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Commissioni, comitati, tumori, poligoni, guerre non dichiarate: ancora si attende giustizia.


Quirra, cartello

Quirra, cartello

La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito, costituita presso il Senato della Repubblica, ha concluso i suoi lavori.

Ora è disponibile la Relazione sulle risultanze delle indagini svolte dalla Commissione, approvata il 9 gennaio 2013.

Sono sicuramente parecchi i motivi di interesse, fra questi i temi dello “strano” inquinamento di Quirra, dov’è situato il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, dei vari organi costituiti per appurare malattie e cause e dei risarcimenti negati per i tanti militari affetti da varie patologie tumorali 

Nel periodo 1991-2012, secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico della Difesa, ben 3.761 soldati italiani si sono ammalati di cancro, mentre 479 sono stati i decessi.  

Nel mentre è in corso presso il Tribunale di Lanusei l’udienza preliminare del procedimento penale sullo “strano” inquinamento di Quirra.  Vedremo come andrà a finire.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

anatre_in_voloqui la Relazione sulle risultanze delle indagini svolte dalla Commissione (2013).

 

 

 

Afghanistan, soldato italiano

Afghanistan, soldato italiano

 

 

da L’Espresso, 18 febbraio 2013

Uranio impoverito, l’ultima beffa.

Dopo le troppe morti sospette di soldati e non, nel 2009 il ministero della Difesa aveva creato un comitato di prevenzione e controllo. Quattro anni dopo, si scopre che non ha fatto nulla, tranne distribuire soldi in modo non trasparente.    Martino Villosio, Salvatore Ventruto

Era nato tra grandi speranze e con una missione importante e delicata: studiare i fattori di rischio per la salute dei militari impegnati in missioni internazionali e nei poligoni, su forte impulso della penultima Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito.

Eppure dal 2009, anno del suo insediamento, il Comitato di prevenzione e controllo delle malattie istituito presso il ministero della Difesa, è accusato di aver inciso poco o nulla sulla questione per la quale è stato costituito. Avendo assunto, come unica iniziativa significativa, la pubblicazione di un bando milionario destinato a finanziare alcuni dei suoi componenti.   E’ un passaggio della relazione finale dell’ultima Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito a mettere nero su bianco e in modo esplicito le perplessità per l’operato del Comitato, istituito nel 2007 dall’allora ministro della Difesa Arturo Parisi sulla scia delle testimonianze dei soldati italiani affetti da gravi patologie dopo essere stati impegnati nei poligoni sardi o in missioni internazionali, spesso senza essere dotati delle stesse protezioni in uso alle forze alleate.

La Commissione d’inchiesta, nel testo pubblicato poche settimane fa, esprime un giudizio severo sull’attività finora svolta dai componenti dell’organismo in questione e parla di «scarsi risultati conseguiti». Ma non si ferma qui.

L’unica iniziativa significativa assunta dal Comitato, fa notare la relazione firmata dal presidente della Commissione Rosario Giorgio Costa, è stata la pubblicazione di un bando per l’assegnazione di fondi a carico del Ministero della Difesa e destinati a sostenere progetti di ricerca.

Quirra, lancio missile (da www.nsd.it)

Quirra, lancio missile (da http://www.nsd.it)

Tra i sette finanziati, per un costo totale di quasi 3 milioni di euro, due fanno capo a membri del Comitato e un terzo è stato assegnato al coordinatore delle strutture operative e di ricerca che agiscono per conto dello stesso organismo.  Si tratta di un milione di euro, soldi destinati a finanziare l’attività di ricerca svolta dalla dottoressa Antonietta Gatti e dai professori Massimo Zucchetti e Raffaele D’Amelio, quest’ultimo operante nelle vesti, appunto, di coordinatore. Si va dai 650 mila euro ottenuti dal professor D’Amelio per il progetto triennale riguardante «la sicurezza, immunogenicità ed efficacia delle vaccinazioni nel personale militare», ai 202 mila euro previsti per la ricerca della dottoressa Gatti «sull’esposizione alle nanoparticelle ambientali in modelli vegetali», passando per il 100 mila euro richiesti per un progetto biennale, l’ennesimo sulla «tossicità dell’uranio impoverito» dal professor Zucchetti. Somme che sono in gran parte già state erogate.

Anche se si tratta di nomi scientificamente autorevoli, sono gli stessi commissari a storcere il naso di fronte alla procedura seguita per l’assegnazione del denaro:  «La Commissione d’inchiesta ritiene che tale procedimento presenti caratteristiche di inadeguatezza nella valutazione e scarsa trasparenza»
A leggere i nomi dei professori finanziati salta agli occhi anche altro: due di loro risultano essere stati anche consulenti della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito. Si tratta della dottoressa Gatti e del professor Zucchetti, studiosi di fama mondiale che – mentre collaboravano gratuitamente con i senatori per aiutarli a individuare le responsabilità del ministero della Difesa nelle morti e nelle malattie contratte dai soldati italiani – hanno beneficiato dei fondi elargiti dal Ministero stesso. Nonostante l’autorevolezza degli esperti e la qualità degli studi, la presenza di un potenziale conflitto d’interessi non passa inosservata.
A spulciare l’elenco dei sette studi foraggiati dal Comitato per la Prevenzione ci si imbatte anche in un progetto sulla «incidenza della patolologia neoplastica tra il personale militare e civile operante nel poligono di Salto di Quirra dal 1990 al 2005».  Un tema delicato, alla luce dei molti militari deceduti dopo aver prestato servizio nel poligono sardo. Morti sulle quali la procura di Lanusei ha avviato un’inchiesta nel 2011 per disastro ambientale e omissioni dolose.

A ricevere il finanziamento del ministero è stato il professor Pierluigi Cocco, per anni il medico competente del poligono, tra le 20 persone per cui i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio. E’ accusato, insieme al sindaco di Pedasdefogu Walter Mura, di aver diffuso ‘informazioni sanitarie false’ su tutta l’area del poligono mettendo a repentaglio la salute pubblica.

A fronte di un’iniziale richiesta di 266.500 euro al professor Cocco è stato accordato un finanziamento di 170 mila euro.  «Ho segnalato e denunciato la vicenda a Monti e al ministro della Difesa», dice il senatore uscente dell’Idv Giuseppe Caforio, che non sarà ricandidato alle prossime elezioni, «ma nessuno mi ha mai risposto».

 

 

Quirra, spiaggia di Murtas

Quirra, spiaggia di Murtas

 

 

 

da L’Espresso, 23 gennaio 2013

Uranio impoverito, risarcimenti zero.

Sono 450 i casi di militari che hanno fatto richiesta di indennizzo alla Difesa per malattie legate all’esposizione al materiale tossico. Ma grazie a un decreto voluto dall’ex ministro La Russa, nessuno di loro ha avuto un soldo dei 30 milioni di euro stanziati nel 2008. Ecco le conclusioni della commissione d’inchiesta.       Martino Villosio

Il 5 dicembre scorso, in una delle ultime audizioni della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, è stato il maresciallo in congedo Vincenzo Riccio a sferrare l’ennesimo pugno nello stomaco dei senatori: “Sono al corrente del fatto che numerosi militari italiani affetti da cancro stanno tenendo nascosta la malatia”, ha raccontato. “Considerato il comportamento tenuto finora dal Ministero della Difesa nei confronti di chi si è ammalato di ritorno dalle missioni, in tanti hanno paura di essere congedati e di perdere lo stipendio che gli serve per curarsi”.  E’ stato il sigillo a due anni e mezzo di audizioni in cui, davanti agli onorevoli incaricati incaricati di fare luce sui decessi e le gravi patologie dei militari impiegati all’estero e nei poligoni di tiro “in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici”, hanno sfilato storie incredibili di sofferenza e di abbandono. Perché il Ministero degli F35, dei nuovi sommergibili pagati a peso d’oro, delle Maserati acquistate per “rinfrescare” il parco macchine un anno e mezzo fa, nei confronti dei soldati malati e dei familiari dei morti di tumore, linfoma o leucemia negli ultimi vent’anni ama mostrare il proprio lato più ferocemente parsimonioso.

