rispetta i dettami del Ppr ma i tecnici regionali hanno prescritto al Comune una serie di correzioni. (Luigi Soriga)

    SASSARI. La lettera è in viaggio e lunedì, salvo ritardi postali, si adagerà sulle scrivanie di Palazzo Ducale. Ma anche senza la comunicazione nero su bianco, la notizia può dirsi ufficiale: il Puc di Sassari ha ottenuto il parere di coerenza dal Comitato tecnico regionale. E lo ha incassato a tempo di record, cioè nell’arco di due giorni, segno che lo staff conosceva a memoria i contenuti del Piano. Quando giovedì scorso l’architetto Corti, coordinatore del Puc, e l’assessore all’Urbanistica Zirattu li hanno illustrati a Cagliari, per i tecnici regionali si è trattato di una semplice ripassata. Da oltre un anno lo avevano sottoposto ai raggi x, e con gli uffici di Palazzo Ducale avevano intrattenuto un confronto costante. Perciò non ci saranno grosse sorprese nella lettera che il Comune riceverà domani. C’è in sostanza una promozione del Piano Urbanistico, ma con una serie di riserve. Non è possibile insomma che un documento così complesso possa passare indenne al vaglio del Comitato tecnico, ma al contrario del 2010 le criticità rilevate non sono sostanziali. Magari si tratterà anche di una cinquantina di richieste di correzione, ma riguarderanno aspetti marginali. Finché la lettera dalla Regione non arriverà a destinazione, è impossibile entrare nel dettaglio. A quanto pare, tuttavia, le sottolineature si concentrano perlopiù sulla riscrittura di alcune norme, ma non toccano la zonizzazione e i pilastri del Piani. La volta scorsa, invece, il Ctru aveva demolito le fondamenta del Puc: aveva bocciato lo scambio virtuale di volumetria previsto dalla perequazione compensativa, e aveva cancellato la classificazione C2 che definiva la fattispecie squisitamente sassarese di agro urbanizzato. Palazzo Ducale, dopo il parere negativo, era stato costretto a revocare il Piano e predisporre una nuova versione. Si era adeguata alle correzioni richieste e aveva cancellato tutte le parti contestate. E lo stesso farà adesso per la serie di prescrizioni che il Ctru gli ha già inviato. Le accoglierà in blocco e le inserirà nel Piano. Quindi passeranno prima in commissione Urbanistica, e dopo verranno ratificate dal Consiglio comunale. Quindi le modifiche verranno pubblicate, e per evitare futuri contenziosi è molto probabile che il Comune darà la possibilità ai cittadini di presentare osservazioni. Queste a loro volta verranno esaminate dalla commissione Urbanistica, e dopo approderanno in Consiglio. Se non saranno accolte e non ci saranno correzioni sostanziali, il cerchio sarà chiuso. Il Piano corretto verrà rispedito a Cagliari per ottenere il parere positivo del Ctru. Questa volta senza riserve.

  20. novembre 27, 2013 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2013
    Puc, tredici pagine di prescrizioni. Arrivato il via libera condizionato del Ctru. Zirattu: niente di inaspettato o enorme, siamo già al lavoro. (Giovanni Bua)

