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L‘Orso bruno marsicano necessita di protezione efficace, non di polemiche e sprechi di soldi pubblici.


 

 

L’Orso abruzzese è in pericolo, non da oggi.

Nell’Appennino centrale vive un nucleo di Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), estremamente minacciato.    Progetti e misure di tutela abbondano (rilevanti il Piano di azione per la tutela dell’Orso marsicano – PATOM e il LIFE Arctos), ma i risultati sono scarsi, perché è scarsa la volontà politica di perseguirli.

Nei giorni scorsi è stato lanciato un appello da parte della molisana Società di Storia della Fauna “Giuseppe Altobello” per la costituzione di un nucleo di riproduttori in cattività ed è giunta la risposta dell’ Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, dove vive il nucleo storico dell’Orso.    In essa vi sono le ragioni della crisi del povero Orso e varie proposte – anche di semplice buon senso – per un’efficace salvaguardia.

Sarebbe ora di metterle in pratica, una buona volta.  E magari studiare con attenzione quanto accaduto sulle Alpi, fra il Trentino, la Lombardia, il Veneto e il Friuli – Venezia Giulia, dove la popolazione dell’Orso bruno (Ursus arctos) sta aumentando lentamente, ma con costanza.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

A.N.S.A., 14 gennaio 2013 

Rischio estinzione orso marsicano,da Molise appello a tutela. ‘Societa’ di storia della fauna’ propone allevamento controllato.

CAMPOBASSO – L’orso bruno marsicano dovra’ rappresentare per l’Italia cio’ che il panda e’ stato ed e’ per la Cina. Un appello in questo senso per salvare dal rischio estinzione l’orso bruno marsicano, la cui popolazione ”da meta anni ’80 e’ ferma ai 30/40 esemplari” e’ stato rivolto alle istituzioni da Corradino Guacci, presidente della Societa’ di storia della fauna Altobello di Baranello (Campobasso), il quale ritiene ”maturi i tempi per valutare e porre in essere un progetto di allevamento in condizioni controllate”. ”Le ricerche piu’ recenti – spiega Guacci – evidenziano l’unicita’ della popolazione appenninica tra le europee della specie Ursus arctos. La possibilita’ di perdere questa preziosa emergenza faunistica tipica dell’Appennino centrale potrebbe materializzarsi nel breve-medio termine. Nel riconoscere al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e ai residenti quanto fatto finora, riteniamo non possano essere lasciati soli. Avvalendosi della rete internazionale dei giardini zoologici – dice Guacci – si potra’ costituire uno stock genetico utile per favorire diffusione della specie e interventi di reintroduzione in caso di crollo dell’attuale popolazione”.

 

 

 

logo-pnalmRIPRODURRE L’ORSO MARSICANO IN CATTIVITA’

COSA NE PENSA IL PARCO

Nei giorni scorsi, la Società di Storia della Fauna “Giuseppe Altobello” di Campobasso, ha diramato un “Appello” per salvare l’Orso Marsicano “tutt’ora ad alto rischio di estinzione se non già definitivamente perduto”.

Naturalmente, per il Parco, ben vengano sollecitazioni, appelli e inviti alle Istituzioni interessate affinchè dedichino la massima attenzione alla tutela di questo magnifico e prezioso animale e pongano in essere tutte le iniziative necessarie per assicurarne la sopravvivenza, elaborando strategie di conservazione magari più adeguate e incisive di quelle finora messe in atto.

Nello specifico, l’Ente Parco, prendendo atto dello spirito positivo che anima l’iniziativa e ringraziando la Società Altobello per l’attenzione che dimostra per l’orso marsicano e i suoi problemi, ritiene per ora   non praticabile  quanto proposto, per ragioni di carattere logistico e per ragioni etiche e di  conservazione.