Lo dicono i numeri, fotografati nella relazione finale approvata il nove gennaio scorso dalla Commissione che sarà pubblicata questa settimana. Tra tante spese roboanti della Difesa, i circa 30 milioni di euro stanziati nella finanziaria 2008 per gli indennizzi delle vittime di tumori “connessi all’esposizione e all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito” sono ancora quasi tutti nel cassetto. Nel novembre 2010, a due anni dalla creazione del fondo, nessuna delle 439 domande presentate entro i termini era stata evasa o accolta. Colpa di un decreto attuativo, voluto dai tecnici dell’allora ministro La Russa, che vincolava qualunque risarcimento a una certezza scientificamente impossibile da provare: il nesso causale diretto tra la contaminazione da uranio e l’insorgere del tumore. Dopo la modifica della legge, oggi per essere riconosciuti vittime del dovere basta essersi ammalati “per particolari condizioni ambientali e operative”. Ma le nuove domande e le istanze di revisione delle vecchie continuano ad essere respinte a raffica.

Iraq, reparto italiano

Iraq, reparto italiano

Più delle cifre, parlano storie come quella del Maresciallo Riccio: “A 43 anni vivo con i miei genitori – racconta da Napoli – e nel 2011 mi hanno congedato per un carcinoma neuroendocrino dopo 23 anni di servizio, senza possibilità di reimpiego nei servizi civili. Ho appena i soldi per pagarmi le visite specialistiche e gli esami urgenti. Dalla Difesa non ho avuto un centesimo e nemmeno una telefonata”.
L’inizio di carriera come missilista e addetto ai radar. Le esercitazioni annuali al poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna, finito al centro di un’inchiesta per omicidio colposo plurimo legato all’inquinamento ambientale.
Due missioni in Iraq, a Tallil, “dove noi italiani operavamo senza protezioni in vecchie strutture bombardate durante la prima Guerra del Golfo – spiega – a cui gli americani non osavano nemmeno avvicinarsi seppure adeguatamente protetti”. Per lui l’inferno è cominciato nel 2010, con la diagnosi delle metastasi multiple al fegato. Riconosciuto invalido civile al cento per cento, due mesi fa la sua richiesta di indennizzo al Ministero è stata respinta dopo il parere di un apposito “Comitato per le cause di servizio”.
Il Comitato dipende dal Ministero dell’Economia, ma è integrato da 16 medici militari. Sulla base delle informazioni fornite dallo stesso Ministero della Difesa, comunica alla Direzione Generale della Previdenza Militare (PREVIMIL) il suo responso vincolante per ogni caso esaminato. La Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, di fronte al numero esorbitante di richieste bocciate e alle motivazioni generiche dei verdetti, nel 2011 ha chiesto a un consulente di riesaminare i fascicoli dei “respinti”. Almeno il 30 per cento, secondo il dottor Bruno Causo, andrebbero subito riconsiderati “applicando senza remore i criteri probabilistici a cui si ispira la legislazione vigente”.

soldati italiani in Kosovo

soldati italiani in Kosovo

Il Caporal Maggiore Parà “in congedo assoluto” Giuseppe Tripoli, 31 anni, per due volte si è visto respingere la richiesta di essere riconosciuto come vittima del dovere. Era di stanza a Livorno nel 9° Reggimento Incursori “Col Moschin”, addetto all’ispezione e alla bonifica dei mezzi militari di ritorno dai Balcani. Ha contratto il linfoma di Hodgkin e a vent’anni, mentre faceva la chemioterapia, la Difesa lo ha rottamato come un arnese inutile. “Non ho mai avuto in dotazione né mascherine né altre protezioni mentre pulivo i carri, non ero al corrente dei rischi”, ricorda da Brescia. “Mi sono ritrovato senza forze e senza soldi. I miei genitori hanno dovuto indebitarsi pur di trovare in fretta e furia il denaro per farmi fare le TAC. Stanno ancora pagando, non glieli hanno certo prestati le banche”. Oggi è disoccupato, invalido al 50 per cento senza benefici o pensione, entra ed esce da cliniche e pronto soccorso con il terrore che la malattia si risvegli.
Dal 1991 al 2012, secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico della Difesa, 3761 soldati italiani si sono ammalati di cancro, 479 sono stati i decessi. Giovani pieni di salute prosciugati da leucemia e linfoma di Hodgkin, patologia rara che ha colpito centinaia di soldati al rientro dalle missioni in Somalia, in Iraq, nei Balcani. Per la Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, presieduta dall’ex Sottosegretario alla Difesa Rosario Giorgio Costa, è impossibile affermare od escludere l’esistenza di un nesso causale tra l’esposizione a questo metallo radioattivo e l’insorgere di tumori.  Le certezze non esistono, i dubbi cocenti sì. Non riguardano solo l’uranio impoverito. Alcuni degli esperti e gli avvocati dei militari ammalati puntano il dito contro le somministrazioni multiple e massicce di vaccini, capaci di abbassare drasticamente le difese immunitarie dei soldati; altri contro le nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico che potrebbero aver contaminato chi negli anni ha sparato e raccolto proiettili nei poligoni oppure operato in territori di guerra non bonificati senza indossare guanti, mascherine e tute protettive.

Il caporale Erasmo Savino, 31 anni, risponde al telefono con voce debole. “La malattia peggiora, oramai sono quasi sempre a letto. Ma io non mi arrendo”. Un melanoma al piede lo ha aggredito nel 2010, anche lui tra il 1999 e il 2001 è stato in Kossovo con compiti di addetto all’installazione di impianti idraulici e termici, ha scavato e pulito fognature in un terreno contaminato dai proiettili all’uranio usati dall’esercito americano. Dopo il suo congedo nel marzo 2012, a ottobre la sua struggente testimonianza davanti alla Commissione d’inchiesta ha riacceso i riflettori sull’esercito dei giovani fantasmi dimenticati dalla Difesa. Erasmo aveva chiesto che il Comitato per le cause di servizio riesaminasse il parere negativo dato alla sua richiesta d’indennizzo. “Nessuna novità al momento”, sussurra dalla provincia di Napoli. “Un po’ ci speravo nella visita di qualcuno del Ministero, anche solo per sentirmi chiedere ‘come stai?’. Invece ricevo solo comunicazioni burocratiche”.
Non di rado, fa notare la stessa Commissione d’inchiesta nelle sue conclusioni, i dinieghi della Difesa vengono ribaltati in sede sede civile e amministrativa, dove le sentenze di condanna del Ministero fino ad oggi sono 12, di cui 4 l’anno scorso. Nel 2009 i familiari di un militare di Lecce morto a 26 anni per un linfoma di Hodgkin hanno ricevuto un milione e mezzo di euro di danni, ben più dei duecentomila euro previsti come tetto massimo dalla normativa vigente in materia di benefici alle vittime del dovere.
Luigi Buonincontro è tra coloro che si sono rivolti al Tar. “Mio fratello Roberto”, racconta, “ha fatto solo un anno di leva militare, nel 1992. Nel 1994 è esploso il linfoma. Dopo nove cicli di chemioterapia se n’è andato a 22 anni”. Roberto ha prestato servizio a Salto di Quirra, nel poligono sperimentale tristemente noto per l’alto numero di linfomi, leucemie e malformazioni che hanno colpito militari, lavoratori civili della base, pastori, abitanti e animali al pascolo nelle zone circostanti. La Commissione d’inchiesta ha ottenuto dalla Camera una cifra simbolica, 75 milioni di euro, per iniziare la bonifica immediata e la riconversione del sito e di altri due poligoni dell’isola. Ha anche chiesto l’avvio di un’indagine epidemiologica su Salto di Quirra ancora in alto mare per le resistenze opposte dalla Regione Sardegna.

Roberto Bonassina, invece, nel 1993 era in Somalia come volontario. “Nel 2006 è morto di una leucemia fulminante”, racconta il padre Alberto, “lasciando un bambino di 2 anni e mezzo”. Un figlio cui non spetterà nessun beneficio economico; per 2 volte il PREVIMIL ha già rigettato le istanze dei Bonassina. “Roberto aveva appena acceso un mutuo per la casa, che stiamo cercando di onorare”, dice il signor Alberto da Milano con la voce incrinata. “Mi raccontava che i soldati italiani, là a Mogadiscio, erano in maglietta e pantaloncini, mentre quelli del contingente USA erano bardati dalla testa ai piedi malgrado il caldo. E quando ha chiesto spiegazioni ai suoi superiori, gli hanno risposto che erano le solite americanate…”.