    SASSARI. L’atteso faldone è arrivato. Sotto forma di un allegato a una mail spedita dagli uffici cagliaritani del Ctru nella tarda sera di lunedì. Un documento pdf di tredici paginette tredici, che questa mattina verrà raggiunto in Comune dalla sua versione cartacea e sarà così ufficialmente protocollato. Si tratta del famigerato parere di coerenza per il piano urbanistico sassarese, elaborato dopo sole 48 ore di lavoro (e un paio d’anni di febbrili contrattazioni) dal comitato tecnico regionale. Parere di coerenza subordinato al recepimento di una serie di prescrizioni che, come atteso, sono puntuali, numerose ma assolutamente non sostanziali. Il Puc insomma è salvo, un passaggio in aula per la presa d’atto delle variazioni sarà probabilmente necessario, una riadozione (con riapertura di tutta la trafila, comprese le osservazioni dei cittadini e un nuovo passaggio al Ctru) se possibile da evitare. E l’approvazione definitiva, fatti tutti gli scongiuri del caso, dovrebbe arrivare prima del voto delle Regionali in calendario la prossima primavera. Sgravando i candidati di entrambe le fazioni di un argomento assai spinoso da affrontare in campagna elettorale. «Sui tempi preferisco non sbilanciarmi – spiega l’assessore all’urbanistica e vicensindaco Gavino Zirattu – solo alla fine del lavoro infatti capiremo quanto questo Puc è stato cambiato dalle prescrizioni regionali. E se una riadozione, che spero vivamente di evitare, sarà necessaria. Quel che è certo è che l’amministrazione terrà l’atteggiamento che ha sempre avuto nell’interloquire con la Regione. Difenderemo il difendibile, faremo valere le nostre ragioni e le nostre motivazioni. Ma non ci arroccheremo su nulla. L’obiettivo è troppo vicino per fermarsi all’ultimo metro. E d’altronde le interlocuzioni sono già in corso. E nessuna sorpresa è arrivata dagli uffici cagliaritani, con i quali mi complimento per il lavoro preciso e puntale. E in molti casi migliorativo del piano. Qui non si tratta di vincere a braccio di ferro, ma di approvare il miglior piano possibile. E faro nel minor tempo possibile. La città lo chiede, e noi alla città vogliamo dare questa risposta». Osservazioni migliorative dunque, quasi una gigantesca correzione di bozze per un piano complesso, con errori materiali da rivedere, nuova documentazione da allegare, sbavature cartografiche da correggere (la zona cimiteriale, per citarne una, è indicata nel piano tutta come zona di rispetto e quindi inedificabile, mentre invece andrà retinata solo la fascia di 50 metri intorno). Ma anche questioni su cui il Comune cercherà di dare battaglia. Come la coerenza di alcune zone B nell’agro e nelle borgate di cui andranno dimostrati i requisiti, un tentativo di riaprire la pratica copianificazione, che già ha portato via quasi un anno. Ma anche rilievi sulle zone B del centro matrice e limature di volumetria varie. Tredici pagine dentro cui gli uffici stanno guardando con attenzione. E dalle quali verrà fuori una delibera che passerà in commissione urbanistica, per la presa d’atto dell’arrivo del parere e delle osservazioni. Con il sindaco Ganau che già ieri ha comunicato la notizia in apertura della seduta del consiglio: «Il parere della Regione è arrivato. E siamo già al lavoro».