Quando si parla di popolazioni a rischio di estinzione, il cui contingente numerico è ridotto a poche decine di effettivi, una delle prime ipotesi che si affacciano alla mente è quella della riproduzione in cattività e della reintroduzione degli individui così riprodotti per incrementare la popolazione. Tanti sono gli esempi in proposito: dal panda all’orice d’Arabia, al bisonte europeo.

Nel combattere la battaglia per la tutela di specie ad alto rischio, e l’orso marsicano è una di queste, non ci si può permettere il lusso di scartare alcuna opzione. Nel nostro caso, però, ci sono tante criticità, che si possono in sintesi formulare e analizzare, facendo alcune  considerazioni, senza pretendere di essere esaustivi e di completare il campo della discussione.

Innanzitutto, se è vero, come è vero, che l’esigua popolazione di orso marsicano, di 40-50 esemplari, è la stessa degli anni ottanta del secolo scorso, ciò significa che comunque per un certo numero di anni è stata assicurata la vita ad almeno un numero minimo di esemplari, grazie all’opera, seppure parziale, del Parco Nazionale. Non si comprende pertanto per quale motivo si debba o si possa ritenere ormai praticamente perduta  la battaglia per l’orso marsicano. E’ evidente comunque che qualcosa non va, se il rischio di estinzione resta immutato e il numero di  individui non aumenta, anzi si teme possa diminuire. Si tratta, forse, di ricorrere alla adozione di adeguati e a volte più decisi provvedimenti di conservazione, che non sempre è facile individuare e soprattutto fare accettare agli umani destinatari.

La riproduzione in cattività implicherebbe la cattura di un maschio e di una femmina, da sottrarre quindi alla attuale esigua popolazione, con le conseguenze negative che si possono immaginare, non essendo peraltro certa la capacità della femmina di riprodursi in cattività. Meglio lasciare il maschio e la femmina liberi di accoppiarsi e riprodursi nelle foreste del Parco, considerato che ad oggi la popolazione ha femmine fertili in grado di riprodursi in natura e che il tasso riproduttivo rimane costante.

Senza contare che per realizzare il progetto occorrerebbe o creare un recinto idoneo (spendendo risorse importanti che potrebbero invece essere destinate ad altre misure di tutela) o fare riferimento a strutture (gli zoo) che dovrebbero avere tale recinto. Il recinto dovrebbe consentire di separare il maschio dalla femmina dopo l’accoppiamento, dovrebbe essere in area lontano da interferenze umane, gli animali dovrebbero trovarvi risorse naturali sufficienti o comunque non essere mai in contatto  con chi provvede loro il cibo.

In natura i cuccioli restano con la femmina per circa 15 mesi perché soggetti ad una fase di imprinting materno e di apprendimento, al termine della quale sono in grado di alimentarsi autonomamente, avendo sviluppato conoscenza dei luoghi e delle risorse trofiche disponibili. In una riproduzione in cattività come arrivare allo stesso risultato? Non sarebbe infatti per niente semplice  liberare giovani orsi in territori selvaggi di grande estensione, che non ci sono, finendo con l’aggravare il fenomeno dei cosiddetti “orsi confidenti”.

Infine, non può mancare la considerazione che qualsiasi progetto destinato a interferire sulle dinamiche di una popolazione in declino, per avere successo implica la rimozione delle cause che hanno portato al declino della specie.

Quindi, prima di pensare a riproduzioni in cattività, qualora ve ne fosse bisogno, è opportuno e necessario operare con il massimo impegno per eliminare gli attuali problemi dell’orso marsicano.