 

 

Cisto (Cistus)

Cisto (Cistus)

e qui la replica di Stefano Montanari (20 febbraio 2013).   Come si può vedere, la confusione regna più che sovrana sulle vicende di Quirra.  ma difficilmente può essere casuale.

Che cosa vuoi fare da grande, asino come sei? Il giornalista!

Di tanto in tanto, quando viaggio in automobile, ascolto una trasmissione radiofonica di RAI3 in cui, a turni settimanali, si succedono dei giornalisti che rispondono alle domande degli ascoltatori. Stamattina mi è capitato di sentire tale Marcello Sorgi,

ora a La Stampa ma un tempo direttore del TG1 RAI, rispondere ad un’ascoltatrice che lo interrogava sull’inquinamento ambientale. Invece di rispondere la verità, cioè un sereno “dell’argomento non so assolutamente nulla,” il dottor Marcello ha ceduto alla tentazione di sparacchiare ex cathedra le sue conoscenze in proposito, conoscenze che potrebbero essere quelle di uno dei quattro pensionati di De Andrè. Va da sé che nessun diritto di replica è stato concesso all’ascoltatrice che avrebbe potuto far notare al giornalista come un rosario di fesserie come quelle appena partorite fosse davvero da record. Del resto Sorgi io l’avevo incontrato in TV qualche anno fa e devo dire che è restato coerente con se stesso.

Evidentemente fare il giornalista in Italia richiede la stessa preparazione e la stessa deontologia necessarie per fare l’uomo politico. A prova di ciò si può leggere quella che la versione on-line de L’Espresso classifica come “inchiesta”. Ci si sono messi in due, tale Martino Villosio e tale Salvatore Ventruto, per comporre “Uranio impoverito, l’ultima beffa” (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/uranio-impoverito-lultima-beffa/2200621) un articolo la cui genesi potrebbe magari essere reperita in una delle peggiori bocciofile de L’Avana. Senza che mi dilunghi troppo, i due investigatori scoprono che mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, ha lavorato solo apparentemente gratis e per un po’ di anni per la commissione che si è occupata delle malattie cosiddette da uranio impoverito. Altro che gratis! Sotto sotto la dottoressa Gatti, furbetta che è, si è ficcata in tasca la non disprezzabile cifra di 202.000 Euro per una ricerca collegata in qualche modo ai lavori della commissione.

Immediatamente il giornale Sardegna Quotidiano scatena il suo segugio Marcello Zasso che, forte della rivelazione della coppia del prestigioso L’Espresso, ti riprende la clamorosa notizia (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130220083752.pdf).

Un vero scoop, non c’è che dire. L’unico neo è che è inventato di sana pianta. Mia moglie ha lavorato per anni in cambio di un non proprio tempestivo e non proprio totale rimborso delle spese di trasferta (treno, seconda classe; alberghi a dir poco modesti) e non ha mai ricevuto un centesimo né per il lavoro svolto che non è stato poco né per eventuali ricerche collegate in qualunque modo all’uranio o ad altre patologie dei militari o degli abitanti dei poligoni.

Non do alcuna definizione dei tre giornalisti perché non ne vale la pena: terranno di sicuro famiglia e se per portare a casa la pagnotta bisogna inventarsi infamie… Mi chiedo, però, quanti altri giornali, blog, radio, e Tv riprenderanno questa ciarlataneria facendola accettare, alla maniera di Goebbels, da tutti come verità. Io, purtroppo, ho ampia esperienza in proposito.

 

 

 

Quirra, poligono

Quirra, poligono

(foto A.N.S.A., da http://www.nsd.it, per conto GrIG, archivio GrIG)

 

  1. capitonegatto
    febbraio 20, 2013 alle 9:43 am

    Per quello che e’ storia , e’ giusto chiarire tutti gli aspetti e le responsabilita’. Nel contempo ci sia l’informazione piu precisa sull’uso oggi della base, e se sono cambiate le regole di controllo e a chi sono affidate. Inoltre indicazioni precise circa il pericoli che possono venire dall’uso alimentare di carni , latte e derivati, provenienti da animali che continuano a pascolare nei pressi del sito militare. E anche qui quali regole e limitazioni sono state emanate ?

  2. febbraio 20, 2013 alle 2:16 pm

    Gentile Deliperi,

    credo che per il caso del PISQ sia necessario trovare un lessico comune, soprattutto in relazione alle domande poste dal commento precedente (ad esempio sulla qualità dei prodotti alimentari, problema affrontato e risolto dall’indagine di un istituzione pubblica). Sulla “vicenda Quirra” è stata prodotta una confusione difficilmente sanabile e se non si ricorre ad un’opera di mediazione da parte dell’informazione e delle associazioni ambientaliste, si finirà per complicare ulteriormente la percezione della vicenda.
    Ciò vale, a mio avviso, per qualunque posizione si prenda in merito all’utilità del PISQ (personalmente, sono dell’opinione che il poligono andrebbe dismesso e bonificato). Faccio anche notare che la confusione non rende un buon servigio alla comunità, poichè senza dati precisi e condivisi (e se si pone alla base della richiesta di chiusura un preteso inquinamento, come avvenuto finora, ma non lo si dimostra, poiché di elementi radioattivi non v’è traccia e di connessioni causali pisq/malattie neppure) si corre il rischio di non bonificare e lasciare il poligono dove sta!
    Auspico una discussione più centrata sul merito del problema, ad esempio su un’analisi della relazione citata.

    http://gabrieleainis.wordpress.com/2013/02/20/quirra-se-possibile-la-confusione-aumenta/

    Cordialmente,

    gabriele ainis

    • febbraio 20, 2013 alle 7:10 pm

      concordo con lei, Ainis: su Quirra ormai viene detto tutto e il contrario di tutto e sarà davvero difficile conoscere definitivamente la natura dello “strano” inquinamento, l’estensione, gli effetti reali sull’ambiente e sulla salute, le eventuali responsabilità.
      Da ciò dovrebbero derivare gli interventi di bonifica ambientale e sanitaria necessari.
      Per ora mi pare che siamo ancora in alto mare nè in tempi brevi si avrà almeno la “verità processuale” dal procedimento penale in corso presso il Tribunale di Lanusei.
      Qui, però, è evidenziato almeno un elemento su cui si può concordare (riguardo al mancato riscontro di uranio impoverito a Quirra come negli altri poligoni militari italiani ormai è elemento acquisito): nonostante vari incarichi di studio assegnati, indagini e accertamenti vari, vi sono centinaia di casi di militari affetti da patologie tumorali privi di alcun risarcimento, pur previsto dalla normativa vigente, a causa della pretesa di individuazione di un rapporto causa-effetto con contaminazioni dipendenti dall’attività militare svolta.
      Rapporto scientificamente quasi impossibile da provare.
      Brutto precedente per qualsiasi altra situazione che si dovesse presentare analoga, potenzialmente anche Quirra.

      Stefano Deliperi

  3. febbraio 20, 2013 alle 2:50 pm

    da Sardinia Post, 19 febbraio 2013
    Quirra, un “Comitato scientifico” che finanzia i suoi componenti. (Pablo Sole): http://www.sardiniapost.it/cronaca/quirra/

    da Sardegna Quotidiano, 20 febbraio 2013
    POLIGONI E SPRECHI. Il comitato su Quirra sotto attacco. «Finanzia i progetti dei suoi membri». (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130220083752.pdf

  4. Bio IX
    febbraio 21, 2013 alle 11:37 am

    Per quanto riguarda la Dott.ssa Gatti pare tiri aria di querela nei confronti dell’Espresso ( http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2455-che-cosa-vuoi-fare-da-grande-asino-come-sei-il-giornalista.html ).