  21. novembre 28, 2013 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 novembre 2013
    Consumo del territorio: la nota dolente del Puc. I tecnici regionali fanno le pulci sulle nuove edificazioni in agro e nelle borgate Non convince il progetto del Policlinico e il nuovo cimitero risulta inedificabile. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Le sottolineature al Puc da parte del Comitato tecnico sono ben altra cosa rispetto alla demolizione degli assi portati del Piano avvenuta nel 2008. Questa volta si tratta perlopiù di richieste di adeguamenti normativi o richieste di spiegazioni nell’applicazione di dettami urbanistici. Insomma, una serie di rilievi per nulla insormontabili che l’amministrazione, per scelta politica, deciderà di assecondare nel più breve tempo possibile. In ogni modo pur non intaccando le linee guida e l’assetto del Puc, le correzioni suggerite sono molto numerose (per la maggior parte di natura squisitamente tecnica) e investono diversi ambiti. Vediamone alcuni. Consumo del suolo. Una delle raccomandazioni del Piano paesaggistico regionale è quella di consumare il meno territorio possibile. Perciò, in caso di nuove costruzioni, il progettista dovrebbe prevedere la riqualificazione dell’esistente e un criterio di ricucitura urbana. Il Puc di Sassari in linea teorica si piega a questo vangelo, ma sulla pratica qualcosa non convince i tecnici regionali. E infatti uno dei primi questiti è questo: «Motivare come sono stati determinati i 400mila metri cubi previsti nel dimensionamento del Piano e utili per il processo di riqualificazione ambientale». Della serie: è possibile conciliare tanto cemento con il miglioramento del territorio? Poi si entra nel dettaglio. L’esempio è la questione delle zone C3b, ovvero le nuove aree di espansione residenziali create per il completamento delle periferie e delle borgate. Il Ctru chiede al Comune di «riclassificare queste aree C3b, qualora non sia possibile motivare la scelta urbanistica di individuarle in agro». E si fa l’esempio di Villa Gorizia e Bancali, dove il nuovo cemento è previsto dentro singole aree rimaste ancora inedificate, o in altri casi è localizzato dentro l’agro urbanizzato della corona olivetata. «Tali scelte – si legge nelle osservazioni – non sono coerenti con le norme del Ppr sull’assetto insediativo, che prevede che le nuove urbanizzazioni siano individuate nelle aree adiacenti alle urbanizzazioni esistenti». I tecnici regionali prestano grande attenzione alla questione degli oliveti intorno alla città e all’espansione urbanistica verso le campagne. Questo dato ha sempre rappresentato una criticità per il Puc, perché fa configgere due aspetti: il primo è la salvaguardia che il Ppr impone per l’agro, il secondo è la colonizzazione selvaggia che Sassari ha perpetrato in mezzo secolo fuori dal suo perimetro. C’è dunque una legge con i suoi vincoli e c’è una compromissione urbanistica di fatto, che costituisce un caso a sè. Perciò anche le zone B individuate in agro sono sotto la lente. Il Ppr le classifica come ambiti di conferma, completamento e rigenerazione urbana, ovvero parti di territorio totalmente o parzialmente edificate, dotate di infrastrutture. «Occorre chiarire – si legge nelle osservazioni – se si tratta di zone B vecchie o di nuova individuazione. In questo caso occorrerà motivare la scelta». E naturalmente verificare gli indici fondiari previsti, distanza tra i fabbricati, altezze e via dicendo. Borgate. Il Ctru poi fa le pulci alle cartografie delle borgate, focalizzando l’attenzione su Campanedda, la Corte, Biancareddu, la Pedraia, Palmadula e villa Assunta. Il discorso, semplificandolo al massimo è sempre lo stesso: attenzione, quando utilizzate la classificazione B, agli indici fondiari previsti. Ci sono incongruenze. E ancora: perché volete creare una ricucitura urbana tra La Corte e Monte Forte, lungo la strada provinciale per Palmadula? Così facendo, cancellate la conformazione di borgata rurale. E perchè violentate la morfologia del piccolo centro di Biancareddu inglobandogli intorno tutta l’edificazione sparsa nel territorio? Zone F turistiche. Il monito sul consumo del territorio riguarda naturalmente anche le zone turistiche: «I nuovi interventi finalizzati alla ricettività possono essere realizzati solo se contigui ai centri abitati». Ma a Baratz e Villa Assunta non vi sono insediamenti urbani esistenti. Policlinico. La destinazione d’uso dell’area non sembra compatibile con il progetto di riqualificazione della struttura sanitaria. I tecnici regionali chiedono una serie di chiarimenti anche sulle percentuali delle aree da destinare a residenza e servizi (35%) e quelle riservate alle attività commerciali e alberghiere (75%). Cimitero. Qui lo staff regionale ha ravvisato una piccola chicca: all’interno della fascia di rispetto cimiteriale, quindi inedificabile, viene ricompresa anche l’area dove sarebbe previsto l’ampliamento del camposanto. Si prega di correggere la cartografia. Pai. E visto che il rischio idrogeologico è di grande attualità, il Ctru chiede al Comune uno sforzo documentale aggiuntivo: va bene lo studio del Pai, ma fate la cortesia di sovrapporre le carte del Puc agli elaborati che individuano le aree con pericolo alluvioni e frane. Dal confronto sarà più facile leggere se le aree di nuova urbanizzazione non ricadano sui territori sottoposti a vincolo. Commercio. Perché Sassari non pretende la realizzazione di parcheggi pertinenziali alle medie strutture di vendita? Secondo il Ctru questa scelta è in contrasto con la normativa.