Ciò sarà possibile, come ripetutamente sottolineato e ribadito dal Parco, associando all’impegno tutte le istituzioni pubbliche e private interessate, migliorando sempre più le capacità di convivenza con le attività umane,  coinvolgendo adeguatamente i diversi attori del territorio e specialmente allevatori e agricoltori, migliorando le misure di tutela adottate e adottandone di nuove più puntuali ed efficaci. Tra le più importanti misure di tutela, da potenziare, andrebbero ad esempio  considerate il maggior  il controllo delle riserve integrali, evitandone qualsiasi tipo di utilizzo economico per assicurare quiete e tranquillità all’orso e il miglioramento dell’accesso alle risorse alimentari anche sperimentando o tornando a sperimentare qualche intervento di allevamento e coltivazione tradizionali. Sarebbe poi necessario regolamentare in modo più deciso il pascolo del bestiame domestico per favorire l’antico allevamento ovino e scoraggiare il pascolo brado gravemente dannoso, chiudere al traffico turistico e comunque incontrollato tutte le strade di penetrazione cosiddette forestali che ancora sono attive, migliorare  il controllo  anche delle zone B e C del Parco, limitare la frequentazione turistica intensiva di alcune zone particolarmente delicate per l’orso  Tutte misure da adottare con il concorso dei comuni e delle categorie  che, purtroppo, spesso non si rendono disponibili e in alcuni casi sono apertamente contrari.

Non si tratta che di alcune delle misure  necessarie, in parte già in corso, seppure tra grandi difficoltà, alle quali però tutti devono concorrere convintamente (Stato, regioni, province, comuni, enti, associazioni, istituzioni, operatori, cittadini), nella consapevolezza che soltanto grazie a un grande impegno comune sarà possibile salvare  questo nostro grande e prezioso patrimonio. Deve esser chiaro che, in caso di sconfitta, nessuno potrà chiamarsi fuori e sottrarsi alle proprie responsabilità!

Altra cosa è invece perseguire il definitivo riconoscimento della specificità scientifica a livello mondiale dell’orso marsicano, a tutt’oggi praticamente non considerata.

Infatti, l’Ursus arctos marsicanus è citato esclusivamente in alcuni lavori italiani e non è citato neppure nella Direttiva Habitat. E’ necessario perciò far conoscere la specificità del nostro orso marsicano a tutto il mondo  facendo innanzitutto conoscere le ultime acquisizioni scientifiche come la cronometria,  gli esiti delle indagini genetiche, ecc.,  in modo da rendere “universale” la battaglia per la sua salvaguardia cercando alleati anche fuori dai confini nazionali.

In questo il Parco è del tutto disponibile per ogni collaborazione con Istituzioni, studiosi e ricercatori.

Giuseppe Rossi

 Ufficio   di Presidenza

Antonietta Ursitti  Tel. 0863.9113204  e-mail ufficiodipresidenza@parcoabruzzo.it

 Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise,  22 gennaio 2013

Comunicato Stampa n.  1/2013

Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise  / Sede Legale e Amministrativa: Viale Santa Lucia snc   67032 Pescasserolitel. 0863/91131 6 0863/912132 E-mail: info@parcoabruzzo.it – Web: http://www.parcoabruzzo.it

 ed ecco quello che non si dovrebbe fare mai, distrurbarli e stressarli!

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  1. Nicola Putzu
    gennaio 24, 2013 alle 7:55 am

    La riproduzione in cattività ha parecchi aspetti negativi come illustrato dalla risposta del Parco d’Abruzzo. Rimane un opzione, ma la più disperata di tutte e con scarse probabilità di successo. La situazione è comunque ben diversa dalla popolazione dell’Italia nord-orientale. In quel caso il nucleo si estinse del tutto e la popolazione attuale deriva da reintroduzione di orsi provenienti dalla Slovenia e da altri individui che, sempre dalla Slovenia, si sono spinti in Italia nel loro girovagare. In Abruzzo non possono immaginarsi reintroduzioni di quel tipo a casua dell’unicità genetica di questa popolazione.