    • febbraio 22, 2013 alle 10:09 am

      Gentile Bio IX,
      spero non solo Gatti. L’articolo è veramente diffamatorio, o comunque pessimo, come ho scritto anche io. Il punto è che questo tipo di giornalismo non aiuta a capire cosa succede e aumenta la confusione. Guardi il caso di Cocco, ad esempio: perché SardiniaPost, che ha ripreso l’Espresso, non gli ha fatto una telefonata chiedendo una dichiarazione? Sarebbe stato semplicissimo e avrebbe contribuito ad una maggiore comprensione. In questo modo si produce solament terrorismo (e soprattutto i cittadini non hanno una base solida per informarsi, comunque la si pensi, pro o contro la permanenza dei poligoni in Sardegna!).
      Cordialmente,

  5. febbraio 21, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2013
    Veleni di Quirra, 62 parti civili. L’11 marzo il tribunale di Lanusei deciderà se rinviare a giudizio i 20 imputati. (Valeria Gianoglio)

    LANUSEI. La parola fine, colpi di scena dell’ultimo minuto permettendo, arriverà l’11 marzo, a due anni e due mesi dall’apertura dell’inchiesta, e dopo otto mesi di udienze preliminari ricche di posizioni contrastanti, svolte impreviste e sorprese. L’ultima delle quali riguarda il numero delle parti civili: sono la bellezza di 62, tra comuni, associazioni, cittadini. Ci vorranno ancora tre settimane circa – così ha deciso ieri mattina il gip Nicola Clivio fissando la data del rinvio provocato dagli strascichi di uno sciopero degli avvocati – e poi la maxi inchiesta sul caso Quirra arriverà al filtro che separa le indagini da un eventuale processo. Nella tarda serata dell’11 marzo, infatti, dopo aver dato spazio alle ultime repliche del procuratore Domenico Fiordalisi, e dei difensori dei venti imputati per reati che vanno dal disastro ambientale alle presunte omissioni passando per il falso ideologico, il giudice per le indagini preliminari emetterà la sentenza. E dirà se i venti in questione debbano finire a giudizio perché la mole di carte prodotte dalla Procura in più di due anni di inchiesta merita di essere vagliata in un processo, o se invece debbano essere prosciolti perché il giudice ritiene che gli elementi acquisiti nel fascicolo dell’inchiesta siano insufficienti, contraddittori, o non idonei per sostenere l’accusa in giudizio. Il gip ha tuttavia anche una terza opzione: potrebbe decidere di disporre una integrazione delle indagini, come quella che più volte, nel corso della discussione, hanno sollecitato diversi avvocati. «Serve una perizia fatta da biochimici – hanno detto durante le varie udienze preliminari – perché sinora in questa vicenda hanno parlato tutti, tranne persone competenti in materia di componenti chimiche». Il gip, in queste settimane, ha già cominciato a studiare l’enorme mole di carte, atti, testimonianze prodotte dal procuratore con la squadra mobile nuorese, il corpo forestale, e una schiera nutrita di consulenti tecnici. Per l’accusa, insomma, in quella marea di carte risiede la prova della colpevolezza dei venti imputati, tra i quali ci sono dieci alti ufficiali dell’Aeronautica, ex comandanti del poligono di Quirra, l’ex sindaco di Perdasdefogu, docenti universitari, medici e chimici. «Sono stati messi in mezzo a una vicenda nella quale non c’entrano nulla – hanno detto in questi otto mesi di udienze preliminari, i loro difensori –. Né, del resto, nel poligono sono state trovate sostanze pericolose, fuori dai limiti di sicurezza. Lo ha detto la stessa commissione parlamentare d’inchiesta». Ma in realtà, secondo la tesi sostenuta dal procuratore Fiordalisi, quelle sostanze ci sono, e in ogni caso nessuno nel poligono avrebbe rispettato il “principio di precauzione”, ovvero messo in atto tutti quegli accorgimenti che si dovrebbero prendere quando si utilizzano mezzi o sostanze anche solo potenzialmente pericolosi. Ma la vera notizia emersa nelle ultime ore è che le parti civili che si sono costituite già in sede di udienza preliminare non sono le 45 che inizialmente sembravano, ma 62. Una vera marea, all’interno della quale c’è davvero di tutto: comuni, pastori, familiari di malati di tumore, associazioni di agricoltori.

  6. febbraio 21, 2013 alle 10:48 pm

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  7. marzo 4, 2013 alle 2:54 pm

    da Sardegna Quotidiano, 4 marzo 2013
    TUMORI TRA I MILITARI. «Soldati bombardati dai vaccini». (Virginia Saba): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130304083744.pdf

  8. marzo 28, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2013
    Fiordalisi: «Militari fuori dal poligono». Il procuratore di Lanusei chiede il blocco immediato delle attività dell’aeronautica e il sequestro probatorio dell’area. (Valeria Gianoglio)

    LANUSEI. Due anni fa, la richiesta di “sfratto” dai 13mila e 200 ettari di terreno del poligono di Quirra aveva riguardato solo i 60 pastori che fino a quel momento lo frequentavano con circa 15mila capi di bestiame, tra mucche, caproni e diversi permessi scaduti. Stavolta, invece, il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, alza il tiro in modo deciso e chiede al gup Nicola Clivio, che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei 20 indagati per il caso Quirra, di sfrattare dalle zone interdette anche i militari. «Fuori tutti». Fuori tutti, insomma, almeno dalle zone clou che devono rimanere “congelate” in attesa che il nuovo esperto nominato dal gup, il fisico nucleare milanese Mario Mariani, completi la superperizia che dovrebbe mettere la parole fine alla vicenda e permettere al gup di fare la sua scelta. Fuori tutti dalle aree interdette, dunque, chiede il procuratore di Lanusei. Fuori allevatori, bestiame, turisti avventurosi, cercatori di asparagi, amanti delle vicine acque di porto Corallo, personale civile e militare dell’Aeronautica e delle altre forze armate. Perché sia il Corpo forestale di Lanusei, che ha fatto un sopralluogo domenica scorsa, sia la squadra mobile della questura di Nuoro che ha fatto un controllo recentissimo, hanno attestato al procuratore che il divieto di pascolo e di passaggio, per civili e pastori, negli ettari del poligono, in questi anni è stato calpestato e più volte segnalato dagli stessi militari. Il giudice cercatore di funghi. Non solo, dice il procuratore, sono state registrate altre esercitazioni militari, ma anche «movimenti di terra in zona brillamenti», ed «è ripresa un’attività stabile di diffuso esercizio di pastorizia, da parte di pastori abusivi. E questo è molto grave», soprattutto perché, spiega il magistrato, permane la possibilità di contrarre malattie. Tra tanti c’è stato persino un magistrato del tribunale di Cagliari, beccato nella zona interdetta, mentre, per sua stessa ammissione, cercava funghi con la fidanzata. È stato denunciato e verrà processato a Roma. Fuori tutti, chiede, insomma, Fiordalisi. E in otto pagine dettagliate spiega anche il perché. Il numero uno della Procura chiede «l’immediato sequestro probatorio dell’area demaniale del poligono, con blocco di ogni attività militare nelle aree ad alta intensità militare fino al giorno in cui il perito nominato dal giudice completerà i nuovi campionamenti». Il gup Nicola Clivio ha ricevuto la richiesta, a sorpresa, ieri mattina. Quando ormai l’udienza preliminare per la vicenda sembrava congelata sino alla prossima tappa, fissata per il 17 luglio, e programmata per fare una primo monitoraggio della fase iniziale della superperizia. E invece, adesso, salta tutto. Il gup ha deciso, infatti, di accogliere una prima richiesta del procuratore: anticipare la data della prossima udienza preliminare, e fissarla per il 22 aprile. «50 anni di esercitazioni». In quella data, alla presenza di tutte le parti in causa, valuterà se accogliere o meno la richiesta del procuratore. Quel “fuori tutti” che in fondo mette in discussione l’esistenza stessa del poligono, e la sua storia complicata. «La prima ed essenziale domanda – scrive Fiordalisi – alla quale il perito deve rispondere, per come si evince dall’ordinanza del giudice, è la seguente: si può svolgere l’attività pastorizia stabile sul terreno nel quale si sparano missili, si fanno 50 anni di esercitazioni militari di vari eserciti del mondo, si spara torio, si distruggono le bombe e munizioni obsolete d’Italia, si provano motori spaziali e armamenti nuovi con dispersione di sostanze di ogni tipo, molte delle quali tenute addirittura segrete o ignote?». Al gup l’ardua sentenza.

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    Accuse a un consulente del Parlamento. Secondo il magistrato minimizza i rischi di cancro: «Un’udienza al mese per seguire la superperizia».