  22. novembre 30, 2013 alle 11:37 am

    La Nuova Sardegna, 30 novembre 2013
    Uneddu: «Il Puc? Non sarà certo Ganau ad approvarlo». Secondo il consigliere di minoranza i tempi sono lunghi I rilievi della Regione investono tutti gli ambiti del Piano. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Di fronte ai proclami trionfalistici e all’ottimismo dell’amministrazione, il consigliere di minoranza Giampiero Uneddu storce il naso. Dare l’approvazione del Puc come risultato acquisito, secondo lui, è un azzardo, e lo è ancora di più sostenere di liquidare la pratica in tempi brevi. «Chiariamo subito una cosa – dice Uneddu – non sarà questa giunta e questo sindaco ad approvare il Piano urbanistico. Facciamo un po’ di conti: mettiamo che i tecnici di Palazzo Ducale siano bravissimi e in un mese riescano ad apportare le correzioni imposte dal Ctru. Poi però ci vorranno altri trenta giorni per il passaggio del documento prima in commissione Urbanistica e poi in Consiglio. Dopodiché si aprirà la fase delle osservazioni, e solo i tempi di pubblicazione sono di sessanta giorni. Quindi a gennaio, in vista delle regionali, Ganau si dovrà dimettere: mi sembra molto improbabile che l’iter del Piano possa andare a compimento proprio a cavallo delle elezioni, magari con un commissario nominato in città». Che il Puc debba fare un passaggio in Consiglio comunale, secondo Uneddu è scontato: «I rilievi riguardano a 360 gradi tutto l’impianto del Piano. Io presentai 133 emendamenti sotto forma di osservazioni: quei contenuti li ritrovo uno per uno condensati nei rilievi mossi dai tecnici della Regione». Anzi, secondo il consigliere il Ctru è stato ancora più pignolo: «Io avevo tralasciato la questione dei progetti norma, la Regione sostanzialmente dice che non possono essere realizzati. A cominciare dalla scheda norma delle ex Semolerie, quella dove l’Ersu vorrebbe costruire il campus universitario. In queste schede classificate A1 i tecnici sostengono che non siano ammissibili i programmi integrati per la realizzazione dei progetti. Infatti nè il decreto Floris e nè la legge urbanistica li individua come possibili strumenti attuativi. Tutte le schede norma A1, cioè le ex concerie Dau e Costa e i mulini Ardisson, sono nella stessa situazione: gli interventi di recupero così come previsti nel Puc sono inattuabili». Ma anche i progetti norma B2, quelli delle aree di completamento come via Verona, via Livorno e via Budapest, sono in bilico: «Il Ctru ha chiesto al Comune la verifica degli indici di volumetria: in pratica il Floris impone come requisito la presenza nell’area di volumi preesistenti. A quanto pare i tecnici non sono convinti che queste prescrizioni siano rispettate». Passa sotto la lente anche il meccanismo della perequazione compensativa, utilizzato per lo scambio virtuale di volumetria tra zone diverse della città: «Il Ctru in pratica esige che questo scambio sia un po’ meno virtuale e chiede al Comune di specificare, per ogni zona soggetta a perequazione anche la destinazione concreta delle volumetrie trasferibili». Un ulteriore passaggio riguarda la delimitazione del centro matrice: «I tecnici regionali danno più valore al Ppr che al Puc. In pratica ribaltano l’approccio adottato dallo staff sassarese. Dicono che il perimetro del nucleo storico della città prima deve essere modificato all’interno del Ppr, e poi recepito dal Piano urbanistico. E non viceversa. Almeno questo passaggio pensavo che l’assessore Zirattu l’avesse concordato con Cagliari, e che ci fosse sintonia». In fondo è la stessa disputa che riguarda la copianificazione, cioè l’elenco dei beni identitari: il comune ne ha censito 400 e il Ppr ne cataloga 84. Ancora la partita è aperta. L’ultima notazione, per nulla marginale, si concentra sull’agro e sulle zone turistiche. «Il Comune è chiamato a fare chiarezza sui 400mila metri cubi congelati nell’agro e sui 300mila mc destinati alle zone F». Dovrà motivare perché ha scelto di riservare così tanta volumetria nelle campagne attorno alla città e come funzioneranno i piani di recupero ambientale riservati all’agro. Allo stesso modo alla Regione non bastano le generiche procedure descritte dal Puc per la riqualificazione delle zone costiere. Al di là delle manifestazioni di interesse di eventuali imprenditori, vuole sapere come si spalmeranno i 300mila metri cubi e come verranno utilizzati

  23. giancarlo budroni
    dicembre 3, 2013 alle 1:27 pm

    E’ vero e anche ovvio che il PUC non può modificare il PPR , ma può, e deve, rilevare una rilettura dell’assetto insediativo, delle componenti di paesaggio e dei beni qualora questi elementi, così come riportati nelle carte del PPR , non rappresentino correttamente le situazioni oggettivamente riscontrabili nel territorio. D’altro canto Il rapporto di scala delle carte del PPR non constente il dettaglio e la precisione che è richiesta per un piano urbanistico. Nel caso, la cartografia paesaggistico-ambientale del PUC deve essere intesa come proposta e invito alla Regione per un aggiornamento delle carte del PPR .

  24. gennaio 18, 2014 alle 2:12 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 gennaio 2014
    Puc, il pm chiede sei mesi per Planetta.
    Tentato abuso d’ufficio, la sentenza per Ganau e gli altri 36 imputati è prevista a ridosso delle elezioni.