  2. gennaio 24, 2013 alle 10:30 am

    In merito al comunicato dell’Ente parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=20272) in risposta alla ipotesi di conservation breeding da noi avanzata nel recente appello in favore dell’orso bruno marsicano, riteniamo di dover fornire alcune semplici precisazioni.
    In particolare:
    – il primo obiettivo del nostro appello era proprio quello di promuovere un confronto costruttivo, con esperienze di gestione e reintroduzione di popolazioni di orso svolte in realtà europee ed extra-europee, teso ad arricchire le nostre conoscenze in materia. E a tale proposito pensavamo potesse essere proprio il Parco ad organizzare un momento di riflessione sull’argomento;
    – non abbiamo mai proposto di sottrarre un maschio ed una femmina alla vita selvatica. Era invece nostra intenzione richiamare l’attenzione su un possibile ruolo per progetti di conservazione ex situ, coinvolgendo genetisti, etologi ed esperti di zoo (anche stranieri) e partendo dai tre esemplari di orso bruno marsicano (due femmine ed un maschio) attualmente ospitati nelle strutture del Parco;
    – così come non abbiamo mai pensato, né scritto, di affievolire le tutele attive in favore dell’habitat dell’orso anzi, ne abbiamo chiesto il rafforzamento!;
    – abbiamo inoltre semplicemente constatato come in tutti questi anni di ricerche e di catture di orsi, per dotarli di radiocollari, sia mancata l’occasione per costituire una banca del seme dell’orso bruno marsicano, tappa a nostro avviso indispensabile per un ipotetico futuro intervento di re-stocking. A meno che non si pensi di poter introdurre, un domani, esemplari di Ursus arctos arctos provenienti dai Paesi balcanici, con definitiva perdita della nostra sottospecie appenninica;
    È evidente che tutto ciò presuppone una disponibilità da parte di chi sopporta il maggiore onere nel gravoso compito di salvaguardare la nostra preziosa fauna appenninica. Prendiamo atto della attuale posizione del Parco ma, nel pieno rispetto della volontà dell’Ente -con il quale continueremo ad essere solidali-, lo invitiamo a non chiudere la porta ad una serena valutazione delle opzioni proposte, augurando lunga vita al nostro orso.

    Corradino Guacci

    • gennaio 24, 2013 alle 5:27 pm

      ringraziamo Corradino Guacci per l’intervento e auspichiamo davvero che vi sia una volontà costruttiva generale per mettere in pratica tutti gli interventi opportuni per tutelare l’Orso marsicano e la diversità genetica.

  3. gennaio 24, 2013 alle 5:25 pm

    siamo perfettamente d’accordo che la reintroduzione è impossibile per l’Orso marsicano, in quanto non esistono altre popolazioni della sottospecie oltre quella appenninica.
    Infatti nessuno ha parlato di reintroduzioni in questo articolo.
    Si è parlato di spunti che possono esser presi per migliorare la salvaguardia, cosa diversa.
    Per l’Orso bruno sulle Alpi, la reintroduzione è giunta quando ormai la ridotta popolazione autoctona nel Trentino era destinata all’estinzione e riguarda esemplari della medesima specie, altrimenti non avrebbe mai avuto alcun senso sul piano ecologico-naturalistico (e mai sarebbe stata finanziata con i fondi comunitari LIFE).

    • Nicola Putzu
      gennaio 24, 2013 alle 8:59 pm

      Forse non ci siamo capiti!
      Se la popolazione delle Alpi orientali si è ridotta a circa 5 esemplari e se è stato necessario spostare individui dalla Slovenia per scongiurare l’estinzione (che per il nucleo autoctono c’è stata sia chiaro) forse qualcosina non ha funzionato nelle politiche ambientali di quel territorio. Dagli errori si impara. Per fortuna.

      • gennaio 24, 2013 alle 10:23 pm

        caccia, antropizzazione del territorio, bracconaggio hanno portato il nucleo “storico” dell’Orso bruno sulle Alpi a una ridottissima popolazione nel solo Trentino (forse solo 5 alla fine anni ’90 del secolo scorso).
        “L’orso bruno non è mai scomparso dal Trentino, unica zona delle Alpi a poter vantare la continuità della sua presenza”.
        E’ ovvio, però, che fino al nuovo millennio “qualcosina non ha funzionato nelle politiche ambientali di quel territorio”.
        Ed è altrettanto ovvio che “qualcosina” nel periodo successivo ha prodotto risultati positivi se a fine 2011 vi sono almeno 33 esemplari “stabili” (vds. http://www.orso.provincia.tn.it/binary/pat_orso/rapporto_orso/ORSO_2011_.1331206099.pdf).
        Appunto, dagli errori s’impara.