    LANUSEI. Nella memoria di otto pagine depositata in queste ore al gup Nicola Clivio, il procuratore Fiordalisi non chiede solo il sequestro probatorio dell’intero poligono, e l’anticipazione ad aprile dell’udienza preliminare già fissata per luglio, ma chiede anche al gup di fissare udienze preliminari con cadenza mensile per monitorare l’andamento della superperizia, e capire se effettivamente le nuove analisi sul terreno siano ritenute assolutamente necessarie dal perito. Ma nella stessa memoria, il procuratore di Lanusei fa anche un attacco deciso alle dichiarazioni spontanee rese qualche udienza fa da uno dei venti indagati, Francesco Riccobono, docente universitario, e attacca anche uno dei consulenti della commissione parlamentare d’inchiesta del Senato, Guido Trenta. «Il dottor Trenta – precisa il procuratore – cerca di ridimensionare quanto aveva detto il professor Lodi Rizzini al Senato sulla gravità di rischio di cancro del torio, che invece è di gran lunga più pericoloso del cesio e dell’uranio. Sostiene, sorprendentemente, il dottor Trenta “si può affermare che l’irradiamento del torio, più blando, è ancora meno pericoloso di quello dell’uranio. Sul punto, il dottor Trenta afferma nel Senato della Repubblica, una circostanza scientificamente errata, perché smentita da tutta la letteratura internazionale».

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    I PUNTI.

    1. le aree non sono state interdette Secondo la Procura di Lanusei esistevano diverse direttive della Difesa, scritte dal 2003 al 2005, per interdire le aree del poligono, ma non sono state rispettate;
    2. contaminazione da piombo Nelle aree del poligono, dice la Procura citando diversi documenti della Difesa, sono state vaporizzate tonnellate di piombo pericolose per la salute;
    3. il concetto giuridico di pericolo Lo Stato, dice il procuratore, nel poligono di Quirra ha nascosto ai pastori il pericolo a cui li ha esposti, senza interdire le aree più pericolose. A livello giuridico, infatti, il pericolo «è un apprezzabile grado di possibilità, e non già la probabilità, di un evento temuto»;
    4. il monitoraggio della superperizia Secondo la Procura è necessario fare un controllo mensile. dell’attività del superperito.

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    da L’Unione Sarda, 28 marzo 2013
    Quirra,richiesta di Fiordalisi: «Poligono sotto sequestro». (Paolo Carta): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130328090252.pdf

    Tra i venti indagati anche ufficiali ed ex sindaci: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130328090343.pdf

    Il Procuratore bacchetta gli esperti della difesa: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130328090436.pdf

  9. marzo 29, 2013 alle 10:23 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 marzo 2013
    Fiordalisi all’attacco «La superperizia nasce già inquinata». Troppi ingressi non autorizzati e troppe esercitazioni Ecco perché secondo il procuratore la base va sequestrata. (Valeria Gianoglio)

    LANUSEI. Il gup ha già deciso che partirà il 2 maggio, ma la superperizia su Quirra, per l’accusa, in realtà non s’ha da fare, perché «i nuovi campionamenti e le nuove analisi sono già “inquinati”» in partenza, da un nutrito elenco «di esercitazioni militari che sono intervenute successivamente ai fatti per i quali si procede». Il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, non usa, insomma, complicati giri di parole, nella memoria presentata al gup del tribunale di Lanusei, Nicola Clivio, che nei prossimi mesi dovrà decidere se rinviare o meno a giudizio i venti indagati per il caso Quirra. E sferra un attacco deciso all’utilità di una nuova analisi che evidentemente ritiene falsata in partenza. «I nuovi campionamenti – scrive, infatti, – e le nuove analisi sono già “inquinati” dalle esercitazioni militari che sono intervenute successivamente, dopo il sequestro preventivo nel 2011, nel 2012, e nel 2013, ai fatti per i quali si procede dal 2002 fino al sequestro del 2011, e dai movimenti di terra effettuati dall’amministrazione militare in zona brillamenti, per come un aveva già segnalato il corpo forestale subito dopo i primi sopralluoghi effettuati dai consulenti del pm. Si consideri infatti che il sequestro preventivo disposto dal gip del tribunale di Lanusei e confermato dal tribunale del riesame di Lanusei non ha mai bloccato l’attività militare, ma ha avuto lo scopo di salvaguardare la salute dei pastori e degli animali, che sono stati allontanati». Il problema, spiega lo stesso procuratore, è che col tempo, quegli stessi pastori – una sessantina circa – e i loro animali, sono tornati alla spicciolata a occupare le terre del poligono, che peraltro, in buona parte, frequentano dalla nascita stessa della struttura, nel 1956. E sono tornati, dice il procuratore, nonostante in base a un accordo con la stessa Aeronautica, «quelle aree andavano recintate e l’ingresso alle persone non autorizzate andava impedito con il blocco degli accessi e con appositi segnali di divieto che avrebbero dovuto informare tutti del pericolo per la salute di persone e animali». In questi mesi di divieto di transito nei 13mila ettari del poligono di Quirra, sono state diverse decine, infatti, le persone che sono state beccate in fallo mentre passavano all’interno dell’aria adducendo una grande varietà di motivi: dalla necessità di far pascolare il proprio gregge, al desiderio di cercare funghi o asparagi, per finire con il bisogno di seguire una certa strada per arrivare al vicino mare. Ecco perché, ribadisce il procuratore, la superperizia affidata all’ingegnere nucleare, Mario Mariani, nasce “inquinata” già in partenza. Ecco perché il pm ritiene necessario che il gup disponga un nuovo sequestro del poligono, e “sfratti” dalla aree più critiche anche i militari.

  10. aprile 9, 2013 alle 10:41 pm

    da CagliariPad, 9 aprile 2013
    Quirra, un aeroporto al posto di boschi secolari: la Procura sequestra le piste.
    Sigilli della Forestale su 20 chilometri di piste. I lavori sarebbero stati effettuati senza autorizzazione. Avviso di garanzia per il comandante del poligono: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2125

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    da La Nuova Sardegna on line, 9 aprile 2013
    Quirra, le ruspe in azione nei boschi: indagato un generale.
    Gli uomini del corpo forestale hanno sequestrato 20 chilometri di “piste” larghe fino a 10 metri realizzate nell’area militare. Con le ruspe sono stati sradicati ginepri, querce e piante protette. Indagato il generale Sanzio Bonotto: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/04/09/news/quirra-le-ruspe-in-azione-nei-boschi-indagato-un-generale-1.6851794

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    da L’Unione Sarda on line, 9 aprile 2013
    Piste di atterraggio non autorizzate. Sigilli della Forestale nel Poligono Quirra: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/310790

    • aprile 10, 2013 alle 2:52 pm

      da L’Unione Sarda, 10 aprile 2013
      Quirra. Il gip: lavori dannosi e finalizzati a fini ben diversi dalla tutela della salute pubblica. Sigilli della Forestale nel Poligono. Sequestrate le“piste”, è indagato il comandante Bonotto. (Andrea Manunza): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130410091832.pdf

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      da La Nuova Sardegna, 10 aprile 2013
      Ruspe nel bosco di Quirra, indagato un generale. (Mauro Lissia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/72586_Ruspe_nel_bosco_di_Quirra_indagato_un_genera.pdf

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      La normativa. Coltre verde da tutelare.

      Chi pensa a un bosco soltanto come a una distesa di alberi ad alto fusto sbaglia di grosso: per le norme paesaggistiche, come confermano numerose sentenze della Corte di Cassazione, la macchia mediterranea caratterizzata da piante di leccio e sughero a medio fusto e da arbusti, che copre come una coltre verde la gran parte delle aree costiere sarde, è a tutti gli effetti un bosco e come tale è un bene giuridico tutelato. Nel caso di Quirra, la presenza militare non provoca alcuna riduzione dei livelli di protezione: il semplice taglio di una pianta dev’essere richiesto, motivato, autorizzato ed eseguito sotto il controllo del Corpo Forestale. Nei primi mesi del 2012 a Quirra questi passaggi obbligatori sono stati saltati a pié pari: subito una ruspa e la vegetazione è stata sradicata e asportata insieme a parte del terreno in cui affondavano le radici. Un danno inedito nel poligono dove ogni regola di tutela della salute sembra essere sospesa.