    SASSARI. La sentenza per i 37 imputati (per le vicende Puc e Tanit) arriverà dieci giorni prima delle elezioni regionali. Il 6 febbraio, infatti, il gup di Sassari deciderà la “sorte giudiziaria” del sindaco di Sassari Gianfranco Ganau (candidato alle regionali), degli assessori Dolores Lai, Monica Spanedda (all’epoca dei fatti, consigliere), dell’allora responsabile dell’Urbanistica Valerio Meloni, e degli altri imputati tra dirigenti comunali, progettisti e consiglieri che votarono il Puc versione 2008, sospettato di assicurare un vantaggio ai parenti di Lai e Ganau consentendo più cemento su terreni di loro proprietà. E arriverà la sentenza anche per gli altri imputati per la vicenda Tanit (i capi d’accusa in questo caso riguardano anche la tentata concussione). Ieri, davanti al gup, il pm Giovanni Porcheddu ha chiesto una condanna a sei mesi per l’allora consigliere comunale Efisio Planetta (che ha scelto il rito abbreviato) imputato di tentato abuso d’ufficio. Tutto partì dalla lettera del “corvo”, lo scritto anonimo che il 10 luglio 2008, giorno della votazione del Puc, i consiglieri si ritrovarono sul banco. Lettera che conteneva indicazioni su presunti vantaggi in termini di cubature che lo strumento urbanistico da approvare avrebbe comportato per i terreni di proprietà di parenti del sindaco e dell’assessore alle Culture. In pratica l’accusa contestata oggi a Ganau, Lai, ai progettisti del Puc versione 2008 e ai consiglieri comunali che lo votarono: ossia tentato abuso d’ufficio (poi il Puc non divenne efficace perché ritenuto “non coerente” con il Ppr). Accuse sempre respinte con forza. Quegli scritti anonimi dovevano servire alla Procura per dimostrare che i consiglieri sapevano cosa quel voto avrebbe determinato il giorno dell’approvazione del Puc. Ma proprio perché scritto anonimo, il gup Carla Altieri lo ha escluso dal fascicolo su richiesta di uno dei difensori degli imputati, l’avvocato Agostinangelo Marras, legale di Efisio Planetta (imputato per un solo tentato abuso d’ufficio, quello che fa riferimento alla seduta consiliare del 10 luglio 2008. Nel 2009 non aveva partecipato perché si era dimesso una volta eletto consigliere regionale). Ieri Marras ha spiegato al giudice che Planetta non aveva alcun obbligo di astensione dal voto trattandosi «di un atto complesso a interesse pubblico», nulla poteva sapere Planetta della situazione dell’assessore Lai perché il “corvo” non ne parlava nella lettera anonima. «Manca la prova – ha spiegato il legale nell’arringa – che Efisio Planetta volesse intenzionalmente favorire queste persone. E quindi manca la prova che l’imputato volesse procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale ai parenti di Ganau e della Lai». La sentenza – non luogo a procedere o rinvio a giudizio – è attesa per il 6 febbraio. (na.co.)

  25. febbraio 21, 2014 alle 5:19 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2014
    Centro commerciale Tanit: Ganau rinviato a giudizio per tentato abuso d’ufficio, falso, tentata concussione.
    Il sindaco di Sassari andrà a processo il 25 giugno con i tecnici e gli assessori coinvolti. Il gup proscioglie invece i consiglieri comunali. Condannata l’ex assessore regionale Depau: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/02/21/news/centro-commerciale-tanit-ganau-rinviato-a-giudizio-per-tentato-abuso-d-ufficio-falso-tentata-concussione-1.8712419

    __________________________________

    da Sardinia Post, 21 febbraio 2013
    Inchiesta Puc Sassari: Gianfranco Ganau rinviato a giudizio: http://www.sardiniapost.it/politica/inchiesta-puc-sassari-gianfranco-ganau-rinviato-giudizio/

    ______________________

    da L’Unione Sarda, 21 febbraio 20144
    Sassari, Ganau (Pd) rinviato a giudizio. L’accusa: abuso d’ufficio per il Puc: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/02/21/sassari_ganau_pd_rinviato_a_giudizio_l_accusa_abuso_d_ufficio_per_il_puc-6-355434.html

    • febbraio 22, 2014 alle 11:12 am

      da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2014
      Caso Puc: prosciolti i consiglieri comunali.
      Il gup ha deciso il non luogo a procedere per chi votò il Piano urbanistico. A processo Ganau e i tecnici. Condannato l’ex assessore regionale Depau. (Nadia Cossu)