  4. aprile 25, 2013 alle 9:30 pm

    cattiva notizia, purtroppo: oggi (25 aprile 2013) un Orso bruno marsicano è stato investito e ucciso sull’autostrada A 24.

    ORSO MORTO INVESTITO IN AUTOSTRADA.
    Stamattina intorno alle 5,45 un orso bruno marsicano è stato investito da un auto al km 89,100 dell’A 24 sulla corsia in direzione Roma. Illeso l’automobilista. L’orso, secondo i presenti, era un maschio in buone condizioni di salute del peso di circa 120 chili: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=246160688861665&set=pb.153160741494994.-2207520000.1366889906.&type=3&theater

    ______________

    da Il Corriere della Sera, 25 aprile 2013
    IMPATTO MORTALE. Orso travolto e ucciso in autostrada. Singolare incidente sulla A24 non lontano da L’Aquila: l’animale morto sul colpo, sotto choc l’automobilista: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_aprile_25/orso-investito-ucciso-in-autostradaA24-212845501540.shtml

    • maggio 26, 2013 alle 1:15 pm

      forse si pone rimedio.

      A.N.S.A., 26 maggio 2013
      Dopo incidente A24, piano per salvare orso marsicano. In Abruzzo sottopassi contro morti. E dal web arriva un aiuto. (http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/energiaeambiente/2013/05/26/Dopo-incidente-A24-piano-salvare-orso-marsicano_8768058.html)

      PESCASSEROLI (L’AQUILA), 26 MAG – Realizzazione di sovrappassi e sottopassi stradali, sensibilizzazione ed educazione di automobilisti e cittadini, oltre alla lotta al bracconaggio. Il commissario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), Giuseppe Rossi, sintetizza cosi’ le azioni da portare avanti per tutelare l’orso marsicano, specie a rischio, soprattutto in seguito all’incidente in cui, lo scorso 25 aprile, ha perso la vita un esemplare maschio, tra i tre e i quattro anni dopo essere stato investito da un’automobile, lungo l’autostrada A24, nei pressi dello svincolo per Tornimparte (L’Aquila), al confine tra Lazio e Abruzzo, in un’area distante circa 100 chilometri dal Parco. Attualmente le stime parlano di un numero di orsi che va da 47 a 61 unita’, oltre agli esemplari in dispersione, difficili da monitorare.
      ”Abbiamo gia’ contattato la societa’ che gestisce l’autostrada in questione, Strada dei Parchi S.p.a. – spiega Rossi – con l’obiettivo di aumentare la sicurezza degli orsi, magari realizzando dei sottopassi o dei sovrappassi”.
      E dall’analisi del web e dei dati, come interconnessione di reti, arriva lo strumento per capire lo spostamento degli orsi.
      Si tratta di uno studio avviato in Abruzzo dove, il Polo analisi delle reti dell’Universita’ G. D’Annunzio Chieti-Pescara, nato all’interno del Laboratorio di intervento sociale coordinato dal prof. Ezio Sciarra, sta studiando il fenomeno degli spostamenti degli animali. In particolare per gli orsi, sottolinea Marco Santarelli, membro del Polo, gli spostamenti, se pur in un parco libero, si trasformano in reti, in infrastrutture critiche e come tali devono essere trattate e analizzate per limitare e scongiurare altri incidenti.

  5. Nicola Putzu
    maggio 26, 2013 alle 11:21 pm

    I sottopassi sono molto improbabili da usare su strade già costruite, specie se per la maggior parte sono costruite al piano di campagna. I sovrapassi possono essere la soluzione ma costano parecchio. Vedremo. La speranza è l’ultima a morire si dice.