  11. aprile 23, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2013
    Quirra, via le stellette: gup pronto a decidere. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/04/23/news/sequestro-del-poligono-di-quirra-la-parola-al-gup-1.6936526) Lanusei, nodo da sciogliere dopo la richiesta di sequestro del pm Fiordalisi. Ieri in tribunale la deposizione del comandante della base Sanzio Bonotto. (Valeria Gianoglio)

    LANUSEI. «Senta, generale, ci può dire quali attività militari avete programmato per i prossimi mesi nel poligono di Quirra?» chiede il gup Nicola Clivio. «Non c’è alcuna attività programmata per i prossimi mesi. Nei giorni scorsi stavamo facendo la caratterizzazione delle aree da recintare, prima di procedere alla bonifica, ma le ultime decisioni della magistratura ci hanno bloccato. Se non avessimo altri vincoli, la bonifica potrebbe anche cominciare subito e concludersi nell’arco di un anno», risponde il comandante della base di Perdasdefogu, Sanzio Bonotto. «Senta, generale, corrisponde al vero che lei è indagato?». «Affermativo», risponde Bonotto, rispolverando il gergo da esperto pilota dell’Aeronautica militare. «Sembra il libro di Carlotto». La tappa di ieri dell’udienza preliminare sul caso Quirra che si trascina ormai da più di un anno comincia con toni soft, termina con la difesa che accusa il procuratore Domenico Fiordalisi di avere imbastito «un’indagine che, tra un intreccio e l’altro, sembra la trama del libro di Massimo Carlotto “Perdasdefogu”», e il pm che, dopo aver ribattuto punto su punto, risponde dicendo che per la difesa paradossalmente «è il pm a essere inquinato e non il poligono». Ma la vera sorpresa è la deposizione, come testimone, del comandante del poligono, Bonotto. Slitta il possibile sequestro. Il gup Nicola Clivio lo spiega bene che la deposizione dell’ufficiale la ritiene necessaria per «valutare la richiesta di sequestro probatorio del poligono avanzata dal pm». Una decisione storica, che per la prima volta, nei 57 anni di storia della base, insieme ai pastori potrebbe comportare anche lo sfratto dei militari. Il gup, inoltre, vuole capire se la base ha programmato attività militari che potrebbero interferire con le operazioni del super perito nominato dallo stesso gup, Mario Mariani, l’ingegnere nucleare del politecnico di Milano. La riposta del generale Bonotto, è chiara: «Nessuna attività programmata», dice il numero 1 della base, «solo a luglio ci dovrebbero essere attività “in aria”, ma non a terra». Il gup Clivio ascolta tutto, ma alla fine decide di prendere un po’ di tempo, prima di decidere se accogliere la richiesta del pm di mettere sotto sequestro le aree militari, e di sfrattare da quelle zone anche le stellette. Una sorta di “fuori tutti”, pastori compresi, che fa agitare parecchio gli animi, tra accusa, difesa e ben 62 parti civili. «Le memorie a gambe tesa». La decisione finale, dunque, slitta di qualche giorno, ma nel frattempo, ieri, tra le parti in causa la battaglia si fa più accesa del solito. Si fa sul metodo di lavoro del procuratore, accusato sostanzialmente, di non aver mai chiuso le indagini, e, nonostante questo, di continuare a produrre «memorie a raffica e a gamba tesa» quando per gli avvocati non si potrebbero produrre perché si è in fase di discussione. Gli scienziati. Ma la battaglia si fa anche sulla professionalità di alcuni scienziati che nel caso Quirra si trovano spesso l’uno contro l’altro: chi nel ruolo di imputato,chi, invece, nel ruolo di consulente tecnico. Tra questi ultimi c’è anche il fisico del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, che ieri, seduto a fianco del procuratore Fiordalisi – che per difenderne la competenza messa sotto accusa dalla difesa non ha esitato ad alzare la voce – era pronto a parlare, ma il gup non gliel’ha concesso. «Non è un gesto di scortesia – ha spiegato – ma l’udienza era stata fissata solo per parlare del sequestro probatorio». E proprio sul capitolo-sequestro, il procuratore, ieri, ha chiesto di differire la decisione di qualche mese, «e soltanto dopo che il perito dirà se ritiene necessario fare nuovi campionamenti». Il gup decide tuttavia di non aspettare quel termine: scioglierà la riserva entro qualche giorno. Le carte di Cagliari. Ma nel frattempo, per conoscere meglio l’attuale situazione del poligono, lo stesso gup del tribunale di Lanusei dispone l’acquisizione, dal tribunale di Cagliari, delle carte relative al sequestro disposto dal gip di alcune aree del poligono che secondo gli accertamenti del Corpo forestale sarebbero state oggetto di un’operazione illegale di distruzione di alcune piante. Per questo motivo, il generale Bonotto è stato iscritto nel registro degli indagati. Nella prossima udienza, il 17 luglio, il perito Mario Mariani farà un primo resoconto delle sue analisi. Stando alle sue previsioni, farà prima una valutazione metodologica delle analisi già eseguite nella base da altri tecnici e solo dopo valuterà se fare nuovi campionamenti. E ha già annunciato che eventualmente li concluderà nell’arco di due settimane a giugno.

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    Dal prossimo mese la superperizia al Politecnico di Milano.

    Comincerà il 2 maggio, in una sala del Politecnico di Milano, la superperizia disposta dal gup di Lanusei, Nicola Clivio, sul caso Quirra. Ma la novità emersa ieri, in udienza, è che per un accordo ribattezzato “patto tra gentiluomini”, gli avvocati delle parti in causa e lo stesso pm, non saranno presenti. Rispondendo all’invito che ieri ha loro rivolto il gup, infatti, hanno deciso che, pur potendo presenziare, lasceranno lavorare in santa pace il super perito e i numerosi consulenti tecnici di parte. Clivio ha spiegato che la filosofia che sta dietro questo invito, è solo quella di evitare «che la tensione cresca», e che gli esperti possano lavorare in assoluta serenità, senza continue interruzioni e lontano da condizionamenti. Il rischio del condizionamento del superperito, del resto, è stato uno degli argomenti che nell’udienza gup di ieri ha fatto più dibattere accusa e difesa. Secondo i legali degli imputati, infatti, il procuratore avrebbe già, in qualche modo, condizionato l’attività del perito, entrando in questioni che secondo loro non competono all’accusa. «Il pm – ha spiegato l’avvocato Leonardo Filippi – sta facendo un uso improprio delle memorie, ne fa a raffica e le notifica anche al perito, rischiando così di condizionarne la neutralità». Fiordalisi ribatte con forza dicendo di essere nel pieno rispetto delle norme.

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    La denuncia della forestale. «I pastori non abbandonano il poligono».

    «Nonostante i divieti, i pastori sono ancora ben presenti in tutto il territorio del poligono», stabilisce l’ultimo accertamento eseguito domenica dalla Forestale, su disposizione del procuratore Fiordalisi. «Ma se li togliete da lì – ribatte, in sostanza, l’avvocato Marco Pilia che li tutela come difensore di parte civile – dove li volete mettere? Torniamo al dunque: non si possono cacciare i pastori con più di 15mila capi di bestiame. Avete presente i costi?». Il caso pastori, nella vicenda Quirra, è dunque ben lungi dall’essere risolto. «Gli allevatori – spiega il legale – continuano a essere in grande difficoltà. Non possono vendere i loro prodotti, e per giunta li si vuole cacciare».

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    da L’Unione Sarda, 23 aprile 2013
    Lanusei. Ascoltato come testimone il generale Sanzio Bonotto: l’attività della base è ferma. Sequestrare il Poligono? Già fatto. Quirra: polemiche in aula sulla richiesta del pm Fiordalisi. (Simone Loi): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130423085201.pdf

  12. maggio 9, 2013 alle 2:53 pm

    da L’Unione Sarda, 9 maggio 2013
    Lanusei. Nessun rischio che le prove della perizia sul disastro ambientale vengano compromesse.
    Poligono, il giudice nega il sequestro. Due settimane a giugno per i campionamenti nelle aree P6 e P7. (Mariella Careddu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130509084455.pdf

  13. maggio 22, 2013 alle 5:31 pm

    da CagliariPad, 22 maggio 2013
    Poligono di Quirra e veleni: chiesto rinvio a giudizio per due chimici.
    I due professionisti, già imputati nella prima tranche dell’inchiesta, avrebbero “sottaciuto” la presenza nei campioni esaminati di inquinanti organici che producono tumori, malformazioni e malattie alla tiroide: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2964

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    da Sardinia Post, 22 maggio 2013
    Quirra, nuove filone d’inchiesta su perclorati. Fiordalisi: “Processo per chimici Sgs”. L’avvocato difensore: “Accuse prive di fondamento”: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/quirra-nuove-filone-dinchiesta-su-perclorati-firordalisi-a-giudizio-i-due-chimici/

    • maggio 23, 2013 alle 2:55 pm

      da La Nuova Sardegna, 23 maggio 2013
      Quirra, inchiesta sui veleni Il Pm: «Chimici a giudizio». Accusati di falso ideologico i tecnici Sgs già inquisiti per le relazioni tecniche La Procura: hanno sostenuto che non esistevano inquinanti organici e perclorati.
      La difesa. «Sono solo accuse senza fondamento». (Valeria Gianoglio)

      «Ci rammarica – commenta l’avvocato dei chimici Sgs, Giovanni Dallera – dover apprendere dalla stampa le iniziative del pm che ci riguardano. Ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Si tratta di un’ulteriore inchiesta basata su accuse prive di fondamento, verosimilmente finalizzata a chiedere la riunione di quest’ultimo procedimento a quello in fase di udienza preliminare, per ottenere un travaso di atti. Continuiamo a essere tranquilli e fiduciosi nei giudici di Lanusei».