      SASSARI. Alle 13 e qualche minuto il gup Carla Altieri legge il dispositivo. Il chiasso nell’aula al piano terra del palazzo di giustizia si interrompe all’improvviso: qualcuno abbozza un sorriso, qualcun altro sgrana gli occhi. La sentenza è tra le più attese perché coinvolge il sindaco Gianfranco Ganau e insieme a lui altri 36 imputati tra assessori, consiglieri, tecnici. Vicende finite in tribunale: Puc e centro commerciale Tanit. La decisione del gup. La sostanza è questa: Ganau viene rinviato a giudizio per concorso in tentata concussione e in abuso d’ufficio aggravato, falsità ideologica aggravata, tentato abuso d’ufficio. Insieme a lui sono rinviati a giudizio anche Gianfranco Masia (allora dirigente dello Sportello unico attività produttive, sempre per la tentata concussione e concorso in abuso d’ufficio), Valerio Meloni (assessore all’Urbanistica, tentata concussione e tentato abuso d’ufficio), Bruno Virginio Gabrielli, Pietro Cozzani, Francesco Luigi Dettori (tecnici convenzionati incaricati della predisposizione del Puc, tutti rinviati a giudizio per tentato abuso d’ufficio), Alberto Cossu (presidente della Confcommercio, quest’ultimo andrà a processo per tentata estorsione). Rinviata a giudizio per tentato abuso d’ufficio anche l’allora consigliere comunale Dolores Lai (attualmente assessore alle Culture e al Turismo). Non luogo a procedere, invece, per i consiglieri comunali Monica Spanedda, Michele Azara, Pietro Biosa, Marco Antonio Bisail, Paolo Bussu, Manfredi Cao, Salvatore Chessa, Giovanni Maria Columbano, Giovanni Di Maria, Alberto Galisai, Gianpaolo Mameli, Sergio Gavino Manca, Rosa Pala, Gavino Pinna, Michele Pinna, Antonio Sassu, Dario Satta, Gavino Tedde, Ugo Sollai, Pietro Zirattu, Francesco Era, Paolo Scanu e Roberto Schirru (tutti imputati per tentato abuso d’ufficio). Non luogo a procedere anche nei confronti del costruttore del Tanit Nicolino Brozzu e del direttore dei lavori Giampiero Uneddu, accusati di presunte irregolarità nella realizzazione delle opere . L’antefatto. Al centro dell’udienza preliminare le accuse mosse da Brozzu per quel suo progetto imprenditoriale (la costruzione del Tanit) bloccato dal Puc in fase di approvazione e i presunti vantaggi in termini di cubature che lo strumento urbanistico avrebbe comportato per i terreni di proprietà di parenti del sindaco Ganau e dell’assessore alle Culture Dolores Lai. Il giorno della votazione in consiglio era comparso uno scritto anonimo che doveva servire alla Procura per dimostrare che i consiglieri sapevano cosa quel voto avrebbe determinato il giorno dell’approvazione del Puc. Ma proprio perché scritto anonimo, il gup Carla Altieri lo aveva escluso dal fascicolo su richiesta di uno dei difensori degli imputati, l’avvocato Agostinangelo Marras, legale di Efisio Planetta. Le altre posizioni. “Destino” a parte per il consigliere Efisio Planetta, l’unico in tutta questa storia ad aver scelto il rito abbreviato, assolto ieri dal gup per un tentato abuso d’ufficio. Quest’ultimo è stato assolto proprio perché il suo avvocato aveva spiegato al giudice che il suo assistito non aveva alcun obbligo di astensione dal voto trattandosi «di un atto complesso a interesse pubblico», nulla poteva sapere Planetta della situazione dell’assessore Lai perché non se ne parlava nella lettera anonima. «Manca la prova – aveva spiegato il legale nell’arringa – che Efisio Planetta volesse intenzionalmente favorire queste persone». Le due condanne. Il gup Altieri ha condannato invece Luisanna Depau (all’epoca assessore regionale al Turismo) e Margherita Demuro (direttore del servizio commercio in Regione) rispettivamente a un anno e 4 mesi e a un anno di reclusione per abuso d’ufficio esercitato sulla base di dichiarazioni nell’ambito dell’approvazione delle pratiche Tanit. Per entrambe interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 120mila euro al funzionario della Regione Francesco Sanna (assistito dall’avvocato Maria Claudia Pinna), defenestrato per essersi messo di traverso: secondo la Procura non fu disposto a firmare un atto sulla variante al Tanit.