  6. luglio 8, 2013 alle 8:00 pm

    da Marsica Live, 8 luglio 2013
    L’orso Stefano è stato ucciso a fucilate. Hanno sparato diverse armi, come una fucilazione. (http://www.marsicalive.it/?p=54258)

    Avezzano. L’orso “Stefano”, trovato morto ieri sul Monte Marrone, nel versante molisano del Parco, recuperato e portato questa mattina all’Università di Teramo e all’Istituto Zooprofilattico per accertarne le cause della morte, è stato brutalmente assassinato a colpi di fucile da criminali.
    All’esame radiografico, eseguito al dipartimento di Scienze biomediche della Facoltà di veterinaria dell’Università di Teramo, infatti, si è rilevata la presenza di una pallottola che ha raggiunto la testa dell’orso dalla regione sopraorbitale, provocandone, molto verosimilmente, la morte. Un’altra pallottola ha raggiunto l’omero destro dell’animale, mentre una terza, caricata a pallini, è stata rinvenuta sul corpo dell’animale: una vera e propria esecuzione, che ad una prima ricostruzione fa supporre l’utilizzo di diversi tipi di fucili, quindi l’intervento di diversi bracconieri.
    Queste le prime risultanze emerse dalle radiografie, che ci restituiscono la brutalità dell’esecuzione di uno dei 60 orsi marsicani che ancora costituiscono la popolazione di questo splendido e rarissimo plantigrado. Un danno enorme, quindi, inferto alla natura, che va anche contro gli interessi delle stesse popolazioni del Parco che chiedono la conservazione rigida di questo animale, che è anche fonte di ricchezza poiché induce un flusso turistico di notevole importanza economica. Nei prossimi giorni l’Ente Parco provvederà a esporre denuncia alla Procura della Repubblica di Isernia, competente per territorio, perché si avviino le indagini per arrivare alla scoperta dei colpevoli. L’Ente Parco si riserva di fornire, nei prossimi giorni, altre importanti evidenze che dovessero manifestarsi dalla necroscopia dell’Orso che verrà eseguita nel pomeriggio presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo.

    ____________________

    da Il Corriere della Sera on line, 8 luglio 2013
    «AGGUATO BRUTALE» IN MOLISE. L’orso Stefano ucciso a fucilate
    nel Parco nazionale d’Abruzzo. Colpito da tre pallottole, era uno dei circa 60 orsi marsicani dell’area. Wwf: «Intervenga Letta»: http://www.corriere.it/animali/13_luglio_08/orso-molise_083e9768-e7d9-11e2-898b-b371f26b330f.shtml

  7. Alessia
    dicembre 11, 2013 alle 10:50 am

    Finalmente, protezione efficace per l’orso bruno marsicano.

    Consiglio di Stato, Sez. V, n. 5043, del 17 ottobre 2013

    Legittimità del diniego alla realizzazione di un parco eolico per la tutela dell’orso bruno marsicano

    L’intervento della società che deve realizzare il parco eolico risulta in linea con varie esigenze di interesse pubblico: pianificazione energetica europea, indirizzi del Piano energetico nazionale, riduzione delle emissioni di gas inquinanti, riduzione di importazioni di altre fonti energetiche; strumenti urbanistici, vigente ”piano di sviluppo” della Comunità montana “Valle del Giovenco”(Abruzzo), vigente Piano territoriale di coordinamento provinciale, esigenze climatiche atmosferiche, geologiche, della flora, paesaggistiche, socio-economiche e delle aree protette. Tuttavia, quello stesso intervento puo’ comportare un grave impatto negativo per l’orso bruno marsicano.

    Pertanto, è legittimo il nulla osta ai sensi dell’art. 159, d.lgs. n. 42/2004 (procedimento rivolto al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica) solo per una parte del progetto (realizzazione di 4 delle 22 pale eoliche previste) per tutelare corridoi ecologici utilizzati dall’orso bruno marsicano.

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