      LANUSEI. Sembrava che i giochi fossero ormai fatti, le indagini chiuse, le posizioni dei 20 indagati già definite. Mancava solo il completamento della superperizia, previsto tra qualche mese, e la decisione finale del gup Nicola Clivio: rinviare o meno tutti a giudizio per il presunto disastro ambientale nel poligono di Quirra? Sembrava, per l’appunto, ma evidentemente così non era. Perché in queste ore, da quella voragine di carte, faldoni, testimonianze, analisi ed esperti che si scontrano da più di due anni ormai attorno al poligono militare più esaminato e dibattuto d’Europa, dove è stato controllato tutto, dai radar alle civette, adesso spunta fuori una nuova inchiesta e due nuove inchieste di rinvio a giudizio per falso ideologico nei confronti di due chimici dell’Sgs già indagati nel filone principale dell’indagine. Secondo il procuratore Domenico Fiordalisi , in alcuni campioni di terreno analizzato a Quirra non avevano attestato la presenza dei cosiddetti perclorati, sostanze inquinanti che secondo i consulenti della Procura sarebbero all’origine di gravissime malattie della tiroide. Una nuova tranche del capitolo Quirra che è figlia del filone principale e che potrebbe, entro qualche mese, confluire al suo interno. Il procuratore Fiordalisi, insomma, anche se ormai in procinto di lasciare Lanusei per la Gallura, non accenna affatto a rallentare il passo. Qualche mese fa, continuando a spulciare tra la marea sterminata di carte del fascicolo Quirra, insieme a due suoi consulenti, il geologo Priamo Farci e il tossicologo dell’università di Cagliari, Pierluigi Caboni, nota qualcosa che prima evidentemente era loro sfuggito in una relazione già analizzata. È la relazione finale prodotta dal cosidetto “comitato di indirizzo territoriale”, composto da esperti e rappresentanti di associazioni, sulla base delle analisi fatte da alcune società specializzate sul poligono di Quirra. La relazione era stata presentata nel corso di un incontro a Perdasdefogu il primo febbraio 2011. E l’aveva presentata anche uno degli esperti che aveva contribuito alla sua redazione: il chimico dell’Sgs Italia, Gabriella Fasciani. Ed è proprio Gabriella Fasciani, insieme al suo collega nella relazione voluta dal comitato, Gilberto Nobile, anche lui dell’Sgs Italia, a essere messi in queste ore di nuovo sotto accusa dalla Procura ogliastrina. La prima volta, infatti, lo sono stati nella tranche principale dell’inchiesta sul caso Quirra che è arrivata ormai all’ultimo atto e da qui a qualche mese vedrà la decisione sugli eventuali rinvii a giudizio. In questa tranche principale dell’inchiesta, i due chimici dell’Sgs, sono accusati di falso ideologico. E sostanzialmente per due motivi: per aver certificato dolosamente, sostiene la Procura, l’assenza di alcuna possibilità di inquinamento antropico di tipo militare, e per aver omesso dolosamente di evidenziare la possibilità che la concentrazione di torio e altri minerali fosse causata dall’attività antropica. Anche stavolta, in questa seconda inchiesta, i due chimici Sgs sono accusati di falso ideologico. E per questo il procuratore Fiordalisi ne ha chiesto un nuovo rinvio a giudizio che è sempre legato alle conclusioni che i due esperti avevano messo nero su bianco nella relazione sul poligono. Secondo la Procura stavolta, i due esperti, con l’aggravante in quel momento di ricoprire un ruolo da pubblici ufficiali, avevano attestato il falso. Avevano attestato che nei campioni di terreno esaminati non esistevano “inquinanti organici e perclorati” che invece, secondo i consulenti della Procura, in quei campioni c’erano eccome. E gli stessi chimici li avevano rilevati in 19 campioni, anche se “in concentrazioni inferiori al limite di rilevabilità analitica”. Erano prodotti dalle esplosioni dei missili e sarebbero una delle cause della diffusione nella zona delle malattie alla tiroide. Perché inibiscono l’azione dello iodio nella tiroide e provocano gravi malattie e danni al metabolismo.

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      da L’Unione Sarda, 23 maggio 2013
      Lanusei. Nuove analisi. Veleni di Quirra. Inchiesta bis per i chimici Sgs: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130523090000.pdf

  14. giugno 7, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 giugno 2013
    VERTICE A ROMA. Veleni di Quirra, al via i carotaggi. Iniziano le analisi sui terreni del poligono, preludio alle bonifiche.

    ROMA. I primi carotaggi sui terreni inquinati nel poligono di Quirra possono partire. In questi giorni, la Procura di Lanusei ha dato il via libera a quelli che i tecnici chiamano caratterizzazioni, purché le aree non siano fra i corpi di reato nell’inchiesta penale sui veleni nella Base e neanche dell’udienza preliminare ora sospesa in attesa della super perizia disposta dal giudice Nicola Clivio e affidata a Mario Mariani. Ottenuto il lasciapassare, ieri gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità e dell’Istituto superiore per la protezione dell’ambiente, in un vertice molto tecnico, hanno cominciato a tracciare sulla carta i punti dove far partire il piano delle bonifiche finanziato con settantacinque milioni. Saranno proprio i carotaggi a dire se quei terreni possano essere ancora salvati (cioè bonificati e quindi ripuliti), oppure dovrà essere effettuato un intervento ancora più radicale. Fra le ipotesi, nel caso in cui il monitoraggio si concluda con un esito negativo, c’è anche quella di far intervenire le ruspe in modo massiccio. Ruspe che dovrebbero scavare per diversi metri e poi portar via la terra inquinata ormai in maniera irreparabile. La terra – stando a quanto scritto nell’accordo sulle bonifiche – sarà subito sostituita con quella recuperata nella stessa valle di Quirra ma in un’area ovviamente lontano dal Poligono. Almeno questo è previsto nel dossier di sessanta pagine fra schemi, mappe e progetti già discusso in una delle ultime riunioni della conferenza dei servizi che sovrintende al piano d’intervento e su cui ha dato il benestare. Tra le decisioni già assunte dalla conferenza dei servizi c’è ad esempio quella di far nascere nella località di Is Pibiris l’impianto di smaltimento rifiuti ed è proprio in quell’area che all’inizio saranno concentrati i primi carotaggi. Dall’esito dei prelievi, come detto, dipenderà il futuro della bonifica e di come sarà realizzato nei fatti il piano appena condiviso dai sindaci, dall’agenzia regionale Arpas, dai funzionari dei vari ministeri coinvolti, dalla Regione e dalle Province di Cagliari e dell’Ogliastra. È quel piano che – secondo quanto concordato – dovrebbe liberare finalmente l’area del poligono non solo dall’inquinamento provocato dalle esercitazioni militari, ma anche dal marchio peggiore, quello della sindrome di Quirra.