      ———————————-

      Brozzu: «C’è poco da godere, Tanit è stata la mia rovina».
      L’imprenditore ora è costretto a lavorare a Gibilterra «Era un centro da 55 milioni, me l’hanno preso le banche». (Luigi Soriga)

      SASSARI. Il nome Tanit doveva essere di buon auspicio. Dea adorata dai cartaginesi perché portatrice di fertilità, amore e ricchezza. Il costruttore Nicolino Brozzu, davanti a quel nome, potrebbe solo fare scongiuri. Niente come il centro commerciale Tanit, nella sua vita, ha portato tante sventure. Cosa pensa del rinvio a giudizio del sindaco Ganau? «Penso che non ci sia affatto da godere. Per un imprenditore come me è come una vittoria di Pirro. Sinceramente avrei preferito di gran lunga possedere ancora il centro commerciale. Io in questi anni ho fatto tanto chiasso, tanto rumore. Ma in fondo, tranne il mio orgoglio, ho perso tutto. Valeva 55 milioni di euro. Era il frutto di una vita di lavoro». Cosa è accaduto? «Le banche me l’hanno portato via cinque mesi fa. E si sono prese anche Brico Io, il 60 per cento delle mie quote di Cortesantamaria e altre cose. In pratica mi hanno ridotto sul lastrico. Da ricco sono diventato povero e mi ritrovo a ricominciare da zero». Che ne è della sua attività? Per tirare avanti sono costretto a lavorare a Gibilterra. Capite? A Gibilterra: alla bellezza di 66 anni suonati. Ho una piccola impresa con 5 operai, io che ho avuto anche 250 dipendenti. E’ possibile che un uomo, alla mia età, debba stare lontano da casa per cercare di sfuggire alla miseria della Sardegna? Come è cominciata la sua rovina? Io nel 2004 avevo un progetto bello che approvato. L’affare con Carrefour era chiuso: ne avrei ricavato 55 milioni di euro. L’accordo prevedeva la consegna entro la metà del 2007 di un centro commerciale chiavi in mano. E poi che successe? Successe che il Comune e la Regione mi misero i bastoni tra le ruote e mi impedirono di realizzare la struttura. Io non riuscii a rispettare i tempi e gli accordi con Carrefour, e loro nel 2008 intascarono la fideiussione che io avevo versato: parliamo di 12 milioni di euro, una cifra che, in tempi di crisi, manderebbe qualunque imprenditore sul lastrico. Ma poi riuscì a chiudere l’affare per il parco commerciale. Tramite la società Masema ho venduto degli spazi commerciali a Decatlhon, Unieuro, Carrefour e via dicendo. Ma la struttura vera e propria, cioè i locali, sono rimasti sempre intestati a me. Ma per ultimarli e renderli fruibili ho dovuto indebitarmi ulteriormente con le banche e sono andato in sofferenza. Alla fine gli istituti di credito hanno battuto cassa e cinque mesi fa si sono portati via tutto.

      ———————————

      Tutto cominciò con la lettera del «Corvo».
      Ii consiglieri finirono indagati, anche Schirru che per primo segnalò l’anomalia dei terreni di Lai .

      SASSARI. Quel pomeriggio del 10 luglio del 2008 erano le 5 in punto e la maggioranza aveva appena bocciato uno delle centinaia di emendamenti sul Puc. Era dalle nove che venivano affondati uno dietro l’altro, e l’approvazione in aula era ormai vicina. A un certo punto l’uscere comunale ha cominciato a gironzolare tra i banchi consegnando delle lettere. Le facce e le espressioni dei consiglieri che leggevano il contenuto meriterebbe un articolo a parte. Il messaggio era molto laconico quanto esplicito: «le zone H si trasformano in zone edificabili». Dopodiché i saluti di un misterioso «Bainzu Zirulia» e una conclusione sibillina: «Fine 1ª puntata… ne seguiranno molte altre!!!». E insieme a queste poche righe, giusto per non lasciare troppo spazio all’immaginazione, due allegati con due piantine di Sassari con in rilievo alcune aree di proprietà di parenti del sindaco, di imprenditori dell’area politica di riferimento della maggioranza, e i terreni del consigliere Dolores Lai. Fu ribattezzata la lettera del corvo, e in effetti le puntate successive sono andate in onda tra la Procura e il tribunale. All’inizio, con molto fairplay, la minoranza non cavalcò la vicenda giudiziaria. Successivamente però il consigliere Uneddu ci costruì sopra una campagna elettorale. Per il sindaco Ganau, la tegola dell’avviso di garanzia fu una vera mazzata. Ne parlò sempre malvolentieri, tranne le solite dichiarazioni di circostanza «ho fiducia nella giustizia, sono sereno». Grande imbarazzo anche per Dolores Lai, che tra l’altro chiese di rinunciare alla nuova destinazione d’uso, perché non interessata a costruire alberghi. L’ultima versione del Piano, infine, ha riportato le aree alla vecchia classificazione. Anche per i consiglieri comunali che votarono il Piano urbanistico fu uno choc: «Il nostro è stato solo un parere politico – dissero un po’ tutti – non eravamo in grado di conoscere nel dettaglio tutte le trasformazioni previste nelle carte». Ma il caso forse più clamoroso forse è stato quello di Roberto Schirru, nella precedente legislatura esponente di Progetto Sardegna. Anche se sedeva tra i banchi della maggioranza è il consigliere che si è opposto più strenuamente ad alcune scelte del Puc. Fu lui, per esempio che tirò fuori per primo le visure dei terreni di Dolores Lai. Anche Schirru si ritrovò nell’elenco degli indagati: «Mannaggia a me che mi sono lasciato convincere a votare quel Piano. Mai l’avessi fatto»