  15. giugno 19, 2013 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 19 giugno 2013
    Lanusei. Al vaglio della Commissione i test di Arpas e Sgs su torio e uranio. Quirra, indagine europea. Da Bruxelles arrivano due esperti in radioattività. (Mariella Careddu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130619091748.pdf

  16. giugno 20, 2013 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 giugno 2013
    ARBATAX » BONIFICHE IN MARE. Una nave per mappare i fondali del Poligono. Da otto giorni la Leonardo, unità della Nato, ha ripreso a navigare nel golfo I dati saranno inviati a una centrale operativa per pianificare tutte le attività. (lamberto Cugudda)

    ARBATAX. La nave Leonardo, unità di ricerca scientifica della Nato, era già stata in porto, ad Arbatax, da ottobre a dicembre 2012 per operare lungo il vasto tratto di mare che giunge fino alla zona di Quirra, per l’individuazione di ordigni inesplosi, finiti in acqua nel corso delle esercitazioni militari coordinate dal Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra (Pisq). Da otto giorni la nave Leonardo, comandata sempre dal tenente di vascello Salvo Aricò, ha ripreso a operare in Ogliastra, facendo rientro alla sera nel molo di levante del porto di Arbatax. Dovrebbe ripartire a metà della prossima settimana. Nave Leonardo è un’unità da ricerca scientifica delle Nato, equipaggiata con personale della Marina militare italiana e bandiera navale militare. Sta conducendo la fase finale di mappatura dei fondali del poligono a mare del Pisq. Nelle due precedenti attività svoltesi nel medesimo specchio d’acqua nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2012 l’unità comandata dal tenente di vascello Salvo Aricò ha condotto una dettagliata mappatura sonar dei fondali. In questa fase, si appresta a eseguire l’identificazione ottica dei medesimi tramite un robot filoguidato dotato di sofisticate fotocamere e videocamere. Tutti i dati raccolti saranno poi inviati allo Stato maggiore della Difesa per le successive attività che si renderanno necessarie. Gli aspetti tecnici di nave Leonardo includono una elevata silenziosità, soprattutto alle basse velocità, e un propulsione diesel elettrica che azione un sistema di posizionamento di precisione costituito da tre thrusters azimutali, controllati da un sistema completamente automatico di posizionamento dinamico (Dynamic Positioning, DP). Dispone di un HiPaP 500 acoustic tracking device per il tracciamento di veicoli autonomi e di un apparato per il posizionamento Kinematic Gps che guida il DP. A bordo sono inoltre disponibili diversi laboratori, attrezzature per le immersioni di subacquei, alcune gru per la movimentazione della strumentazione, verricelli e una struttura poppiera “a portale” per la messa a mare e recupero di sistemi, inclusi Auv (Autonomous underwater vehicles) e Rov (Remotely operated vehicles). Possono vivere a bordo, oltre all’equipaggio di 8, altre 7 persone tra tecnici e scienziati. La lunghezza fuori tutto della nave Leonardo è di 28,6 metri.

  17. giugno 24, 2013 alle 2:51 pm

    da Sardegna Quotidiano, 24 giugno 2013
    I VELENI DI QUIRRA. Studio dentro il poligono elementi tossici nella terra. (Enrico Fresu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130624081635.pdf

    ———————-

    GLI EFFETTI. “Possibili cause delle malattie”: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130624081734.pdf

  18. luglio 3, 2013 alle 2:43 pm

    da Sardegna Quotidiano, 3 luglio 2013
    Il governo sicuro: tutto bene a Quirra. «Niente pericoli, poligoni necessari». (Enrico Fresu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130703091457.pdf

    ________________________

    da L’Unione Sarda, 3 luglio 2013
    Villaputzu. Il sottosegretario ha risposto così a un’interrogazione di Sel. «Il poligono non chiude». Alfano: Quirra,Capo Frasca e Teulada irrinunciabili: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130703085614.pdf

  19. luglio 15, 2013 alle 2:59 pm

    interessante “pagina” aggiornata del sito web istituzionale del Comune di Villaputzu (CA).

    Risultati indagini Quirra. Quirra: verità accertate e questioni aperte: http://www.comune.villaputzu.ca.it/modules.php?name=Pagine&pa=list_pages_categories&cid=166

  20. luglio 17, 2013 alle 6:36 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 17 luglio 2013
    Veleni Quirra. estesi i prelievi per la super-perizia.
    Una nuova segnalazione di un pastore ai magistrati: estesi i campionamenti ai terreni e i prelievi delle acque nella zona intorno al poligono militare di Perdasdefogu: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/07/17/news/veleni-quirra-estesi-i-prelievi-per-la-super-perizia-1.7435682

    _____________________________

    da Sardinia Post,17 luglio 2013
    Veleni di Quirra, un pastore: “Cercate in quel podere”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/veleni-di-quirra-un-pastore-cercate-in-quel-podere/

    • luglio 18, 2013 alle 2:47 pm

      da La Nuova Sardegna, 18 luglio 2013
      Processo PER I VELENI DI QUIRRA. «Scavate vicino alla rampa dei missili». La dichiarazione spontanea dell’amico di un pastore morto per sarcoma come la figlia. (Valeria Gianoglio)

      LANUSEI. Il superperito Mario Mariani nominato dal gup, e i suoi carotaggi nel poligono di Quirra, sono in ritardo di 15 giorni rispetto alla tabella di marcia, per questo, ieri mattina, lo stesso esperto non ha potuto illustrarne gli esiti in udienza alle parti in causa, ed è stato tutto rinviato al 18 novembre. Ma la vera novità, nell’ennesima tappa dell’incidente probatorio legato alla maxi inchiesta aperta dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, è che a tredici mesi dall’avvio dell’udienza preliminare, e a più di due anni dall’apertura dell’indagine sul caso Quirra, c’è ancora qualcuno che si presenta al Palazzo di giustizia di Lanusei, bussa alla porta del procuratore, e gli chiede di mettere nero su bianco quello che ha visto frequentando il poligono interforze. È successo anche avant’ieri e se il gup Nicola Clivio non ha accolto la richiesta di acquisire questa nuova testimonianza, così come chiedeva il procuratore, di fatto, ha permesso che una sua parte consistente influisse comunque sul lavoro che il superperito Mariani sta svolgendo in queste settimane al poligono. Il nuovo teste si chiama Giuseppe Contu, ha 66 anni, vive ad Armungia e fa il pastore. Sin da quando era piccolo, ha raccontato al procuratore, ha frequentato il poligono e in particolare la zona del monte Cardiga, dove andava a trovare alcuni amici, anch’essi allevatori. E proprio queste amicizie, in seguito, gli hanno fatto sospettare qualcosa di brutto. Contu ha spiegato, infatti, nella sua testimonianza, che tempo fa aveva scoperto che un suo amico allevatore del monte Cardiga era morto a causa di un sarcoma al piede. Si trattava della stessa malattia che affligge la figlia di Contu. Il sospetto dell’allevatore, dunque, è che i due fatti siano collegati. O meglio legati tra loro dal fatto che entrambi frequentavano la stessa zona del poligono di Quirra. Ma non basta: lo stesso testimone ha riferito al procuratore che tre anni fa, mentre passava nella zona chiamata “Sa Fraigada”, dove c’è una vecchia rampa di lancio dei missili, ha visto alcuni scavi nel terreno fatti con i mezzi meccanici e riempiti con ferraglia varia. Pur ritenendo «irrilevante e pertanto non acquisibile» in sede di incidente probatorio, questa testimonianza, il gup Nicola Clivio ha definito il racconto fatto dal pastore di Armungia al procuratore Fiordalisi, e in particolare la segnalazione della zona dove aveva visto nuovi scavi, «una indicazione qualificata». E per questo, ha disposto «il comunicarsi d’urgenza al perito l’area di specifico interesse da comprendere nei campionamenti, laddove ciò non sia stato fatto». I carotaggi, dunque, verranno estesi anche alla zona di Sa Fraigada. L’incidente probatorio riprenderà il 18 novembre.

  21. dicembre 11, 2013 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 11 dicembre 2013
    Teulada. Lo Iarc di Lione conferma i sospetti sulle polveri della guerra. «Nei poligoni si muore».
    L’Oms: cancerogene le nanoparticelle di metalli. (Paolo Carta): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131211090015.pdf

  22. Bio IX
  23. Carlo Forte
    febbraio 28, 2015 alle 7:21 pm

    È vergognoso come continuino a mentire,sia lo Stato che la Regione suo ostaggio.

  24. Bio IX
    marzo 2, 2015 alle 10:27 am

    Piano piano la verità viene a galla; dove si rintaneranno ora i tromboni del “non è vero niente”? http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2680-i-militari-qfregatiq.html

  25. Carlo Forte
    marzo 2, 2015 alle 2:10 pm

    La verità è a galla da tempo,ma i”tromboni “continuano ad aleggiare sulle acque come lo spirito di Dio, senza essere divinità e impuniti.

  26. Carlo Forte
    ottobre 8, 2020 alle 6:50 pm

    MARCO DIANA

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