  26. giugno 26, 2014 alle 2:52 pm

    da Sardinia Post, 25 giugno 2014
    Processo Puc Sassari al via: tra gli imputati l’ex sindaco Gianfranco Ganau: http://www.sardiniapost.it/cronaca/processo-puc-sassari-via-gli-imputati-lex-sindaco-gianfranco-ganau/

  27. novembre 4, 2014 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 novembre 2014
    Piano urbanistico, la commissione comunale mette la quarta.
    Cambio di passo a Palazzo Ducale dopo le polemiche sulla lentezza dell’esame dei rilievi della Regione. Ora mancano 12 dei 20 macropunti in cui sono divise le 104 osservazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/11/03/news/piano-urbanistico-la-commissione-comunale-mette-la-quarta-1.10238670

  28. novembre 13, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 13 novembre 2014
    SASSARI. Ostacoli superati. Piano urbanistico. L’ultima parola tocca al Consiglio: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20141113092742.pdf

  29. novembre 19, 2014 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 novembre 2014
    SASSARI. Puc approvato a maggioranza dal consiglio comunale.
    La maggioranza con 22 voti ha approvato le modifiche chieste dalla Regione per ottenere la conformità al Ppr. Ora il piano urbanistico potrà essere pubblicato.
    (Luigi Soriga): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/11/19/news/puc-approvato-a-maggioranza-dal-consiglio-comunale-1.10340631

    ___________________________________________________________

    da L’Unione Sarda, 19 novembre 2014
    SASSARI. Un’attesa di 25 anni. Il Puc mette le ali. Dopo il sì in aula vola alla Regione: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20141119094207.pdf

  30. dicembre 4, 2014 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2014
    SASSARI. Svolta nell’urbanistica, il Puc al traguardo dopo 7 anni.
    Emesso il parere di coerenza della Regione: ora sarà pubblicato sul Buras. Soddisfazione del sindaco Nicola Sanna. (Giovanni Bua): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/12/04/news/svolta-nell-urbanistica-il-puc-e-arrivato-al-traguardo-1.10432327

  31. dicembre 11, 2014 alle 4:02 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2014
    SASSARI. Pubblicato il Puc sul Buras.
    Il Piano urbanistico diventa oggi diventa operativo, decade il vecchio Piano regolatore e anche la doppia conformità: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/12/11/news/pubblicato-il-puc-sul-buras-1.10477168

  32. novembre 12, 2016 alle 8:04 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 novembre 2016
    Sassari, modifiche al Puc nato già vecchio.
    Annuncio in commissione del dirigente del settore Urbanistica. Si comincia nel 2017 con le zone G. (Vincenzo Garofalo): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2016/11/11/news/modifiche-al-puc-nato-gia-vecchio-1.14398679?ref=hfnsssec-11

  33. febbraio 14, 2018 alle 10:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2018
    Sassari scommette sui nuovi hotel in costa: nel Puc previsti 5mila posti letto.
    Dall’Argentiera a Platamona, per il sindaco Nicola Sanna si tratta di una enorme scommessa. I bandi scadono il 16 marzo ma finora sono arrivate poche offerte: http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/02/14/news/sassari-scommette-sui-nuovi-hotel-in-costa-nel-puc-previsti-5mila-posti-letto-1.16473159

  1. marzo 24, 2013 alle 7:05 am
  2. marzo 24, 2013 alle 8:05 am

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